Realme non pensa solo agli smartphone: ecco le sue true wireless che difficilmente passeranno inosservate (foto)

Realme è l’azienda cinese nata da OPPO e che negli ultimi tempi ha dimostrato un particolare interesse per i mercati europei, come quello italiano. Nelle ultime ore l’azienda ha ufficializzato dei nuovi accessori: un paio di nuove cuffie true wireless e due powerbank.

Realme Buds Q: Caratteristiche Tecniche

  • Bluetooth 5.0 (AAC codec) compatibile con dispositivi Android e iOS.
  • Driver da 10mm con multi-layer avanzato LCP.
  • Controlli touch per la gestione multimediale, la gestione delle chiamate e l’attivazione di Google Assistant.
  • Sensore infrarossi per la messa in pausa / riproduzione automatica quando gli auricolari vengono rimossi o posizionati alle orecchie.
  • Chip R1 per la modalità gaming a bassa latenza (119 ms).
  • Peso di 3,6 grammi per auricolare.
  • Resistenza all’acqua (certificazione IPX4)
  • Batteria integrata che promette 4,5 ore di autonomia, case con batteria da 400 mAh che promette ulteriori 20 ore di autonomia.
  • Case con porta di ricarica USB Type-C.

Realme 10000mAh 30W powerbank

  • Capacità da 10000mAh.
  • Dual output USB Type-A e USB Type-C.
  • 30W (5V-2A/5V-3A/5V-6A/9V-3A/12V-2.5A) Input via USB Type-C.
  • 30W (5V-3A/5V-6A/9V-3A/12V-2.5A/15V-2A) USB Type-C / Type-A Single-Port Output.
  • 25W (5V-5A) USB Type-C / Type-A Dual Port Output.
  • Diversi livelli di protezione contro le sovracorrenti, surriscaldamenti.
  • Modalità di ricarica a bassa potenza per i dispositivi IoT.
  • Spessore di 17 mm.
  • Peso di 230 grammi.
  • Tempo di ricarica in poco meno di 2 ore (con caricatore rapido a 30W).

Realme 10000mAh power bank 2

  • Capacità da 10000mAh.
  • Dual output USB Type-A e USB Type-C.
  • 18W (5V-3A/9V-2A/12V-1.5A) two-way fast charging via USB Type-C.
  • USB Type-A Output (5V-3A/9V-2A/12V-1.5A).
  • Diversi livelli di protezione contro le sovracorrenti, surriscaldamenti.
  • Spessore di 15 mm.
  • Peso di 216 grammi.
  • Tempo di ricarica in poco meno di 3,4 ore (con caricatore rapido a 18W).

Uscita e Prezzi

Le nuove Realme Buds Q sono state annunciate per il mercato cinese nelle colorazioni Black, White e Yellow ad un prezzo equivalente a circa 18€. Il powerbank con supporto alla ricarica rapida Dart è stato annunciato al prezzo equivalente a circa 25€, mentre il secondo powerbank arriverà all’equivalente di circa 14€.

Al momento non è noto se e quando Realme commercializzerà questi nuovi prodotti anche in Europa. Le speranze di vedere le Buds Q anche in Italia non sono assolutamente poche, vi terremo aggiornati sui prossimi sviluppi.

Realme Buds Q – Immagini

Realme powerbank – Immagini

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Sono stati pubblicati i codici sorgente della app Immuni

Il ministero dell’Innovazione ha pubblicato i codici dell’app Immuni. Nella notte su Github, la piattaforma dove gli sviluppatori da ogni parte del mondo possono confrontarsi su progetti specifici, sono stati caricati i documenti sul funzionamento del software dell’app per il contact tracing scelta dal governo. Il codice sorgente dell’applicazione era l’ultima parte ancora non pubblicata di Immuni.

Lo scorso 16 maggio uno dei fondatori di Bending Spoons, Luca Ferrari, sempre su Github aveva pubblicato una serie di specifiche tecniche sul funzionamento dell’app, dove si descriveva il funzionamento. Il 20 maggio invece Google e Apple hanno rilasciato l’aggiornamento del loro software per facilitare la comunicazione tra dispositivi Android e iOS tramite Bluethoot, dando di fatto il via libera allo sviluppo delle applicazioni nazionali autorizzate dai sistemi sanitari di ogni Paese.

Immuni, si conferma in questa nuova serie di documenti pubblicati, seguirà il modello decentralizzato di Google e Apple, il che vuol dire che i dati raccolti saranno conservati sui singoli device e non su un server centrale; non traccerà gli spostamenti, ma solo alcuni i contatti tra smartphone; non sarà obbligatorio scaricarla, né usarla; i dati raccolti potranno essere condivisi solo previa autorizzazione del possessore dello smartphone; tutti i dati raccolti e condivisi con il server centrale (gestito da Sogei), dovranno essere cancellati entro dicembre 2020. 

Agi

Huawei presenta Enjoy Z 5G, il primo della casa con Mediatek Dimensity 800 a bordo (foto)

Huawei ha appena annunciato in territorio cinese il nuovo Huawei Enjoy Z 5G, smartphone base di gamma della serie Enjoy dotato di compatibilità con la rete 5G, display con refresh rate 90Hz e soprattutto con a bordo il nuovo processore Dimensity 800 di Mediatek. Andiamo a vederlo più nel dettaglio.

Caratteristiche Tecniche

  • Schermo: 6,57″ (1080 × 2400 pixel) Full HD+ 20:9 LCD 90Hz
  • CPU: MediaTek Dimensity 800
  • Memoria interna: 6GB LPDDR4X RAM / 64GB / 128GB (UFS 2.1) | 8GB LPDDR4X RAM / 128GB (UFS 2.1); espansione di memoria tramite NM Card fino a 256 GB
  • Fotocamere posteriori:
    • Principale: 48MP apertura f/1.8,
    • Grandangolare: 8MP 120° apertura f/2.4
    • Macro: 2MP 4cm apertura f/2.4
  • Fotocamera frontale: 16MP, apertura f/2.0
  • Connettività: 5G (SA/ NSA) / Dual 4G VoLTE, Wi-Fi 802.11 ac (2.4GHz + 5GHz), Bluetooth 5, GPS/GLONASS/Beidou, USB Type-C
  • Batteria: 4000mAh con supporto alla ricarica rapida 22,5W
  • Dimensioni: 160 × 75,32 × 8,35 mm
  • Peso: 182g
  • OS: Android 10 personalizzzato EMIUI 10,1
  • Altro: Jack audio da 3.5mm, sensore di impronte digitali

Come molto spesso accade in questa fascia di prezzo (e di conseguenza categoria di prodotto) siamo di fronte ad uno smartphone tutto sommato ben equipaggiato, anche se non brilla praticamente sotto nessun aspetto. C’è invece curiosità relativa al processore: la nuova linea Mediatek ha promesso faville (specialmente i modelli top), ma anche questo 800 non dovrebbe lasciare a desiderare; ciò ovviamente lo si potrà constatare solamente con una prova sul campo.

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Uscita e prezzo

Il Huawei Enjoy Z 5G viene proposto nelle colorazioni Midnight Black, Sky Blue e Pink al prezzo di 1699 Yuan (circa 220€) per la versione con 6 GB di RAM e 64 GB di archiviazione, 1899 yuan (240€) per la & GB + 128 GB fino ad arrivare a 2199 yuan (poco meno di 300€) per il modello 8 GB di RAM + 128 GB. Tutte le versioni sono già in vendita in Cina, e molto probabilmente non le vederemo arrivare nel mercato Europeo.

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I quarant’anni di Pac-Man

Spegne oggi le quaranta candeline Pac-Man, un videogioco che ha fatto la storia a tal punto da diventare ormai leggenda o, perlomeno, essere circondato dalla leggenda. Come quella dell’idea che ispirò l’allora ventiduenne Toru Iwatani, dipendente della Namco in quel 1980, che pare fosse a cena fuori con degli amici e venne illuminato quando si accorse che il piatto che conteneva la pizza, senza una fetta, ricordava vagamente una faccia intenta a tentare di mordere qualcosa. 

Da lì l’idea del pallino giallo affamato di puntini dorati e frutta e in fuga dai fantasmi, ma parliamo comunque di una leggenda, la verità lo stesso Iwatani la svelerà qualche anno più tardi: impossibile che sia stata quella l’immagine che lo ha ispirato perché in Giappone la forma della bocca viene rappresentata quadrata, non circolare; ma la storia, sempre secondo ammissione di Iwatani, suonava abbastanza bene, così quella rimase. 

La verità è che la Namco già da tempo era alla ricerca di un videogame che potesse intrattenere anche le donne nelle sale giochi, diventate, tra “Space Invaders” e “Galaxian” luoghi troppo maschili. Fu così che il 22 maggio del 1980, ben quindici mesi dopo l’idea e un lavoro che ha coinvolto ben 15 figure professionali diverse dell’azienda, è nato Paku-Paku, già perché questo è il primo nome del piccolo essere giallo, “aprire e chiudere la bocca” la traduzione letterale, tant’è che in Italia, provando a riprendere qualcosa di simile venne inizialmente distribuito con l’inascoltabile “Gabo-Gabo”, in Spagna “Comecocos”, ovvero “mangia cocco”, che già appare più sensato. 

Per il mercato estero il nome scelto dalla Namco per riavvicinarsi alla lontana a quello originale fu “Puck-Man”, ma agli americani non andava bene, troppo facile la storpiatura in “F..k-Man”, non proprio adatta al pubblico dei più giovani, così divenne “Pac-Man” e da lì è partita una delle storie dei videogame più appassionanti di sempre. 

Nel primo anno furono vendute 100 mila macchinette in tutto il mondo perché si, c’è da ricordarlo, non erano ancora i tempi delle consolle per cui i giochi venivano venduti ai proprietari delle sale gioco e 100 mila macchinette vuol dire incassi record che però finirono tutti nelle tasche della Namco, Iwatani, che con quell’invenzione sarebbe passato alla storia come uno degli autori di videogame più importanti di sempre, era solo un dipendente e, secondo quanto racconta, non ricevette nemmeno un bonus. 

Un gioco, nella sua semplicità, praticamente perfetto, se non fosse stato per quel maledetto livello 256, che da sempre divide gli appassionati di Pac-Man. La storia è questa e per raccontarla ci avvarremo del supporto della pagina Wikipedia dedicata al nostro eroe giallo: in origine doveva essere un gioco infinito, lo schema d’altra parte è sempre lo stesso, non c’è una trama che pone fine all’azione, Pac-Man mangia puntini dorati, tenta di aggiudicarsi i bonus-frutta senza farsi toccare dai fantasmi, il tutto aggirandosi in un labirinto che prevede sempre una via precisa per finire il livello. 

Succede però che quei pochi che sono riusciti a superare il livello 255 si siano trovati di fronte ad una situazione stravolta. “Questo livello” si legge su Wkipedia “è considerato, a causa di un bug, l’ultimo livello di Pac-Man. Teoricamente il gioco può proseguire all’infinito, dato che ogni livello che segue è praticamente identico a quello appena completato, ma arrivati al livello n. 256 la scena cambia sostanzialmente, a causa di un bug nella funzione che disegna la frutta nella barra inferiore dello schermo, dove appare l’indicazione del livello corrente.

Nella linea non dovrebbero comparire più di sette frutti, questo perché il codice si occupa di disegnare – solo nel caso in cui il numero del livello è minore di 8 – tanti frutti quanto è il livello corrente. Siccome il numero del livello viene registrato su un solo byte, completato il 255º (in esadecimale “FF”), la funzione legge dal numero esadecimale 100 (ovvero 256 in decimale) solo lo “00”. A questo punto il gioco crede di trovarsi in un livello inferiore a 8 e prova a tracciare sul fondo dello schermo 256 frutti.

Questo problema fa sì che metà dello schermo venga riempita da simboli casuali che rendono quasi impossibile il completamento del livello (quasi, perché se è vero che molti appassionati hanno da sempre identificato il livello 256 come la fine del gioco, è vero anche che altri giocatori credevano possibile che, se solo una persona avesse conosciuto molto bene il labirinto, sarebbe stata in grado di terminare il livello 256)”. 

Il mistero si infittisce e solo in pochi hanno avuto la possibilità di confrontarsi con tale situazione, il 3 luglio del 1999 Billy Mitchell, un videogamer professionista, raggiunse 3.333.360 punti che è il punteggio massimo raggiungibile a Pac-Man, ovvero la conclusione dei 255 livelli senza mai perdere una vita. Strabiliante. 

Se vogliamo parlare di numeri che restituiscano la portata del successo della creatura di Iwatani, potremmo dire che i diritti d’immagine di Pac-Man in questi quarant’anni sono stati concessi in licenza a più di 250 aziende per oltre 400 prodotti, da deodoranti a cereali, da costumi ad automobili. 

Senza contare ovviamente 39 nuove versioni, l’ultima nel 2016, dove Pac-Man è donna ed è chiamata Ms. Pac-Man, più giochi da tavolo e chiaramente cartoni animati, come quello mandato in onda con enorme successo dalla BBC tra il 1982 e il 1984. Quarant’anni e non sentirli, è proprio il caso di dirlo, la semplicità dell’videogame arcade risulta tanto affascinante quanto intramontabile. 

Una prova? Esattamente oggi dieci anni fa, Google decise di festeggiare i 30 anni di Pac-Man dedicandogli un Doodle che permetteva di immergersi immediatamente in una partita; secondo un rapporto dell’azienda parte che quel Doodle abbia distratto dal proprio lavoro gli utenti di tutto il mondo per un totale di 4,8 milioni di ore.

Agi

È l’anno dei grandi ritorni nella fascia top del mercato: dopo Motorola, a luglio toccherà ad un altro marchio storico

Motorola Edge+ è il primo tentativo della storica casa alata di tornare a fare breccia nella fascia top del mercato smartphone, dopo anni di silenzio e una lunghissima sequela di modelli di fascia media. A breve atterrerà sul mercato e il tempo ci dirà se l’azienda sarà riuscita o meno a scaldare i cuori degli appassionati. In questo 2020 però, Motorola non sarà l’unica a firmare un ritorno in grande stile.

Secondo le ultime indiscrezioni, HTC starebbe pensando di provare ad uscire dalle sabbie mobile in cui si è andata a cacciare dopo anni di pessima gestione della divisione smartphone, con il lancio del suo primo modello top di gamma dai tempi del poco fortunato U12+. E si tratterebbe anche dell’ingresso del produttore taiwanese nell’era 5G, come d’altronde già promesso ad inizio anno.

LEGGI ANCHE: Sta arrivando anche HTC Desire 20 Pro

Lo smartphone, di cui al momento si conosce poco o nulla, vanterebbe infatti il chip Snapdragon 865 e sarebbe atteso per il debutto nel corso del mese di luglio, ovvero tra poche settimane. Nell’augurio che ci sia davvero un progetto simile in cantiere in seno ad HTC, aspettiamo con ansia buone nuove su questo fantomatico top di gamma del rilancio.

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ho. Mobile: l’offerta da 50 Giga con minuti e SMS illimitati a 8,99€ al mese prorogata fino al 15 giugno

Ulteriore proroga per ho. 8,99, una delle offerte disponibili nel carniere di ho. Mobile. Inizialmente la scadenza era prevista per il 24 maggio, ma ora è stato fissata per il 15 giugno, esattamente come per l’offerta dati dell’operatore.

ho. 8,99

  • Minuti di chiamate illimitati verso tutti
  • SMS illimitati
  • 50 GB di traffico dati in 4G Basic (fino a 30 Mb/s in download) sotto rete Vodafone
  • Al costo di 8,99€ al mese
  • Contributo di attivazione: 9€
  • Costo per la nuova SIM: 0,99€

LEGGI ANCHE: Tutto quello che dovete sapere sul 5G

Non cambiano i requisiti di adesione all’offerta, ovvero rimane disponibile per chi attiva un nuovo numero o per chi proviene dagli operatori virtuali concorrenti Kena Mobile e Daily Telecom. Per maggiori informazioni e per l’eventuale acquisto online, vi rimandiamo alla pagina dedicata all’offerta sul sito ufficiale di ho. Mobile.

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Ma davvero c’è uno smartphone che vede sotto i vestiti?

C’è un filtro del OnePlus 8 Pro che permette di vedere attraverso i vestiti. Prima che parta la corsa all’acquisto, calma: non è proprio così. Sì, la possibilità di attraversale le superfici c’è (tanto che il gruppo sta lavorando a un aggiornamento). Ma quella della nudità esposta è una balla (tanto che il filtro non è stato disabilitato). Ecco che cosa è successo a uno degli effetti collaterali più bizzarri visti nel settore smartphone.

Origine dell’effetto collaterale

Il OnePlus 8 Pro è lo smartphone di punta del marchio cinese. È dotato di una fotocamera posteriore tripla e di un filtro, chiamato Photochrom, che permette di fotografare “in infrarosso”. L’obiettivo era (è) catturare scatti con colorazioni singolari, includendo nella vista delle fotocamere anche le lunghezze d’onda che l’occhio umano non percepisce.

L’infrarosso è lì, solo che non lo vediamo. Questa proprietà è sfruttata in diversi modi, quando è necessaria una vista alternativa a quella offerta dalla combinazione di luce e apparato umano. È il caso, ad esempio, delle camere termiche, che permettono di vedere al buio rilevando la temperatura di un individuo. Oppure dei dispositivi usati dai pompieri, per vedere attraverso il fumo.

Le fotocamere, di solito, bloccano gli infrarossi o ne ammettono solo una piccola parte proprio per riprodurre artificialmente un assetto simile a percepito dall’uomo come naturale. Il filtro di OnePlus ha invece allentato questo freno per avere immagini con uno spettro molto particolare, dagli effetti quasi lunari. Modificare lo spettro del visibile, però, ha significato anche cambiare la consistenza di alcune superfici. In altre parole: si può vedere attraverso alcuni oggetti che a occhio nudo sono impenetrabili.

I raggi x nello smartphone

Il primo ad accorgersi dell’effetto collaterale è stato il giornalista Ben Geskin. Attivando il filtro, ha potuto osservare l’interno della sua Apple Tv. Sono poi spuntate diverse immagini, di grande effetto: telecomandi neri che rivelavano le pile al proprio interno, bottiglie opache diventate trasparenti e aggeggi vari apparsi di colpo nudi.

Lo sviluppatore Guilherme Rambo si è anche divertito a riprodurre lo stesso effetto sugli iPhone. Gli smartphone della Mela, infatti, utilizzano gli infrarossi per il riconoscimento facciale. È bastata qualche modifica per portare la visione “a raggi x” anche sull’iPhone. Chiaro però che un conto è l’arrembaggio di uno sviluppatore e altra cosa è un filtro a disposizione di tutti.

One of the best examples #OnePlus8Pro Color Filter Camera can see through some plastic pic.twitter.com/UkaxdyV6yP

— Ben Geskin (@BenGeskin) May 13, 2020

Il filtro vede attraverso i vestiti?

Alla grande curiosità delle prime ore sono subentrati i timori, rimbalzati soprattutto sui social cinesi. In particolari circostanze, infatti, la vista a infrarossi permette di penetrare alcuni tessuti, come dimostrato (tra gli altri) da AndroidPit. Oddio, ma allora potremo spogliare gli sconosciuti con lo smartphone. Non proprio: l’effetto trasparenza, che fa impressione sugli oggetti, sui vestiti è più blando. Funziona solo con pochi materiali, solo con alcuni colori (scuri), riprendendo da un certa distanza (molto ridotta), con determinate condizioni di luce e angolazione.

La decisione di OnePlus

OnePlus ha comunque deciso di intervenire, anche se con modalità diverse in Cina e nel resto del mondo. “Sebbene riteniamo che questa fotocamera offra agli utenti la possibilità di essere più creativi – ha spiegato un portavoce – capiamo le preoccupazioni” in tema di privacy. La compagnia sta lavorando a un aggiornamento che eviti le distorsioni segnalate dagli utenti. Sarà disponibile “nelle prossime settimane”.

Nel frattempo, il filtro è stato disabilitato “temporaneamente” su HydrogenOS, il sistema operativo che copre il mercato cinese. Si tratta, spiega la società, di una “precauzione” dovuta alle molte “informazioni false e fuorvianti circolate sui social media” del Paese asiatico. Nel resto del mondo, dove gira il sistema operativo OxygenOS, in attesa dell’aggiornamento il filtro non verrà disabilitato.

Agi

Ecco 18 alternative ridicole ma funzionanti al comando “Ok Google” (aggiornato)

Vi sarà senza dubbio capitato di attivare accidentalmente il vostro Assistente Google anche con parole diverse da “Ok Google”. Il primo pensiero che viene in mente è senza dubbio “avrò detto qualcosa di vagamente simile“, ed evidentemente i colleghi di 9to5Google hanno deciso di portare questo pensiero all’estremo, cercando di scoprire quanto si può effettivamente distorcere il comando vocale dell’assistente ottenendo tuttavia lo stesso risultato.

LEGGI ANCHE: Addio false attivazioni: finalmente si potrà regolare la sensibilità dei microfoni degli Assistenti vocali Google

Ecco dunque una lista di termini di attivazione riconosciuti da Google, alcuni simili, altri completamente diversi che per qualche motivo vengono comunque riconosciuti:

  • Okee Doodle
  • Ok Boo Boo
  • Hey Goo Goo
  • Cocaine Poodle
  • Ok Strudel 🇩🇪
  • Hey Noodle
  • Egg Noodle
  • Eggo Waffle (quando dicevo completamente diversi…)
  • Ok Hugo
  • Ok Dougal
  • Ok Frugal
  • Hey Googs
  • OKAY GURL
  • Ok Goku (probabilmente il comando che adotterò d’ora in avanti)
  • Hey Nurgle
  • Dis Google
  • Say Google
Aggiornamento

In questo elenco non poteva mancare il comando più importante di tutti, la risposta universale a tutte le seccature:

  • Ok Boomer

Ascolta “20/05 – Apple Glass, Ok Noodle e Facebok Shops” su Spreaker.

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