La longeva Sleep as Android riceve la compatibilità con Health Connect di Google

Il monitoraggio della salute si è fatto sempre più strada nel mondo smartphone e in quello degli smartwatch negli ultimi anni. Google ha lanciato il suo Fit proprio in questo contesto.

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Quest’anno Google ha ufficializzato Health Connect come nuova piattaforma per la sincronizzazione dei dati sulla salute raccolti con i vari dispositivi, i quali poi dovrebbero convogliare nel proprio profilo Google Fit.

Tra le app dedicate alla salute, e in particolare al monitoraggio del sonno, più longeve troviamo sicuramente Sleep as Android. Si tratta di un’app presente su Android sin dai tempi di Gingerbread e che si è appena guadagnata il supporto e la compatibilità con Health Connect.

Come vedete dagli screenshot in galleria, la nuova versione beta dell’app Sleep as Android è ufficialmente compatibile con Health Connect. Questo significa che si potranno sincronizzare i dati registrati sul sonno dell’utente.

Questa compatibilità apre la strada alla sincronizzazione con Google Fit dei dati sul sonno raccolti con Sleep as Android. Attualmente l’app è disponibile tanto per smartphone quanto per Wear OS e offre la possibilità di monitorare la qualità del sonno in termini di durata e di rumori prodotti durante la notte.

La versione di Sleep as Android compatibile con Health Connect corrisponde alla 20220707. Attualmente la sincronizzazione non risulta attiva perché Health Connect di per sé non è attiva su Android.

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La longeva Sleep as Android riceve la compatibilità con Health Connect di Google

Snapchat ha abbattuto il suo drone per i selfie

AGI – Dopo aver dichiarato che avrebbe ridotto in modo significativo le assunzioni, investito in pubblicità e cercato di trovare nuove fonti di reddito, Snap, la società che controlla Snapchat, il servizio di messaggistica a scomparsa, stringe ulteriormente la cinghia e rinuncia allo sviluppo di Pixy, il drone che aveva lanciato appena quattro mesi fa, ad aprile.

A rivelare i piani della società di Evan Spiegel è il Wall Street Journal, entrato in possesso di alcune comunicazioni dello stesso Ceo ai dipendenti. Il Pixy è un drone piccolo e leggero ed è stato progettato per essere più accessibile di altri droni: si avvia direttamente dal palmo della mano ed è in grado di produrre video che si sincronizzano con l’app Snapchat in modo da poterli condividere. Snap aveva già provato a entrare nel mercato dell’hardware, con il lancio, nel 2017, degli Spectacles, occhiali con fotocamere integrate. Con risultati non positivi. 

Proprio nel tentativo di trovare nuove fonti di reddito, in un contesto di recessione e calo degli introiti pubblicitari, Snap ha lanciato a giugno la versione premium di Snapchat. Una scelta che, secondo quanto riferito dalla società negli scorsi giorni, ha convinto un milione di utenti ad abbonarsi al servizio.

A luglio la trimestrale della compagnia ha certificato questa situazione: l’azienda ha mancato gli obiettivi di fatturato, registrando però una crescita degli utenti superiore alle aspettative di Wall Street. 

“Non siamo soddisfatti dei risultati che stiamo ottenendo, a prescindere dagli attuali venti contrari” aveva dichiarato Snap nelle osservazioni preparatorie rilasciate prima di una conference call con gli analisti. Il fatturato del secondo trimestre si è attestato a 1,11 miliardi di dollari, con un aumento del 13% rispetto al trimestre precedente. Gli utenti attivi giornalieri su Snapchat sono aumentati del 18% rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 347 milioni e battendo le stime di 344 milioni di utenti.

Gli investitori si aspettano il ritmo di crescita più lento di sempre per i ricavi pubblicitari dei social media quest’anno, poiché la crescente concorrenza di TikTok e Apple nella pubblicità potrebbe aggravare le condizioni economiche. 


Snapchat ha abbattuto il suo drone per i selfie

Le novità di Android 13 che devono ancora arrivare

Proprio nella giornata di Ferragosto Google ha deciso di lanciare, con grande sorpresa da parte di tutti, Android 13. Ne abbiamo parlato in questo articolo. Ora scopriamo qualche dettaglio in più sui piani futuri per Android 13 da parte di Google.

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Dopo aver appreso dei piani per il nuovo programma beta di Android 13, anche una volta che la stabile è stata rilasciata ufficialmente, andiamo a vedere le novità che ci attendono sempre nel contesto di Android 13.

Quelle che seguono sono le novità previste su Android 13 che ancora non sono state implementate da Google, dunque le novità che non troverete sulla stabile che è in fase di rollout in questi giorni. Andiamo a vederle insieme:

  • Le opzioni di privacy e sicurezza saranno sempre più integrate nel sistema Android. Nel nuovo Security Hub arriveranno nuove opzioni per il controllo di sicurezza, per renderlo più rapido e accessibile. Ci saranno anche opzioni in evidenza per eventuali azioni urgenti da fare in termini di privacy e sicurezza.
  • La ricerca unificata all’interno del Pixel Launcher arriverà con i prossimi aggiornamenti di Android 13. Ne abbiamo avuto un assaggio nelle beta pubbliche ma con la prima versione stabile è stata rimossa. Dovrebbe arrivare nei prossimi mesi.
  • Migliore integrazione tra dispositivi Android. Arriverà la possibilità di rispondere alle app di messaggistica da Chrome OS. Sarà anche possibile usare il copia incolla si dispositivi diversi.
  • Android 13 porterà sui tablet una nuova barra delle app con collegamento diretto al drawer. Ad oggi nessun tablet ha Android 13. Ci aspettiamo che il debutto avverrà con Pixel Tablet.

Quanto appena descritto è sicuramente nei piani di Google e possiamo aspettarci che arriverà con i prossimi aggiornamenti ufficiali di Android 13. Molte delle novità descritte potrebbe arrivare subito con il Feature Drop di dicembre.

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Le novità di Android 13 che devono ancora arrivare

Il Pixel 6a è la prova che Google con gli smartphone fa sul serio

AGI – Mettiamola giù semplice: chi, meglio di Google, può creare un telefono che sfrutti al massimo le funzionalità di Google se non Google? Sembra un gioco di parole, ma con l’arrivo sul mercato del nuovo Pixel 6a – lanciato il 21 luglio ma in distribuzione da un paio di settimane – la casa di Mountain View ha dimostrato di voler puntare sulla diffusione dei suoi smartphone più di quanto non abbia fatto con i fratelli maggiori 6 e 6 Pro, ottime macchine arrivate in Italia senza troppa spinta.

E senza perdersi troppo in orpelli pleonastici, il 6a è il telefono giusto per chi non vuole spendere un patrimonio, avere uno smartphone con ottime prestazioni e quell’attenzione in più alla sicurezza su cui non tutti si impegnano.

Non a caso il Pixel 6a monta il processore proprietario Tensor, lo stesso del Pixel 6 Pro, che garantisce fluidità e temperatura di esercizio ottimali e, lasciando la parte la potenza fine a se stessa, sfrutta il machine learning e quindi la capacità di calcolo dell’Intelligenza artificiale, in tutti quegli aspetti che servono nell’uso quotidiano come l’ottimizzazione della parte fotografica e soprattutto la gestione dell’energia. Il risultato è che, per esempio, nel tempo l’autonomia invece di peggiorare migliora.

Sempre in tema di energia, la batteria da 4410 mAh è ottimizzata dal processore al punto da durare senza problemi un’intera giornata, mentre la ricarica non va oltre i 18 Watt e per giunta solo con il cavo perché manca la ricarica wireless.

Come era già successo con i primi modelli e come è tornato a essere con il 6 e il 6 Pro, il comparto fotografico è di livello, grazie al software che fa miracoli e compensa i limiti di un hardware che in parte ricalca quello di tre modelli precedenti. La doppia fotocamera posteriore ha un obiettivo ultra-wide, con la ‘Gomma magica’ si possono rimuovere dallo sfondo persone o oggetti indesiderati e ‘Viso nitido’ aumenta la nitidezza dei volti in movimento.

Unica la funzione ‘traduzione dal vivo’ che, essendo residente nello smartphone, non ha bisogno di ricezione per fare traduzioni simultanee ovunque ci si trovi.

Possono lasciare perplessi il taglio di memoria – appena 128 giga di storage – e il display da 60 Hz laddove tutti gli smartphone di quella fascia arrivano a 90 Hz e alcuni si spingono a 120. Ma per quanto riguarda la memoria bisogna tenere conto che il Pixel fa affidamento in toto sull’ecosistema e quindi parte dall’assunto che chi ha a disposizione il cloud di Google non dovrebbe avere ragione di riempire il telefono di immagini e video.

Ma torniamo al punto di partenza: la sicurezza. Sul 6a è presente il chip Titan M2 che garantisce la la conservazione dei dati personali e aiuta a proteggere telefono, account e password conservando in un solo posto tutte le impostazioni di sicurezza. Un elemento che, insieme a un pacchetto di servizi che include il rilevamento incidenti, può fare la differenza.

Il design è quello, ormai riconoscibilissimo, degli altri Pixel, con la camera bar che ne è il tratto distintivo. Il prezzo è ragionevole ma non economico: 459 euro, che non sono pochi se si pensa alla versione ‘lite’ della serie, ma è il giusto costo per chi è alla ricerca di uno smartphone con prestazioni da impiego ‘serio’ e non di un giocattolino pieno di amenità da usare una volta sola nella vita.


Il Pixel 6a è la prova che Google con gli smartphone fa sul serio

Finalmente l’icona di WhatsApp si adatta ad Android 13

WhatsApp è tra le app di messaggistica istantanea più usate al mondo, forte della sua compatibilità con tutti i dispositivi, a partire da smartphone e PC. Nelle ultime ore ha ricevuto un nuovo aggiornamento.

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L’aggiornamento del quale parliamo ha introdotto un’interessante novità che riguarda la personalizzazione dell’interfaccia grafica. L’immagine che trovate proprio qui sotto riassume il tutto.

Si tratta dell’introduzione dell’icona di WhatsApp coerente con il tema di Android 13. Come vedete dall’immagine in basso, la nuova icona di WhatsApp è pronta per essere coerente con l’attivazione delle icone a tema di Android 13.

Al momento non tutte le app offrono un’icona compatibile con questo nuovo design sviluppato da Google. Gran parte delle app Google lo sono, ma tante altre ancora non offrono questa personalizzazione.

Chiaramente l’icona classica di WhatsApp rimane disponibile, questa nuova variante entrerà in azione nel caso in cui viene attivato il design delle icone a tema su Android 13.

La novità che abbiamo appena visto è inclusa nell’ultimo aggiornamento rilasciato per WhatsApp Beta su Android (corrispondente alla versione 2.22.18.16).

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Finalmente l’icona di WhatsApp si adatta ad Android 13

Forza10 Solo Diet Sgombro – 1 Vaschetta da 100 gr


Fornitore: FORZA10
Tipo: UMIDO GATTO
Prezzo: 1.37

  • FORZA10 SOLO DIET Tonno è una dieta monoproteica al pesce della Linea Dietetica studiata da SANYpet per la riduzione delle allergie e delle intolleranze alimentari. Si tratta di una dieta che può …

FORZA10 SOLO DIET Tonno è una dieta monoproteica al pesce della Linea Dietetica studiata da SANYpet per la riduzione delle allergie e delle intolleranze alimentari. Si tratta di una dieta che può essere utilizzata come eccellente dieta da privazione in caso di sospetta o accertata ipersensibilità ad altre proteine. Nei SOLO DIET c’è una grande abbondanza di acidi grassi polinsaturi Omega3 indispensabili per un corretto funzionamento dell’organismo. La Linea FORZA10 Solo Diet, ipoallergenica e monoproteica, mira al benessere di tutti i cani e gatti con intolleranze alimentari o che presentano reazioni avverse legate all’alimentazione. Le colonne portanti della sua efficacia sono: utilizzo di ingredienti puliti, con carni provenienti esclusivamente da allevamenti estensivi al pascolo della Nuova Zelanda o dell’Islanda e pesce pescato in mare aperto. Formula dietetica ipoallergenica che aiuta a prevenire le forme di intolleranza alimentare. È realizzata con materie prime di alta qualità che rispondono alle esigenze nutrizionali dei gatti. Non viene utilizzato pesce o carne proveniente da animali d’allevamento intensivo. La linea è stata formulata per fornire all’animale alimenti monoproteici, altamente digeribili, studiati per la riduzione delle allergie e delle intolleranze alimentari. La dieta può essere utilizzata come eccellente dieta da privazione in caso di sospetta o accertata ipersensibilità ad altre proteine. Le materie prime utilizzate sono naturali e soprattutto non derivanti da allevamenti intensivi. I prodotti sono privi di coloranti, conservanti, ormoni e antibiotici. La dieta non contiene alcuna fonte di glutine.


Forza10 Solo Diet Sgombro – 1 Vaschetta da 100 gr

YouTube potrebbe trasformarsi in un hub di canali (e dare una mano a Netflix e Dazn)  

AGI – Un contenitore online per i servizi di streaming video. Sono questi i piani di Youtube, piattaforma controllata da Alphabet, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal. Per il quotidiano la nuova piattaforma (di fatto un “negozio” di canali online, un channel store) sarebbe in lavorazione da almeno 18 mesi e potrebbe essere disponibile già da questo autunno.

I concorrenti? Amazon, Apple, Roku (non disponibile in Italia, fornisce ad esempio  un abbonamento Paramount+ sul suo canale), i loro nomi. La mossa permetterebbe a YouTube di non spendere soldi per contenuti originali, consentendo accesso ad altri servizi di streaming, generando entrate: YouTube fungerebbe da intermediario tra streamer e abbonato, prendendo una percentuale della quota di abbonamento. YouTube offrirebbe in dote circa 2 miliardi di spettatori al mese, una prospettiva allettante per quei servizi di streaming che vogliono raggiungere più utenti tramite la popolare app di intrattenimento. 

La cross-platform, questo il nome tecnico del modello, a cui Youtube starebbe lavorando sarebbe una facilitazione per tutti. Sul piatto Youtube metterebbe la solidità della sua piattaforma, già testata da anni per contenuti live ed eventi in diretta. La debacle della piattaforma di Dazn (trasmette le partite da cinque anni, con disservizi continui e diffusi) durante la prima di campionato non può non dirci qualcosa: meglio affidarsi a chi le cose ha dimostrato di saperle fare, anziché improvvisare con soluzioni approssimative. Di che parliamo? Sistema di autenticazione farraginoso, codec non adeguati. Per non parlare della gestione, lato comunicazione, del disservizio. 

Lato utenti la soluzione YouTube placherebbe l’ansia dei surfisti dei servizi su abbonamento con canone periodico (anche Subscription Video on Demand): deciderebbero gli algoritmi e la qualità di quello che si offre. Con la crescita in quantità delle piattaforme di streaming video fra qualche tempo potremmo ritrovarci a vagare da un canale all’altro senza una bussola. Non solo. Dopo lo storico sorpasso di Disney+ ai danni di Netflix, la soluzione potrebbe rimescolare le carte del pianeta streaming. Di nuovo.


YouTube potrebbe trasformarsi in un hub di canali (e dare una mano a Netflix e Dazn)  

Con il Pixel Tablet, Google dirà addio definitivamente alle app a 32 bit

Durante la conferenza Google I/O di quest’anno, BigG ha “annunciato” anche un Pixel Tablet: il dispositivo è ancora avvolto nel mistero e si conoscono davvero pochissimi dettagli, ma scavando a fondo nel codice di Android è stato scoperto che il tablet sarà il primo dispositivo “solo a 64 bit” dell’azienda, e dunque decreterà di fatto la fine delle app a 32 bit.

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Mishaal Rahman ha infatti scoperto nel codice open source di Android che un dispositivo dal nome in codice Tangor sarà “64-bit only”: Tangor è proprio il nome in codice del Pixel Tablet, che dunque sarà quasi sicuramente un dispositivo in grado di eseguire esclusivamente app in 64 bit (la stragrande maggioranza delle app sul Play Store è già a 64 bit, per cui nessun problema di compatibilità in questo senso).

Il supporto esclusivo alle app a 64 bit è un qualcosa che era già in mente da tempo agli ingegneri Google: l’azienda infatti ha iniziato a sviluppare componenti del sistema operativo a 64 bit anni fa e Android 12 è stata la prima versione del robottino verde ad essere compilata con alcuni componenti solo a 64 bit (e logicamente, per Android 13 è stato fatto lo stesso).

I benefici delle app a 64 bit sono molti, ma quello principale riguarda l’ottimizzazione: app di questo tipo infatti richiedono solitamente meno memoria RAM per funzionare a dovere. Oltre a questo, il passaggio ai 64 bit è quasi fondamentale, visto che i recenti Cortex-X3 e Cortex-A715 supportano solo questa tecnologia.

A differenza di Apple, che ha iniziato a supportare esclusivamente software a 64 bit sin dal 2017, Google deve fare i conti con la frammentazione del sistema operativo: i vari produttori potrebbero infatti supportare ancora app a 32 bit, e dunque Android deve comunque garantire la possibilità di utilizzare app di questo tipo. In ogni caso, il fatto che Google voglia accelerare il passaggio ai 64 bit è sicuramente da apprezzare (non è escluso che i prossimi smartphone Pixel possano seguire la stessa strada del tablet).

Non essendoci ancora nessuna ufficialità, c’è sempre la possibilità che Google decida di testare internamente il supporto esclusivo ai 64 bit e decidere il da farsi in seguito: in parole povere, Pixel Tablet potrebbe comunque arrivare con il supporto alle app a 32 bit nel caso in cui Google riscontri problemi di compatibilità. Maggiori informazioni arriveranno sicuramente prima del lancio del prodotto.

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Con il Pixel Tablet, Google dirà addio definitivamente alle app a 32 bit