L’Australia costruirà un’astromobile per la missione lunare dellla Nasa del 2026

AGI – L’Australia costruirà un astromobile per una missione della Nasa sulla luna prevista per il 2026. Lo ha annunciato il primo ministro australiano, Scott Morrison, sottolineando che è la prima volta che il paese oceanico collabora a un tale progetto.

L’astromobile semi-autonomo raccoglierà campioni di suolo lunare contenenti ossidi, mentre la Nasa cercherà, con un team separato, di estrarre ossigeno dalla superficie del satellite terrestre.

Questo lavoro fa parte di un progetto aerospaziale della Nasa che mira a stabilire colonie umane sulla luna in futuro per sostenere le prossime missioni su Marte.

“Questa è un’incredibile opportunità per l’Australia di avere successo nel settore spaziale globale”, ha detto Morrison, aggiungendo che il suo governo mira a triplicare il settore spaziale entro il 2030 per iniettare più di 8,8 miliardi di dollari (7,626 miliardi di euro) nell’economia del paese.

Il futuro rover sarà sviluppato da aziende e ricercatori australiani e riceverà circa 37 milioni di dollari (32 milioni di euro) in finanziamenti governativi, secondo una dichiarazione dell’ufficio del primo ministro australiano.

L’astromobile viene costruito nell’ambito di un accordo recentemente firmato tra l’Australia e la Nasa come parte del programma Artemis dell’agenzia spaziale statunitense.

L’accordo per costruire il dispositivo è sostenuto dall’iniziativa Moon to Mars del governo australiano, che è stata annunciata nel 2019 nella sede della Nasa ed è finanziata per 110 milioni di dollari (95 milioni di euro).


L’Australia costruirà un’astromobile per la missione lunare dellla Nasa del 2026

Facebook down, riparte la discussione su social e democrazia

AGI – Facebook, Instagram e WhatsApp si sono bloccati lunedì 4 ottobre, inaccessibili in tutto il mondo per alcune ore. Un errore negli aggiornamenti dei border gateway protocol (BGP) – protocolli per indirizzare il traffico degli utenti nel minor tempo possibile, mappe che indicano il percorso che i dati devono seguire per raggiungere Facebook – ha reso impossibile la navigazione e l’utilizzo dell’intero ecosistema di comunicazione di Mark Zuckerberg.

Il team di Facebook ha pubblicato sul blog una spiegazione di quanto avvenuto: “Il nostro team di ingegneri ha scoperto che dei cambi di configurazione dei router principali che coordinano il traffico tra i nostri data center, hanno provocato problemi che hanno interrotto le comunicazioni. Questa interruzione al traffico di rete ha avuto un effetto domino sul modo in cui i data center comunicano, e ha portato all’interruzione del servizio”.

Gli hashtag #WhatsAppDown, #FacebookDown e #InstagramDown sono diventati tutti trending topic in pochi minuti, e proprio Twitter è divenuto il social di riferimento, dopo l’effetto “sciame” di spostamento degli utenti provenienti dalle altre piattaforme non funzionanti.

Il disservizio in realtà ha lasciato presto campo libero alla discussione più generale e ampia sugli algoritmi delle piattaforme social media, e gli effetti sulla qualità del dibattito democratico e sulle relazioni online tra utenti.

To the huge community of people and businesses around the world who depend on us: we’re sorry. We’ve been working hard to restore access to our apps and services and are happy to report they are coming back online now. Thank you for bearing with us.

— Facebook (@Facebook) October 4, 2021

L’impatto è stato notevolissimo, basti pensare che i servizi di Facebook sono utilizzati da oltre 2 miliardi di persone nel mondo, di cui 31 milioni in Italia; 10 milioni di persone hanno utilizzato Facebook come piattaforma pubblicitaria nel terzo quadrimestre dell’anno scorso, 3 milioni in più rispetto al quadrimestre precedente.

Il disservizio ha inoltre provocato un crollo del titolo nella borsa di New York facendo registrare un ribasso del 4,89%, corrispondendo a circa 6 miliardi di dollari per le azioni di Mark Zuckerberg.

Con gli algoritmi di intelligenza artificiale di Kpi6* abbiamo analizzato le conversazioni in rete, in questo caso con particolare riferimento a Twitter.

 

WhatsApp è la piattaforma che è mancata di più agli utenti durante il down – con i suoi due miliardi di utilizzatori nel mondo – seguita da Instagram e Facebook. Gli utenti sono migrati su Twitter e oltre alle domande sui motivi del disservizio, hanno pubblicato tantissimi meme e contenuti ironici. Dall’analisi semantica dei contenuti, estraendo le emozioni contenute all’interno dei  tweet, osserviamo che alla disapprovazione, tristezza e rabbia per il disservizio, si aggiungono sentimenti come gioia e ammirazione, in questo caso strettamente legati ai contenuti ironici e umoristici.

We take our mission seriously, and I’m grateful to everyone who worked hard to bring our service back with the reliability you expect from @WhatsApp. We’ll learn and grow from this, and continue working to provide you with a simple, secure, and reliable private messaging app.

— Will Cathcart (@wcathcart) October 5, 2021

Here is the full text of my opening statement to the Senate Committee on Commerce, Science & Transportation: https://t.co/2UZGsUw5nl https://t.co/0gCoS9WGiU

— Frances Haugen (@FrancesHaugen) October 5, 2021

Sul web, in queste ore, si è discusso delle fragilità di Facebook, dell’ecosistema ad esso  collegato, app, e-commerce e dispositivi connessi e dell’effetto a cascata sulle vite di ognuno di noi. Il down ha evidenziato la strettissima dipendenza di una larghissima parte della popolazione mondiale con le piattaforme social media, per comunicare, lavorare, fare acquisti, partecipare a discussioni, con profonde conseguenze a tutti i livelli, sociali, commerciali ed economici.

Will Cathcart, alla guida di WhatsApp, ha commentato proattivamente l’incidente: “Impareremo e cresceremo”, ma in rete il malumore e le analisi sono tutte di segno negativo, con riflessioni approfondite sul funzionamento della piattaforma, la sua “mission”, con particolare riferimento alla visibilità dei contenuti più ingaggianti, l’incitamento all’odio e la gestione dei dati personali, in quello che oggi è il più grande database del pianeta.

Il disservizio dell’ecosistema Facebook ha innescato una discussione molto più ampia e articolata, già presente nel dibattito mainstream dallo scandalo di Cambridge Analytica, le inchieste di Carol Cadwallard sul ruolo di Facebook nella Brexit, fino alle recenti dichiarazioni dell’ex dipendente Frances Haugen sull’algoritmo di Facebook, che sarebbe impostato per favorire le interazioni facendo leva sulle paure e l’odio, ottimizzando la visibilità di contenuti violenti.

* Analisti: Gaetano Masi, Marco Mazza, Giuseppe Lo Forte; Design: Cristina, Addonizio; Giornalista, content editor: Massimo Fellini


Facebook down, riparte la discussione su social e democrazia

Cosa ha causato il down di Facebook, Whatsapp e Instagram?

AGI – Intorno alle 17,40 del 4 ottobre Facebook, Instagram e WhatsApp sono diventate inaccessibili in tutto il mondo. Poi poco prima dell’una di notte (ora italiana) hanno ripreso lentamente a funzionare. E alla fine sono arrivate le scuse anche di Mark Zuckerberg per il gigantesco blackout globale: “Scusate per l’interruzione, sappiamo quante persone fanno affidamento sui nostri servizi per restare connesse”

Ma cosa è successo? Secondo gli esperti di Acronis, “mentre non c’è alcuna conferma su ciò che ha causato l’incidente, è possibile che il problema risieda nel protocollo BGP o DNS – che sono obiettivi popolari tra i criminali informatici.

Ci sono vari potenziali attacchi contro l’infrastruttura DNS – dagli attacchi DDoS al rebinding DNS locale o all’hijacking di un DNS con il social engineering contro il registrar. Guardando le statistiche generali degli attacchi, sono molto meno popolari dei comuni attacchi malware e ransomware, ma possono essere estremamente devastanti se hanno successo in un attacco sofisticato. È come tirare il cavo elettrico della vostra sala server – l’intera impresa diventa improvvisamente buia”, commenta Candid Wuest, Acronis VP of Cyber Protection Research.

“La protezione contro gli attacchi DNS non è banale in quanto si presentano in molteplici sfaccettature. Richiede una forte autenticazione e patch per proteggere i propri servizi, una formazione contro gli attacchi social engineering, così come le classiche mitigazioni DDoS dai fornitor. Naturalmente, anche i problemi di configurazione dovrebbero essere evitati. A seconda di quale servizio viene attaccato – per esempio, se si tratta di un server di autenticazione centrale condiviso tra più brand, come in questo caso, allora una tale interruzione può portare a più brand che vanno offline. In verità, dobbiamo notare che la maggior parte delle interruzioni sono causate da azioni non maligne e sospettiamo che anche questo sia il caso” conclude Wuest.

Topher Tebow, amnalista di cybersecurity di Acronis Cybersecurity spiega come sono possono essere andate le cose.

Quanto sono popolari i cyberattacchi ai server DNS? Quanto deve essere sofisticato l’attaccante per eseguirli?

L’attacco Denial of service è il tipo più comune di attacco DNS, ed è facilmente realizzabile dagli aggressori, poiché si basa sul semplice sovraccarico di richieste di un server. Altri attacchi come l’hijacking DNS e l’avvelenamento DNS, dove i record di un dominio vengono sostituiti o spoofati da un aggressore, sono più difficili da portare a termine, ma possono essere realizzati da un aggressore familiare con le potenziali vulnerabilità del sistema DNS.

Avete visto la crescita di questi attacchi da quando la pandemia ha colpito?

Gli hacker informatici sono sempre alla ricerca di nuovi modi per raggiungere i loro obiettivi. Negli ultimi due anni, abbiamo visto alcuni attacchi DNS utilizzati come parte di uno schema di multi-estorsione quando le vittime di ransomware non pagano il riscatto. Questi attacchi non hanno visto l’aumento che hanno avuto altri tipi di attacchi, ma come per altri tipi di attacchi, sembrano accadere più frequentemente – con gli attacchi DDoS che guidano gli attacchi DNS.

In caso di un attacco informatico, qual è la linea d’azione consigliata?

Come per qualsiasi attacco, è importante mantenere la calma e avere un piano di risposta in atto prima del tempo. Per un attacco DNS, questo piano includerà chi comunica cosa, come e quando – così come avere una soluzione DNS di backup pianificata che può essere rapidamente implementata, se non automaticamente commutata in caso di un attacco ai server DNS principali. La comunicazione diretta con il provider DNS sarà utile nella maggior parte dei casi.

Come fanno le aziende a proteggersi da questi attacchi?

Il monitoraggio DNS, le CDN e la ridondanza sono alcuni dei modi migliori per proteggersi dagli attacchi DNS. Niente garantisce completamente che un attacco non avrà successo, ma con un monitoraggio adeguato, DNS ridondanti e l’utilizzo di un CDN, il danno di un attacco può essere minimizzato.

Per le aziende come Facebook, un attacco ai server DNS significa interruzione per tutti i suoi brand? o potrebbe essere evitato?

Per le aziende che ospitano più brand, l’effetto sulle filiali dipenderà davvero da come le aziende sono configurate. Se tutte usano gli stessi server DNS, e l’attacco è su quei server, allora i servizi andranno in down per tutte le aziende associate.


Cosa ha causato il down di Facebook, Whatsapp e Instagram?

“In un anno le abitudini di aziende e lavoratori sono cambiate come nemmeno in 10 anni”

AGI – La pandemia ha innescato cambiamenti senza precedenti nel lavoro, nella scuola, nei contatti sociali e in molti settori, dalla sanità all’intrattenimento. Ha anche fortemente accelerato la trasformazione digitale, portando alla definizione di ambienti in cui si svolge tutto da casa.

Secondo uno studio condotto da Intel e Lenovo, ‘Empowering your employees with the right technology’, solo il 30% dei dipendenti di tutti i settori ha detto che i propri laptop o PC desktop sono ideali per la collaborazione incrociata, e la metà ha risposto che i propri computer non sono aggiornati o insufficienti per il lavoro.

Di futuro del lavoro abbiamo parlato con Luca Rossi, presidente di Intelligent Devices Group (IDG) di Lenovo, ruolo nel quale ha la responsabilità a livello globale del business di Lenovo nel campo dei PC, smartphone, tablet, workstation e altri prodotti. Lo abbiamo fatto in occasione del Tech World, iniziativa in cui la compagnia ha presentato una serie di innovazioni per aiutare le aziende e i consumatori ad affrontare quella che l’azienda vede come “la nuova realtà”.

“La nuova realtà è qui e tanto gli individui quanto le aziende hanno oggi esigenze e usi diversi che richiedono una tecnologia più intelligente” ha dichiarato il presidente e CEO di Lenovo, Yuanqing Yang. “Lenovo – ha aggiunto – è concentrata sulle soluzioni per questa nuova realtà. Dalle nostre soluzioni ibride per il lavoro e la vita privata al portfolio edge-to-cloud, dal nuovo modello di business Everything-as-a-Service nell’ambito di Lenovo TruScale alle tecnologie Lenovo Brain e IA, fino al nostro impegno per un’innovazione ecologica e responsabile: Lenovo mira a innovare per consentire ai propri clienti e al mondo di vivere una trasformazione digitale e intelligente”.

Rossi, che sta succedendo nel mondo del lavoro?
“La pandemia è una tragedia che ha avuto tra i pochi effetti collaterali non negativi quello di funzionare come una sorta di “macchina del tempo” che ha accelerato la trasformazione digitale del mondo di almeno 5 o 10 anni, cambiando l’importanza della tecnologia nella nostra vita quotidiana, privata e non. Quindi anche nel lavoro, dove ha avuto un impatto incredibile. In un anno sono cambiate le abitudini di aziende e dipendenti in una maniera che neanche in 10 anni”.

È cambiato tutto
“Sì, il sentimento dei dipendenti, soprattutto i knowledge worker, è non voler tornare a una vita office based. Secondo una ricerca promossa da Lenovo, il 70% dei dipendenti vogliono un lavoro in forma ibrida. Lato aziende, sempre secondo i dati della stessa ricerca, nel 50-60% dei casi i CEO sono già su questa linea. È chiaro che questa forma ibrida di lavoro sarà declinata in modo diverso settore per settore”.

E la tecnologia che ruolo ha avuto?
“La tecnologia è al centro di questo grande cambiamento e ci ha permesso di mitigare gli effetti devastanti dei lockdown. Se la tecnologia non fosse stata già così matura, la pandemia avrebbe avuto un effetto ancora più devastante sul mondo del lavoro. Sia in occasione del fully remote work e poi dell’ibrid work, ci siamo resi conto da una parte che tecnologia era sì più pronta di quello che pensavamo. Ma subito sono emersi i gap”.

Gap di che tipo?
“Il comparto audio e video nei PC poteva essere migliorato ulteriormente e l’esperienza degli smartphone era decisamente superiore. Su questi due elementi abbiamo investito immediatamente. Poi abbiamo lavorato sull’accensione dei PC e sulla durata della batteria”.

Parliamo della sicurezza

È un tema caldo e lo sarà per i prossimi anni. È un tema di ecosistema: le aziende sono passate dall’avere tutto all’interno della loro rete più o meno protetta a postazioni remote, tutte una possibile vulnerabilità. Le aziende devono investire per permettere di avere queste postazioni esterne alla rete fisica protette. Lato utente remoto, smartphone e PC devono essere più protetti. Ci si confronta con un tipo di hacker decisamente diverso, uno che vuole utilizzare il tuo computer come porta di accesso per entrare nella rete aziendale”.

Che cosa possono fare le aziende?

“Fornire i prodotti e le soluzioni giuste per chi lavora a casa”.


“In un anno le abitudini di aziende e lavoratori sono cambiate come nemmeno in 10 anni”

Gli Afro influencer che rendono Tik Tok più inclusivo

AGI – “Io faccio un sacco di cose”. Mustapha Thiam ha solo 22 anni e molta consapevolezza. Analista informatico, organizzatore di eventi, social media manager per diverse aziende, comico conosciuto come Musty TV sul web (“mi ispiro allo statunitense Kevin Hart”), durante il fermo del lockdown ha pensato a come darsi un altro impegno e ha fondato Afroinfluencer, la prima agenzia in tutta Europa a rappresentare gli influencer afrodiscendenti.

Del resto lui stesso, nato e cresciuto a Seriate prima di trasferirsi a Milano per lavoro, viene da una famiglia di origine senegalese e come lui tanti talenti della crew con genitori migranti in questa zona della Lombardia.

“Mi sono accorto che c’erano tanti e tante influencer bravissimi ma senza struttura. Adesso, con l’agenzia, ognuno di loro può mettere il suo per dare un po’ più voce alla comunità di ragazzi afrodiscendenti e ai progetti collettivi”. Il momento, con l’esplosione delle proteste di Black Lives Matter e il consolidamento del movimento dei diritti dei neri, è stato propizio: la crew ha festeggiato il primo anno con un evento in Piazza del Duomo a Milano e stanno fioccando le richieste come testimonial da parte di brand importanti che hanno capito che i consumatori richiedono una comunicazione più inclusiva. “Siamo consapevoli sia solo marketing ma ci aiuta a veicolare i nostri messaggi”.

E poi specifica: “sia chiaro che la mia gemella, che mi aiuta nelle questioni amministrative, e io non abbiamo intenzione di lucro o di guadagnare ma di farci sentire e dare una possibilità in più a questi ragazzi. Molti, me compreso, vogliono fare gli attori o lavorare in tv ma è vero che in Italia queste sono ancora carriere precluse per le persone nere”.

Per questo Afroinfluencer si è dotata anche di un academy gratuita, «vogliamo dare ai ragazzi del team la possibilità di fare qualcosa di professionale nel mondo dell’intrattenimento”, spiega Mustapha che sarà domenica 3 ottobre a Internazionale a Ferrara, il festival di giornalismo della rivista diretta da Giovanni De Mauro, e, nel corso del dibattito TikTok, fateci entrare!, porterà la sua esperienza assieme ad altri giovani afroitaliani e militanti antirazzisti che usano podcast e social per raccontarsi e fare attivismo. “Abbiamo haters, è normale, fa parte del gioco, ma cerchiamo sempre di rispondere con ironia. Il nostro obiettivo è il messaggio finale”.

Gli influencer dell’agenzia sono tutti di seconda generazione, “ma non escludiamo di aprirci anche  a chi è si è stabilito in Italia in tempi più recenti se ha qualcosa da dire e se condivide il nostro sogno di poter un giorno fare qualcosa di interessante per questo paese”. “So che ho molto ancora da imparare ma sono cresciuto in una famiglia umile, siamo abituati a lavorare per guadagnarci il pane, sono consapevole di saper fare molte cose e mi sento pronto per affrontare le sfide”.

Di certo può contare sull’effetto simpatia, “mi sento il tipo simpatico della comitiva ma quello sveglio però” e sul suo gruppo, “insieme si è più forti: è il mio mantra”. Intanto si preparano alla prossima battaglia sullo Ius soli, quando tornerà all’ordine del giorno, “non me ne intendo di politica ma se possiamo contribuire all’approvazione con il nostro seguito social, ci faremo sentire”.


Gli Afro influencer che rendono Tik Tok più inclusivo

Arriva Astro di Amazon, robot casalingo che si muove come un cane

AGI – Amazon ha tenuto il suo tradizionale evento autunnale di presentazione dell’hardware: aggiornata la linea Echo e presentato un piccolo robot carino che cammina liberamente per casa come un cane con uno schermo intelligente. Astro, come è stato battezzato il robot, ha tre ruote (due grandi davanti e una piccola dietro) e un “collo” da cui pende uno schermo, su cui sono disegnati due occhi espressivi per dargli più personalità.

Lo schermo è fondamentalmente lo stesso di qualsiasi dispositivo intelligente della linea Echo di Amazon, consentendogli di visualizzare contenuti, effettuare videochiamate, fornire informazioni specifiche e così via.

Solo che, in questo caso, è mobile. Inoltre, l’azienda di Seattle ha detto che Astro può interpretare comandi come andare in una stanza specifica della casa e consegnare un oggetto a una persona specifica (cosa che si ottiene attraverso il riconoscimento facciale), così come monitorare la casa quando non c’è nessuno.

 Uno dei limiti di mobilità di Astro, tuttavia, è che non può salire o scendere le scale.

Il robot, il primo creato da Amazon, ha un prezzo di 1.000 dollari e la società lo ha classificato come prodotto “Day 1 Edition”, il che significa che l’unico modo per acquistarlo è richiedendo un invito alla società in anticipo.

Il gigante dell’e-commerce statunitense ha anche svelato il più grande display intelligente da parete di tutta la sua line-up fino ad oggi, l’Echo Show 15 da 15,6 pollici, con risoluzione HD 1080p, al prezzo di 250 dollari.

Con un design che imita quello di un quadro appeso al muro, l’Echo Show 15 ha una modalità di visualizzazione completa in modo che l’utente possa riprodurre l’immagine che vuole in grandi dimensioni, anche se questo può anche essere ridotto a metà dello schermo e condividere lo spazio con informazioni utili.

Così, le opzioni vanno dalla visione di contenuti in streaming da Amazon Prime Video o Netflix alla ricezione del segnale video in tempo reale da una telecamera di sicurezza installata sulla porta d’ingresso della casa.

L’azienda guidata da Andy Jassy ha anche sorpreso con un dispositivo dalla forma stravagante, simile a un periscopio, chiamato Amazon Glow, che combina le funzioni di una videoconferenza con quelle di un proiettore

Glow, al prezzo di 300 dollari, è progettato con i più piccoli in mente, in modo che quando si annoiano durante una videochiamata con amici o familiari, possono proiettare videogiochi o altri intrattenimenti dal dispositivo stesso per giocare con i loro interlocutori. 

Tra le altre presentaizoni, un termostato intelligente al prezzo di 60 dollari e un assistente vocale progettato per l’uso nei parchi a tema DisneyWorld e Disneyland che risponde al comando “Ehi, Disney”.

 L’evento di oggi è stata la prima grande presentazione di hardware della società da quando il fondatore di Amazon Jeff Bezos si è dimesso da CEO il 5 luglio per concentrarsi su altri progetti personali ed è stato sostituito da Andy Jassy, il suo confidente più fidato, che per anni ha guidato la redditizia divisione di cloud computing della società, AWS.

Bezos ha così messo fine a un lungo periodo di 27 anni alla guida di Amazon che lo ha portato a diventare l’uomo più ricco del mondo secondo la lista Forbes, e anche se si è dimesso dalla gestione quotidiana, rimane legato alla società che ha fondato, ora come presidente esecutivo.


Arriva Astro di Amazon, robot casalingo che si muove come un cane

Amazon presenta il nuovo Echo Show 15 con il Visual ID. “La privacy? Nessun dato sul cloud”  

AGI – Il suo nome in codice è Hoya, è pensato per essere appeso al muro o su una superficie piana. Ha una dimensione di 15,6 pollici e la sua missione è controllare i dispositivi domestici intelligenti, come luci ed elettrodomestici, con l’ambizione di diventare una sorta di hub per la smart home (può essere una tv da cucina super adatta allo streaming, o un calendario, o una stazione barometrica e mille altre cose). La casa intelligente. Quella di Amazon.

C’è anche Echo Show 15  tra i prodotti (in Italia arriverà entro l’anno) presentati dalla compagnia di Jeff Bezos, che punta sempre di più sulla casa del futuro. Oltre a questo schermo intelligente, Amazon ha anche lanciato Eero Pro 6 e Blink Video Doorbell. Il primo è un sistema mesh dotato dello standard Wi-Fi di ultima generazione (Wi-Fi 6) per supportare velocità più elevate, prestazioni superiori e una migliore copertura per tutti dispositivi collegati contemporaneamente, rispetto al precedente Wi-Fi 5. 

E la privacy? 

Il nuovo processore AZ2 montato dall’Echo Show 15 è in grado di riconoscere la voce che lo interroga, ma anche l’identità di chi gli passa davanti grazie a una nuova funzione di riconoscimento facciale chiamata Visual ID, che funziona con archiviazione su dispositivo proprio grazie al processore AZ2. “I profili restano “locali”, assicurano dalla società. La funzione consente ad Alexa di mostrare consigli personalizzati, calendari, elenchi di cose da fare e altro quando il viso viene catturato dalla fotocamera.

Certo Visual ID è facoltativo e disattivato per impostazione predefinita (si dovrà dare il proprio consenso e registrare il profilo facciale per utilizzare la funzione e il profilo non verrà inviato ad altri dispositivi, né al cloud) ma l’uso della tecnologia di riconoscimento facciale da parte di Amazon nei suoi prodotti per la casa intelligente è un tema (a dicembre 2019 le informazioni personali di migliaia di utenti di Amazon Ring sono state esposte). Nel corso della presentazione David Limp, Senior Vice President of Devices and Services di Amazon, ha detto che l’obiettivo di Amazon “è mettere la privacy al centro di ciò che fa”.

Hub per la casa del futuro

Tra le altre caratteristiche, Echo Show 15 è dotato di schermo intelligente, 1080p Full HD, immaginato, spiega la società di Bezos, “per l’organizzazione quotidiana”, “mantenendoti sempre connesso”. “Con una schermata iniziale ridisegnata e i widget di Alexa – ha spiegato Eric Saarnio, Vice President, Amazon Devices International – è possibile personalizzare il proprio Echo Show 15 per visualizzare il calendario di famiglia, gestire la lista delle cose da fare e impostare promemoria. Inoltre, Echo Show 15 si adatta ad ogni ambiente domestico, trasformando il display in una cornice digitale a schermo intero, per mostrare le foto più belle, o immagini e disegni artistici disponibili”.

Videocitofono intelligente

Blink Video Doorbell è invece il primo videocitofono Blink, può essere installato con o senza cavi e offre la possibilità di arrivare fino a due anni di durata della batteria, assicura video in HD 1080p di giorno e di notte, audio bidirezionale, notifiche dal campanello direttamente su app e la capacità di connettersi e far suonare anche il campanello già presente in casa. 


Amazon presenta il nuovo Echo Show 15 con il Visual ID. “La privacy? Nessun dato sul cloud”  

Chi sono le imprenditrici più innovative d’Italia

AGI – Dal pastificio più antico del mondo all’azienda leader nel settore della decontaminazione particellare, dalle soluzioni avanzate per l’irrigazione di precisione alla startup biotech che ha brevettato la tecnologia per ricreare “un organo vivente in laboratorio”, passando per la prima azienda socialmente responsabile nell’ortofrutta fino alla conceria metal-free e biodegradabile: ecco di che cosa si occupano le 6 finaliste della 13esima edizione del Premio GammaDonna che dal 2004 valorizza l’iniziativa imprenditoriale femminile. Settori diversi, con un unico comune denominatore: l’innovazione, nel business e nella gestione d’impresa.

Saranno Milena Baroni – Mycroclean Italia (Gorgonzola-MI), Amelia Cuomo – Pasta Cuomo (Gragnano-NA),Giulia Giuffrè – Irritec (Capo d’Orlando-ME), Marianna Palella – Citrus (Cesena), Sara Santori – Conceria Nuvolari (Monte Urano-FM) e Silvia Scaglione – React4life (Genova) a contendersi, dagli studi televisivi di QVC Italia, il Premio GammaDonna domenica 21 novembre, alle ore 21.00.

Si tratta del primo format TV italiano che mette in luce e premia l’imprenditoria femminile innovativa, con l’obiettivo di contribuire a ridurre il gender gap in campo socio-economico attraverso esempi d’impresa virtuosi. 

Ad arricchire l’edizione 2021, la proclamazione delle vincitrici del Giuliana Bertin Communication Award, riconoscimento di Valentina Communication per l’imprenditrice che si è distinta nel campo della comunicazione on e offline, e del Women Startup Award powered by Intesa Sanpaolo Innovation Center per la startupper più innovativa in ambito Smart city, Smart mobility, Life Science, Healthcare & Medical Devices, Bioeconomy, Media, Entertainment & Gamification, Fashion, Agri-food tech, Cleantech, Energy.

E la Menzione Speciale per lo Sviluppo Sostenibile che la Commissione europea, partner istituzionale di GammaDonna, conferirà alla biologa marina Mariasole Bianco, fondatrice e Presidente Worldrise, Onlus che dal 2013 agisce per la salvaguardia dell’ambiente marino attraverso progetti creativi di sensibilizzazione e conservazione. “Con questo riconoscimento, assegnato nell’ambito del Premio GammaDonna, abbiamo inteso premiare il grande impegno di Mariasole Bianco, come imprenditrice e divulgatrice scientifica in prima fila sui temi della sostenibilità e del suo impatto economico e sociale legato agli ecosistemi marini – ha commentato Massimo Gaudina, Capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea – Il suo lavoro si inserisce perfettamente nel quadro delle azioni di sostenibilità ambientale e di sviluppo che la Commissione europea porta avanti grazie al Green Deal Europeo e al piano straordinario Next Generation EU”. Mariasole Bianco è infatti ormai punto di riferimento su scala nazionale e internazionale per le politiche legate alla tutela degli oceani e allo sviluppo sostenibile.


Chi sono le imprenditrici più innovative d’Italia

Sospeso il progetto di una versione di Instagram per ragazzini, in nome della loro salute mentale

AGI – Facebook sospende il progetto di una versione di Instagram per i minori di 13 anni, e lo fa in nome della salute mentale dei ragazzini: è la risposta, annunciata da Adam Mosseri, capo di Instagram, alle numerose critiche piovute sul progetto ancora prima del suo lancio.
Il gruppo di Mark Zuckerberg ha spiegato nel suo blog di voler prendersi altro tempo “per lavorare con genitori, esperti e responsabili politici per dimostrare il valore e la necessità di questo prodotto”. Ma per ora lo sospende. 


Sospeso il progetto di una versione di Instagram per ragazzini, in nome della loro salute mentale

Da cosa si capisce se uno Stradivari è autentico

AGI – L’autenticità di strumenti musicali a corda potrebbe essere confermata o smentita dall’analisi degli anelli nel legno con cui sono stati realizzati. A suggerirlo uno studio, pubblicato sulla rivista Science, condotto dagli scienziati della Swiss Federal Institute for Forest, Snow and Landscape Research e dell’Università della British Columbia, che hanno elaborato una metodica innovativa per autenticare violini e archi antichi.

Il team, guidato da Paolo Cherubini, ha utilizzato una tecnica di dendrocronologia, un metodo non distruttivo, sfruttando l’analisi degli anelli presenti sul materiale utilizzato. Gli strumenti a corda, in particolare quelli creati dai liutai del nord Italia nel XVII e XVIII secolo, spiegano gli autori, sono tra le opere d’arte più apprezzate al mondo.

Ne sono un esempio gli esemplari realizzati dalla famiglia Stradivari, considerati superiori per qualità tonali e una serie di caratteristiche che da anni li rendono la prima scelta per moltissimi musicisti. L’autenticità degli archi, tuttavia, può essere complicata da verificare, perché stile e design sono soggetti a falsificazioni e riproduzioni.

Il team di Cherubini suggerisce che la dendrocronologia potrebbe essere estremamente utile per stabilire l’età degli oggetti valutando gli anelli di crescita osservabili sul legno degli strumenti a corda.

A differenza della datazione al carbonio e dell’analisi degli isotopi, sottolinea l’autore, questo metodo non è distruttivo, ma costituisce comunque una tecnica oggettiva per fornire una stima della data di realizzazione dello strumento. Lo scienziato sottolinea che questa valutazione presenta anche dei limiti, perché consente di ottenere una supposizione del periodo di creazione, piuttosto che una data precisa.

“La dendrocronologia – afferma Cherubini – permette una verifica oggettiva delle attribuzioni di data effettuate sulla base della storia dell’arte e dei criteri stilistici. È una tecnica analitica distintiva, non distruttiva e scientificamente valida se correttamente applicata, ma non fornisce indicazioni esatte sul momento in cui l’opera e’ stata realizzata”.


Da cosa si capisce se uno Stradivari è autentico

Softbank ha investito 680 milioni nel Fantacalcio digitale

AGI – Softbank entra nel mondo dei ‘Non fungible token’ legati al calcio con un investimento da 680 milioni di dollari in una startup francese che crea e commercializza collezionabili digitali dei calciatori. L’azienda si chiama Sorare, è stata fondata tre anni fa e dopo questo investimento ha visto il proprio valore schizzare a 4,3 miliardi. La società, che ha sede a Parigi e ha lanciato un gioco online diventato molto popolare anche in Italia, ha annunciato l’investimento in un post sul proprio profilo Medium.

Si tratta di una via di mezzo tra il videogioco ‘Fifa Ultimate Team’ e il Fantacalcio ‘inventato’ da Riccardo Albini e lanciato nel 1998 in Italia. All’utente è data la possibilità di crearsi una propria squadra da zero, con giocatori reali. Ma, rispetto al Fantacalcio, ha una differenza sostanziale: Sorare fa creare squadre e scambiare giocatori sulla blockchain di Ehtereum, la seconda criptovaluta al mondo per capitalizzazione, ma con caratteristiche che la rendono perfetta per i contratti e le compravendite di oggetti digitali.

I giocatori delle squadre di calcio su Sorare, proprio come nel Fantacalcio, guadagnano punti in base alle loro prestazioni e consentono agli utenti di giocare tra loro partite e campionati. Gli utenti inoltre possono comprare o vendere le ‘carte da gioco digitali’ che rappresentano un giocatore. Gli scambi sono garantiti dalla blockchain di Ehtereum, così come il loro eventuale controvalore economico. 


Softbank ha investito 680 milioni nel Fantacalcio digitale

Come sono i nuovi iPhone 13

AGI – Come al solito, è i migliore iPhone di sempre. Il miglior comparto fotografico, lo schermo migliore, la batteria migliore. Come se ci fosse sulla Terra una sola azienda che ambisca a fare un nuovo prodotto peggiore del precedente e, soprattutto, a presentarlo come tale. Ma, si sa, questo è da tempo immemore lo slogan di Apple e con queste parole è stata presentata l’edizione 13 dell’iPhone. Ma anche il nuovo iPad e il nuovo Apple watch. Una bella rinfrescata alla line-up della casa, insomma, con particolare attenzione a quegli elementi che a Cupertino mancavano e che già da qualche anno sono gli atout della concorrenza: fotocamera con macro e grandangolo, schermo con il refresh a 120Hz e soprattutto una batteria che porti l’utente dalla mattin alla sera o che almeno ci provi.

Ma vediamo quali sono le novità introdotte da Apple nei suoi device di punta. 

iPhone 13

Il display è un Super Retina XDR con ProMotion e refresh rate adattivo fino a 120Hz, con un’esperienza touch che dovrebbe essere più veloce e reattiva. Il sistema fotografico monta le nuove fotocamere ultra‑grandangolo, grandangolo e teleobiettivo che sfruttano le prestazioni del chip A15 Bionic per la fotografia macro con l’ultra-grandangolo e prestazioni 2,2 volte migliori in condizioni di scarsa luminosità con il nuovo grandangolo. Le nuove funzioni di fotografia computazionale come Stili fotografici permettono di personalizzare l’aspetto delle immagini nell’app  e la modalità notte è ora inclusa su tutte le fotocamere di entrambi i modelli. Lo zoom ottico è un 3x, ovvero un’estensione dello zoom ottico totale pari a 6x per tutto il sistema di fotocamere. I video introducono la modalità cinema, per transizioni di profondità di campo, video macro, modalità Time-lapse e slow-motion, e prestazioni ancora migliori in condizioni di scarsa luminosità. La stabilizzazione ottica dell’immagine su sensore (OIS), un’esclusiva di iPhone, è disponibile su entrambi i modelli e stabilizza il sensore invece dell’obiettivo, per immagini fluide e video stabili anche quando l’utente non è perfettamente immobile. Su iPhone 13 Pro e iPhone 13 Pro Max sarà anche integrato ProRes,2 un avanzato codec video utilizzato diffusamente come formato di distribuzione finale per spot, lungometraggi e trasmissioni, per offrire una maggiore fedeltà cromatica e una compressione minore.

La connettività è 5G soprattutto sono promessi “grandi miglioramenti” per quanto riguarda la durata della batteria (un campo su cui iPhone aveva grandissimi margini di miglioramento) e una nuova capacità di archiviazione da 1TB. Saranno disponibili dal 24 settembre in quattro colori: grafite, oro, argento e azzurro sierra a 1.189 euro (versione Pro) e 1.289 (Pro Max)

Come funziona il nuovo chip

Il nuovo chip A15 Bionic con GPU 5-core è realizzato con una tecnologia a 5 nanometri, è dotato nella gamma Pro di una nuova GPU 5-core che offre le prestazioni grafiche più veloci per i giochi ad alte prestazioni e le nuove funzioni delle fotocamere. La nuova CPU 6-core con due nuovi core ad alte prestazioni e quattro nuovi core ad alta efficienza riesce a gestire in modo fluido anche le attività più impegnative. Un nuovo Neural Engine 16-core, che esegue 15.800 miliardi di operazioni al secondo, consente calcoli di machine learning ancora più veloci per nuove esperienze nelle app di terze parti, oltre a funzioni come Testo live nell’app Fotocamera in iOS 15. Inoltre, importanti aggiornamenti al processore ISP di nuova generazione offrono riduzione del rumore e mappatura dei toni.

iWatch

Apple ha annunciato il Watch Series 7, dotato di un display Retina always-on con una superficie di visualizzazione del display ampliata, angoli più smussati e arrotondati e bordo rifrangente che consente ai quadranti e alle app a tutto schermo di diventare tutt’uno con la curvatura della cassa. Anche l’interfaccia utente di Apple Watch Series 7 è ottimizzata per il display più ampio, e offre maggiore leggibilità e facilità d’uso. Nulla di nuovio sul fronte dell’autonomia: 18 ore.

È il primo Apple Watch ad avere una resistenza alla polvere di grado IP6X, e mantiene sempre una resistenza all’acqua di 50 metri. Gli strumenti per la salute includono come il cardiofrequenzimetro elettrico e l’app ECG e il sensore e l’app per l’ossimetria.

iPad

Il nuovo iPad (9a generazione) monta il chip A13 Bionic e una batteria che dura tutto il giorno. Il prezzo è a partire da 389 euro per un display Retina da 10,2″ con True Tone, una fotocamera frontale ultra-grandangolare da 12MP con Inquadratura automatica, supporto per Apple Pencil e Smart Keyboard e il doppio della capacità di archiviazione rispetto alla generazione precedente.: quella di base è di base di 64GB, fino a un massimo di 256GB.

 


Come sono i nuovi iPhone 13

Che cosa compriamo quando scegliamo uno smartphone

AGI – Ogni anno, quando pubblica una nuova edizione dello Zingarelli, Zanichelli decide quali parole nuove devono entrare dal suo vocabolario. Ma anche quali devono uscire. Si tratta perlopiù di parole di cui nessuno sentirà la mancanza, così desuete da non comparire più da decenni in alcun testo. O di oggetti e strumenti scomparsi definitivamente e da tempo dall’uso comune.

Ci sono parole che resteranno ancora a lungo per il fascino che esercitano, ma che si riferiscono a oggetti che, pur mantenendo la stessa funzione, si sono così evoluti da non poter più avere lo stesso nome. Prendiamo il grammofono. Comparsa per la pima volta nel 1908 la parola serviva a definire quello strumento che serviva ad ascoltare suoni provenienti da un disco inciso. Oggi che il vinile è tornato di moda, nessuno chiamerebbe un giradischi “grammofono”, anche se lo scopo è sempre lo stesso: la riproduzione di suoni. E quanti fra dieci o vent’anni chiameranno ancora telefono uno smartphone?

Se si guarda alle offerte delle compagnie telefoniche, salta subito agli occhi che avere traffico voce ed sms illimitati è dato quasi per scontato, mentre la vera sfida si gioca sul campo del traffico dati. In questo l’Italia fa eccezione sia in Europa che rispetto agli Stati Uniti: palate di giga vengono date via a 10 euro perché gli italiani si sono scoperti grandi appassionati di social e fruitori di streaming in un Paese in cui la copertura della banda larga su linea fissa è ancora troppo limitata.

Ma quanto parliamo ancora al telefono? Gli adolescenti – e, ahimè, non solo loro – si scambiano interminabili messaggi vocali che non ammettono il contraddittorio in tempo reale. Nessuno di loro chiama più telefonino il cellulare, sia perché è una parola relegata agli anni ’90 e sia perché non è un piccolo telefono, ma uno strumento del tutto nuovo rispetto a quello entrato prepotentemente nelle nostre vite ormai trent’anni fa.

Ma una cosa non è cambiata: oggi come allora serve per raccontare e raccontarsi. “L’utilizzo maggiore dello smartphone è ancora legato alle funzioni basilari: chiamate, messaggi e fotografia” dice Isabella Lazzini, a capo del marketing di Oppo Italia “È ancora un racconto attraverso la creazione e la fruizione di contenuto: foto e testo”.

Ma è uno scenario che sta cambiando velocemente, come dimostra la travagliata storia del green pass.  Mostrare il certificato verde – e di fatto avere accesso alla vita sociale – è più facile se si possiede uno smartphone ed è più facile ottenere il green pass se si utilizza lo Spid, l’identità digitale per ottenere la quale è praticamente essenziale avere uno smartphone. Lo stesso vale per gli acquisti, il controllo da remoto della sicurezza della casa o della climatizzazione dell’auto. Nulla che abbia a che fare con una chiacchierata al telefono.

“È un nuovo concetto quello che si sta diffondendo” dice Lindoro Ettore Patriarca, direttore marketing di vivo Italia “qualcosa che è già funzione da tempo, ma è diventata da poco una idea condivisa: quello dello smartphone come abilitatore”. Non più un device, ma una porta di accesso a funzioni di ogni genere, dall’organizzazione delle vacanze al consulto medico. Ed ecco che quelli che fino a poco tempo fa ci apparivano poco più che come gadget divertenti assumono un ruolo nuovo: la fotocamera che funziona come microscopio diventa utile per fotografare un neo e farlo vedere al medico. Ma si possono misurare l’ossimetria e abilitare – per l’appunto – tutte quelle funzioni che, come dice Lazzini, “costituiscono lo scenario futuro della telemedicina e facilitano la discussione tra medico e paziente”.

Il problema, a questo punto, è la democratizzazione della tecnologia. Mettere cioè a disposizione del pubblico – di tutto il pubblico – quegli strumenti che non solo rendono la vita più semplice oggi, ma saranno indispensabili domani. Una delle tecnologie più utili e meno discusse è l’NFC (Near Field Communication) che, per citare un solo esempio, è quella che ci permette di pagare con lo smartphone, ma domani potrebbe consentirci di entrare in azienda senza cercare il badge nella borsa o al cinema senza aprie una app per mostrare il green pass. Non in tutti i telefoni l’NFC è presente e questo è già un limite nel processo di democratizzazione delle tecnologie. Un processo che sta portando allo sviluppo esponenziale della fascia media degli smartphone, quelli che stanno tra i 350 e i 600 euro e che costituiscono “la pancia del mercato”, come la definisce Lazzini.

“Siamo in una fase in cui fare ricerca e sviluppo per un produttore di smartphone non significa solo pensare a come rendersi indipendenti dai fornitori di chip” spiega Patriarca, “ma riuscire a mettere a disposizione del cliente la tecnologia migliore al prezzo più competitivo. Da una parte abilitatore di servizi, dall’altra aggregatore di tecnologia”.

È così che si spiega, ad esempio, l’operazione nostalgia che ha portato alla nuova edizione dell’iPhone SE, ormai quasi un anno e mezzo fa. Apple doveva creare un prodotto di fascia media senza che sembrasse che stava sposando la politica di abbassamento dei prezzi cara ai produttori cinesi.

Quello della fascia media è da tempo il campo di battaglia del mercato degli smartphone. Un po’ come accade nel mondo dell’automobile: si sviluppano soluzioni per la Formula 1 per poi adottarle per le berline di famiglia. Le tecnologie da flagship (come si chiamano gli smartphone di fascia alta, quelli cioè compresi tra gli 800 e i 1.200 euro) di oggi saranno adottate nei modelli di fascia media domani (letteralmente perché spesso per il passaggio bastano sei mesi).

E se lo show – con il dispiegamento di gadget – è tutto per i flagship, è nella fascia media che si concentrano gli sforzi delle aziende, come dimostrano il debutto del Reno 6 di Oppo e la strategia di vivo, arrivata in Italia da meno di un anno. Entrambe le aziende hanno attinto a piene mani – sia in termini di mercato che di management – dalla voragine lasciata dal crollo di Huawei ed entrambe hanno imparato, come dice Patriarca, che “la credibilità si crea nella fascia media, per poi risalire”.

L’obiettivo di vivo è “offrire una performance bilanciata, essere adattabili su diverse realtà e diventare da qui a tre anni una fascia di valore” e i primi passi sono stati in effetti mossi nella giusta direzione: l’X60 Pro, presentato come smartphone ufficiale degli Europei di calcio, ha delle novità interessanti come la stabilizzazione pressoché perfetta della fotocamera, una di quelle evoluzioni che sembrano gadget trascurabili ma sono destinate ad applicazioni di là da venire. È un telefono di fascia alta disponibile a un prezzo ragionevole (anche se non da fascia media) che incarna alla perfezione l’idea con la quale nasce: essere un abilitatore. Ottimo hardware, quindi, ma software migliorabile in alcuni aspetti. Nulla che non si possa correggere e che serve comunque a creare quella famosa credibilità che serve nella fascia media.

Oppo – che pure fa capo alla stessa conglomerata Bbk cui attingono realme, OnePlus per ricerca e sviluppo – ha fatto da apripista e secondo i dati di GfK ha conquistato a luglio la quarta posizione in Europa con una crescita a tripla cifra – 235% – anno su anno e una quota di mercato al 7%. Il mercato italiano, dice Lazzini, è il fiore all’occhiello, con una quota del 13,2% che sale al 18% nella fascia medio-alta. Un risultato importante se si pensa che un anno fa era fermo al 3%. “Ancora più importante” aggiunge Lazzini, “quando ti siedi a negoziare con operatori e grande distribuzione”.

Superata la soglia psicologica del 10% del mercato, l’obiettivo è creare quell’ecosistema in cui altri la fanno già da padrone: Xiaomi su tutti. “Siamo ancora in uno stadio preliminare” ammette la manager di Oppo, “presidiamo il mondo degli indossabili, ma sicuramente da qui ai prossimi mesi la famiglia dell’Internet delle cose si allargherà”.

Intanto Oppo tira fuori dalla manica un altro asso per la ‘pancia’ del mercato: il Reno 6 Pro 5G, pensato per chi, come dice Lazzini, considera lo smartphone “oltre che un abilitatore, una estensione della propria personalità, un prolungamento di sé, l’oggetto attraverso il quale raccontarsi”.  Non a caso il punto di forza è il comparto fotografico, con l’effetto Bokeh Flare Portrait Video pensata per i giovani storyteller che usano i video-ritratti per raccontare le loro storie”. In poche parole i minivideo di TikTok e i reel di Instagram. Una profusione di intelligenza artificiale alimentata da un dataset di oltre 10 milioni di ritratti e dagli algoritmi per la correzione della luce ambientale e la stabilizzazione. Tutto per raccontare e raccontarsi. Con buona pace delle quattro chiacchiere al telefono.


Che cosa compriamo quando scegliamo uno smartphone

Gli occhiali di Facebook-Luxottica disponibili da subito in Italia 

AGI – Arrivano sul mercato gli occhiali “intelligenti” realizzati da Facebook ed EssilorLuxottica. Si chiamano “Ray-Ban Stories” e sono disponibili in tutti i negozi che vendono il marchio Ray-Ban e sul sito Ray-Ban.com. L’Italia è tra i primi sei Paesi scelti per il lancio.

“Questo prodotto è una pietra miliare che dimostra che i consumatori non devono scegliere tra tecnologia e moda: possono vivere il momento e rimanere connessi indossando il loro stile preferito di Ray-Ban”, ha dichiarato Rocco Basilico, Chief Wearables Officer di EssilorLuxottica. Il prezzo parte da da 329 euro per le montature Wayfarer e saranno disponibili da subito in 6 Paesi: oltre l’Italia, ci sono Usa, Gran Bretagna, Canada, Irlanda e Australia.

Cosa consentiranno di fare gli occhiali Facebook Ray-Ban

Ray-Ban Stories viene lanciato insieme a una app, Facebook View (iOS e Android), che consentiràdi importare, modificare e condividere i contenuti catturati sugli occhiali intelligenti con la possibilita’ di caricarli su qualsiasi social presente con un app sul proprio telefono: Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger, Twitter, TikTok, Snapchat e altre.

“Ray-Ban Stories è progettato per aiutare le persone a vivere il momento e a rimanere in contatto con le persone con cui sono e con quelle che vorrebbero essere. EssilorLuxottica è stata a dir poco stellare in questa partnership e grazie al loro impegno per l’eccellenza siamo stati in grado di offrire sia stile che sostanza in un modo che ridefinirà le aspettative degli occhiali intelligenti. Stiamo introducendo un modo completamente nuovo per le persone di rimanere connessi al mondo che li circonda e di essere veramente presenti nei momenti più importanti della vita, e di guardare bene mentre lo fanno”, ha detto Andrew Bosworth, Vice Presidente di Facebook RealityLabs. 


Gli occhiali di Facebook-Luxottica disponibili da subito in Italia 

Che cosa si può guardare con la Fire Stick Max di Amazon

AGI – Mai come in questi mesi il mondo della televisione è in fermento. Anzi bisognerebbe dire del televisore, perché a guardare i canali generalisti – che oltre a dotarsi di app piuttosto basiche per l’on-demand hanno fatto ben poco – sembra che la televisione faccia fatica ad affrancarsi dal pantano del due-camere-e-cucina cui si è condannata. Il televisore, invece, è in grande rispolvero, grazie soprattutto alla modalità smart che permette – volendo – anche di infischiarsene di tutta l’agitazione intorno al cambiamento di protocollo e dei vari bonus-tv e bonus-decoder.

Se si possiede una tv magari non nuovissima ma ancora in perfetta forma ci sono diverse soluzioni per godersi lo streaming anche se non è nata smart e le ‘chiavette’ da inserire nelle prese hdmi sono la più semplice e immediata. Tanto che i big dei contenuti come Amazon, Apple e Google si sono tuffati. a capofitto nel mercato. Proprio Amazon ha appena lanciato la sua Fire TV Stick 4K Max, che promette di essere il 40% più potente rispetto a Fire TV Stick 4K grazie anche un nuovo processore quad-core da 1.8GHz e 2GB di RAM, che consente alle app di avviarsi più velocemente, rendendo più fluida la navigazione. Offre anche  il supporto allo standard di nuova generazione Wi-Fi 6, utilizzando il chipset Mediatek MT7921LS Wi-Fi 6, per uno streaming rapido in 4K anche quando si utilizzano più dispositivi collegati tramite Wi-Fi 6.

Fire TV 4K Max supporta lo streaming 4K UHD, HDR e HDR10+, così come Dolby Vision e Dolby Atmos. È dotata del telecomando vocale Alexa di ultima generazione, per trovare facilmente il contenuto che si desidera e gestire i dispositivi per la casa intelligente. Quattro pulsanti preimpostati riconducono rapidamente alle app preferite ed è possibile controllare l’alimentazione e il volume di TV e soundbar compatibili, senza bisogno di un ulteriore telecomando.

 Alexa Home Theater permette di connettersi in modalità wireless ai dispositivi compatibili, come Echo Studio o a una coppia di speaker Echo ed è il primo dispositivo per lo streaming con Live View Picture-in-Picture, per controllare le telecamere smart senza interrompere la visione della TV e offrire una visuale del videocitofono quando qualcuno è alla porta.

Fire TV Stick 4K Max dà accesso a migliaia di app, Skill Alexa e svariati canali, oltre a migliaia di film e serie tv: Netflix, YouTube, Prime Video, Disney+, Now, DAZN, Mediaset Play Infinity e RaiPlay. Inoltre, è possibile ascoltare canzoni, playlist, stazioni radio live e podcast, grazie ad Amazon Music, Spotify e Apple Music. Per ridurre il consumo di energia, il dispositivo entra automaticamente in modalità Risparmio energetico quando non è in funzione. 

 


Che cosa si può guardare con la Fire Stick Max di Amazon