La prima flotta di camion senza guidatore (e i problemi che pone)

AGI – L’utilizzo della guida autonoma anche per il trasporto pesante non è una novità, almeno a livello sperimentale. La startup TuSimple, una testa a San Diego e l’altra a Pechino, appare però come l’unica compagnia pronta all’applicazione commerciale su larga scala di queste tecnologie. La concorrente più importante, la Waymo di Alphabet, casa madre di Google, si sta concentrando al momento su minivan che percorrono brevi tragitti. TuSimple punta invece sulle lunghe distanze.

Al momento l’azienda ha solo 40 mezzi (altri 10 verranno aggiunti entro fine anno) e la rotta più estesa che copre è Phoenix-Dallas, mille miglia. Nondimeno per TuSimple ciò è sufficiente per proclamare la propria flotta “la prima al mondo con una rete per la guida autonoma”. E “rete” è la parola chiave per comprendere perche’ TuSimple sia valutata un miliardo di dollari, abbia attratto investitori come la Berkshire Hataway di Warren Buffet e abbia già tra i suoi 22 clienti le maggiori società di logistica Usa, come Ups e Us Xpress. 

Il vero business non è la guida autonoma

Il vero vantaggio di salire per primi sul treno di TuSimple è la possibilità di influenzare, con le proprie commesse, le rotte che verranno mappate digitalmente e finiranno per costituire la base dell’intero business, una volta sviluppato. 

Il presidente di TuSimple, Cheng Lu, lo spiega cosi’ a ReCode: “Immagina se avessi potuto aver voce in capitolo, al tempo, su dove sarebbero stati costruiti i binari ferroviari e scegliere di farli porre esattamente di fronte alla porta di casa tua. Da fornitore, non ti darebbe un grosso vantaggio?.

I piani di TuSimple appaiono inoltre più concreti di quelli della concorrenza perché si appoggiano su un programma di espansione quadriennale molto preciso. Al momento attiva nel Sud Ovest, l’azienda intende coprire l’intero meridione degli Stati Uniti, da Los Angeles alla Florida, entro il 2023 per poi estendersi all’intera nazione l’anno successivo.

La forte preoccupazione del sindacato

Se l’obiettivo finale è un’intelligenza artificiale abbastanza sofisticata da gestire in autonomia una vasta gamma di sensori, telecamere e segnali lidar e radar, per il momento tutti i mezzi di TuSimple avranno a bordo un autista in carne e ossa nel caso qualcosa vada storto. Nondimeno lo storico sindacato dei camionisti, L’International Brotherhood of Teamsters, è già molto preoccupato per l’avvento di una società il cui marketing propone slogan come: “Che succederebbe se creassimo un conducente virtuale che non beve mai, non sta mai al telefono e non si stanca mai?”. Secondo il Bureau of Labor Statistics, sono a rischio quasi 500 mila dei due milioni di posti di lavoro impiegati nel comparto.

Kara Deniz, portavoce dei Teamsters, ha espresso a ReCode la preoccupazione che l’introduzione di queste tecnologie costringa i camionisti a turni piu’ lunghi e pause minori. E non è l’unico problema.

“Nessuna di queste compagnie tiene conto della realtà della guida o dimostra una comprensione dell’industria dalla prospettiva di qualcuno che fa davvero questo lavoro”, spiega ancora Deniz, portavoce dei Teamsters. Il dubbio è come si possa comportare un’intelligenza artificiale di fronte a evenienze come la necessità di rapportarsi con le forze dell’ordine, gestire problemi relativi al carico o prestare soccorso su strada alle vittime di un eventuale incidente.

Agi

La mascherina che dice com’è la qualità dell’aria

AGI – Intelligente, sicura e connessa: arriva Narvalo Urban Mask, la prima mascherina protettiva FFP3 dotata di una valvola intelligente ad espirazione facilitata, capace di interagire con l’ambiente interno ed esterno e di dialogare con lo smartphone.

Realizzata in tessuto 3D, la Narvalo Mask è traspirante, lavabile, idrorepellente e antistrappo, secondo l’azienda produttrice filtra il 99,9% degli agenti inquinanti oltre a virus, batteri, polveri ed odori, grazie allo strato in carbone attivo. È dotata di una valvola di espirazione per massimizzare il deflusso d’aria ed evitare accumuli di calore e umidità all’interno.  Un tappo “anti-Covid”, se applicato, blocca la fuoriuscita di goccioline anche durante l’espirazione.

Accanto alla mascherina, c’è la Narvalo App (disponibile per iOS e Android dal 10 luglio) che, grazie al GPS dello smartphone, è in grado di restituire un quadro molto chiaro sulla qualità dell’aria respirata durante il proprio tragitto, mostrando la differenza dell’aria che si respira con o senza la maschera. L’app è scaricabile e utilizzabile da chiunque, con l’obiettivo di fare prevenzione e sensibilizzare le persone sulla qualità dell’aria delle città in cui vivono.

Per la fine dell’anno è inoltre previsto il rilascio della versione “Active” della maschera, ancora più tecnologica poiché equipaggiata con una valvola elettronica dotata di una ventola di estrazione intelligente e di sensoristica a bordo. La maschera diventerà così un device IoT di ultima generazione che permetterà di monitorare dati come la temperatura e l’umidità in maschera nonché i pattern respiratori dell’utente, garantendo sempre più sicurezza e comfort in diversi ambiti.  

A creare la Narvalo Urban Mask è la startup omonima, spin-off del Politecnico di Milano che unisce know how e manifattura 100% Made In Italy: nata alla Scuola del Design del Politecnico di Milano, sviluppata grazie al programma Switch2Product di PoliHub, e realizzata in collaborazione con BLS, azienda italiana con sede a Cormano specializzata da oltre cinquant’anni nella produzione di dispositivi di protezione delle vie respiratorie.

“Quello di Narvalo è un progetto che racconta l’importanza della collaborazione tra imprese e università a livello di trasferimento di competenze e ricerca applicata, che mette insieme manifattura di qualità, know how e tecnologia, per realizzare un prodotto che non ha eguali”, spiega Venanzio Arquilla, Professore del Politecnico di Milano e Presidente di Narvalo. ”Siamo orgogliosi di quanto siamo riusciti a realizzare: la Narvalo Urban Mask ha anche un obiettivo sociale di sensibilizzare maggiormente le persone, soprattutto i più giovani, sul problema dell’inquinamento”.

“Ancor prima dell’emergenza sanitaria, a inizio anno abbiamo testato la maschera coinvolgendo un campione di cinquanta persone tra camminatori, runner e ciclisti, per ottenere feedback su usabilità, funzionalità ed estetica. In seguito alla pandemia, il nostro progetto ha trovato nuove motivazioni e una utilità oggettivamente riconosciuta”, aggiunge Ewoud Westerduin, co-founder e Head of Design di Narvalo.

La startup sta lavorando anche guardando con attenzione all’economia circolare: obiettivo di Narvalo è infatti avviare un ciclo virtuoso per ritirare i filtri dismessi e destinarli ad usi secondari.

Agi

La mascherina che si disinfetta da sola ed è riutilizzabile 200 volte

AGI – I ricercatori della Freie Universität di Berlino e ITA RWTH Aachen, due delle più rinomate istituzioni accademiche specializzate in virologia e industria tessile, hanno confermato l’efficacia della nuova tecnologia auto disinfettante che, una volta applicata su tessuti o superfici è capace di distruggere definitivamente il coronavirus. Questa tecnologia, sviluppata dall’azienda d’igiene svizzera Livinguard riesce a distruggere ininterrottamente i virus espirati, compreso il 99.9% del SARS-CoV-2 (il virus che causa il COVID-19).

Questi risultati scientifici coincidono con quelli ottenuti a Tucson dall’Università dell’Arizona: una similitudine particolarmente importante, soprattutto in questo momento in cui la maggior parte dei Paesi sta gradualmente uscendo dal lockdown e la popolazione ha sempre più voglia di un ritorno alla normalità.

“Tutti gli Stati si stanno mobilitando per rilanciare l’economia e in questo panorama la tecnologia giocherà un ruolo fondamentale nella protezione della salute e del benessere. Le nostre mascherine forniscono una protezione che risponde alle odierne necessità” ha affermato Sanjeev Swamy, Fondatore e CEO di Livinguard. “Quello che ci rende particolarmente contenti è che questa tecnologia risulti essere efficace per la protezione della popolazione nello svolgimento delle attività quotidiane: dall’areo ai mezzi pubblici. Ci auguriamo così di poter aiutare i diversi paesi e le autorità, accelerando e facilitando la riapertura, sempre garantendo la massima sicurezza per tutta la popolazione”. 

“Le nostre ricerche provano che i tessuti con cui sono composte queste mascherine possono rendere inattivi i virus espirati risultando in questo modo ancora più sicure anche da maneggiare” afferma Uwe Rösler dell’Istituto d’igiene animale e ambientale. “Inoltre, questi innovativi tessuti potrebbero contribuire a ridurre molte problematiche igienico-sanitarie anche al di fuori degli ambiti medici e specifici del COVID-19”.

Oltre alle mascherine, la tecnologia d’igienizzazione costante Livinguard può essere applicata su qualsiasi tessuto e su numerose altre superfici, premettendone l’utilizzo in innumerevoli settori: da quello medico-sanitario, a quello dell’igiene personale, ai filtri d’aria per gli impianti e molto altro.

“Basta immaginare ai grandi vantaggi che le compagnie aeree possono trarre dalla nostra tecnologia applicandola a tutto l’ambiente interno: dai sedili ai tavolini pieghevoli assicurando così che virus e batteri possano essere eliminati e se ne prevenga il diffondersi.” afferma Sanjeev Swamy. “Questo non solo potrà portare dei benefici per la sanità pubblica ma anche una notevole efficienza in pulizia e disinfezione per tutte le aziende”.

Come funziona la tecnologia Livinguard

Il principio alla base della Livinguard technology è quello di applicare una carica positiva a livello molecolare sulle superfici dei tessuti. Quando i microbi entrano in contatto con queste cariche positive, le cellule microbiche, che hanno carica negativa, vengono eliminate, portando così alla distruzione permanente dei microorganismi. A differenza di alternative a base metallica come l’argento, lo zinco o il rame che possono essere dannose per l’ambiente e che, se applicate sulle mascherine, possono avere delle implicazioni sulla salute, la tecnologia Livinguard è risultata sicura sia per la pelle che per i polmoni.

Inoltre, la tecnologia Livinguard ha un’efficacia distruttiva continua e permette di riutilizzare le maschere per più di 210 volte, senza compromessi in sicurezza ed efficienza

Agi

OnePlus cambia strategia e sforna Nord, uno smartphone economico

AGI – La svolta, per un marchio come OnePlus, non è da poco: abbandonare la totale dedizione ai cosiddetti ‘flagship killer’ per includere nella propria offerta anche telefoni economici. Un po’ un ritorno alle origini, perché il marchio cinese era nato con l’idea di mettere a disposizione il meglio dell tecnologia disponibile a un prezzo competitivo rispetto ai marchi più blasonati. Come? Azzerando i costi di distribuzione nelle grandi catene, innanzitutto, e coinvolgendo a una community di entusiasti smanettoni nelle fasi di miglioramento del prodotto.  

Il gioco, però – in una realtà complessa e affollata come quella degli smartphone di fascia alta, dove a fare concorrenza agli OnePlus ci si sono messi pure gli altri marchi della famiglia Bbk come Oppo e realme – non poteva durare a lungo e così OnePlus ha dovuto rivedere le proprie stategie e ampliare il portfolio smartphone con una nuova linea di prodotti: OnePlus Nord. Un modo per rispondere anche al feedback della community di utenti, che ha espresso un forte desiderio per uno smartphone più accessibile che incorpori gli elevati standard di prodotto e di esperienza utente tipica dei flagship.

Pete Lau, fondatore e CEO di OnePlus, non parla di crisi del mercato né di vendite sotto le aspettative degli ultimi modelli, quanto piuttosto di “un nuovo entusiasmante capitolo”. “Si tratta anche di sfidare noi stessi e di andare oltre la nostra zona di comfort. Siamo immensamente orgogliosi dei nostri flagship e continueremo a crearne per i nostri utenti. Ora siamo entusiasti di condividere l’esperienza OnePlus con un numero ancora maggiore di utenti in tutto il mondo attraverso questa nuova linea di prodotti” dice. 

Il primo dispositivo della linea OnePlus Nord sarà disponibile in Europa e in India. Un numero selezionato di utenti in Nord America avrà la possibilità di sperimentare il nuovo dispositivo attraverso un programma beta molto limitato dopo il lancio

Disponibilità e prezzi saranno resi not in seguito, al culmine di una campagna molto intensa – anche questa ricorda i primi passi dell’azienda – condotta sull’account Instagram ufficiale di OnePlus Nord (@oneplus.nord).

Agi

Google, i dati saranno eliminati in automatico (ma non per tutti)

AGI – Dicembre 2018: Sundar Pichai si presenta davanti al Congresso, che (in modo non sempre competente) interroga il ceo di Google su privacy e censura.Pichai se la cava bene (salvo qualche balbettio sul progetto Dragonfly, il motore di ricerca a misura di Cina). Ma da quella tornata di audizioni, ha riservato maggiore attenzione alle impostazioni sulla privacy, rinnovandole a folate. Adesso ne è arrivata un’altra. Mountain View rende per la prima volta automatica la cancellazione dei dati, semplifica la navigazione in incognito e inserisce il controllo dell’account direttamente tra i risultati di ricerca (con l’obiettivo di renderlo più accessibile). Ecco quali sono le novità, annunciata dal ceo in un lungo post.

L’eliminazione programmata

Lo scorso anno, Google ha introdotto la possibilità di impostare l’eliminazione programmata di dati come la cronologia delle posizioni o le ricerche. Opzioni disponibili: 3 o 18 mesi. L’utente però doveva prendersi la briga di entrare nella gestione attività e spuntare manualmente la propria scelta. Adesso questa stessa funzione diventa predefinita. Quando si attiverà per la prima volta la Cronologia della posizioni (che di default è disattivata) l’eliminazione viene fissata a 18 mesi. Lo stesso vale per le Attività web e app (cioè le informazioni raccolte da posizione, ricerche, navigazione). Per YouTube, invece, i tempi si allungano: 36 mesi di base (che con un intervento manuale possono diventare 3 o 18). 

Attenzione: queste novità valgono solo per i nuovi account o per chi non avesse mai attivato la Cronologia delle posizioni (quindi comunque account molto recenti). In tutti gli altri casi non ci sarà alcun cambiamento e, a meno di un intervento dell’utente, i dati continueranno a essere nelle mani di Google fin quando vorrà Google. La società, però, invierà notifiche e mail per ricordare che è possibile impostare la cancellazione automatica. Mountain View lo dice da tempo e lo ripete: “Le vostre informazioni dovrebbero essere conservate in un prodotto solo per il tempo necessario a renderlo utile per voi”. Ma quanto tempo serva perché sia “utile per noi” lo decide ancora – in buona parte – Google.

Il controllo della privacy nel motore di ricerca

L’altro mantra di Google è “a voi il controllo”. Non è un controllo integrale, certo. Ma negli ultimi mesi la società ha reso gli strumenti per la gestione della privacy più accessibili. Niente più caccia al tesoro per trovare la sezione giusta: l’area riservata alla gestione dell’account è stata resa più essenziale e pulita, ma non sempre risulta facilmente rintracciabile per chi non ha idea di dove mettere le mani. Cosa si fa quando si vuole ottenere un’informazione? La si cerca su Google. Ecco, appunto: Pichai porta il controllo dell’account direttamente sul motore di ricerca. Quando si cercheranno chiavi come “Account Google” o risposte alla domanda “Il mio Account Google è sicuro?”, comparirà un riquadro che contiene le impostazioni di privacy e sicurezza.

Navigazione in incognito più intuitiva

Viene semplificata la navigazione in incognito. Adesso è necessario cliccare sui tre puntini che compaiono accanto alla barra degli indirizzi, far aprire una tendina e scegliere “nuova scheda in incognito” per navigare e fare ricerche in (relativa) ombra. Già adesso sull’app di Google per iOS e “a breve su Android e altre app”, basterà una pressione prolungata sull’immagine profilo per attivare la modalità incognito. Prossimamente, dovrebbe essere possibile mantenerla saltando da un’applicazione all’altra di Google (ad esempio da Maps a Youtube). Ma a questo la società sta ancora lavorando. Risponde all’esigenza di semplificare anche la modifica della sezione Controllo privacy. Avrà “raccomandazioni proattive, inclusa una serie di consigli per guidarvi attraverso le impostazioni”.

Controllo password con meno click

La sezione Controllo sicurezza è stata lanciata cinque anni fa. È uno strumento che, in modo immediato, permette di visualizzare eventuali rischi legati a visite indesiderate: indica infatti quali dispositivi hanno accesso all’account, quali sono le app di terze parti autorizzate, se è prevista una mail di ripristino. “Nelle prossime settimane”, scrive Pichai, il Controllo password (lo strumento che controlla quali sono quelle salvate nell’account e se sono state compromesse) diventerà “parte integrante del Controllo sicurezza”. Già oggi le due sezioni sono collegate. Ma con l’integrazione si risparmiano un paio di click e si offre una visibilità più immediata di eventuali rischi.  

Agi

I portatili Samsung tornano in Italia

Samsung torna nel mercato italiano dei personal computer con tre portatili di fascia alta: Galaxy Book S con tecnologia Intel, Galaxy Book Flex e Galaxy Book Ion. L’arrivo sul sito samsung.com e presso i negozi, online e offline, delle principali insegne di elettronica di consumo è fissato al 30 giugno 2020. con prezzi che vanno dai 1.229 euro di Galaxy Book S  ai 1.429 di Galaxy Book Ion e ai 1.699 di Galaxy Book Flex.

Galaxy Book S

Galaxy Book S punta al risparmio emergetico: il processore Intel Core di nuova generazione con Intel Hybrid Technology offre piena compatibilità con le applicazioni Windows 10, bilancia i processi ad alte prestazioni durante l’utilizzo e riduce il consumo della batteria quando non è in uso. La batteria che può durare fino a 17 ore e offre fino a 512 GB di spazio di archiviazione e pesa 950 grammi. Lo spessore massimo è di 11,8 mm grazie al design senza ventole e a conchiglia che permette di avere un’ottima stabilità sia con il dispositivo aperto sulla scrivania che tenendolo sulle gambe. Per chi preferisce stare all’aria aperta durante il lavoro, la modalità Outdoor di Galaxy Book S consente di aumentare istantaneamente la luminosità a 600 nit semplicemente premendo due tasti. Lo schermo luminoso supporta anche le interazioni touch.

Grazie alla partnership con Microsoft, inoltre, è possibile utilizzare il proprio dispositivo Android preferito sul PC Windows. La funzionalità Collegamento Windows di Microsoft permette di sincronizzare il dispositivo mobile per ricevere notifiche e messaggi, copiare e incollare contenuti e trasferire foto da un dispositivo all’altro.

Galaxy Book Flex e Galaxy Book Ion

Galaxy Book Flex e Galaxy Book Ion sono dotati del primo display QLED al mondo su un computer portatile. Entrambi offrono la funzionalità Wireless Power Share di Samsung che consente anche di ricaricare smartphone, gli auricolari wireless Galaxy Buds o dispositivi indossabili compatibili con lo standard Qi attraverso il touchpad del laptop. Sono dotati di processori Intel Core di decima generazione.

Galaxy Book Ion ha una struttura a conchiglia ultraleggera in magnesio ed è spesso 12,9 mm per un peso di meno di un chilogrammo. Galaxy Book Flex è progettato per gestire attività più impegnative, dalla scrittura di righe di codice alla realizzazione di creazioni artistiche. La cerniera a 360 gradi di Galaxy Book Flex consente di utilizzare il dispositivo sia come tablet che come PC.

Agi

Ecco Honor 9A, senza i servizi di Google, ma con una super batteria

Honor non molla il mercato italiano ed europeo e presenta il nuovo smartphone 9A, che sarà in vendita a partire da giugno. Orfana – come la compagnia madre Huwei – dei servizi Google, l’azienda puto sutto sulle performance, soprattuytto per quanto riguarda la batteria. Il 9A ne monta una da 5000mAh, nelle intenzioni del produttore sufficienti da nadare avanti per giorni senza ricvariche troppo frequenti. Per il resto la dotazione è quella standard degli entry level: fino a 64GB di memoria espandibile anche se il set fotografico è composto da una tripla fotocamera. Il prezzo è  competititivo: 150 euro che diventanio 130 se lo si acquista sul sito HiHonor.

Sulla carta la batteria garantisce fino a 33 ore di chiamate 4G e fino a 35 ore di riproduzione video e può facilmente essere utilizzato come caricabatterie per altri telefoni grazie alla comoda modalità ricarica inversa. Pensato per un pubblioco giovane, il 9A dedica particolare attenzione al comparto audiom, con il sistema Smart PA con uscita vocale fino a 88dB, Huawei Histen 6.0 e Party Mode.

Anche se monta Android 10, Honor 9A, come si è detto, è privo di Play Store  e monta di Huawei App Gallery, che offre un ecosistema di applicazioni e servizi configurati per i device della casa cinese

Agi

Ecco la Playstation 5 di Sony. Anche senza lettore ottico

Il giorno di PlayStation 5 è arrivato. Con un evento in diretta streaming, posticipato di una settimana come segno di solidarietà alle proteste negli Stati Uniti, Sony ha presentato la sua nuova console che arriverà sul mercato il prossimo novembre, mostrando molte delle novità che caratterizzeranno la piattaforma e tanti videogiochi in lavorazione.

Per la prima volta è stata mostrata la forma della console, caratterizzate da linee dal design sinuoso e futuristico con colori bianco e nero e luci blu. Interessante e inatteso l’annuncio di due versioni hardware già al lancio: una con lettore ottico, che quindi potrà utilizzare giochi in blu-ray e una solo digital che potrà utilizzare i videogiochi scaricati dallo store online. Una scelta nuova per Sony ma già provata anche dalla rivale Microsoft. Non è stato comunicato il prezzo che la console avrà al lancio

La presentazione è stata però in gran parte dedicata ai videogiochi in arrivo o in lavorazione per Ps5, con tanti titoli fino a ora inediti e con la presenza di filmati di gameplay che hanno mostrato le potenzialità tecniche della console e il salto di qualità in termini di grafica e velocità di caricamento rispetto all’attuale generazione videoludica.

I videogiochi più attesi a fare la loro comparsa nella presentazione e su cui Sony punta per vincere la prossima “guerra” videoludica sono stati “Spider Man Miles Morales”, seguito dell’apprezzatissimo best seller Spider Man per Ps4, il ritorno delle corse di “Gran Turismo 7”, brand storico di PlayStation e capace di mostrare le potenzialità grafiche della nuova macchina, e il ritorno della coppia Ratchet e Clank, protagonisti di una dellle saghe di platform più note dell’ecosistema PlayStation. L’ultimo gioco ad essere stato mostrato, e quindi il più importante nei piani della casa giapponese, è stato invece “Horizon 2 Forbidden West”, anche questo seguito di uno dei videogiochi più apprezzati su Ps4.

Tanti però sono stati i titoli mostrati durante la presentazione, durata circa un’ora e quindici minuti: il remake di “Grand Theft Auto 5”; il remake di “Demon’s Solus”; un primo trailer di “Resident Evil 8”; il gioco fantasy di Square Enix “Project Atia”, lo sparatutto in terza persona “Returnal”; il ritorno del protagonista di Little Big Planet con il platform multiplayer “Sackboy, a big adventure”; il battle royale automobilistico “Destruction allstar”; l’avventura in terza persona “Kena , bridge of spirit”; il gioco dallo stile orientale con tematiche teen “Goodbye volcano high”; il nuovo capitolo della saga “Oddworld Soulstorm”; l’inquietante horror orientale in prima persona “Ghostwire: Tokyo”; l’action in terza persona “Godfall”; “Solar Ash”; la nuova stagione di “Hitman”; “Astro’s Playroom”; l’avventura in terza persona dallo stile cartoon “Little devil inside”, il basket di “Nba 2k21”, “Bugsnax”; lo sparatutto in prima persona “Deathloop” e “Pragmata”.

Agi

In quali Paesi è già in funzione la rete 5G?

Alla fine di maggio, 81 operatori in 42 Paesi hanno lanciato servizi commerciali 5G. Cioè aperti al pubblico, concreti, oltre le sperimentazioni. A marzo 2019 erano meno di dieci. La grande accelerazione è arrivata tra aprile e settembre dello scorso anno: in sei mesi le offerte 5G si sono quintuplicate. Si è poi andati avanti al ritmo costante di circa dieci lanci commerciali ogni trimestre.

Nel corso della pandemia nessuna frenata. Anzi: gli operatori che hanno esordito sul mercato sono stati 11 solo tra aprile e maggio. C’è quindi un altro mese per arrotondare il conto del trimestre. I dati della Gsa, l’associazione che rappresenta le compagnie dell’ecosistema mobile, raccontano quanto e dove il 5G è già disponibile.

Gli 81 operatori che hanno già puntato su offerte commerciali sono peraltro solo una piccola parte di quelli che hanno investito nelle nuove reti: 386 in 97 Paesi. Praticamente raddoppiati nell’arco di un anno e mezzo.

La geografia del 5G

In Italia sono già disponibili offerte di Tim e Vodafone. Il grande assente, per ora, è la Francia. Tra i Paesi più ricchi e industrializzati del mondo, è l’unico a non avere ancora la disponibilità di offerte 5G.

In Europa mancano anche, tra gl altri, Portogallo e Svezia. Caso curioso quest’ultimo, visto che è il Paese dove ha sede uno dei grandi fornitori mondiali della tecnologia: Ericsson. Negli Stati in cui il 5G è già accessibile, la priorità è andata alle reti mobili. È invece molto più limitata la geografia della tecnologia Fwa, cioè quella ibrida che punta a sfruttare determinate frequenze per portare la banda larga fissa dove i cavi non possono arrivare (o non è conveniente che arrivino). Sono ancora pochi gli operatori che hanno lanciato un servizio Fwa 5G: 39 in 24 Paesi. Tra i quali Cina, Stati Uniti, Germania, Australia, Sud Africa, Regno Unito, Finlandia. Rispetto al 5G mobile, sono molti meno anche i Paesi nei quali gli operatori stanno investendo sul Fixed Wireless Access. L’Italia c’è, insieme a Canada, Russia, Brasile e pochi altri.

I fornitori: Europa contro Cina 

Il proliferare delle offerte si lega allo sviluppo delle reti, che fa capo a pochi grandi compagnie. Non sempre si tratta di contratti esclusivi, come ad esempio nel caso di China Mobile, che ha firmato con Huawei, Zte ed Ericsson. O di Vodafone, che in Italia si appoggia a Huawei e Nokia.

La società di Shenzhen e quella svedese si contendono la leadership globale a colpi di contratti. Se Zte dichiara di averne siglati più di 40 e Nokia circa 70, Huawei ha superato quota 90 ed Ericsson ne ha firmati 93, 40 dei quali si sono già trasformati in reti “live” in 22 Paesi. Il gruppo svedese collabora quindi con metà degli operatori che hanno lanciato offerte commerciali in tutto il mondo. Una proporzione che si conferma sia a livello europeo (sono 17 su 32) che in Italia (uno su due, con Tim).

La concorrenza tra Ericsson e Huawei

Quando interpellato sui sospetti nei confronti di Huawei e dei possibili ripercussioni (positive) su Ericsson, il ceo Börje Ekholm ha svicolato: “Non ci occupiamo di geopolitica”. Anche in assenza di un bando, però, qualche effetto c’è già stato. Lightreading.com ha contato (tra ufficiali e “probabili”) dieci casi in cui un operatore ha cambiato fornitore (nella “Ran” – Radio access network – o nel network core). In nove occasioni Ericsson ha sfilato il contratto alla concorrenza: due volte, entrambe nel 2017, a Nokia; ben sette volte a Huawei (quattro solo nel 2020).

La società svedese ha soffiato a quella cinese la fornitura Ran di Telefónica (Argentina), TDC (Danimarca), Telia (Norvegia), Telus e Bce (Canada) e quella core di BT (Regno Unito) e Telefónica (Germania). C’è invece un solo caso in cui Huawei ha conquistato un contratto che apparteneva a Ericsson: la Ran dell’olandese KPN. Il traffico sull’asse Svezia-Cina è quasi a senso unico.

La carica degli smartphone

La disponibilità di offerte commerciali e quella di hardware 5G si spingono a vicenda. A maggio, per la prima volta, i dispositivi hanno superato quota cento. Secondo il 5G Device Ecosystem Report di Gsa, sono 112, più che raddoppiati da inizio anno, con 17 nuovi arrivati nel solo mese di maggio. Gli smartphone sono la maggioranza: secondo il rapporto ce ne sono 77 in commercio. La crescita promette di accelerare nei prossimi mesi: sono infatti 296 i dispositivi 5G già annunciati.

 

Agi

È iniziata la sperimentazione di Immuni. Salvini, “io non la scarico”

AGI – La app Immuni per la tracciabilità dei contatti Covid positivi, è da oggi in sperimentazione in 4 regioni (Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia). Matteo Salvini ha confermato che non la scaricherà: “Gli italiani chiedono garanzia totale sulla protezione e la tutela della riservatezza dei loro dati: quindi, fino a che non ci sarà questa garanzia totale io non scarico assolutamente nulla”, ha detto. 

Più di due milioni di italiani, però, l’hanno già scaricata, come ha confermato il ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, Paola Pisano.

Perché, dice Pisano, bisogna scaricarla

“L’app serve per notificare ai cittadini che sono stati esposti ad un rischio di contagio da Coronavirus, è stata sviluppata nel massimo rispetto della privacy, garantisce l’anonimato, è gratuita e non prevede la geolocalizzazione. Consiglio di scaricarla: è utile in questo momento di ripresa delle attività per muoversi in sicurezza, tutelare noi stessi e impedire la nascita di nuovi focolai”.

Leggi anche: Perché la polemica sulla prtivacy è senza senso

SI tratta insomma, ha spiegato, di uno “strumento digitale importante per proteggere noi stessi e le persone che ci sono care. Un aiuto per muoversi con più sicurezza in questo momento di ripresa, riducendo possibili nuovi focolai sul territorio”.

Risolti i problemi con Honor e Huawei

Ed è nuovamente disponibile su tutti gli smartphone Huawei sul Google Play Store. A confermarlo l’azienda cinese: Immuni funziona e può essere scaricata sul Huawei P20, P20 Pro e sul Huawei P30 e P30 Pro e su tutti gli altri smartphone del colosso cinese e su quelli del brand collegato Honor, che poggiano sulla piattaforma di Mountain View.

Dal giorno del debutto di Immuni sulla piattaforma di Google molti utenti avevano iniziato a segnalare nelle recensioni dell’app sul Google Play Store alcuni problemi di funzionamento con diversi dispositivi Huawei (e Honor)

Appena l’app veniva messa in background, la funzione delle “notifiche di esposizione al COVID-19” veniva disattivata. Per questo motivo Bending Spoons, Google e Huawei si erano messi a lavoro e per risolvere il problema. Il problema di compatibilità tra l’app Immuni e gli smartphone Huawei era causato dalla funzione “Risparmio energetico“.

I dispositivi dell’azienda cinese  hanno una funzione che tende a disattivare automaticamente tutte le app presenti in background in modo da aumentare la durata della batteria. Questo portava lo smartphone a “spegnere” il Bluetooth e conseguentemente anche l’app Immuni e il sistema di notifiche di esposizione al Covid-19. La risoluzione del problema era iniziata venerdì scorso, quando Immuni era tornata scaricabile su alcuni modelli di smartphone Huawei.

La app Immuni – il funzionamento a pieno regime su scala nazionale è previsto per il 15 giugno – “è stata scaricata da 2 milioni di italiani”, ha detto nei giorni scorsi il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri che lo ha definito uno strumento “molto utile”. 

L’ok del Garante della privacy

Ma a dare il via libera oggi all’applicazione di fatto è stato il parere positivo del Garante della privacy, giunto nel primo pomeriggio. Sulla base della valutazione d’impatto trasmessa dal ministero, l’autorità presieduta da Antonello Soro ha ritenuto che “il trattamento di dati personali effettuato nell’ambito del Sistema può essere considerato proporzionato, essendo state previste misure volte a garantire in misura sufficiente il rispetto dei diritti e le libertà degli interessati, che attenuano i rischi che potrebbero derivare da trattamento”.

Il lancio del sito Immuni.Italia.it

Ottenuto l’ok, è stato lanciato il sito Immuni.Italia.it, portale ufficiale dell’applicazione. A stretto giro l’app è comparsa sugli store di Apple e Google, che coprono circa il 99% degli smartphone in Italia, ma disponibile in un primo momento solo tramite download diretto dal sito ufficiale

. In una nota il ministero dell’innovazione ha precisato l’obiettivo principale dell’app: “Dotarsi da adesso dell’app permetterà di risalire ai contatti che possono aver esposto una persona al rischio di contagio. I servizi sanitari regionali potranno gradualmente attivare gli avvisi dell’app. A cominciare saranno da lunedi’ 8 giugno le Regioni Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia”.

Ma nella nota si precisa anche che l’applicazione “non è direttamente scaricabile via email o tramite Sms”, un richiamo all’altra notizia di giornata: la diffusione di una falsa email, un sito clonato e un file malevolo che, giocando sull’attesa per l’App Immuni, ha diffuso in Italia un ransomware, un virus che ‘prende in ostaggiò pc o smartphone e poi chiede un riscatto.

Come funziona l’app Immuni

Immuni rispetta i principi e le caratteristiche emerse finora: non utilizza dati personali; non traccerà gli spostamenti, ma solo i contatti tra smartphone (scambiandosi dei codici); non sarà obbligatorio scaricarla, né usarla; i dati raccolti potranno essere condivisi solo previa autorizzazione del possessore dello smartphone; tutti i dati raccolti e condivisi con il server centrale (gestito da Sogei), dovranno essere cancellati entro dicembre 2020.

Il progetto, spiega il dicastero guidato da Paola Pisano, nasce dalla collaborazione tra presidenza del Consiglio dei ministri, ministro della Salute, ministro per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, Regioni, Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 e le società pubbliche Sogei e PagoPa. “Base di lavoro per la realizzazione dell’app”, ricordano, è “il codice messo gratuitamente a disposizione dello Stato da parte della società Bending Spoons. Il sistema è stato sviluppato anche grazie a un’approfondita interlocuzione con il Garante per la protezione dei dati personali e riservando massima attenzione alla privacy”.

Sulla privacy, nodo centrale dell’app, si precisa che “Immuni è stata progettata e sviluppata ponendo grande attenzione alla tutela della privacy. I dati, raccolti e gestiti dal Ministero della Salute e da soggetti pubblici, sono salvati su server che si trovano in Italia. I dati e le connessioni dell’app con il server sono protetti”. Oltre a Apple e Google, il ministero fa sapere che si sta lavorando per “permettere di scaricare Immuni anche da AppGallery al piu’ presto”. Questo consentirà l’utilizzo anche per gli utenti di smartphone Huawei, il colosso cinese della tecnologia”. 

@arcangeloroc

Agi

Satispay è scaricabile dalla app gallery di Huawei

Su AppGallery di Huawei arriva Satispay, l’applicazione per i pagamenti digitali e la gestione quotidiana delle finanze. Si va ad aggiungere alle altre app bancarie come Relax Banking Mobile, myCartaBCC, Bancaperta già disponibili per HMS, il sistema di servizi che sostituisce i Google Mobile Service sui device sottoposti al bando della Casa Bianca e li affianca in quelli su cui è permesso il funzionamento delle app di Google, tra cui il P30 Pro 2020, nuova edizione – con nessuna novità sostanziale – del best seller della casa cinese. 

Huawei, che nello sviluppo di app per la sua gallery ha investito tre miliardi di dollari, tra cui 10 milioni in Italia, continua a lavorare per rendere disponibili sui suoi smartphone e talblet le app più cercate, ma soprattutto utili per la vita mobile.

Ad oggi, oltre 60.000 app sono già integrate con HMS Core, molte delle quelli però, destinate al mercato cinese. Gli utenti mensili attivi, dichiara l’azienda, sono 420 milioni, di cui 26 milioni in Europa. Tutte le app disponibili su AppGallery, assicura, sono verificate e hanno superato quattro livelli di sicurezza prima di essere pubblicate sulla piattaforma “a dimostrazione della volontà di Huawei di voler costruire una piattaforma aperta, al contempo sicura e innovativa, che mira a proteggere rigorosamente la privacy e la sicurezza dei propri utenti offrendo un’esperienza unica e intelligente”.

Che cosa è Satispay

Satispay, con i suoi 1,1 milione di utenti, rendendo possibile il passaggio di denaro tra amici, il pagamento in esercizi commerciali fisici e online e, in generale, la gestione del denaro e le incombenze quotidiane che richiedono un trasferimento di denaro. Da oggi è attiva, ad esempio, sulla serie P40, su Mate Xs, su Mate 30 e sugli ultimi Y5P e Y6P. 

Satispay è un network di pagamento che funziona con un’applicazione Mobile: consente di effettuare pagamenti con lo smartphone con addebito diretto sul conto corrente, pratica per i pagamenti di tutti i giorni, come gli scambi di denaro tra amici e parenti o il pagamento di un caffè al bar.

Per utliizzare il servizio si scarica l’app sul proprio smartphone, ci si registra, inserendo i dati identificativi e l’IBAN del proprio conto corrente. Una volta iscritti e impostata la somma prepagata di cui si desidera disporre su Satispay, è possibile scambiare denaro con i contatti della propria rubrica telefonica e pagare presso esercenti fisici e online convenzionati.

 

Agi

Il decollo di SpaceX rispolvera la Silicon Valley (e Musk)

AGI – Un gigantesco balzo per SpaceX, un piccolo passo per la Silicon Valley (e dintorni). Anche se l’azienda ha sede a Sud di Los Angeles, pochi incarnano lo spirito della valle come Elon Musk. Il decollo del Falcon 9 assicura un dividendo di popolarità di cui avevano bisogno sia il ceo che le società della West Coast.

L’epica della Silicon Valley, quella dei garage e dei ragazzini diventati miliardari, quella delle regole e dei mercati rivoluzionati dall’innovazione tecnologica, si è ammaccata negli ultimi anni. Musk non è mai rimasto impelagato in scandali sulla privacy o nelle accuse di monopolio. Eppure anche la sua immagine si era appannata. Lui ci ha messo (tanto) del suo: i tweet poco ortodossi, le burle social, la deriva complottista sul Covid-19 e la spinta per riaprire subito l’impianto produttivo della casa (con minaccia di mollare la California).

Questione di reputazione

Secondo la classifica 2019 di Glassdoor dei ceo di società americane più apprezzati dai propri dipendenti, Musk è fuori dalla top 100. Non vuol dire che sia odiato, visto che per entrare in graduatoria serve un apprezzamento oltre il 90%. Ma colpisce comunque il fatto che il padre del primo volo spaziale privato con equipaggio fosse ottavo nel 2017, proprio per il suo ruolo in SpaceX. Nel 2018 era già 49esimo. I dati di Glassdoor sono ballerini perché si giocano sul filo dei giudizi, raccolti con indicazioni volontarie (non sono quindi un campione accurato).

ùMa dietro la discesa di Musk c’è qualcosa di più: c’è una tendenza. Nel 2016, cinque degli otto ceo più apprezzati guidavano società tecnologiche: Facebook, LinkedIn, Salesforce, Google, Apple. Nel 2019 ne erano rimasti due: Jeff Weiner di LinkedIn (una costante) e Satya Nadella di Microsoft (l’antidivo dei ceo tecnologici).

È il segnale dei guai attraversati dai gruppi (Apple con le vendite di iPhone in difficoltà, Facebook alle prese con Cambridge Analytica, Google accusata di concorrenza sleale) ma anche di un modello che sembrava perdere colpi, quello dell’uomo solo al comando: accentratore (Musk ha dovutoseparare le cariche di ceo e presidente di Tesla in obbedienza a un provvedimento della Sec), poco incline a sopportare le critiche, discusso. Basti citare, oltre a Zuckerberg, Travis Kalanick di Uber e Adam Neumann di WeWork.

Perché Musk incarna la Silicon Valley

Se Kalanick e Neumann sono caduti in modo fragoroso e Zuckerberg ha assunto un profilo più accomodante, Musk ha scelto di percorrere la solita strada, sia comunicativa che commerciale: ha rilanciato, anche a costo di spararla grossa. Nella sua carriera, quasi mai ha rispettato le scadenze indicate. Ma ha comunque raggiunto traguardi fino a quel momento bollati come impossibili.

E ognuno di essi, spesso ottenuto in extremis, si è tradotto in un’apertura di credito tale da perdonargli altri cronoprogrammi disinvolti e sbruffonate alla Marchese del Grillo. La sua carriera e il suo atteggiamento sono il parossismo di alcuni motti tipici della Silicon Valley. Come quel “Move fast and break things” (“Muoviti veloce e rompi”) creato da Facebook. O come “Fake it till you make it” (“Fingi fin quando non realizzi”).

Da Cape Canaveral a San Francisco

Il perché ci sia tanta Silicon Valley in quel decollo da Cape Canaveral lo ha sintetizza Keith Cowing, ex dipendente dell’agenzia spaziale americana e oggi giornalista di Nasa Watch: “SpaceX ha avuto il lusso di raccogliere le migliori lezioni apprese dalla Nasa, aggiungendo quelle del settore privato e mescolando i moderni concetti di miglioramento continuo presi dalla Silicon Valley”.

Ecco perché, nonostante SpaceX abbia sede a Howthorn, la luce del Falcon 9 potrebbe riflettersi anche dalle parti di San Francisco. Le società tecnologiche sono sempre più capaci di muovere i bilanci ma sempre meno l’animo di chi le ascolta. Persino gli ululati nelle presentazioni dei nuovi prodotti sono diventati più stanchi.

Musk ha mantenuto intatta un po’ di quella mistica da lupetto nero, portandola con sé in macchina e in orbita. Serve anche quella. Come ha notato Alex Lazarow su FastCompany, “la Silicon Valley ha un’incredibile capacità di innovazione”, ma deve “puntare su nuovi settori” che fino a ora ha solo sfiorato.

Ad esempio, “solo il 18% degli unicorni statunitensi si occupa di salute, istruzione, inclusione finanziaria o agricoltura”. Se non si rinnova, c’è il rischio di fare la fine di Detroit, patria decaduta dell’automobile. Chissà se la trasformazione passerà anche dallo spazio.

Agi

La mascherina made in Italy che salva posti di lavoro

Ayra si presenta come una mascherina personalizzabile, sostenibile e totalmente made in Italy. È composta da elementi separati e intercambiabili e nasce su iniziativa di Paolo Colombo, architetto lombardo che ha convertito parte del proprio business aziendale.

Arya è costituita interamente di A-PET e può essere sanificata in pochi minuti e riutilizzata semplicemente cambiando il filtro. I due gusci che la compongono sono realizzati in materiali completamente riciclabili e anche il laccio può essere lavato a parte. Un vantaggio economico e ambientale rispetto alle mascherine usa e getta, che invece richiedono una particolare attenzione nell’utilizzo prima e dopo averle indossate.

Tutti gli elementi che compongono Arya sono realizzati con materiali di qualità che, fatta eccezione per il filtro che può essere facilmente eliminato tramite il canale idoneo di smaltimento, possono essere riutilizzati.

“L’idea mi è venuta osservando il disagio della mia famiglia nell’indossare le mascherine tradizionali” dice Colombo, “il classico caso degli occhiali che si appannano credo sia un esempio di situazione scomoda che molti di noi abbiamo vissuto, come anche dover lottare con i più piccoli per fargli indossare la mascherina”

Come funziona Arya

Il sistema di filtraggio, abbinato agli elementi del guscio facilmente componibili, lavabili e sterilizzabili, la rende un’alternativa alle mascherine usa e getta, con l’ulteriore vantaggio della sostenibilità ambientale. Non occorre gettare e cambiare le mascherine ogni volta che le si indossa, ma è sufficiente sostituire il filtro. La forma del guscio, che permette di lasciare dello spazio fra il volto e il filtro della mascherina, fornisce a chi le indossa il beneficio di una più piacevole respirazione e, grazie alla ridotta superficie a diretto contatto con la pelle, una traspirazione migliore.

Nella versione “invisibile”, con i due gusci completamente trasparenti, lascia spazio alle espressioni del volto. Lo spazio di contatto con la pelle del viso, ridotto solamente ai bordi della mascherina, è pensato per il pubblico femminile per non rinunciare a make up e rossetto.

Dal colore dei gusci, dei lacci auricolari, delle griglie, fino all’aggiunta di sticker o altri accessori la maschertna è completamente personalizzabile, anche per grandi realtà e imprese, con l’aggiunta di  loghi. Il prezzo di vendita parte dai 15 euro.

È disponibile in più versioni: il kit base si compone di due gusci protettivi trasparenti, uno interno ed uno esterno, un guscio esterno invisibile per la personalizzazione, un kit di 30 filtri intercambiabili idrorepellenti a triplo strato SMS, due griglie estetiche di colore blu e fucsia, una griglia di supporto, due lacci auricolari di colore giallo e blu.

Sono inoltre disponibili alla vendita diversi kit che combinano varie colorazioni, sino ad arrivare a una mascherina completamente personalizzabile, dove l’utente può scegliere i colori di ogni accessorio che la compone.

Il design, secondo l’azienda, garantisce la massima traspirazione della pelle oltre che l’evaporazione della condensa causata dalla respirazione, rendendola utilizzabile durante lo sport. Inoltre, la forma del guscio permette di portare gli occhiali sopra la mascherina senza che si appannino.

Il prodotto è disponibile in tre diversi formati: Standard per gli adulti, Youngper i giovani, che hanno bisogno di un guscio più piccolo, e PRO pensata appositamente per i professionisti, perché consente di agganciare al guscio una visiera trasparente per proteggere anche gli occhi, per coloro a cui è richiesta una maggiore tutela a causa delle distanze ravvicinate con i clienti, come parrucchieri o estetisti.

Arya nasce dalla volontà di Colombo di far tornare al più presto al lavoro i 70 dipendenti della sua azienda, riconvertendola alla produzione di dispositivi di protezione individuale.

Cinquantadue anni, sposato e padre di due figli,  la sua filosofia di vita è sempre stata: anticipare ed interpretare il futuro per vivere al meglio il presente. Perito Industriale, inizia subito a lavorare e apprende le tecniche di produzione e di lavorazione delle materie plastiche, del legno e dei metalli. Nel 1991 apre uno studio di progettazione e design e tre anni dopo fonda la società Atelier Archiand, affiancando alla progettazione anche la produzione di oggetti e arredamento per i punti vendita. Nel 2002 si laurea in Architettura al Politecnico di Milano.

Nel giugno 2016, all’interno di una vecchia cascina sulle sponde del Naviglio Grande a Milano, nasce Versoverde, un’attività ricettiva che appresenta uno stile di vita sano ed eco-sostenibile, e nel 2019 vi affianca poi il marchio “Km Italia”, che racchiude i concetti di prodotto italiano di qualità e tradizione.

In questo periodo di emergenza nasce il progetto Arya: trasformare uno strumento tecnico, scomodo ed impersonale, in un rinnovato elemento, in grado di cambiare ed interpretare la personalità, i sentimenti e l’umore della persona che lo indossa. 

 

 

Agi

L’app che smaschera chi bara a scuola studiando le “emozioni sospette”

Il tentativo di copiare è vecchio quanto la scuola. Dai bignami in tasca alle cartuccere legate in vita fino agli smartphone: sono solo cambiati gli strumenti. Individuare i giovani virgulti della truffa non è semplice neppure tra i banchi, figurarsi adesso che l’aula è diventata digitale e il professore è lontano chilometri. Ci sono però dei sistemi che leggono i volti per tentare di capire se c’è qualcuno che suggerisce, se l’attenzione degli studenti è in calo o se è il caso di verificare “un’emozione sospetta”. Passare nel giro di qualche anno dal cassino al riconoscimento facciale non è mica poco. Però è una delle strade possibili.

Cattedra virtuale con assistente

“Un insegnate come fa oggi a valutare uno studente da remoto?”, si è chiesto Stefano Bargagni, ceo di Morphcast. Da questa domanda (oltre che da uno spazio di mercato) è nata 110 Cum Laude, una web app che punta a verificare, attraverso l’intelligenza artificiale, se qualcuno sta imbrogliando. Per la serie “te lo leggo in faccia”.

Piccoli segnali, smorfie, direzione del volto, bisbigli, tono di voce, postura: sono tutti parametri valutati per identificare quali emozioni starebbe provando lo studente e per indicare all’insegnante un potenziale baro. 110 Cum Laude gira su browser e può essere utilizzata in tandem con le piattaforme per videoconferenze e-learning, come Zoom, Meet o Teams.

La funzione Exams permette di rilevare se durante una sessione di esame online c’è un suggeritore che sfugge all’orecchio del professore. Oppure se, in base alla posizione della testa e la traiettoria dello sguardo, c’è la possibilità che lo studente stia nascondendo qualcosa, ad esempio sulle ginocchia o in un punto non visibile alla fotocamera.

Le emozioni sospette

Un po’ come avviene per la spia dell’olio o del carburante, sullo schermo del professore compaiono icone che corrispondono ad altrettanti sospetti: possibile frode d’identità, volto non rilevato (se qualcuno si è dato alla macchia), pose, emozione e umore “sospetti”, rischio di “affollamento”.

“Si parte da un presupposto, anche un po’ empirico”, spiega Bargagni: “Se sto dando un esame non rido e non schiamazzo”. Dietro questo dato empirico ci sono un algoritmo che passa in rassegna diversi fattori e il machine learning, cioè la capacità della macchina di imparare. 110 Cum Laude, infatti, non condanna nessuno. Indica ai professori un sospetto, che dovrà poi essere verificato, ad esempio allargando la camera che riprende lo studente.

Se si tratta di un falso allarme, la web app impara dai suoi errori. Se invece c’è una conferma, rafforza il legame tra segnale rilevato e azioni vietata. “È uno strumento d’aiuto, non una certezza”, sottolinea Bargagni.

Pericolo caduta (di attenzione)

La funzione Lessons consente di mantenere il controllo della classe durante le lezioni online. Il docente può verificare in tempo reale se gli studenti sono distratti, se c’è una frode d’identità, se si verifica un calo di attenzione. Attraverso un cruscotto digitale tutta la classe è monitorata. La stessa tecnologia può quindi essere usata come guida per chi è in cattedra. Più come suggeritore che come controllore.

“Ad esempio – spiega il ceo – se la testa è reclinata di oltre dieci gradi, è probabile che ci sia un calo di attenzione perché non si sta più guardando il centro dello schermo”. Oppure: chiudere gli occhi per qualche istante potrebbe essere un segnale di concentrazione. Ma tenere le palpebre abbassate è un sospetto appisolamento. Se a farlo è uno studente su venti, probabile che basti un richiamo. Ma se a perdere l’attenzione è un’intera classe, il problema potrebbe essere l’insegnante. Un buon motivo per fare una pausa o dare una sveglia.

Dal marketing alla scuola

Se 110 Cum Laude è appena nata, la tecnologia che ne è alla base esiste già da qualche anno. Neanche Bargagni è di primo pelo: ha fondato uno dei primi e-commerce italiani, Chl, nel 1993 (cioè un anno prima di Amazon). I primi brevetti di Morphcast risalgono al 2013-2014. L’azienda fa capo a Cynny, una Pmi innovativa che ha già raccolto oltre 12 milioni di euro, appoggiandosi molto al crowdfunding.

Si è concentrata da subito su video interattivi e digital advertising (conoscere le reazioni degli utenti è una risorsa preziosa per i marchi e le campagne pubblicitarie), poi sulla formazione. Diverse aziende usano già Morphcast, ad esempio per assicurarsi che i propri dipendenti siano realmente davanti al pc per seguire un webinar. Con la clausura e l’accelerazione dell’e-learning, ecco l’idea di adattare la tecnologia alle scuole e alle università.

Privacy: come funziona l’app

Sì, ma la privacy? Sul sito di 110 Cum Laude si legge che il trattamento dei dati è “conforme al Gdpr”. L’elaborazione non fa ricorso al cloud e rimane in locale. Ogni fotogramma viene prelevato e inserito in una struttura di dati nella Ram (la memoria a breve termine del dispositivo). Una serie di algoritmi elaborano e trasformano i dati del frame in numeri che rappresentano tratti anonimi, come movimento apparente, emozioni, età e genere, grado di attenzione. Quando un nuovo frame viene catturato, quello precedente viene sovrascritto.

E una volta chiuso il browser, nulla viene archiviato. Questo processo avviene circa dieci volte al secondo su smartphone e trenta su pc. Come ogni sistema connesso, non è blindato. Ma, sottolinea 110 Cum Laude, “i rischi derivano da minacce persistenti all’interno della catena tecnologica del dispositivo e sono indipendenti dal software”. Cioè: la società non tiene per sé le immagini e l’app non apre nuove falle, ma potrebbe essere esposta a quelle che riguardano pc e fotocamera. Diventa meno sicura se è meno sicuro il dispositivo su cui viene utilizzata.

Le trattative con le università

L’applicazione è molto leggera e costi bassi. Si paga al consumo, senza un abbonamento. L’accoglienza da parte delle scuole e (soprattutto) delle università è stata “molto buona”, afferma Bargagni. Circa il 40% degli interlocutori hanno risposto a un primo contatto. “Non credo sia semplice curiosità ma un bisogno reale”. Visto il lancio molto recente, 110 Cum Laude non ha ancora chiuso contratti. Ma ci sarebbero trattative in corso con “università, sia pubbliche che private, anche di 40-60 mila studenti”.

Per quanto l’app sia nata per rispondere all’emergenza, Bargagni è convinto che per e-learning e formazione sarà “difficile tornare indietro”. L’aula resterà, ma “ci si strutturerà in modo diverso”. “La forte accelerazione è destinata a decrescere ma le abitudini rimarranno, ma molti hanno capito quanto sia ridicolo spostarsi tutte le mattina alle 8 per portare i figli a scuola”.  

Agi

La sfida di Oppo a vincere la guerra commerciale tra la Cina e gli Usa

Oppo lancerà il 22 maggio sul mercato italiano la nuova serie Find X2 (con i modelli Pro, Lite e Neo), device di fascia medio-alta che potrebbero andare a occupare gli spazi lasciati vuoti da Huawei, privata dei Google mobile services. Ma anche di altri marchi blasonati che hanno visto rallentare le vendite come Samsung.

Anche se non è impegnato nella produzione di infrastrutture per telecomunicazioni, il colosso industriale Bbk di cui Oppo fa parte insieme a OnePlus, realme e Vivo, potrebbe presto o tardi attirare l’attenzione degli Usa e vedere, come successo con Huawei, messa a repentaglio la disponibilità dei servizi di Google, con prevedibili effetti per le vendite. Ne abbiamo parlato con Conan Zhao, Head of Product PR per l’Europa occidentale.

Oppo ha mai preso in considerazione lo sviluppo di un ambiente indipendente e separato da Android e Google?

Abbiamo molto a cuore la user experience dell’utente. In questa fase, ci concentreremo sulla completa personalizzazione del sistema Android in maniera tale da fornire agli utenti un’esperienza premium che si basi su “native and beyond”.

Per far fronte a possibili interferenze statunitensi con la Cina, è pensabile un sistema operativo sviluppato da una federazione di produttori cinesi?

Preferiamo non intervenire su temi distanti dai suoi campi di azione, quali la politica. La costante attività e ricerca di Oppo è volta a rafforzare le proprie capacità tecniche principali.
Ci impegniamo a recepire i cambiamenti del contesto competitivo esterno e faremo in modo di allinearci nel modo migliore, ma soprattutto adatto a fornire un’esperienza completa del prodotto.

Com’è il vostro rapporto con Google?

Siamo uno dei partner chiave di Google a livello globale.

Che lavoro fate in termini di ricerca e sviluppo?

Ormai da diverso tempo Oppo è più di una società di smartphone perché ha diretto il business dei dispositivi con un modello di scenario a tre cerchi: forniamo software, hardware e servizi. Più della metà delle divisioni di OPPO sono legate a tecnologie all’avanguardia Nel 2019 oltre il 50% delle nuove assunzioni sono dedicate ai servizi Internet e il nostro sistema operativo Color OS ha più di 320 milioni di utenti in tutto il mondo e più di 200 milioni di utenti di browser e app store Oppo globali. Siamo consapevoli dei quattro grandi trend esistenti nell’era della connettività smart, e abbiamo colto l’oppportunità per fornire agli utenti una nuova esperienza. Nello specifico abbiamo scelto di concentrarci sulle tecnologie chiave investendo 50 miliardi nei prossimi tre anni in R&S, focalizzandosi su tecnologie all’avanguardia come 5G / 6G, AI, AR, big data e senza tralasciare hardware, l’ingegneria del software e le capacità di sistema. Abbiamo costruito un ecosistema di dispositivi smart multipiattaforma concentrandoci sulla piattaforma centrale e creando un ecosistema aperto.
Inoltre abbiamo aggiornato il sistema dei servizi per gli utenti, in particolare quelli legati al contenuto.

L’idea di un ecosistema integrato tra smartphone, wearables e prodotti IoT è la vostra strategia per fidelizzare la comunità e intercettare nuovi utenti ?

Anche qui abbiamo pensato a un modello a tre cerchi: scena personale – scena verticale – scena di fusione, che corrispondono alla relazione tra le persone, le persone e i diversi scenari degli utenti, le persone e il mondo. I dispositivi in questo contesto hanno un sistema collegato e integrato. Oppo fornirà la piattaforma centrale per ogni scenario, impegnandosi a fornire un’esperienza tecnologica armoniosa qualora si presenti un elemento di disturbo per le barriere degli scenari utente, rendendo un tutt’uno il mondo digitale e quello fisico.
Lo smartphone continua ad essere il “super dispositivo” in termini di convenienza per l’interazione più comoda, la connessione più estesa e la maggiore potenza di calcolo Lo smartphone ha nel proprio DNA una connettività smart.  Stiamo elaborando quale sarò la forma futura dello smartphone: ad esempio Reno3 supporta la doppia modalità 5G ed è sottile e leggero grazie alla telecamera sotto lo schermo. Lo Smart watch è una presenza costante nella vita degli utenti, diventando il secondo schermo più utilizzato. Gli auricolari sono l’ingresso per la Voice AI, che aiuta gli utenti a connettersi e interagire con tutto ciò che li circonda. Il 5G  CPE è un canale di connessione indispensabile per un’esperienza multipiattaforma, rappresenta la base per sperimentare l’esperienza dell’utente e diventerà “hub di connessione” nei futuri scenari domestici e non solo, rappresenterà il vertice delle capacità di calcolo e della connettività future.

 

Agi