Quanto è cresciuto Signal dopo il ‘caso WhatsApp’

Segnali dal mondo della privacy. Signal, l’app di messaggistica che fa della riservatezza la propria bandiera, ha superato i 100 milioni di download nel mondo. Per quanto sia un traguardo da ricordare, a colpire non sono tanto i numeri complessivi (ancora piccoli se confrontati con Whatsapp o Telegram) quanto la crescita registrata in questi ultimi tre mesi.

La crescita di Signal nel mondo

Secondo un’analisi di SensorTower, sui 102 milioni di installazioni, 61,4 milioni sono arrivati nel 2021. Vuol dire che i download sono già quadruplicati rispetto a quelli dell’intero 2020. E che Signal è stata scaricata più volte negli ultimi tre mesi che nei suoi primi cinque anni di vita. Un dato ancor più impressionante se si considera che a metà marzo è stata bloccata in Cina. A fare da contraltare è l’India, lo Stato con il maggior numero di download nel 2021: sono stati 23 milioni, ossia il 93% delle installazioni registrate nel Paese da quando Signal è disponibile.

A livello globale, il confronto con le altre applicazioni di messaggistica è ancora impari, ma la distanza – un tempo siderale – si è compressa: nel 2021 Telegram è stata scaricata 131,5 milioni di volte e Whatsapp 130,3 milioni.

La crescita di Signal in Italia

Anche l’Italia, 14esimo Paese al mondo per numero di installazioni, sta scoprendo Signal: nel 2021 i download sono stati 784.000, già il doppio dell’intero 2020 e quasi la metà di quelli totali (1,7 milioni).

Da inizio anno, Telegram (1,6 milioni di installazioni) e Whatsapp (1,4 milioni) hanno avuto un volume di download paragonabile a quello registrato da Signal in tutta la sua storia. Nuovi granelli che si aggiungono a un monte consistente: dal 2014, Telegram ha raccolto in Italia 27 milioni di download e Whatsapp 101,7 milioni (cioè solo nel nostro Paese quanti ne ha ottenuti Signal in tutto il mondo). La distanza con le due app leader, quindi, resta. Ma si è assottigliata.

Niente dati, niente pubblicità

Signal è molto apprezzata tra attivisti e hacker e ha avuto un primo slancio nel 2015. Edward Snowden, l’uomo che meno di due anni prima aveva rivelato i sistemi di sorveglianza di massa della National Security Agency americana, scriveva su Twitter: “Uso Signal ogni giorno”.

L’endorsement di uno degli alfieri della riservatezza racconta già il punto di forza di Signal. L’app ha da sempre avuto la crittografia end-to-end. Significa che solo chi invia e chi riceve il messaggio può conoscerne il contenuto. Anche Whatsapp funziona nello stesso modo (dal 2016): i contenuti sono protetti in automatico.

Su Telegram, invece, la crittografia end-to-end è un’opzione che gli utenti devono attivare. Signal, però, fa di più: non raccoglie neppure i cosiddetti metadati (cioè le informazioni sui comportamenti degli utenti). Per fare un esempio: se Giovanni invia un messaggio a Carla con scritto “passo da te alle 20”, Whatsapp non vede il contenuto della frase ma sa da chi è partita, a che ora, quante volte chattano Giovanni e Carla e così via.

Come ha sottolineato Vincenzo Cosenza, Whatsapp raccoglie nove tipologie di dati come questi; Telegram si ferma a tre. Signal a zero (numero di telefono escluso): non traccia né dati né metadati, non li archivia (neppure aggregati) e, di conseguenza, non può monetizzarli. Signal è in grado di farlo perché non campa di pubblicità. L’app è gestita da una fondazione senza scopo di lucro, presieduta dal co-fondatore di Whatsapp Brian Acton e sostenuta dalle sole donazioni private. Ultimo ma non ultimo: l’applicazione è open source. Chi ha le competenze e la voglia di mettere gli occhi sul codice (l’impalcatura che regge ogni app) può farlo. Per capire se ci sono difetti, falle, “porte di accesso” aperte per fare entrare enti governativi o società private.

La nuova privacy di Whatsapp

Signal non è un’applicazioni nuova. Ma allora perché solo adesso sembra uscire dalla nicchia? Di mezzo ci sono un cambiamento e un testimonial. All’inizio dell’anno, Whatsapp ha annunciato alcune modifiche alle regole sulla privacy. Resta la crittografia end-to-end, ma c’è una maggiore condivisione di dati con la casa madre, Facebook. Gli utenti europei, grazie al Gdpr, sono più protetti: una società non può prendere unilateralmente decisioni di questo tipo. Ma il Garante della Privacy ha comunque parlato di informativa “poco chiara”.

Gli exploit di Signal e di Telegram (scaricato, sia a livello globale che in Italia, più volte di Whatsapp) sono quindi figli di una migrazione. È fuga dall’app di Zuckerberg? Calma. È oggettivo che gli utenti stiano guardando (anche) altrove. Ma in Italia, a oggi Whatsapp è stato installato il quadruplo delle volte di Telegram. C’è voluto un mezzo putiferio perché l’app nata in Russia potesse superare la concorrente, al momento solo per un trimestre. E poi va ricordato che installare non vuol dire utilizzare.

Musk, il testimonial inatteso

Nonostante la privacy sia un tema che riguarda tutti, non capitano spesso migrazioni (o forse sarebbe meglio dire esplorazioni) di questa portata. La consapevolezza sul tema, rispetto ai tempi di Snowden, è aumentata. Ma ha inciso ancora abbastanza sulle scelte di consumo di massa. Oltre all’inciampo di Whatsapp (costretta a posticipare l’applicazione delle nuove regole dall’8 febbraio al 15 maggio), c’è voluto un nome. Elon Musk ha spesso usato Twitter per provocare e non ha mai nascosto le sue antipatie per la galassia Facebook. Il 7 gennaio ha cinguettato: “Use Signal”, usate Signal.

Il messaggio di Snowden del 2015 aveva un peso specifico maggiore perché scritto da chi per la privacy ci ha rimesso la carriera e ha rischiato di rimetterci tutto. Aveva avuto grande eco ma un riscontro popolare, tutto sommato, modesto: 1919 retweet, 65 citazioni e 2686 Mi piace. Non c’è partita con il padre di Tesla, che si è rivolto ai suoi 50 milioni di follower raccogliendo 47.067 retweet, 12.024 citazioni e 368.138 Mi piace. Signal e la privacy erano sul palcoscenico da tempo: avevano bisogno di un riflettore. Lo hanno trovato in Elon Musk.


Quanto è cresciuto Signal dopo il ‘caso WhatsApp’

Realme presenta 8 Pro: fotocamera da 108 MP a meno di 300 euro

Realme è sbarcata in Europa da un paio d’anni e con i suoi prodotti di fascia media si è già conquistata una fetta importante del mercato. Con lo smartphone 8 Pro punta a offrire una fotocamera con un sensore principale da 108 MP e un set di funzionalità fotografiche avanzate a meno di 300 euro.

Il sensore Samsung HM2 108MP da 1/1,52 pollici ha una risoluzione massima di 12000×9000 e supporta la tecnologia Pixel Binning 9-in-1, che consente di migliorare la qualità dell’immagine in condizioni di scarsa illuminazione.

La tecnologia In-sensor Zoom permette al sensore di utilizzare i 12 megapixel mappati con la sezione ingrandita per generare un’immagine. Il processo di elaborazione è più veloce grazie alle dimensioni più piccole della foto da 12 MP, consentendo a realme 8 Pro di scattare otto foto da 12 MP di seguito e quindi aumentare ulteriormente la nitidezza dell’immagine grazie all’algoritmo che migliora la definizione.

Grazie a in algoritmo per video time-lapse basato su foto del cielo stellato la fotocamera può impiegare 480 secondi per scattare 30 foto e quindi generare un video time-lapse di 1 secondo: la modalità time-lapse può mostrare i cieli stellati in continuo movimento a una velocità 480 volte più veloce.

Realme 8 Pro è equipaggiato con la ricarica SuperDart da 50W, che permette di caricare la batteria da 4500mAh da 0 a 100% in 47 minuti. Con la modalità di super risparmio energetico abilitata, il 5% della batteria può durare 32 ore in standby o 98 minuti in chiamata.

Il display è un super AMOLED Full HD da 6,4 pollici, con una frequenza di campionamento del tocco a 180Hz. Il processore è il Qualcomm Snapdragon 720G octa-core e la memoria è espandibile fino a 256 GB.

È disponibile nei colori Infinite Blue, Infinite Black e Punk Black e in due configurazioni: 6 GB + 128 GB e 8 GB + 128 GB. Il porezzo di lancio per la prima settimana (dal 24 al 30 marzo) è a partire da 259,00 per la versione con 6 GB di Ram e 128 di storage. Dal 31 marzo sarà in vendita a 279 euro.

 


Realme presenta 8 Pro: fotocamera da 108 MP a meno di 300 euro

Con la serie 9 OnePlus torna a innovare alla grande

AGI – A volte le aziende più innovative hanno bisogno di fermarsi un attimo e guardarsi alle spalle per riscoprire da dove vengono e capire quale strada intraprendere. È successo a OnePlus, uno dei produttori di smartphone più amati da chi si rifiuta di essere mainstream e che pure, dopo aver sparigliato le carte con una campagna marketing rivoluzionaria e prodotti di ottima qualità a prezzi ragionevoli, si era un po’ smarrita, incappando in scelte che non avevano trovato il favore dei fan.

Perché nel caso di OnePlus di fan e non si semplici acquirenti si tratta. Basti pensare che loro – la community – sono stati quasi sempre la base alla quale designer e progettisti di sono rivolti per capire quali caratteristiche dovesse avere il modello successivo. E quando hanno smesso di farlo, il marchio ha segnato il passo, perso quote di mercato e, soprattutto, appeal innovativo.

Ora si può dire che la casa fondata da Pete Lau ha ritrovato la strada e ha messo in pista uno dei migliori smartphone di questa stagione, insieme con una partnership che sembra destinata a contraddistinguere per i prossimi anni la produzione della casa cinese. Grazie a un accordo triennale con Hasselblad, il comparto fotografico è il punto forte non solo del top di gamma della serie ammiraglia presentata martedì 23 marzo, ma di tutti e tre i modelli per un range di spesa decisamente al di sotto dei competitor e che va da 719 a 919 euro. 

La serie 9 sposa in ambito fotografico quella ‘controrivoluzione’ che sembra essere diventata filosofia comune tra i produttori cinesi: meno intelligenza artificiale e più realismo. Meno foto migliorate fino quasi alla mistificazione e più resa del reale: nei dettagli, nel colore e nella luce. 

Al momento la partnership con Hasselblad si incentra sulla Natural Color Calibration che si sposa a una nuova generazione di display perché quello che viene fotografato sia reso al meglio sullo schermo. 

Un comparto che richiede prestrazioni di livello e per questo la serie 9 monta il processore Qualcomm Snapdragon 888 e il Fluid Display QHD+ a 120 Hz che incorpora una tecnologia di ultima generazione per migliorare la durata della batteria e le prestazioni di gioco.

La Warp Charge 65T e Warp Charge 50 Wireless riducono il tempo di ricarica del dispositivo.

Negli anni quello che più è stato contestato ai produttori cinesi di smartphione con fotocamere di qualità è stata la ‘spinta’ sul colore. Ora con Hasselblad Camera for Mobile, OnePlus cerca di restituire autenticità alle immagini, calibrando insieme i sensori di OnePlus 9 e 9 Pro, eseguendo numerosi test di laboratorio e sfruttando gli standard di Hasselblad  per analizzare centinaia di scene di vita reale attraverso la fotografia computazionale e affinare il colore, grazie alla loro reciproca comprensione delle prestazioni cromatiche della fotocamera e delle esigenze e delle abitudini degli utenti di smartphone.

La fotocamera principale da 48MP di OnePlus 9 Pro è dotata di un sensore IMX789 progettato in collaborazione con Sony, La fotocamera ultra-wide da 50MP utilizza un sensore Sony IMX766 e la Freeform Lens utilizza una serie di curve progettate ad hoc per correggere la luce in entrata, portando la distorsione ai bordi delle foto a circa l’1%. La fotocamera ultra-wide permette anche di catturare foto macro con la possibilità di mettere a fuoco da una distanza di 4 cm dal soggetto.

Il teleobiettivo da 8MP di OnePlus 9 Pro offre uno zoom 3,3x (77mm) con stabilizzazione ottica (OIS) per ridurre la sfocatura, con un massimo di 30x di zoom digitale. Oltre a queste fotocamere, OnePlus 9 Pro presenta una fotocamera monocromatica dedicata che lavora insieme alla fotocamera principale di OnePlus 9 Pro per aggiungere dettagli e stratificazione alle foto in bianco e nero e la funzione tilt-shift che simula lo speciale effetto in miniatura di un obiettivo tilt-shift per foto più creative.

La fotocamera principale di OnePlus 9 Pro è dotata di un numero di pixel 16 volte superiore a quello dei 1080p standard per video di alta qualità. Può scattare a 4K 120fps, fornendo sempre più possibilità creative nelle riprese video e nell’editing, grazie anche al Digital Overlap HDR (DOL-HDR) che assicura una visione chiara del soggetto in ambienti retroilluminati. La fotocamera ultra-wide di OnePlus 9 Pro può anche creare video time-lapse in movimento.

Il Fluid Display integra la tecnologia LTPO che consente di regolare automaticamente la frequenza di aggiornamento da 120 Hz fino a 1 Hz per adattarsi ai bisogni dell’utente, con un consumo energetico significativamente inferiore. La tecnologia Hyper Touch offre anche un tempo di risposta molto più veloce quando si gioca a certi giochi, aumentando la velocità di sincronizzazione tra il processore e il display a 360 Hz – fino a sei volte più veloce di prima. La connessione 5G è alimentata dal sistema X60 5G Modem-RF  integrato. 

La Warp Charge 65T fornisce l’energia necessaria per l’utilizzo giornaliero in soli 15 minuti e può ricaricare dall’1 al 100% in 29 minuti. OnePlus 9 Pro raggiunge questa velocità utilizzando una batteria da 4.500 mAh con un design migliorato a doppia cellula per ridurre la resistenza interna e il riscaldamento durante la ricarica. Questo dà al OnePlus 9 Pro la capacità di caricare a una potenza più alta per un periodo prolungato.

La Warp Charge 50 Wireless ricarica entrambe le cellule della batteria a 25W, caricando dall’1 al 100% in 43 minuti.

OnePlus 9 Pro è disponibile in tre colorazioni ispirate alla natura – Morning Mist, Pine Green e Stellar Black – e offre una classificazione IP68 per la resistenza all’acqua e alla polvere.

OnePlus ha anche presentato il primo indossabile, un orologio rotondo che emula l’aspetto di uno tradizionale e una cassa da 46 mm in acciaio inossidabile. Offre una durata della batteria di due settimane, con in 5 minuti la ricarica per una giornata e in 20 minuti per una settimana. Sarà disponibile a 159 euro. 


Con la serie 9 OnePlus torna a innovare alla grande

La pandemia cambia il web, è corsa ai domini .it

AGI – Il 28 gennaio del 2020, quasi un mese prima del “paziente uno” di Codogno, qualcuno a Venezia ha registrato vaccinocoronavirus.it. È il primo di 6615 domini .it a tema coronavirus registrati nel corso del 2020. Lo afferma l’Osservatorio Domini Covid-19 del Registro .it, l’anagrafe dei “nomi” a targa italiana.

Il numero dei domini ha iniziato a crescere proprio il giorno dopo l’individuazione del primo caso italiano. Il tema coronavirus ha trainato i numeri di Registro .it, che ad aprile e maggio ha avuto un incremento delle registrazioni anno su anno del 44% e del 28%.

Il rischio dei cyberattacchi

L’Osservatorio monitora la pandemia da un altro punto di vista, quello del web. La registrazione dei domini, infatti, non rappresenta solo un indice dell’attenzione rivolta al coronavirus: tiene anche traccia di potenziali rischi di cyber attacchi che sfruttano emotività e allarmismo. Spesso, alla registrazione dei domini non è seguita la costruzione di un sito. L’obiettivo, in questi casi, è attirare l’attenzione (infocoronavirus.it o controillockdown.it) o suscitare l’interesse di potenziali acquirenti, disposti a pagare pur di avere un dominio già esistente (come testsierologicoroma.it, vaccinicovid.it e iononmivaccino.it).

“Tra tutti i domini rientrati nei radar dell’Osservatorio – afferma Maurizio Martinelli, primo tecnologo dell’IIT-CNR – alcuni fanno pensare che dietro un normale indirizzo si possano celare tentativi di illecito informatico, come l’ottenimento di informazioni personali o dati sensibili, la diffusione di fake news o anche, più semplicemente, la registrazione preventiva di un dato dominio con lo scopo di acquisirne l’utilizzo per poi cedere il dominio stesso a chi desideri utilizzarlo”.

Oltre al controllo di eventuali frodi, una mappa dei domini è utile per “monitorare l’andamento di un fenomeno che riguarda tutti, rapportandolo alla Rete per prevenire e interpretare esigenze, reazioni e abitudini dell’utenza rispetto a un evento traumatico come una emergenza sanitaria globale”.

Lombardia in testa per numero di domini

Riguardo la distribuzione geografica, è la Lombardia (con 1514 registrazioni) a primeggiare. Seguono Lazio (906), Veneto (547), Emilia Romagna (495), Campania (450) e Toscana (409). Completano la top ten Piemonte (357), Puglia (340), Sicilia (260) e Marche (196).

Proprio come la pandemia, nel 2021 prosegue anche la registrazione di nuovi domini a tema Covid-19: tra gennaio e febbraio, l’Osservatorio ne ha individuati circa cinquanta. “Non è da escludere – spiega Martinelli – che l’auspicio di una vittoria contro il virus, con l’entusiasmo e la fiducia che ne conseguono, possano essere leva di una nuova impennata di registrazioni”. 

 


La pandemia cambia il web, è corsa ai domini .it

Lo smartphone che fotografa il mondo come lo vediamo

AGI – L’espressione inglese è difficile da rendere in italiano: “what you see is what you get”. In sostanza: ‘quello che vedi è quello che compri’ o, in senso lato, ‘quello che ottieni’. Ed è uno dei dilemmi atavici delle fotocamere degli smartphone, in particolare dei brand cinesi, data la passione tutta orientale per i colori molto saturi e le immagini molto contrastate.

Non a caso fu sul primo top di gamma di Huawei, il P6, che fece la sua comparsa l’effetto bellezza: un filtro ancora un po’ rudimentale con il quale, se si eccedeva, si aveva lo stesso straniante effetto che si ha oggi guardando le conduttrici di certi programmi tv. 

Fatto sta che negli anni – e nelle edizioni che si sono succedute – l’asticella dell’aspettativa nelle fotocamere degli smartphone si è molto alzata e così abbiamo visto zoom potentissimi, sensori con megapixel a tre cifre e obiettivi macro da pubblicazione del National Geographic. Con il risultato che tra ciò che l’occhio vedeva nella realtà e che poi vedeva replicato sul display c’era spesso una differenza sostanziale, anche se quasi mai in peggio.

Raggiunti livelli di miglioramento dello scatto oltre i quali c’era solo la mistificazione, l’unica direzione verso cui la fotografia per smartphone poteva andare era restituire autenticità alle immagini, Ed è questa la sfida che lancia Oppo con le fotocamere, ma soprattutto il display della sere Find X3. Tre modelli: Pro 5G, Neo 5G e Lite 5G di cui il primo monta una quadrupla camera all’avanguardia e un display in grado di catturare e riprodurre le sfumature fino a 1 miliardo di colori.

Puntando sull’immagine – fotocamera e display – Oppo mira così decisamente a prendere il posto di Huawei, in caduta libera nel mercato europeo a causa dei ban imposti dagli Usa, che proprio della fotografia ha fatto il proprio punto d’onore. La casa cinese ha da poco raggiunto il traguardo del milione di smartphone venduti in Italia e ora punta a guadagnare ulteriormente spazio in nel segmento dei top di gamma.

Il Find X3 Pro è il primo smartphone con due fotocamere primarie da 50 MP (grandangolare e ultra grandangolare) che sfrutta un sensore di imaging Sony IMX 766, ma soprattutto una elaborazione di immagini e video a 10 bit, una funzione che caratterizza le fotocamere DSLR professionali, ideale per coloro che in postproduzione vogliono spingere i propri contenuti ai limiti della creatività.

In modalità Cinematic è dotato di risoluzione 4K, un’ampia gamma di colori dinamici e registrazione video in formato log. Questo offre il pieno controllo manuale su ISO, bilanciamento del bianco, velocità dell’otturatore e messa a fuoco. La fotocamera ultra grandangolare con lenti freeform aiuta a ridurre drasticamente la distorsione di foto e video.

L’obiettivo combinazione tra le fotocamere da 50 MP e il display da 1 miliardo di colori è di fornire una precisione del colore di livello professionale, grazie anche alla frequenza di aggiornamento di 120 Hz del display e alla risoluzione QHD+.

Il Find X3 Pro 5G monta la piattaforma mobile Qualcomm Snapdragon 888 5G e una batteria da 4500 mAh con ricarica SuperVOOC 2.0 Flash Charge da 65 W, ricarica AirVOOC Wireless Flash charge da 30 W e ricarica inversa.

Find X3 Pro 5G sarà disponibile in Italia a 1.150 euro nei colori Gloss Black, Blue e White;  Find X3 Neo 5G  costerà 800 euro nei colori Starlight Black e Galactic Silver e Find X3 Lite 5G costerà 500 euro ne colori Galactic Silver, Astral Blue e Starry Black.


Lo smartphone che fotografa il mondo come lo vediamo

Le fotocamere degli smartphone OnePlus monteranno tecnologia Hasselblad

AGI – OnePlus e Hasselblad hanno annunciato una partnership triennale per lo sviluppo di fotocamere per smartphone. Dopo quella di Huawei con Leica è la seconda importante collaborazione tra un marchio iconico della fotografia e un produttore di smartphone.

Il primo frutto di questa collaborazione sarà montato sulla serie OnePlus 9 che verrà presentata al pubblico il 23 marzo.

OnePlus ha annunciato anche un piano di investimento triennale di oltre 150 milioni di dollari nel settore delle fotocamere per smartphone.

Da 80 anni Hasselblad è un pioniere della tecnologia delle fotocamere ad alte prestazioni ed è ad oggi riconosciuta come leader mondiale nel settore degli obiettivi e delle fotocamere digitali di medio formato. I suoi prodotti sono stati scelti dai più grandi fotografi di tutto il mondo, catturando alcune delle immagini più iconiche della storia, compresi i primi passi dell’uomo sulla Luna.

La partnership con OnePlus partirà dai miglioramenti del software che includono la sintonizzazione del colore e la calibrazione dei sensori. Sviluppata a quattro mani da OnePlus e Hasselblad, la Natural Color Calibration with Hasselblad mira a portare colori più precisi e naturali alle foto scattate con le fotocamere degli smartphone.

La nuova Hasselblad Pro Mode porta per la prima volta la calibrazione del sensore di Hasselblad, leader nella sua categoria, su uno smartphone e consente per i fotografi professionisti, con la possibilità di regolare ISO, messa a fuoco, tempi di esposizione, bilanciamento del bianco e altro ancora oltre all’utilizzo del formato RAW a 12 bit. 

Oltre a sviluppare insieme ad Hasselblad la Hasselblad Camera for Mobile per i suoi futuri smartphone, OnePlus sta lavorando ad una strategia triennale con un investimento da 150 milioni di dollari che include: lo sviluppo di quattro laboratori di ricerca e sviluppo in tutto il mondo, la creazione di una fotocamera panoramica con un campo visivo di 140 gradi, la tecnologia T-lens per una messa a fuoco fulminea nella fotocamera frontale e una lente a forma libera che elimina la distorsione dei bordi nelle foto ultra-wide.


Le fotocamere degli smartphone OnePlus monteranno tecnologia Hasselblad

A Sanremo spopolano le  cuffie ‘in-ear’  create da una  startup sarda 

AGI – Al Festival di Sanremo spopolano le cuffie monitor in-ear prodotte da una start up sardo-milanese indossate da molti degli artisti sul palco. Le vediamo sulle orecchie di Achille Lauro, ospite musicale fisso nelle cinque serate della kermesse musicale, che le ha usate anche quando era in gara nell’edizione 2020. Le cuffie sono frutto dell’idea, nata quasi per caso, di Riccardo Cherchi fonico di Olmedo nel Sassarese e di Alessandro, un audioprotesista anche lui di origini sarde, entrambi milanesi di adozione.

“Faccio il fonico da tempo – racconta Riccardo cofondatore di Nts Audio all’AGI – e ho incontrato il mio collega in un’occasione di lavoro, mi ha chiesto una consulenza e poi abbiamo deciso di mettere insieme le nostre professionalità”. Dai primi prototipi realizzati in un magazzino degli attrezzi il passo verso le numerose richieste da parte di big della musica è stato breve: “Il primo cliente è stato Nic Cester musicista australiano conosciuto dai più come cantante dei Jet” e poi tanti italiani: Francesco Sarcina delle Vibrazioni, che le ha usate sul palco del festival di Sanremo dell’anno scorso.

Vengono usate da molti artisti che si alternano sul palco dell’Ariston

Coma Cose, Colapesce e Dimartino, WrongonYou sono solo alcuni dei cantanti in gara che in queste serate usano le cuffie in-ear di Riccardo: “L’altro giorno abbiamo preso le impronte dell’orecchio del rapper Vega Jones – aggiunge raccontando l’esperienza sanremese – che ha duettato con Aiello sul palco dell’Ariston nella serata delle cover con delle cuffie provvisorie in attesa delle definitive”. Una delle chiavi del successo delle in-ear di Riccardo e Alessandro è che sono ergonomiche e vengono realizzate sull’impronta dell’orecchio del cliente.

La particolarità tecnica – spiega il giovane startupper – è che il driver che utilizziamo è microscopico e ci consente di inserirne nel guscio fino a 12, per dedicare ogni driver a frequenze di intensità diverse”. La qualità per chi fa musica live è fondamentale e il suono, grazie all’ergonomicità e alle dimensioni ridotte, arriva vicino al timpano del musicista che in questo modo è in grado di isolarsi dai rumori esterni e di sentire solo la musica e la sua voce.

La start-up è cresciuta sull’onda del successo

La start up è cresciuta in breve tempo, complice il successo della tecnologia del prodotto e la possibilità di personalizzazione: “Marracash ci ha chiesto di rivestire la parte esterna con delle pietre preziose che abbiamo realizzato con la collaborazione di una tra le più importanti case di produzione di gioielli italiane – per Sarcina abbiamo applicato dei teschi argentati”. Ora Riccardo e Alessandro hanno aperto un laboratorio a Milano con strumentazione più sofisticata: “Ricordo ancora quando abbiamo verniciato dal terrazzo della mia cucina i primi prototipi – racconta – oggi stiamo lavorando per diventare leader nella produzione di cuffie in-ear”.

Per Riccardo cresciuto in un piccolo paesino vicino a Sassari e che ha scelto Milano per formarsi nell’unica università italiana di ingegneria del suono il Sae Institute è un successo inaspettato: “Sono andato a Milano, città della musica, per fare il fonico e – confessa – mai avrei pensato che da un’idea, nata quasi per caso, potesse nascere una realtà apprezzata dai musicisti internazionali e italiani più importanti”.


A Sanremo spopolano le  cuffie ‘in-ear’  create da una  startup sarda 

Al Mobile World Congress Shanghai si è parlato di scuola e nuove tecnologie

Il ruolo determinante delle tecnologie digitali per la ripresa post Covid-19. L’innovazione come volano per assicurare “la continuità didattica, rendere l’istruzione più inclusiva, fornendo insegnamenti interattivi e duraturi tramite siti web, librerie online corsi video”.

Queste le parole di Stefania Giannini, ex ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e attuale vicedirettrice dell’Unesco, responsabile per l’Istruzione, intervenuta a Connected for Shared Prosperity, l’evento di preapertura di Huawei del Mobile World Congress – MWC Shanghai 2021, organizzato da GSMA e in programma fino al 25 febbraio.

Tema del forum, la lotta al cambiamento climatico e lo sviluppo sostenibile. “Nel 2016 l’industria mobile è stata la prima ad aderire pienamente ai 17 obiettivi dell’Onu. Da allora siamo al lavoro, per contribuire a ciascuno degli obiettivi, fra cui l’azione sul clima, l’inclusione digitale e la sostenibilità” ha sottolineato il direttore generale di GSMA Mats Granryd.

Diritto alla connessione universale

Una necessità quella messa in luce da Stefania Giannini che poggia su dati ed evidenze pesanti: in media a livello globale durante la pandemia si sono persi 3,5 mesi di scuola. Non solo. Soltanto la metà della popolazione globale è online, con punte di digital divide che toccano 3 studenti su 4 in Africa. In questo senso, secondo l’ex ministro, ora va riaffermato con forza il diritto alla connessione, universale e a prezzi abbordabili.

Digitale, strumento di progresso

Un tema, l’istruzione, al centro anche dell’intervento di Catherine Chen, Corporate Senior Vice President Director of the Board di Huawei. “Le tecnologie digitali – ha detto – avranno un ruolo centrale per lo sviluppo di un’istruzione equa per il maggior numero possibile di beneficiari. La tecnologia è uno strumento di progresso, è necessario superare una visione politicizzata delle tecnologie, per il bene della società bisogna dire basta alle demonizzazioni”. Chen ha anche ricordato l’impegno di Huawei in collaborazione con l’Unesco per il lancio del programma internazionale triennale “Open Schools” in Egitto, Etiopia, Ghana per migliorare le digital skill con la teledidattica online.  

Il Mobile World Congress 2021

Il Mwc Shanghai 2021 è la prima fiera in presenza organizzata da Gsma in tutto il mondo dallo scoppio della pandemia di Covid-19 l’anno scorso. Secondo GSMA saranno più di 200 gli espositori presenti. Tra questi 50 espositori internazionali dell’industria Mobile, tra cui imprese leader mondiali come Ericsson, Qualcomm e Nokia.

L’evento di quest’anno vedrà più di 40 discorsi e varie conferenze. Secondo GSMA, circa 80 espositori mostreranno i loro ultimi prodotti in campi come la messaggistica 5G, le onde millimetriche, l’Internet delle Cose e il blockchain. Oltre alle attività in presenza, durante l’evento sarà lanciata una piattaforma virtuale. Gli eventi del Mwc si tengono ogni anno a Barcellona, Los Angeles e Shanghai. In precedenza, Barcellona è sempre stata il punto di partenza delle attività annuali e anche un’importante piattaforma per la presentazione mondiale di nuovi prodotti nel settore della telefonia mobile.


Al Mobile World Congress Shanghai si è parlato di scuola e nuove tecnologie

A Perugia è stata brevettata la stampante ‘Covid-free’

(AGI) Menù, cataloghi e libri che possono passare di mano in mano senza il rischio di contagio. Una tipografia con sede a Perugia, la Graphic Masters, ha brevettato un nuovo tipo di stampante totalmente ‘antibatterica’ dal nome ‘Happy touch’. Un’idea nata nel pieno del lockdown, quando i due soci fondatori, Enzo Guazzarini e Giuseppe Cellini, si interrogavano su un modo per mandare avanti la produzione senza subire i contraccolpi della pandemia. La risposta è stata applicare le nuove esigenze di sanificazione alla stampa tradizionale, per andare incontro alle necessità di hotel, ristoranti, musei, che ormai da un anno sono costretti ad utilizzare stampati usa e getta.

Una ‘stampa protettiva’

Per garantire la massima sicurezza senza però sprecare carta, nasce quindi questo tipo di ‘stampa protettiva’, che può essere utilizzata sia per semplici brochure che per il mondo del packaging. Questo attraverso l’impiego di prodotti sanificanti e additivi chimici inseriti nella macchina, nel liquido di bagnatura e nella finitura sopra il foglio, in grado di creare una barriera protettiva inospitale per le particelle infettive. “Succede in questo modo che se prendo un foglio, anche se sulla mia mano c’è un batterio o un virus, quando lo passo a un’altra persona, questa non rischierà di contrarlo, perché il prodotto risulterà totalmente sanificato”, spiega Enzo Guazzarini

Utilizzata per il catalogo di una mostra su Raffaello

Con ‘Happy touch’ è già stato stampato un catalogo: quello della mostra di CariPerugia Arte “Raffaello in Umbria e la sua eredità in Accademia”, che si è tenuta a Palazzo Baldeschi, a Perugia, tra ottobre e gennaio, realizzato da Fabrizio Fabbri editore. Un libro che poteva essere sfogliato da più visitatori in modo del tutto ‘Covid-free’. “La durata della protezione è lunga – spiegano i titolari dell’azienda – a dicembre abbiamo analizzato nuovamente questo prodotto realizzato a settembre e risultava ancora totalmente sanificato”.

L’obiettivo della tipografia, è applicare questa nuova tecnologia agli ambiti più disparati: non solo per i depliant di musei e fiere, hotel e ristoranti, ma anche per i libri utilizzati dai bambini nelle scuole e soprattutto per pacchi di qualsiasi tipo, a partire dai prodotti che nei negozi vengono toccati da molte persone. “Per ora non ci sono altre aziende che hanno brevettato una tecnologia simile – sostengono – stiamo cercando di promuoverlo e l’interesse è notevole, soprattutto per i nostri clienti editori all’estero, dove c’è maggiore richiesta e sensibilità verso i prodotti sicuri e sanificati. Ci sembra un buon progetto – concludono – che ci consente di continuare a lavorare e di guardare al futuro”. 


A Perugia è stata brevettata la stampante ‘Covid-free’

Gli occhiali di Apple che potrebbero sostituire gli iPhone

AGI – Addio smartphone? Nel 2022 una nuova tecnologia potrebbe mettere fine, o almeno far scattare il conto alla rovescia, all’apparecchio elettronico piu’ diffuso al mondo.

Dopo aver lanciato, nel 2007, l’iPhone, non il primo smartphone sul mercato ma quello che indicò un concetto nuovo di uso del cellulare, Apple sta testando un sistema da indossare come un paio di occhiali che dovrebbe sostituire il tradizionale telefonino.

Secondo The Information e Bloomberg, i nuovi occhiali Ar, pensati sul modello di quelli per creare una realtà virtuale, dovrebbero andare sul mercato all’inizio del prossimo anno, in tirature limitata, e costare circa tremila dollari.

Dotati di una dozzina di microcamere in grado di tracciare il movimento degli occhi e delle mani, gli occhiali rimanderebbero immagini in ultra-risoluzione per aumentare la qualità delle immagini.

In attesa di conferme ufficiali e della risposta del mercato, il sentiero, dicono le riviste specializzate, è tracciato da tempo: in un futuro non lontano avremo tutti i dati, contatti e web davanti agli occhi, senza dover usare le mani per digitare numeri o scrivere messaggi. (AGI) Quello degli occhiali in grado di fare tutto e’ un obiettivo inseguito da tutte le aziende hi-tech.

Google aveva lanciato i suoi occhiali computer, i Google Glass, costo 1500 dollari, ma non ebbero molto successo. Microsoft aveva presentato i suoi, gli Hololens, nel 2015.

Il capo di Facebook, Mark Zuckerberg, da tempo ha confessato il suo grande sogno: occhiali in grado di fare tutto e leggere la realtà in tempo reale. La piattaforma social sta lavorando al ‘Project Aria’ in grado di registrare video, audio e accedere a dati legati al luogo in cui ci si trova. 


Gli occhiali di Apple che potrebbero sostituire gli iPhone

I meme più belli ispirati a Perseverance

AGI – Nemmeno il tempo di posarsi su Marte che Perseverance è già protagonista di centinaia di ‘meme’ sui social. Il più diffuso è quello che vede protagonista il meme dei meme: Bernie Sanders immortalato sulla sediolina pieghevole durante la cermonia di insediamento di Joe Biden, imbacuccato e con i guantoni di lana divenuti popolarissimi negli Stati Uniti. Lo seguono, ma abbondantemente staccati, un ‘signore dello spazio’ come Elon Musk, immortalato con il suo futuristico pick-up elettrico e Ted Cruz, il senatore del Texas ‘beccato’ mentre, trolley alla mano, torna alla chetichella da Cancun nel suo stato flagellato dal gelo.Poi gli immancabili alieni di varia estrazione: dagli orribili omini verdi di ‘Mars Attacks’ al tenero ‘ET’ di Spielberg, ma anche gatti e animali di ogni tipo. Fino agli italicissimi e regionalissimi meme dedicati ai cartelli ‘Auditorium’, così onnipresenti per le strade di Roma da essere diventati un’icona della capitale, a personaggi squisitamente palermitani come la coppia di fratelli che da decenni – c’era ancora la lira, ma forse addirittura il tarì borbonico – assillano i passanti con l’immutabile cantilena: “cuci’ mi runi due euro?”.

Un meme dedicato a Perseverance

I meme più belli ispirati a Perseverance

Mercato nero degli inviti e finte app: i rischi intorno a Clubhouse 

AGI – Regola non scritta degli attacchi informatici: un po’ come nella pesca, si butta l’esca dove c’è qualcosa che possa abboccare. Le offensive colpiscono sfruttando gli interessi degli utenti, le notizie di attualità, le tendenze. Non sorprende allora che attorno a Clubhouse, il social network del momento, emergano alcuni pericoli. Non tanto per le sue caratteristiche quanto, appunto, per quella regola non scritta: dalle parti di Clubhouse ci sono parecchi pesci con le difese abbassate. E l’esca potrebbe funzionare.

Gli analisti di Kaspersky, società specializzata in sicurezza informatica, hanno infatti individuato “due rischi principali legati alla popolarità di Clubhouse: la vendita degli inviti e le applicazioni che imitano l’app legittima”. In entrambi i casi, si fa leva sull’interesse degli utenti che desiderano entrare nelle stanze del social.

Inviti in vendita

“Il primo scenario – afferma Denis Legezo, esperto di sicurezza di Kaspersky – è il più semplice e consiste nella monetizzazione su piccola scala”. Clubhouse permette l’iscrizione solo attraverso inviti, a disposizione di chi è già sulla piattaforma. Vista la calca all’ingresso, gli utenti che desiderano entrare sono molto di più degli inviti a disposizione. Come da legge della domanda e dell’offerta, questi lasciapassare hanno quindi acquisito valore. E qualcuno ha iniziato a venderli (o a fare finta di venderli). Nulla di contrario alle regole: Clubhouse ha immaginato il meccanismo come gratuito, ma nei termini di utilizzo non c’è un esplicito divieto di monetizzare gli inviti (anche perché dimostrare lo scambio di denaro sarebbe tutt’altro che semplice).

Su diversi canali sta quindi proliferando un mercato nero. Basta una ricerca su Google per veder comparire annunci che rimandano a eBay, con prezzi che vanno da 1 a 30 euro. Su Twitter, diversi account vendono inviti per 5-15 euro: chiedono, se interessati, di inviare un messaggio diretto e, nella maggior parte dei casi, di avere un account Paypal.

Denaro e dati: cosa si rischia

Su Reddit, alcune discussioni sono nate proprio allo scopo di scambiarsi inviti. La compravendita non è esclusa, a patto che sia reale. Uno dei thread più frequentati segnala infatti alcune “truffe” e indica (pur senza fornire prove) cinque utenti accusati di aver calato l’esca.

Il moderatore chiede ai venditori di “provare che sono effettivamente su Clubhouse, anche attraverso degli screenshot”. Agli acquirenti, consiglia di “procedere con cautela”, soprattutto quando a chiedere denaro sono “account Reddit appena creati”. E, se possibile, di scambiare due chiacchiere via chat per capire le loro intenzioni. Detto questo però, come in ogni mercato nero, la certezza non esiste. Pagare (in anticipo) non dà alcuna garanzia di un effettivo accesso a Clubhouse.

Su Telegram, decine di gruppi hanno lo stesso scopo. Il più popolare ha più di 78 mila iscritti. Il gestore spiega agli utenti (in inglese e in russo) come funziona: indica un numero di carta su cui accreditare 7 dollari o 450 rubli. Poi di inviare un’immagine dello schermo che certifichi il pagamento e il numero di telefono necessario per iscriversi. Probabilmente è questo, legato ai dati, il vero rischio. Se la promessa di accesso non venisse rispettata, l’aspirante iscritto non subirebbe un danno economico importante: ci rimetterebbe una decina di euro. Ma avrebbe compiuto un’operazione con i propri dati finanziari (carta di credito o account Paypal) e affidato a uno sconosciuto il proprio numero di telefono.

Audio e video esposti

Oltre alle conseguenze di un mercato degli inviti, Kaspersky ne segnala un altro, più complesso e – nell’immediato – meno visibile: “Gli attaccanti possono distribuire il codice malevolo attraverso finti software popolari, come ad esempio una versione falsa di Clubhouse per Android”. L’app, al momento, è infatti disponibile solo per iOS, cioè per una fetta minoritaria del mercato mobile.

“In base alle autorizzazioni concesse nelle impostazioni di sicurezza del dispositivo Android – spiegano gli esperti di Kaspersky – l’applicazione fake dannosa potrebbe localizzare il dispositivo con vari livelli di precisione, registrare audio e video, ottenere l’accesso alle app di messaggistica e molto altro”.

Da Clubhouse ai deep fake

Ci sono poi alcuni rischi meno comuni. “Gli attaccanti potrebbero implementare la funzionalità di registrazione audio nei dispositivi in cui è consentita. In questo caso, sarebbero in grado di ottenere registrazioni di alta qualità, da utilizzare per perfezionare gli algoritmi di machine learning e creare deep fake più avanzati”. In sostanza, un utente potrebbe ritrovarsi a osservare qualcuno con la sua faccia, che si muove e parla come lui. Un alter ego digitale svenduto per pochi euro o ceduto per una disattenzione.   

 


Mercato nero degli inviti e finte app: i rischi intorno a Clubhouse 

elleEenne, la nuova webserie per imparare divertendosi.

Il rapporto fra bambini e web, complici purtroppo i sempre più frequenti casi di cronaca, è al centro da tempo di un dibattito che vede contrapposte tesi diverse, compresa anche l’idea di vietare per legge l’uso degli smartphone ai minori di 12 anni.

L’abbassamento dell’età di primo accesso alla rete, la sua pervasiva diffusione, l’aumento del tempo di esposizione, che con la fase del lockdown ha raggiunto record mai toccati nel recente passato e anche l’esistenza di oggettivi pericoli sul web, hanno giustamente allertato genitori, famiglie ed educatori.

Per ‘La Casa Rossa’, una giovane casa di produzione cinematografica romana, la sfida di un web sicuro e a dimensione di bambini e ragazzi si può vincere puntando sull’educazione e veicolando – con il linguaggio dei più piccoli – i giusti messaggi in prodotti ad hoc, pensati esclusivamente per i bambini dai 5 ai 10 anni con una forte valenza pedagogica.

È con questa finalità che è nata la web serie “elleEenne” che de- butta il 9 febbraio, in coincidenza con il Safer Internet Day e a due giorni dalla giornata contro il bullismo e il cyberbullismo, in un apposito canale YouTube. I video per bambini che spopolano su YouTube sono moltissimi: challenge, vlog e daily routine. Ma l’obiettivo principale di questa nuova serie è creare un canale “sicuro” che si differenzi dagli altri, che porti divertimento in totale tranquillità, ma soprattutto che riesca a trasmettere piccoli concetti educativi ai bambini, pur all’interno di un contesto ludico.

Grazie a semplici gag, elle E enne (che nella vita sono Luca Cloblizch e Natalia Gemmano, due giovani attori cresciuti nei mini- club dei villaggi turistici) insegnano ai più piccoli a non aprire la porta agli sconosciuti, a tenere al corrente di tutto (in particolar modo di quello che succede nei social network) i propri genitori, a non rispondere a messaggi di sconosciuti e a lottare fino in fondo per raggiungere i propri obiettivi.

“Imparare divertendosi” è stata la linea principale di cui si è tenuto conto nel processo creativo che ha caratterizzato questa nuova e fantasiosa web serie in grado di stimolare l’innata creatività dei bambini. E farlo in assoluta sicurezza: per questo tutta la fase produttiva, dai testi alle ambientazioni, è stata supervisionata da un team di educatori, psicologi e di esperti del web.

elle E enne dovranno impedire ad uno scienziato cattivo (lo Scienziato) di impossessarsi di tutti i giocattoli del mondo e lo faranno con coraggio e prudenza, esortando sempre i loro piccoli spettatori ad avere comportamenti ‘protetti’, a non accettare challenge (le sfide online che sono state purtroppo protagoniste di episodi tragici) che non siano di puro gioco e divertimento e ad informare sempre e comunque i genitori.

Da un’idea de La Casa Rossa, la regia della webserie è affidata a Niccolò Gentili con secondo regista Fabrizio Rossi. Gli autori sono Luca Bellesi e Fabrizio Rossi.


elleEenne, la nuova webserie per imparare divertendosi.

Xiaomi presenta Mi11 e punta tutto sulla fotocamera. Vi ricorda qualcuno?

AGI – “Mi 11 è stato creato per essere al centro del palco”. Con queste parole Shou Zi Chew, president of International & CFO di Xiaomi ha presentato il nuovo smartphone della compagnia di Pechino, il Mi11 5G. Chipset Qualcomm Snapdragon 888 per combinare Intelligenza Artificiale e connettività 5G, tripla fotocamera da 108 MP, schermo Amoled Samsung di 6,81 pollici a risoluzione 2K e 120Hz di refresh, batteria da 4.600 mAh con ricarica rapida a 55W le caratteristiche di punta.

Il nuovo smartphone di Xiaomi è stato presentato in Europa nel corso di un evento (in diretta dallo Xiaomi Technology Park) intitolato non a caso “Le luci della ribalta”. L’obiettivo della compagnia di Pechino (terzo produttore di smartphone al mondo) è portare strumenti di ripresa evoluti nelle mani di gli appassionati di foto e video alle prime armi. Mi11 5G sarà disponibile in Italia a partire da inizio marzo, al prezzo di 799,90 euro per la configurazione da 8GB+128GB e a 899,90 euro per la variante da 8GB+256GB. Inizialmente debutterà nelle colorazioni Horizon Blue e Midnight Grey, successivamente la gamma colori sarà ampliata con la versione Cloud White e la Lei Jun limited edition.

Il laboratorio più silenzioso del mondo

Shou Zi Chew, president of International & CFO di Xiaomi, nel corso della presentazione, ha messo anche in evidenza come Xiaomi sia al terzo posto come produttore di smartphone e il fatto che è la compagnia cresciuta di più tra i primi 5 marchi di smartphone. Non solo. Chew si è soffermato anche sui laboratori dei Xiaomi dedicati ai test per le telecamere, precisando che i migliaia di test che prima richiedevano tre giorni per essere eseguiti vengono ora portati a termine in un solo giorno, definendo poi il laboratorio audio “il posto più silenzioso del mondo”. A proposito di 5G ha sottolineato il lavoro per migliorare le antenne.

La fotocamera

Equipaggiato con un sensore da 108 MP, con la più alta risoluzione al mondo per la fotocamera principale, Mi 11 5G monta anche una fotocamera ultra-grandangolare da 13MP e un obiettivo tele macro da 5MP. Sulla parte anteriore, una fotocamera da 20MP riduce al minimo le cornici sulla schermata home, garantendo agli utenti di apparire al meglio quando scattano un selfie o fanno una video chat con gli amici.

I video

Fra le funzionalità di Mi11 5G nel campo della fotografia e dei video c’è la modalità notturna, in grado di ridurre il rumore per riprese più luminose. Nel menu, a disposizione sei funzionalità speciali. Tra cui Parallel World, che duplica e inverte la scena per dare l’impressione di un mondo specchiato, Freeze Frame Video, freeza e clona i fotogrammi video per creare l’illusione che parti del video siano sospese nel tempo.

La modalità Magic Zoom, capace di creare la sensazione della videocamera che ingrandisce e rimpicciolisce simultaneamente la scena. Time-lapse Pro poi permette di regolare la velocità dell’otturatore, ISO, apertura e EV per gestire anche le situazioni di illuminazione più difficili. Il controllo professionale si estende anche all’editing con funzioni AI avanzate, tra cui AI Erase 2.0 che consente agli utenti di rimuovere oggetti o linee indesiderate dalle immagini.


Xiaomi presenta Mi11 e punta tutto sulla fotocamera. Vi ricorda qualcuno?

Solo per il 30% delle aziende italiane il 5G è una risorsa

Solamente il 30% delle aziende italiane ha piena consapevolezza del potenziale del 5G, le reti di nuova generazione, mentre il restante 70% non ha la minima idea di cosa sia. Il 63% dei cittadini europei pensa poi che il 5G non sia sicuro. Sono alcuni dei dati emersi nel corso di “Il valore del 5G, tra potenzialità e servizi”, incontro online organizzato oggi pomeriggio da Inwit, società italiana attiva nel settore delle infrastrutture per le telecomunicazioni.

Grandi opportunità per le imprese e cittadini

“Lo sviluppo delle reti 5G può rappresentare il driver abilitante capace di accelerare la trasformazione tecnologica e sostenere la ripresa economica e sociale del nostro Paese – ha detto in apertura Giovanni Ferigo, AD di Inwit – i benefici non saranno solo economici, ma riguarderanno le modalità stesse del nostro vivere. Il 5G aprirà grandi opportunità organizzative per le imprese e per le pubbliche amministrazioni e permetterà di trasformare le città in smart cities dove servizi evoluti, innovazione e attenzione alle esigenze dei cittadini costituiranno gli assi portanti del nuovo sviluppo urbano. Affinché le aziende, la PA e tutti i cittadini siano consapevoli delle potenzialità del 5G e dei vantaggi che lo sviluppo delle reti di quinta generazione produrrà sul sistema-paese, è necessario puntare sull’education, in modo da diffondere sempre più cultura e competenze digitali”.

Rivoluzione culturale e digitale

Conoscenza, competenza e formazione per sostenere “una rivoluzione che ci porterà verso una società iperconnessa. Non sarà – ha spiegato Michele Gamberini, Chief Technology and Information Office TIM – un big bang ma un’evoluzione graduale, che comporterà anche una mutamento delle competenze all’interno delle imprese”. Una rivoluzione digitale “che implica una rivoluzione culturale con nuovi modi di lavorare e nuove professionalità”.

Il 5G presto e subito

All’incontro ha partecipato anche il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, che ha parlato del 5G come di “un grande salto”, da una parte “in continuità con le tecnologie che già conosciamo”, dall’altra con una spinta in termini di prestazioni. “Penso alla telemedicina, che ha nel 5G un abilitatore molto rilevante. Se noi avessimo già avuto il 5G – si è chiesto Gori – gli effetti della pandemia sarebbero stati gli stessi? Penso poi alla pubblica amministrazione, all’interazione tra le macchine. Non ho dubbi che serva, ma serve presto e in modo diffuso”. Gori ha anche messo in evidenza come la nostra regolamentazione sia eccessivamente severa in termini di “emissioni, con livelli consentiti che sono di alcune grandezze più bassi della media degli altri Paesi”, con un conseguente aumento delle antenne e una minore velocità di trasmissione.

La​ velocità è determinante

Un elemento preso in considerazione anche da Marco Gay, Presidente Confindustria Piemonte. “È urgente un confronto sulle nuove tecnologie e gli strumenti di abilitazione: il 5G non è solo trasmissione di dati, ma anche e soprattutto un mondo di servizi alle imprese e al cittadino”. Sul tema delle emissioni ha aggiunto: “Le nostre aziende sono inserite in una competizione europea e la velocità è fondamentale”. Per Marco Gay cultura, leva fiscale e filiere sono le tre direzioni su cui iniziare a lavorare in termini di implementazione del 5G.

5G per rilanciare il Paese

“Il Recovery Fund? Avremo un ulteriore passaggio parlamentare ma c’è una forte impronta su formazione e digitale” ha assicurato Luca Carabetta, componente della X Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo. “Usiamo le turbolenze di questo fase e mettiamoci intorno ad un tavolo per rilanciare il paese. Non c’è impresa innovativa senza fattore abilitante”. Dello stesso avviso Vincenza Bruno Bossio, Segretario IX Commissione Trasporti,
Poste e telecomunicazioni. “L’investimento sul 5G è fondamentale per il futuro del Paese” perché secondo Bossio permette “di superare il digital divide in Italia”. “Siamo riusciti – ha ricordato – a bloccare una serie di pregiudizi sul 5G, con mozioni e risoluzioni che andavano in senso contrario alle fake news. Con il Decreto Semplificazioni poi abbiamo dato un colpo importante. Ma dobbiamo andare oltre”. La scommessa del “Recovery Fund sta proprio in questo: dare l’indicazione su dove deve andare il Paese nei prossimi anni”. Se non continuiamo a investire sul 5G, ha avvertito Bossio, “regrediamo. Dobbiamo fare un salto di qualità sul digitale” e farne una “tecnologia di prossimità per il cittadino”.


Solo per il 30% delle aziende italiane il 5G è una risorsa