Google sta cercando di semplificare la vita agli sviluppatori di app per Android Auto e Android Automotive

Google sta cercando di rendere più facile il compito per gli sviluppatori che vogliono costruire applicazioni compatibili con Android Auto e Android Automotive. L’azienda ha pubblicato una libreria di app “Android for Cars” nella suite di strumenti Jetpack, aiutando così gli sviluppatori a portare applicazioni di navigazione, parcheggio e veicoli elettrici su Android Auto. La stessa libreria supporterà anche Android Automotive.

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Quest’ultima caratteristica in particolare permetterà agli sviluppatori di creare applicazioni che sono compatibili con entrambe le piattaforme, senza dover dedicare ulteriori sforzi a farle funzionare singolarmente. Diversi partner di Google, tra cui Chargepoint, Parkwhiz e Plugshare, stanno così portando le loro applicazioni appartenenti alle categorie precedentemente riportate su Android Automotive.

Google prevede di ampliare la sua libreria di app includendo anche altre categorie nei prossimi mesi. Inizialmente, l’azienda permetteva agli sviluppatori di terze parti di creare solamente applicazioni multimediali e di messaggistica per “Android for Cars”.

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Per Facebook valiamo 16 dollari al mese: gli incassi del social grazie agli annunci pubblicitari

Facebook è una delle piattaforme social più diffuse e popolari al mondo, su questo non ci piove. Chiaramente una piattaforma del genere genera un gran numero di introiti, anche grazie agli annunci pubblicitari che ospita.

La forza di Facebook siamo noi, ovvero gli utenti. E il colosso di Mark Zuckerberg di utenti ne ha davvero tanti. Il sito web chartr.co ha deciso di fare un singolare calcolo, andando ad analizzare quanto concretamente vale ogni utente per Facebook in termini di incassi. Considerando i 26 miliardi di dollari che ha riferito di aver incassato Facebook in un solo trimestre e il numero di utenti, si stima che abbia incassato circa 48 dollari a utente grazie alla pubblicità mirata sulla sua piattaforma.

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Dunque per Facebook si stima che ogni suo utente valga 16 dollari al mese, circa quanto richiede Netflix per un mese di abbonamento. È bene considerare che i dati presi in considerazione riguardano gli utenti statunitensi e canadesi.

Pertanto viene davvero semplice immaginare perché Facebook non abbia preso bene le misure più restrittive sulla privacy degli utenti messe in campo da Apple per gli utenti iOS. Il colosso di Mark Zuckerberg potrebbe quindi voler puntare maggiormente sulla sua piattaforma di e-commerce, il Marketplace, per compensare le potenziali perdite in termini di entrate che si potrebbero verificare in seguito all’applicazione delle norme sulla privacy imposte da Apple. D’altronde potrebbe permetterselo, visto che il suo Marketplace conta 1 miliardo di utenti attivi, con circa 1 milione di negozi virtuali in attività.

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Per Facebook valiamo 16 dollari al mese: gli incassi del social grazie agli annunci pubblicitari

È made in Italy l’elicottero con paracadute balistico che piace agli Usa

AGI – Il suo nome ricorda Zefiro, il vento primaverile di ponente, leggero ma efficace. Si prepara al debutto negli Usa Zephir, il primo elicottero al mondo con paracadute balistico: un biposto ultraleggero, dotato di paracadute incorporato che può essere aperto in caso di emergenza, rallentando la discesa del velivolo e consentendo, quindi, un atterraggio sicuro.

Un progetto già realizzato in Italia da Curti – gruppo industriale di Castel Bolognese (Ravenna), da 66 anni leader nel settore della meccatronica (100 milioni di euro di fatturato) – che presto verrà riproposto negli Stati Uniti e che prevede già una vendita media di 25 elicotteri all’anno che potranno essere assemblati direttamente negli States.

“In un mercato competitivo come quello statunitense – spiega all’AGI l’ad Alessandro Curti – è stato importante entrare nella mentalità americana, senza darla per scontata. Nonostante la pandemia, siamo pronti per l’invio del velivolo negli States nel mese di luglio”. Una notizia incoraggiante per l’export italiano.

Proprio per incontrare al meglio il mercato americano, il gruppo ravennate ha investito negli Stati Uniti costituendo la società in North Carolina e assumendo personale in loco. Un’avventura iniziata nel 2018 con macchinari industriali innovativi, che hanno poi generato nuove opportunità per lo storico Gruppo.

Macchine per il packaging e tecnologie per la produzione dei cablaggi destinati all’automotive, sono stati il primo investimento della Curti, che sta estendendo le proprie attività oltre oceano anche ad altri rami aziendali: in particolare la “divisione aerospazio” vedrà un suo imminente sviluppo.

La meccatronica ha fatto quindi da apripista ad ulteriori comparti aziendali e si sta pensando anche a un cambio di sede in America, un luogo più spazioso dove costruire un hangar per assemblare il velivolo Zefhir.


È made in Italy l’elicottero con paracadute balistico che piace agli Usa

Che cosa succederà l’8 febbraio agli utenti di WhatsApp che non hanno accettato le modifiche? Niente

AGI – Cosa succederà l’8 febbraio a chi non avrà accettato i nuovo termini contrattuali con WhatsApp? Nulla, perché la società ha deciso di rinviare di tre mesi l’ultimatum e, di fronte alle critiche montanti e all’esodo verso servizi di messaggistica meno autocratici come Signal e Telegram, di “dare più tempo per il recente aggiornamento”.

Di più: WhatsApp ha deciso di spiegare agli utenti come stanno le cose visto che “il recente aggiornamento ha creato un po’ di confusione”.

“Poiché la circolazione di informazioni errate e non veritiere ha causato preoccupazione, desideriamo fare chiarezza e assicurarci che tutti comprendano i principi su cui ci basiamo” scrivono. Ecco in sintesi cosa sostengono.

Cosa non cambia

  • Tutto ciò che si condivide con familiari e amici rimane tra loro.
  • Le conversazioni personali continueranno a essere protette con la crittografia end-to-end.
  • Né WhatsApp né Facebook possono vedere i messaggi privati. Non viene tenuta traccia delle persone che vengono chiamate o cui vengono inviate messaggi.
  • WhatsApp non può nemmeno vedere la posizione condivisa e non condivide i contatti dell’utente con Facebook.
  • Con questo aggiornamento non aumenta la capacità di condividere le informazioni con Facebook.

Cosa cambia

L’aggiornamento include invece nuove opzioni facoltative che consentono agli utenti lo scambio di messaggi con le aziende che usano WhatsApp e offrono maggiore trasparenza sulle modalità di raccolta e utilizzo dei dati. L’obiettivo è diffondere l’uso di WhatsApp per fare acquisti. Tuttavia, l’azienda ritiene che in futuro saranno sempre di più gli utenti sceglieranno di farlo.

Cosa non succederà l’8 febbraio

WhatsApp ha deciso di posticipare la data in cui richiederà agli utenti di rivedere e accettare i termini. L’8 febbraio, nessun account verrà sospeso o eliminato. In modo graduale, e secondo le tempistiche di ciascuno, gli utenti saranno invitati a rivedere l’informativa prima del 15 maggio, quando saranno disponibili le nuove opzioni business.


Che cosa succederà l’8 febbraio agli utenti di WhatsApp che non hanno accettato le modifiche? Niente

Google Foto offrirà funzionalità esclusive agli abbonati Google One: tutti i dettagli in arrivo (aggiornato: avvistamenti)

Google ha rilasciato un nuovo aggiornamento per l’app Android di Google Foto, la sua piattaforma di gestione e sincronizzazione di immagini e video attraverso l’account Google personale. Le novità per gli utenti non sono particolarmente esaltanti ma il suo teardown è interessante.

La versione di Google Foto appena rilasciata di Google Foto corrisponde alla build 5.18 e include alcuni interessanti suggerimenti su cosa potremmo vedere in futuro. XDA ha infatti scovato alcuni riferimenti sulle funzionalità di editing fotografico che verranno offerte in esclusiva agli abbonati Google One, il servizio per acquistare cloud storage da BigG.

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I riferimenti presenti nell’app Foto indicano infatti che gli abbonati Google One vedranno un prompt con il quale Google descriverà le funzionalità di editing fotografico in esclusiva: al momento non è noto di quali opzioni si tratterà.

Inoltre, il teardown ha permesso di scoprire altri suggerimenti in fase di sviluppo: il primo dovrebbe riguardare quelli di preprocessing dell’immagine in base al contesto fotografato, le procedure suggerite dovrebbero corrispondere a HDR, Vivid e Dynamic; mentre la seconda tipologia di suggerimento corrisponderebbe a Skypalette, ovvero dei consigli su come editare al meglio le immagini in cui è presente una porzione di cielo.

Le novità appena descritte sono ancora in fase di sviluppo, al momento non sappiamo quando Google prevede di implementarle a livello pubblico.

Aggiornamento06/11/2020 ore 23:45

A poche ore dal loro avvistamento nel teardown dell’app Foto, in rete sono emerse le prime segnalazioni di funzionalità per l’editing fotografico per gli abbonati Google One. Gli screenshot presenti in galleria mostrano l’opzione denominata Color Pop, la quale evidenzia il volto in primo piano a colori su uno sfondo in bianco e nero, accessibile dopo aver sottoscritto un abbonamento Google One.

Al momento non è chiaro quali altre opzioni verranno incluse nel pacchetto esclusivo per gli abbonati Google One.

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OnePlus lancia Nord e dà l’assalto agli smartphone di fascia media

Il mercato degli smartphone sa essere bizzarro. È dominato da variabili controllabili – basti pensare all’impatto che il bando all’uso dei servizi di Google ha avuto sulle vendite di Huawei e a come questo stia portando alla creazione di un terzo ecosistema accanto a quello di Apple e Android – e da fattori psicologici totalmente imprevedibili. O forse immaginabili nella mente di qualche visionario del marketing, come quello che ormai sette anni fa si inventò un sistema per il quale migliaia di persone facevano quasi a botte per aggiudicarsi un telefono di cui non si sapeva praticamente niente.

Il mercato degli smartphone sa mitizzare un marchio come OnePlus – per l’appunto quelli che riuscivano a vendere a scatola chiusa telefoni di cui non si sapeva nulla – e poi accantonarli, renderli obsoleti, poco divertenti, o, per usare parole che vanno di moda in certi ambienti, proni all’omologazione mondialista.

Che cosa sta succedendo a OnePlus

OnePlus aveva smesso di stupire. Dal modello 6T del suo smartphone aveva continuato a produrre ottime macchine – fatte utilizzando il meglio della tecnologia disponibile, proponendola a prezzi ragionevoli e con un design accattivante – ma ormai erano in tanti a competere su quello stesso campo. Persino all’interno della Bbk, la casa madre cui fanno capo nuovi protagonisti del mercato come Oppo e realme, un tempo confinati nella fascia medio-bassa e ora lanciati all’assalto delle ammiraglie di marchi come Huawei e Samsung come nemmeno nella battaglia delle Midway.

OnePlus continua ad assicurare che le sue vendite vanno alla grande, ma il ridimensionamento degli uffici in Europa e lo spostamento del quartier generale a Helsinki ci raccontano un’altra storia. Può essere colpa della contrazione del mercato dei cosiddetti flagship, può essere colpa dall’epidemia, fatto sta che – al netto del curioso caso della fotocamera che riprende attraverso la plastica – il marchio di Pete Lau aveva smesso di stupire.

E quando non si hanno più nuove idee – perché la tecnologia quella è e non ha senso spingere ancora oltre – l’unica soluzione è lanciarsi alla conquista di nuovi territori. Quegli stessi che magari, fino a poco tempo prima, si sono un po’ snobisticamente disdegnati, perché l’ambizione era quella di essere e restare il marchio più cool sul mercato Android. E OnePlus è sempre stata assente da una fascia molto popolosa anche se non ricca quanto quella dei flagship: quella dell’acquirente medio, fatta di ragazzini, curiosi di tech ma non troppo, giovani donne e gente che non vuole complicarsi la vita con telefoni che fanno cose che non si utilizzeranno mai.

Come è fatto OnePlus Nord

Così Pete Lau ha messo i suoi al lavoro e, con un battage di marketing che ricorda tanto i tempi d’oro dell’esordio, OnePlus ha sfornato Nord, il primo prodotto della sua nuova linea di fascia media. Tradotto in soldoni: ottimi telefoni che costano meno di 500 euro. In un caso – a condizione di rinunciare a un po’ di memoria, anche meno di 400. E OnePlus torna a sparigliare le carte, come ai bei vecchi tempi.

Nord è pensato per l’uso quotidiano: un sistema di fotocamere diversificato, una user experience fluida e la qualità OnePlus, che non si mette in discussione. Alimentato dal processore Qualcomm Snapdragon 765G, è innanzitutto uno smartphone 5G, anche se la rete di ultima generazione in Italia è a carissimo amico e con questi chiari di luna non si sa quando sarà realmente utile.

Presentando il telefono è stato lo stesso Pete Lau a evidenziarne i punti di forza: Display a 90 Hz, interfaccia OxygenOS e la rticarica Warp Charge 30T.

Il Nord è dotato dello stesso sensore Sony IMX586 da 48 MP di OnePlus 8, una fotocamera ultra grandangolare da 8 MP, una fotocamera macro e un sensore di profondità per offrire un’esperienza fotografica versatile e diversificata. La modalità Nightscape, disponibile sia sull’obiettivo principale posteriore che sull’ultra-grandangolare, scatta fino a nove immagini diverse a diverse esposizioni, intrecciandole insieme in pochi secondi per produrre foto più nitide, luminose e intense in condizioni di scarsa illuminazione.

È anche il primo smartphone OnePlus a essere dotato di una doppia fotocamera frontale: una principale da 32 MP e una ultra-grandangolare da 8 MP che offre un campo visivo da 105 gradi, per i selfie di gruppo.

Il display è un Amoled da 6.44″ con un refresh rate a 90 Hz per garantire fluidità con 1.048 livelli di luminosità automatica per un aggiustamento automatico.

OxygenOS 10.5, il software di OnePlus, offre la modalità Dark Mode, la Zen Mode, e un set completo di opzioni di personalizzazione che permettono agli utenti di modificare tutto, dalle forme delle icone alle animazioni delle impronte digitali.

La ricarica veloce è assicurata dal Warp Charge 30T di OnePlus, per portare la batteria da 4.115 mAh da scarica al 70% in mezz’ora anche mentre si sta sui social o si gioca. Utilizzando il machine learning, cambiain modo intelligente il modo in cui il telefono si ricarica durante la notte per ridurre la quantità di tempo che trascorre al 100%, migliorando così la salute della batteria.

Il Nord viene venduto in due configurazioni: nella versione 8GB+128GB nei colori Blue Marble e Gray Onyx al prezzo di 399 euro e nella versione 12GB+256GB nei colori Blue Marble e Gray Onyx al prezzo di 499 euro.

Oltre al, OnePlus ha anche lanciato i suoi primi auricolari true-wireless, OnePlus Buds che grazie alla tecnologia Warp Charge, con una ricarica di 10 minuti offrono 10 ore di autonomia. Costano 89 euro.

 

 

 

 

Agi

ho. Mobile ancora una e trino: 2 SIM in omaggio da distribuire agli amici per ricevere ricariche gratis

Vi ricordate l’iniziativa ho. Mobile dello scorso aprile, nell’alveo della promozione ho. Tanti Amici? L’operatore aveva iniziato a inviare ai nuovi clienti non una, bensì tre SIM, due delle quali da distribuire ad amici disposti a passare a ho. Mobile. Ebbene, sembra che la promozione sia ancora in atto.

Giungono infatti ancora segnalazioni di questa singolare prassi, per spingere i nuovi clienti a consigliare il passaggio a ho. Mobile ad amici e parenti, dando una mano a diffondere il verbo dell’operatore virtuale di Vodafone. In cambio, 5€ di credito in omaggio per chi presenta e altrettanti per chi viene presentato.

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Un già cliente ho. Mobile può presentare fino a 10 amici che, una volta completato il passaggio, frutteranno un massimo di 150€ di credito in omaggio (grazie al bonus finale di 50€, una volta raggiunto l’obiettivo massimo), da utilizzare per il rinnovo mensile dell’offerta. Nel caso l’amico presentato provenisse da Iliad, Fastweb e virtuali (eccetto Kena Mobile, Very Mobile e Daily Telecom), il credito omaggio sarà di 10€, anziché di 5€.

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Dropbox introduce il suo Password Manager che ha una marcia in più rispetto agli altri, ecco quale

Dropbox ha appena compiuto un importante ma silente passo lanciando un nuovo Password Manager per iOS e Android, sebbene per entrambe le piattaforme l’accesso è attualmente ristretto.

Il nuovo Password Manager di Dropbox fa tutto quello che ci si aspetta da un gestore delle password, offrendo la possibilità all’utente di memorizzare tutte le credenziali di accesso ai vari siti dove è registrato. Il tutto è ovviamente condito dall’implementazione della crittografia end-to-end, la quale non permette nemmeno agli stessi server di Dropbox di accedere alle password memorizzate. Questo scongiura il pericolo di violazione delle password anche nel caso in cui i server venissero violati.

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Ma Dropbox ha voluto fare di più e ha implementato il livello di sicurezza a conoscenza zero, cosa significa? Nella pratica, nessuna terza persona può visualizzare la password di login al servizio di gestione password, nemmeno Dropbox stessa. In tal caso, l’ipotetica violazione dei server dell’azienda non metterebbe a rischio nemmeno la password di login. Come è possibile realizzare qualcosa del genere? Sfruttando il principio di dimostrazione a conoscenza zero.

Per avere un esempio pratico: si immagini una persona che distingue i colori e una persona daltonica per cui il rosso e il verde sono indistinguibili. Per convincere la persona daltonica che due palline, delle quali una è rossa e l’altra è verde, sono diverse si lascia questa persona nascondere le palline dietro la schiena e successivamente proporne solo una all’altra persona che distingue i due colori: effettuando diverse prove e chiedendo se la pallina è stata scambiata o meno, la persona daltonica si convincerà che le palline sono diverse perché sarebbe impossibile per l’altro rispondere sempre correttamente affidandosi al caso (che corrisponde al 50% di probabilità di successo).

Il nuovo Password Manager di Dropbox è attualmente disponibile solo su invito per gli utenti Android e iOS. Secondo alcune indiscrezioni trapelate online la sua versione pubblica dovrebbe arrivare esclusivamente per chi possiede un piano di archiviazione a pagamento. Staremo a vedere.

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