Una nuova lotta alla sopravvivenza inizia in Lost Light, il gioco disponibile per Android (per ora)

Il noto editore cinese NetEase Games si sta preparando a rilasciare per i dispositivi mobili Lost Light, il nuovo gioco sparatutto in cui gli utenti saranno chiamati a sopravvivere in un mondo in cui l’umanità è in ginocchio e il pericolo si annida in ogni angolo. 

In questa continua lotta avere il migliore equipaggiamento e sviluppare le abilità non saranno gli unici elementi che faranno la differenza, in quanto cruciali saranno anche l’esplorazione, la gestione della fame e del dolore e la tattica.

Immerso in un’atmosfera realistica, a collaborare in tal senso è anche il settore delle armi, le quali sono state meticolosamente ricreate e ognuna può essere altamente personalizzata.

I giocatori potranno anche optare per un’esperienza multigiocatore, così da affrontare lo scenario competitivo di sopravvivenza insieme a dei validi alleati piuttosto che destreggiarsi in solitaria tra i pericoli.

Altro punto focale del titolo è il cross-platforma. Infatti, oltre che per dispositivi mobili, Lost Light è stato pensato anche per PC, e gli utenti di entrambe le piattaforme potranno giocare e parlare tra loro, così da ampliare anche l’esperienza. 

Al momento gli interessati possono scaricare il titolo sia su PC che su dispositivi Android. Nell’arco di questa mattinata i server erano in fase di mantenimento, ma ora potrebbero essere stati aperti. Per iOS il supporto arriverà in un secondo momento. 

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Una nuova lotta alla sopravvivenza inizia in Lost Light, il gioco disponibile per Android (per ora)

WindTre dà il via alla prima Massive Migration del 2022

Alcuni attuali clienti WindTre, un tempo invece appartenenti all’operatore 3 e che avevano un dispositivo con vincolo, sono i soggetti interessati della nuova campagna di Massive Migration, attraverso la quale avrebbero ricevuto una comunicazione informativa tramite messaggio e app.

I dettagli in essa contenuti riguardano i cambiamenti ai quali saranno sottoposti. La migrazione è prevista a partire dal 10 gennaio 2022 e, a seconda della variazione, sono due le possibilità a cui andranno incontro:

  • Alcun cambiamento, se non legato al metodo di gestione della SIM;
  • Modifica dell’offerta con una nuova a 15€ 16€ con un recesso secondo i termini di preavviso previsto, sempre con data di inizio il 10 gennaio.

In aggiunta, essendo entrato in vigore il D.Lgs 207/2021 il 24 dicembre scorso, il termine del periodo di recesso senza alcun costo è prorogato a 60 giorni dalla comunicazione della variazione. Quindi, l’operatore arancione comunica che le comunicazioni sono state adeguate a questa nuova norma.

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WindTre dà il via alla prima Massive Migration del 2022

Huawei vuole tornare alla ribalta con stile: ecco il pieghevole Mate V

Sono ormai passati un paio d’anni da quando Huawei ha dovuto abbandonare i suoi sogni di gloria nel mercato smartphone, cedendo gran parte del terreno guadagnato a livello internazionale a causa del ban statunitense. Il colosso cinese però è ancora vivo.

Huawei sarebbe pronta a tornare alla ribalta nel mercato smartphone con un nuovo pieghevole, è questo che emerge dalle fonti di XDA. Dovrebbe chiamarsi Huawei Mate V e avere a bordo un processore Qualcomm Snapdragon 888, per il mercato europeo, limitato alle reti LTE, proprio per rispettare il ban USA.

L’immagine che trovate in galleria mostra il presunto design posteriore del pieghevole Huawei: sul retro vediamo un modulo circolare che ospita tre sensori fotografici e il flash LED, mentre sotto vediamo un secondo interessante modulo che ospita un display secondario.

Il design è molto simile a quanto proposto da Galaxy Z Flip 3, con piegatura a conchiglia. Non sono note altre presunte specifiche tecniche, mentre il suo lancio in Cina dovrebbe avvenire entro fine anno. Staremo a vedere quando, e a che prezzo, Huawei intende portarlo in Europa.

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Huawei vuole tornare alla ribalta con stile: ecco il pieghevole Mate V

Dallo speck alla finocchiona. Gli italiani e i salumi: una storia d’amore

AGI – Uno dei cibi più amati e versatili della nostra tradizione culinaria: in testa per preferenza i prosciutti cotti e crudi, seguiti a ruota dalla regina degli insaccati, la mortadella, dai wurstel e dallo speck.

E per dirla con Giuseppe Pulina che alla carne e ai suoi “derivati” ha dedicato una piccola enciclopedia unica nel suo genere “Carnipedia” (Franco Angeli editore) “i salumi fanno parte dell’anima profonda dell’Italia: sono il cibo della ricostruzione post-bellica  e la mortadella, una delle glorie nazionali, è stata immortalata da Mario Monicelli nel film omonimo con Sofia Loren e Gigi Proietti ed è servita ad Andreotti per mantenere per lungo tempo ottimi rapporti con il cancelliere tedesco Kohl che sembra la amasse particolarmente”. Insomma, non solo gusto, ma anche capacità di mantenere buoni rapporti diplomatici, fra le virtù dei salumi italiani…

Un prodotto sublime dalla storia eccezionale che nasce, lo ricorda sempre Pulina nel suo trattato per carnivori, dalla necessità di conservare i cibi e preservarli dalle aggressioni esterne, non è un caso che “fra le tante tecniche [di conservazione], le più̀ diffuse sono l’essicazione, la salatura e l’affumicatura, tre modalità̀ che, insieme alla maturazione operata da batteri utili, stanno alla base della produzione dei salumi”.  Un prodotto che non è retorica definire simbolo del Made in Italy: fra IGP e DOP, infatti,  il nostro paese conta più di 40 specialità e ogni regione vanta almeno un salume tipico, tanto che operando una selezione – che non può che essere personale e arbitraria – è possibile ricostruire un giro d’Italia in 20 bocconi pregiati e… sapidi.

Il lardo della Valle D’Aosta

Partiamo da nord-ovest, dalla Valle D’Aosta. Sulle guide della regione si legge che “L’autarchia economia di sussistenza che ha caratterizzato le nostre vallate fino a mezzo secolo fa, rendeva necessaria la conservazione domestica della carne dei rari animali che venivano macellati, in genere all’inizio dell’inverno”. E come spesso capita, è proprio la necessità a stimolare la nascita di prodotti eccezionali. È il caso del Lardo di Arnad, prodotto valdostano tipico della “bassa valle”, il tratto che va dal confine con il Piemonte alla stretta del Montjovet, noto per maiali ben ingrassati con una dieta ricca di castagne. Questo lardo è un prodotto unico, ricavato dallo spallotto del suino e tagliato in pezzi spessi almeno 3 cm, viene messo in salamoia con erbe aromatiche raccolte in zona e stagionato nei tradizionali doil (cassoni di legno di forma cubica). Neanche a dirlo questo lardo ha ottenuto la denominazione DOP e ha anche una sagra interamente dedicata che si tiene ovviamente ad Arnad l’ultima domenica di agosto.

Prosciutti, Speck, Bresaole e Mortadella del Centro Italia

Proseguendo il nostro viaggio incontriamo i grandi classici della salumeria italiana, su cui resta davvero poco da aggiungere. Parliamo del Prosciutto cotto, specialità piemontese, alleato di mille cene last-minute e di tante merende gustose, parliamo di Bresaola, salume d’eccezione della Valtellina, amato da sportivi e da chi vuole mantenersi in forma, e di Speck trentino. Parliamo ancora di Prosciutto crudo San Daniele, prodotto tipico del Friuli e di Mortadella prodotta in Emilia e, pochi sanno, anche in Liguria (anche quella IGP contempla il pistacchio).

La Sopressa vicentina

Bisogna arrivare in Veneto per scovare una chicca, la Soppressa vicentina, un insaccato prodotto unicamente in provincia di Vicenza, nella zona compresa tra le Dolomiti, l’altopiano di Asiago e i Colli Berici, solo con maiali locali allevati allo stato brado. Deve il suo nome al termine dialettale veneto “sopréssare”, cioè schiacciare, pressare, conosciuto a partire dalla metà del Novecento, questo salume era una portata tipicadelle feste contadine di mezza estate.

Finocchiona toscana e Ciauscolo marchigiano

Finocchiona e Ciauscolo, due leccornie originarie rispettivamente della Toscana e delle Marche. La prima, lo dice il nome stesso, ha uno spiccato aroma di finocchio che ne fa la sua fortuna anche in affari. Era usata, infatti, fin dal Medioevo per accompagnare e camuffare nel sapore anche i vini peggiori.

Tanto che un antico detto recitava “come gli abili parrucchieri son capaci di far sembrar piacente anche la donna più brutta, così l’aroma della Finocchiona è capace di camuffare anche il sapore del vino più imbevibile”, ecco perché ancora oggi “lasciarsi infinocchiare” assume il significato di farsi imbrogliare.

Il Ciauscolo invece è ottenuto dalla doppia macinatura di tagli pregiati di carne suina, fra cui pancetta, spalla e rifilature di prosciutto e lonza. Frutto della tradizione contadina marchigiana nella quale tutti i prodotti derivanti dalla macellazione del maiale costituivano una riserva preziosa per passare l’inverno, la parola “ciauscolo” deriverebbe dal latino ciabusculum, cioè piccolo pasto o piccolo cibo da portare con sé in campagna.

Lonza umbra, Porchetta di Ariccia, la Ventricina abruzzese e la Soppressata molisana

Ma il centro italia è ricco di specialità nel campo dei salumi, pensiamo alla Lonza umbra, salume saporito e speziato dall’alta percentuale di grasso che mantiene la carne sempre morbida, oppure alla Porchetta di Ariccia, più che un piatto tipico, un’istituzione, quasi un credo che dalle fraschette – le osterie laziali senza cucina dove si serve pane vino e salumi – fa proselitismi in tutto il mondo. Bisogna giungere in Abruzzo per trovare la Ventricina, salume tipico che deve il suo nome al ventre del maiale, anticamente veniva usato proprio lo stomaco dell’animale per l’insaccatura.

Realizzato con tagli pregiati e rigorosamente in punta di coltello, questo è uno dei salumi più costosi d’Italia. Considerata la regina dei taglieri da aperitivo, la ventricina è buona anche cotta e si usa nei ragù e come ripieno per la pasta fresca. Il Molise dà il suo contributo a questo viaggio enogastronomico portando in dote la Soppressata, un insaccato dal gusto speziato, dove alle carni pregiate tagliate a mano viene aggiunto pepe in grani e la cui stagionatura avviene nel budello di maiale che conferisce alla preparazione note inconfondibili.

Salame Napoli, il Pezzente lucano, il Capocollo di Martinafranca e la Nduja calabrese

E il Sud Italia non ha certo meno da dire in fatto di salumi, a cominciare dal Salame Napoli che a dispetto del nome si produce in tutta la Campania e che storicamente era considerato un bene prezioso, meritevole di essere scambiato per prestazioni professionali e consumato solo in occasioni importanti.

Restando nella grande famiglia degli insaccati e scendendo in Basilicata incontriamo il Pezzente, una salsiccia che deve il nome poco lusinghiero al fatto che la carne adoperata per la sua produzione è la meno pregiata del suino. Ma questo non ha alcun effetto peggiorativo sul gusto, dal sapore più o meno affumicato, il Pezzente (o la Pezzente o ancora Sauzizzon’) infatti sprigiona aromi di paprika dolce, di peperoni di Senise e di aglio fresco.

Mettendo piede in Puglia si incontra il Capocollo di Martinafranca, prodotto che restituisce tutta la sapienza dei macellai della Valle D’Itria e come suggerisce il nome è fatto con la carne della zona cervicale del suino. La Calabria invece è famosa per la Nduja, un salame spalmabile da usare così com’è sul pane o da aggiungere a sughi e ripieni (le famose imbottiture) per dare forza ai sapori.

Il Salame di Sant’Angelo e la Salsiccia Sarda

Con le isole si conclude questa esplorazione gastronomica, una selezione arbitraria, è bene ricordarlo, che potrebbe ricominciare molte volte portando alla ribalta altrettanti nuovi salumi. Le isole dicevamo. Il salame Sant’Angelo è una specialità siciliana dal colore brillante e dal sapore delicato che si fa trattando in punta di coltello solo le parti più nobili del maiale, tipico di Brolo, cittadina del Messinese.

Questo insaccato deve le origini intorno all’undicesimo secolo alla colonizzazione normanna che importò sull’isola nuove abitudini alimentari. Ultima ma solo per ordine geografico la Salsiccia sarda, riconoscibile per la sua classica forma a ferro di cavallo, è una specialità ottenuta amalgamando con equilibrio parti magre e grasse del suino a grana grossa a cui si aggiunge sale marino, pepe, aglio fresco tritato e aromi naturali.


Dallo speck alla finocchiona. Gli italiani e i salumi: una storia d’amore

Dalla Realtà Virtuale alla robotica: le 6 tecnologie del futuro secondo Sony

AGI – “Un’azienda di intrattenimento creativo con una solida base di tecnologia” con l’obiettivo di “riempire il mondo di emozioni, attraverso il potere della creatività e della tecnologia”. Queste le parole che ha utilizzato Toru Katsumoto, Sony Group Corporation Executive Deputy President e CTO, aprendo il Sony Technology Day, l’appuntamento con cui ogni anno la multinazionale giapponese apre una finestra sulle tecnologie che saranno il motore dei suoi prodotti del futuro. 

Immersività e dati

Emozioni a parte (“Technology that inspires emotion” il tema dell’iniziativa), la direzione? Nel cinema e nella produzione video si va verso livelli di immersività tali da far parlare di “fusione del mondo fisico e virtuale”. Nel tracciamento delle prestazioni (come quelle sportive) si parla di “telecamere di tracciamento dedicate”, in grado di raccogliere “dati in tempo reale e con precisione millimetrica”, grazie anche all’Intelligenza Artificiale.

Non è tutto. In arrivo ci sono anche sistemi di Realtà Virtuale in cui “la persona che guarda in VR può sperimentare immagini ad alta definizione in tempo reale secondo il movimento della sua testa”. A completare il quadro anche una nuova generazione di sensori in grado di contribuire all’evoluzione del LiDAR (che  misura la distanza da un oggetto illuminandolo con una luce laser e che al contempo è in grado di restituire informazioni tridimensionali ad alta risoluzione sull’ambiente circostante), soprattutto in chiave di mobilità sicura. E poi c’è la piattaforma Minamori per monitorare la Terra: un sistema che, se realizzato, è in grado di rilevare “anomalie ambientali e disastri e aiutare a prevenire i problemi prima che si verifichino”. Ecco qualche dettaglio in più sulle tecnologie su cui sta lavorando Sony.

Video: mondo fisico e virtuale sempre più vicini

La produzione virtuale è un termine che indica una nuova tecnologia di produzione video che mette in connessione video live-action e computer grafica, in tempo reale. Sony ha presentato In-Camera VFX, una forma di Virtual Production in cui un’immagine 3D in computer grafica viene proiettata come sfondo su un display LED installato nello studio dietro l’interprete. Questo libera i creativi dalla seccatura della composizione richiesta per le riprese convenzionali su sfondo verde.

Le prestazioni sportive convertite in dati

Al Sony Technology Day c’è stato anche spazio per SkeleTRACK, il sistema di tracciamento elettronico delle prestazioni nel calcio, che cattura i movimenti dei giocatori e del pallone da flussi video in diretta ripresi da telecamere di tracciamento dedicate. Il sistema raccoglie dati in tempo reale e grazie all’elaborazione avanzata delle immagini e alle tecnologie di riconoscimento AI, intere partite, compresi i dettagli fino alla postura dei giocatori, vengono convertite in dati, rendendo possibile la visualizzazione di performance che prima era impossibile catturare. 

La Realtà Virtuale in alta definizione per le applicazioni industriali

Il Microdisplay OLED è un head-mounted display (uno schermo montato sulla testa dello spettatore attraverso un casco ad hoc) per la realtà virtuale che proietta uno spazio 3D ad alta definizione e raggiunge un’alta risoluzione di 4K con un occhio e 8K con entrambi gli occhi. La persona che guarda in VR può sperimentare immagini ad alta definizione in tempo reale secondo il movimento della sua testa.

Oltre alle applicazioni industriali, ci si aspetta che il Microdisplay OLED venga utilizzato nel campo dell’intrattenimento, in quanto può esprimere la texture dei materiali e le espressioni umane in alta definizione in tempo reale in base ai movimenti della testa dello spettatore.

Mobilità: l’evoluzione del LIDAR

Sony ha presentato anche sensori che rilevano la distanza dagli oggetti circostanti con alta precisione, catturando bassi livelli di energia luminosa. L’obiettivo è la mobilità in sicurezza, contribuendo all’evoluzione del LiDAR delle automobili.

Le mani dei robot

“Manipulator” è una tecnologia che permette ai robot di maneggiare con cura oggetti sconosciuti attraverso il rilevamento in tempo reale dei segni di scivolamento dell’oggetto in base ai cambiamenti nella distribuzione della pressione rilevati dai polpastrelli. Con questa tecnologia, le mani robotiche possono afferrare un oggetto senza farlo cadere regolando la forza in modo appropriato. Inoltre, il robot può afferrare l’oggetto nella posizione e nella postura appropriata poiché il sensore di distanza rileva la distanza dalle dita all’oggetto. Combinando l’AI e la tecnologia di rilevamento avanzata con i robot, l’obiettivo è contribuire a sviluppare tecnologie robotiche che arricchiranno la vita delle persone.

La piattaforma che ascolta la Terra

La piattaforma Mimamori è sistema che, se realizzato, sarebbe in grado di rilevare segni di anomalie come problemi ambientali e disastri per aiutare a prevenire i problemi prima che si verifichino. Il sistema è composto da sensori di umidità del suolo in grado di misurare il contenuto di umidità, da ELTRESTM, un sistema di comunicazione satellitare che utilizza la tecnologia di comunicazione wireless LPWA (Low Power Wide Area), e da una sofisticata tecnologia di analisi dei dati predittiva che utilizza l’AI. 


Dalla Realtà Virtuale alla robotica: le 6 tecnologie del futuro secondo Sony

OPPO si ispira alla natura per il suo pieghevole: in arrivo entro fine 2021

Emergono interessanti novità sul futuro di OPPO nel mercato smartphone, che riguardano sia il suo prossimo pieghevole e sia il prossimo top di gamma che lancerà sul mercato.

Stando a quanto riferito da un leaker cinese su Weibo, OPPO lancerà il suo prossimo pieghevole il prossimo mese, ovvero entro fine anno. Tale dispositivo è identificato dal nome in codice “Peacock” e dovrebbe essere equipaggiato con un processore Snapdragon 888. Il display pieghevole dovrebbe essere di tipo LTPO, mentre la fotocamera dovrebbe essere capitanata da un sensore principale da 50 megapixel.

OPPO sta lavorando anche al prossimo flaghsip: questo è identificato dal nome in codice “Butterfly” e dovrebbe arrivare sul mercato con un processore Snapdragon 898, il prossimo gioiello che Qualcomm lancerà sul mercato. Il modello arriverà nell’ambito della famiglia OPPO Find X4.

Al momento non è chiaro se entrambi i dispositivi arriveranno anche nei mercati europei, dopo il lancio che arriverà in Cina. Torneremo ad aggiornarvi appena ne sapremo di più.

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OPPO si ispira alla natura per il suo pieghevole: in arrivo entro fine 2021

Realme TV Stick alla conquista dell’Europa: il dongle arriverà prima di quanto pensiate

L’ultima volta che vi abbiamo parlato del Realme Google TV Stick non era ancora possibile sapere se effettivamente avremmo avuto la possibilità di vedere il dongle nel nostro Continente, ma ora la storia è cambiata. È arrivata infatti la conferma da parte dell’azienda dell’arrivo in Europa del dispositivo.

È stato rivelato inoltre che lo stick TV di Realme sarà disponibile in due versioni:

  • 4K TV Stick
  • 2K TV Stick

Ovviamente, la differenza tra i due modelli è data dalla risoluzione, che sarà rispettivamente 4K per uno e 2K per il secondo, e dai loro prezzi

Proprio a proposito di quest’ultimo tassello, già in precedenza avevamo mostrato i nostri dubbi circa il mantenimento della corrispondenza in euro delle 3.999 rupie indiane. Infatti, a livello di costi quelli che ci riguardo dovrebbero aggirarsi intorno ai 54,99€ per la variante 2K e 69,99€ per quella 4K. 

Il suo arrivo dovrebbe anche essere imminente, dal momento che l’annuncio ufficiale sarà effettuato nel corso del prossimo mese. Una data ben precisa non è ancora possibile saperla, ma rallegrerà certamente apprendere del suo effettivo sbarco nel mercato europeo, e quindi anche italiano.

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Realme TV Stick alla conquista dell’Europa: il dongle arriverà prima di quanto pensiate

L’accordo tra Stellantis e Lg per dare una svolta alla produzione di auto elettriche

AGI – Stellantis e LG Energy Solution creeranno una joint venture per la produzione di batterie agli ioni di litio in Nord America: il nuovo impianto avrà una capacità di produzione annuale di 40 gigawattora e l’avvio è previsto per il primo trimestre del 2024.

A renderlo noto un comunicato del gruppo automobilistico, che sottolinea come “questa joint venture avrà come risultato la creazione di un nuovo impianto per la produzione di batterie, che contribuirà a raggiungere l’obiettivo di Stellantis di portare le vendite di veicoli elettrificati a oltre il 40% del totale negli Stati Uniti entro il 2030″.

Le batterie prodotte nel nuovo impianto saranno fornite agli stabilimenti di assemblaggio Stellantis negli Stati Uniti, in Canada e in Messico per l’installazione sui veicoli elettrici di prossima generazione, che vanno dagli ibridi plug-in ai veicoli full electric a batteria, venduti nell’ambito del portfolio dei marchi Stellantis.

La gigafactory aiuterà il gruppo a “raggiungere, come minimo, un totale di 260 gigawattora di capacità entro il 2030”. A sottolinearlo, commentando l’annuncio, l’ad della casa automobilistica, Carlos Tavares, secondo cui la nuova mossa “è un’ulteriore dimostrazione del fatto che stiamo mettendo in atto la nostra inarrestabile tabella di marcia verso l’elettrificazione e stiamo dando seguito agli impegni presi in occasione dell’evento EV Day di luglio”.

Stellantis prevede di investire oltre 30 miliardi di euro entro il 2025 nell’elettrificazione e nello sviluppo software e punta a mantenere il 30% di efficienza in più rispetto alla media del settore nel rapporto tra la spesa totale di ricerca e sviluppo e in conto capitale rispetto ai ricavi.

“Creare una joint venture con Stellantis sarà un capitolo storico della nostra partnership di lunga data”, ha dichiarato Jong-hyun Kim, presidente e ad di LG Energy Solution. “Utilizzando le nostre competenze tecniche collettive e individuali e la capacità di produzione di massa, ci posizioneremo come fornitore di soluzioni per batterie per i potenziali clienti della regione“.

La partnership tra le due aziende nell’ambito dei veicoli elettrificati risale al 2014, quando LG Energy Solution (allora LG Chem) venne selezionata da Stellantis (allora Fiat Chrysler Automobiles) per fornire il sistema di batterie agli ioni di litio e i controlli per la Chrysler Pacifica Hybrid, il primo minivan elettrificato del settore.


L’accordo tra Stellantis e Lg per dare una svolta alla produzione di auto elettriche

Gli auricolari contraffatti alla conquista degli Stati Uniti: già superate le cifre del 2020

Gli auricolari true wireless sono sempre più popolari e apprezzati dagli utenti, ma i prezzi (soprattutto per i modelli di brand più blasonati) continuano ad essere abbastanza alti: negli Stati Uniti il mercato delle cuffie contraffatte non si ferma e ha già superato in tutto e per tutto i numeri totalizzati nel 2020.

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Secondo un report di The Information, nei primi nove mesi dell’anno fiscale 2021 sono stati trovate e confiscate oltre 360 mila unità, per un valore stimato di circa 62,2 milioni di dollari: già superato quindi quanto fatto nell’intero anno fiscale 2020, periodo durante il quale sono state confiscate all’incirca 295 mila unità. Solo ieri, sono stati beccati migliaia di auricolari contraffatti (di cui 5000 AirPods e 1372 AirPods Pro) per una cifra stimata di oltre un milione di dollari.

La maggior parte di questi auricolari è importato dalla Cina: alcuni sono creati con “stampi autentici” rubati dalle fabbriche Apple, mentre altri possono imitare il processo di associazione di AirPods su un iPhone e visualizzare un numero di serie Apple corretto. Evitare prodotti contraffatti può risultare quindi molto complicati e bisogna fare attenzione a dettagli molto piccoli.

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Gli auricolari contraffatti alla conquista degli Stati Uniti: già superate le cifre del 2020