Il widget dei Pixel permette di controllare anche i timer dei Nest

Google ha sempre dedicato un certo grado di attenzione alla personalizzazione grafica di Android, e questo passa anche i widget, elementi grafici presenti da sempre sul robottino verde.

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Nelle ultime ore sono emersi degli interessanti dettagli sulla prossima novità attesa sul widget denominato At a Glance, quello che troviamo di default su tutti i Pixel di casa Google con il Pixel Launcher. Gli screenshot in galleria vi forniranno un’anteprima dettagliata.

Stiamo parlando della nuova informazione relativa ai timer avviati su altri dispositivi Nest connessi dal widget At a Glance. In sostanza, si tratta della possibilità di consultare e gestire lo stato del timer avviato su altri dispositivi domotici Nest, connessi allo stesso account Google presente sul Pixel. L’opzione sarebbe attivabile tramite le impostazioni del widget stesso.

Quindi la novità non solo permette di visualizzare lo stato del timer ma anche di interagirvi direttamente attraverso lo smartphone.

La nuova funzionalità che abbiamo appena visto è stata avvistata da alcuni utenti possessori di Pixel 7. Dalle nostre parti ancora non è arrivata. Non sappiamo se si tratta di una distribuzione su larga scala o di una prima fase di test pubblico.

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Il widget dei Pixel permette di controllare anche i timer dei Nest

Leonardo, un supercomputer per progettare il futuro anche l’economia

AGI – L’appuntamento è per il 24 novembre prossimo. Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, a Bologna con le più alte cariche istituzionali, terrà a battesimo Leonardo, il supercomputer EuroHPC pre-exascale italiano, basato sulla tecnologia BullSequana XH2000 di Atos, riconosciuto come il quarto supercomputer più potente al mondo e il secondo in Europa nella classifica internazionale Top500.

Una infrastruttura avveniristica su cui ci sono stati investimenti per 240 milioni di euro, cofinanziata da euroHPC e dal ministero dell’Università e della Ricerca. Decine le persone che hanno lavorato al progetto di Atos con Cineca e EuroHPC, iniziato un paio di anni fa.

E 30 i tir che hanno solcato la penisola per portare nel capannone industriale che lo ospita ogni singolo componente di Leonardo, che affiancherà il supercomputer già in uso a Cineca, un pò ‘vecchiotto’, che sarà dedicato a una funzione specifica.

Ma perché Leonardo è così importante anche nella vita quotidiana dei singoli? L’AGI ha rivolto questo quesito a Giuseppe Di Franco, ceo di Atos. “Leonardo non è un computer come quelli che ogni giorno usiamo solo più potente – spiega Di Franco – l’esempio che possiamo fare per far comprendere cosa sia una infrastruttura di questo tipo è quello di due persone chiamate a pensare una parte di uno stesso ragionamento in parallelo. La soluzione a quel ragionamento arriverà più rapidamente. Se ne mettiamo un numero elevatissimo di persone a pensare in parallelo un pezzo del ragionamento, questo genera capacità di arrivare alla soluzione di oporazioni complesse in tempi rapidi. Questo è Leonardo”.

Detto in altri termini, comprendere fenomeni scientifici o studiare nuovi progetti industriali oggi richiede simulazioni ad alte prestazioni, analisi dei dati, intelligenza artificiale e visualizzazione dei dati che Leonardo consentirà con un rendimento estremamente elevato e in maniera ottimizzata.

E detto in maniera tecnica, il supercomputer avrà una potenza di calcolo di 250 petaFlops, per un totale di 250 milioni di miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo, 10 volte di più del precedente sistema, con una capacità di archiviazione di oltre 100 petabyte; è dotato di circa 3.500 processori Intel Xeon e di 14.000 GPU dell’architettura Ampere di Nvidia, con prestazioni di 10 ExaFlops in precisione ridotta, tipiche delle applicazioni di Intelligenza Artificiale; la partizione data-centrica è basata su BullSequana X2140 three-node Cpu Blade ed è dotata di due Cpu Intel Xeon Scalable di quarta generazione (precedentemente denominate in codice Sapphire Rapids), ciascuna con 56 core, che saranno installate all’inizio del 2023.

Con il nuovo supercomputer, Atos e Cineca assisteranno l’Unione Europea in diversi ambiti di ricerca, tra cui nella difesa dalle situazioni di emergenza ambientale e sanitaria. “I supercomputer sono alla base studi complessi come quelli di meteorologia – sottolinea Di Franco, citando la frase iconica del film ‘The butterflay effect’ del 2004, ‘il battito delle ali di una farfalla a Bangkok è in grado di provocare un uragano a New York’ – il meteo è un sistema molto complesso. Una accurata previsione previene i fenomeni avversi e anche consente l’utilizzo migliore delle fonti rinnovabili, dalle idroelettrice al solare all’eolico. Ma servono anche a stimare impatti sul corpo umano per diversi tipi di azione, dal vaccino, all’intervento chirurgico alla capacità di arti artificiali. Si trasporta in ambiente digitale o virtuale quello che deve essere testato in ambiente fisico e si possono fare milioni di prove”.

Il margine di errore di questo tipo di analisi “dipende dall’accuratezza del modello digitale, ma, come è accaduto per la fotografia i pixel, quanto più è fine il modello di simulazione tanto più è efficace il risultato. Quanto più ho capacità calcolo, tanto più la simulazione è precisa e questo ha ricadute molto positive sulla ricerca e sull’industria”, rimarca il top manager.

“Le nuove tecnologie possono sostituire ad esempio le gallerie del vento per testare auto, aerei e veicoli spaziali – spiega ancora – e il livello e la qualità della progettazione sale molto”. L’accuratezza della ricerca ha come altra faccia della medaglia maggiore competitività economica. “La qualità della progettazione è il futuro dell’economia”, per Di Franco, e per ponti strade, le stesse smart city, la cui progettazione prevede la messa a sistema di una mole enorme di variabili, i supercomputer forniranno soluzioni rapide ed efficaci.

“La sfida è anche nel capitale umano – avverte il ceo di Atos – il supercomputer è una infrastruttura tecnologica ma servono persone capaci di fare modelli, di farsi domande, di rivedere processi di business in chiave digitale”.

E in Italia c’è un gap digitale, “a livello individuale non significativo, ma sensibile nelle istituzione pubbliche e nelle media e piccola impresa. Rendere il lavoro di queste persone più produttivo richiede di digitalizzarlo”. Leonardo “è una svolta per il paese, sarà a disposizione del mondo universitario e motore sviluppo di tutte le aree di ricerca e del mondo dell’impresa”, sia quelle che hanno gà gli skill per utilizzare questa tecnologia, ma anche per le altre, perchè “c’è un gruppo di interfaccia costituito anche da nostri di Atos. E Atos sta sviluppando anche ampio programma di formazione creando alleanze con università quali Bologna, Milano, Bari, Federico II a Napoli e della Calabria per formare neolaureati e una conversione di risorse del mondo lavoro”. 


Leonardo, un supercomputer per progettare il futuro anche l’economia

Il protocollo che fa obbedire gli elettrodomestici anche se parlano ‘lingue’ diverse

AGI – Dopo la presentazione delle specifiche e il lancio del programma di certificazione, giovedì ad Amsterdam la Connectivity Standards Alliance ha reso noti i primi risultati del protocollo Matter, sistema che intende semplificare l’interoperabilità dei dispositivi connessi per la “casa intelligente”, e ha presentato i primi 190 prodotti che lo adotteranno.

Nato nel 2019 dall’esigenza di unificare i diversi dispositivi intelligenti all’interno delle case sotto uno standard comune, il progetto Matter è riuscito in tre anni a riunire le aziende sotto un unico obiettivo, parlare un’unica “lingua” all’interno della casa smart: vuol dire la possibilità di configurare e controllare tutti i prodotti compatibili con un unico controller, che sia Amazon Alexa, Google Home, Samsung o Apple.

Tra i dispositivi compatibili con Matter presentati ad Amsterdam ci sono luci intelligenti, tende e rivestimenti per finestre, sensori di sicurezza e protezione, serrature e televisori. 

Tra le aziende che hanno presentato prodotti compatibili con il protocollo ci sono Philips (lampadine), Nanoleaf (lampadine intelligenti), e Amazon che ha annunciato che ci sono 30.000 prodotti Words with Alexa compatibili con una varietà di protocolli diversi, incluso Matter e quest’anno supporterà Matter tramite Wi-Fi, portando lo standard a 17 dispositivi Echo, nonché alle sue spine, interruttori e lampadine entro la fine dell’anno. Per quanto riguarda gli aggiornamenti, il Connectivity Standards Alliance ha fatto sapere che si adopererà per una cadenza di rilascio a cadenza biennale. 

“Questo è un importante punto di svolta per l’IoT. Man mano che diventiamo più connessi e abbattiamo i muri tra il mondo digitale e quello fisico, dobbiamo lavorare insieme per rendere significative queste connessioni. Matter e i nostri membri stanno affrontando questa sfida a testa alta – ha dichiarato Tobin Richardson, Presidente e CEO di Connectivity Standards Alliance – con collaborazione, inclusività e un profondo senso di responsabilità verso il mercato e i consumatori, Matter ha il potere di creare una Smart Home più connessa, sicura e utile”.

Secondo l’analisi di CCS Insight, l’intenzione di acquisto di dispositivi intelligenti è in aumento, con il 35% delle famiglie nei principali mercati europei che intendono acquistare prodotti per la casa intelligente nei prossimi 12 mesi. Una ricerca di Parks Associates, ha messo in evidenza come l’interoperabilità sia al primo posto con i consumatori, dove il 73% delle famiglie statunitensi che possiedono o intendono acquistare un dispositivo per la casa intelligente afferma che l’interoperabilità tra i prodotti è importante quando si sceglie quale dispositivo smart home acquistare.


Il protocollo che fa obbedire gli elettrodomestici anche se parlano ‘lingue’ diverse

Recensione OPPO Pad Air: anche OPPO ha il suo tablet

L’enorme confezione di OPPO Pad Air all’interno nasconde in realtà un contenuto abbastanza standard. Abbiamo infatti un alimentatore da 18W e un cavo USB-A/USB-C.

OPPO Pad Air si presenta alla grande, con una scocca in metallo per buona parte della sua superficie e una banda plastica con una texture 3D molto gradevole, sia alla vista che al tatto. Il tablet è poi spesso solo 6,9 millimetri. Il suo peso di 440 grammi è ben bilanciato fra la qualità costruttiva e la comodità di un tablet da usare tutti i giorni e magari portare con sé.

L’hardware di questo OPPO Pad Air è nella media per i prodotti di questa categoria (e quindi inferiore a telefoni della stessa fascia di prezzo). Abbiamo il processore Snapdragon 680 octa core da 2,4 Ghz con GPU Adreno 610 e processo produttivo a 6 nanometri. La RAM ammonta a 4 GB e la memoria interna è disponibile nei tagli da 64 e 128 GB, con possibilità di espandere questa memoria sfruttando una microSD. Il carrellino estraibile permette infatti proprio di inserire una memoria espandibile, mentre invece non è previsto nessun supporto alle reti 4G/5G (e quindi lo slot per una SIM). Per il resto la connettività è abbastanza standard: Wi-Fi ac e Bluetooth 5.1. Non è presente il chip NFC, il GPS o un jack audio per le cuffie. Si fa perdonare con un audio stereo con quattro speaker di buona qualità. Abbiamo forse sentito più la mancanza di un lettore di impronte digitali. Nel quotidiano sbloccarlo ogni volta con un codice non è il massimo.

Abbiamo una fotocamera principale da 8 megapixel ƒ/2.0 e una fotocamera frontale da 5 megapixel ƒ/2.0. Sufficienti per lo scopo per cui sono state pensate, ma niente di più.

Il display di questo tablet è un ampio 10,36″ in tecnologia IPS. La risoluzione è elevata, visto che parliamo di 2K (1200 x 2000 pixel), anche se purtroppo queste specifiche raccontano solo una parte della storia. Lo schermo infatti non è particolarmente luminoso e questo non solo gli impedisce di supportare la tecnologia HDR, ma soprattutto lo rende meno adatto ad un utilizzo all’esterno. Meglio all’interno dove al massimo della luminosità si riesce a usare senza problemi anche in pieno giorno. La sera sul divano ovviamente non avrete invece nessun problema. Lo schermo non ha un refresh rate aumentato e si ferma invece a 60 Hz.

OPPO ha personalizzato Android 12 presente su questo tablet con la ColorOS for Pad, una versione “ingrandita” della ColorOS per smartphone. Non ci sono particolari funzionalità avanzate, ma il lavoro fatto sulla gestione delle finestre è molto buono. È facile destreggiarsi fra la possibilità di aprire le app affiancate o una sopra l’altra, grazie anche a dalle gesture e a un multitasking molto chiaro. Comodo anche il menù laterale per avviare rapidamente le proprie app preferite. È possibile poi “replicare” lo schermo del proprio smartphone OPPO sul tablet o espandere virtualmente la RAM grazie alla funzione apposita che “ruba” parte della memoria interna a questo scopo. Presente poi il Widevine L1 per la riproduzione dei contenuti streaming in HD.

La fluidità è discreta. Non aspettatevi un sistema particolarmente scattante, ma non siamo mai incappato in blocchi totali del sistema, neanche per pochi istanti.

La batteria da ben 7.100 mAh garantisce circa 3 giorni di utilizzo medio, un po’ meno se lo sfrutterete tutto il giorno come vostro unico dispositivo. La ricarica a 18W può essere considerata rapida, ma vista la capacità generosa della batteria non potete aspettarvi comunque tempi particolarmente ridotti.

OPPO Pad Air arriva in Italia a 299€, che diventano 349€ per la variante con il doppio della memoria interna. Sono prezzi a nostro parere alti. Non sappiamo se sia stata OPPO a fare una valutazione troppo ottimista del valore del tablet o se sia una questione di inflazione e mercato sfavorevole. È disponibile anche su Amazon. Controllate il box a seguire per eventuali sconti nei prossimi mesi.

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Recensione OPPO Pad Air: anche OPPO ha il suo tablet

Spigen Glas.TR Ez Fit: il MIGLIORE vetro temperato per iPhone? Sì, anche per iPhone 14 – RECENSIONE

Il miglior vetro temperato per iPhone? Ecco quali sono le nostre impressioni.

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Spigen Glas.TR Ez Fit: il MIGLIORE vetro temperato per iPhone? Sì, anche per iPhone 14 – RECENSIONE

Apple si arrende e passa alla porta Usb-C anche sugli iPhone

AGI – Apple rilascerà un iPhone che utilizza la Usb-C per la ricarica invece di Lightning, il suo standard di ricarica proprietario. È quanto emerso dalle parole di Greg Joswiak, senior vice president Worldwide Marketing, di Apple, nel corso di un evento organizzato dal Wall Street Journal.

Alla domanda se Apple sta passando alla porta Usb-C, Joswiak ha detto: “Ovviamente dovremo adeguarci, non abbiamo scelta”. Ha twittato Joanna Stern, la giornalista del Wall Street Journal che ha moderato il panel: “A proposito di ieri sera… Apple mi conferma sul palco che l’iPhone passerà alla USB-C. “Dovremo rispettare [la legge dell’UE]… ma sarebbe stato meglio non avere governi così prescrittivi”, ha affermato”.

Senza ammetterlo esplicitamente, Joswiak ha confermato che Apple dovrà conformarsi alla nuova normativa, nonostante l’azienda sia ancora in disaccordo con le basi del regolamento europeo. Ha spiegato Joswiak: “Ne parliamo da una decina di anni”, c’è stato “qualche disaccordo” sull’idea di un regolamento comune per i caricabatterie.

“Nonostante le buone intenzioni dell’UE, la regolamentazione è complicata, e la UE in un primo momento aveva insistito sulla porta Micro-Usb”. Per Joswiak “Usb-C e Lightning sono i due connettori più diffusi al mondo, con oltre un miliardo di persone che utilizzano un cavo Lightning di qualche tipo”. 

About last night… Apple confirms on stage to me that the iPhone will move to USB-C.

“We will have to comply [with the EU’s law]… but it would have been better to not have a government be that prescriptive,” said @gregjoz.
https://t.co/IkEY5Bkeo8

— Joanna Stern (@JoannaStern) October 26, 2022

L’indicazione della società è arrivata pochi giorni dopo il via libera definitivo dell’Unione Europea alla legge che obbliga le aziende tecnologiche ad utilizzare lo standard di ricarica Usb-C entro l’autunno del 2024 per molti dispositivi portatili alimentati a batteria venduti nell’UE. Compresi quelli di Apple.

Cupertino non ha confermato se gli iPhone con Usb-C saranno rilasciati nel 2023, 2024 o anche nel 2025. Apple potrebbe annunciare i suoi iPhone 2024, probabilmente a settembre, prima che la nuova legge dell’Ue entri in vigore. Nessuna conferma neanche sul rilascio o meno di un iPhone con Lightning, al di fuori dell’Ue.

Lo scorso autunno, quando il caricabatterie unico era in Europa ancora una proposta legislativa, Apple aveva depositato un documento presso la Commissione Europea. Secondo Cupertino “l’uso inappropriato degli standard soffoca l’innovazione e mina l’obiettivo di un’ampia interoperabilità“.


Apple si arrende e passa alla porta Usb-C anche sugli iPhone

La nuova vita di Wear OS: Google ci crede e anche gli utenti

Google è attiva su molti fronti nel settore tech e uno di questi è costituito dagli indossabili. In questo contesto conosciamo Wear OS come uno dei sistemi operativi più popolari.

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La storia di Wear OS è particolare. Quando venne lanciato, con il nome di Android Wear, attirò particolari attenzioni con un buon numero di dispositivi a supportarlo. Con gli anni abbiamo visto una parabola discendente, con Google che non ha introdotto particolari novità per un certo lasso di tempo.

La rinascita è arrivata con il cambio nome e l’importante restyling grafico. Wear OS ha iniziato a ricevere nuovi aggiornamenti e probabilmente la consacrazione definitiva è arrivata quando Google è entrata in partnership con Samsung, in modo che anche i Galaxy Watch possano affidarsi a Wear OS.

Anche questo ha probabilmente contribuito all’impulso dei download dell’app Wear OS sul Play Store. Il conteggio dei download effettivamente completati, e quindi delle installazioni su dispositivi mobili Android, ha appena sfondato il muro dei 50 milioni.

Rimane da capire se con l’avvento di Wear OS 3, che richiede un’app specifica dedicata alla configurazione dello smartwatch sullo smartphone, il conteggio dei download dell’app Wear OS continuerà a crescere.

Di certo quanto appena descritto è segno di un certo grado di salute del sistema operativo dedicato agli indossabili di casa Google. Ed è facile prevedere che lo scenario non potrà che migliorare nei prossimi mesi con il debutto sul mercato di Pixel Watch.

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La nuova vita di Wear OS: Google ci crede e anche gli utenti

Razer Edge è ufficiale: la console Android che stavate aspettando, anche 5G

Nel mondo Android arrivano delle importanti novità, e stavolta non riguardano il settore smartphone ma più quello del gaming. Razer ha appena presentato la sua nuova console Android.

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Stiamo parlando di Razer Edge, una console svelata ufficialmente dall’azienda durante il RazerCon che si è appena svolto. La nuova console supporta la connettività Wi-Fi quanto quella 5G. Andiamo a vedere insieme le specifiche tecniche complete.

  • Display: 6,8″ full HD+ (2400×1080) AMOLED 144Hz
  • Processore: Qualcomm Snapdragon G3x Gen 1
  • RAM: 8GB LPPDR5
  • Storage interno: 128GB UFS 3.1, espandibile fino a 2TB con microSD
  • Connettività: WiFi 6E, Bluetooth 5.2, 5G Sub 6 mmWave di Verizon, USB-C
  • Audio: speaker a due vie, 2x microfoni digitali, THX Spatial Audio
  • Fotocamera anteriore: 5 megapixel, 1080p @60fps
  • Dimensioni: 260 x 85 x 11 mm
  • Peso: 264 grammi (401 grammi con controller)
  • Controller: USB-C, 2 stick analogici, 8 pulsanti,1 D-pad, 2 trigger, 2 bumper, 2 pulsanti programmabili, Razer HyperSense haptics
  • Batteria: 5.000 mAh
  • Accessori inclusi: Razer Kishi V2 Pro (+ Razer Hammerhead True Wireless (2021) con versione Founders Edition)

Il nuovo Razer Edge è stato annunciato ufficialmente per il mercato statunitense al prezzo di 399,99 dollari. Ancora non sappiamo nulla sulla disponibilità e prezzo ufficiale della console per il mercato europeo. Torneremo ad aggiornarvi non appena ne sapremo di più. Maggiori dettagli li trovate al sito ufficiale.

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Apple vuole produrre in India anche i suoi auricolari

AGI – Apple ha chiesto ai suoi fornitori di spostare la produzione degli auricolari AirPods e Beats in India, già dal prossimo anno. A riportare la notizia Nikkei Asia, secondo cui Foxconn, la società che assembla gli iPhone, si sta preparando a produrre i Beats, sperando anche di produrre gli AirPods.

Dal 2019 gli AirPods vengono prodotti prevalentemente in Vietnam e sono stati uno dei primi prodotti Apple ad essere assemblati al di fuori della Cina: ogni anno ne vengono spedite più di 70 milioni di unità (un numero secondo solo all’iPhone tra i prodotti Apple in termini di volumi di spedizione). Dal 2021 anche la maggior parte della produzione dei Beats si è spostata in Vietnam.

La mossa fa parte della strategia di Apple di alleggerire la dipendenza dalla Cina, così dal ridurre il rischio di interruzioni della catena di approvvigionamento che nel recente passato sono derivati dalla rigorosa politica anti COVID del paese e dalle tensioni con gli Stati Uniti. Alla fine di settembre, la società di Cupertino aveva dichiarato di voler assemblare nel Paese anche l’iPhone 14, prodotto di punta più recente.

La scelta della società di spostare parte della produzione nel continente indiano (il secondo mercato di smartphone più grande del mondo dopo la Cina) è in linea con gli obiettivi del primo ministro Narendra Modi di spinta alla produzione locale di device e chip. Apple è operativa in India dal 2017, quando, rispondendo all’invito del governo di Delhi per sostenere lo sviluppo della manifattura locale, ha creato partnership prima con Wistron poi con Foxconn.

Secondo i dati di Counterpoint Research l’India ha accresciuto la sua quota di mercato nella produzione di telefoni cellulari (smartphone e accessori) passando dal 9% nel 2016 al 16% nel 2021. La quota della Cina è invece scesa dal 74% nel 2016, prima della guerra commerciale e della pandemia, a circa il 67% nel 2021.


Apple vuole produrre in India anche i suoi auricolari

La custodia degli AirPods Pro 2 mostra lo stato della batteria anche con gli auricolari in uso

Piccola ma interessante novità scoperta con la custodia degli AirPods Pro 2.

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La custodia degli AirPods Pro 2 mostra lo stato della batteria anche con gli auricolari in uso

Così Amazon vuole occuparsi anche della nostra salute mentale

AGI – C’è anche la salute mentale nelle mire di Amazon. Dopo l’accordo per acquistare iRobot, il robot aspirapolvere Roomba, che pulisce casa e genera mappe delle planimetrie delle abitazioni, la multinazionale di Jeff Bezos, secondo quanto riportato da Business Insider (la società non ha fatto alcuna comunicazione in merito), ha stretto una partnership con Ginger, servizio che offre consulenze online in questo settore.

La società progetta di aggiungere il supporto alla salute mentale ad Amazon Care, il suo programma di assistenza sanitaria da remoto, dedicato alla cura della persona, che vuole offrire interventi a distanza di professionisti, tra cui medici, e ora grazie all’accordo con Ginger, anche psicologi e psichiatri. Il servizio dovrebbe essere lanciato l’anno prossimo. 

Amazon Care è stato lanciato per la prima volta nel 2019 come servizio di assistenza da remoto e non per i dipendenti Amazon a Seattle. Ora è disponibile per le aziende statunitensi dei 50 stati che desiderano offrire il servizio ai propri dipendenti. La partnership con Ginger è solo l’ultimo passo di Amazon nel settore dell’assistenza sanitaria.

La Big Tech ha lanciato la propria farmacia nel 2020 e dispone di programmi che integrano Alexa negli ospedali. Nel luglio di quest’anno, Amazon poi ha annunciato l’acquisizione della società di cure primarie One Medical per 3,9 miliardi di dollari.

Ginger è una piattaforma digitale per la salute mentale che offre alle persone l’accesso 24 ore su 24, 7 giorni su 7 a coach e terapisti e in pratica sarà una sorta di componente aggiuntivo opzionale per le aziende che utilizzano Amazon Care. “Le informazioni sulla salute sono condivise tra Amazon Care e Ginger”, si legge sulla pagina dedicata sul sito di Amazon Care.

I fornitori di cure primarie sulla piattaforma possono rispondere ad alcuni problemi di poco conto, come una lieve ansia. Per problemi più gravi, si fa sapere, i pazienti sono indirizzati a fornitori esterni ad Amazon Care. 


Così Amazon vuole occuparsi anche della nostra salute mentale

Facebook testa le chat crittografate anche su Messenger

AGI – Facebook, la piattaforma di social network controllata da Meta, ha annunciato di voler implementare la crittografia end-to-end come modalità predefinita anche su Messenger (su WhatsApp già lo è, su Instagram è in fase di test), servizio di messaggistica istantanea di proprietà della stessa società di Mark Zuckerberg: i test sarebbero già in fase avanzata.

Oltre a ciò, fa sapere la società, “stiamo testando l’archiviazione sicura per eseguire il backup di quei messaggi nel caso in cui perdessi il telefono o desideri ripristinare la cronologia dei messaggi su un nuovo dispositivo supportato. Come per le chat crittografate end-to-end, l’archiviazione sicura significa che non avremo accesso ai tuoi messaggi, a meno che tu non scelga di segnalarceli“. 

Altre nuove funzionalità in fase di test su Messenger includono la sincronizzazione dei messaggi eliminati su tutti i dispositivi, la possibilità di annullare l’invio di messaggi e anche l’aggiunta della crittografia ai messaggi in vivavoce inviati su Messenger, utilizzando gli occhiali intelligenti dell’azienda.

A oggi Facebook offre agli utenti di Messenger la possibilità di attivare la modalità delle chat crittografate, ma pochi la utilizzano. Rendere la crittografia end-to-end predefinita vuol dire un un livello di sicurezza in più per una piattaforma di messaggistica utilizzata da oltre un miliardo di persone in tutto il mondo. Ma è anche una soluzione che con tutta probabilità farà discutere.

La crittografia end-to-end infatti è strutturata in modo che Facebook non possa visualizzare il contenuto dei messaggi dei suoi utenti, solo i partecipanti possono farlo. Ciò rende più difficile (ma non impossibile) per terze parti come hacker o forze dell’ordine curiosare nelle conversazioni digitali. Quindi la crittografia end-to-end rende più difficoltose le indagini, può essere di ostacolo alla capacità degli investigatori di combattere la criminalità. Ma offre anche più garanzie in fatto di privacy.

Il caso del Nebraska

Proprio questa settimana è emerso da documenti giudiziari depositati a giugno e resi pubblici martedì che Facebook ha rispettato un mandato di perquisizione della polizia e ha consegnato la cronologia della chat di Messenger di un’adolescente del Nebraska e di sua madre, accusate di aver violato la normativa statale sull’aborto.

La richiesta della polizia è arrivata a Menlo Park a giugno, addirittura prima che la Corte Suprema si pronunciasse, ribaltando la sentenza Roe v Wade. Ora, senza la “copertura” della Roe v Wade, il caso ripropone con ancora più forza la preoccupazione su come i dati degli utenti archiviati dalle società tecnologiche potrebbero essere utilizzati contro le persone che cercano di abortire.

Nel dettaglio gli investigatori hanno richiesto a Facebook informazioni dettagliate sulla ragazza, tra cui “informazioni di contatto del profilo, post in bacheca e elenco di amici , con ID Facebook”. Le autorità hanno anche richiesto tutte le foto caricate dalla giovane, quelle in cui è stata taggata e i suoi messaggi privati da aprile al giorno in cui è stato emesso il mandato. 

Al momento non è chiara però la portata dei dati utente che Facebook ha consegnato. La società ha dichiarato che i mandati ricevuti all’inizio di giugno non menzionavano un aborto, ma si riferivano a un’indagine della polizia su un bambino nato morto.


Facebook testa le chat crittografate anche su Messenger