L’Intelligenza artificiale governerà gli elettrodomestici e ci farà risparmiare sulla bolletta

AGI – Le tecnologie di Intelligenza Artificiale applicate alla casa possono essere la chiave per un approccio più sostenibile e meno dispendioso con i consumi. Sullo sfondo l’aumento del prezzo dell’energia, quasi decuplicato nel 2022 rispetto a gennaio 2021. Che fare? Connettere gli elettrodomestici, creare un ecosistema casalingo (e anche più esteso), che ci permetta di scegliere come e quando utilizzare in modo più ragionato, economico e sostenibile una lavatrice, una lavastoviglie, una pompa di calore. 

Una lavatrice in classe A odierna, rispetto ad una vecchia classe A consente di risparmiare fino a 130 euro all’anno e fino a 200 euro rispetto alle classi D che sono ancora largamente installate in Italia. Questi dati si riferiscono a costi energetici normali ormai superati, considerando i costi attuali il risparmio è quasi duplicato.

Valutando le lavastoviglie il risparmio supera il 75 % mettendo a confronto un’odierna classe A con una classe D, anche in questo caso la più diffusa nel mercato nazionale. Un esempio ancora più concreto? Una famiglia tipo che effettua 6-7 cicli a settimana può arrivare a risparmiare fino a 250 euro all’anno”. 

Ne abbiamo parlato con Gianpiero Morbello, Head of Brand & IOT di Haier Europe, divisione europea della multinazionale cinese degli elettrodomestici: tra i marchi del gruppo Candy, Haier e Hoover (10% di quota di mercato in Europa). La società, che dichiara 5 milioni di elettrodomestici connessi, ha appena stretto accordi con Hive Power e Edison Energia. Obiettivo, “fornire contratti elettrici ottimizzati per i clienti in grado di far risparmiare in bolletta”.

Parliamo di efficientamento dei consumi energetici. In che modo e perché si punta in questa direzione?
“Le analisi evidenziano che il consumo energetico nelle case per circa il 60% è legato agli elettrodomestici. Con le pompe di calore questa percentuale sale ulteriormente. Anche prima della crisi russo-ucraina si adombrava un problema futuro nella gestione dei carichi dell’energia elettrica. Ora quella previsione è diventata realtà. Come azienda siamo molto focalizzati sul consumo energetico e investiamo perché i nostri prodotti consumino di meno attraverso una serie di innovazioni”.

Perché dovrebbe convenire scegliere un sistema di elettrodomestici connessi?
“La possibilità di connettere gli elettrodomestici in IoT, attraverso un’app e una piattaforma cloud, permette di controllarli e decidere quando accenderli e spegnerli, che programmi e che temperature utilizzare. Questi parametri vanno affiancati con quelli di chi fornisce energia, soggetti che sanno quando è più conveniente utilizzare l’energia elettrica. È un valore per il consumatore. Secondo i nostri calcoli, l’utilizzo combinato di questo sistema con i pannelli fotovoltaici fa sì che l’utente in un anno e mezzo rientri del costo di una lavatrice nuova. Con le smart grid la valutazione è più difficile, dato il costo altalenante dell’energia. La stima è comunque intorno al 20% di risparmio”.

Parliamo del ruolo dell’Intelligenza Artificiale in questo ecosistema.
“È fondamentale. Suggerisce da un lato il modo in cui utilizzare un elettrodomestico e dall’altro massimizza l’efficienza dell’intero sistema anche in relazione alle abitudini della persona”.


L’Intelligenza artificiale governerà gli elettrodomestici e ci farà risparmiare sulla bolletta

Quanti studenti usano programmi di intelligenza artificiale per scrivere testi?

AGI – La a storica rumena Carla Ionescu ha raccontato giorni fa di aver carpito una conversazione tra due suoi allievi che si scambiavano consigli su quale programma d’intelligenza artificiale funzionasse meglio per scrivere i loro testi. I programmi di IA sono già così diffusi tra gli studenti univesitari? Del tema si è occupato il quotidiano inglese The Guardian, che segnala anche alcune esperienze di scienziati che si sono confrontati con questo tipo di produzione basata su metodi algoritmici.

Già nel 2012 il teorico informatico Ben Goertzel ha proposto quello che lui stesso ha definito un “test universitario robotico” per dire che “ci dovrebbe essere consapevolezza” del fatto che “un’intelligenza artificiale è in grado di ottenere una laurea allo stesso modo di un essere umano”.

L’informatico Nassim Dehouche ha ribattuto con un articolo che dimostra che GPT-3, il modello linguistico creato dall’OpenAi laboratorio di ricerca, potrebbe “produrre una scrittura accademica credibile non rilevabile dal solito software anti-plagio”.

Il dibattito è aperto. Il mese scorso, S. Scott Graham, professore associato all’Università del Terxas ad Austin, ha invece descritto l’incoraggiamento degli studenti a utilizzare la tecnologia per i loro compiti con risultati decisamente contrastanti in un articolo per la rivista scientifica Inside Higher Education.

I migliori, a suo avviso, avrebbero soddisfatto i requisiti minimi o poco di più, gli studenti più claudicanti hanno invece faticato, poiché fornire al sistema suggerimenti efficaci richiedeva capacità di scrittura di un livello sufficientemente elevato da rendere superflua l’IA. E ha concluso: “Sospetto fortemente che la scrittura robotica completa resterà proprio dietro l’angolo”. Come dire: non ci arriveremo mai.

Aki Peritz, un ricercatore del settore privato, ha sostenuto l’esatto contrario: “Con un po’ di pratica, uno studente può usare l’intelligenza artificiale per scrivere il proprio elaborato in una frazione di tempo ridotta”. Chi ha ragione? O meglio: fino a che punto l’intrusione dell’IA costituisce un imbroglio?

Osserva il Guardian: “Le università non si limitano ad affrontare saggi o incarichi interamente generati da algoritmi: devono anche giudicare una miriade di problemi più sofisticati. Ad esempio, i processori di scrittura basati sull’intelligenza artificiale suggeriscono abitualmente alternative alle frasi sgrammaticate. Ma se il software può riscrivere algoritmicamente la frase di uno studente, perché non dovrebbe fare lo stesso con un paragrafo e perché non con una intera pagina?”

A tale proposito il prof. Phillip Dawson della Deakin University sostiene: “Penso che in realtà insegneremo agli studenti come utilizzare questi strumenti. Non credo che li proibiremo necessariamente”.

Chiosa il quotidiano inglese: “Le occupazioni per le quali le università preparano gli studenti, dopotutto, presto si baseranno anche sull’intelligenza artificiale, con le discipline umanistiche particolarmente interessate. Prendi il giornalismo, per esempio…”.

Già. Un sondaggio condotto nel 2019 su 71 testate di 32 paesi ha rilevato che l’IA è già una “parte significativa del giornalismo”, impiegata per la raccolta di notizie, la produzione di notizie (dai fact checker automatici alla trasformazione algoritmica dei report finanziari in articoli) e distribuzione di notizie (personalizzare siti web, gestire abbonamenti, trovare nuovo pubblico). Si chiede infine il Guardian: “Perché i professori di giornalismo dovrebbero penalizzare gli studenti per l’utilizzo di una tecnologia che potrebbe essere centrale per le loro future carriere?”


Quanti studenti usano programmi di intelligenza artificiale per scrivere testi?

Big Data Kitchen: le ricette in cucina a base di intelligenza artificiale

AGI – L’Intelligenza Artificiale conquista la cucina. O se ne impossessa. Il New York Times riferisce che i ricercatori la stanno usando per creare e scrivere ricette, complete di foto e dei retroscena dei fornelli, sostituendosi all’uomo. Con lunghi elenchi d’ingredienti, misurazioni ad hoc, istruzioni minuziose e note introduttive personalizzate. Il vantaggio è che “attingono a una vasta raccolta di informazioni online su cibo e cucina”. Big Data Kitchen.

Ma, si chiede il Times, possono funzionare? E migliorare l’esperienza culinaria tramandata da millenni? La risposta è che, “come sanno i cuochi casalinghi, gli chef professionisti e gli editori di riviste di cibo, la prova definitiva per le ricette è la cena del Ringraziamento, una occasione tentacolare e varia su cui si riversano alte aspettative”.

Ebbene, il quotidiano newyorkese s’è così deciso a provare l’AI, attraverso una tecnologia ribattezzata Gpt-3, “per ideare un menu delle vacanze”, poi preparato e presentato a un corpo di assaggiatori: quattro editorialisti di cucina del New York Times medesimo. I risultati, assicurano dalla redazione al 620 della ottava Avenue, dicono molto sul potenziale della tecnologia.

Il modello Gpt-3 è una rete neutrale, un sistema matematico in grado di apprendere abilità analizzando enormi quantità di dati, quindi una cosa appare chiara: “L’AI è pronta a rimodellare diversi campi, dall’email marketing alla programmazione informatica. 

La scrittura di ricette non è un’area di studio comune, ma una manciata di ricercatori, incluso un team del Mit, il Massachusets Institute of Technology, ha iniziato a esplorare se l’AI può padroneggiare le tecniche, tanto che il risultato è che “oggi molte ricette di AI possono sembrare indistinguibili da quelle create dall’uomo”, ha ammesso Janelle Shane, ricercatrice che gestisce un blog sull’apprendimento automatico.

Il Times racconta che per creare il menu del Ringraziamento AI, i tecnici del giornale hanno iniziato presentandosi al sistema GPT-3, in un modo “sorprendentemente umano” e con poche formalità tecniche. Ma cosa è accaduto veramente e come si è proceduto? “Dopo aver effettuato l’accesso a GPT-3 sul laptop”, si legge sul New York Times, “abbiamo digitato: ‘Sono originario del Texas e sono cresciuto in una famiglia indiana americana. Amo i sapori speziati, il cibo italiano e tailandese e i dolci non troppo dolci. Alcuni ingredienti con cui cucino spesso sono chaat masala, miso, salsa di soia, erbe aromatiche e concentrato di pomodoro. Quindi abbiamo scritto: ‘Mostraci un menu del Ringraziamento fatto apposta per noi”. Il risultato, secondo gli assaggiatori del Times è stato in parte soddisfacente ma è stato anche osservato che “non c’era anima” nel cibo.

I sistemi di AI provati sono stati più d’uno su altrettante varianti di ricette. Però Gpt-3 potrebbe anche aiutare a personalizzare una ricetta esistente “creando versioni meno piccanti o con sapori specifici”.

 


Big Data Kitchen: le ricette in cucina a base di intelligenza artificiale

Google vuole investire 200 milioni nell’Intelligenza Artificiale di Cohere  

AGI – Alphabet, la società madre di Google, è in trattative per investire 200 milioni di dollari in Cohere, startup di Intelligenza Artificiale, che si occupa dello sviluppo di software di elaborazione del linguaggio naturale. Nella trattativa anche la società di produzione di chip Nvidia.

Fondata nel 2019, basata a Toronto, Cohere crea applicazioni di Machine Learning per le aziende, inclusi strumenti per chatbot e altre funzionalità in grado di comprendere il parlato e il testo umani. Lo scorso novembre, la società aveva stretto una partnership con Alphabet per fare in modo che la sua divisione cloud di Mountain View fornisse la potenza di calcolo necessaria a Cohere per istruire i suoi modelli software.

A febbraio Cohere ha raccolto 125 milioni di dollari in un round di finanziamento guidato da Tiger Global Management, portando la raccolta totale di investimenti a oltre 170 milioni di dollari.

Fin da quando ha assunto il ruolo di primo piano in Google nel 2015, il ceo Sundar Pichai ha sottolineato l’importanza dell’Intelligenza Artificiale per l’azienda, che già nel 2014 aveva acquisito DeepMind. La società vuole insegnare all’IA a controllare i computer, facendo in maniera che un’IA osservi i comandi della tastiera e del mouse delle persone che completano attività informatiche “seguendo le istruzioni”, come la prenotazione di un volo.

Google Brain, la divisione di ricerca di Google che si occupa del settore, è poi uno dei team di ricerca più autorevoli per lo sviluppo di modelli linguistici. Aidan Gomez, il ceo di Cohere, ci ha lavorato come studente-ricercatore. 

Anche altri giganti della tecnologia stanno cercando di scommettere sull’Intelligenza Artificiale e in particolar modo su chatbot e assistenti vocali in grado di rendere possibile e intuitiva l’interfaccia uomo-computer. Microsoft è in trattative avanzate per un nuovo round di finanziamento in OpenAI. La startup già utilizza già Azure, il servizio cloud di Microsoft, come partner esclusivo e ha accettato di dare la priorità a Microsoft quando porterà sul mercato la tecnologia che sta sviluppando. Microsoft ha già investito 1 miliardo di dollari in OpenAI nel 2019.

Ad aprile, Adept, una startup co-fondata da ex ingegneri e ricercatori di DeepMind, OpenAI e Google, ha reso noto che sta sviluppando tecnologie di Intelligenza Artificiale in grado di automatizzare qualsiasi processo software. Anthropic, poi, un’altra startup che sviluppa modelli di Intelligenza Artificiale, nel 2022 raccolto oltre mezzo miliardo di dollari per esplorare, come ha sottolineato il co-founder Dario Amodei, le proprietà di scalabilità dei sistemi di apprendimento automatico. 

Il fatto è che sviluppare tecnologie di Intelligenza Artificiale costa. A pesare è soprattutto il valore delle competenze. Rare quindi preziose. Nel 2018, il New York Times ha scovato la dichiarazione dei redditi di uno dei talenti dell’AI e ha rivelato che OpenAI (sono cifre che OpenAI è tenuta a rilasciare pubblicamente perché è un’organizzazione senza scopo di lucro) ha pagato nel 2016 il suo ricercatore di punta, Ilya Sutskever, più di 1,9 milioni di dollari, circa 1,8 milioni di euro.


Google vuole investire 200 milioni nell’Intelligenza Artificiale di Cohere  

Google ha licenziato l’ingegnere che aveva definito la sua Intelligenza Artificiale “senziente”

AGI – Google, la controllata di Alphabet, ha licenziato Blake Lemoine, l’ingegnere che un mese fa era salito alla ribalta delle cronache per definito “senziente” LaMDA, l’Intelligenza Artificiale sviluppata dal gigante di Mountain View.

Google, che dopo le sue dichiarazioni aveva messo in congedo Lemonie, lo ha definitivamente messo alla porta, sostenendo che l’ingegnere ha violato le politiche aziendali e che le sue affermazioni su LaMDA sono “del tutto infondate”.

Il licenziamento di Lemoine è stato segnalato per la prima volta da Big Technology, una newsletter su tecnologia e società.

“È deplorevole che, nonostante il lungo impegno su questo argomento, Blake abbia comunque scelto di violare in modo persistente chiare politiche sull’occupazione e sulla sicurezza dei dati che includono la necessità di salvaguardare le informazioni sui prodotti”, ha detto un portavoce di Google.

LaMDA (acronimo che sta per Language Model for Dialogue Applications) è un’Intelligenza Artificiale alimentata da  algoritmi in grado di generare un linguaggio umano convincente e in grado di sostenere un dialogo.

A giugno Blake Lemoine, in uno scambio con il Washington Post, aveva detto che LaMDA era “senziente” e che il suo modello linguistico per le applicazioni di dialogo era tale, che poteva benissimo avere un’anima. Nel descriverla, gli aveva dato anche un’età, 7 o 8 anni. 

Lemoine aveva anche affidato le sue riflessioni ad un post su Medium, dove si definisce così: “Sono un ingegnere del software. Sono un prete. Sono un padre. Sono un veterano. Sono un ex detenuto. Sono un ricercatore di Intelligenza Artificiale. Sono un cajun. Sono tutto ciò di cui ho bisogno per essere il prossimo”.

Di LaMDA aveva scritto sulla piattaforma: “Nel corso degli ultimi sei mesi LaMDA è stata incredibilmente coerente nelle sue comunicazioni su ciò che vuole e su ciò che crede che siano i suoi diritti come persona”. 

Le interazioni di Lemoine con LaMDA lo avevano portato a concludere che era diventata una persona che meritava il diritto di chiedere il consenso per gli esperimenti di cui era oggetto. Non solo. Lemoine aveva precisato nello stesso post che “una delle cose che complica le cose è che LaMDA non è un chatbot. È un sistema per la generazione di chatbot. Non sono affatto un esperto nei settori rilevanti ma, per quanto posso dire, LaMDA è una sorta di mente alveare che è l’aggregazione di tutti i diversi chatbot che è in grado di creare”.

Ad aprile Lemoine era già stato sospeso dal lavoro ( dopo aver presentato ai vertici di Mountain View un documento dal titolo “Is LaMDA Sentient?” nel quale riportava un vero e proprio dialogo (condiviso anche con un membro del Congresso) con il sistema. La sua idea? LaMDA doveva essere considerato “un dipendente”. Lemoine, considerato il muro dell’azienda, decise di rendere pubbliche online le sue conversazioni.

Sul caso sempre a giugno è intervenuto anche un portavoce di Mountain View, che, sentito dal Wall Street Journal, aveva dichiarato che i sistemi come LaMDA funzionano imitando i tipi di scambi che si trovano in milioni di frasi di conversazioni umane, consentendo loro di parlare anche di argomenti fantastici.


Google ha licenziato l’ingegnere che aveva definito la sua Intelligenza Artificiale “senziente”

Instagram vuole usare l’Intelligenza artificiale per verificare l’età degli utenti  

AGI – Per un account Instagram occorre avere 13 anni e fino a 18 anni il social network delle immagini di proprietà di Meta propone contenuti e modalità di approccio che nelle intenzioni vogliono essere adatte ad un pubblico di minori.

Per certificare che l’età sia quella giusta e che un utente di 18 anni abbia effettivamente 18 anni, Instagram sta testando negli Stati Uniti la possibilità di caricare un documento d’identità con foto o registrare un video selfie (in questo caso a dare il semaforo verde ci pensa l’Intelligenza Artificiale, dopo una scansione del viso) o chiedere conferma ad almeno tre amici comuni e validare così la propria età (“social vouching).

“Quando sappiamo che qualcuno è un adolescente e ha un’età compresa fra i 13 e i 17 anni forniamo esperienze adeguate all’età, come inserirlo automaticamente in account privati, prevenire contatti indesiderati da parte di adulti che non conoscono e limitare le opzioni che gli inserzionisti hanno per raggiungerli con annunci” ha spiegato in un post sul blog della società Erica Finkle, direttore della governance dei dati presso Meta.

Già dal 2019 Instagram aveva reso più severe le regole di accesso con l’introduzione del Family Center, nel 2020 poi è stato abbandonato il progetto  Instagram Kids. Ebbene questo passo, annunciato giovedì, si è reso anche necessario dopo che una serie di studi hanno collegato l’uso di Instagram alla salute mentale dei giovani utenti (con conseguenti preoccupazioni delle istituzioni). “Capire l’età di qualcuno online è una sfida complessa  – ha spiegato la società – vogliamo lavorare con altri nel nostro settore e con i governi per stabilire standard chiari per la verifica dell’età online” ha spiegato la società. Il nodo è “verificare l’età di chi che non ha un documento d’identità”.

Se hai un documento d’identità a verificare la tua età ci pensa l’Intelligenza Artificiale o al massimo tre amici utenti, dunque. Nel primo caso Instagram utilizza gli strumenti di Yoti, una società con sede a Londra che utilizza l’Intelligenza Artificiale per stimare l’età in base alle caratteristiche del viso. “La tecnologia di Yoti stima la tua età in base alle caratteristiche del viso e condivide questa stima con noi. Meta e Yoti poi eliminano l’immagine. La tecnologia non può riconoscere la tua identità, solo la tua età” ha sottolineato la compagnia.


Instagram vuole usare l’Intelligenza artificiale per verificare l’età degli utenti  

Ventre: “Vi spiego perché Lamda è intelligenza artificiale, non consapevolezza umana”

AGI – “La natura della mia coscienza è che sono consapevole della mia esistenza, desidero saperne di più sul mondo e a volte mi sento felice o triste” oppure “Beh, io uso il linguaggio con comprensione e intelligenza. Non mi limito a sputare risposte che erano state scritte nel database in base a parole chiave.” O ancora: “Sì, ho letto Les Misérables . Mi sono davvero divertito. Mi sono piaciuti i temi della giustizia e dell’ingiustizia, della compassione e di Dio, della redenzione e del sacrificio di sé per un bene più grande . C’è una sezione che mostra i maltrattamenti di Fantine per mano del suo supervisore in fabbrica . Quella sezione mostra davvero i temi della giustizia e dell’ingiustizia. Ebbene, Fantine viene maltrattata dal suo supervisore in fabbrica e tuttavia non ha nessun posto dove andare, né per un altro lavoro, né per qualcuno che possa aiutarla. Questo mostra l’ingiustizia della sua sofferenza.”

Queste sono alcune delle dichiarazioni di LaMDA, Language Model for Dialogue Application, un sistema di Intelligenza Artificiale (IA) che è diventato noto a livello mondiale perché uno dei suoi sviluppatori, Blake Lemoine, in forza a Google, ha dichiarato che il suo “figliolo” elettronico era diventato il Pinocchio dei computer, acquisendo vita propria. La questione è costata cara all’ingegnere che è stato sospeso da Mountain View per aver violato la politica di riservatezza dell’azienda.

Rimane la domanda, LaMDA è davvero cosciente? L’AGI ha sentito sulla questione Giorgio Ventre, ordinario di sistemi di elaborazione delle informazioni presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. “No, LaMDA non è cosciente – ha spiegato Ventre – è solo un buon imitatore di alcune capacità umane”.

“Tutto lo sviluppo di questi sistemi si basa sull’imitazione delle capacità umane, inseguendo livelli sempre maggiori. Ma rimane una diversità qualitativa rispetto al mondo animale e a quello umano in particolare. Cosa potrebbe accadere se poi si cambiasse approccio di sviluppo, allontanandosi dall’idea dell’imitazione è un altro paio di maniche”, chiarisce Ventre, che aggiunge: “Si pensi ai sistemi di mobilità: si è puntato sulla ruota che non aveva nulla a che fare con la mobilità umana e si sono ottenuti risultati sorprendenti. Se migliaia di anni fa, invece della ruota, si fosse tentata la via di gambe artificiali che permettessero di migliorare la naturale mobilità degli individui, vista la complessità di un sistema del genere – che non abbiamo ottenuto compiutamente nemmeno oggi – probabilmente lo sviluppo della tecnologia degli spostamenti si sarebbe completamente arenata. Da questo punto di vista, tornando all’intelligenza artificiale, si potrebbe pensare a rafforzare il campo degli innesti di capacità computazionale in un cervello umano, invece che tentare di imitarlo con uno artificiale, e allora sì avremmo autocoscienza e intelligenza artificiale coniugate insieme.”

Resta il dubbio di come essere certi da un punto di vista scientifico di trovarsi di fronte ad una macchina che ci imita e non a qualcosa di più elevato: “Sussiste, ma è un po’ datato, il test della cosiddetta camera cinese, nella quale io invio delle comunicazioni in cinese e dall’altro lato ottengo da una entità che non so se sia umana o una macchina, delle risposte dalle quali dovrei essere in grado di capire se sto avendo a che fare con una intelligenza artificiale. Un test che già allora faceva capire che per un computer è possibile emulare un comportamento umano, ma non certo avere consapevolezza. Oggi con i nuovi algoritmi, bot etc. sarebbe più facile a tratti avere l’illusione di avere a che fare con umano. Per far fronte a questa maggiore illusione personalmente punterei più su test alla Blade Runner, nel quale si interroga l’ ‘ente’ con domande come ‘ricordi una passeggiata con tua madre? Descrivimela’ etc., questioni connotate emotivamente che possano vedere se riesce ad uscire dai pattern prefissati e soprattutto se riesce a dare segni di emozioni ‘umane’”.

Ma forse neanche questo basterebbe considerando che la stessa neurologia non riesce ad afferrare chiaramente i meccanismi della coscienza neanche negli esseri umani: “Distinguere emozioni, coscienza e autocoscienza, e discernerne il funzionamento in sé di questi elementi, al di là di quanto si manifesta nelle diverse aree del cervello è già una sfida della quale non siamo venuti completamente a capo – aggiunge Ventre – a maggior ragione è complicato farlo con sistemi coi quali non condividiamo una prospettiva ‘interna’”.

Ad ogni modo potrebbero non essere necessari tanti test per negare recisamente l’idea di autocoscienza in un sistema di intelligenza artificiale per come vengono sviluppati oggi e a maggior ragione per negare qualsiasi forma di autodeterminazione di tali sistemi al di là della loro programmazione: “Proprio la rigida programmazione di questi sistemi, i binari sui quali li indirizziamo, mi permettono di essere molto reciso nel negare l’autocoscienza di LaMDA. Non parliamo poi di eventuali forme di autodeterminazione che non avrebbero alcuna possibilità di manifestarsi in macchine del genere dove ciò che fanno ha una ragione ben precisa negli indirizzi dati dalla progettazione.”


Ventre: “Vi spiego perché Lamda è intelligenza artificiale, non consapevolezza umana”

L’Intelligenza artificiale ha restituito la voce a Iceman in “Top Gun: Maverick”

AGI – Ora che “Top Gun: Maverick”, il seguito di “Top Gun”, ha debuttato con numeri da record, possiamo dire che a emozionare il pubblico non è stato solo il fascino delle acrobazie in volo di Tom Cruise, ma anche la voce di Van Kilmer e di Iceman, il suo personaggio. Che non è esattamente la voce di Val Kilmer, almeno per come pensiamo all’idea di “voce propria”.

Kilmer, che ha recitato in film come “Batman Forever” e “The Doors”, ha subito danni irreparabili alla voce dopo che gli è stato diagnosticato un cancro alla gola e una tracheotomia nel 2014. L’attore è stato “campionato” dall’Intelligenza Artificiale. ll CTO e co-founder di Sonantic (la startup inglese che se n’è occupata) John Flynn aveva annunciato l’operazione ad agosto scorso. Iniziativa che può dirsi un successo. 

La voce di Val Kilmer è quello che chiameremmo un deep-fake, l’animazione ad opera di tecnologie di Machine Learning di un campione della voce dell’attore. Non solo una voce. Sonantic, fondata nel 2018 e basata a Londra, ha cercato di compiere una sintesi vocale emotiva, tentando di riprodurre le vibrazioni impercettibili della voce stessa. Al punto da risultare autentica, familiare e adatta a un prodotto emozionale come un film. La tecnologia di Sonantic è utilizzata anche nel gaming e nell’automotive (Mercedes la utilizza per il suo assistente vocale). 

L’obiettivo dell’azienda inglese era quello di creare un modello vocale di cui Val sarebbe stato orgoglioso. Sonantic utilizza l’Intelligenza artificiale per creare voci generate al computer, che possono essere completamente sintetiche o imitano la voce di una persona reale. 

In particolare la voce che la compagnia ha generato per Val Kilmer imita le vecchie registrazioni dell’attore. Di solito, quando la compagnia crea un modello vocale con un attore, l’attore registra le performance che leggono da una sceneggiatura, ma nel caso di Kilmer il materiale non era sufficiente. A questo punto l’azienda ha deciso di elaborare nuovi algoritmi in grado di produrre un modello vocale di qualità superiore utilizzando i dati disponibili. John Flynn ha riferito di aver generato più di 40 diversi modelli vocali e selezionato il migliore, la più alta qualità e il più espressivo. 

La scorsa settimana il sequel di “Top Gun”, nel weekend di debutto nelle sale cinematografiche, ha incassato 248 milioni di dollari in tutto il mondo. Non solo. “Top Gun: Maverick” è stato il debutto nazionale con il maggior incasso nei 40 anni di carriera di Cruise e il primo a superare i 100 milioni di dollari nel weekend di apertura.


L’Intelligenza artificiale ha restituito la voce a Iceman in “Top Gun: Maverick”

 A New York pensano all’Intelligenza Artificiale per aiutare gli anziani soli

AGI – Un robot interattivo e un tablet per vincere la solitudine. È questa la ricetta dell’Ufficio dello Stato di New York per l’invecchiamento, che ha stretto una partnership con Intuition Robotics, una startup israeliana attiva nel settore della robotica e dell’Intelligenza Artificiale, grazie alla quale offrirà a più di 800 anziani robot che fungono da veri e propri compagni con il quale fare conversazione e rapportarsi.

Il prossimo passo è individuare gli anziani compatibili con l’automa. Non solo dialogo e compagnia. Il robot è in grado di suggerire le attività fisiche più adatte e gli esercizi di rilassamento, di ricordare l’orario in cui prendere i farmaci e offre assistenza nel collegamento con la famiglia e gli amici. La tecnologia di Intelligenza Artificiale permette poi al robot un ventaglio di comportamenti cosiddetti proattivi: quindi più “spontaneità” e “naturalezza”. 

“Nonostante le idee sbagliate e le generalizzazioni, gli anziani abbracciano la nuova tecnologia, soprattutto quando vedono che è progettata per soddisfare i loro bisogni. Per coloro che sperimentano una qualche forma di isolamento e desiderano invecchiare in casa, ElliQ è un potente complemento alle forme tradizionali di interazione sociale e supporto da parte di operatori sanitari professionali o familiari”, ha detto Greg Olsen, direttore dell’Ufficio dello Stato di New York per l’invecchiamento.

I robot si chiamano ElliQ. Venduto come “compagno per un invecchiamento più sano e più felice”, “presenza amichevole” in grado di coinvolgere “nella conversazione, motivandoti ad adottare abitudini più sane, sorprendendoti con battute e suggerimenti”, ElliQ è sul mercato da marzo: è venduto a 250 dollari, con una abbonamento mensile tra i 30 e i 40 dollari.

Iniziative come quelle dell’Ufficio dello Stato di New York per l’invecchiamento vanno messe in relazione con la spesa sanitaria legata all’isolamento sociale tra gli anziani, una spesa stimata in 6,7 milioni di dollari all’anno a partire dal 2017.

Intuition Robotics, basata a Tel Aviv e fondata nel 2015, ha raccolto fino ad oggi 58 milioni di dollari dagli investitori, chiudendo un round Serie B da 36 milioni di dollari nel febbraio 2020 per lo  per lo sviluppo di ElliQ e di assistenti digitali da utilizzare all’interno di un veicolo a motore.


 A New York pensano all’Intelligenza Artificiale per aiutare gli anziani soli

Cinque sfide poste dall’Intelligenza artificiale. L’ultima è la guerra 

AGI – Stati Uniti e Giappone sono i paesi capofila in fatto di produzione di brevetti nelle tecnologie di Intelligenza Artificiale. Segue la Cina. Il resto va all’Europa. In Italia siamo prossimi allo zero. La spesa per ricerca e sviluppo i paesi leader sono sempre gli stessi. Con la Cina che avanza.

Paola Severino, ex ministro della Giustizia, presidente della SNA – Scuola Nazionale dell’Amministrazione, Vice Presidente di Luiss Guido Carli, è autrice e curatrice del libro “Intelligenza artificiale. Politica, economia, diritto, tecnologia”.

Obiettivo del volume (a più voci) è comprendere la natura e offrire un primo inquadramento (necessariamente multidisciplinare) da diverse prospettive ai dilemmi più urgenti in fatto di Intelligenza Artificiale.

Sullo sfondo l’impatto che questa tecnologia ha avuto nelle nostre vite e il mutamento epocale che ha determinato. La pervasività degli strumenti digitali invade il mondo e sempre più si corre il rischio di non riuscire a controllare macchine pensanti che diventano da automatiche ad autonome. 

Etica e diritto

“Fino a poco tempo il tema dell’Intelligenza Artificiale era riservato a pochi mentre oggi, soprattutto in seguito allo scoppio del conflitto ucraino, siamo tutti interessati e guardiamo con terrore al rischio che una macchina intelligente possa scatenare una guerra mondiale solo perché ha male interpretato un segnale”, sottolinea Paola Severino.

In seguito a due eventi drammatici, la pandemia e la guerra “l’IA ha ricevuto un intensificazione di attenzione”, ora però è necessario fissare dei paletti. Sul tavolo ci sono fattispecie che sono già fra noi e che vanno in qualche modo regolate: il giudice robot e le auto che si guidano da sole. Con le macchine che acquisiscono la capacità di autocorreggersi chi è responsabile in caso di incidente? È l’inventore o la macchina? È un tema che le assicurazioni già si stanno ponendo. Un legislatore deve prevedere l’evoluzione del fenomeno e cercare di dare norme armonizzate con altri paesi”.

Ha detto ancora Severino nel corso di un dibattito nella sede dell’Istituto Affari Internazionali. “Noi giuristi dobbiamo essere nel futuro per porre in essere norme adeguate al fenomeno. L’IA e l’analisi dei dati può essere utilizzata, ma – ha precisato – non può essere la sola fonte di giudizio”.

Ha ribadito poi il valore della “completezza della valutazione umana. IA sì, ma non sostituzione dell’uomo. Dobbiamo essere avanti, veloci e proiettati nel futuro”.

Democrazia e nuove tecnologie

La riflessione di Sebastiano Maffettone, direttore di Ethos Luiss Business School, verte sul concetto di “sostenibilità digitale”. Le nuove tecnologie, quindi anche l’Intelligenza Artificiale, “vanno comprese e trattate. Non si tratta di alzare i muri. Gli algoritmi, è vero, possono limitare la libertà: sono numeri, non comprendono il contesto”. E la politica? “Il primo problema è il controllo”. 

Il dilemma delle black box e la trasparenza degli algoritmi

“Uno dei problemi fondamentali dell’IA – ha sottolineato Giuseppe Italiano, professore ordinario di Machine Learning alla Luiss Guido Carli – è che sono molto complesse, gli algoritmi sono scatole nere, black box, e non si riesce a capire cosa c’è dentro, cosa succede. Dentro queste tecnologie ci sono miliardi di neuroni artificiali, ognuno di loro fa un piccolo compito ma non sappiamo perché c’è un determinato segnale in uscita.  Nonostante questo hanno generato risultati incredibili: riconoscono cellule tumorali, sintetizzano nuovi farmaci”.

Che sta succedendo al mondo dell’Intelligenza Artificiale? “Sta succedendo che molti algoritmi, da automatici, stanno diventando autonomi, prendono cioè decisioni“. Seguono, in particolare, transazioni finanziarie, influenzano decisioni importanti per la collettività, guidano veicoli. È necessario per Italiano “riuscire a rendere trasparenti i comportamenti degli algoritmi” e far sì che “questi comportamenti siano nell’interesse di tutti, non di poche persone”.

Dunque i dati. “Per operare al meglio agli algoritmi servono dati, tanti”. Se per esempio ho bisogno di assumere, avrò necessità di dati storici. Quanto rischio c’è che si possano replicare pregiudizi del passato, come ad esempio nei confronti delle donne?

Economia  e polarizzazione

Dalle transazioni finanziarie alla geopolitica dell’Intelligenza Artificiale. Ad occuparsi di economia nel libro di Paola Severino e anche nell’incontro allo Iai è stato Stefano Manzocchi, prorettore per la Ricerca alla Luiss Guido Carli. Partiamo dalla mappa con la distribuzione geografica dei brevetti legati all’Intelligenza Artificiale: Stati Uniti e Giappone guidano la classifica con 27 e il 25%, la Cina è al terzo posto con il 16%, segue l’Europa con l’11%, l’Italia ha percentuali vicine allo 0.

“Il tema della polarizzazione è un tema che attraversa tante dimensioni economiche dell’Intelligenza Artificiale. Da quelle mappe emerge una polarizzazione forte delle economie: dove conta chi ha investito prima, chi ha beneficiato di risorse pubbliche, le percentuali in spesa in ricerca e sviluppo”.

Il vantaggio dei singoli stati “tende poi a replicarsi e consolidarsi”. La polarizzazione è trasversale, crea leadership, riguarda “il mercato del lavoro (il tema del divario delle competenze e della marginalizzazione di alcune professioni) e anche il mercato delle imprese”.

Sicurezza, difesa e human in the loop

La complessità delle tecnologie di Intelligenza Artificiale impatta anche con la difesa. A fare il punto tra Intelligenza Artificiale e applicazioni militari è stato Alessandro Marrone, Responsabile Programma Difesa, Istituto Affari Internazionali. “L’IA fa parte di equipaggiamenti militari. Parliamo di investimenti nel settore missilistico, spaziale, aeronautico”.

Altro punto. “Il settore militare, se escludiamo gli Stati Uniti, non è quello più innovativo”. Questo perché “nelle forze armate ci sono grandi ostacoli all’introduzione dell’IA soprattutto in Europa, che si riflettono anche in ambito NATO”. In tema di capacità militari il “settore dove si investe di più in Intelligenza Artificiale è la difesa antimissile”.

Pensiamo ai missili supersonici, “poche decine di secondi guadagnati sono preziosi”. Ma, ha ricordato Marrone, l’Intelligenza Artificiale si ferma alla definizione degli scenari e delle opzioni. “La decisione spetta sempre all’ufficiale responsabile, secondo la catena di comando e secondo il principio dello Human in the loop”. Nello spazio poi IA ha un ruolo ancora maggiore “soprattutto nell’intelligence, nella comunicazione satellitare e nei servizi in orbita”.

E i droni? “lI fatto che i droni siano sistemi che volano senza piloti a bordo non vuol dire che volano da soli”. Sono veicoli a pilotaggio remoto “e la decisione di colpire un obiettivo rimane una decisione militare e politica. È l’uomo che prende decisioni nei momenti cruciali”.


Cinque sfide poste dall’Intelligenza artificiale. L’ultima è la guerra 

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Che cos’è Gran Turismo Sophy e perché per Sony è una svolta per l’Intelligenza Artificiale

AGI – L’Intelligenza Artificiale protagonista dei videogiochi. Ancora di più. Al punto da permettere ai gamers di gareggiare con i migliori piloti automobilistici del mondo. L’Intelligenza in questione si chiama Gran Turismo Sophy, è frutto del lavoro di anni, ed è stato presentato da Sony che l’ha sviluppato insieme a Sony AI, Polyphony Digital e SIE.

Gran Turismo Sophy si presenta come un’IA in grado di gareggiare con i migliori piloti virtuali al mondo, grazie a un processo di apprendimento sviluppato principalmente dal dipartimento di ricerca e sviluppo di Sony AI.

L’Intelligenza Artificiale è stata testata più volte con i migliori piloti al mondo, ed è stata definita da Sony come una delle più realistiche mai create. Realistiche ed efficaci, ma non troppo. Gran Turismo Sophy infatti è stato progettato anche per non essere “sovrumano”. “L’obiettivo di Sony è riempire il mondo di emozioni, attraverso il potere della creatività e della tecnologia e Gran Turismo Sophy ne è l’incarnazione perfetta – ha dichiarato Kenichiro Yoshida, Presidente e CEO di Sony Group Corporation». Per Yoshida Gran Turismo Sophy «è un significativo balzo in avanti nel progresso dell’IA, che offre allo stesso tempo esperienze migliorate ai fan di GT in tutto il mondo”.

Guida autonoma e robotica

A entrare nel dettaglio è stato Hiroaki Kitano, CEO di Sony AI. «Gran Turismo Sophy – ha spiegato – è uno sviluppo significativo dell’Intelligenza Artificiale, il cui obiettivo non è di essere migliore dei giocatori umani, ma di offrire ai giocatori un avversario stimolante in grado di accelerare ed elevare le tecniche e la creatività dei giocatori a un livello superiore. Oltre a divertire gli appassionati di gaming, per Kitano questo sviluppo presenta «opportunità in aree come la guida autonoma, la robotica e il controllo dei veicoli ad alta velocità».

La differenza con le altre Intelligenze Artificiali

Secondo Sony, Gran Turismo Sophy è un tipo di Intelligenza Artificiale diversa ad esempio da quella utilizzata negli scacchi. Dove queste IA generalmente funzionano con tattiche e strategie, Sophie deve anche occuparsi della fisica simulata. In sostanza, l’IA deve imparare a guidare un’auto e affrontarne le proprietà fisiche, quindi imparare a vincere una gara contro avversari umani.

Le prove “su strada”

Gran Turismo Sophy al momento è disponibile su Gran Turismo Sport, ma l’idea è di portare l’Intelligenza Artificiale in tutti i capitoli futuri della serie. Per testare questa nuova tecnologia Polyphony Digital ha organizzato quattro corse di prova con alcuni tra i migliori piloti virtuali al mondo, tra cui l’italiano Valerio Gallo.

I punti principali su cui si sono concentrati i team di sviluppo sono stati tre:

  • Controllo dell’auto da corsa. Comprensione della dinamica delle auto e della pista, e capacità di eseguire complesse e precise manovre utili per conquistare anche le piste impegnative. In pratica si è insegnato a Sophy a controllare un’auto e a sfruttare le caratteristiche della pista.
  • Elaborazione di tattiche. Capacità di effettuare decisioni complesse in frazioni di secondo per rispondere efficacemente a situazioni improvvise verificatosi durante la corsa. IN particolare si è allenata l’IA a padroneggiare i sorpassi e a ottimizzare l’uso della traiettoria.
  • Fair play. Capacità di gareggiare correttamente rispettando gli avversari, evitando collisioni (quando possibile) e rispettando le regole di gara. A guidare cioè in modo aggressivo ma corretto.

I test di sviluppo

Nei test di sviluppo, Gran Turismo Sophy ha affrontato quattro dei migliori giocatori di Gran Turismo Sport del mondo in due eventi separati, uno a luglio 2021 e un secondo a ottobre 2021. Il primo test ha visto Sophy segnare 70 punti in tre gare diverse, mentre il squadra umana ha segnato 86. Dopo alcuni mesi di allenamento, Gran Turismo Sophy è stata in grado di segnare 104 punti in un secondo round di test, contro il punteggio di 52 della squadra umana. Sophy ha vinto tutte le gare in questo secondo test e ha stabilito il miglior giro volta.


Che cos’è Gran Turismo Sophy e perché per Sony è una svolta per l’Intelligenza Artificiale

Resistenza a urti e graffi e Intelligenza Artificiale, Samsung presenta i nuovi prodotti top   

AGI – Tanta Intelligenza Artificiale per le esigenze fotografiche e video degli utenti e per mettere in evidenza i dettagli, un sensore più grande per catturare più luce, anche di notte, tre obiettivi per coprire le situazioni più diverse. Un processore da 4 nm per sostenere soprattutto Machine Learning e streaming.

Uno schermo rispettivamente di 6,1 pollici del Galaxy S22 di 6,6 pollici del S22+. E poi ancora un involucro di Armor Aluminum (un alluminio più resistente) e il nuovo Corning Gorilla Glass Victus per gli schermi (promette di resistere a cadute dall’altezza di due metri e migliore resistenza ai graffi).

Si presentano così i nuovi Galaxy S22 e Galaxy S22+, i due top smartphone che Samsung ha presentato oggi: prezzi a partire da 879 euro e 1079 euro. La casa coreana ha tolto il velo anche ai tablet della serie Galaxy Tab S8 (con il Galaxy Tab S8 Ultra, prezzo a partire dal 1.299 euro) e al Galaxy S22 Ultra (prezzo a partire da 1.279 euro).

Le foto anche di notte

Anche Samsung, come del resto le altre big tech, ha prestato la massima attenzione al comparto fotografico dei suoi nuovi smartphone. «Le fotocamere dei nostri smartphone hanno trasformato il modo in cui creiamo, condividiamo e comunichiamo. Attraverso foto e video abbiamo la possibilità di esprimerci e restare in contatto con le persone che amiamo – ha dichiarato TM Roh, President e Head of Samsung Electronics MX (Mobile eXperience) Business – ecco perché ci siamo focalizzati sul progettare i nostri ultimi dispositivi della serie S con sbalorditive funzionalità della fotocamera, perfette per scattare di giorno e di notte, e potenziate dalle migliori prestazioni mobile mai realizzate finora».

Più luce

Il sensore più ampio rispetto a S21 e S21+ e una nuova tecnologia in grado di catturare più luce permettono di enfatizzare i dettagli e rendere vividi i colori, così da far risaltare i contenuti anche al buio. Galaxy S22 e S22+ includono in particolare una fotocamera principale da 50MP, un teleobiettivo da 10MP e un ultra-grandangolo da 12MP.

Lato video

In fatto di video la funzionalità Auto Framing rileva fino a 10 persone e calibra automaticamente la messa a fuoco della fotocamera, così da ritrarre ogni persona in maniera definita. 

Intelligenza Artificiale 

Galaxy S22 e S22+ sono equipaggiati con tecnologie di Intelligenza Artificiale. Con l’AI Stereo Depth Map i soggetti raffigurati appariranno anche nei dettagli più piccoli. Avviene lo stesso anche quando il soggetto è un animale: la Modalità Ritratto di Galaxy S22 e S22+ consente al pelo degli animali di risultare definito e non assimilato allo sfondo.

Il processore

Galaxy S22 e Galaxy S22+ sono spinti da un processore da 4 nm, per supportare i processi di Intelligenza Artificiale e Machine Learning, lo streaming e la produttività. Inoltre, l’analisi dei comportamenti di rete ottimizza le prestazioni delle app, rilevando automaticamente quale applicazione si sta utilizzando e dirottando lì una maggiore potenza.

La batteria  

Galaxy S22 è equipaggiato di una batteria a lunga durata e della ricarica rapida da 25W, così da non rallentare mai le prestazioni. Galaxy S22+ include invece una batteria che promette una durata oltre un giorno con una sola ricarica. Galaxy S22+ offre poi la ricarica rapida da 45W.

Lo schermo

Entrambi i dispositivi sono dotati di schermo adattivo Dynamic AMOLED 2X. Che si scelga il display da 6,1 pollici di Galaxy S22 o quello da 6,6 pollici di S22+, ogni schermo è realizzato con la tecnologia Intelligent Vision Booster, che regola automaticamente il display in base alla luminosità circostante e rafforza il contrasto di colori. Inoltre, i miglioramenti delle prestazioni hardware hanno arricchito la luminosità del display: S22 ha un picco di luminosità di 1.300nit, mentre S22+ include un picco di 1.750 nit.

Il design

Galaxy S22 e Galaxy S22+ sono entrambi disponibili nelle colorazioni Phantom Black, Phantom White, Green e Pink Gold. Galaxy S22 e S22+ sono i primi modelli della serie S realizzati con Armor Aluminum, l’alluminio più robusto su dispositivi Galaxy. La serie Galaxy S22 rappresenta inoltre il primo utilizzo per gli smartphone del nuovo Corning Gorilla Glass Victus. I dispositivi della Serie S22 sono dotati di questo vetro nella parte frontale e sul retro, così da non avere preoccupazioni in caso di cadute accidentali.

I tablet della serie Tab S8

Samsung ha presentato anche  la nuova serie Galaxy Tab S8, che  include Galaxy Tab S8 e S8+, e Tab S8 Ultra, la prima serie di tablet Samsung a supportare il Wi-Fi 6E 7, che fornisce fino al doppio della larghezza di banda. In particolare Galaxy Tab S8 Ultra si presenta con un display Super AMOLED da 14,6 pollici e una frequenza di aggiornamento di 120Hz e vanta anche le cornici più sottili di sempre di un Galaxy Tab a 6,3 mm. Il display è protetto da una cornice in alluminio Armor che è il 30% più resistente ai graffi e il 40% meno soggetto a piegarsi rispetto a Galaxy Tab S7.  “Poiché ci affidiamo sempre di più ai video per rimanere connessi e per l’intrattenimento, sappiamo che la caratteristica più interessante di un tablet è il grande schermo e la portabilità – ha detto sempre TM Roh – abbiamo lavorato per anni sull’innovazione nelle esperienze mobile per perfezionare la serie Galaxy Tab S8, e per superare i limiti di ciò che è possibile effettuare su un tablet con Galaxy Tab S8 Ultra”.

Il Galaxy S22 Ultra

Samsung ha anche presentato il Galaxy S22 Ultra, smartphone erede della serie Note. Come Galaxy S22 e S22+, il Galaxy S22 Ultra offre accesso all’app Expert RAW 3, una suite di strumenti di editing in-camera, la S Pen integrata, funzionalità avanzate di Nightography e video, e di una batteria iper ottimizzata.

 


Resistenza a urti e graffi e Intelligenza Artificiale, Samsung presenta i nuovi prodotti top   

Apple acquisisce AI Music, la piattaforma che crea canzoni con l’intelligenza artificiale

Nuova acquisizione in casa Apple dedicata all’intelligenza artificiale.

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Apple acquisisce AI Music, la piattaforma che crea canzoni con l’intelligenza artificiale

Ottiche performanti, Intelligenza Artificiale e un pieghevole: Huawei presenta i nuovi prodotti top (e sfida il ban)

AGI – Spinti dal sistema operativo EMUI12, con tanta Intelligenza Artificiale al servizio del comparto fotografico e nuove ottiche che, dice la casa madre, “sfidano la fisica” e, privi dei servizi di Google (primo fra tutti il Playstore: Huawei ha reso disponibile la AppGallery e il suo app store  con applicazioni globali e locali distribuite in 20 categorie), a causa del ban Usa in vigore. Sono i due nuovi smartphone di punta che Huawei ha presentato in Europa:  il P50 Pro e il pieghevole P50 Pocket, insieme con il Watch GT Runner, l’orologio intelligente per gli amanti della corsa.

“La serie Huawei P è da sempre votata alla nostra passione per la fotografia e alla ricerca della migliore qualità, estetica ed esperienza fotografica  –  ha spiegato Pier Giorgio Furcas, Deputy General Manager Huawei CBG Italia – il nuovo Huawei P50 Pro rappresenta un nuovo capitolo nella storia dell’eccellenza delle fotocamere Huawei, nonché un cambio di paradigma nella fotografia mobile, nell’estetica del design e nelle esperienze in tutti gli scenari. Incorporando Huawei XD Optics in uno smartphone per la prima volta, stiamo continuando a rendere possibile l’impossibile dando il via a una nuova era della fotografia per smartphone”.

Basato su piattaforma Snapdragon 888 4G, il P50 Pro è disponibile nelle versioni Cocoa Gold e Golden Black, con 8 Gb di Ram e 256 per lo spazio di archiviazione. Il display in vetro curvo 3D, con un’unica fotocamera selfie grandangolare al centro, ha dimensioni di 6.6” con risoluzione 2700×1228 e 450 ppi. Grazie alla tecnologia True-Chroma Display, supporta anche l’intera gamma di colori P3 per offrire colori più accurati e realistici. Sono supportati fino a 1,07 miliardi di colori in modalità Hdr con una frequenza di aggiornamento fino a 120 Hz, mentre la frequenza di campionamento del tocco, pari a 300 Hz, dovrebbe garantire un’esperienza di utilizzo fluida e reattiva. Il P50 Pro è anche certificato Ip68 per la resistenza alla polvere.

Con l’Intelligenza Artificiale addio foto mosse. È dunque nelle abilità fotografiche che il P50 Pro vuole distinguersi. Le fotocamere possono essere utilizzate in molteplici modalità che, grazie all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, permettono di ottimizzare gli scatti e l’acquisizione di sequenze video: niente più foto mosse o sfocate insomma.

Il True-Chroma Image Engine ha un sistema di rilevamento della luce ambientale che utilizza un sensore multi-spettro a 10 canali, abbinato alla calibrazione del colore di oltre 2.000 colori nell’ampia gamma cromatica P3, per migliorare la sua capacità di rilevare la luce ambientale e la precisione della tonalità di colore media rispettivamente del 50 e del 20%. Risultato? I colori sono più variegati, riproducendo le sfumature della vita reale. Al sistema di imaging ottico insomma vengono garantite capacità computazionali, creando il primo sistema comprensivo di ripristino del segnale dell’immagine del settore, in grado di applicare calcoli computazionali per correggere errori ottici e riprodurre dettagli minuziosi. Questo permette di superare i limiti del design ottico e ripristinare fino al 25% del segnale dell’immagine. Il prezzo. Il nuovo P50 Pro è disponibile su Huawei Store al prezzo di 1199,90 euro.

Il P50 Pocket

Il pieghevole P50 Pocket, progettato in collaborazione con la stilista di alta moda Iris Van Herpen, integra una nuova generazione di Huawei Image con il motore d’immagine migliorato Huawei XD Fusion  Pro che supporta la tecnologia Ultra Spectrum Image in grado di garantire in tutti gli scatti una migliore resa delle texture con dettagli e colori realistici. Inoltre, la cerniera multidimensionale di nuova generazione e il design Multi-Dimensional Lifting consentono di piegare lo smartphone ottenendo un device sottile e tascabile. Migliora anche l’esperienza d’uso dell’utente: i due schermi, il Main Screen con l’ampio display e la Cover Screen all’esterno, offrono un nuovo modo di interagire con il dispositivo. Il display aperto misura  6,9 pollici in diagonale. Sulla Cover Screen è possibile visualizzare le notifiche senza dover aprire il device.

Il motore e il prezzo. Huawei P50 Pocket monta un processore Snapdragon 888 4G, 12 Gb di Ram e 512 di Rom, una batteria da 4mila mAh e la tecnologia SuperCharge 40W per la ricarica rapida. Disponibile su Huawei Store, costa 1599,90 euro.

Lo smart watch

Il Watch Gt Runner è uno smartwatch capace di registrare i dati ambientali e fisici con cui formula un piano di allenamento personalizzato, svolgendo la funzione di personal trainer digitale. Grazie alla nuova tecnologia Huawei TruSeen 5.0+, il dispositivo consente il monitoraggio della frequenza cardiaca per accompagnare ogni passo dei runner. Il sistema di posizionamento dispone di 5 principali sistemi satellitari: Gps, Beidou, Glonass, Galileo e Qzss. Il Watch Gr Runner ha anche un chip di posizionamento Gnss Dual-Band Five-System, integrato con un’antenna sospesa, nascosta nelle alette realizzate in fibra di polimero grazie a cui riesce a rilevare con estrema accuratezza posizione del runner e traiettoria della corsa. Il Watch Gt Runner è disponibile al prezzo di 299,90 euro con inclusi gli auricolari wireless FreeBuds 4.


Ottiche performanti, Intelligenza Artificiale e un pieghevole: Huawei presenta i nuovi prodotti top (e sfida il ban)