Ecco come Super Mario prende vita: il primo video di Super Nintendo World, il parco è quasi pronto (video)

Il mondo che tanti appassionati di videogiochi hanno sempre vissuto tramite un display sta per diventare realtà: sembra proprio che i tempi per vivere realmente il mondo di Super Mario sono maturi.

Il video che vedete in fondo a questo articolo è trapelato nelle ultime ore su Twitter e mostra il parco a tema Super Mario, il quale sarà denominato Super Nintendo World, ormai quasi ultimato: il video mostra con quanta fedeltà è stata riprodotto il mondo di Super Mario, si vedono chiaramente alcuni personaggi del Regno dei Funghi e tanti elementi estremamente coerenti con la grafica del gioco.

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Al momento non è ancora stata annunciata una data di apertura ufficiale per il parco che aprirà in Giappone. Torneremo ad aggiornarvi a valle dei primi annunci ufficiali.

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La mascherina che dice com’è la qualità dell’aria

AGI – Intelligente, sicura e connessa: arriva Narvalo Urban Mask, la prima mascherina protettiva FFP3 dotata di una valvola intelligente ad espirazione facilitata, capace di interagire con l’ambiente interno ed esterno e di dialogare con lo smartphone.

Realizzata in tessuto 3D, la Narvalo Mask è traspirante, lavabile, idrorepellente e antistrappo, secondo l’azienda produttrice filtra il 99,9% degli agenti inquinanti oltre a virus, batteri, polveri ed odori, grazie allo strato in carbone attivo. È dotata di una valvola di espirazione per massimizzare il deflusso d’aria ed evitare accumuli di calore e umidità all’interno.  Un tappo “anti-Covid”, se applicato, blocca la fuoriuscita di goccioline anche durante l’espirazione.

Accanto alla mascherina, c’è la Narvalo App (disponibile per iOS e Android dal 10 luglio) che, grazie al GPS dello smartphone, è in grado di restituire un quadro molto chiaro sulla qualità dell’aria respirata durante il proprio tragitto, mostrando la differenza dell’aria che si respira con o senza la maschera. L’app è scaricabile e utilizzabile da chiunque, con l’obiettivo di fare prevenzione e sensibilizzare le persone sulla qualità dell’aria delle città in cui vivono.

Per la fine dell’anno è inoltre previsto il rilascio della versione “Active” della maschera, ancora più tecnologica poiché equipaggiata con una valvola elettronica dotata di una ventola di estrazione intelligente e di sensoristica a bordo. La maschera diventerà così un device IoT di ultima generazione che permetterà di monitorare dati come la temperatura e l’umidità in maschera nonché i pattern respiratori dell’utente, garantendo sempre più sicurezza e comfort in diversi ambiti.  

A creare la Narvalo Urban Mask è la startup omonima, spin-off del Politecnico di Milano che unisce know how e manifattura 100% Made In Italy: nata alla Scuola del Design del Politecnico di Milano, sviluppata grazie al programma Switch2Product di PoliHub, e realizzata in collaborazione con BLS, azienda italiana con sede a Cormano specializzata da oltre cinquant’anni nella produzione di dispositivi di protezione delle vie respiratorie.

“Quello di Narvalo è un progetto che racconta l’importanza della collaborazione tra imprese e università a livello di trasferimento di competenze e ricerca applicata, che mette insieme manifattura di qualità, know how e tecnologia, per realizzare un prodotto che non ha eguali”, spiega Venanzio Arquilla, Professore del Politecnico di Milano e Presidente di Narvalo. ”Siamo orgogliosi di quanto siamo riusciti a realizzare: la Narvalo Urban Mask ha anche un obiettivo sociale di sensibilizzare maggiormente le persone, soprattutto i più giovani, sul problema dell’inquinamento”.

“Ancor prima dell’emergenza sanitaria, a inizio anno abbiamo testato la maschera coinvolgendo un campione di cinquanta persone tra camminatori, runner e ciclisti, per ottenere feedback su usabilità, funzionalità ed estetica. In seguito alla pandemia, il nostro progetto ha trovato nuove motivazioni e una utilità oggettivamente riconosciuta”, aggiunge Ewoud Westerduin, co-founder e Head of Design di Narvalo.

La startup sta lavorando anche guardando con attenzione all’economia circolare: obiettivo di Narvalo è infatti avviare un ciclo virtuoso per ritirare i filtri dismessi e destinarli ad usi secondari.

Agi

Il servizio di continuità di Vodafone è disattivabile: ecco come

Più di un anno fa Vodafone ha introdotto il “servizio di continuità”, ovvero quella funzione che permette di continuare a chiamare e navigare senza limiti per 24 ore anche in caso di credito negativo al costo di 0,99€. Tale servizio era usufruibile per due giorni consecutivi (con un costo di 1,98€ massimi), dopodiché la SIM poteva essere utilizzata solo per ricevere SMS e chiamate (fino alla successiva ricarica).

Si tratta di una pratica che a molti non va a genio, soprattutto a coloro che sbadatamente dimenticano di ricaricare il proprio credito e si vedono scalati fino a 2€ per due giorni. Fortunatamente ora Vodafone permette di disattivare il servizio, ed è semplicissimo, perché sono disponibili due strade:

  • chiamando il 190, chiedendo di parlare con un consulente e chiedendo esplicitamente di disattivare il servizio di continuità.
  • aprendo l’app MyVodafone, chiedendo all’assistente digitale TOBi di chattare con un consulente e poi chiedendo di disattivare a quest’ultimo il servizio di continuità (si veda la galleria per un esempio)

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Dopo aver disattivato il servizio, nel caso il credito diventasse negativo non verranno applicati nuovi costi, ma la SIM sarà in grado solamente di ricevere SMS e chiamate. Per ripristinare lo stato del servizio, vi basterà ricaricare.

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Interessante novità per Facebook: ecco come esportare immagini e video automaticamente su Google Foto (foto)

Facebook ha appena introdotto un’interessante novità per la sua piattaforma social che riguarda da vicino la gestione delle immagini e del trasferimento su altre piattaforme.

Il colosso dei social ha appena annunciato il tool ufficiale integrato per effettuare l’upload automatico delle immagini e dei video associate al proprio account Facebook su Google Foto. La novità è accessibile attraverso le impostazioni del proprio profilo, di seguito riportiamo i passaggi:

  1. Accedere alla sezione denominata Le tue informazioni su Facebook.
  2. Scegliere l’opzione Trasferisci una copia delle tue foto e dei tuoi video.
  3. Scegliere Google Foto dal menù a tendina, unica opzione al momento disponibile.
  4. Scegliere se effettuare il trasferimento di tutte le immagini o di tutti i video.
  5. Successivamente sarà necessario selezionare l’account Google Foto sul quale effettuare il trasferimento.

La novità proposta da Facebook si basa sul Data Transfer Project, un progetto open-source che ha l’obiettivo di incrementare la portabilità multimediale tra le varie piattaforme social. Al momento la novità sembra essere disponibile esclusivamente attraverso la versione desktop di Facebook.

La novità è attualmente in fase di distribuzione via server a livello globale, fateci sapere se l’avete ricevuta e se l’avete già provata.

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Come sta andando la riapertura nei grandi outlet

La nuova normalità  che consenta di fare shopping passa anche per gli outlet. I  5 Designer Outlet italiani di McArthurGlen hanno riaperto al pubblico da lunedì 18 maggio:  villaggi pedonali e all’aperto in cui si concentrano in un solo luogo tra 120 e 240 negozi dei principali marchi italiani e internazionali, che offrono le loro collezioni delle stagioni precedenti con uno sconto dal 30% al 70% garantito tutto l’anno. Nomi come Nike, Armani, Hugo Boss, Calvin Klein, Moschino, Versace, Dolce e Gabbana, Prada, Levi’s, Polo Ralph Lauren. 

Secondo Joan Jove, managing director per il Sud Europa, “il ritorno ad una ‘nuova’ normalità” significa “approfittare delle  offerte vivendo un momento di condivisione in famiglia o con gli amici, nel più rigoroso rispetto delle regole sanitarie”.

Anche se la chiusura delle frontiere e la limitazione degli spostamenti sul territorio nazionale stanno avendo un organico impatto sull’affluenza dei Centri rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, in questa prima settimana di riapertura i visitatori non sono mancati e alcune categorie di beni hanno conosciuto persino un interesse maggiore del solito: la moda per bambini, la biancheria, gli articoli per la cucina e lo sport.

“Nella prima settimana di riapertura il calore dei visitatori è stato davvero superiore alle nostre aspettative” dichiara Enrico Biancato, Centre Manager di Castel Romano “In attesa di poter riaccogliere i turisti, abbiamo avuto una risposta molto incoraggiante dai nostri clienti del territorio che da anni ci scelgono come destinazione di shopping preferita. Le visite si svolgono in un ambiente sicuro,  i clienti seguono tutte le regole in modo esemplare:  lavoriamo costantemente affinché l’esperienza di shopping nel nostro Centro sia serena e piacevole”.

McArthurGlen ha aumentato la frequenza di pulizia delle aree comuni e prevede in tutti i centri distributori di gel igienizzanti per le mani. I servizi igienici sono disinfettati dopo ogni singolo passaggio e richiede a tutti i suoi dipendenti e visitatori di mantenere una distanza sociale minima di un metro. 

Ogni Brand partner è tenuto a gestire il numero di clienti presenti nel suo negozio in conformità delle disposizioni governative, per consentire il rispetto delle regole di distanza sociale le code davanti all’ingresso di ogni negozio sono regolamentate da un’apposita segnaletica disposta sul pavimento.

In base alle disposizioni governative, l’accesso ai Centri non sarà consentito ai visitatori con temperatura superiore a 37.5 gradi. Presso l’outlet di Castel Romano la misurazione della temperatura all’ingresso è obbligatoria.

La mascherina è obbligatoria nei punti vendita e obbligatoria o fortemente raccomandata nei Centri sulla base delle diverse ordinanze regionali. I guanti sono necessari per toccare i prodotti all’interno dei negozi.

È raccomandato di usare il più possibile modalità di pagamento contactless.

Questi primi giorni di riapertura dei Centri si è svolta in modo graduale per permettere ad ogni punto vendita di soddisfare le condizioni di accoglienza del pubblico come fornitura di gel igienizzante, organizzazione delle casse in modo da proteggere personale e clienti, comunicazioni per il centro con il vademecum delle norme da adottare, tendiflex e adesivi al pavimento per gestire al meglio le code.

 

Agi

Come i giganti della tecnologia hanno reagito all’emergenza 

Netflix da re della clausura potrebbe ritrovarsi a rifare i conti con le solite incognite. Amazon, in apparenza l’asso pigliatutto del commercio, sta spendendo miliardi per sicurezza e distribuzione. Google e Facebook sperano che il peggio sia passato, ma dipendono dagli umori (al momento non proprio gioviali) degli inserzionisti. È vero che i giganti della tecnologia hanno tenuto molto meglio di altri all’emergenza Covid​.

Ma nel medio periodo non sono immuni. Molti hanno offerto delle previsioni vaghe per i prossimi trimestri o non le hanno indicate affatto. Nei “fattori di rischio”, l’elenco – spesso di circostanza – che i gruppi sono tenuti a inoltrare alla Sec, adesso non ci sono solo concorrenza, risposta degli utenti e disastri naturali: è spuntata anche “la pandemia”.

Apple: tempi fortunati con l’incognita iPhone

Nelle sue trimestrali, Apple affianca spesso toni entusiastici e numeri abbottonati. Ha rinunciato ai primi e ha serrato i secondi. Il fatturato è stato di 58,3 miliardi di dollari, con un incremento dell’1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. “Nonostante l’impatto globale senza precedenti del Covid-19 – ha spiegato il ceo Tim Cook – siamo fieri di riportare che Apple è cresciuta”. Tradotto: già è tanto che non abbiamo fatto peggio di un anno fa. Apple è ormai un centauro. Metà (o quasi) servizi e metà prodotti. I primi hanno continuato a crescere. I secondi hanno invece perso, nel complesso, il 6%.

Il fatturato degli iPhone è diminuito del 7%, condizionato da fermi alla produzione e chiusura dei punti vendita. L’impatto si è fatto sentire “nelle ultime settimane del trimestre” e ha continuato a pesare per tutto aprile (quanto, si vedrà nella prossima trimestrale). Apple è stata quindi colpita. Ma, anche se non c’è un buon momento per beccarsi un cazzotto, si può dire fortunata: l’epidemia è esplosa in una stagione debole per l’hardware.

Adesso però c’è da rimettere in moto la produzione per i nuovi iPhone, che come sempre arriveranno in autunno. Il prolungarsi di un quadro avverso potrebbe fare danni ben maggiori, anche perché nel 2020 gli smartphone della Mela sono chiamati a un forte rinnovo dopo un paio d’anni di transizione. “L’impatto della pandemia è al momento incerto e dipenderà da fattori che sono al di fuori del controllo della Compagnia”, scrive Apple. Ecco perché Cupertino non ha diffuso alcuna previsione per il trimestre in corso.

Amazon, epidemia quanto mi costi

Con i negozi chiusi e la paura del contagio, tutti compreranno da Amazon. Vero. Amazon farà soldi a palate. Non proprio. Il gruppo è stato, tra i grandi della tecnologia, il più penalizzato in borsa dopo la diffusione della trimestrale: -7,6%. Motivo: Jeff Bezos ha dovuto far fronte all’aumento delle richieste assumendo 175.000 persone. Ha aumentato le paghe orarie e speso per dispositivi di sicurezza e sanificazioni. Nel trimestre in corso, quindi, la compagnia prevede di spendere 4 miliardi di dollari (o anche “qualcosa in più”) per le misure anti-Covid. Di fatto, la cifra mangerà l’intero margine operativo del trimestre, atteso tra aprile e giungo a cavallo del pareggio (compreso tra -1,5 miliardi e 1,5 miliardi).

Nel secondo trimestre 2019, il risultato operativo era stato di 3,1 miliardi. “In circostanze normali – spiega il gruppo – ci saremmo attesi un utili operativo attorno ai 4 miliardi. Ma non siamo in circostanze normali”. Il peso dei costi si è già intravisto tra gennaio e marzo: se il fatturato è cresciuto del 26%, i costi operativi sono schizzati quasi del 30%. Quelli legati alla distribuzione fisica sono aumentati di un terzo abbondante.

Amazon ha spiegato di aver “adattato numerosi aspetti di logistica, trasporti, acquisti e rivenditori terzi”. Le vendite resteranno forti, ma non è escluso un rallentamento: la società stima incassi tra i 75 e gli 81 miliardi di dollari, che equivarrebbe a un progresso compreso tra il 18 e il 28%. Nel trimestre appena chiuso, la crescita è stata del 26%. Per confermarla, quindi, Amazon dovrebbe avvicinarsi alla fascia alta della sua previsione. In altre parole: se i nuovi costi sono certi, non lo è la capacità di tenere lo stesso ritmo di crescita. Anche perché il gruppo prevede di “continuare a essere influenzato da ritardi di approvvigionamento e spedizione, maggiore domanda di prodotti in determinate categorie e minore in altre”.

Alphabet, il peggio è passato?

Alphabet era, tra le società tecnologiche, un’osservata speciale. Si temeva che il mercato pubblicitario orso potesse impattare molto su chi campa di annunci. Il rallentamento c’è stato (+13% anno su anno, quattro punti percentuali in meno del trimestre precedente) ma è stato più blando delle attese. Il gruppo ha poi ammortizzato bene i costi, che sono cresciuti meno del fatturato, consentendo di ampliare i margini e aumentare l’utile (seppure al di sotto delle stime della vigilia).

Big G ha confermato che, a marzo, c’è stato un “improvviso” calo del mercato pubblicitario. Uno degli indici che spiega meglio il suo andamento è il “cost per impression”. Cioè il gettone che un inserzionista paga ogni volta che un annuncio viene visualizzato dall’utente. È diminuito, perché da una parte gli utenti sono stati molto attivi (anche se più inclini a contenuti non commerciali), dall’altra gli investitori hanno chiuso il portafogli. La società si attende mesi “difficili”, pur restando “ottimista” riguardo la crescita di lungo periodo. Fare previsioni è complicato. Lo ha detto chiaramente la cfo Ruth Porat.

Niente stime, però. Solo qualche indizio. Nel corso di aprile, nella Search (cioè su Google) ci sono stati “segnali iniziali di un ritorno a un comportamento più commerciale degli utenti”. Non ci sarebbe stato, quindi, “ulteriore deterioramento” dei ricavi. Non è ancora chiaro però se il ritrovato interesse degli utenti per i prodotti e gli acquisti sia “duraturo e monetizzabile”.

Su Youtube, invece, “continua il declino” della pubblicità, anche se “è troppo presto per dire di più”. La cautela, in questo caso, ha pagato: il titolo di Alphabet ha fatto un bel balzo e, dal giorno della trimestrale ha guadagnato il 6%. Resta però la forte esposizione a un solo mercato, quello pubblicitario, che rappresenta oltre l’80% del fatturato. Se le inserzioni frenano, Alphabet non ha grandi paracadute.

Facebook, “incertezza senza precedenti”

Ecco un’altra compagnia che campa di pubblicità. Facebook ha allontanato i timori con una trimestrale solida, nonostante il rallentamento di marzo. Il fatturato continua ha crescere e ha battuto le attese. L’utile è raddoppiato, anche grazie ai costi che hanno smesso di lievitare: meno spese in marketing, viaggi ed eventi (bloccati dal Covid) hanno ampliato i margini.

A spingere il titolo ci hanno pensato gli utenti: sulle piattaforme del gruppo sfiorano ormai i 3 miliardi. Su Facebook, c’è stata un’accelerazione dei nuovi profili attivi ed è cresciuto (seppur di poco) il rapporto tra utenti quotidiani (Dau) e mensili (Mau). Vuol dire, in pratica, che gli iscritti – complice la clausura – sono stati più spesso sul social network. Una buona credenziale da spendere quando gli inserzionisti torneranno.

Nel trimestre, infatti, c’è stata una “significativa riduzione della domanda di pubblicità”. Ma, come Google, anche Menlo Park ha notato una “stabilizzazione nelle prime tre settimane di aprile”. Tanto è bastato per quietare i timori, nonostante non manchino le ombre. Nelle prime settimane di questo secondo trimestre 2020, il fatturato anno su anno è stato piatto, mentre nel 2019 era aumentato del 17%. Resta quindi lo stesso problema di Alphabet: la forte esposizione al mercato pubblicitario. Neppure Facebook, quindi, ha diffuso previsioni per il trimestre in corso né per l’intero 2020. Colpa di una “incertezza senza precedenti”.

Microsoft in equilibrio

Microsoft somiglia sempre di più al suo amministratore delegato, Satya Nadella: basso profilo, pochi proclami, grande equilibrio. Ormai sembra una costante: nessuna reazione scomposta dei mercati nell’immediato dopo-trimestrale, ma crescita solida. L’acqua cheta di Wall Street. I tre segmenti del bilancio (intelligent cloud, produttività e personal computing) producono fatturati simili e permettono quindi di non essere dipendenti da un solo mercato (come la pubblicità) o da un solo dispositivo (come l’iPhone).

Ecco perché Microsoft è stata l’unica grande compagnia tecnologica ad essersi vantata di un “impatto minimo” del coronavirus. Attese battute per fatturato (+15% anno su anno) e utili (+22%). I dispositivi hanno retto (in equilibrio tra la spinta del lavoro da remoto e le difficoltà di produzione). Linkedin e Bing (esposti al freno della pubblicità) hanno sofferto.

Hanno invece beneficiato della clausura cloud, videogiochi, Windows, le soluzioni per la sicurezza e quelle per lo smart working. Se la pandemia non si è avvertita più di tanto a livello di incassi, ha però “avuto e può continuare ad avere un impatto sulle nostre operazioni aziendali, inclusi dipendenti, clienti, partner e comunità”. Anche Microsoft, quindi, usa la parola “incertezza” e avverte di non poter prevedere quanto succederà nei prossimi mesi. Il suo bilancio con risultati “misti”, in tempi imprevedibili, diventa però un elemento di solidità. Diversificazione del rischio.

Netflix, un pieno potrebbe non bastare

Non potevano esserci dubbi: in clausura, Netflix avrebbe fatto il pieno. E così è stato: 15,7 milioni di nuovi utenti, con un’accelerazione a marzo. Se le iscrizioni sono andate oltre le attese, così non è stato per il fatturato. È sì cresciuto (e tanto, +27%) ma è stato condizionato da prove gratuite e dollaro forte. C’è stato anche un altro effetto-Covid sulla società: lo stop alle (costosissime) produzioni ha permesso a Netflix di ritardare alcuni pagamenti, rendendo il flusso di cassa positivo (mentre di solito è in rosso di qualche centinaio di milioni). Potrebbe essere una gioia momentanea, per due motivi. Primo: vuol dire che il lancio di alcuni film e serie tv “sarà ritardato, probabilmente di un trimestre”.

Netflix afferma che, “vista l’ampia libreria di titoli, potrebbe esserci un impatto minore sulla soddisfazione degli utenti rispetto alla concorrenza”. Tradotto: se ho centinaia di cose da vedere, non disdico l’abbonamento solo perché la serie che aspetto arriva in ritardo. Tuttavia, ammette la compagnia, non ci sono certezze: “Ci vorrà tempo per dirlo”.

Secondo: il flusso di cassa positivo non è strutturale. Netflix ha ottenuto molto dalla clausura in termini di pubblico, ma le sue sfide restano probanti: le produzioni originali obbligano Netflix a un continuo rilancio. Non basta che guadagni: deve crescere a un ritmo molto alto, calibrando l’acquisizione di nuovi abbonati con i prezzi (cresciuti nel tempo anche per finanziare le nuove produzioni). Un circolo, da capire ancora se virtuoso o vizioso. Per il trimestre in corso, la piattaforma spera di conquistare 7,5 milioni di utenti.

Ma è Netflix stessa a definirla, più che una stima, “una supposizione”. Anche in questo caso vale il solito mantra: troppa incertezza. Dipenderà dalla durata delle misure restrittive anti-Covid. Dopo la sbornia da clausura, quindi, la piattaforma si ritroverà a fare i conti con le solite insidie: forte concorrenza, indebitamento e necessità di correre.   

Agi

Samsung Galaxy Fold: come ha retto a 7 mesi di piegature? (video)

Forse qualcuno potrebbe aver seguito le mie dis-avventure con l’acquisto del mio personale Samsung Galaxy Fold che abbiamo recensito qui su AndroidWorld ad inizio ottobre. Qualcuno potrebbe anche sapere come ho continuato ad utilizzare Galaxy Fold come mi telefono secondario per alcune operazioni particolari, come racconterò proprio in questo video.

Ho quindi continuato ad usare, con qualche scetticismo iniziale, Samsung Galaxy Fold nella quotidianità ancora per molti mesi. L’ho aperto, chiuso, riposto, “maltrattato” e sopratutto usato senza usare attenzioni speciali per un lasso di tempo che non molti altri possono raccontare su un sito di tecnologia. Ho quindi voluto spendere qualche parola per raccontare un un breve video come Samsung Galaxy Fold ha resistito a 7 mesi di utilizzo. La risposta semplice è bene. Non ci sono segni sul display interno di nessuna sorta e il leggerissimo allentamento della cerniera dopo il primo mese è rimasto invariato. Il sistema di blocco a telefono aperto è poi rimasto perfetto come il primo giorno, non perdendo robustezza alcuna.

Senza ulteriori commenti vi lascio al video racconto qui sotto.

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Come funziona il revenge porn su Telegram

Strumento digitale e indagine tradizionale. Telegram si conferma uno dei luoghi digitali (leciti) dove si consumano più spesso reati legati al sesso. Questa volta di mezzo c’è il revenge porn: foto e video pornografici usati per vendetta. Un’indagine coordinata dalla Polizia Postale ha portato alla denuncia di due amministratori di altrettanti canali e di un utente. Ogni gruppo ha migliaia di utenti iscritti. Uno incita allo stupro sin dal titolo. Ed è ancora online. Perché fermare un admin o denunciare un utente per aver condiviso foto della ex non equivale a bloccare l’ondata di miglia di messaggi al giorno.

Revenge porn e quarantena

Si tratta, quasi sempre, di materiale pornografico legale. Le conversazioni, però, si spingono spesso oltre. Basta scorrere uno dei canali per ritrovare commenti offensivi, alcuni riferimenti a Tiziana Cantone (morta suicida dopo la pubblicazione di un video) e decine di richieste di contenuti “pedo”, che non vengono scambiati direttamente “in pubblico” ma rimandano a chat private. Non è quindi semplice intercettare chi commette un reato. E nel caso del revenge porn lo è ancor meno.

Nelle chat gli utenti postano spesso immagini di quella che dicono essere la propria ragazza, invitando gli altri a insultarla. Che sia vero o meno, le indagini non possono partire senza una querela. Difficile che arrivi perché non è semplice capire se le proprie foto sono finite online senza consenso. “La legge che istituisce il revenge porn come fattispecie criminosa è del 2019. Da agosto a oggi, i numeri non corrispondono alla realtà”, afferma Alessandra Belardini, dirigente della Polizia Postale. Denunce e denunciati sono solo un frammento di quello che circola, non solo su Telegram. Quantificare il fenomeno è quindi impossibile. Si può però dire che “le vittime sono per la maggior parte donne e che è in aumento, anche perché siamo tutti chiusi in casa e usiamo di più le piattaforme digitali”.

Perché proprio Telegram

Ma perché proprio Telegram? Con la crittografia end-to-end, solo chi partecipa a una chat può conoscerne il contenuto. Ma c’è altro. Belardini, pur sottolineando che non è certo l’unico ambiente con gruppi nocivi, afferma che “dipende dalle policy”. L’app ha dei termini di servizio molto scarni. Punisce lo spam e le truffe. Vieta anche “post pornografici illegali” e “l’incentivo alla violenza”, ma solo se “visibili pubblicamente”.

È qui si gioca molto. Perché Telegram ha gruppi aperti (dove i contenuti sono in teoria punibili) e altri chiusi. I primi possono essere ricercati per nome, un po’ come si fa per un qualsiasi contenuto su Google. I secondi hanno bisogno di un invito, sotto forma di link. La distinzione è facilmente aggirabile: basta creare un gruppo pubblico e metterci dentro il link che rimandi a un altro. Molti canali borderline hanno già un “gemello” di riserva, dove gli utenti possono confluire in vista di un possibile blocco. Il gruppo viene chiuso? Se ne crea uno nuovo, con un nome molto simile.

Come si fa un’indagine su Telegram

Anche nel caso di quest’ultima inchiesta, chiamata Drop the Revenge, la denuncia degli amministratori non ha portato in automatico alla chiusura del canale. Gli utenti, infatti, stanno continuando a postare immagini e commenti, adesso accompagnati a insulti nei confronti di chi denuncia e degli “sbirri”.

Anche se il campo è diverso, spiega Belardini, “l’indagine è tradizionale”. Dopo la denuncia, anche con infiltrati nei gruppi, si cerca di risalire all’amministratore e poi all’IP, cioè al suo “indirizzo informatico”. Non basta. Perché l’IP individua un dispositivo, non la persona. “Chi ha le chiavi di una casa, non è per forza il proprietario”, afferma Belardini.

Serve quindi dimostrare chi abbia usato il pc o lo smartphone, grazie a una perquisizione informatica. È quello che è successo per i tre denunciati. Nel caso del 35enne di Nuoro, la Polizia postale ammette di essere stata “fortunata” perché ha sorpreso il ragazzo in flagranza, mentre era su Telegram. Il 29enne bergamasco, un utente non amministratore, è stato denunciato per aver pubblicato la foto della ex compagna. Per il secondo admin coinvolto, un 17enne palermitano che vive con i genitori, è stato decisivo “un suo errore”. Come nelle indagini “analogiche”, anche in quelle digitali è decisivo il classico “passo falso”, individuato, spiega Belardini, dopo aver seguito uno schema di gruppi e app “a scatole cinesi”.

“È un percorso lento, che va avanti anche per tentativi”. Il minore di Palermo aveva anche trovato il modo di guadagnare: vendendo foto per 2-3 euro, è riuscito a incassarne circa 5.000. Ma niente sistemi di pagamento complessi: usava delle carte prepagate. Si tratta comunque di un caso poco ricorrente: “Quel che muove il revenge porn non è il lucro ma la vendetta”.

Educazione all’intimità e al digitale

Chiedere la collaborazione di Telegram è un’utopia. L’app si limita a bloccare canali solo quando l’autorità lo impone (che però non avviene per singoli casi di revenge porn). Invocare il buonsenso degli amministratori e una moderazione più stringente è un controsenso. Secondo Belardini, oltre a punire il fenomeno, l’unico modo per arginarlo è “agire ex ante e non ex post”.

“L’abuso deriva dalla leggerezza del momento”. Questo non vuol dire evitare sempre di mostrarsi, se fa parte del proprio piacere. Ma ci sono modi più sicuri di farlo, come suggerisce la Polizia Postale, ad esempio usando “un supporto esterno o una cartella criptata” anziché lo smartphone. “Dobbiamo cercare di intervenire sull’educazione all’intimità sessuale e alla condivisione”. Cioè sui comportamenti privati e sulla conoscenza degli strumenti che si stanno utilizzando.  

 

Agi

Come è cambiato il traffico su Internet durante l’emergenza coronavirus

Con decine di Paesi in lockdown e milioni di persone che lavorano da casa, si è verificata una pressione significativa sulle infrastrutture di molte città in tutto il mondo. I sistemi sanitari, quelli scolastici e le imprese sono tutti sotto stress.

In questo momento, la connettività è fondamentale. Le reti di telecomunicazioni fisse e mobili sono diventate una parte ancora più importante dell’infrastruttura critica. Permettono a milioni di persone di continuare a lavorare, consentono alle famiglie di restare in contatto con i propri cari e agli amici di continuare a socializzare il venerdì sera, anche se comodamente dal loro salotto. Ma quali sono i maggiori cambiamenti che stanno avvenendo nel traffico dati?

I cambiamenti significativi del traffico di rete

Nelle ultime settimane i traffico dati si è spostato dal centro città alle aree suburbane e residenziali, in quanto i lockdown comportano una minore mobilità e circolazione all’interno delle città stesse.

Anche le reti a banda larga mobile hanno subíto questo cambiamento del modello, con una diminuzione del traffico dati nelle aree urbane e un aumento nelle aree suburbane e residenziali. Ma, dato che le persone si spostano di meno e lavorano di più da casa, la maggior parte degli aumenti di traffico viene assorbita dalla rete fissa fissa (WiFi, in sostanza), dove l’incremento è compreso tra il 20% e il 100% sulle reti a livello globale. Il WiFi all’interno delle case è ora al centro dell’azione.

L’utilizzo dei servizi di streaming sta registrando importanti aumenti, al punto che Netflix, Amazon Prime e YouTube hanno ridotto la qualità dei loro servizi streaming per evitare limitazioni di capacità.

Ci sono stati anche significativi aumenti dei dati nei servizi bidirezionali, come i software e le app per le videochiamate o le piattaforme per lavorare in smart working. Il servizio di videoconferenza Zoom ha registrato un aumento del 535% del traffico giornaliero nell’ultimo mese, poiché sempre più persone usano le videoconferenze per svolgere il lavoro quotidiano.

Questi particolari servizi sono sotto stress prevalentemente nella capacità di uplink, ovvero nel processo di caricamento dei contenuti dall’utente verso la rete. In Italia, ad esempio, dove è il lockdown è tra i più rigorosi, i dati relativi al traffico in upload sono cresciuti del 40% in alcune reti.

In tempi di crisi si riscopre il piacere di parlare, e il più grande cambiamento a cui stiamo assistendo è di gran lunga nei servizi voce. Ad esempio, i servizi di “voice-over WiFi” hanno registrato aumenti del 90% per alcuni operatori USA e un incredibile 180% è stato registrato nei Paesi Bassi. Più in generale, Spagna, Germania e Svizzera nelle ultime settimane hanno registrato un aumento significativo delle chiamate vocali da mobile, fino al 50%.

Siamo in una situazione eccezionale, ma ciò non significa che i consumatori siano pronti a ridurre le loro aspettative sulle prestazioni di applicazioni quali gaming, streaming o videoconferenze.

L’impatto e le azioni intraprese dagli operatori di telefonia

Fin dalle prime settimane gli operatori hanno reagito rapidamente per venire incontro a questa “nuova normalità”, adottando misure temporanee per aiutare i clienti e la società a rimanere in contatto in questi tempi difficili.

Ciò include sia l’aumento della quantità di Giga inclusa nel pacchetto dati, sia la possibilità di usufruire di dati illimitati per un breve periodo di tempo. Come conseguenza, diverse reti mobili stanno registrando un aumento del traffico dati. Ecco cosa è successo nei Paesi più colpiti nelle ultime settimane:

  • In Spagna hanno aumentato i pacchetti dati mobili fino a 60 GB senza aumentare i costi per gli utenti. Sono stati messi a disposizione anche abbonamenti gratuiti per alcuni determinati servizi.
  • In Italia, dove si è verificato un forte aumento del traffico voce, gli operatori hanno aumentato i pacchetti mensili fino a 30 GB, in modo gratuito. Per brevi periodi sono stati offerti anche pacchetti illimitati, senza costi aggiuntivi.
  • In Francia ora c’è libero accesso a diversi canali TV e molti operatori offrono 1 GB di dati anche a clienti con un piano tariffario di livello inferiore.

In generale, in merito all’impatto per gli operatori, secondo Ericsson finora le prestazioni di rete non sono state influenzate da questi cambiamenti nei flussi di traffico. In effetti, stiamo assistendo a un leggero miglioramento di alcuni indicatori di prestazione dovuto alla riduzione del numero di handover tra le celle – in quanto le persone si spostano di meno – e del maggior utilizzo del WiFi. Fin qui, tutto bene. Ma in questi tempi incerti, cosa possono fare gli operatori per gestire le loro reti e i continui cambiamenti nei modelli di traffico?

Consigli per gli operatori

Oggi più che mai, gli operatori devono considerare l’importanza di pianificare e ottimizzare le proprie reti. Secondo Ericsson:

  • È importante monitorare ogni cambiamento del traffico, soprattutto ora che gli utenti si spostano dalle aree urbane – dove ci sono stazioni radio base ben attrezzate per gestire una domanda di capacità elevata – verso aree più residenziali, in cui le infrastrutture installate potrebbero non essere allo stesso livello. Potrebbe essere necessario ottimizzare la rete per far fronte alla nuova situazione di traffico.
  • Riesaminare il modo in cui la rete gestisce situazioni di carico elevato nelle reti mobili a banda larga. 
  • Considerare la disattivazione del throttling, che ha un impatto negativo sul carico della rete (occorre, invece, servire gli utenti il ​​più velocemente possibile). In questo caso l’eccezione è la limitazione del servizio legale per i servizi di streaming, che può ridurre il carico.
  • Per gestire l’aumento della domanda di traffico, potrebbero essere necessarie espansioni radio e della banda.

Secondo Ericsson, in conclusione, la pianificazione e la prevenzione sono fondamentali per soddisfare le esigenze di prestazioni della rete, per fornire una user experience di qualità e, soprattutto, consentire alle persone di restare connesse in questo momento incerto.

Agi

Come si renderà appetibile Galaxy Fold 2? Tripla fotocamera rinnovata e prezzo più basso rispetto al predecessore

Torniamo a parla del prossimo pieghevole che Samsung dovrebbe ufficializzare alla fine della prossima estate, il Galaxy Fold 2. Nelle ultime ore sono trapelati nuovi dettagli sulle sue probabili caratteristiche tecniche.

Secondo il tweet appena diffuso da Ross Young, Galaxy Fold 2 potrebbe presentarsi sul mercato forte di un comparto fotografico promettente: questo integrerebbe tre sensori, da 64, 16 e 12 megapixel, accoppiati a un doppio stabilizzatore ottico dell’immagine. Il sensore da 64 megapixel potrebbe essere lo stesso telephoto visto su Galaxy S20 e Galaxy S20+.

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Altro punto a favore del nuovo Fold 2 potrebbe essere il prezzo di lancio: secondo SamMobile questo dovrebbe essere di circa 100$ più basso rispetto a quello di lancio di Galaxy Fold. Certamente questo non suggerisce che si tratterà di un dispositivo economico in generale. Il taglio del prezzo sarebbe giustificato da un incremento delle unità prodotte da parte di Samsung.

Vi ricordiamo che la presentazione del nuovo Fold 2 di Samsung dovrebbe avere luogo insieme a quella della nuova serie Note 20, prevista per il prossimo agosto. Vi terremo aggiornati sui prossimi ulteriori sviluppi.

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