Come funziona Private Compute Core? Ce lo spiega direttamente Google

Tra le tante funzionalità introdotte da Android 12, troviamo una serie di feature legate alla privacy e alla sicurezza: tra le più importanti, troviamo gli indicatori per l’utilizzo di fotocamera e microfono e Private Compute Core, che purtroppo non si è ben capito come funziona nello specifico.

A fugare ogni dubbio è però la stessa Google, che ha descritto qual è l’obiettivo di questa funzionalità. Private Compute Core non è legata alla virutalizzazione, come si pensava inizialmente, ma si tratta di un nuovo tipo di sandbox, che permette di eseguire app, processi e moduli di sistema di basso livello in maniera isoltata. Lo scopo di questa funzione è ovviamente quello di proteggere i dati sensibili degli utenti da eventuali software malevoli.

Tra l’altro, sembrerebbe che questa funzione abbia ricevuto un cambio di nome durante la beta di Android 12: nelle impostazioni ora Private Compute Core è segnalato come “Android System Intelligence”.

 

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Come funziona Private Compute Core? Ce lo spiega direttamente Google

Tante novità in arrivo su TikTok: upload dei video a 1080p, GIF come sfondo e altro ancora

Dopo aver parlato dei cambiamenti in arrivo per l’algoritmo del social network, gli sviluppatori di TikTok sono pronti ad aggiungere nuove funzioni all’app mobile, legate soprattutto all’editing dei contenuti video.

La prima, e probabilmente più importante, riguarda finalmente la possibilità di caricare video in 1080p: per attivare l’opzione è necessario recarsi in Altre opzioni prima del caricamento e attivare la voce Upload HD. È stato poi aggiunto un pulsante Miglioramento visivo che, come dice il nome, dovrebbe migliorare l’immagine, soprattutto in condizioni di scarsa illuminazione, cambiando l’esposizione e correggendo i colori.

L’effetto Schermo verde consente ora di applicare delle GIF, provenienti dalla piattaforma Giphy, come sfondo dei video e sono stati aggiunti nuovi effetti vocali che trasformano la propria voce in un miagolio di gatto o in un “flauto”. Le modifiche in questione sono in rollout in questi giorni.

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Tante novità in arrivo su TikTok: upload dei video a 1080p, GIF come sfondo e altro ancora

Come Tik Tok legge la mente degli utenti

AGI – Terza legge di Clarke: “Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”. Nonostante i social network siano una consuetudine ormai da qualche lustro, continua a sorprendere la loro capacità di proporci contenuti che potrebbero interessarci. Come fanno? Un recente articolo del New York Times s’intitola “Come TikTok legge la tua mente” ma spiega – in realtà – quanto poco c’entri la magia e quanto molto faccia la tecnologia. Merito di un documento interno, ottenuto dal giornalista Ben Smith, che offre un quadro più chiaro (ma non definitivo) dell’algoritmo che guida l’app.

Come funziona l’algoritmo di TikTok

Tutti i social media (ma anche e-commerce, motori di ricerca) utilizzano dati e algoritmi per capire cosa guarda ogni utente e suggerirgli video che potrebbero interessargli. TikTok lo fa particolarmente bene.

E il perché è spiegato nel documento, intitolato “TikTok Algo 101”: è stato rivelato da una fonte anonima e confermato da una portavoce della società. L’algoritmo ha quattro obiettivi principali, che la compagnia definisce “valore utente”, “valore utente a lungo termine”, “valore creator” e “valore della piattaforma”.

Ogni video, in base a caratteristiche e interazioni, acquisisce un punteggio. All’utente verranno suggeriti quelli con quello più elevato. Si tratta di un’equazione complessa, della quale il documento fornisce alcuni elementi: like, commenti, tempo di riproduzione, tipo di interazione. Ma ci sono anche degli indicatori di “qualità”, che fanno intendere come vengano privilegiati i contenuti degli account che pubblicano più spesso, convincono gli utenti a riguardare i propri video e siano in grado di monetizzare. TikTok sembra quindi favorire i contenuti più redditizi. C’è quindi una componente economica in mezzo ad altre che riguardano il puro interesse degli utenti.

L’obiettivo finale è attirare più utenti quotidiani possibile (Dau, daily active users). Per farlo, le due metriche che più contano sono la “retention” (cioè la tendenza di un utente a tornare sulla piattaforma) e il “tempo di permanenza” (cioè quanto passa sull’app). Non è una sorpresa, ma è una conferma che la priorità di TikTok è tenere incollati gli utenti.

Il rischio di “leggere la mente”

Questo approccio rilancia almeno due temi, legati agli effetti collaterali degli algoritmi, non solo su TikTok. Primo: il confine tra ottenere l’attenzione degli utenti per molto tempo e incoraggiare la dipendenza è sottile. In altre parole: non viene visualizzato quello che realmente potrebbe interessare ma ciò che si presume possa prolungare la visione.

Secondo: senza correttivi, gli algoritmi tendono a suggerire contenuti simili a quelli già visti, amplificando convinzioni errate (come ad esempio le teorie complottiste) o stati d’animo. È questo il motivo che ha spinto la fonte del New York Times a diffondere il documento: l’anonimo informatore si è detto turbato dal fatto che la piattaforma “spingesse contenuti ‘tristi’ che potrebbero spingere all’autolesionismo”.

Allo stesso tempo, il documento sembra sgombrare il campo da alcune leggende metropolitane. Non si può certo dire che i frammenti dell’algoritmo rivelati siano oscuri. Raccontano semmai quanto sia potente, se ben incardinata, la combinazione tra una mole sterminata di dati e una tecnologia (il machine learning) in grado di analizzarla. Ogni like, ogni video, ogni secondo in più o in meno passato a vederlo sono informazioni che rivelano gusti (dalla musica alla moda) ma anche dati sensibili (stato di salute fisico e psicologico, orientamento sessuale).

Il legame con la Cina

Il documento interno offre anche alcuni elementi di dibattito sul legame tra la piattaforma e Pechino. La società che sviluppa l’app, ByteDance, è cinese. Ma – per continuare a operare in Occidente ed evitare la chiusura minacciata dall’amministrazione Trump – ha dovuto scindere le attività di TikTok da quelle della sua versione cinese, Douyin.

“TikTok Algo 101” indica però alcuni elementi comuni. Secondo il Nyt, il documento è stato elaborato da ingegneri di Pechino, è scritto in inglese corretto ma non da madrelingua, rimanda a documenti che citano sia TikTok che Douyin, fa cenno a un responsabile tecnico che – su LinkedIn – afferma di lavorare per entrambe le app. Emerge inoltre che i dipendenti utilizzano lo stesso prodotto per la comunicazione aziendale (Lark, sviluppato da ByteDance). La portavoce di TikTok ha spiegato che esiste “una certa comunanza nel codice”, ma le due applicazioni non condividono dati e vengono eseguite su server separati.

Privacy e propaganda: non c’è solo TikTok

A giugno, Biden ha sospeso l’ordine esecutivo di chiusura emesso da Trump, ma la questione dei legami tra l’app e Pechino resta aperta su due fronti: privacy e propaganda. Trump muoveva dalla convinzione che TikTok potesse condividere con il partito informazioni sulla vita quotidiana degli utenti americani. Il New York Times afferma di avere uno screenshot che proverebbe come i moderatori di contenuti dell’app abbiano accesso non solo ai video pubblicati ma anche ai contenuti inviati agli amici e a quelli caricati ma non ancora condivisi. Non ci sono però prove che TikTok sia un orecchio di Pechino in Occidente.

La propaganda riguarda invece possibili censure. Nel novembre 2019, era stato rimosso (ufficialmente “per errore”) il video di una ragazza che – fingendo di dare consigli su come allungare le ciglia – denunciava la repressione degli uiguri, minoranza musulmana in Cina. Ma, anche in questo caso, mancano le prove di una censura sistematica di contenuti sgraditi a Pechino.

Il documento è quindi prezioso perché dà maggiore consapevolezza su come funzioni una grande piattaforma. Ma – come ha affermato Samm Sacks, ricercatore del think tank New America – che si parli di censura, sorveglianza, dipendenza o privacy, il punto non è un’app: “Dare di matto per […] TikTok distrae dal fatto che questi problemi sono molto più grandi di qualsiasi azienda specifica o della sua proprietà cinese”.


Come Tik Tok legge la mente degli utenti

Twitter Spaces come podcast: arriva la riproduzione in differita su Android e iOS

Twitter ha appena annunciato delle consistenti novità che investono Spaces, la sezione dedicata alle clip audio della sua piattaforma social, arrivata dopo il boom fatto registrare nel settore da Clubhouse.

Nelle ultime ore Twitter ha annunciato, ovviamente con un tweet, che gli Spaces saranno accessibili per la riproduzione anche dopo la registrazione. La registrazione degli Spaces inoltre è stata abilitata a una platea maggiore di utenti, su Android e su iOS, mentre la possibilità di ascoltarli è disponibile su Android, iOS e web.

La registrazione di uno Spaces sarà contrassegnata dal bollino REC. Una volta conclusa sarà possibile controllare quanti utenti erano in ascolto durante la diretta e generare un link per condividere l’accesso offline al contenuto appena registrato.

Le registrazioni associate agli Spaces saranno disponibili a livello pubblico una volta conclusa la registrazione stessa, non vi è modo di rendere privata una registrazione senza eliminarla. Inoltre, Twitter precisa che l’azienda conserva le registrazioni Spaces per un periodo compreso tra 30 e 120 giorni per verificare l’eventuale presenza di violazioni dei termini di servizio.

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Twitter Spaces come podcast: arriva la riproduzione in differita su Android e iOS

iMessage, ecco come risparmiare dati con l’opzione “Immagini a bassa qualità”

Scopriamo a cosa serve e come abilitare la funzione “Immagini a bassa qualità” in Messaggi.

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iMessage, ecco come risparmiare dati con l’opzione “Immagini a bassa qualità”

Ora è più facile controllare se ci sono aggiornamenti del Play Store: ecco come

Google ha appena introdotto un’interessante novità sul fronte del Play Store, il suo popolare store delle app, centrata sul tema degli aggiornamenti.

Stavolta la novità non riguarda gli aggiornamenti dei milioni di app che troviamo sul Play Store ma gli aggiornamenti del Play Store stesso. Sappiamo che questi solitamente vengono introdotti via server, ma con la nuova opzione che ha integrato Google nelle impostazioni dello store sarà più semplice verificarli. La nuova opzione per verificare se ci sono aggiornamenti del Play Store sarà nella sezione Informazioni delle impostazioni dell’app.

Lo screenshot che vedete in galleria riassume esattamente la nuova opzione implementata da Google nelle impostazioni del Play Store.

La novità è stata avvistata da qualche possessore di Pixel 6, ma anche da altri che hanno un dispositivo con Android 10. Come al solito, ci aspettiamo che il rollout stia avvenendo via server. Fateci sapere se avete già ricevuto la novità sul vostro Play Store.

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Ora è più facile controllare se ci sono aggiornamenti del Play Store: ecco come

Il Surface Duo 2 di Microsoft resisterà a graffi e fuoco? Come è andato il test di durabilità

Surface Duo 2 è il successore dello smartphone Android con doppio schermo presentato da Microsoft qualche mese fa. La prima generazione non ha stupito particolarmente in positivo, e la seconda ha avuto l’onere di sopperire alle mancanze della prima.

Il buon Zack ha appena effettuato il suo classico test di resistenza e durabilità su Surface Duo 2 di Microsoft. Il primo scoglio da affrontare è stato il test di resistenza ai graffi: in questo contesto Surface Duo 2 è andato meglio di qualsiasi altro pieghevole testato da Zack, graffiandosi tra il livello 6 e 7 della scala di Mohs.

Andando sulla parte laterale, Zack ha constatato che tutto il frame è realizzato in plastica, il che spiega il basso livello di certificazione (solo IPX1) conseguita dallo smartphone.

Zack ha lodato l’incremento, rispetto al primo Surface Duo, di resistenza del vetro posteriore e del vetro che riveste il modulo fotografico posteriore. Anche il doppio schermo AMOLED ha venduto cara la pelle nel test di resistenza al calore. Ottimo il risultato anche del test di flessione, dove il Gorilla Glass Victus ha mostrato segni di flessione ma non di cedimento.

Una delle poche cose che non è piaciuta a Zack è il bump della fotocamera posteriore, il quale non permette di piegare completamente il dispositivo al contrario rispetto alla configurazione chiusa.

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Il Surface Duo 2 di Microsoft resisterà a graffi e fuoco? Come è andato il test di durabilità

Com’è nato VioliNation e perché non è solo una burla

AGI – Se Tim Berner Lee, il padre del web, si fosse ritrovato su Twitter tra il 17 e il 18 novembre, probabilmente avrebbe condiviso lo striscione simbolo dell’addio di Totti: “Speravo de mori’ prima”. Quando inventò il www, di certo non poteva immaginare al #VioliNation, un fenomeno nato dalla nicchia del calcio romanista e finito tra i top trend mondiali. Una goliardata, nel migliore dei casi. Bullismo, nel peggiore.

Fenomeno VioliNation

VioliNation è uno “spazio” Twitter. Lo scorso maggio il social network ha infatti lanciato questa nuova funzione, replica di Clubhouse: un host apre uno spazio e trasmette solo audio, gli ascoltatori accedono. Se non ne avete mai sentito parlare, è normale: in Italia gli spazi sono, al momento, meno che marginali. Almeno fino a due giorni fa, quando l’account @moussolinho – The Animal Violista ha aperto questa riunione e trasmesso canzoni rivisitate in chiave romanista. Sono tutti brani-parodia tra il goliardico e lo scurrile, senza alcuna pretesa d’intonazione, dedicati a calciatori e dirigenti della Roma.

Ok raga spiegatemi subito cos’è perché non ci sto capendo una mazza #VioliNation

— Fedez (@Fedez) November 18, 2021

Già da tempo circolano online, creati e pubblicati da Marco Violi (da cui il nome dello spazio), il giornalista che gestisce Romagiallorossa.it.

Non si sa come, non si sa perché, VioliNation ha attirato circa 5 mila persone e generato una cascata da tweet. Oltre all’ambiente giallorosso, hanno partecipato personaggi noti come la conduttrice Andrea Delogu e la tennista Sara Errani (che si è detta “ipnotizzata”).

Noi stamattina. #VioliNation pic.twitter.com/DOdpXmnU3P

— Lega Serie A (@SerieA) November 18, 2021

Dopo la seconda nottata di trasmissioni, persino l’account twitter della Lega di Serie A ha pubblicato una gif facendo intendere di aver seguito per tutta la notte gli audio di VioliNation. L’hashtag è diventato virale, con una concentrazione anomala negli Stati Uniti e in Canada, cioè ben lontano dai paraggi dell’Olimpico.

Le ragioni (inspiegabili) del successo

C’è poco da spiegare sulle ragioni del successo. Difficile dire come mai un fenomeno locale sia diventato globale, aggregando contenuti già pubblicati e sfruttando un canale che fino a ora si era sentito nominare a malapena. Violi è un bravo cantante? No. Il risultato è ironico? Parliamone. L’attrazione esercitata da VioliNation somiglia più al cosiddetto “effetto gatto spiaccicato”, che si verifica quando lo sguardo viene catturato da qualcosa perché estremamente sgradevole. Capire com’è diventato virale tutto questo è praticamente impossibile. A guardare da dove nasce, però, sorge qualche dubbio sulla sua natura innocua.

Denunce e minacce dietro VioliNation

L’account che ha aperto lo spazio, @moussolinho, fa probabilmente riferimento a Mourinho (attuale allenatore della Roma), a Violiho (il nome con cui Violi pubblica le sue canzoni in omaggio al tecnico portoghese) e a Mussolini. Marco Violi, però, non ne sapeva nulla. E su questo non sembrano esserci dubbi.

Perché oltre a dirlo lui in prima persona, lo hanno confermato indirettamente alcuni account Twitter che da tempo scambiano insulti con Violi e che sembrano i promotori dello spazio. Il profilo @moussolinho non esiste più, ma tra quelli più vicini a VioliNation c’è @LogikSEO, che da mesi pubblica insulti indirizzati a Violi.

Marco #Violi in diretta dalle ore 15.00 spiega chi è cosa c’è davvero dietro #VioliNation https://t.co/v8Y7vJI1O7

— Romagiallorossa.it (@Romagialloross4) November 18, 2021

In un video pubblicato sul suo sito, giornalista ha parlato di una “schifosa, deprimente e subdola situazione”, della quale lui non è l’autore ma “la vittima”: “Non è un tributo ma un atto per denigrarmi”. Visti i trascorsi visibili (con tweet che si burlano del padre morto, accuse di portare sfortuna alla Roma e petizioni per silenziare le sue telecronache) e gli account coinvolti, VioliNation sembra effettivamente tutto fuorché un omaggio. Il giornalista – che ha già risposto in passato con alcune denunce – va oltre: afferma, senza avere alcuna prova, di sentirsi in pericolo per aver parlato male della precedente proprietà della Roma. VioliNation sarebbe l’ultimo atto di questa strategia diffamatoria orchestrata negli Stati Uniti.

Al di là delle teorie del complotto, ci sono alcune certezze: VioliNation è stato un fenomeno senza precedenti; i profili più vicini al creatore dello spazio parlano di goliardata, non certo gradita a Violi. Una presa in giro, probabilmente sfuggita di mano ai suoi stessi organizzatori, che però sta finendo con il dare notorietà al giornalista: il suo account Twitter ha guadagnato in poche ore qualche centinaio di follower. Le vie della viralità sono infinite. 


Com’è nato VioliNation e perché non è solo una burla

Com’è Vaguard, il nuovo capitolo della saga di Call of Duty

AGI – Un treno attraversa la Germania, a bordo un gruppo di uomini provenienti da diverse parti del mondo cerca di non dare nell’occhio, ma è vigile, i muscoli sono tesi, pronti a scattare come molle. Le immagini restituiscono uno scenario che il cinema ha reso familiari: le atmosfere sono quelle dell’aprile 1945, la tensione è quella degli ultimi giorni di guerra.

Ma nonostante l’incredibile realismo, non è un film. È un videogioco. Anzi, lo sparatutto per antonomasia: il nuovo capitolo di quella saga immersiva che è Call of Duty. E che dopo qualche incursione nella contemporaneità – e in qualche caso anche in un ipotetico futuro conflitto – è tornata al grande classico, quello da cui tutto ha avuto origine (nel mondo di CoD): la Seconda Guerra Mondiale.

Si chiama ‘Call of Duty: Vanguard’ e arriva un anno dopo Black Ops Cold War. Sviluppato da Sledgehammer per Activision è  disponibile su PS4, PS5, Xbox One, Xbox Series X|S e PC (tramite Battle.net): in modalità single player, multiplayer e zombie. In Vanguard il sergente Arthur Kingsley è al comando della Task Force One, una squadra composta da soldati scelti provenienti da varie parti del mondo, creata per infiltrarsi tra le linee nemiche, scoprire la verità sul misterioso Progetto Phoenix e porre fine alla guerra.

Il gruppo viaggia su un treno nei pressi di Amburgo, senza avere le idee chiare su come proseguire la missione.

Super realistico

Call of Duty vuole essere un vero proprio teatro di guerra. O quantomeno sono queste le sue ambizioni. Al punto che la produzione ha stretto una collaborazione per metterne in evidenza il realismo. Veri fotoreporter di guerra hanno potuto “mettere piede” nel motore grafico di Call of Duty: Vanguard per scattare fotografie in-game. Il loro processo lavorativo e creativo è stato lo stesso di quando si sono trovati in una zona di guerra.

In particolare i fotoreporter di guerra Alex Potter e Sebastiano Tomada Piccolomini si sono avventurati all’interno del motore di gioco per un servizio fotografico esclusivo tenuto presso gli studi di motion capture del publisher Activision. I viaggi di Potter e Piccolomini sono stati poi inseriti in un trailer, permettendo ai fan di vedere con i loro occhi le esperienze e le reazioni in tempo reale di questi fotografi.

I protagonisti

I personaggi principali del gioco vengono presentati all’interno di flashback ambientati in Normandia, a Stalingrado, presso le isole Midway e l’isola di Bougainville, la Libia e l’Egitto. Oltre a Richard Webb, tra i protagonisti c’è Lucas Riggs, esperto di esplosivi irruento e dal carattere ribelle. C’è Arthur Kingsley, che si è arruolato nell’esercito britannico e ha guadagnato i gradi portando a termine missioni estremamente rischiose, in cui ha messo in evidenza le sue capacità di leader e un coraggio raro. Polina Petrova poi è un personaggio che si ispira alla cecchina russa Lyudmila Pavlichenko. C’è poi Wade Jackson è di New York: un soldato che ha combattuto nella 93esima divisione fanteria, la prima formata da afroamericani, di stanza nell’isola di Bougainville. Fanno tutti parte della Task Force One.

Nove missioni

Call of Duty: Vanguard ha un approccio fortemente cinematografico, mescolando finzione e realtà, ed è composto da nove capitoli. La prima missione si svolge a bordo di un treno per Amburgo. 

La dimensione multiplayer

La dimensione multiplayer al momento del lancio ha offerto 20 mappe, 12 operatori, oltre 35 armi e la nuova modalità Zombie. Vanguard supporta il cross-play tra le console della scorsa generazione e quelle next-gen.

Misure anti-cheater contro i giocatori più scorretti

Vanguard ha introdotto anche RICOCHET Anti-Cheat, un approccio pensato per combattere il cheating facendo impiego di nuovi strumenti, lato server, che monitorano le analisi per identificare chi bara, e un processo di indagine (finalizzato all’esclusione) migliorato, di aggiornamenti per rafforzare la sicurezza degli account.

I numeri

Prodotto da Activision, Call of Duty è stato lanciato nel 2003. A oggi la serie conta 19 capitoli ufficiali e 11 spin-off, con 520 milioni di giocatori ed entrate per 15 miliardi di dollari. Nel 2007 Call of Duty 4: Modern Warfare ha offerto ai giocatori la possibilità di immergersi in un futuro conflitto tra Stati Uniti, Regno Unito e Russia. Modern Warfare è stato il gioco più venduto del 2007 e ha aiutato la serie a mantenere il suo posto al vertice del genere dei giochi di guerra. Il suo seguito, Call of Duty: Modern Warfare 2, durante i primi cinque giorni di uscita (novembre 2009), ha incassato oltre 550 milioni di dollari di vendite in tutto il mondo. Call of Duty: Black Ops, il capitolo successivo, ha superato i 360 milioni di dollari di vendite nel primo giorno di uscita (novembre 2010).

 


Com’è Vaguard, il nuovo capitolo della saga di Call of Duty