Si aggiorna Firefox Focus: ancora più privacy grazie a Total Cookie Protection

Assieme al nuovo anno è arrivato anche un nuovo aggiornamento per Firefox Focus, il browser Android di Mozilla focalizzato sulla privacy degli utenti. L’update ha portato anche su mobile la funzione Total Cookie Protection, che aveva debuttato su desktop a febbraio.

Total Cookie Protection è un nuovo modo di gestire i cookie dei siti web visitati: ogni qual volta che un sito vuole salvare sul dispositivo un cookie, questo sarà inserito in un “cookie jar”, una sorta di contenitore virtuale isolato dagli altri. In questo modo, i cookie delle varie pagine web rimangono privati e non è possibile effettuare il tracking delle informazioni degli utenti.

Questa funzione potrebbe comunque causare problemi ad alcune parti dei siti web (ad esempio, la visualizzazione delle mappe): per questo, Mozilla ha introdotto SmartBlock, che permette di non perdere queste funzionalità garantendo comunque la privacy degli utenti. L’aggiornamento di Firefox Focus è già disponibile sul Play Store.

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Si aggiorna Firefox Focus: ancora più privacy grazie a Total Cookie Protection

Chrome di Google dirà addio ai cookie di terze parti nel 2023

Chrome, il browser di Google, potrebbe eliminare i cookie di terze parti entro la fine del 2023. Lo afferma Big G in un post sull’evoluzione di Privacy Sandbox. L’iniziativa, lanciata nel 2019, punta a sviluppare soluzioni collaborative e open source che proteggano la privacy degli utenti senza danneggiare imprese e sviluppatori che poggiano sulla pubblicità e sull’offerta di contenuti gratuiti.

Fino a oggi, Chrome e altre realtà hanno messo in campo più di 30 proposte, di cui quattro già in fase di sperimentazione. Obiettivo: tecnologie principali “pronte per la distribuzione entro la fine del 2022, affinché la comunità degli sviluppatori possa iniziare ad adottarle”. Si passerebbe poi a “eliminare gradualmente i cookie di terze parti nell’arco di un periodo di tre mesi, cominciando verso metà del 2023 e fino alla fine dell’anno”.

Perché i tempi sono così lunghi

I tempi non sono brevissimi, come riconosce a più riprese Google: l’obiettivo “richiede un progresso condiviso e un ritmo responsabile”. Chrome deve avere “un tempo adeguato” per “valutare le nuove tecnologie, raccogliere i feedback e riflettere sui processi”. Non è semplice come spegnere un interruttore: Privacy Sandbox sta cercando un complicato punto di equilibrio tra la protezione della privacy e i modelli di business – come quello di Google – che campano di pubblicità (anche grazie ai cookie). Si tratta quindi di conciliare interessi avvertiti spesso (a ragione) come contrapposti, attraverso il coinvolgimento di sviluppatori, editori e autorità di regolamentazione. I tempi, quindi, si allungano non solo per ragioni tecniche ma anche per l’esigenza di mediare.

Google è però convinta che il progetto sarà “un vantaggio per tutti”. Trovare soluzioni alternative permetterebbe di mitigare le perdite provocate dagli ad-blocker (i software che bloccano la pubblicità online), ricalibrare le metriche che decretano il successo di una campagna e scoraggiare la sostituzione dei cookie con “altre forme di tracciamento individuale”, ancora più invasive, come il fingerprinting (una tecnica di tracciamento che raccoglie “l’impronta digitale” di un dispositivo, assemblando dati utili per profilare chi lo utilizza).

Cosa vuol dire (in pratica)

Il termine cookie è ormai familiare a molti utenti. Lo è da quando, nel 2019, l’Ue ha imposto l’obbligo di consenso attivo: nella prassi, è quel messaggio che compare quando entriamo su un sito, spesso approvando senza pensarci troppo. Delegare alla scelta dell’utente è sì una tutela in più, ma non ha certo limitato il potere di tracciamento. I cookie sono infatti “pezzetti” di codice che riconoscono l’utente, fornendogli una navigazione personalizzata (con pubblicità su misura).

Vuol dire che, grazie alle soluzioni di Privacy Sandbox, i cookie saranno eliminati del tutto? No. Saranno eliminati solo quelli di terze parti, cioè quelli che raccolgono dati e personalizzano gli annunci durante tutta la navigazione, su pagine web diverse. È un po’ come se Mario, identificato per strada, venisse seguito in casa, in ufficio e in palestra dallo stesso occhio. Resteranno invece attivi i “cookie originali” (o di prima parte): sono quelli creati da un sito, che personalizzano l’esperienza (pubblicitaria e non) solo su quel sito. Mario viene riconosciuta solo quando entra in casa. La differenza è notevole, perché i cookie di terze parti – sapendo come si comporta Mario in diversi luoghi e contesti – possono ricreare un profilo molto più dettagliato.

Cosa si può fare già adesso

Nel 2023, quindi, potrebbero esserci dei passi avanti ma non ci sarà la fine del tracciamento. Sia perché – come dice Google – ci sono già sistemi alternativi invasivi (come il fingerprinting), sia perché altri browser (di default) e lo stesso Chrome (tramite le impostazioni) permettono già di bloccare i cookie. Basta aprire il browser da computer, cliccare sull’icona dei tre puntini in alto a destra e poi su “Impostazioni”. Nella sezione “Privacy e sicurezza”, selezionare “Cookie e altri dati dei siti” e scegliere l’opzione: “Accetta tutti i cookie”, “Blocca tutti i cookie”, “Blocca cookie di terze parti nella modalità di navigazione in incognito”, “Blocca cookie di terze parti”.

La mossa di Big G, però, è più complessa di un aggiornamento delle impostazioni: non vuole solo eliminare i cookie di terze parti ma trovare un’alternativa. Certo: è uno sforzo funzionale al business di Google, che guadagna dalla pubblicità. Ma è comunque uno sforzo destinato ad avere ampie ripercussioni e andare oltre il bilancio di Mountain View, se non altro per una questione di scala: Chrome detiene quasi due terzi del mercato dei browser. La quota di Safari, che però gira solo su dispositivi Apple, è attorno al 18%. Firefox si ferma poco oltre il 3%.

Le fasi della Privacy Sandbox

Guardando da qui al 2023, Privacy Sandbox seguirà “un rigoroso processo di sviluppo pubblico in più fasi”. La prima discute “le tecnologie e i relativi prototipi in forum come GitHub o gruppi W3C”. C’è poi una fase di test. Una delle tecnologie già arrivata a questo punto (e che Google definisce “incoraggiante”) è la Federated Learning of Cohorts (FloC): aggrega le persone in gruppi (coorti) caratterizzati da interessi simili. In questo modo i dati vengono resi anonimi ed elaborati a livello di dispositivo, mantenendo privata sul browser la cronologia web di ogni utente. Anche se le prime simulazioni sono state positive, Google riconosce che “il risultato dipende dalla forza dell’algoritmo utilizzato da FLoC per eseguire i raggruppamenti e dal tipo di segmento di pubblico che si intende raggiungere”. Tradotto: c’è ancora da lavorare.

Una volta completato il processo di sviluppo, si passerà alla fase di adozione e all’eliminazione graduale dei cookie di terze parti. Dopo aver completato i test e aver lanciato le API, inizierà (dalla fine del 2022) una fase di transizione, durante la quale editori e investitori avranno il tempo di migrare i servizi e Chrome potrà ricevere informazioni e suggerimenti. Secondo le previsioni, questa fase dovrebbe durare circa nove mesi. Dalla metà del 2023, “Chrome eliminerà gradualmente il supporto ai cookie di terze parti nell’arco di un periodo di tre mesi che terminerà alla fine dell’anno”.


Chrome di Google dirà addio ai cookie di terze parti nel 2023