Eolo chiude l’anno fiscale in forte crescita: si punta a diminuire il Digital Divide

Tempo di vacche grasse per Eolo. Il fornitore di servizi ha infatti comunicato i risultati dell’anno fiscale, caratterizzati da una crescita sostanziosa dei ricavi e dei nuovi clienti. Nell’ultimo esercizio in questione, chiuso lo scorso 31 marzo 2020, Eolo ha realizzato ricavi pari a 157 milioni di euro, registrando dunque una crescita del 24% rispetto al precedente periodo, suddivisi tra mercato Consumer (107 milioni) e mercato Business (50 milioni).

Nel corso dell’esercizio l’azienda ha totalizzato ben 98 milioni di euro in investimenti, supportati anche da un accordo di finanziamento risalente lo scorso dicembre per un ammontare complessivo di oltre 155 milioni di euro, cifra fornita da un pool di sei istituti di credito internazionali e domestici. Un ulteriore piano di investimenti da 150 milioni è stato annunciato lo scorso 12 maggio con l’obiettivo di azzerare il cosiddetto Digital Divide nelle aree del territorio italiano non ancora coperte da connessione ultraveloce.

Lo scopo, nello specifico, è quello di estendere la rete a banda ultra-larga FWA ad altri 1.500 comuni in Italia entro la fine del prossimo anno. In questo modo l’azienda andrà ad integrare ancor di più i 6000 comuni già coperti dal servizio, che da sole costituiscono il 78% delle unità abitative collocate nelle cosiddette “zone bianche”.

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Dal punto di vista del settore Business invece, Eolo ha continuato lo sviluppo dei suoi servizi dedicati, arrivando a connettere circa 70 mila unità tra imprese ed enti di pubblica amministrazione.

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La crescita impressionante delle intolleranze e delle allergie alimentari

La parola chiave di questi anni Venti del terzo millennio è: intolleranze. Non politiche, sociali o ideologiche, bensì alimentari. Che sono sempre più diffuse e in aumento tra la popolazione. Ciò che per esempio sta creando un grande scompiglio tra i tavoli e le cucine dei ristoranti, mettendo in crisi chef stellati e non, costretti a fare i salti mortali pur di soddisfare le esigenze di una clientela sempre più esigente e quanto più variegata nelle richieste specifiche. Ciò che comporta una drastica quanto repentina riconsiderazione e revisione dei menù.

È sempre più frequente, ormai, imbattersi nello chef o nel cameriere che – nel raccogliere l’ordinazione – si rivolga al cliente chiedendo: “C’è qualcuno che ha qualche intolleranza?” Oppure: “Intolleranze particolari?” Come se si trattasse di una variazione sul teme e sul menù del giorno. E di fatto lo è. Come chi, di fatto, pretende di ordinare melanzane alla parmigiana “senza formaggio”. Impossibile.

Quel che fa impressione non è il caso singolo ma ormai la mole, la particolarità e la personalizzazione delle richieste: “Potrei avere della pasta senza glutine?” O, ancora: “E di grano saraceno?” Per non respingere la clientela gli chef devono essere disponibili a qualsiasi variazione dell’ultima ora. Ma per affrontarla si devono organizzare, preparare con ingredienti alternativi dando fondo alla fantasia.

Le categoria delle intolleranze è varia. Ci sono le intolleranze al glutine e ai cereali; alle carni bianche e rosse; a ortaggi, tuberi, funghi e legumi; a pesce e crostacei; alla frutta, secca o alle spezie; poi ci sono le intolleranze al lattosio, all’uovo, al lievito, al miele, alla caffeina ma anche alla teina, quelle più comuni e diffuse. Quindi le intolleranze particolari, rare e specifiche, difficili da poter raccogliere in una catalogazione precisa. E sono l’incubo d’ogni chef. L’imprevisto. E imprevedibile.

Intolleranze e allergie crescono di anno in anno, anche se sono cose assai differenti tra loro. Si verificano per cause diverse, come il mutare delle condizioni ambientali o climatiche. Per lo smog. L’umidità. Le nebbie. E per il regredire delle nostre difese generali. Secondo le statistiche si sono triplicate negli ultimi 40 anni.

Negli anni Ottanta ne soffriva il 2,9% della popolazione mentre oggi la percentuale è salita al 12,7 (ricerche su dati Istat). Oltre 300 mila sono allergici al latte, 1,1 milioni al lattosio, 3 milioni al glutine, oltre 300 mila sono celiaci. Poi ci sono 5 milioni di allergici al Nichel, metallo contenuto in vari alimenti, e oltre 100 mila che non tollerano gli additivi alimentari. Le intolleranze, tuttavia, non sono malattie vere e proprie ma sono un problema sociale che il mondo della ristorazione fatica a recepire. Perché più spesso si tratta di casi di persone che necessitano di cucine dedicate ancor prima che di piatti in modo da evitare eventuali contaminazioni.

Tanto che nel 2017 a Roma è nato Bollino Blu, un progetto per ristoranti a prova di allergie per corsi ad hoc per chef e ristoratori: ovvero, lezioni per cuochi salutistici, vegetariani, vegani, celiaci, diabetici, perché la percentuale delle persone che sono allergiche o intolleranti a qualcosa oscilla tra il 10 e il 15%.

L’11 ottobre 2018, a Basiano, nei pressi di Milano, è stata invece inaugurata l’Accademia del Mondo delle intolleranze, il cui scopo è proporre corsi di cucina per inventare piatti saporiti e menù sofisticati per cuochi amatoriali e professionisti. Questa scuola di cucina sui generis è di fattoi parte integrante di una realtà più ampia, quella dell’associazione omonima Il Mondo delle Intolleranze, fondata nel 2012.

Gli chef che operano nell’Accademia portano come proprio patrimonio la cottura sottovuoto a bassa temperatura, tecnica utilizzata nei ristoranti stellati e poco conosciuta, con istruzioni dalla scelta dei sacchetti a quella della macchina per il sottovuoto oppure l’alta cucina senza glutine dell’Aic, che rivela invece tutti i segreti dei fornelli  “no glutine”.

Non mancano poi le prese di posizione di chef che ritengono che le intolleranze siano invenzioni o vezzi dei clienti “alla moda”; ci sono poi quelli che alle intolleranze non si piegano, indisponibili a soggiacere alle sollecitazioni, rifiutandole decisamente. Come dire: “o così o Pomì” per dirla con la nota rèclame delle passate. Niente compromessi. Gli ingredienti son questi e non si cambiano.

Atteggiamento consono ai principali chef, specie se stellati, che considerano pranzi e cene come esperienze d’eccellenza, viaggi nel gusto che si possono intraprendere solo sulla base sulla base di quegli ingredienti e che non possono comportare variazioni o sostituzioni al tema di base. Infine, ci sono che organizzati a fronteggiare alle richieste con prodotti parte del prontuario delle intolleranze redatto dal ministero della Salute o dalle Asl.

Ma in genere, quest’ultimi, sarebbero “cuochi da trattoria, non chef, marcando netta la distinzione. Anche se Coldiretti assicura che in Italia si spendono ogni anno in prodotti gluten free  ben 320 milioni di euro mentre sono saliti al 58% i ristoranti che propongono ricette senza glutine.

Agi

Turismo fluviale, numeri in crescita per questa originale formula di vacanza.

Itinerari tra le lagune di Marano, Grado e Caorle alla scoperta dei tipici casoni da pesca.

Con una combinazione di festività infrasettimanali piuttosto favorevole (pasquetta lunedì 22 aprile, liberazione giovedì 25 aprile, festa dei lavoratori mercoledì 1 maggio) che offre la possibilità di organizzare mini vacanze,  saranno milioni le persone che si concederanno qualche giorno di evasione, in attesa delle ferie estive.

 

Per chi cerca qualcosa di diverso, ama il contatto con la natura e scoprire posti nuovi, Houseboat.it proponeuna mini crociera tra i tesori segreti del Friuli Venezia Giulia, lungo un itinerario poco conosciuto, ma che si classifica a pieno titolo tra quelli più belli e suggestivi di tutta Europa.

 

Si tratta delle lagune di Marano, Grado e Caorle, un percorso lungo il quale si susseguono senza sosta isolette sperdute con tipici casoni da pesca, raggiungibili solo in barca, e piccoli centri storici tradizionali.
I tour a bordo di queste piccole imbarcazioni, che possono muoversi agilmente lungo i letti dei fiumi, sono il modo migliore per godere a pieno dei tramonti e delle bellezze naturali di questi luoghi, che ammirati dal largo assumono un fascino ancora maggiore.

Utile rimarcare che qui l’acqua è molto pulita e la laguna è balneabile in tutta sicurezza, anche se le temperature, in Aprile, non sono ancora ottimali; si potranno visitare interessanti paesi e cittadine in sella ad una bici fruendo delle lunghe e curate piste ciclabili che consentono di raggiungere facilmente tutte le principali attrazioni, come i centri storici e i monumenti, ma anche campi da golf, parchi divertimenti, zoo e acquari.

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ciavatta hotel Saturnia

Nel 2018 ancora in crescita le vacanze in Agriturismo.

Sempre più apprezzate le vacanze a contatto della natura gustando vita rurale e cibi genuini; al primo posto la Toscana.

Ormai l’Agriturismo fa tendenza e viene scelto anche come location per celebrare eventi, non solo matrimoni ma anche sfilate di moda e presentazioni di prodotti con in prima fila quelli enogastronomici.
Anche per il 2019 le previsioni sono rosee, come evidenzia il sito agriturismo.it attraverso il suo osservatorio annuale che in particolare evidenzia la crescita delle strutture in Lombardia che si piazzano al secondo posto, benchè a grande distanza, dopo la Toscana.

 

"La crescita, anno su anno è del 12%, confermata, in questo primo scorcio anche per il 2019.
Guardando ai soggiorni prenotati, gli italiani scelgono l’agriturismo per una permanenza media di 3 notti con una spesa media di 35 euro a persona a notte. È di poco superiore la durata della vacanza di chi arriva dall’estero, che prenota mediamente per 4 giorni e spende il 14% in più degli italiani (40 euro a notte a persona).
Le regioni più richieste
La Toscana si conferma regina assoluta del settore degli agriturismi: da sola attira il 27,4% della domanda totale arrivata al portale. La seconda regione più richiesta è la Lombardia, dove il settore della ristorazione ha portato a un vero e proprio boom di richieste per gli agriturismi che, in un anno, hanno raccolto oltre il 40% di richieste in più rispetto all’anno scorso. Le altre regioni della top 5 hanno ricevuto insieme quasi il 25% delle richieste e sono l’Umbria, il Veneto e la Puglia, che chiude la classifica a pari merito con il Trentino Alto Adige".

 

«Il trend più rilevante che caratterizzerà il 2019 degli agriturismi italiani riguarda il comparto della ristorazione, vale a dire il giro d’affari generato da chi sceglie queste strutture per pranzi, cene, eventi aziendali o cerimonie – dichiara Francesco Lorenzani, CEO di Feries Srl, società cui fa capo il sito promotore dell’osservatorio – Gli agriturismi intesi come strutture ricettive si sono ritagliati un’importante fetta del mercato turistico del nostro Paese e continueranno a fare bene anche quest’anno in quanto formula unica dell’Italia. La vera scommessa risiede nella ristorazione, comparto che è cresciuto del 5% in un anno, che beneficia del trend legato alla riscoperta del cibo genuino e attrae sempre più persone».

 

Di seguito la classifica delle cinque regioni italiane più richieste nel 2018, con la relativa percentuale sul totale della domanda:

 

Regione

% delle richieste sul totale

Toscana

27,4%

Lombardia

9,1%

Umbria 

6,6%

Veneto

6,2%

Puglia e Trentino Alto Adige

6%

 

Di seguito la classifica delle dieci province italiane più richieste nel 2018, con la relativa percentuale sul totale della domanda:

 

 

Provincia

% delle richieste sul totale

Grosseto

7,3%

Siena

7%

Perugia

5,6%

Firenze

4%

Bolzano

3,9%

Verona

3,4%

Pisa

3%

Livorno

2,9%

Lecce

2,7%

Trento

2%

 

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Fonte Marina Alta

agriturismo la grada