Trapelano tutti i dettagli di Pixel 4a 5G e Pixel 5, le differenze sono davvero poche!

Se stavate pensando di acquistare uno dei prossimi Pixel, ma non avevate ancora scelto quale, la notizia appena trapelata potrebbe avere tutto quello che serve per aiutarvi a prendere una decisione. Il sito tedesco WinFuture infatti è riuscito ad ottenere tutte le specifiche dei due modelli che Google lancerà a breve: Pixel 4a 5G e Pixel 5.

Scopriamo così che i due condividono davvero tantissimi aspetti a livello hardware e che le differenze sono minime, anche se non trascurabili. Prima di tutto Pixel 4a 5G ha uno schermo leggermente più grande, 6,2″ contro i 6″ di Pixel 5. La risoluzione è la stessa (2.340 x 1.080), ma ovviamente cambia la densità dei pixel. Più importante invece la frequenza di aggiornamento che sul modello più caro arriva a 90 Hz mentre su Pixel 4a 5G si ferma ai 60 Hz standard.

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Anche il vetro a protezione del display è diverso: Gorilla Glass 6 per Pixel 5 e solo Gorilla Glass 3 per Pixel 4a 5G. Questi dettagli fanno sì che Pixel 4a 5G sia quindi un poco più grande e pesante (17 g in più), nonostante la scocca in plastica al posto dell’alluminio (riciclato al 100%) usato per Pixel 5. Da notare anche l’assenza della certificazione IP68 su Pixel 4a 5G, che però può vantare in esclusiva il jack da 3,5 mm. Infine Pixel 5 ha una batteria leggermente più capiente (4.000 mAh) e il supporto alla ricarica wireless e inversa.

Per il resto i due sono identici: stesso processore e GPU, fotocamere posteriori e frontale, assortimento di sensori, connettività e memoria. Diversa solo la RAM: 8 GB su Pixel 5, due in più di Pixel 4a 5G. Ad ogni modo per facilitarvi il confronto abbiamo riportato tutti i dati nella seguente tabella.

Pixel 5Pixel 4a 5G
OSAndroid 11
Display6”, OLED, 2.340 x 1.080 pixel, 432 ppi, Always-on Display, HDR, Corning Gorilla Glass 6, 90 Hz6,2”, OLED, 2.340 x 1.080 pixels, 413 ppi, Always-on Display, HDR, Corning Gorilla Glass 3
Memoria8 GB LPDDR4 RAM, 128 GB archiviazione6 GB LPDDR4 RAM, 128 GB archiviazione
CPUQualcomm Snapdragon 765G, chip di sicurezza Titan M
GraficaAdreno 620
Fotocamera posteriore12,2 MP dual pixel, f/1.7, 1,4 μm, autofocus a due fasi, OIS, EIS, 77°; grandangolare da 16 MP, f/2.2, 1,0 μm, 107°
Fotocamera frontale8 MP, f/2.0, 1,12 μm, 83°
Video fotocamera posteriore1080p @30 fps, 60 fps, 120 fps, 240 fps; 4K @30 fps, 60 fps
Video fotocamera frontale1080p @30 fps
SensoriProssimità / luce ambientale, accelerometro / giroscopio, magnetometro, lettore di impronte, barometro, spectral and flicker sensor
Connettività2G, 3G, 4G, 5G, USB-C 3.1 (1st gen), Wi-Fi 802.11 ac, Bluetooth 5.0 + LE, A2DP, NFC, Google Cast
SIMNano SIM, eSIM
GeolocalizzazioneGPS, GLONASS, Galileo, QZSS, BeiDou
AudioSpeaker stereo, 3 microfoni, USB-C, cancellazione del rumoreSpeaker stereo, 2 microfoni, jack da 3,5 mm jack, cancellazione del rumore
Materiali100% alluminio riciclato, IP68Policarbonato
Batteria4.000 mAh (4.080 mAh), ricarica rapida a 18 W, ricarica wireless e ricarica inversa3.800 mAh (3.885 mAh), ricarica rapida a 18 W
Dimensioni144,7 x 70,4 x 8,0 mm153,9 x 74,0 x 8,2 mm
Peso151 g168 g

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Annunciato Chronos: Before the Ashes: il gioco promette bene, ma il trailer è davvero strano! (video)

Avete presente Remnant: From the Asces? Lo recensimmo lo scorso anno, parlandone pure molto bene. I suoi creatori, Gunfire Games di THQ Nordic Studio hanno annunciato l’arrivo di Chronos: Before the Asces, titolo che di fatto rappresente il prequel del primo menzionato.

In Chronos il giocatore assumerà il ruolo di un giovane eroe intenzionato a salvare la sua casa da un male antico. Per fare ciò, il prescelto è inviato in un misterioso labirinto pieno di pericoli e creature mistiche, oltre che intriganti puzzle. Fin qui le premesse sono tutt’altro che invitanti, ma il dessert non tarda ad arrivare. La meccanica di gioco più interessante di questo Chronos (come peraltro suggerisce lo stesso titolo) è il tempo. Qualora infatti il giocatore dovesse morire, il suo personaggio non passerà a miglior vita del tutto, bensì dovrà aspettare un anno (di gioco, ovviamente) per poter rientrare nel labirinto.

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Ogni volta che si affronteranno i pericoli di quest’ultimo il personaggio sarà sempre più vecchio, e per questo meno forte e agile, ma più saggio e attento ai pericoli. Se tutto ciò è bastato ad attirare la vostra attenzione potete dare uno sguardo al trailer di presentazione anche se, detta tra noi, è piuttosto bizzarro.

In ogni caso, il titolo sarà disponibile a partire dall’1 dicembre 2020 per PC, Stadia, Xbox One, Nintendo Switch e PlayStation 4.

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Ma davvero c’è uno smartphone che vede sotto i vestiti?

C’è un filtro del OnePlus 8 Pro che permette di vedere attraverso i vestiti. Prima che parta la corsa all’acquisto, calma: non è proprio così. Sì, la possibilità di attraversale le superfici c’è (tanto che il gruppo sta lavorando a un aggiornamento). Ma quella della nudità esposta è una balla (tanto che il filtro non è stato disabilitato). Ecco che cosa è successo a uno degli effetti collaterali più bizzarri visti nel settore smartphone.

Origine dell’effetto collaterale

Il OnePlus 8 Pro è lo smartphone di punta del marchio cinese. È dotato di una fotocamera posteriore tripla e di un filtro, chiamato Photochrom, che permette di fotografare “in infrarosso”. L’obiettivo era (è) catturare scatti con colorazioni singolari, includendo nella vista delle fotocamere anche le lunghezze d’onda che l’occhio umano non percepisce.

L’infrarosso è lì, solo che non lo vediamo. Questa proprietà è sfruttata in diversi modi, quando è necessaria una vista alternativa a quella offerta dalla combinazione di luce e apparato umano. È il caso, ad esempio, delle camere termiche, che permettono di vedere al buio rilevando la temperatura di un individuo. Oppure dei dispositivi usati dai pompieri, per vedere attraverso il fumo.

Le fotocamere, di solito, bloccano gli infrarossi o ne ammettono solo una piccola parte proprio per riprodurre artificialmente un assetto simile a percepito dall’uomo come naturale. Il filtro di OnePlus ha invece allentato questo freno per avere immagini con uno spettro molto particolare, dagli effetti quasi lunari. Modificare lo spettro del visibile, però, ha significato anche cambiare la consistenza di alcune superfici. In altre parole: si può vedere attraverso alcuni oggetti che a occhio nudo sono impenetrabili.

I raggi x nello smartphone

Il primo ad accorgersi dell’effetto collaterale è stato il giornalista Ben Geskin. Attivando il filtro, ha potuto osservare l’interno della sua Apple Tv. Sono poi spuntate diverse immagini, di grande effetto: telecomandi neri che rivelavano le pile al proprio interno, bottiglie opache diventate trasparenti e aggeggi vari apparsi di colpo nudi.

Lo sviluppatore Guilherme Rambo si è anche divertito a riprodurre lo stesso effetto sugli iPhone. Gli smartphone della Mela, infatti, utilizzano gli infrarossi per il riconoscimento facciale. È bastata qualche modifica per portare la visione “a raggi x” anche sull’iPhone. Chiaro però che un conto è l’arrembaggio di uno sviluppatore e altra cosa è un filtro a disposizione di tutti.

One of the best examples #OnePlus8Pro Color Filter Camera can see through some plastic pic.twitter.com/UkaxdyV6yP

— Ben Geskin (@BenGeskin) May 13, 2020

Il filtro vede attraverso i vestiti?

Alla grande curiosità delle prime ore sono subentrati i timori, rimbalzati soprattutto sui social cinesi. In particolari circostanze, infatti, la vista a infrarossi permette di penetrare alcuni tessuti, come dimostrato (tra gli altri) da AndroidPit. Oddio, ma allora potremo spogliare gli sconosciuti con lo smartphone. Non proprio: l’effetto trasparenza, che fa impressione sugli oggetti, sui vestiti è più blando. Funziona solo con pochi materiali, solo con alcuni colori (scuri), riprendendo da un certa distanza (molto ridotta), con determinate condizioni di luce e angolazione.

La decisione di OnePlus

OnePlus ha comunque deciso di intervenire, anche se con modalità diverse in Cina e nel resto del mondo. “Sebbene riteniamo che questa fotocamera offra agli utenti la possibilità di essere più creativi – ha spiegato un portavoce – capiamo le preoccupazioni” in tema di privacy. La compagnia sta lavorando a un aggiornamento che eviti le distorsioni segnalate dagli utenti. Sarà disponibile “nelle prossime settimane”.

Nel frattempo, il filtro è stato disabilitato “temporaneamente” su HydrogenOS, il sistema operativo che copre il mercato cinese. Si tratta, spiega la società, di una “precauzione” dovuta alle molte “informazioni false e fuorvianti circolate sui social media” del Paese asiatico. Nel resto del mondo, dove gira il sistema operativo OxygenOS, in attesa dell’aggiornamento il filtro non verrà disabilitato.

Agi

I ristoranti gourmet sono davvero in crisi?

Ha destato un certo clamore l’elenco della crisi profonda in cui versano alcuni importanti ristoranti romani pubblicato dal sito Puntarella Rossa, tra chiusure avvenute, imminenti, possibili e diversi ridimensionamenti di ambizioni e spazi. Tra tutti, “Romeo e Giulietta” di Cristina Bowerman a Testaccio, uno spazio gigantesco ai piedi dell’Aventino in piazza dell’Emporio, che, al di là delle giornate di esordio non sembra mai esser decollato stabilmente. Ma tanto è bastato per chiedersi se il format dell’alta cucina stia tramontando e se sia solo il segnale dell’avvio di una crisi di settore. Quanto irreversibile, però, è ancora tutto da stabilire. 

Un Paese con sempre meno ristoranti

I dati pubblicati di recente da Fipe, la Federazione dei pubblici esercenti, dice che il settore della ristorazione però è in crescita, con 336 mila imprese nel 2019, anche se “l’elevato turn over resta un’emergenza” avverte una nota dell’Ufficio studi Fipe. Perché se è pur vero che nell’arco di un decennio la spesa degli italiani per mangiar fuori casa è aumentata di ben 4,9 miliardi di euro (quella in casa si è invece ridotta di 8,6 miliardi) è altrettanto vero che nel 2018 in Italia 7.412 sono stati i ristoranti che hanno avviato l’attività ma ben 13.742 sono stati anche quelli l’hanno cessata, con una perdita secca di 6.330 imprese di ristorazione.

Un dato più o meno analogo l’ha registrato il 2017, quando il saldo negativo tra imprese aperte e chiuse nella ristorazione è stato di 6.051 unità. Cifre che dicono che nel nostro Paese ci sono sempre meno ristoranti, con un tasso di turn over pari a un -3,4%, che ci dice – ancora – che il settore sta perdendo 3,4 imprese ogni 100 attive.

Eppure, come si può constatare anche ad occhio nudo, i ristoranti sono sempre pieni e il settore della ristorazione in sé è anche uno dei pochi in cui la crisi che ci trasciniamo ormai dal 2008, dodici anni, non ha influito più di tanto. E allora le chiusure? Sono dovute principalmente a una scarsa capacità imprenditoriale da parte dei ristoratori italiani, in particolare per quel che concerne le carenze circa la capacità e le conoscenze di tecniche come il management, il marketing, la gestione oculata dei flussi di cassa.

La concorrenza degli alberghi

“Rispetto alla domanda la crisi non c’è, non si vede, c’è in vece sul lato dell’offerta” dice all’Agi Luciano Sbraga, direttore dell’Ufficio studi Fipe. Il motivo, dunque, è da attribuirsi a “importanti costi di gestione in un contesto ad altissima competizione”. Oltre al fatto, spiega ancora Sbraga, che talune amministrazioni pubbliche “hanno favorito l’avvio di ristoranti aperti a tutti negli alberghi, in deroga alle norme che dicono che in alcune zone i ristoranti non possono aprire, incidendo così negativamente su una ristorazione di un certo livello”.

Pranzare e cenare nei ristoranti dei grandi alberghi, spesso un concentrato di chef stellati, va molto di moda, “ma si tratta di una tendenza e di una competizione non equilibrata, poco seria”, s’inserisce Sbraga, “perché questi ristoranti si avvalgono di una struttura forte alle spalle, che data dall’albergo, e il loro scopo principale è di attirare clienti per il pernottamento, quindi sono optional, più che doversi reggere autonomamente e in maniera autosufficiente”. Sono degli attrattori di turismo. E infatti i recenti dati Istat dicono che turismo e ristorazione ci hanno messo al riparo e salvati dalla deflazione.

Il caso Roma

Poi, però, nell’andamento del settore in sé e rimandando alla segnalazione di Puntarella Rossa, esiste anche un “caso Roma”. Che è un caso a parte, perché qui il mercato della ristorazione di alta qualità è più difficile e complicato. “c’è meno spinta”. Perché i consumi alimentari dei romani non sono quelli tipici metropolitani. “Il livello della Capitale è molto diverso da quello di Milano” osserva il capo dell’Ufficio studi Fipe. Nel senso che è “più promettente, di dimensione internazionale e di status”.

Roma è in declino? “Qualche problemino ce l’ha”, risponde Sbraga. “Qui la ristorazione di livello incontra più difficoltà che a Milano. È più proiettata su un livello normale, il livello che funziona è ancora quello della trattoria”. Poi Roma è anche complicata perché semmai “è più facile fare una ristorazione informale, non impegnativa. In pochi metri quadrati si fa tutto ma questo porta anche ad una dequalificazione della città, basta dare un’occhiata alle condizioni del centro storico…” dice il dirigente della Federazione pubblici esercizi. Come dire? A Roma basta un buco. A volte non ci sono nemmeno i servizi igienici adeguati. La sala e il servizio in sala sono quel che sono… etc, etc. Torna un vecchio tema, che si trascina dalla fine degli anni Ottanta: la generale inadeguatezza del servizio di ristorazione della Capitale.

Ma poi, cambiano i ritmi di vita, i luoghi di consumo, gli stili alimentari, ma un punto fermo rimane: la passione degli italiani per ristorante e buona cucina non passa. Anzi, se si guarda ai dati 2019 si può notare come la ristorazione stia conoscendo una stagione molto dinamica e in evoluzione. Gli italiani investono di più sul cibo, lo fanno in maniera più mirata, ricercando la miglior qualità dei prodotti locali e un servizio attento alla sostenibilità ambientale. In genere, dappertutto. Tranne che a Roma, città in declino.

Agi

Quando davvero la medicina può dirsi personalizzata: la sfida della multimorbilità

In una società in cui
l’invecchiamento della popolazione è in costante aumento, una sfida ambiziosa  per la medicina è garantire percorsi di cura
personalizzati ai pazienti affetti da più di una condizione patologica. Nella
gestione della multimorbilità risiede la capacità della medicina di dirsi
effettivamente personalizzata, ovvero laddove essa riesca a coniugare i
trattamenti migliori con le esigenze del singolo malato, evitando i rischi
legati alla polifarmacia e alle interazioni tra farmaci e più in generale
l’aggravio di terapie concomitanti se non strettamente necessarie.

Continua

Attualità per i cittadini
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