iOS 16, come attivare la vibrazione della tastiera

Tra le tante novità di iOS 16 è arrivata una piccola funzionalità, disponibile da tempo su Android, molto apprezzata da una nutrita schiera di utenti. Stiamo parlando del feedback aptico della tastiera e in questo nuovo focus scopriremo come attivare la vibrazione della tastiera su iOS 16. Per alcuni un fastidio, per altri una piacevole […]

Link all’articolo originale: iOS 16, come attivare la vibrazione della tastiera


iOS 16, come attivare la vibrazione della tastiera

L’omaggio di Amazon per la festa della Repubblica

Amazon rende omaggio all’Italia con un’iniziativa speciale presso l’headquarter di Seattle: colora con il tricolore una delle Sfere che compongono la sede avveniristica di Amazon.

Le Sfere sono uno spazio che consente ai dipendenti Amazon di lavorare o godersi la pausa pranzo in un ambiente più simile a un parco che a un ufficio. Si tratta di un open space, senza uffici o sale riunioni, che intende ricreare un legame tra lo spazio urbano e la natura: ospita più di 40.000 piante provenienti dalle foreste pluviali di oltre 30 Paesi.

L’illuminazione di una delle sfere segue di qualche giorno il lancio effettuato lunedì 30 maggio, presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, di “Made in Italy Days”, la prima iniziativa internazionale di Amazon in collaborazione con la Farnesina e ICE Agenzia per sostenere il Made in Italy in tutto mondo

Si tratta di un’iniziativa di valorizzazione di migliaia di prodotti Made in Italy in otto mercati chiave – Italia, Spagna, Francia, Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti, Giappone ed Emirati Arabi Uniti – nei quali sarà aperta una speciale finestra promozionale della durata di 4 giorni in concomitanza con le celebrazioni della Festa della Repubblica.


L’omaggio di Amazon per la festa della Repubblica

Che cosa è la cottura passiva della pasta e perché ci aiuta a risparmiare acqua e gas

AGI – Quando porti a bollore l’acqua della pasta ti ricordi di mettere il coperchio? Se la risposta è sì, hai risparmiato energia sufficiente a ricaricare il tuo smartphone per 2-3 volte. Che diventano 5 e più, se cuoci la pasta con la quantità di acqua “giusta”. Cambiamento climatico e crisi energetica ci rendono più attenti a non sprecare denaro e risorse, ma a volte anche un piccolo, insospettabile gesto quotidiano, come preparare un piatto di pasta, può fare una grande differenza.

Se tutti gli italiani seguissero questi accorgimenti ogni volta che, in un anno, “calano” gli spaghetti, allora il risparmio aumenta esponenzialmente: parliamo di almeno 350 milioni di chilowattora, sufficienti a illuminare gli stadi di calcio per tutte le prossime 24 stagioni di Serie A, Premier League, Liga spagnola e Bundesliga.

Lo rivela uno studio scientifico promosso dai Pastai italiani di Unione Italiana Food e presentato in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente che, per la prima volta, calcola l’impatto ambientale della cottura della pasta e il risparmio – energetico, di emissioni di CO2 equivalente e di acqua – derivante da tre piccoli accorgimenti alla portata di tutti:

  1. Tenere il coperchio sulla pentola (quando porti l’acqua ad ebollizione);
  2. Usare la giusta quantità di acqua (oggi ne serve meno di quella che pensi);
  3. Spegnere il fuoco prima del tempo (la cottura passiva può fare miracoli).

Secondo Riccardo Felicetti, presidente del Pastai Italiani, “Con un impatto ecologico dal campo alla tavola minimo rispetto ad altri alimenti, meno di 1m2 globale a porzione e appena 150 grammi di CO2 equivalente, la pasta è il prototipo dell’alimento green. Ma possiamo fare ancora meglio, con poco, perché dalla fase di cottura della pasta a casa dipende ben il 38% del totale della sua impronta carbonica. Abbiamo scelto di indagare scientificamente la cottura della pasta per trasferire consapevolezza sull’impatto economico e ambientale di gesti che compiamo quotidianamente. Uno sforzo minimo ci aiuterebbe a raggiungere un risultato importante e dall’Italia, depositaria della cultura della pasta al dente, può partire una vera e propria rivoluzione culturale.”

Come dimezzare i cosumi

La ricerca, commissionata dai Pastai italiani a Perfect Food Consulting, ha calcolato l’energia necessaria per cuocere 200 grammi di pasta in modo convenzionale (a pentola scoperta e con la proporzione di 1 litro d’acqua ogni 100 g di pasta) e quanto potremmo risparmiare, in energia, emissioni e acqua, con tre semplici accorgimenti alla portata di tutti.

  • Usare il coperchio durante la fase di ebollizione: Non solo acceleri i tempi, ma risparmi fino al 6% di energia ed emissioni di CO2e (CO2 equivalente).
  • Cuocere la pasta con 700 ml di acqua invece del classico litro per 100 grammi. Oltre a risparmiare il 30% di acqua, e non è poco, taglieresti il 13% di energia ed emissioni di CO2e. E la pasta resta buona…
  • Provare la cottura passiva: dopo i primi 2 minuti di cottura tradizionale, la pasta cuoce in modo indiretto, a fuoco spento e con coperchio per non disperdere calore. Con questo metodo il risparmio di energia e emissioni di CO2e arriva fino al 47%

Con un consumo medio di 23.5 kg pro-capite di pasta, ogni italiano arriverebbe a risparmiare in un anno fino a 44,6 chilowattora, 13,2 chili di CO2e  e 69 litri di acqua.

E se lo facessimo tutti, i risultati diventerebbero davvero importanti: risparmieremmo tra i 356 milioni e i 2,6 miliardi di chilowattora in un anno, 4.100 mc di acqua, sufficienti a riempire 1.640 piscine olimpioniche e fino a 776 chilotonnellate di CO2e, le emissioni di una macchina per 21 viaggi andata-ritorno tra la Terra e il Sole.

Italiani virtuosi a metà

Per arrivare a questo cambiamento culturale e di abitudini non partiamo da zero: secondo uno studio Unione Italiana Food /Istituto Piepoli, solo 1 italiano su 10 non usa il coperchio per accelerare l’ebollizione dell’acqua. Ma c’è ancora molto da fare. Tre italiani su 4 ancora impiegano almeno 1 litro d’acqua per ogni 100 grammi di pasta, ignorando che oggi per cuocere la pasta ne basta molta meno.

Mentre la cottura passiva è ancora distante dalla nostra quotidianità, tanto che 9 italiani su 10 (89%) tengono il fuoco acceso fino a cottura completata. Ma siamo comunque aperti a modificare le nostre abitudini di pasta lovers. Il 68% si dichiara propenso a cambiare le proprie abitudini di cotture per risparmiare risorse ambientali ed economiche.

In sintesi

Tenere il coperchio sulla pentola (quando si porta l’acqua ad ebollizione)

La pentola va coperta per accelerare il bollore dell’acqua. Quando si butta la pasta, il coperchio andrebbe sempre tolto, perché la pasta si cuoce scoperta, a meno che non la stiamo facendo in pentola a pressione o con cottura passiva. Usando il coperchio si risparmia fino al 6% di energia ed emissioni di CO2e. E ci si mette pure meno tempo…

Usare la giusta quantità di acqua (oggi ne serve meno di quella che si pensa)

La giusta quantità di acqua consente alla pasta di cuocere in modo omogeneo senza attaccarsi e con un perfetto grado di salatura. La regola della nonna è che per ogni etto di pasta serve un litro d’acqua. Oggi la qualità della pasta è più alta di 40 o 50 anni fa e rilascia meno amido in cottura e possiamo anche cuocere il nostro etto di pasta in 0,7 litri di acqua o anche meno se stiamo preparando una one-pot pasta, dove la pasta viene cotta a risotto assieme al suo condimento. E anche la ricetta ci dice quanta acqua andrebbe usata. Cuocere la pasta in meno acqua concentrerà l’amido e renderà più facile legare con il condimento. Usando meno acqua si tagliano del 13% i consumi di energia e le emissioni di CO2e. La pasta resta buona, e si risparmia pure il 30% di acqua …

Spegnere il fuoco prima del tempo (la cottura passiva può fare miracoli)

Altro metodo green, che permette di risparmiare gas e energia. Con la cottura passiva, la pasta cuoce a fuoco acceso solo per 2-4 minuti da quando l’acqua riprende il bollore. Poi si spegne il fornello e si copre la casseruola con il coperchio per limitare la dispersione del calore, lasciando la pasta in infusione nell’acqua per il restante tempo indicato sulla confezione. In questo modo l’acqua sarà stata assorbita. Un cambiamento troppo radicale? In realtà, la usavano anche le nonne per cuocere la pastina per la minestra. E oggi è consigliata per finire la cottura dei formati più grossi, come conchiglioni, fusilloni e paccheri per evitare che si rompano o perdano la forma. In questo caso, basta spegnere il fuoco qualche minuto prima del tempo di cottura consigliato e concludere la cottura a fuoco spento e pentola coperta. Con la cottura passiva il risparmio di energia e emissioni di CO2e arriva fino al 47%!


Che cosa è la cottura passiva della pasta e perché ci aiuta a risparmiare acqua e gas

Con Elon Musk Twitter cambierà? I dubbi della rete

AGI – Il primo Tweet da nuovo proprietario della piattaforma, Elon Musk lo ha pubblicato il 25 aprile, poche ore prima dell’ufficialità dell’acquisto: “Spero che anche i miei peggiori critici rimarranno su Twitter, perché questo è ciò che significa libertà di parola”. Poche ore dopo è arrivata l’approvazione del founder Jack Dorsey: “Elon è l’unica soluzione di cui mi fido. Confido nella sua missione di estendere la luce della coscienza”.

Adesso cambia tutto? È la domanda che circola sul web, dopo l’acquisto di Twitter per 44 miliardi di dollari. Cambiamenti ce ne saranno, alcune anticipazioni le ha già fornite lo stesso Musk, ma quale direzione prenderà il social network fondato da Jack Dorsey nel 2006 – inizialmente si chiamava Twttr – e quale impatto ci sarà sul dibattito pubblico, ancora nessuno può saperlo. Eppure, se ne parla tantissimo; non solo di Twitter, ma in generale di concentrazione del potere economico, possibilità di influenzare opinioni e mercati, conflitti di interesse. Il primo cambiamento, ormai certo anche se non immediato, riguarda la borsa: a breve Twitter non sarà più quotata.

Ma quando si parla di Twitter, a quali numeri ci riferiamo? La piattaforma conta 217 milioni di utenti giornalieri attivi, ma è stato annunciato un piano di crescita che mira a raggiungerne 315 milioni, e 7,5 miliardi di dollari di ricavi entro la fine del 2023 (attualmente sono fermi a 5,08). Il tempo medio trascorso su Twitter è di 3,39 minuti per sessione e la vita di un tweet nello streaming del wall oscilla dai 15 ai 20 minuti.

Circa sei utenti Twitter su dieci (63%) nel mondo hanno tra i 35 e i 65 anni, mentre l’età dell’utente medio italiano è di 32 anni. In nord America un tweet sponsorizzato può raggiungere, potenzialmente, il 26,9% della popolazione con più di 13 anni, il 20% in Medio-oriente. In Italia la quota di over 13 raggiungibili con un tweet sponsorizzato è pari al 7%.

For Twitter to deserve public trust, it must be politically neutral, which effectively means upsetting the far right and the far left equally

— Elon Musk (@elonmusk) April 27, 2022

In principle, I don’t believe anyone should own or run Twitter. It wants to be a public good at a protocol level, not a company. Solving for the problem of it being a company however, Elon is the singular solution I trust. I trust his mission to extend the light of consciousness.

— jack⚡️ (@jack) April 26, 2022

The richest guy on the 2021 Forbes 400 owns the Washington Post. Number 2 now owns Twitter. Number 3 owns Facebook. Numbers 5 and 6 started Google. Numbers 4 and 9 started Microsoft. Number 10 owns Bloomberg. Free speech? You decide.

— David Rothkopf (@djrothkopf) April 25, 2022

Con gli algoritmi di intelligenza artificiale di Kpi6* abbiamo analizzato le conversazioni sugli ipotetici cambiamenti dei quali si sta parlando in queste ore in rete. Che conseguenze ci saranno sulla moderazione dei contenuti, tanto cara agli inserzionisti? L’account di Donald Trump sarà riattivato? L’algoritmo sarà davvero reso disponibile in modalità open source? Le altre piattaforme social media come reagiranno?

E poi c’è il modello di business: nell’ultimo trimestre del 2021 Twitter ha registrato un utile pari a 181,7 milioni. Google si attesta sui 16,2 miliardi, Facebook 9,2 miliardi. Confronti pesanti.

 

La discussione sulla libertà di espressione e sulla riformulazione dei criteri di moderazione assorbe la netta prevalenza delle conversazioni sul web, e si è riaccesa anche una discussione inerente alla migrazione di Donald Trump e dei suoi sostenitori sulla piattaforma Truth, il primo social per download negli Stati Uniti, scaricato 75.000 volte sull’App Store di Apple nella settimana successiva all’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk. D’altronde lo stesso Musk ha lanciato un thread di discussione, con un tweet nel quale precisa che Truth è nato a causa della censura del “free speech”.

Truth Social (terrible name) exists because Twitter censored free speech

— Elon Musk (@elonmusk) April 27, 2022

Al momento la possibilità di rendere l’algoritmo di Twitter open source, ossia aperto affinché si possano capire i criteri di classificazione dei contenuti, non sembra innescare particolare interesse nelle audience monitorate.

Analizzando le conversazioni, molti pensano che sia un grave errore lasciare completa libertà d’espressione a chiunque, in qualunque modo; le piattaforme user-generated content devono necessariamente prevedere forme di moderazione dei contenuti. Già in passato gli approcci più neutri si sono dimostrati insostenibili, dovendo poi predisporre delle barriere ai contenuti più radicali, violenti e polarizzanti.

Sono scarse anche le conversazioni sulle possibili soluzioni alla proliferazione dei Bot annunciate da Musk, mentre c’è molta curiosità per capire come risponderanno le altre piattaforme social media (soprattutto Facebook) a eventuali cambiamenti delle logiche con le quali l’algoritmo cataloga e spinge i contenuti.

Siamo di fronte ad una svolta complessiva che coinvolgerà tutte le piattaforme? Una nuova modalità di organizzazione dei contenuti e della trasparenza delle indicizzazioni dei post?

Oggi un algoritmo stabilisce cosa vediamo, e con che frequenza, ma non sappiamo con esattezza su quali presupposti, né come vengono analizzati i big data. Le formula degli algoritmi sono segrete, ma gli utenti si domandano cosa potrebbe accadere se un giorno venissero aperti. Se lo farà Twitter, sarà poi una scelta obbligata per tutti gli altri?

Per il momento gli investitori che sul web si sono espressi, sono divisi nei giudizi sull’acquisizione di Musk ma il sentiment è neutrale, con una leggera prevalenza di negatività. Non sembrano spaventati da possibili rivoluzioni e guardano con interesse l’evolversi dell’operazione.

Un altro tema emergente in rete riguarda i Dogecoin (DOGE), in forte rialzo dopo che il suo più celebre sostenitore, Elon Musk, ha acquistato Twitter. All’inizio del 2021, infatti, i tweet di Musk, ne hanno fatto schizzare il prezzo alle stelle e Musk ha persino annunciato che Tesla, avrebbe accettato Dogecoin per il pagamento di alcuni prodotti.

Si ipotizza che Musk farà in modo di supportare i creatori di contenuti interessati ad app decentralizzate per gestire beni e valute virtuali (NFT e criptovalute). Oppure farà inserire un processo di verifica per le spunte blu per il quale si potrebbe pagare in Doge. Tutte ipotesi, al momento, ma sicuramente la rete si aspetta grossi cambiamenti.       

* Analisti: Gaetano Masi, Pietro La Torre; Design: Cristina, Addonizio. Giornalista, content editor: Massimo Fellini

 


Con Elon Musk Twitter cambierà? I dubbi della rete

Recensione Vivo Y76: il compromesso della sottigliezza

La confezione di questo Vivo Y76 è particolarmente ricca. All’interno troviamo infatti un alimentatore da ben 44W, un cavo USB/USB-C e anche un paio di cuffie stereo con comando sul filo. Una vera rarità ormai al giorno d’oggi. Non manca poi neanche la cover in silicone trasparente.

Vivo Y76 è interamente realizzato in plastica ma si gioca molto bene le sue carte. Questo infatti si tramuta in uno smartphone molto leggero (175 grammi) e sottile, appena 7,79 millimetri. Per la media odierna si tratta di uno smartphone estremamente leggero e comodo nell’utilizzo quotidiano. Non abbiamo purtroppo nessuna certificazione per la resistenza ad acqua e polvere.

L’hardware di questo Y76, benché non sia ovviamente quello di un top di gamma, è comunque interessante. Abbiamo un processore Dimensity 700 di Mediatek octa core da 2,2 GHz realizzato con processo produttivo a 7 nanometri. Abbiamo poi una GPU Mali G57 MC2 e ben 8 GB di RAM. La memoria interna ammonta a 128 e 256 GB. Felici che entrambi abbiano però un singolo taglio di RAM, semplificando la scelta per l’utente finale. La memoria è comunque espandibile se si è dispositi a rinunciare alla seconda nanoSIM.

Molto buona la connettività: NFC, Wi-Fi ac, Bluetooth 5.1, supporto dual SIM e jack audio da 3,5 millimetri per le cuffie. Peccato invece per l’audio che è purtroppo solo mono dallo speaker inferiore. Il lettore di impronte digitali sul fianco funziona bene ma è forse un po’ troppo piccolo per un uso veramente agevole. Sottotono invece la vibrazione, che sembra quella di uno smartphone economico.

Vivo Y76 è come molti smartphone di tutte le categorie dotato di multiple fotocamere. Nello specifico qui 3. La principale è una 50 megapixel ƒ/1.8, mentre le altre sono delle ben poco entusiasmanti 2 megapixel, per le macro e per l’effetto bokeh. Il sensore principale permette comunque di scattare delle foto molto più che convincenti. Gli scatti sono nitidi e gestiscono perfettamente le forti luci. Solo le zone più in ombra a risultare forse un po’ troppo scure in certi frangenti.

Niente di sorprendente invece dalle foto con poca luce, dove anche la modalità notturna non sembra essere particolarmente efficace e anzi in vari casi ci ha fatto realizzare degli scatti leggermente mossi. Più che sufficienti, ma anche questi non sconvolgenti, i selfie dalla fotocamera frontale da 16 megapixel ƒ/2.0.

I video sono abbastanza stabili, ma si registrano solo in Full HD. Veramente un peccato che non ci sia l’opzione per il 4K. I filmati possono però essere registrati a 60fps.

Lo smartphone di fascia media di Vivo viene dotato di un pannello da 6,58 pollici con risoluzione FullHD+ (1080 x 2408 pixel). Lo schermo è di tipo IPS LCD e purtroppo ha un refresh rate a 60 Hz. Non è una specifica tecnica che lo penalizza in qualche modo, ma confrontato con tutti gli altri smartphone avversari in circolazione è indubbiamente un po’ sotto alle specifiche e anche alle aspettative. È comunque uno schermo discreto, anche se la luminosità massima non è altissima.

Il pannello è interrotto da un piccolo notch a goccia. Apprezzato il fatto che venga fornita una pellicola preapplicata.

Vivo Y76 arriva sul mercato aggiornato ad Android 12 e con le patch di marzo 2022 a bordo. Un risultato più che discreto, considerando che buona parte degli smartphone testati di recente aveva a disposizione ancora Android 11. Tra le funzionalità più interessanti troviamo la possibilità di mostrare le app in finestra o affiancate, oppure quella della modalità ad una mano. Troviamo poi una modalità ultra gioco e vari effetti di personalizzazione. Nel complesso il software è fluido e non mostra particolari impuntamenti. Uno schermo a refresh rate aumentato avrebbe di sicuro migliorato ancora la resa.

La batteria è da 4.100 mAh, non propriamente da record. I risultati che questa batteria può offrire sono nel complesso solo nella media. Difficile stupirsi quindi se in certi giorni di utilizzo particolarmente intenso la batteria dovesse finire prima di fine giornata. Per fortuna ci viene in soccorso la ricarica a 44W. Può garantire una ricarica di circa il 70% in meno di mezz’ora. Perfetto per le volte in cui avete pochissimo tempo per dare nuova energia al proprio smartphone.

Vivo Y76 viene commercializzato a 329€, che diventano 369€ nella variante da 256 GB. Il prezzo è coerente e apprezziamo anche la non differenza di prezzo eccessiva fra i due modelli. Lo smartphone è acquistabile anche su Amazon.

L’articolo Recensione Vivo Y76: il compromesso della sottigliezza sembra essere il primo su Androidworld.


Recensione Vivo Y76: il compromesso della sottigliezza

Aspettando la LineageOS 19.1: ecco i nuovi sfondi e icone della ROM

Gli appassionati di modding staranno attendendo con ansia la LineageOS 19.1, la nuova versione della celebre custom ROM che sarà basata su Android 12L: nel frattempo che il team di sviluppo rilascio la prima build, ecco che spuntano gli sfondi ufficiali e le icone che saranno presenti sul firmware.

Sul LineageOS Gerrit, un tool per la revisione del codice della ROM, sono stati scovati i file relativi ai nuovi sfondi e alle nuove icone: i primi, tutti creati dal designer Asher Simonds, hanno dei motivi astratti e sono disponibili in diverse varianti di colore, mentre le icone sono tutte circolari e hanno un design più “flat” rispetto a quelle attualmente presenti su LineageOS.

Di seguito potete vedere delle anteprime degli sfondi e delle icone: in particolare, è possibile scaricare i wallpaper dalla galleria in basso o dalla pagina di LineageOS Gerrit.

L’articolo Aspettando la LineageOS 19.1: ecco i nuovi sfondi e icone della ROM sembra essere il primo su Androidworld.


Aspettando la LineageOS 19.1: ecco i nuovi sfondi e icone della ROM

Il prossimo Xiaomi Store aprirà a Palermo, nel centro commerciale più grande della Sicilia orientale

Xiaomi conferma i suoi investimenti nel mercato tecnologico italiano, aprendo un nuovo Xiaomi Store sul nostro territorio. Il nuovo store fisico del colosso cinese arriva in Sicilia, a Palermo nello specifico.

Il nuovo Xiaomi Store, con una superficie di 169 mq e uno staff di sei persone, si troverà all’interno di Forum Palermo, il centro commerciale più grande della Sicilia orientale e sarà inaugurato alle 10:30 del prossimo 9 aprile. Per l’occasione, Xiaomi ha invitato Faffapix come ospite e terrà una sessione di formazione dedicata a Xiaomi 12 Series insieme a Carlo Cannarella, Community Manager di Xiaomi Italia.

L’evento sarà anche caratterizzato da gadget in regalo per i partecipanti e alcune offerte sui prodotti in vendita. Per partecipare è necessario iscriversi, potete farlo accedendo a questo link.

L’articolo Il prossimo Xiaomi Store aprirà a Palermo, nel centro commerciale più grande della Sicilia orientale sembra essere il primo su Smartworld.


Il prossimo Xiaomi Store aprirà a Palermo, nel centro commerciale più grande della Sicilia orientale

Svelata la data di uscita della prossima espansione di World of Warcraft

Con una nota pubblicata sul sito ufficiale, Blizzard ha annunciato che è pronta ad arricchire “World of Warcraft” di nuovi contenuti. John Hight, direttore generale di Warcraft, infatti, ha illustrato le novità sul popolare gioco: “Per quasi 28 anni, l’universo di Warcraft ha acceso l’immaginazione di tutto il globo con le sue ricche storie e i suoi mondi in costante espansione. Ha gettato le basi di World of Warcraft e Hearthstone, fornendo intrattenimento, senso d’appartenenza e spirito di competizione a milioni di persone in tutto il mondo. Quest’anno, abbiamo in serbo molte novità interessanti per gli eroi di Azeroth e i clienti della Locanda di Hearthstone”.

Queste le date da segnare:

  • il 15 marzo verrà annunciata la prima di una serie di tre espansioni di Hearthstone
  • il 19 aprile verrà svelata una nuova espansione di World of Warcraft
  • a maggio ci saranno novità sul titolo ambientato nel mondo di Warcraft progettato per dispositivi mobili

Infine, John Hight fa un riferimento anche agli Esports di WoW, giunti alla 15^ edizione: “La competizione si accende, mentre questo aprile gli eSport di WoW festeggiano i 15 anni con stagioni competitive sempre più epiche in arrivo. Per quanti pensano di poter essere tra i migliori giocatori del mondo, l’Arena World Championship e il Mythic Dungeon International si stanno preparando all’azione più frenetica. I giocatori appassionati di spedizioni che si iscriveranno entro il 28 marzo e completeranno i Time Trials dell’MDI avranno l’opportunità di ottenere lo Stendardo Codificato dell’Opportunismo in gioco”.

L’articolo Svelata la data di uscita della prossima espansione di World of Warcraft sembra essere il primo su Smartworld.


Svelata la data di uscita della prossima espansione di World of Warcraft

Tutti i numeri della sicurezza informatica

AGI – Nel 2021, si sono verificati in media 270 attacchi per azienda, con un aumento del 31% rispetto al 2020. Lo afferma il report di Accenture “The state of cybersecurity resilience 2021”, pubblicato lo scorso dicembre.

Per la prima volta, gli attacchi indiretti (che non s’intrufolano direttamente dall’impresa ma sfruttano buchi della filiera cui appartiene) hanno rappresentato la maggioranza: sono infatti passati dal 44 al 61%.

In un rapporto del 2020, Cybersecurity Ventures ha stimato che i costi legati al cybercrimine lieviteranno fino a 10.500 miliardi di dollari nel 2025. La cifra sarebbe più che triplicata nell’arco di un decennio: nel 2015 i costi sono stati di 3.000 miliardi di dollari. Gli attacchi informatici, secondo Cybersecurity Ventures, rappresenterebbero “il più grande trasferimento di ricchezza della storia”.

Secondo il “Cost of a Data Breach Report 2021”, commissionato da Ibm al Ponemon Institute, il costo medio di una violazione di dati è di 4,24 milioni di dollari, il 10% in più rispetto al 2020.

Il conto è lievitato perché l’incremento del lavoro da remoto non è stato accompagnato da una altrettanto veloce “diffusione dell’automazione e delle tecnologie più avanzate” nel campo della sicurezza informatica.

I costi vengono calcolati tenendo presente i danni diretti (come il furto di dati) e quelli indiretti (il blocco o il rallentamento dell’attività aziendale e il contraccolpo sulla reputazione).

Per l’11esimo anno consecutivo, la sanità si conferma il settore in cui gli attacchi fanno più danni: 9,2 milioni di dollari (oltre il doppio della media). Segue il settore finanziario, con un costo medio per attacco di 5,7 milioni.

Sembra quindi che, in un certo senso, i dati sanitari siano persino più preziosi di quelli finanziari. Eppure, il rischio continua a essere sottovalutato, nonostante la maggiore diffusione di consulti a distanza: secondo gli specialisti di Kaspersky, il 50% dei fornitori di servizi sanitari italiani non utilizza app progettate per la telemedicina.

Sono anche aumentati i giorni necessari per “contenere una violazione”: ne sono serviti – in media – 287, sette in più del 2020. Nove mesi e mezzo in tutto, sette dei quali spesi per identificare l’attacco e uno e mezzo per contenerlo.

Il fattore umano si conferma la vera falla dei sistemi informatici. Lo studio commissionato da Ibm afferma che il 20% delle violazioni di dati è causata da “credenziali compromesse” (cioè, quasi sempre, password) e il 17% dal phishing (una tipologia di attacco che prevede di far “abboccare” gli utenti con un’esca, dagli sconti finti ai siti finanziari farlocchi).

Guardando alla tipologia di attacco, Kaspersky individua però “un protagonista assoluto”: i ransomware. Cioè malware che si intrufolano in un dispositivo o una rete, li bloccano e chiedono un riscatto (ransom) per liberarli.

Da gennaio a novembre 2021, quasi un incidente di sicurezza su due era collegato a un ransomware. In Italia il numero totale degli attacchi ransomware mirati è aumentato dell’81% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Secondo una ricerca di Changes Unipol e Ipsos, sarebbero circa 10 milioni gli italiani che hanno subito violazioni digitali. Le violazioni sembrano decrescere con l’aumentare dell’età: riguardano il 32% della Generazione Z, il 31% dei Millennial il 22% della Generazione X e l’11% dei Baby Boomer. Il rischio percepito maggiore riguarda il furto d’identità (temuto dal 58% degli intervistati), seguito da clonazione della carta di credito, utilizzo di dati personali per altri scopi, violazione della privacy, cyberbullismo e diffusione non autorizzata di fotografie.

Secondo Accenture, nel 2021 più dell’80% dei professionisti della security intervistati ha potuto contare su un aumento del budget. Gli investimenti sulla sicurezza IT continuano quindi a crescere e, lo scorso anno, hanno rappresentato il 15% di tutta la spesa IT, cinque punti percentuale in più rispetto al 2020.

Accenture sottolinea l’urgenza di evolvere la propria sicurezza informatica. Tra le imprese, infatti, ci sono differenze enormi. Le più evolute riescono bloccare cinque attacchi su sei e a individuare il 55% delle offensive nel giro di un giorno. Le più vulnerabili, invece, bloccano appena un attacco su due e individuano manovre sospette entro 24 ore solo nel 15% dei casi.


Tutti i numeri della sicurezza informatica