Aggiornamento della EMUI 10.1 per Huawei P40 Lite: arrivano le patch di luglio (foto)

Huawei ha appena rilasciato un nuovo aggiornamento software per il suo P40 Lite, il quale è sempre basato sulla EMUI 10.1 ed è centrato tutto sull’aspetto della sicurezza.

L’aggiornamento in fase di rollout per Huawei P40 Lite fa riferimento alla build 10.1.0.226 e ha un peso di circa 720 MB: il changelog sembra includere esclusivamente le patch di sicurezza Android aggiornate a luglio 2020.

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L’update appena descritto è in fase di distribuzione via OTA in diverse regioni europee. Fateci sapere se l’avete ricevuto anche voi e installato.

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Redmi Note 7 si guadagna il supporto ufficiale della TWRP

Nel panorama del modding Android la custom recovery sicuramente più nota e più diffusa, grazie al suo ampio raggio d’azione, è la TWRP. Il suo team di sviluppo ha appena esteso il supporto a nuovi modelli di smartphone.

Nelle ultime ore il supporto della TWRP è stato esteso ufficialmente a Redmi Note 7 e ad altri modelli di Lenovo e Vivo. Di seguito elenchiamo i nuovi modelli supportati con il link per accedere alla pagina di supporto ufficiale sul sito della TWRP:

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Alla pagina dedicata ad ogni modello supportato sul sito TWRP troverete i link per il download della custom recovery e le istruzioni per l’installazione.

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Sono stati pubblicati i codici sorgente della app Immuni

Il ministero dell’Innovazione ha pubblicato i codici dell’app Immuni. Nella notte su Github, la piattaforma dove gli sviluppatori da ogni parte del mondo possono confrontarsi su progetti specifici, sono stati caricati i documenti sul funzionamento del software dell’app per il contact tracing scelta dal governo. Il codice sorgente dell’applicazione era l’ultima parte ancora non pubblicata di Immuni.

Lo scorso 16 maggio uno dei fondatori di Bending Spoons, Luca Ferrari, sempre su Github aveva pubblicato una serie di specifiche tecniche sul funzionamento dell’app, dove si descriveva il funzionamento. Il 20 maggio invece Google e Apple hanno rilasciato l’aggiornamento del loro software per facilitare la comunicazione tra dispositivi Android e iOS tramite Bluethoot, dando di fatto il via libera allo sviluppo delle applicazioni nazionali autorizzate dai sistemi sanitari di ogni Paese.

Immuni, si conferma in questa nuova serie di documenti pubblicati, seguirà il modello decentralizzato di Google e Apple, il che vuol dire che i dati raccolti saranno conservati sui singoli device e non su un server centrale; non traccerà gli spostamenti, ma solo alcuni i contatti tra smartphone; non sarà obbligatorio scaricarla, né usarla; i dati raccolti potranno essere condivisi solo previa autorizzazione del possessore dello smartphone; tutti i dati raccolti e condivisi con il server centrale (gestito da Sogei), dovranno essere cancellati entro dicembre 2020. 

Agi

Huawei presenta Enjoy Z 5G, il primo della casa con Mediatek Dimensity 800 a bordo (foto)

Huawei ha appena annunciato in territorio cinese il nuovo Huawei Enjoy Z 5G, smartphone base di gamma della serie Enjoy dotato di compatibilità con la rete 5G, display con refresh rate 90Hz e soprattutto con a bordo il nuovo processore Dimensity 800 di Mediatek. Andiamo a vederlo più nel dettaglio.

Caratteristiche Tecniche

  • Schermo: 6,57″ (1080 × 2400 pixel) Full HD+ 20:9 LCD 90Hz
  • CPU: MediaTek Dimensity 800
  • Memoria interna: 6GB LPDDR4X RAM / 64GB / 128GB (UFS 2.1) | 8GB LPDDR4X RAM / 128GB (UFS 2.1); espansione di memoria tramite NM Card fino a 256 GB
  • Fotocamere posteriori:
    • Principale: 48MP apertura f/1.8,
    • Grandangolare: 8MP 120° apertura f/2.4
    • Macro: 2MP 4cm apertura f/2.4
  • Fotocamera frontale: 16MP, apertura f/2.0
  • Connettività: 5G (SA/ NSA) / Dual 4G VoLTE, Wi-Fi 802.11 ac (2.4GHz + 5GHz), Bluetooth 5, GPS/GLONASS/Beidou, USB Type-C
  • Batteria: 4000mAh con supporto alla ricarica rapida 22,5W
  • Dimensioni: 160 × 75,32 × 8,35 mm
  • Peso: 182g
  • OS: Android 10 personalizzzato EMIUI 10,1
  • Altro: Jack audio da 3.5mm, sensore di impronte digitali

Come molto spesso accade in questa fascia di prezzo (e di conseguenza categoria di prodotto) siamo di fronte ad uno smartphone tutto sommato ben equipaggiato, anche se non brilla praticamente sotto nessun aspetto. C’è invece curiosità relativa al processore: la nuova linea Mediatek ha promesso faville (specialmente i modelli top), ma anche questo 800 non dovrebbe lasciare a desiderare; ciò ovviamente lo si potrà constatare solamente con una prova sul campo.

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Uscita e prezzo

Il Huawei Enjoy Z 5G viene proposto nelle colorazioni Midnight Black, Sky Blue e Pink al prezzo di 1699 Yuan (circa 220€) per la versione con 6 GB di RAM e 64 GB di archiviazione, 1899 yuan (240€) per la & GB + 128 GB fino ad arrivare a 2199 yuan (poco meno di 300€) per il modello 8 GB di RAM + 128 GB. Tutte le versioni sono già in vendita in Cina, e molto probabilmente non le vederemo arrivare nel mercato Europeo.

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Il nuovo sistema operativo di Xiaomi privilegia privacy e risparmio della batteria

Xiaomi ha lanciato l’ultima versione del proprio sistema operativo basato su Android: MIUI 12. Ottimizzato sulla user experience e sulla protezione della privacy, MIUI 12 introduce una serie di funzionalità avanzate relative alla sicurezza.

Privacy e sicurezza

L’utente è informato sull’attività di ogni singola app e ha maggiore controllo sulle autorizzazioni. Può accedere in ogni momento alle informazioni su come le singole applicazioni utilizzano i permessi relativi alla posizione, ai contatti, alla cronologia delle chiamate, al microfono e alla memorizzazione. Con un solo clic sullo stato dei permessi, tutte le attività delle app saranno presentate chiaramente all’utente. Inoltre, durante il controllo del registro delle attività delle applicazioni, l’utente potrà  modificare le impostazioni dei permessi per ogni singola applicazione nel caso in cui rilevasse un’attività anomala o indesiderata. Nella barra di stato appariranno notifiche lampeggianti quando le applicazioni sensibili, tra cui la telecamera, la posizione e il microfono, sono in esecuzione in background. Cliccando sulla notifica, l’utente potrà modificare le impostazioni di autorizzazione e bloccare qualsiasi comportamento sospetto in qualsiasi momento. Durante la condivisione delle foto le informazioni sulla posizione e i metadati possono essere rimossi prima dell’invio degli elementi.

Design e animazioni

MIUI 12 dà vita all’esperienza del sistema operativo con un design dell’interfaccia utente rinnovato secondo un approccio bottom-up, e con animazioni di sistema sfumate. A livello di sistema, le animazioni della scena centrale sono state completamente aggiornate con innovazioni tecniche a livello di kernel.

Il movimento delle icone simula una curva 3D. Gli elementi visualizzati riconoscono la presenza dell’utente e ne riflettono il movimento nelle animazioni, il che rende ogni sguardo sullo schermo unico e personale. Il nuovo “Super Wallpaper” è basate sulle immagini ufficiali della NASA. I super sfondi combinano display Always-on, Home screen e Lock screen .

Nuove funzionalità

Multitasking

MIUI 12 introduce soluzioni multitasking sotto forma di finestre fluttuanti. Quando l’utente naviga nel sistema utilizzando i gesti a schermo intero, le finestre possono facilitare il multitasking e risolvere il problema di passare costantemente da un’app all’altra. Possono essere spostate, chiuse e ridimensionate con semplici gesti applicati alla barra delle azioni. Ad esempio, quando arriva un messaggio di testo durante la riproduzione di un video, l’utente può rispondere direttamente nella finestra fluttuante senza mettere in pausa la riproduzione, consentendo così un multitasking senza soluzione di continuità.

Trasmissione dello schermo

L’utente può iniziare a trasmettere documenti, app, video e giochi con un solo tocco. Le finestre che vengono proiettate possono essere ridotte al minimo in qualsiasi momento. L’opzione per trasmettere elementi con lo schermo spento riduce il consumo di energia e, nascondendo gli oggetti privati, non permette la visualizzazione di notifiche e chiamate in arrivo su monitor esterni.

Ultra risparmio della batteria

MIUI 12 supporta la modalità di Ultra risparmio della batteria. Con questa funzione attiva, le funzioni che consumano più energia saranno limitate per prolungare il tempo di standby del telefono e ridurre così il consumo energetico quando la batteria dello smartphone sta per esaurirsi. Chiamate, messaggi e connettività di rete rimarranno invece completamente funzionanti.

Dark Mode

Con una tavolozza di colori più scuri per sfondi e applicazioni di sistema, oltre che per le applicazioni di terze parti, la Dark Mode offre un’esperienza visiva migliorata in ambienti poco illuminati. Quando è attiva, l’utente può scegliere di regolare automaticamente il contrasto dello schermo, assicurandosi così che questo rifletta la condizione di luce dell’ambiente circostante quando la luminosità dello schermo è ridotta. Questa visualizzazione riduce anche il consumo energetico e aiuta a ridurre l’affaticamento degli occhi.

Il primo rilascio sarà nelle prossime settimane per Mi 9/ Mi 9T/ Mi 9T Pro/ Redmi K20/ Redmi K20 Pro. Poi anche per i modelli Redmi Note 7/ Redmi Note 7 Pro/ Redmi Note 8 Pro/ Redmi Note 8/ Redmi Note 8T/Redmi Note 9/ Redmi Note 9s/ Redmi Note 9 Pro/ Redmi Note 9 Pro Max/POCOPHONE F1/ POCO F1/ Mi 10 Pro/ Mi 10/ POCO F2 Pro/ POCO X2/ Mi 10 Lite/ Mi Note 10/ Mi Note 10 Lite/ Mi 8/ Mi 8 Pro/ Mi MIX 3/ Mi MIX 2S/ Mi 9 SE/ Mi 9 Lite/Redmi Note 7S /Mi Note 3/ Mi MIX 2/ Mi MAX 3/ Mi 8 Lite/ Redmi Y2/ Redmi S2/ Redmi Note 5/ Redmi Note 5 Pro / Redmi 6A/ Redmi 6/ Redmi 6 Pro/ Redmi Note 6 Pro/ Redmi Y3/ Redmi 7/ Redmi 7A/ Redmi 8/ Redmi 8A/ Redmi 8A Dual.

 

Agi

Come i giganti della tecnologia hanno reagito all’emergenza 

Netflix da re della clausura potrebbe ritrovarsi a rifare i conti con le solite incognite. Amazon, in apparenza l’asso pigliatutto del commercio, sta spendendo miliardi per sicurezza e distribuzione. Google e Facebook sperano che il peggio sia passato, ma dipendono dagli umori (al momento non proprio gioviali) degli inserzionisti. È vero che i giganti della tecnologia hanno tenuto molto meglio di altri all’emergenza Covid​.

Ma nel medio periodo non sono immuni. Molti hanno offerto delle previsioni vaghe per i prossimi trimestri o non le hanno indicate affatto. Nei “fattori di rischio”, l’elenco – spesso di circostanza – che i gruppi sono tenuti a inoltrare alla Sec, adesso non ci sono solo concorrenza, risposta degli utenti e disastri naturali: è spuntata anche “la pandemia”.

Apple: tempi fortunati con l’incognita iPhone

Nelle sue trimestrali, Apple affianca spesso toni entusiastici e numeri abbottonati. Ha rinunciato ai primi e ha serrato i secondi. Il fatturato è stato di 58,3 miliardi di dollari, con un incremento dell’1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. “Nonostante l’impatto globale senza precedenti del Covid-19 – ha spiegato il ceo Tim Cook – siamo fieri di riportare che Apple è cresciuta”. Tradotto: già è tanto che non abbiamo fatto peggio di un anno fa. Apple è ormai un centauro. Metà (o quasi) servizi e metà prodotti. I primi hanno continuato a crescere. I secondi hanno invece perso, nel complesso, il 6%.

Il fatturato degli iPhone è diminuito del 7%, condizionato da fermi alla produzione e chiusura dei punti vendita. L’impatto si è fatto sentire “nelle ultime settimane del trimestre” e ha continuato a pesare per tutto aprile (quanto, si vedrà nella prossima trimestrale). Apple è stata quindi colpita. Ma, anche se non c’è un buon momento per beccarsi un cazzotto, si può dire fortunata: l’epidemia è esplosa in una stagione debole per l’hardware.

Adesso però c’è da rimettere in moto la produzione per i nuovi iPhone, che come sempre arriveranno in autunno. Il prolungarsi di un quadro avverso potrebbe fare danni ben maggiori, anche perché nel 2020 gli smartphone della Mela sono chiamati a un forte rinnovo dopo un paio d’anni di transizione. “L’impatto della pandemia è al momento incerto e dipenderà da fattori che sono al di fuori del controllo della Compagnia”, scrive Apple. Ecco perché Cupertino non ha diffuso alcuna previsione per il trimestre in corso.

Amazon, epidemia quanto mi costi

Con i negozi chiusi e la paura del contagio, tutti compreranno da Amazon. Vero. Amazon farà soldi a palate. Non proprio. Il gruppo è stato, tra i grandi della tecnologia, il più penalizzato in borsa dopo la diffusione della trimestrale: -7,6%. Motivo: Jeff Bezos ha dovuto far fronte all’aumento delle richieste assumendo 175.000 persone. Ha aumentato le paghe orarie e speso per dispositivi di sicurezza e sanificazioni. Nel trimestre in corso, quindi, la compagnia prevede di spendere 4 miliardi di dollari (o anche “qualcosa in più”) per le misure anti-Covid. Di fatto, la cifra mangerà l’intero margine operativo del trimestre, atteso tra aprile e giungo a cavallo del pareggio (compreso tra -1,5 miliardi e 1,5 miliardi).

Nel secondo trimestre 2019, il risultato operativo era stato di 3,1 miliardi. “In circostanze normali – spiega il gruppo – ci saremmo attesi un utili operativo attorno ai 4 miliardi. Ma non siamo in circostanze normali”. Il peso dei costi si è già intravisto tra gennaio e marzo: se il fatturato è cresciuto del 26%, i costi operativi sono schizzati quasi del 30%. Quelli legati alla distribuzione fisica sono aumentati di un terzo abbondante.

Amazon ha spiegato di aver “adattato numerosi aspetti di logistica, trasporti, acquisti e rivenditori terzi”. Le vendite resteranno forti, ma non è escluso un rallentamento: la società stima incassi tra i 75 e gli 81 miliardi di dollari, che equivarrebbe a un progresso compreso tra il 18 e il 28%. Nel trimestre appena chiuso, la crescita è stata del 26%. Per confermarla, quindi, Amazon dovrebbe avvicinarsi alla fascia alta della sua previsione. In altre parole: se i nuovi costi sono certi, non lo è la capacità di tenere lo stesso ritmo di crescita. Anche perché il gruppo prevede di “continuare a essere influenzato da ritardi di approvvigionamento e spedizione, maggiore domanda di prodotti in determinate categorie e minore in altre”.

Alphabet, il peggio è passato?

Alphabet era, tra le società tecnologiche, un’osservata speciale. Si temeva che il mercato pubblicitario orso potesse impattare molto su chi campa di annunci. Il rallentamento c’è stato (+13% anno su anno, quattro punti percentuali in meno del trimestre precedente) ma è stato più blando delle attese. Il gruppo ha poi ammortizzato bene i costi, che sono cresciuti meno del fatturato, consentendo di ampliare i margini e aumentare l’utile (seppure al di sotto delle stime della vigilia).

Big G ha confermato che, a marzo, c’è stato un “improvviso” calo del mercato pubblicitario. Uno degli indici che spiega meglio il suo andamento è il “cost per impression”. Cioè il gettone che un inserzionista paga ogni volta che un annuncio viene visualizzato dall’utente. È diminuito, perché da una parte gli utenti sono stati molto attivi (anche se più inclini a contenuti non commerciali), dall’altra gli investitori hanno chiuso il portafogli. La società si attende mesi “difficili”, pur restando “ottimista” riguardo la crescita di lungo periodo. Fare previsioni è complicato. Lo ha detto chiaramente la cfo Ruth Porat.

Niente stime, però. Solo qualche indizio. Nel corso di aprile, nella Search (cioè su Google) ci sono stati “segnali iniziali di un ritorno a un comportamento più commerciale degli utenti”. Non ci sarebbe stato, quindi, “ulteriore deterioramento” dei ricavi. Non è ancora chiaro però se il ritrovato interesse degli utenti per i prodotti e gli acquisti sia “duraturo e monetizzabile”.

Su Youtube, invece, “continua il declino” della pubblicità, anche se “è troppo presto per dire di più”. La cautela, in questo caso, ha pagato: il titolo di Alphabet ha fatto un bel balzo e, dal giorno della trimestrale ha guadagnato il 6%. Resta però la forte esposizione a un solo mercato, quello pubblicitario, che rappresenta oltre l’80% del fatturato. Se le inserzioni frenano, Alphabet non ha grandi paracadute.

Facebook, “incertezza senza precedenti”

Ecco un’altra compagnia che campa di pubblicità. Facebook ha allontanato i timori con una trimestrale solida, nonostante il rallentamento di marzo. Il fatturato continua ha crescere e ha battuto le attese. L’utile è raddoppiato, anche grazie ai costi che hanno smesso di lievitare: meno spese in marketing, viaggi ed eventi (bloccati dal Covid) hanno ampliato i margini.

A spingere il titolo ci hanno pensato gli utenti: sulle piattaforme del gruppo sfiorano ormai i 3 miliardi. Su Facebook, c’è stata un’accelerazione dei nuovi profili attivi ed è cresciuto (seppur di poco) il rapporto tra utenti quotidiani (Dau) e mensili (Mau). Vuol dire, in pratica, che gli iscritti – complice la clausura – sono stati più spesso sul social network. Una buona credenziale da spendere quando gli inserzionisti torneranno.

Nel trimestre, infatti, c’è stata una “significativa riduzione della domanda di pubblicità”. Ma, come Google, anche Menlo Park ha notato una “stabilizzazione nelle prime tre settimane di aprile”. Tanto è bastato per quietare i timori, nonostante non manchino le ombre. Nelle prime settimane di questo secondo trimestre 2020, il fatturato anno su anno è stato piatto, mentre nel 2019 era aumentato del 17%. Resta quindi lo stesso problema di Alphabet: la forte esposizione al mercato pubblicitario. Neppure Facebook, quindi, ha diffuso previsioni per il trimestre in corso né per l’intero 2020. Colpa di una “incertezza senza precedenti”.

Microsoft in equilibrio

Microsoft somiglia sempre di più al suo amministratore delegato, Satya Nadella: basso profilo, pochi proclami, grande equilibrio. Ormai sembra una costante: nessuna reazione scomposta dei mercati nell’immediato dopo-trimestrale, ma crescita solida. L’acqua cheta di Wall Street. I tre segmenti del bilancio (intelligent cloud, produttività e personal computing) producono fatturati simili e permettono quindi di non essere dipendenti da un solo mercato (come la pubblicità) o da un solo dispositivo (come l’iPhone).

Ecco perché Microsoft è stata l’unica grande compagnia tecnologica ad essersi vantata di un “impatto minimo” del coronavirus. Attese battute per fatturato (+15% anno su anno) e utili (+22%). I dispositivi hanno retto (in equilibrio tra la spinta del lavoro da remoto e le difficoltà di produzione). Linkedin e Bing (esposti al freno della pubblicità) hanno sofferto.

Hanno invece beneficiato della clausura cloud, videogiochi, Windows, le soluzioni per la sicurezza e quelle per lo smart working. Se la pandemia non si è avvertita più di tanto a livello di incassi, ha però “avuto e può continuare ad avere un impatto sulle nostre operazioni aziendali, inclusi dipendenti, clienti, partner e comunità”. Anche Microsoft, quindi, usa la parola “incertezza” e avverte di non poter prevedere quanto succederà nei prossimi mesi. Il suo bilancio con risultati “misti”, in tempi imprevedibili, diventa però un elemento di solidità. Diversificazione del rischio.

Netflix, un pieno potrebbe non bastare

Non potevano esserci dubbi: in clausura, Netflix avrebbe fatto il pieno. E così è stato: 15,7 milioni di nuovi utenti, con un’accelerazione a marzo. Se le iscrizioni sono andate oltre le attese, così non è stato per il fatturato. È sì cresciuto (e tanto, +27%) ma è stato condizionato da prove gratuite e dollaro forte. C’è stato anche un altro effetto-Covid sulla società: lo stop alle (costosissime) produzioni ha permesso a Netflix di ritardare alcuni pagamenti, rendendo il flusso di cassa positivo (mentre di solito è in rosso di qualche centinaio di milioni). Potrebbe essere una gioia momentanea, per due motivi. Primo: vuol dire che il lancio di alcuni film e serie tv “sarà ritardato, probabilmente di un trimestre”.

Netflix afferma che, “vista l’ampia libreria di titoli, potrebbe esserci un impatto minore sulla soddisfazione degli utenti rispetto alla concorrenza”. Tradotto: se ho centinaia di cose da vedere, non disdico l’abbonamento solo perché la serie che aspetto arriva in ritardo. Tuttavia, ammette la compagnia, non ci sono certezze: “Ci vorrà tempo per dirlo”.

Secondo: il flusso di cassa positivo non è strutturale. Netflix ha ottenuto molto dalla clausura in termini di pubblico, ma le sue sfide restano probanti: le produzioni originali obbligano Netflix a un continuo rilancio. Non basta che guadagni: deve crescere a un ritmo molto alto, calibrando l’acquisizione di nuovi abbonati con i prezzi (cresciuti nel tempo anche per finanziare le nuove produzioni). Un circolo, da capire ancora se virtuoso o vizioso. Per il trimestre in corso, la piattaforma spera di conquistare 7,5 milioni di utenti.

Ma è Netflix stessa a definirla, più che una stima, “una supposizione”. Anche in questo caso vale il solito mantra: troppa incertezza. Dipenderà dalla durata delle misure restrittive anti-Covid. Dopo la sbornia da clausura, quindi, la piattaforma si ritroverà a fare i conti con le solite insidie: forte concorrenza, indebitamento e necessità di correre.   

Agi

Le occasioni sprecate della quarantena

Sarà  perché lo smart working ha finito per colonizzare l’intera giornata di chi ha potuto lavorare in casa, o come dicono gli psicologi, perchè siamo stati impegnati a confrontarci con noi stessi, col nostro passato e il nostro futuro incerto, e pensando e riflettendo e autoanalizzandoci sul divano, il tempo correva. Sarà pure perché banalmente ci siamo concessi di svegliarci un po’ più tardi e la giornata, tra una passata di aspirapolvere, l’estenuante fila al supermercato e l’intrattenimento dei bambini è volata, ma con lei, settimana dopo settimana di lockdown totale, sono volati via anche i tanti buoni propositi che avevano a inizio clausura.

C’è chi aveva scaricato dozzine di lezioni di pilates del guru del momento e ne ha seguita solo una e chi, come il conduttore Marco Liorni , si era riproposto di dedicarsi “in questo tempo dilatato, a film dilatati, quelli che di solito dici “che palle”, scherza con l’Agi, “come quelli di Akira Kurosawa” e finora però non l’ha fatto. E, ancora quelli che volevano studiare il cinese, o banalmente l’inglese come nel caso di Gabriella Germani, l’imitatrice del cuore di Fiorello, e poi ha lasciato perdere. La sintesi la fa con Agi, con la sincerità che si concede sempre anche in tv, Iva Zanicchi: “Il fatto è che questa quarantena ci ha impigriti tutti..”, chiarisce, spiegando di essersi inizialmente ripromessa di fare un po’ di movimento: “In casa ho la cyclette e il tapis roulant ma non li sopporto… all’inizio della quarantena passeggiavo in casa, poi ho cominciato a trovarlo noioso, e allora con mio marito ci siamo dati al burraco e ci siamo messi anche all’ingrasso, lui ai fornelli io addetta ad apparecchiare e sparecchiare”.

Nella lista dei tanti che oggi sui social parlano di #quarantenasprecata piangendo lacrime di coccodrillo su quello che si poteva fare e non si è  trovato il tempo di fare c’era un po’ di tutto, dal riordino degli armadi alla corsa quotidiana, da tutta le stagioni di Black Mirror alla ricetta dell’anatra all’arancia alla lettura dell’Ulisse di Joyce. Alti o bassi che fossero i buoni propositi, un po’ come la classica dieta del lunedì (molti si erano proposti pure quella) si sono sciolte come neve al sole, ma non tutti, fortunatamente si sentono in colpa, a partire dalla conduttrice di Agorà Serena Bortone: “Lo smart working mi ha permesso di staccare molto poco, ma è anche vero che essendo io un’ottimista pervicacemente ostinata a prendere il meglio della vita non ho voluto programmare nulla: la vita ti regala dei pomeriggi in cui non sei costretta a girare, vedere, socializzare e  ti imponi dei compiti?”.

Se ne è fatta una ragione anche l’attrice e conduttrice Carla Signoris che un buon proposito “utile al fisico” spiega, se l’era dato: “Volevo fare ginnastica, invece niente – ammette – perché a un certo punto mi sono data alle torte, io che ai fornelli sono un mezzo disastro. La ginnastica,insomma ,me la sono mangiata”. È anche vero però che a meno  di un nuovo ritorno alla fase uno, sul quale gli scongiuri sono d’obbligo, due mesi a casa non recapiteranno tanto facilmente. 

Per lo scrittore Federico Moccia, il lockdown è arrivato quando, dopo qualche giorno sugli sci aveva deciso di rimettersi atleticamente in pista anche per presentarsi in forma alle presentazioni del suo nuovo romanzo “Semplicemente amami”, previsto a fine marzo e adesso slittato a metà giugno: “Mi ero appena iscritto in palestra – racconta – e quando hanno chiuso tutto avevo deciso che avrei fatto comunque ginnastica a casa e invece niente neanche una flessione”. Non si è potuto invece sottrarre invece , causa insistenza della moglie (“mi guardava in cagnesco”) al riordino degli scatoloni che provenienti dalla sua stanza-ufficio in casa nella madre, sostavano da mesi in corridoio: “C’erano ricordi, molti dei quali dimenticati,  accumulati dai miei 18 anni ai 27 è stato come aprire un uovo di Pasqua, l’ho trovato terapeutico”. 

Voleva correre e non l’ha fatto anche Beppe Convertini: “Mi ero prefissato un’ora al giorno, ma quando ho capito che era concesso correre solo in prossimità di casa, praticamente il giro del palazzo, ho lasciato perdere”. Il conduttore avrebbe voluto anche leggere di più, chiarisce, ma non è riuscito a tenere il ritmo che si era imposto: “Mi sono rimasti sul comodino e saranno i prossimi che leggerò, “L’uomo del labirinto” di Donato Carrisi e “I cretini non sono mai eleganti”, il ritratto di Giorgio Armani scritto da Paola Pollo. Chissà.

Resta da capire perché ci siamo mollemente impigriti mandando in fumo tanti buoni propositi. Gli esperti spiegano che non essendo più la giornata scandita da appuntamenti e obblighi tradizionali, il senso del tempo finisce per sfuggirci di mente e di mano. Ma non è solo questo:  la Germani, che il lockdown l’ha passato in Ciociaria, vicino ad Arpino nella sua casa di campagna, spiega di aver lasciato perdere l’inglese di cui voleva impadronirsi come alternativa al francese studiato a scuola, quando ha capito che le mancava la giusta concentrazione: “Ho scoperto di non avere più l’ansia del controllo – chiarisce – davanti alla pandemia mi sono sentita come in alto mare in mezzo alle onde e ho pensato che  non aveva nessun senso nuotare (e studiare l’inglese ndr). Mi sono lasciata trasportare, mi sono detta che mal che fosse andata sarei morta e alla fine mi sono sentita perfino più rilassata”. Però non ha mangiato più di tanto: “Prima del lockdown avevo perso due chili e mi ero comprata un paio di jeans fantastici che non voglio assolutamente buttare via”.

Liorni spiega il congelamento dei buoni propositi con la schiavitù da smart working:  “Da casa si finisce per lavorare il triplo, perché le cose non sono mai chiare, ognuno ha orari diversi, quasi un fuso orario personalizzato, diventa tutto complicato” chiarisce, spiegando di essere dispiaciuto di non aver potuto smaltire i film arretrati cui voleva dedicarsi, accanto a Kurosawa anche Truffaut  e la saga di Harry Potter, “ho visto il primo e mia figlia me ne parla sempre”.

Il motivo per cui non è riuscito neanche a leggere come voleva però è anche un altro: “Adesso sto recuperando, ma il primo mese non riuscivo a concentrarmi  perché avevo continuamente bisogno di leggere informazioni sull’andamento della pandemia”. È quello che su Mashable Italia lo psicoterapeuta Leonardo Paletta ha descritto come “rumore di sottofondo” chiarendo che in molti si sono dedicati alle varie attività più per distrarsi dalla paura, dall’ansia e dal dolore di questa situazione”. Una strategia di distrazione, insomma, anziché un’urgente passione.  Significa forse che quando tutto sarà davvero finito torneremo forse a dedicarci davvero al Pilates, alle lingue straniere alle serie tv e alle ricette da chef stellati. Sempre che si trovi il tempo per farlo.

Agi

Nasce il braccialetto che segnala il rispetto della distanza sicurezza 

Un braccialetto per segnalare la distanza di sicurezza sul luogo di lavoro e in strada, in tempo di coronavirus. A mettere a punto ‘Smart proximity‘ è la società  ‘Engineering.’ Un dispositivo indossabile, uno smart sensor lancia l’allarme quando la distanza di sicurezza tra due lavoratori dotati del dispositivo non è rispettata.

I due sensori segnalano la criticità via led, vibrazione o suono. Tutti i contatti vengono memorizzati per successive eventuali analisi. Proximity Sensor, ingegnerizzato in un bracciale o altro supporto, può dunque relazionarsi con uno o più sensori nelle vicinanze. Ciascun sensore interagisce con l’altro inviando e ricevendo le informazioni di prossimità.

Quando i due dispositivi sono in visibilità avvisano in tempo reale gli operatori con un suono o tramite led, invitandoli a mantenere la distanza di sicurezza. ​La funzionalità di alert non richiede nessuna interazione con il centro: autonomamente viene attivata dal dispositivo che è in grado di rilevare altri dispositivi vicini entro 1,5 metri con un errore di +/- 10 cm.

Le informazioni raccolte sono inviate, utilizzando la rete WiFi o il BLE ad un sistema di memorizzazione ed elaborazione attraverso il quale è possibile analizzare tutti gli eventi registrati dai dispositivi: nel caso in cui un dipendente risultasse affetto da Covid-19 si ottiene immediatamente l’elenco di tutti i suoi contatti. 

Per quanto riguarda la privacy, nessuna informazione sensibile è mantenuta dalla piattaforma. Sono salvati solo gli identificativi univoci del sensore e le relazioni temporali tra loro in forma anonima senza alcuna associazione ai dati dell’utente. Gli identificativi univoci presenti sullo smart sensor sono cifrati e le informazioni viaggiano su un canale sicuro.

L’utente dà il consenso al recupero delle informazioni di relazione temporale anonime del proprio sensore ai sistemi esterni alla piattaforma.

Agi

Telegram, servizi in streaming e novità tech della settimana – iPhoneItalia Podcast S09E29

Una puntata densa di argomenti quella del podcast di oggi: da Telegram a WhatsApp, alle acquisizioni di Apple e a tutte le novità tech della settimana

Link all’articolo originale: Telegram, servizi in streaming e novità tech della settimana – iPhoneItalia Podcast S09E29

iPhone Italia

I droni antivirus della polizia faticano a decollare

Da giorni, anche dopo il via libera dell’Enac all’uso dei droni ‘anti coronavirus’ da parte delle polizie locali, per monitorare gli spostamenti dei cittadini, il super drone “Aquila 100” è rimasto parcheggiato in un hangar di Casalecchio di Reno, Comune alle porte di Bologna.

Di fabbricazione israeliana (è nato per fini di sicurezza anti-terrorismo) è la punta di diamante della flotta di “Eagle Sky Light” azienda leader a livello internazionale nei sistemi aeromobili a pilotaggio remoto, fondata nel 2017 da Ugo Vittori ex agente della polizia di Stato, da anni amministratore unico della Eagle Keeper, società di investigazioni attiva nell’antifrode assicurativa. “Dall’Enac è arrivato un segnale importante. Ma, purtroppo, il mercato italiano è fermo.

I Comuni non hanno a disposizione fondi per questo tipo di attività. Io non sto lavorando perché non ci sono soldi”, ha spiegato Vittori intervistato dall’AGI. I piloti della Eagle Sky Light sono stati ‘allertati’ per un paio di giorni, in attesa di possibili richieste, poi sono rimasti in ferie. E i droni della Eagle Sky Light fermi a terra. In Emilia Romagna, l’uso di droni anti-assembramento è stato attivato in alcuni Comuni come Modena, Forlì e Rimini, nei parchi o nelle zone periferiche. 

“Gli enti locali che stanno utilizzando i droni – ha spiegato Vittori – avevano questi strumenti già in dotazione. E’ chiaro che sono mezzi piccoli con capacità limitate, possono stare in volo solo dieci minuti, e dunque sono molto meno performanti rispetto alle possibilità offerte da aziende specializzate del settore”.

Alcuni Comuni hanno contattato Eagle Sky Light che già in passato aveva avviato progetti sperimentali (ad esempio a Bologna o Torino) per la sicurezza e il monitoraggio del territorio. “Ho dato la massima disponibilità. Ho chiesto solo un rimborso spese senza voler realizzare, quindi, un guadagno ma per ora non c’è stato nessun ingaggio. Mancano i soldi”, è la conclusione dell’imprenditore.

Una scarsità di risorse che ‘costringe’ Aquila 100 a rimanere chiuso nel suo hangar nonostante un livello tecnologico ben superiore ai ‘cugini’ droni dei vari Comuni già all’opera sul territorio. Il volatile meccanico rivoluzionario è una sorta di ‘torre di controllo’. Infatti, ‘lavora’ in verticale (minimizzando dunque i rischi di caduta) ed è ancorato ad un furgone a 100 metri di altezza, ha 14 ore di autonomia, non teme neve, pioggia o vento. Il suo occhio vigila anche di notte. La sua super vista ‘passa’ attraverso il fumo grazie ad una termocamera raffreddata a idrogeno ed è in grado di ‘scrutare’ l’orizzonte fino a 14 chilometri di distanza.

“Occorre domandarsi il risparmio, non il costo”

In passato ha vigilato sulla visita del Papa a Bologna (primo ottobre 2017) ed è stato utilizzato nei controlli anti-clandestini a Trieste, fino al monitoraggio dei cieli per l’esibizione delle Frecce Tricolore o agli interventi in montagna per prevenire le slavine.

“L’Europa ha investito molto in questo settore al contrario dell’Italia” ha osservato il fondatore della Eagle Sky Light. “La domanda giusta da porsi – è la riflessione di Vittori – non è quanto costano questi mezzi d’avanguardia ma quanto fanno risparmiare in termini di forze di polizia sul territorio che potrebbero essere quindi utilizzate per altri compiti, in termini di tempo, senza poi contare, per questa specifica emergenza, il minor rischio legato a possibili contagi”.

In tempi di coronavirus il messaggio per i cittadini è che “il drone non deve essere visto come un nemico”, spiega Vittori. Ovvero non “siamo in uno stato di guerra dove il drone deve essere associato alla repressione. Stiamo affrontando un’emergenza importante – ha concluso l’imprenditore – dove il drone è lo strumento che coordina una serie di azioni riducendo al minimo il numero di persone adibite ai controlli. Il drone quindi deve essere visto come un amico che aiuta la comunità a far rispettare le norme di contenimento emanate dal governo per limitare la diffusione del Covid-19”. 

Agi