Apple TV+ pubblica un video speciale in occasione del gran finale della serie “Dickinson”

In occasione del finale di stagione, Apple pubblica un lungo dietro le quinte della serie “Dickinson”.

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Apple TV+ pubblica un video speciale in occasione del gran finale della serie “Dickinson”

La carne all’italiana, viaggio oltre il mito della fiorentina

AGI – La carne è parte integrante della tradizione culinaria italiana. Ma ne mangiamo davvero troppa? Stando alle ultime statistiche a partire da “Consumo reale di carne e di pesce in Italia“(Ed. Franco Angeli), a cura di Vincenzo Russo, Anna De Angelis, Pier Paolo Danieli, nel nostro Paese le proteine animali si  consumano con misura: i nostri connazionali infatti nella loro dieta non superano mai i 100 grammi al giorno, anzi il consumo quotidiano di carne rossa si attesta sui 60 grammi.

Un valore ben al di sotto dei limiti consigliati dall’OMS. E a chi pensa che esistano solo due modi per gustarla – al sangue o ben cotta – non possiamo che consigliare di perdersi in un viaggio fra le più famose e ricercate preparazioni regionali dello stivale. Dalle razze pregiate alle bistecche saporite, passando per un assortito ricettario che vede interiora e budella come ingrediente principale. Non solo bovino, maiale, agnello e capretti, fanno la loro comparsa sulle tavole regionali, accompagnati dalle carni bianche e delicate di polli e conigli.

Liguria, la terra della cabannina

Non solo pesce. La Liguria è nota per la cabannina, una razza bovina che si distingue per le piccole dimensioni e per il manto dalle sfumature rossastre. Famosa per il latte buonissimo che produce in piccolissime quantità, la carne della cabannina è perfetta per le polpette o come ingrediente del Tucco, il tipico sugo genovese fatto con carne e pinoli. C’è anche chi usa la carne per il ripieno dei ravioli.

Bistecche alla valdostana

Piatto ricco e sostanzioso, le bistecche alla valdostana  sono una ricetta amatissima dai bambini e dai veri buongustai. Serve della carne magra di vitello  da passare nell’uovo, nella farina e nel pangrattato, prima di tuffarle nell’olio bollente. Una volta fritte, devono essere ricoperte di prosciutto e formaggio, infornate e consumate calde. La tradizione le vuole anche composte “a panino” come una specie di cordon bleu. Esistono infinite varianti, si può scegliere di usare la carne di pollo al posto di quella di vitello oppure si può insaporire l’impanatura con erbe aromatiche.

Il bollito piemontese

Era tra i piatti preferiti di Camillo Benso Conte di Cavour e di Re Vittorio Emanuele II di Savoia, ma la sua storia è ancora più antica. il  “Bollito sette tagli”, sembra che sia legato alla secolare consuetudine dei mercati di bestiame piemontesi, ma è solo nel Novecento che diviene un piatto solenne, degno di essere presentato ai pranzi di famiglia o per le cene con gli amici. Un segreto? I tagli vanno cotti tutti insieme in acqua poco salata – la sapidità si ritocca alla fine – il fatto che un taglio sia più morbido e uno più “croccante” è un pregio del bollito ben fatto.

La Lombardia: cotoletta o orecchia di elefante

Usati come sinonimo, cotoletta e orecchia di elefante sono due preparazioni decisamente  diverse. Rigorosamente di vitello e con osso la prima, può invece essere anche di maiale la seconda, senza osso e battuta anche per ore per raggiungere lo spessore di un foglio. Ma le differenze non terminano qui, già perché se la cotoletta è impanata, l’orecchia va infarinata.

Lo stinco trentino

Tipico della cucina nordica, lo stinco è un piatto povero, si tratta, infatti, della parte inferiore della zampa del maiale. Ritenuto erroneamente una carne grassa, lo stinco di maiale è in verità ricco di tessuto connettivo e, proprio per questo, deve essere cucinato a lungo affinché la carne raggiunga la giusta consistenza. In coppia con le patate, lo stinco è perfetto con un birra ambrata.

Il muset friulano

Muset, il musetto, è una specie di cotechino tipico del Friuli: è macinato a grana grossa, e per la sua preparazione vengono usate esclusivamente le carni e le cartilagini del muso del maiale. La tradizione vuole che il  vero musetto debba essere molto appiccicoso e attaccare alle dita.

Fegato alla veneziana

In accoppiata con la cipolla di Chioggia, il fegato alla veneziana si fa scegliendo le interiora di vitello (ma anche quella di maiale è utilizzata) e adoperando discrete quantità di aceto per coprire l’odore particolarmente forte dell’ingrediente principale. La ricetta è eredità romana, dove nell’antichità il fegato veniva cotto con i fichi.

Zampone e cotechino emiliani

Zampone e cotechino affondano le loro radici nel XVI secolo, quando gli abitanti di Mirandola dovettero trovare il modo per conservare la carne di maiale, durante l’assedio dell’esercito di Papa Giulio II della Rovere. La leggenda narra che i maiali furono macellati per evitare che cadessero nelle mani degli invasori e le loro carni, macinate e insaccate nella cotenna e nelle zampe dei suini, diedero vita a questi prelibati prodotti.

La fiorentina toscana

Lo scrittore e gastronomo Pellegrino Artusi, la definisce come “una braciuola col suo osso, grossa un dito o un dito e mezzo, tagliata dalla lombata di vitella”. Sua maestà la Fiorentina deve le sue origini alla famiglia de’ Medici che governò Firenze e la Toscana tra il XV e il XVIII secolo. Durante la notte di San Lorenzo, infatti, la famiglia offriva al popolo quarti di bue arrostiti.  L’animale indicato per le bistecche è il vitellone di razza Chianina, ma sono tollerate anche la Maremmana, la Marchigiana e la Romagnola, che possono essere macellate solo se tra un’età compresa tra i 12 e i 24 mesi.

Il coniglio alla marchigiana

Coniglio in potacchio, questo il piatto tipico marchigiano della domenica. Una ricetta semplice a base di carne bianca condita con rosmarino, aglio e vino bianco. Deve il suo nome al “potage” francese che vede cotte insieme carni e verdure cotte in un “pot”, un vaso di coccio.

Il Friccò umbro

Il friccò all’eugubina è una sorta di spezzatino di pollo, sugoso e saporito. Servito con la crescia, tipica focaccia umbra, il friccò è un piatto tradizionale di Gubbio. Ammessa anche la carne di maiale o di coniglio.

Arrosticini abruzzesi

Quelli originali sono di carne di pecora e devono la loro invenzione a due pastori del Voltigno che nel 1930 che tagliarono la carne di pecora vecchia in piccoli pezzi e ne fecero spiedini. Nati per rendere commestibile anche la carne meno pregiata, oggi gli arrosticini sono un piatto amato da tutti, consigliato l’abbinamento con il Montepulciano.

Abbacchio romano

L’abbacchio è l’agnello da latte ancora non svezzato, ed è uno dei piatti “sacri” della tradizione culinaria romana. Nell’antichità l’abbacchio era piatto un povero ed era cucinato dalle persone meno abbienti poiché la sua carne era considerata di basso livello. Ma come ogni piatto povero che si rispetti, anche questo è diventato un cult della cucina regionale laziale, tantissime le preparazioni. Al forno, in braciolette, alla cacciatora: ecco alcune delle varianti più famose per preparare questa gustosa carne d’ agnello.

Pampanella molisana

La pampanella è un piatto molisano a base di carne cotta al forno in un intingolo di aceto e peperoncino. Inventata dai pastori, che lo cuocevano direttamente nella terra, la pampanella deriva il suo nome da pàmpino, termine che indica le foglie all’interno delle quali un tempo si cuoceva la carne. Tipico piatto della provincia di Campobasso, è ancora oggi venduto durante sagre e feste locali.

Involtini di fegato pugliesi

I turcinelli o in dialetto pugliese turcinieddhi, gnumarieddi o gnumeriedde sono una specialità della tradizione contadina del Salento e della Valle d’Itria. Sono piccoli involtini a base di fegato: si utilizzano le interiora di agnello e di capra o di altri animali ( cuore, fegato, polmoni, milza) si cuociono alla brace, insaporiti in modo diverso in base alle zone della regione, principalmente con sale, pepe e prezzemolo.

Coniglio al modo di Ischia

La ricetta del coniglio all’ischitana nasce intorno al 470 a.C  quando i siracusani invasero l’isola. La storia narra che i siciliani si cimentarono nella caccia dei conigli selvatici di cui Ischia era infestata e poi nella loro preparazione. Un piatto dal sapore inconfondibile che ancora oggi fa il suo ingresso trionfale sulle tavole imbandite per i giorni di festa.

L’agnello lucano

Si chiama cucinidd ed è un piatto tipico della basilicata a base di carne d’agnello, salsiccia, cardi e pancetta, a cui si aggiungono uova e formaggio. Una pietanza complessa e molto gustosa che la tradizione vuole come portata principale delle feste pasquali.

Stufato calabrese di interiora di vitello

Simbolo gastronomico della città di Catanzaro, il Morzeddhu, che in dialetto calabrese vuol dire piccolo morso, si prepara con il cuore, i polmoni, la milza, il fegato, lo stomaco e la trippa di vitello. Cotto in un intingolo di pomodoro, abbondante peperoncino piccante, sale e origano, questo stufato può essere servito al piatto o nella tipica pitta detta “a ruota di carro”.

La stigghiola siciliana

Antenata di tutti gli street food, la stigghiola o “vermicello di carne” è uno spiedino a base di budella di agnello (ma anche del capretto o addirittura del pollo) cotta alla brace e insaporita da limone, prezzemolo. La sua storia è molto antica: deriva da un piatto greco chiamato Kokoretsi tipico del periodo pasquale. La preparazione è molto lunga e complessa.

Porceddu sardo

L’ingrediente principale è il maialino da latte. Il segreto di questo piatto, di certo il più famoso della tradizione culinaria sarda, è il tipo di cottura che la tradizione vuole indiretta. La brace viene infatti sistemata attorno alla carne sospesa sullo spiedo alla giusta distanza, evitando di esporla troppo vicino a un calore che la renderebbe secca o rischierebbe di bruciarla. Per questo motivo la preparazione è piuttosto lunga e non dura mai meno di 4 ore.


La carne all’italiana, viaggio oltre il mito della fiorentina

Vodafone si butta nel mondo NFT: all’asta per beneficienza il primo SMS della storia

Il mondo NFT è sempre più popolare: i non-fungible token (qui è spiegato per bene il loro funzionamento) hanno conquistato anche Vodafone, che ha deciso di mettere all’asta il primo SMS della storia.

Quest’ultimo venne trasmesso attraverso la rete Vodafone il 3 dicembre 1992 e fu ricevuto dal dipendente Vodafone Richard Jarvis ad una festa di Natale: si tratta di un messaggio di 15 lettere che recita “Merry Christmas”. La società metterà all’asta, il prossimo 21 dicembre 2021, l’NFT relativo al messaggio tramite la casa d’aste Aguttes in Francia e si potrà pagare anche in criptovaluta Ether.

Maximilien Aguttes ha dichiarato in merito: “il primo libro stampato, la prima telefonata, la prima email: tutte queste invenzioni hanno cambiato la nostra vita e la nostra comunicazione nel mondo. Questo primo SMS ricevuto nel 1992 è una testimonianza storica del progresso umano e tecnologico. Ha trasmesso un messaggio di gioia, ‘Buon Natale’“.

Vodafone devolverà tutti i proventi dell’asta all’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, per sostenere gli 82,4 milioni di persone costrette a fuggire dalle proprie abitazioni a causa di conflitti e persecuzioni. Christian Schaake, Head of UNHCR’s Private Sector Partnerships Service, ha dichiarato: “La tecnologia ha sempre avuto il potere di innovare e cambiare il mondo. Attraverso questa combinazione di tecnologia innovativa e movimento per il bene sociale, l’UNHCR può continuare ad aiutare i rifugiati e le persone che sono state costrette a lasciare la loro casa, dando l’opportunità di trasformare le loro vite e costruire un futuro migliore per sé stessi, i loro cari e le comunità in cui vivono”.

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Vodafone si butta nel mondo NFT: all’asta per beneficienza il primo SMS della storia

Facciamo il punto della situazione: ecco cosa è successo a novembre su Stadia

Un altro mese è passato e come di consueto ci ritroviamo qui per riportarvi quelle che sono state le novità che Google ha introdotto nel suo servizio di cloud gaming Stadia durante tutto il suo corso. 

A novembre la libreria Stadia Pro ha raggiunto i 40 giochi: un mix di titoli open world, giochi sportivi, avventure attraverso nuovi mondi e molto altro, a cui tutti gli abbonati possono giocare, compresi i titoli appena aggiunti come Saints Row IV: Re-Elected, Hundred Days – Winemaking Simulator e Wavetale.

Tra gli altri nuovi titoli inseriti nello store servizio citiamo anche Just Dance 2022, Rayman LegendsFarming Simulator 22.

Inoltre, quello appena passato è stato il mese che ha segnato un importante traguardo: i due anni di Stadia. Le vendite di Stadia Premiere Edition hanno aiutato i giocatori a estendere il gameplay ai loro televisori e le offerte del negozio Stadia hanno offerto successi come Far Cry 6 o FIFA 22 a un prezzo inferiore.

Dallo scorso anno sono stati inseriti nel negozio oltre 120 giochi, tra cui:

  • 10 giochi, prove e demo gratuiti per qualsiasi giocatore Stadia, come Immortals Fenyx Rising, Riders Republic e Crayta;
  • 19 titoli, tra cui HITMAN 3 e HUMANKIND, che hanno aggiunto funzionalità come State Share o Stream Connect
  • Altri prodotti esclusivamente giocabili su Stadia, come Wavetale, Hello Engineer, Outcaster e PixelJunk Raiders.

A ciò bisogna anche aggiungere l’arrivo di una nuova funzionalità. Ora infatti gli utenti possono condividere le proprie acquisizioni e stati di gioco con altri e vedere altri contenuti della community per i titoli a cui giocano.

Sintetizzando, i nuovi contenuti lanciati su Stadia a novembre sono stati:

  • Farming Simulator 22
  • Hunting Simulator 2
  • Just Dance 2022
  • Rayman Legends
  • Saints Row IV: Re-Elected
  • The Jackbox Party Pack 8
  • Wavetale

 

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Facciamo il punto della situazione: ecco cosa è successo a novembre su Stadia

I dettagli e le nuove funzionalità della MIUI 13 continuano a trapelare

Stando alle più recenti notizie trapelate, Xiaomi toglierà ufficialmente il velo dalla sua MIUI 13 il prossimo 16 dicembre. Il produttore di smartphone cinese dovrebbe presentare questo nuovo sistema operativo insieme alla serie Xiaomi 12. Alcuni dettagli stanno però trapelando in rete, svelando diverse nuove caratteristiche della MIUI 13.

Le nuove caratteristiche includeranno una nuova “cassetta degli attrezzi” intelligente che integra al suo interno video, giochi, note e altre funzioni che saranno ottimizzate per aprirsi rapidamente senza bisogno di muoversi in altri punti del sistema. Un’altra novità migliorerà la fotocamera, nella quale sarà possibile selezionare che un obiettivo venga mantenuto come predefinito al momento della sua riapertura. Ci saranno inoltre un nuovo widget di tracciamento dello stato della batteria, un nuovo indicatore della temperatura della batteria e un’indicazione temporale per le barre di scorrimento degli album. Il nuovo sistema permetterà infine agli utenti di eseguire automaticamente il backup e il ripristino dei dati quando si passa dalla versione beta della MIUI alla versione stabile.

La MIUI 13 si aggiornerà anche all’interconnessione cross-screen. La MIUI+, che implementa una connessione tra i sistemi Android e Windows (gli utenti possono copiare un testo dallo smartphone e incollarlo direttamente sul computer), sarà migliorata e potenziata nelle sue funzionalità.

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I dettagli e le nuove funzionalità della MIUI 13 continuano a trapelare

Com’è Vaguard, il nuovo capitolo della saga di Call of Duty

AGI – Un treno attraversa la Germania, a bordo un gruppo di uomini provenienti da diverse parti del mondo cerca di non dare nell’occhio, ma è vigile, i muscoli sono tesi, pronti a scattare come molle. Le immagini restituiscono uno scenario che il cinema ha reso familiari: le atmosfere sono quelle dell’aprile 1945, la tensione è quella degli ultimi giorni di guerra.

Ma nonostante l’incredibile realismo, non è un film. È un videogioco. Anzi, lo sparatutto per antonomasia: il nuovo capitolo di quella saga immersiva che è Call of Duty. E che dopo qualche incursione nella contemporaneità – e in qualche caso anche in un ipotetico futuro conflitto – è tornata al grande classico, quello da cui tutto ha avuto origine (nel mondo di CoD): la Seconda Guerra Mondiale.

Si chiama ‘Call of Duty: Vanguard’ e arriva un anno dopo Black Ops Cold War. Sviluppato da Sledgehammer per Activision è  disponibile su PS4, PS5, Xbox One, Xbox Series X|S e PC (tramite Battle.net): in modalità single player, multiplayer e zombie. In Vanguard il sergente Arthur Kingsley è al comando della Task Force One, una squadra composta da soldati scelti provenienti da varie parti del mondo, creata per infiltrarsi tra le linee nemiche, scoprire la verità sul misterioso Progetto Phoenix e porre fine alla guerra.

Il gruppo viaggia su un treno nei pressi di Amburgo, senza avere le idee chiare su come proseguire la missione.

Super realistico

Call of Duty vuole essere un vero proprio teatro di guerra. O quantomeno sono queste le sue ambizioni. Al punto che la produzione ha stretto una collaborazione per metterne in evidenza il realismo. Veri fotoreporter di guerra hanno potuto “mettere piede” nel motore grafico di Call of Duty: Vanguard per scattare fotografie in-game. Il loro processo lavorativo e creativo è stato lo stesso di quando si sono trovati in una zona di guerra.

In particolare i fotoreporter di guerra Alex Potter e Sebastiano Tomada Piccolomini si sono avventurati all’interno del motore di gioco per un servizio fotografico esclusivo tenuto presso gli studi di motion capture del publisher Activision. I viaggi di Potter e Piccolomini sono stati poi inseriti in un trailer, permettendo ai fan di vedere con i loro occhi le esperienze e le reazioni in tempo reale di questi fotografi.

I protagonisti

I personaggi principali del gioco vengono presentati all’interno di flashback ambientati in Normandia, a Stalingrado, presso le isole Midway e l’isola di Bougainville, la Libia e l’Egitto. Oltre a Richard Webb, tra i protagonisti c’è Lucas Riggs, esperto di esplosivi irruento e dal carattere ribelle. C’è Arthur Kingsley, che si è arruolato nell’esercito britannico e ha guadagnato i gradi portando a termine missioni estremamente rischiose, in cui ha messo in evidenza le sue capacità di leader e un coraggio raro. Polina Petrova poi è un personaggio che si ispira alla cecchina russa Lyudmila Pavlichenko. C’è poi Wade Jackson è di New York: un soldato che ha combattuto nella 93esima divisione fanteria, la prima formata da afroamericani, di stanza nell’isola di Bougainville. Fanno tutti parte della Task Force One.

Nove missioni

Call of Duty: Vanguard ha un approccio fortemente cinematografico, mescolando finzione e realtà, ed è composto da nove capitoli. La prima missione si svolge a bordo di un treno per Amburgo. 

La dimensione multiplayer

La dimensione multiplayer al momento del lancio ha offerto 20 mappe, 12 operatori, oltre 35 armi e la nuova modalità Zombie. Vanguard supporta il cross-play tra le console della scorsa generazione e quelle next-gen.

Misure anti-cheater contro i giocatori più scorretti

Vanguard ha introdotto anche RICOCHET Anti-Cheat, un approccio pensato per combattere il cheating facendo impiego di nuovi strumenti, lato server, che monitorano le analisi per identificare chi bara, e un processo di indagine (finalizzato all’esclusione) migliorato, di aggiornamenti per rafforzare la sicurezza degli account.

I numeri

Prodotto da Activision, Call of Duty è stato lanciato nel 2003. A oggi la serie conta 19 capitoli ufficiali e 11 spin-off, con 520 milioni di giocatori ed entrate per 15 miliardi di dollari. Nel 2007 Call of Duty 4: Modern Warfare ha offerto ai giocatori la possibilità di immergersi in un futuro conflitto tra Stati Uniti, Regno Unito e Russia. Modern Warfare è stato il gioco più venduto del 2007 e ha aiutato la serie a mantenere il suo posto al vertice del genere dei giochi di guerra. Il suo seguito, Call of Duty: Modern Warfare 2, durante i primi cinque giorni di uscita (novembre 2009), ha incassato oltre 550 milioni di dollari di vendite in tutto il mondo. Call of Duty: Black Ops, il capitolo successivo, ha superato i 360 milioni di dollari di vendite nel primo giorno di uscita (novembre 2010).

 


Com’è Vaguard, il nuovo capitolo della saga di Call of Duty

La storia della Nazionale in una App, il museo è digitale

AGI – Il Museo del Calcio in una App. La storia, il presente, le vittorie, le maglie degli Azzurri sono raccontate nell’App Museo del Calcio per smartphone, realizzata per iOS e Android da SPACE-ETT.

Scaricabile gratuitamente dagli store, offre agli utenti contenuti innovativi, che si uniscono all’esperienza suggestiva all’interno del Museo.La nuova appdel #MuseodelCalcio è disponibile da oggi su Play Store e App Store.

 

La storia degli @Azzurri e delle @AzzurreFIGC tutta in una App

La nuova appdel #MuseodelCalcio è disponibile da oggi su Play Store e App Store.#Azzurri #Azzurre #Figc #Nazionale #Italia pic.twitter.com/Sfb2QNBVti

— Museo del Calcio di Coverciano (@museocoverciano) November 9, 2021

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 “Il Museo cambia anche nel modo di vivere le esperienze legate agli Azzurri, che si identificano in tappe di vita in ognuno di noi – ha spiegato Matteo Marani, presidente della Fondazione Museo del Calcio – con la App, gratuita, il Museo del Calcio ‘parla’ anche alle giovani generazioni e crea un nuovo coinvolgimento e una nuova interazione al passo con i tempi. La App Museo del Calcio, inoltre, sarà uno strumento di aggiornamento importante anche dopo la visita per avere info sull’arrivo di nuovi cimeli, sulle visite speciali degli Azzurri al Museo e sulle iniziative a cui diamo vita”. 

Un patrimonio da custodire

“Il successo della Nazionale ad EURO 2020 ha riportato la leggerezza che mancava da tanto nel nostro paese, come accadde con la vittoria dei Mondiali del 1982. La storia azzurra di ieri e di oggi è un patrimonio importante da custodire”, ha affermato Marco Tardelli ospite alla presentazione della App del Museo del Calcio. Con lui anche Gabriele Oriali, che in merito alla Nazionale ha detto: “È la mia vita, sono anni che vivo il percorso azzurro, prima come calciatore e ora come dirigente. L’emozione vissuta ad EURO 2020 mi ha fatto rivivere la gioia del 1982″.

 

Un #museo sempre più digitale e con nuovi contenuti tutti da scoprire..#MuseodelCalcio #Azzurri #Figc #Nazionale pic.twitter.com/EMUpALftdD

— Museo del Calcio di Coverciano (@museocoverciano) November 8, 2021

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Alla presentazione della App del Museo del Calcio, sono intervenuti con un video-messaggio Gabriele Gravina, presidente Figc, Roberto Mancini, Ct della Nazionale e Gianluca Vialli, capo delegazione. 

Realizzata in due lingue, italiano e inglese, l’App potrà essere scaricata sul proprio device all’arrivo al Museo e consentirà di accedere a diverse tipologie di media e contenuti speciali.

Attraverso un’attenta ricerca iconografica e storica, sono stati selezionati cimeli, testi e fotografie, per una fruizione più tradizionale, ma anche audio descrittivi, video storici di repertorio e soprattutto video-testimonianze che il presidente della Fondazione Museo del Calcio, Matteo Marani, ha voluto registrare e narrare in prima persona a tutti gli appassionati che faranno visita al nuovo allestimento.

L’applicazione, realizzata dalla società toscana SPACE S.p.A.-Gruppo ETT, rende il visitatore protagonista della visita attraverso la proposta di approfondimenti storici attivabili con tecnologia bluetooth, mentre i cimeli più significativi e iconici saranno segnalati da una speciale icona e un QR code attivabile dal lettore interno alla App.

La App Museo del Calcio è disponibile gratuitamente su Play Store e Apple Store. 


La storia della Nazionale in una App, il museo è digitale

È morta Federica Cavenati, astro nascente della moda

AGI – Dopo una breve, folgorante malattia è morta ad appena 28 anni Federica Cavenati, stilista e co-fondatrice del marchio londinese 16Arlington. Stella nascente del settore, aveva fondato il marchio insieme al compagno di lavoro e di vita, Marco Capaldo, conosciuto durante gli studi nella sede londinese dell’Istituto Marangoni.

La giovane è morta il mese scorso, tre settimane fa, ma la famiglia lo ha reso noto solo oggi con un necrologio pubblicato su Vogue britannico, parlando di “incredibile senso di perdita”. “Che la sua risata senza freni e il suo sconfinato appetito per la creatività non risuonino più nello studio 16Arlington è una tragica perdita per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di incontrarla. Kikka era una luce bianca; con un’energia inconfondibile e l’amica più incoraggiante e fieramente leale “, ha scritto sempre su Vogue l’amica Lena Dunham.

 

 

Sebbene relativamente nuova, l’azienda fondata nel 2017 da Kikka – come era conosciuta da chi le era più vicino – e dal suo socio in affari e compagno, Marco Capaldo, ha vestito celebrities come Jennifer Lopez, Kendall Jenner, Lizzo, Billie Eilish, Lady Gaga e Amal Clooney

 

Marco Capaldo e Federica (“Kikka”) Cavenati si erano incontrati all’università  a Londra. Prova vivente che gli opposti si attraggono, l’etichetta dei due – chiamata così in omaggio al loro primo studio condiviso – era nata dal mix tra la tendenza di Kikka verso il minimalismo scandinavo e l’occhio di Marco per certi barocchismi. “Se hai paura del glamour, questo non è un marchio con cui giocare” si diceva di loro nel nondo della moda.

A ispirare Federica era il fatto di aver visto le ragazze londinesi indossare gli ultimi look delle passerelle, integrandoli con quelli di talenti emergenti, per poi mescolarli con chicche trovate nel mercatino di Portobello. “In qualche modo tutto funziona, è sicuramente un risultato del fatto che Londra è un centro culturale” diceva, “Gli italiani sono tutti per l’esuberanza: amano la vita e sono estremamente appassionati. Il parallelo tra il modo di vestire della donna londinese e lo stile di vita della donna italiana è molto evidente”.

Nella dinamica di coppia, Capaldo rapresentava l’artigianalità e l’architettura di un capo. “Ho montato il nostro albero di Natale e Marco lo decora” diceva di lui Federica, “La donna 16ARLINGTON non è conforme a un particolare gruppo di età, occupazione o stile di vita. Le nostre donne condividono tutte lo stesso atteggiamento e senso del divertimento: la sua vita è una festa e tutti sono invitati”.

 


È morta Federica Cavenati, astro nascente della moda

Anche WhatsApp fa parte della grande famiglia Meta, e ci tiene a sottolinearlo

WhatsApp beta per Android sta rilasciando il suo ultimo aggiornamento alla versione 2.21.22.21 tramite il Google Play Beta Program. La principale novità contenuta al suo interno riguarda la scritta “WhatsApp from Meta” che va a sostituire la precedente indicazione di appartenenza del prodotto al gruppo Facebook. Come sempre accade, WhatsApp sta distribuendo l’aggiornamento in questi giorni, ma potrebbe volerci un po’ prima che si renda disponibile su tutti i dispositivi facenti parte del programma beta.

Il footer “WhatsApp from Facebook” era stato implementato dall’azienda soltanto due anni fa, ma ora è già tempo di cambiarlo. Dopo aver introdotto il nuovo piè di pagina nella beta di WhatsApp Messenger per iOS 2.21.220.14, ora è il turno della versione beta dell’app per Android.

Will Cathcart aveva già precedentemente confermato su Twitter che avrebbero aggiornato il nome per riflettere il cambiamento anche all’interno di WhatsApp e del loro sito web.

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Anche WhatsApp fa parte della grande famiglia Meta, e ci tiene a sottolinearlo