Il caso Argo segna la fine (per ora) della guida autonoma

AGI – Amazon poteva acquisire e salvare Argo AI, l’ormai defunta startup che si occupava dello sviluppo di tecnologie per la guida autonoma, sostenuta da Ford e Volkswagen. Avrebbe potuto farlo, prima che l’accordo saltasse, come riportato da Bloomberg.

La scorsa primavera la società di Bezos era pronta ad investire centinaia di milioni di dollari nel progetto per utilizzare la tecnologia di guida autonoma di Argo e automatizzare alcuni dei furgoni elettrici per le consegne che stava acquisendo da Rivian Automotive.

Ford e Volkswagen erano ansiosi di portare un terzo partner in Argo, per sostenere l’alto costo dello sviluppo della tecnologia di guida autonoma. Tanto che, all’inizio del 2022, l’allora amministratore delegato di VW, Herbert Diess, era andato negli Stati Uniti per discutere l’accordo con il co-fondatore di Amazon, Jeff Bezos.

Le società hanno però faticato a elaborare una struttura di governance per il controllo della startup. Inoltre, il gigante della vendita al dettaglio è stato scoraggiato dall’alto costo della tecnologia di Argo. L’invasione russa dell’Ucraina ha fatto il resto, destabilizzando ulteriormente un’economia globale alle prese con problemi legati alla catena di approvvigionamento e, negli Stati Uniti, con la più alta inflazione degli ultimi 40 anni.

Insomma, spendere miliardi per una tecnologia ancora non provata non sembrava una scommessa così buona. Senza Amazon a bordo, Argo non è stata in grado di attrarre altri investitori e rafforzare la propria credibilità per poi quotarsi in borsa. Ford e VW il mese scorso hanno chiuso Argo, che un tempo valeva oltre 7 miliardi di dollari. Fine della storia o quasi.

Il fallimento di Argo non è un caso isolato. È cresciuto lo scetticismo sulla fattibilità commerciale delle auto a guida completamente autonoma. Le case automobilistiche stanno investendo invece miliardi per passare ai veicoli elettrici, cercando di soddisfare normative sempre più severe per combattere il cambiamento climatico.

Quindi, data la crisi e con l’elettrico come priorità, che ne è stato dei sogni a guida autonoma? Meno di dieci anni fa General Motors, nel 2017, prometteva la produzione in serie di veicoli completamente autonomi nel 2019.

Lyft sosteneva nel 2016 che metà delle sue corse sarebbero state a guida autonoma entro il 2021. Anche Ford aveva parlato del 2021 come data per la distribuzione di questi veicoli su larga scala. Un rapporto di McKinsey sostiene che il settore dei veicoli autonomi abbia raccolto finora 100 miliardi di dollari, ma i risultati sono ancora scarsi. Che cosa è successo?

Il fatto è che non basta che un software guidi un veicolo all’interno di una corsia autostradale (cosa già eccezionale), anche per migliaia di chilometri consecutivi. Un’auto a guida autonoma, senza volante o pedali, deve essere in grado di guidare da sola in ogni situazione possibile.

Con milioni di chilometri percorsi dagli esseri umani ogni giorno, il numero di situazioni difficili e insolite, i cosiddetti casi limite, è enorme. Gli eventi insoliti sono, per definizione, non comuni, ma l’enorme numero di eventi insoliti incontrati da milioni di conducenti in tutto il mondo significa che gli “eventi insoliti” sono comuni.

“È davvero, davvero difficile”, aveva detto il ceo di Waymo John Krafcik nel 2018 sulla tecnologia di guida autonoma. “Non sai cosa non sai fino a quando non sei davvero lì dentro e provi a fare le cose”. Di fronte a questi ostacoli i leader di settore hanno ridimensionato gli obiettivi (leggi, quindi, guida assistita e non più autonoma). 

Nel 2018 gli analisti stimavano il valore di mercato di Waymo, all’epoca sussidiaria di Alphabet, in 175 miliardi di dollari ma nel corso di un recente round di finanziamento la valutazione era scesa a 30 miliardi, più o meno lo stesso di Cruise. 

La startup Aurora Innovation, co-fondata dall’ex capo dei veicoli autonomi di Google, Chris Urmson, ha perso oltre l’85% dall’anno scorso e ora vale meno di 3 miliardi di dollari e rischia di essere svenduta. Nel frattempo la società è passata allo sviluppo di camion a guida autonoma: si muovono principalmente sulle autostrade e sono più facili da padroneggiare.

Nuro, una startup, è passata dalle auto a guida autonoma allo sviluppo dii veicoli completamente autonomi senza una persona all’interno per la consegna delle merci. È una sfida molto più semplice in quanto non ci si deve preoccupare di proteggere le persone all’interno dei veicoli.

Anche le aziende che sviluppano Lidar, considerato un componente chiave per i veicoli a guida autonoma, al pari delle società a guida autonoma, sono precipitate. Velodyne, Quanergy, Luminar e Ouster hanno perso tutte valore.
Tesla, che da anni promette la “guida completamente autonoma”, ha offerto una funzione di assistenza alla guida meno ambiziosa che piace ad alcuni, ma è anche un prodotto beta con molto margine di miglioramento. Oltretutto sta anche affrontando diverse indagini governative relative alla sua tecnologia.

Solo l’Argo AI di VW e Ford e la Cruise di GM erano rimaste concentrate esclusivamente sulle auto a guida autonoma. Ora resta Cruise.
 

 


Il caso Argo segna la fine (per ora) della guida autonoma

Il nuovo aggiornamento del Galaxy S10 migliora la stabilità della fotocamera, del Bluetooth e del sistema

Qualche tempo fa, il Samsung Galaxy S10 ottenne un aggiornamento comprendente le patch di sicurezza di ottobre 2022. L’azienda sudcoreana, però, non si è fermata qui, confermandosi ancora una volta come una delle realtà che cura maggiormente gli update per i propri smartphone anche non più recenti. Difatti, Galaxy S10e, Galaxy S10 e Galaxy S10+, in tutta Europa, stanno ricevendo un aggiornamento con firmware G97xFXXUGHVJ5. L’update, tra l’altro, è disponibile anche per il Galaxy S10 5G in Svizzera, con il numero di firmware G977BXXUDHVJ5.

Per quanto riguarda le novità apportate da questo aggiornamento, il registro delle modifiche menziona miglioramenti alla stabilità dell’app “Fotocamera” nonché ottimizzazioni varie per la stabilità del Bluetooth e per il sistema operativo. Infine, non potevano mancare le patch di sicurezza di ottobre 2022. Il rilascio, così come accennato in precedenza, dovrebbe arrivare in queste settimane per tutti gli utenti europei, che potranno scaricarlo sia manualmente che tramite telefono, cliccando su “Impostazioni” e poi su “Aggiornamento Software”, infine su “Scarica ed Installa”.

E a proposito di aggiornamenti, ad eccezione del modello S10 Lite, la gamma di Galaxy S10 non riceverà l’aggiornamento alla One UI 5.0 basata su Android 13. Al di là di questa notizia non propriamente positiva, però, Samsung sta dimostrando di non voler scordare alcun suo dispositivo. Difatti, come dimostrato da questo update, non si perde alcuna occasione per provare a migliorare l’esperienza utente su molti smartphone.

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Il nuovo aggiornamento del Galaxy S10 migliora la stabilità della fotocamera, del Bluetooth e del sistema

Google Pixel 7a sarà il miglior best buy della serie

Il prossimo smartphone di Google, Pixel 7a, si preannuncia già come un aggiornamento significativo rispetto agli altri modelli della serie A. Difatti, il dispositivo dovrebbe avere fotocamere migliori, supporto alla ricarica wireless e tanto altro. Nello specifico, secondo alcune indiscrezioni, il nuovo modello dovrebbe essere lanciato nel 2023 e tra i punti di forza potrebbe avere un corpo in ceramica che gli conferirebbe un aspetto certamente premium. Per quanto riguarda il processore, dovrebbe essere equipaggiato con il chip Tensor G2, lo stesso della serie Pixel 7.

Un altro notevole cambiamento che sembra in arrivo per Pixel 7a è l’introduzione della ricarica wireless. Come notato per la prima volta dal ricercatore Android Kuba Wojciechowski, il Pixel 7a includerà il chip “P9222” per la ricarica wireless (che forse sarà in grado di ricaricare solo 5 W). Il “pezzo forte” dello smartphone, tuttavia, dovrebbe essere il modulo fotografico. A riguardo, è probabile che il sensore principale sarà il Samsung GN1 da 50 MP, lo stesso già visto sui Pixel 6. Gli altri due sensori, invece, saranno un Sony IMX787 da 64 MP per il teleobiettivo ed un Sony IMX72 da 13 MP per l’ultrawide (lo stesso sensore dovrebbe essere impiegato anche come fotocamera frontale).

Se tutte queste notizie venissero confermato si tratterebbe davvero di una rivoluzione importante rispetto ai precedenti modelli della serie A. Difatti, un corpo interamente in ceramica non si era mai visto su un Pixel di questa linea, così come anche il teleobiettivo, fino ad ora sempre un’esclusiva dei modelli “Pro”. Per le conferme ufficiali, tuttavia, occorrerà attendere comunicazioni da parte di Google, ma l’attesa da parte dei possibili acquirenti è già alta.

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Google Pixel 7a sarà il miglior best buy della serie

EMUI 13 ufficiale: tutte le novità della nuova interfaccia di Huawei

Huawei, nonostante un periodo non particolarmente favorevole, continua ad investire sul settore mobile. L’ultima novità in tal senso è il futuro rilascio del nuovo aggiornamento “EMUI 13”. Si tratta dello stesso update denominato in Cina come “HarmonyOS 3.0”: difatti nel contesto globale il firmware creato dall’azienda cinese conserva la denominazione “EMUI”. Passando alle novità del pacchetto, sono varie e tutte con un obiettivo: garantire all’utente un’esperienza ancora più coinvolgente.

Una delle principali novità riguarda l’interazione con i widget. Ad esempio, le icone delle app di sistema che prevedono un widget hanno una linea in basso: se si preme su di essa facendo uno swipe verso l’alto si aprirà il relativo widget (che potrà essere personalizzato come dimensioni e fissato a schermo). Tra l’altro, sempre a proposito di widget, alcuni di loro potranno essere combinati dando vita ad una soluzione unica in grado di fornire maggiori informazioni.

Un’altra novità si chiama “Superhub” e consiste nel potenziamento della funzione di “copia/incolla”. In pratica, sarà possibile trascinare testo, file o immagini in alto a destra, dove verrà visualizzata una cartella virtuale che conterrà tutti gli elementi copiati. Questa cartella, quindi, potrà essere aperta per selezionare i file precedentemente copiati. Novità anche per “Super Device”, l’opzione che consente ai vari dispositivi Huawei di comunicare tra di loro e che ora supporta un maggiore numero di prodotti, tra cui MatePad Paper, i MateBook e la TV Huawei Vision. In termini di novità, ad esempio, la collaborazione multi-schermo supporterà le finestre in orizzontale per il mirroring dello smartphone su PC. Inoltre, sempre tramite Super Device, è stata aggiunta la possibilità di condividere l’audio su più cuffie (compatibilità limitata alle Huawei FreeBuds 2 Pro).

Non manca, poi, una certa attenzione alla “pulizia” dello smartphone: se ne occuperà “SuperStorage”, un’opzione che comprimerà le app meno utilizzate ed eliminerà tutti i download inutili. Questa funzione potrà arrivare a liberare fino a 20 GB. Lato sicurezza, infine, Huawei ha rinnovato il “Privacy Center”, che offrirà una panoramica sulla frequenza con cui le app chiedono accesso ai dati personali, e il “Security Center”, che automaticamente ricercherà eventuali rischi per la sicurezza e virus.

Disponibilità

Huawei, almeno fino ad ora, non ha fornito tempistiche precise circa il rilascio dell’aggiornamento “EMUI 13”. Probabile, a riguardo, che qualche novità possa emergere nelle prossime settimane.

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EMUI 13 ufficiale: tutte le novità della nuova interfaccia di Huawei

Al mercato della sabbia, tra furti, speculazioni, mafie

AGI – Le più colpite e prese di mira, in Italia, sono le spiagge della Sardegna. Quelle di Alghero, Stintino, Cala Luna, Costa Smeralda, dove la sabbia è più fine, colorata e pregiata.

Furti, furti di sabbia. Da poche manciate a qualche chilo, anche 50. Come un semplice souvenir. Che poi viene regolarmente sequestrata all’aeroporto, individuata nelle valigie. Con conseguenti sanzioni amministrative ai fedifraghi possessori, come previsto dall’art. 40, comma 2, della legge regionale 16/2017, il cui importo varia da un minimo di 500 euro a un massimo di 3.000. Nel solo 2008, nei depositi dell’aeroporto di Olbia sono state trattenute ben 10 tonnellate di sabbia da spiaggia, sequestrate agli imbarchi, conchiglie e pezzi di roccia incluse.

I mille impieghi della sabbia

“Ogni granello di sabbia rubato è un pezzo del nostro futuro che se ne va”, si dice. La sabbia è infatti la risorsa naturale più consumata al mondo dopo l’acqua. Ampiamente utilizzata in edilizia, negli ultimi anni ha visto aumentare notevolmente i suoi consumi. La sabbia si trova ovunque, spesso senza che ce se ne accorga: nel vetro, nei cosmetici, nell’industria elettronica, ma soprattutto nel cemento. La crescita della popolazione e l’urbanizzazione dilagante, soprattutto nei paesi asiatici e africani, stanno portando a un aumento dei suoi consumi. Che, in vent’anni, vanno moltiplicati per tre. Con impatti sull’ambiente devastanti. Così come sulle popolazioni locali. Tanto che c’è da chiedersi: è da temere una scomparsa della sabbia?

Ma i furti non sono solo in Italia, succede ovunque nel mondo. E spesso accade anche di peggio. Ad esempio, una giovane funzionaria pubblica che ha osato sfidare la potente ”mafia della sabbia” e che per questo è stata sospesa dal lavoro, è poi diventata un’eroina in India, Paese dove la corruzione è dilagante. In India, le mafie della sabbia, ad esempio, hanno potere, soldi, armi. I granelli di sabbia sono invece la ricchezza e allo stesso tempo anche la “maledizione” delle Maldive perché in nome dello sviluppo l’arcipelago sta aggravando la sua vulnerabilità.

Mentre in Groenlandia la sabbia è come un nuovo orizzonte, una nuova prospettiva “per poter diversificare la propria economia e prendere anche le distanze dalla Danimarca”; quanto alla Florida, essa è in continua lotta per la sopravvivenza delle proprie spiagge, stretta com’è tra le correnti e dagli uragani, da un lato, e la continua erosione per motivi edilizi dall’altro. Per questo, dev’esser continuamente rifornita della materia prima. Capo Verde è invece ostaggio di veri e propri saccheggiatori: lontane dalle edificanti cartoline turistiche, alcune spiagge dell’arcipelago sono oggi ridotte a vere e proprie cave. La capitale francese, Parigi, ha anche lei un suo insaziabile quanto inesauribile appetito di sabbia per alimentare quattro nuove linee della metropolitana, 68 stazioni e 12 mila ettari di uffici e nuove abitazioni.

I numeri

Cellulari, cosmetici, detersivi, vetro, carta, chip per computer, ma anche, e soprattutto, abitazioni, strade e lavori pubblici. Per quanto discreta possa essere, la sabbia interferisce in ogni minimo angolo e settore della nostra vita quotidiana. Uno studio pubblicato in primavera dalla rivista New Scientist, citato alcune settimane fa in un servizio da Le Monde, stima che la domanda globale “potrebbe crescere del 45% entro il 2060”.

Basando i loro calcoli sulle proiezioni demografiche e sul ritmo atteso di crescita economica, i ricercatori dell’Università di Leiden (Paesi Bassi) hanno concluso che il fabbisogno, nell’ordine di 3,2 miliardi di tonnellate l’anno nel 2020, potrebbe balzare a 4,6 miliardi di tonnellate l’anno nei prossimi quarant’anni, spinto in particolare dall’urbanizzazione sfrenata dei paesi asiatici e africani. L’Africa, invece, ospita la più grande distesa di sabbia del pianeta, il Sahara, che supera i 9 milioni di chilometri quadrati. 

Ma i granelli della sabbia del deserto non sono sfruttabili, troppo tondi e troppo fini per la composizione del cemento, che necessita invece di granelli angolari a più dimensioni per poter garantire meglio la compattezza e solidità dell’impasto. È quindi solamente lungo le coste, negli alvei dei fiumi ma anche nei bacini che i “mercanti di sabbia” raccolgono il prezioso materiale.

La verità è che non si sa esattamente quanta sabbia si prelevi nel mondo. I dati da questo punto di vista sono discordanti, perché per esempio un servizio della rivista Focus del settembre 2017 faceva riferimento ad un rapporto dell’Unep, programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (“Sabbia più rara di quanto si pensi”), nel quale c’era scritto che nel 2012 sono stati usati circa 27 miliardi di tonnellate di sabbia per il solo comparto dell’edilizia e decine di milioni di tonnellate per altri usi, destinati ai mercati asiatici, europei e nord-americani, oltre a quantità imprecisabili non dichiarate nel mercato illegale. Un dato di gran lunga superiore a quello citato dai ricercatori dell’Università di Leiden, di cui s’è riferito più sopra, che parla di un fabbisogno di 3,2 miliardi di tonnellate l’anno nel 2020. Tant’è.

Ad ogni modo, il business legale della sabbia sarebbe stato stimato attorno ai 9 miliardi di dollari per il 2016 per i soli Stati Uniti, e ritenuto in crescita del 5% l’anno. Sempre secondo il servizio di Focus, i geologi definiscono sabbia “un materiale con granelli di diametro tra 1/16 di millimetro (0,06 mm) e 2 millimetri” mentre materiali più grandi o più piccoli “appartengono ad altre categorie” (ghiaie, limo). Tuttavia, la sabbia è così diffusa sulla superficie della Terra che “quasi tutti i popoli ne hanno fatto uso nelle costruzioni, come abrasivo e per centinaia di altri scopi pratici”. Viene addizionata alla malta, al calcestruzzo, ai prodotti strutturali di argilla, all’asfalto.

La sabbia come elemento di tensione politica tra i paesi

Ad ogni modo negli ultimi anni la richiesta di sabbia avrebbe superato quella dei combustibili fossili: è un mercato molto ricco ma che non riesce più a restare entro i confini della legalità. Questa massiccia estrazione, mediante scavo nelle cave o durante le operazioni di dragaggio, non risparmia più nessuna regione del pianeta e rappresenterebbe ormai l’85% dell’attività estrattiva. “La sabbia è coinvolta in oltre il 70% di tutto ciò che viene costruito nel mondo. Un settore particolarmente goloso: l’edilizia consuma quasi 200 tonnellate di inerti per costruire una casa unifamiliare, 3.000 tonnellate per costruire un ospedale. Nessuna rete stradale nemmeno senza il ricorso a questa miscela: ogni chilometro di asfalto inghiotte, ad esempio, 30.000 tonnellate”, si legge sempre nel servizio di Le Monda dei primi giorni di settembre.

Il punto è che la sabbia e la sua importazione per sostituire quella “esaurita” dalle coltivazioni intensive non fa notizia mentre però sorgono alcuni problemi: la “questione sabbia” è diventata un elemento di tensione politica tra Singapore e i Paesi vicini, come Cambogia, Malesia e Indonesia, perché stanno rallentando le esportazioni.

Il Vietnam ha invece preso atto del problema in modo ufficiale, tanto che Pham Van Bac, direttore del Dipartimento dei Materiali da Costruzione che fa capo al Ministro delle Infrastrutture, ha dichiarato che la “sabbia nazionale” non riesce più a sostenere la richiesta e che, in mancanza di alternative, dal 2020 non si potrà più costruire nulla che richieda la necessità di utilizzare sabbia.

 


Al mercato della sabbia, tra furti, speculazioni, mafie

Con la fine della pandemia si è avuto un picco di abbandoni di animali domestici

AGI – Durante la pandemia prendere un animale in casa, cane, gatto, canarino, pappagallo, porcellino d’india, coniglio o criceto che fosse, per sé o per i propri figli e accoglierlo in famiglia è stato un modo per addolcire l’impatto del lockdown. Ma ora con la fine della pandemia sembra che degli animali se ne vogliano disfare.

Ne parla il New York Times che segnala un fenomeno che sta prendendo piede, in particolare da quando la fattoria della Hudson Valley di Bill Crain è stata presa d’assalto da persone che chiedevano con insistenza che si prendesse cura di anatre, polli, pulcini, anatroccoli, ogni genere d’animale.

Il motivo? “Pensano che la pandemia sia finita e non vogliono più dedicare tempo a prendersi cura di loro”, ha detto il signor Crain, 78 anni. Le persone chiamano perché sperano che Crain si prenda in carico i loro animali domestici. “È grave che le persone abbandonino gli animali”, ha commentato Crain.

Il punto è che nei giorni acuti del Covid-19 diverse persone, allontanandosi dalle città assediate dal virus optando per la campagna, hanno fatto crescere la richiesta di animali da cortile facendo spazio nelle proprie abitazioni a cani e gatti dopo aver “ripulito gli scaffali dei negozi da gerbilli e lucertole, cincillà e serpenti”, persino.

Ogni genere di animale è diventato “oggetto di consolazione”, ma ora che la pandemia è finita e le persone tornano negli uffici e gli studenti a scuola, anche gli animali devono tornare da dove sono venuti. Persino i pesci.

Calcola il Times: “La restituzione di piccoli animali sono aumentate di oltre il 50% a livello nazionale nei primi sei mesi del 2022, rispetto allo stesso periodo dell’anno prima, secondo Shelter Animals Count, che raccoglie dati da oltre 6.000 rifugi, sebbene rimangano ancora inferiori di circa il 20% del periodo prepandemico. Al contrario, le rese di cani e gatti sono aumentate di meno del 7% rispetto all’anno precedente e sono ancora circa il 15% al ​​di sotto dei livelli del 2019”.

Sottolinea il quotidiano: “A New York City, in tanti hanno invaso il sistema dei rifugi per animali della città – 600 finora quest’anno, più del doppio dei numeri prepandemici – al punto tale che il consiglio comunale valuta di varare un disegno di legge che vieterebbe la loro vendita nei negozi”. 

La maggior parte ha meno di tre anni, il che indica che si trattava di “acquisti causati dal virus”, ha affermato Katy Hansen, portavoce del sistema dei rifugi, l’Animal Care Centers di New York City. “L’aumento della popolazione ha costretto i rifugi a investire in una nuova struttura per accogliere i porcellini d’India da 20.000 dollari”.

Una situazione insostenibile al punto tale che “mercoledì, una scatola contenente 22 porcellini d’India di tutte le età è stata trovata abbandonata nell’atrio di un condominio di Staten Island, ha raccontato un’abitante del posto.

Basti pensare che a Central Park, “quest’anno i soccorsi di tartarughe domestiche dalle orecchie rosse sono quasi triplicati”, sottolinea il Times, che annota: “Il fenomeno è diventato internazionale. In Inghilterra, la Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals ha riportato un aumento del 24% delle segnalazioni di abbandoni da gennaio a luglio di quest’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Ciò includeva 3.363 animali domestici esotici abbandonati, tra cui 1.455 pesci e 685 serpenti”.


Con la fine della pandemia si è avuto un picco di abbandoni di animali domestici

Batteria e fotocamere della serie Samsung S23: nuovi dettagli

Giornata ricca di anticipazioni sugli attesi Samsung Galaxy S23, quella di oggi. Grazie ai leaker sguinzagliati alla caccia di informazioni sui nuovi smartphone top di gamma del gigante coreano, siamo infatti riusciti a venire a conoscenza di alcune specifiche tecniche della serie. 

Le ultime indiscrezioni riguardano le batterie di Galaxy S23+ e Galaxy S23 Ultra, oltre a informazioni più dettagliate riguardanti la fotocamera ultrawide della serie.

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Batterie, buone notizie per S23+

Grazie a un precedente leak, avevamo appreso come Galaxy S23 sarà dotato di una batteria con capienza leggermente superiore (3.885 mAh) rispetto al precedente Galaxy S22 (3.700 mAh). Ora sappiamo anche i dettagli degli altri due smartphone.

Galaxy S23+, identificato dal numero di modello SM-S916, sarà dotato di una batteria numero EB-BS916ABY, dotata di una capacità nominale di 4.565 mAh (tipica 4.700 mAh). Questo rappresenta un netto miglioramento rispetto a S22+ (qui trovate la nostra recensione), che aveva una batteria da 4.500 mAh (tipica) e non era caratterizzato da una grande autonomia. Da quello che si sa, Samsung queste batterie sono prodotte da Amperex (ATL) in Cina e Samsung SDI in Vietnam.

Per quanto riguarda invece Galaxy S23 Ultra, non aspettatevi miglioramenti, in quanto la batteria, numero di modello EB-BS918ABY, ha una capacità nominale di 4.855 mAh (capacità tipica 5.000 mAh). Questa è esattamente la stessa capacità della batteria del Galaxy S22 Ultra (qui la nostra recensione), che in effetti eccelleva in autonomia. Anche in questo caso, le batterie sono prodotte da Amperex e Samsung SDI.

Fotocamera ultra grandangolare: stessa risoluzione rispetto ai Galaxy S22

L’altra anticipazione del giorno riguarda la fotocamera ultra grandangolare dei Galaxy S23 e Galaxy S23+ che, almeno dal punto di vista della risoluzione, non cambierà rispetto alla generazione precedente. Questo vuol dire che manterrà sempre il sensore da 12 MP che avevamo trovato su Galaxy S22, S22+ e S22 Ultra

È molto probabile che anche Galaxy S23 Ultra sarà dotato della stesso sensore, proprio come l’anno scorso tutti e tre i dispositivi avevano la stessa fotocamera ultra grandangolare, ma al momento non si può affermare per certo

La fotocamera dei nuovi Galaxy S23 è uno dei punti più caldi dei nuovi smartphone di Samsung, ma al momento sembra che solo la fotocamera frontale di S23 e S23+ e la fotocamera principale di S23 Ultra potranno offrire motivo di interesse.

Secondo anticipazioni precedenti, infatti, Samsung aggiornerà la fotocamera selfie della serie S23, che passerà da 10 a 12 MP, mentre il teleobiettivo non cambierà molto, restando con sensore da 10 MP e zoom ottico 3x. 

Per quanto riguarda Galaxy S23 Ultra, la fotocamera frontale potrebbe restare da 40 MP, ma non ci sono informazioni a riguardo, mentre la principale dovrebbe essere l’attesissima ISOCELL HP3 da 200 MP

Serie S23 probabilmente più cara

Infine una parola su prezzi e lancio dei nuovi Galaxy S23. La sensazione comune è che si teme questi seguano il trend del 2022 e vedano un aumento rispetto alla serie S22, mentre per quanto riguarda l’annuncio, gli esperti di settore concordano su un evento tra la fine di gennaio e la fine di febbraio 2023.

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Batteria e fotocamere della serie Samsung S23: nuovi dettagli

Come abilitare/disabilitare i suoni della custodia di ricarica degli AirPods Pro 2

I suoni emessi dalla custodia di ricarica degli AirPods Pro 2 vi infastidiscono? Ecco come disabilitarli.

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Come abilitare/disabilitare i suoni della custodia di ricarica degli AirPods Pro 2