Il tasto “Invio” non è una difesa valida per proteggere dati digitali sensibili

AGI – Quando si sottoscrive una newsletter, ci si registra su un sito, si acquista un biglietto, si fa una prenotazione di un hotel o anche il check-out online, si dà per scontato che se si digita male l’indirizzo e-mail o si cambia idea, basta uscire dalla pagina e tutto finisce. La convinzione è che non sia successo nulla finché non si preme il pulsante “Invia” e che i dati che inseriamo non andranno da nessuna parte, finché appunto non premiamo il pulsante di invio. Non è così. I nostri dati sono già andati da qualche parte. Dopo aver analizzato più di 100 mila siti Web, un gruppo di ricercatori della KU Leuven, della Radboud University e dell’Università di Losanna ha scoperto che un numero impressionante di siti Web raccoglieva di nascosto tutto ciò che veniva digitato in un modulo online, anche se gli utenti cambiavano idea e lasciavano il sito senza premere il tasto Invio. 

Le nostre e-mail

Al centro di questa trama ci sono i nostri indirizzi mail. “I marketer si affidano sempre più a identificatori statici come numeri di telefono e indirizzi e-mail perché le aziende tecnologiche stanno gradualmente abbandonando il monitoraggio degli utenti basato sui cookie per motivi di privacy. “Tracciare gli utenti su Internet con i cookie sta diventando sempre più problematico per molte aziende”, ha sottolineato Güneş Acar,  professore e ricercatore della Radboud University, a capo della squadra che si è occupata dello studio.

Raccolta senza consenso

La ricerca ha utilizzato un software che simulava un utente reale, che visitava cioè pagine Web e compilando pagine di accesso o registrazione senza inviare, e ha rilevato in particolare che 1.844 siti Web nell’Ue avevano raccolto i propri indirizzi e-mail senza il consenso dell’utente. Negli Stati Uniti è stato anche peggio, con 2.950 siti che hanno fatto lo stesso.

“Considerando la sua portata, l’invadenza e gli effetti collaterali non intenzionali, il problema della privacy su cui indaghiamo meriterebbe una maggiore attenzione da parte dei fornitori di browser, degli sviluppatori di strumenti per la privacy e delle agenzie di protezione dei dati”, hanno avvertito gli autori nello studio.

Servizi di marketing e analisi dei dati

Il fatto è questo: molti siti incorporano servizi di marketing e analisi di terze parti, che raccolgono i dati dei moduli, indipendentemente dall’invio. “Se c’è un pulsante “Invia” su un modulo, la ragionevole aspettativa è che faccia qualcosa, che invierà i tuoi dati quando fai clic – ha spiegato sempre Güneş Acar – siamo rimasti molto sorpresi da questi risultati. Pensavamo che forse avremmo trovato alcune centinaia di siti in cui la email viene registrata prima dell’invio, ma questo ha superato di gran lunga le nostre aspettative”.

Gli autori dello studio hanno scoperto che i siti Web in cui gli indirizzi e-mail sono stati raccolti, in Europa includevano anche testate internazionali. Dopo aver pubblicato lo studio, i ricercatori hanno anche scoperto che Meta e TikTok stavano utilizzando i propri tracker di marketing, invisibili, per raccogliere dati anche da altre pagine web.

I siti Web che avevano utilizzato Meta Pixel o TikTok Pixel, frammenti di codice che consentono ai domini dei siti Web di tracciare l’attività dei visitatori, avevano una funzione di “corrispondenza avanzata automatica”, che consente alle piattaforme dei social media di acquisire dati dai siti Web dell’inserzionista.

Concretamente che cosa è successo? Quando si inseriva un indirizzo e-mail nella pagina in cui era presente Meta Pixel, i ricercatori hanno scoperto che facendo clic sulla maggior parte dei pulsanti o collegamenti che portavano gli utenti lontano da quella pagina, i dati personali venivano presi da Meta o TikTok.

Secondo le stime dello studio negli Stati Uniti 8.438 siti potrebbero aver fatto arrivare dati a Meta tramite il suo Pixel, mentre 7.379 siti potrebbero essere stati interessati dagli utenti dell’U4.

Come avviene il tracciamento

I ricercatori, che presenteranno i risultati di questo studio alla conferenza sulla sicurezza di Usenix ad agosto, hanno sottolineato che, in sostanza, la pratica è simile a quella dei cosiddetti key logger, programmi dannosi che registrano tutto quello che un determinato soggetto digita. I ricercatori hanno notato però alcune diversità in questa pratica. Alcuni siti hanno registrato i dati battuta per battuta, molti hanno acquisito gli invii completi quando gli utenti hanno fatto clic su quello successivo. 

Le differenze. “In alcuni casi, quando fai clic sul campo successivo – ha precisato Asuman Senol, ricercatore presso KU Leuven e coautore dello studio – raccolgono quello precedente, come se fai clic sul campo della password e loro raccolgono l’e-mail, o semplicemente fai clic in un punto qualsiasi e raccolgono immediatamente tutte le informazioni. Non ci aspettavamo di trovare migliaia di siti Web. Negli Stati Uniti i numeri sono davvero alti, il che è interessante”. 

Secondo i ricercatori le differenze potrebbero essere legate al fatto che le aziende sono più caute riguardo al tracciamento degli utenti e integrano con un minor numero di terze parti, a causa del regolamento generale sulla protezione dei dati dell’UE. Ma sottolineano anche che questa è solo una possibilità .

Per Güneş Acar “il rischio è che gli utenti così verranno tracciati in modo ancora più efficiente: possono cioè essere monitorati su diversi siti Web, su sessioni diverse, su dispositivi mobili e desktop. Un indirizzo email è un identificatore così utile per il tracciamento, perché è globale, unico, costante. Non puoi cancellarlo come cancelli i tuoi cookie. È un identificatore molto potente”.


Il tasto “Invio” non è una difesa valida per proteggere dati digitali sensibili

Startup e innovatori collaborarenno con la Nato per sviluppare sistemi di difesa

AGI – Gli alleati della Nato hanno lanciato un nuovo programma per affinare le tecnologie militari dell’Alleanza. Il programma è denominato Defence Innovation Accelerator for the North Atlantic o DIANA.

Già nel febbraio 2021, i ministri della Difesa della Nato avevano approvato “Promuovere e proteggere: la strategia di attuazione coerente della Nato sulle tecnologie emergenti e dirompenti”. Si trattava di un piano generale della Nato per guidare il suo rapporto con le cosiddette EDT (tecnologie emergenti e dirompenti) e aveva due obiettivi principali: promuovere lo sviluppo e l’adozione di tecnologie a duplice uso (cioè tecnologie che sono focalizzate su usi commerciali, ma possono anche avere applicazioni di difesa e sicurezza) e creare un forum per gli alleati per lo scambio delle migliori pratiche nel settore della difesa

. La strategia della Nato si concentrava, e si concentra attualmente, su nove aree chiave: intelligenza artificiale (IA), dati e informatica, autonomia, tecnologie quantistiche, biotecnologie e miglioramenti umani, tecnologie ipersoniche, spazio, nuovi materiali e produzione, e energia e propulsione.

Sotto il più vasto ombrello di questa strategia generale è stato lanciato DIANA che riunirà il personale della difesa dell’alleanza con start-up, ricercatori scientifici e società tecnologiche per risolvere le sfide critiche della difesa e della sicurezza.

I leader della Nato hanno convenuto che DIANA avrà un ufficio regionale in Europa e uno nel Nord America. Aziende e singoli che parteciperanno ai programmi DIANA riceveranno l’accesso alla sua rete di decine di siti cosiddetti di accelerazione e centri di test in più di 20 paesi alleati.

DIANA include una rete di oltre 10 siti di accelerazione e oltre 50 Test Center. Un sito di accelerazione lavora direttamente con i principali imprenditori, dalle start-up in fase iniziale alle aziende più mature, per risolvere i problemi critici della difesa e della sicurezza. DIANA lancerà Challenge Call competitive dedicate a insiemi di problemi critici di difesa e sicurezza, cercando di promuovere le soluzioni tecnologiche di maggior impatto.

Gli innovatori accettati in DIANA avranno accesso a finanziamenti non diluitivi (capitale di investimento che non richiede loro di rinunciare al capitale o alla proprietà della propria azienda). Avranno inoltre accesso, secondo la Nato, “a una rete di investitori fidati di alto livello, tutoraggio aziendale e formazione da parte del personale esperto di DIANA, opportunità di test all’avanguardia e la possibilità di contratti di sviluppo e adozione con gli alleati per proposte di tecnologie a duplice uso”.

DIANA inizierà le attività pilota già nell’estate del 2023. Una volta pienamente operativo nel 2025, avrà la capacità di interagire con centinaia di innovatori ogni anno attraverso una rete ancora più ampia di siti di accelerazione e centri di test in tutta l’Alleanza. Gli alleati hanno anche concordato un quadro per un Fondo multinazionale per l’innovazione della Nato. Questo è il primo fondo di capitale di rischio multi-sovrano al mondo, sostiene la Nato. Investirà un miliardo di euro in start-up in fase iniziale e altri fondi deep tech in linea con i suoi obiettivi strategici.


Startup e innovatori collaborarenno con la Nato per sviluppare sistemi di difesa