Samsung vuole fare la storia: Galaxy Z Fold 3 avrà la fotocamera sotto il display (foto)

Arrivano novità davvero importanti sul fronte del settore smartphone e che riguardano da vicino Samsung. Il produttore sudcoreano sta preparando il suo primo pieghevole con fotocamera integrata sotto il display.

Parliamo chiaramente di Galaxy Z Fold 3, il prossimo pieghevole di punta che Samsung lancerà entro la prossima estate. Come vedete dalle immagini presenti in galleria, tratte molto probabilmente da materiale che Samsung userà per marketing del suo nuovo dispositivo, Galaxy Z Fold 3 sarà il primo smartphone pieghevole nella storia ad avere una fotocamera integrata sotto il display. Pertanto il display non necessiterà di tagli o fori.

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La seconda immagine mostra la seconda importante novità: Galaxy Z Fold 3 godrà del supporto della S Pen, la quale, secondo gli ultimi rumor trapelati in rete, sarà definita Hybrid S Pen. La terza immagine in galleria mostra invece la probabile configurazione a tre sensori della fotocamera principale del pieghevole, della quale abbiamo già sentito parlare.

Al momento rimane incerto il resto della scheda tecnica di Galaxy Z Fold 3. È certo che dopo queste rivelazioni quasi ufficiali, il nuovo pieghevole di Samsung genererà attese ancora rilevanti in tutto il mondo tech.

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Samsung vuole fare la storia: Galaxy Z Fold 3 avrà la fotocamera sotto il display (foto)

Su Opera arriva lo stream dei video su Chromecast, ma c’è ancora del lavoro da fare

Il browser web più utilizzato su smartphone Android è senza dubbio Chrome, ma sul Play Store è presente qualche alternativa molto interessante. Tra queste, abbiamo sicuramente l’app Opera, che recentemente si è aggiornata con una funzione davvero molto utile, o quasi.

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Con l’ultima versione di questo browser arriva infatti la possibilità di condividere i video su un dispositivo Chromecast, ma purtroppo questa funzione è compatibile solo con il player di default: questo vuol dire che sarà possibile effettuare lo stream di video da Facebook o Reddit, ma non da Instagram o YouTube, dato che entrambi i servizi utilizzano player proprietari.

Questa è sicuramente una limitazione davvero importante e speriamo che lo stream da qualsiasi player arrivi con un prossimo aggiornamento. Nel caso in cui vogliate dare una chance a Opera, potete scaricare l’app dal badge in basso.

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Su Opera arriva lo stream dei video su Chromecast, ma c’è ancora del lavoro da fare

Google Discover ha deciso di fare un lifting su Android 12 per nascondere le “rughe” (foto)

Il feed di informazioni di Google è pronto a cambiare faccia: gli utenti in possesso dell’ultima beta di Android 12 potranno già riscontrare le differenze con le precedenti versioni. La nuova schermata è stata “stirata” per nascondere i riquadri che contenevano gli articoli, probabilmente per alleggerire l’occhio del lettore.

Nonostante questa scelta, che porta quindi gli elementi a “fluttuare” nella schermata a scorrimento, separati solo da una linea sottile, non c’è stata però una grande ottimizzazione degli spazi: se prima era possibile leggere anche le prime parole di ogni articolo, questa nuova veste grafica ci permetterà di visualizzare solo titolo e immagine e dovremo aprirlo per saperne di più.

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L’aggiornamento di Discover è già disponibile su Android 12 e su iOS, che anzi l’ha ricevuto ancor prima dei dispositivi Pixel e lentamente arriverà anche su tutti gli smartphone, pur non essendo ancora accertato che arrivi su dispositivi con precedenti versioni del sistema operativo di Google, forse a causa della rivoluzione visiva che arriverà col prossimo major update.

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Google Discover ha deciso di fare un lifting su Android 12 per nascondere le “rughe” (foto)

I pagamenti stanno arrivando su Clubhouse, presto potrete fare donazioni ai vostri autori preferiti (foto)

Clubhouse continua a essere un’esclusiva a inviti per iOS, ma mentre gli utenti attendono impazientemente la versione per Android e i rivali si appropriano delle peculiarità del nuovo social, l’app introduce un paio di novità per provare a tenersi stretti i suoi autori/creator. La prima è la più rilevante: da ieri è in corso di sperimentazione la funzione di invio di denaro.

Si tratta della prima forma di monetizzazione in Clubhouse e per il momento sarà disponibile in test solo per un numero limitato di utenti. Successivamente – anche se non è specificato quando – sarà estesa a tutti gli altri. La particolarità del sistema è che non prevede commissioni: se si inviano x€ a un utente Clubhouse non tratterà nulla. C’è però da dire che una piccola quota viene comunque presa da Stripe, il partner che si occupa di gestire lo scambio economico.

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Completare l’operazione appare molto semplice: visitando la pagina dell’utente si potrà fare un tap sul pulsante “invia denaro” (nostra libera traduzione da “send money”). La prima volta l’app vi chiederà di inserire i dati della vostra carta per tenerli poi in memoria per tutte le volte successive.

Anche la seconda notizia riguarda un cambiamento mirato a trattenere sulla piattaforma gli utenti più creativi, per evitare un esodo verso i tanti concorrenti che hanno introdotto funzioni simili a Clubhouse. È un acceleratore, una specie di incubatore chiamato Creator First, che coinvolgerà una ventina di autori o aspiranti tali, per aiutarli a ingrandire il proprio pubblico e monetizzare i propri eventi.

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Netflix riesce a fare l’impossibile? Aumenta la qualità diminuendo il bitrate richiesto, anche in 4K (foto)

Netflix ha appena introdotto un’interessante novità per la qualità dei video dei contenuti che propone sulla sua nota piattaforma di streaming, la quale riguarda in particolare i contenuti a risoluzione 4K.

Netflix ha mostrato come riesce a fare quello che sembrerebbe impossibile: aumentare la qualità dei video restringendo il bitrate richiesto, ovvero la banda internet necessaria per accedere a quella tipologia di contenuto. Non si tratta di magia ma di ottimizzazione. Netflix ha infatti mostrato come riesce a raggiungere il risultato che va tutto a vantaggio dei suoi abbonati, i quali potranno accedere a contenuti di qualità più alta con una banda addirittura meno ampia.

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Il primo concetto alla base di questo processo di ottimizzazione è l’encoding del contenuto video frame dopo frame: questo permette un encoding molto più specifico e permette un impacchettamento dei dati, quelli necessari a mostrare sul video il contenuto, meno esoso e dunque più semplice da “traportare” in rete.

Il secondo concetto alla base dell’ottimizzazione presentata da Netflix troviamo la dinamica ottimizzazione del bitrate associato al video: questo non viene più gestito a step predefiniti, che in precedenza corrispondevano ai valori di 8, 10, 12 e 16 Mbit/s, ma in base alla tipologia di flusso video. Ad esempio, nel caso di un video non particolarmente dinamico il bitrate richiesto sarà più basso a parità di risoluzione rispetto a un contenuto molto dinamico.

L’ottimizzazione presentata da Netflix si traduce dunque in una maggiore qualità video con un bitrate spesso minore rispetto alle tecniche usate in precedenza: per qualità video intendiamo quello che soggettivamente il nostro occhio percepisce osservando il contenuto. L’esempio presente qui sotto mostra come la tecnica ottimizzata offra una qualità migliore, a parità di risoluzione, pur necessitando di un bitrate più basso.

Un ulteriore esempio dell’efficienza della novità presentata da Netflix lo osservate qui sotto, dove viene posto in evidenza il maggiore livello di dettaglio:

Il colosso dello streaming ha annunciato la disponibilità della tecnica per i contenuti 4K, quelli a risoluzione 3.840 x 2.160 pixel, per i quali è già disponibile sulla piattaforma di streaming.

Netflix ha elaborato una metrica apposita per quantificare l’efficienza della tecnica appena presentata, denominata Video Multi-method Assessment Fusion (VMAF), per la quale potete vedere i diversi andamenti in base alla tipologia di contenuto sul quale viene applicata, gli esempi sono raccolti nella galleria qui in basso. Per maggiori dettagli sulla tecnica vi suggeriamo di leggere il post completo pubblicato da Netflix.

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Con “TIM Voce Smart con Google” ora potete fare una telefonata con i dispositivi Nest anche se lo smartphone è spento!

Già è possibile fare una serie di cose, solamente usando i comandi vocali, che fino a qualche tempo fa sembravano impensabili. Per gestire la riproduzione musicale, impostare la sveglia, accendere/spegnere la luce, regolare la temperatura, ottenere le previsioni del tempo o l’andamento delle azioni basta chiedere al proprio dispositivo. Da oggi inoltre si può anche effettuare una telefonata.

Basta chiedere al proprio dispositivo Nest/Google Home “Ok Google, chiama…” e la telefonata si svolgerà tramite gli smart speaker presenti in casa. Allo stesso modo si potrà concludere dicendo “Ok Google, termina la chiamata”. La funzione è disponibile anche se il telefono abbinato dovesse essere scarico, spento o non raggiungibile.

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La novità è disponibile tramite TIM Voce Smart con Google, il nuovo servizio gratuito ed esclusivo per i clienti consumer dotati di linea fissa e tariffa mobile prepagata. Il servizio, una volta configurato, in pratica collega la rubrica personale presente sullo smartphone associato a Google Home con tutti i dispositivi Nest. Gli utenti che si trovano nella condizione descritta possono usarlo e vantarsi con tutti i proprio amici e vicini visto che TIM è il primo operatore a proporre la cosa in Europa.

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Dove si può fare l’addio al nubilato ai tempi del coronavirus? 

Il velo bianco c’è, le scarpe con il tacco pure. Le amiche per brindare “ognuna con la sua borraccia” anche, e i fiori non mancano.

E’ tutto pronto per l’addio al nubilato… al supermercato. Eh sì, in effetti al tempo del coronavirus quello è l’unico posto dove ci si può ritrovare. A meno che non si scelga il virtuale. Nel rispetto delle regole, sia chiaro, con mascherina e guanti, e osservando le distanze di sicurezza. Ah, e facendo la spesa ovviamente.

L’idea è venuta alla futura sposa Katiuscia Mariani, che il fine settimana appena trascorso avrebbe dovuto passarlo con le sue più care amiche a Rimini. Si erano accordate così da tempo, un posto al mare dove ‘folleggiare’ insieme prima del prossimo 27 giugno, il giorno del Sì in Chiesa. Ma i piani, si sa, sono saltati per tutti a causa del Covid. La voglia di ritrovarsi invece no, e quindi Katiuscia e le sue amiche, Leda Salati, Daniela Scalia, Gaia Marchese, Marinella Di Paolo, Selin Kaya, Sara Naklha, Claudia Zaninelli e Livia Biardi, si sono date appuntamento sabato scorso alle 18, davanti all’Esselunga di via Solari a Milano, una delle più spaziose. 

Tutte vestite ‘a festa’, chi con abito lungo, chi con un elegantissimo cerchietto rosso per i capelli e chi con la mascherina con il sorriso. Per la futura sposa un magnifico cappello a falde larghe con il velo e guanti bianchi, doppiamente utili in questo periodo.

“Non volevamo rinunciare a vederci – racconta Katiuscia all’AGI – anche se il viaggio è rimandato. Desideravamo trovare il modo di poter ricordare questa giornata” con un po’ di leggerezza e speranza. “E comunque prima o poi quel viaggio lo faremo tutte insieme”.

“Ci siamo messe in coda – continua  – aspettando il nostro turno e rispettando tutte le regole. L’unica differenza è che ognuna aveva portato una borraccia ‘alcolica’ e abbiamo brindato. E una volta dentro abbiamo fatto la spesa insieme e scattato qualche foto ricordo” tra le mele e le zucchine.

“Anche il personale del supermercato è stato  gentilissimo, due dipendenti si sono avvicinati, si sono messi uno a destra e uno a sinistra, e gomito a gomito, mi hanno fatto varcare la soglia, come fosse quella della Chiesa”. Temevano che qualcuno storcesse il naso, fosse infastidito, “invece alla fine le cassiere ci hanno ringraziato, hanno detto che le abbiamo strappato un sorriso in un periodo così difficile”. Ed è questo che capita in effetti guardando le foto di Katiuscia con le sue amiche.

Sulla sua pagina Facebook un post recita: “E poi arriva quel giorno in cui saremmo dovute essere tutte insieme al mare, un viaggio che sembrava impossibile, perché partire tutte insieme sembrava impossibile. Beh non siamo partite! Però oggi siamo riuscite a fare qualcosa di memorabile. Grazie a tutte, dal concerto in piazza del Rosario, alla canzone ballata all’Esselunga, alle campane della mitica chiesa del Rosario appena uscite. Grazie a tutto il personale che, gentilissimo, ha riso con noi”.

Una canzone? “Sì, c’era la musica in sottofondo e abbiamo ballato un po’”.

Il brano in questione è “You can’t hurry love” di Phil Collins. Lo ricordate? “I remember mama said, ‘you can’t hurry love. No, you’ll just have to wait’. She said, ‘love don’t come easy. But it’s a game of give and take. You can’t hurry love. No, you’ll just have to wait, just trust in a good time. No matter how long it takes. Now wait'”. 

Agi

Tinder continua a fare affari d’oro sugli store mobile: è l’app più redditizia di marzo

Dopo le app più scaricate e i giochi mobile più remunerativi, la nostra panoramica relativa agli store mobile a marzo 2020 si conclude con la classifica delle app più redditizie per iOS e Android.

A fornire questi dati è, come sempre, Sensor Tower, che incorona nuovamente Tinder come app più redditizia in assoluto, forte dei 76,8 milioni di dollari spesi dagli utenti a livello globale, il cui 41% proviene dagli Stati Uniti. Il primato della più celebre delle app di incontri è però insidiato da YouTube, che con 75,4 milioni di dollari si piazza al secondo posto assoluto, nonché al primo sull’App Store.

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Chiude il podio TikTok che, non accontentandosi del primato di app più scaricata del mese, inizia a bussare alla porta delle app concorrenti. Seguono poi due servizi di streaming on demand come Netflix e Disney+, quest’ultimo sospinto anche dallo sbarco in altri Paesi nel mondo, come l’Italia. Menzione anche per Google One, che è l’app più remunerativa del Play Store – e al settimo posto assoluto.

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Il segreto per fare una carbonara perfetta

Il 6 aprile è il Carbonara Day, il giorno dedicato ad uno dei piatti della tradizione romana adottato dal paese intero, simbolo, anche all’estero della buona cucina, di una storia della quale possiamo vantarci, unica nel suo genere. Per l’occasione AGI ha deciso di interpellare colui che è considerati il re della carbonara: chef Luciano Monosilio.

Allievo di Fulvio Pierangelini e Mauro Uliassi, poi passato dalla cucina dello chef tristellato Enrico Crippa e finito a guadagnarsi una stella tutta sua nel famoso ristorante Pipero, con il quale si conquisterà anche il titolo di Chef Emergente della guida Gambero Rosso. Ma per tutti comunque Monosilio è colui che è riuscito a sdoganare la carbonara negli ambienti dell’alta cucina gourmet.

Tu sei considerato il re della carbonara, ti sei mai dato una spiegazione sul perché ti viene così bene?

“Una tecnica di esecuzione accurata, ma anche precisione ed organizzazione, appresi in anni di lavoro nell’alta ristorazione, e grande rispetto delle temperature e delle materie prime sono stati senz’altro fondamentali per essere riconosciuto come uno dei migliori esecutori della carbonara”.

Qual è il grado di difficoltà della carbonara?

“Apparentemente potrebbe sembrare semplice ed effettivamente, dopo diverse esecuzioni e un po’ di dimestichezza, non risulta una ricetta di elevata difficoltà. Se si eseguono tutti i passaggi per la sua realizzazione, nei quali si nascondono le insidie che a volte rovinano la buona riuscita del piatto, anche a casa si può preparare una buona carbonara”.

Ti ricordi qual è la carbonara più buona che hai mai mangiato?

“Indubbiamente quella di Roscioli, realizzata ad arte dal mio amico Nabil Hadj Hassen”.

Puoi svelarci il segreto per una carbonara perfetta?

“Naturalmente la scelta delle materie prime è fondamentale: un guanciale stagionato almeno 3 mesi, uova possibilmente biologiche e pecorino romano e grana di qualità. Utilizzare sempre una padella antiaderente, meglio se di ferro, e non aggiungere mai olio né altri grassi per la rosolatura del guanciale. Il consiglio più importante è quello di tenere sotto controllo la temperatura dell’uovo, che non dovrebbe superare mai i 65 gradi, e prestare attenzione che questo non coaguli, sviluppando la texture della classica frittata”.

Agi

Le 10 migliori app per fare videochiamate di gruppo

Ci sono tanti ottimi strumenti per fare conference call di gruppo di lavoro. Molti di questi sono ottimi strumenti anche per chiamare parenti e amici lontani. Ma ci sono veramente tante app e software che possono permettervi di videochiamare amici e parenti che non potete aver modo di vedere fisicamente. In questa lista analizzeremo le 10 migliori app gratis e programmi (PC o web) per fare videochiamate di gruppo. Non ci limiteremo quindi alle sole app per smartphone, ma valuteremo anche programmi per Windows/macOS o strumenti che funzionano bene anche tramite un semplice browser (come Chrome o Firefox).

Iniziamo questa lista delle 10 migliori app per videochiamate di gruppo gratis. Non è una classifica, ma una lista. Pertanto non è detto che la vostra app non sia proprio in fondo.

Migliori app per fare videochiamate di gruppo

Facetime

Se voi e le persone che volete videochiamare hanno tutte dispositivi Apple la risposta dovreste in teoria già conoscerla. Chiamare fra Macbook, iPhone e iPad è di una semplicità disarmante se sfruttate il tool che Apple preinstalla nei vostri dispositivi. Si chiama FaceTime e raggruppa in automatico tutti i contatti della vostra rubrica che hanno un account Apple registrato. Supporta fino a 32 persone in contemporanea. Se non dovesse funzionare controllate di non averlo disattivato da Impostazioni > FaceTime. Un paio di chicche molto simpatiche: durante una chiamate in FaceTime potrete sostituire il vostro volto con un MeMoji, oppure scattare una foto animata che ritroverete in galleria.

  • Download: preinstallato su iOS/iPadOS/macOS

Duo

L’alternativa più simile a FaceTime che ci sentiamo di consigliare è sicuramente Google Duo. È preinstallata su tutti gli smartphone Android degli ultimi anni, ma finché non viene aperta e configurata non è automaticamente attiva. Ovviamente è disponibile anche per iPhone. È semplicissima e basta toccare sul nome da chiamare per avviare la chiamata. Funziona in modo sorprendente buono, ed è disponibile anche su browser per PC anche se con qualche funzione in meno. È possibile fare videochiamate di gruppo fino a 8 persone, ma non potete aggiungere interlocutori una volta che la chiamata è avviata. Se avete un Pixel potete anche applicare effetti in realtà aumentata, mentre in ogni caso potrete mandare dei videomessaggi buffi che durano 24 ore.

WhatsApp

Non possiamo non citare poi WhatsApp, l’applicazione che ragionevolmente avete già installato (e utilizzato) nel vostro smartphone. Supporta chiamate fino a 4 persone e in molti casi è l’opzione più semplice per chiamare persone o amici che non hanno voglia o capacità di cambiare programma. Una volta avviata la videochiamata è possibile aggiungere altre persone premendo su un semplice bottone e arrivare quindi fino a 4. Non molto, ma abbastanza per molti. La videochiamata non è disponibile nella versione web dell’app.

Skype

Se pensiamo ad un app per chiamare e videochiamare amici e parenti è possibile che la prima che vi sia venuta in mente sia Skype. Ancor prima che tutti gli altri contendenti nella lista anche solo esistessero Skype permetteva già di fare videochiamate di gruppo. Supporta fino a 50 persone, anche se ne mostra in contemporanea solo 4. All’aumentare del numero dei connessi la qualità soffre un po’ ma indubbiamente è un software potente e sopratutto disponibile per tutte le piattaforme. Per Windows consigliamo di installare la versione standard e non quella integrata con Windows. Una volta creata una chiamata si può anche inviare un link agli amici che non hanno il programma affinché possano connettersi via browser.

Zoom

Un contendente molto “temibile” di Skype e molto utilizzato nel mondo business è sicuramente Zoom. Ma perché citarlo qui? Beh, perché oltre a permettere di connettere fino a 100 persone (wow!) è anche l’unico che permette di affiancare tutte le persone nella stessa schermata, senza mostrare solo 4 persone per volta come fanno Meet o Skype. Anche con Zoom è possibile creare un link da inviare a chi non ha il programma per collegarsi dal web e proprio come Skype e Meet permette di condividere lo schermo. Unico limite della versione gratuita è che le singole chiamate durano al massimo 40 minuti.

Houseparty

Dopo aver parlato di alcuni mostri sacri delle videochiamate di gruppo passiamo a qualcosa di moderno, giovane e fresco. Parliamo di Houseparty: un’app che permette di fare rapide videochiamate con agli amici fino ad un massimo di 8 persone (tutte nella stessa schermata). Sono disponibili dei minigiochi e le videochiamate sono pubbliche (fra i vostri amici). Se non volete che qualcun altro si unisca quindi dovrete necessariamente bloccare la videochiamata con l’apposita voce. Simpatico il fatto che quando le persone in chat sono solo due lo schermo sia diviso perfettamente a metà. Necessita di registrazione.

Hangouts

Proseguiamo con una delle app che vengono solitamente utilizzate in ambito lavorativo (in versione Meet) ma che possono benissimo reggere allo scopo anche in una videochiamata da aperitivo fra amici e parenti. La sua migliore incarnazione è indubbiamente la versione da browser. Hangouts di Google è quindi perfetto per fare videochiamate dal vostro portatile. Nella versione Meet è l’unico altro servizio (oltre Zoom) a supportare fino a 100 persone, anche se verranno mostrare solo le 4 che hanno parlato più di recente. In quella per tutti arriva invece fino a 25. Hangouts è molto comodo perché basta un account Google per creare la videochiamata e poi chiunque potrà accedere dal link che viene generato. Se però cercavate un servizio da smartphone, meglio andare verso un’altra opzione.

Teams

Anche il software di Microsoft, ovvero Microsoft Teams è gettonatissimo. Non è un software nativo per le videochiamate, visto che ha tante altre funzioni integrate, come condivisione file e chat. Non consiglieremo forse di installarlo a tutti i vostri famigliari e parenti perché è un po’ più “ampio” come software, ma se per lavoro o studio lo aveste già installato ricordatevi che niente di vieta di chiamare i vostri colleghi per una birra virtuale anche con questo strumento.

Messenger

Non entreremo troppo nel dettaglio di questo software, ma stiamo ovviamente parlando di Facebook Messenger. Non è il più completo ma ha un vantaggio enorme: avere al suo attivo già probabilmente molti degli amici e dei parenti che vorreste videochiamare.

 Instagram

Chiudiamo con un altro strumento che forse non ricordavate potesse fare videochiamate e che invece avete probabilmente installato all’interno del vostro smartphone. Non è decisamente la nostra prima scelta, ma anche qui il punto a suo favore è che è possibile che la persona che vogliate videochiamare abbia già questo software configurato nello smartphone.

Qualche consiglio

Qualche consiglio per videochiamare i vostri amici. Sicuramente avere una buona connessione Wi-Fi è la cosa più importante, ma non l’unica. Le videochiamate infatti sono un tipo di traffico dati molto particolare. Non basta infatti che la vostra linea ADLS/fibra sia veloce, ma anche la connessione Wi-Fi con il router deve essere di qualità e senza interruzioni. Pertanto se avete due reti Wi-Fi una a 2,4 e una a 5 GHz, collegatevi alla seconda e ricordatevi in ogni caso di non allontanarvi troppo dal router.

In alternativa non è affatto sciocco disattivare il Wi-Fi per usare i dati. Se la connessione è stabile dovrebbe funzionare tutto bene e probabilmente avrete abbastanza GB per fare le vostre videochiamate senza problemi. Magari testate con una breve videochiamata e controllate quanti dati avete utilizzato.

Infine, so che può essere noioso, ma dotarsi di un paio di cuffie con microfono è la cosa migliore per evitare rumori non desiderati o audio di ritorno. Se non potete usare le cuffie ricordatevi di disattivare il microfono ogni qualvolta non parliate.

Grazie al gruppo Facebook per l’aiuto nello stilare questa lista.

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Il nuovo pieghevole di Huawei e la sfida a fare a meno di Google

La sfida è di quelle toste: proporre su un mercato difficile come quello occidentale uno smartphone pieghevole da 2.600 euro senza i servizi di Google. Ossia senza Maps,  Pay, YouTube e tutte quelle app che rientrano nel bando imposto dagli Usa all’utilizzo della suite di Google da parte del colosso cinese.

L’occasione per il lancio del Mate Xs doveva essere il MWC di Barcellona, cancellato per l’allarme coronavirus, ma dopo che anche l’evento milanese è stato annullato per la scoperta del focolaio in Lombardia, Huawei ha deciso di non attendere oltre e ha optato per una presentazione online.

Anche se non ha accesso ai servizi di Google, ​Mate Xs funziona con un sistema operativo basato su Android Open Source e sarà uno dei primi dispositivi Huawei ad essere lanciato con la versione rinnovata di AppGallery, lo store di applicazioni ufficiale della casa cinese. Per avere sulla piattaforma un numero sufficiente di app che non facciano pesare troppo l’assenza di Google Play, Huawei ha investito tre miliardi di dollari, uno dei quali destinato agli sviluppatori (10 milioni all’Italia). 

“I dubbi sulla assenza dl servizi di Gogle sono leciti” dice all’AGI Isabella Lazzini, marketing & retail director di Huawei Italia, “ma la realtà dei fatti è che si potranno scaricare le  app da piattaforme come ‘TrovApp‘ creata da sviluppatori italiani per aiutare l’utente finale a trovare le soluzione. Oggi le app sono distribuite su diverse piattaforma, alcune poco conosciute: soluzioni spesso  molto intuitive”.

Ma l’obiettivo di Huawei non è quello di offrire ai clienti un modo per avere sullo smartphone WhatsApp, Instagram e Facebook anche se Donald Trump non vuole. “AppGallery” dice Lazzini, “si propone come una terza vera opzione rispetto al monopolio delle americane Google Play e Apple Store. Le ricerche ci dicono che gli utenti cercano negli store di app la sicurezza e in AppGallery l’hanno trovata i 28 milioni di utenti attivi che abbiano in Europa”.

Lazzini non si sbilancia sulla voce ricorrente che in realtà al ‘terzo polo’ potrebbero aderire altre case cinesi, come Xiaomi e Oppo, tentate di rendersi indipendenti dal monopolio di Google e dagli scherzi che la Casa Bianca può tirare da un momento all’altro a chiunque.

Come ha già fatto da Samsung, l’idea è di insistere sullo sviluppo della tecnologia del display pieghevole e Xs è la naturale evoluzione di Mate X. Monta un processore Kirin 990 5G, un design con Falcon Wing migliorato e offre un’esperienza di utilizzo senza soluzione di continuità, nelle modalità smartphone e tablet. Oltre alla connettività 5G.

“Mate X è stato il nostro primo pieghevole e ha stabilito uno standard per il settore” ha detto Richard Yu, ceo di Huawei Consumer Business Group, “alziano ulteriormente l’asticella proponendo una connettività ancora più potente e un’esperienza utente integrata. È lo smartphone 5G più veloce della sua categoria”.

Xs offre ha un display da 8 pollici ripiegabile verso l’esterno, grazie al nuovo design della cerniera meccanica. È la prima volta che il design Falcon Wing viene montato du uno smartphone Huawei: più di 100 componenti a incastro che lavorano per rinforzare il display, offrendo un’esperienza utente senza soluzione di continuità in tutte e due le modalità. Realizzata con un metallo liquido a base di zirconio, la nuova cerniera è stata progettata per essere molto più resistente e rendere semplice e lineare l’apertura a 180 gradi.

Il display pieghevole è realizzato con due strati di poliimmide di grado aerospaziale uniti da un adesivo trasparente per mantenere qualità dell’immagine, saturazione e luminosità, e soprattutto durabilità.

Piegato Mate Xs è uno smartphone a doppio schermo, con display principale da 6,6 pollici e quello secondario da 6,38 pollici. Aperto, si trasforma in un tablet da 8 pollici. È dotato del sistema di raffreddamento Flying Fish Fin, progettato su misura, che utilizza grafene flessibile con fessure microscopiche che consentono di ripiegarsi insieme al dispositivo e di coprire l’intera superficie per un raffreddamento uniforme.

Il processore Kirin 990 5G SoC ha modem 5G integrato che supporta diverse modalità di connessione: 2G, 3G, 4G, così come 5G NSA (not stand alone) e SA (stand alone).

Come da tradizione sui top di gamma Huawei, il comparto fotografico è l’elemento distintivo. Il sistema SuperSensing Quad Camera realizzato in collaborazione con Leica è sulla barra laterale ed è composto da una camera principale da 40MP (grandangolare, f/1,8), una fotocamera ultra grandangolare da 16MP (f/2,2), un teleobiettivo da 8MP (f/2,4, OIS) e una fotocamera 3D Depth Sensing Camera. La combinazione di OIS e Image Stabilisation con AI pernette uno  zoom ibrido fino a 30X e fino a ISO 204800 per scatti in ambienti poco illuminati. 

Per i selfie possono essere usate le quattro fotocamere, guardando nello schermo secondario mentre sta scattando. In modalità ritratto, sia il fotografo che il soggetto possono lavorare insieme per ottenere scatti e ritratti ancora più interattivi guardando il risultato della posa su entrambi gli schermi.

Mate Xs ha la capacità di trasformarsi in una tela digitale molto più grande con un semplice click sul pulsante accessibile dalla barra laterale. Questo offre più spazio agli utenti per personalizzare l’esperienza in base alle proprie esigenze. Supporta una modalità Multi-Window, che consente di visualizzare e interagire con due app affiancate. Testo, immagini e documenti possono essere trasferiti con la stessa facilità con cui si trascina il contenuto da un’applicazione all’altra.

Quando due app sono aperte contemporaneamente, gli utenti possono lanciarne una terza utilizzando la funzione Floating Window. Questa feature è molto comoda per occuparsi di piccole attività come rispondere a messaggi di testo senza abbandonare le altre app in uso.

Come funziona ​TrovApp

È una app interamente sviluppata da un team italiano per aiutare chi ha comprato un telefono Honor o Huawei senza Google Play (Come il Mate 30 o il Vera 30) a scaricare le app che altrimenti non troverebbero su AppGallery, lo store del colosso cinese. La nuova applicazione è stata ideata per facilitare l’utilizzo dei dispositivi Huawei dotati di HMS (Huawei Mobile Service): è un vero e proprio motore di ricerca che suggerisce all’utente dove poter scaricare le app che si desiderano, sia che si trovino su AppGallery sia che siano presenti su store alternativi, offrendo inoltre alcuni suggerimenti per il corretto utilizzo delle app o del servizio.

Lo scopo è proprio quello di agevolare i consumatori dei nuovi dispositivi dell’azienda cinese grazie a circa 600 tra le applicazioni più diffuse e popolari in Italia e nel mondo. L’obiettivo è quello di incrementare questo numero nel minor tempo possibile e di raggiungere, nelle prossime settimane, 1.500 app, in modo da avere un portfolio ancora più ampio e soddisfare le esigenze di tutti gli utenti.

Utilizzare TrovApp è semplicissimo. È sufficiente scaricarla dall’AppGallery, lo store ufficiale di Huawei preinstallato su tutti i loro dispositivi, ed è pronta per essere usata. Si presenta come un classico motore di ricerca, ed è possibile vedere tutte le applicazioni disponibili ordinandole per popolarità o per nome. Inoltre, per facilitare la ricerca di nuove app, è possibile filtrarle per categoria. Se invece si vuole trovare più velocemente un’app di cui si conosce già il nome, è possibile ricercarla nella barra dedicata “Cerca App”. Una volta selezionata l’applicazione che si desidera scaricare, si apre una pagina in cui vengono suggeriti i metodi migliori per ottenerla: direttamente da AppGallery, dalla versione Web ufficiale oppure da uno store alternativo, come Amazon Store o APKPure.

Qualora l’applicazione ricercata non dovesse essere disponibile al download su questi store, Trovapp propone una soluzione alternativa. Per i video, ad esempio, suggerirà l’utilizzo di YouTube nella Web version, oppure il download di app terze come Video for YouTube o YouTube BackGround Player. Per favorire un’esperienza d’uso più completa possibile, una volta individuata l’app da scaricare, TrovApp suggerisce anche applicazioni terze per utilizzare al meglio tutte le funzionalità dell’app selezionata. Ad esempio, in caso di download dell’applicativo Whatsapp dal sito ufficiale, TrovApp suggerirà anche il download di app come Here we Go o Maps.me, per la condivisione della propria posizione.

Una volta scaricate le applicazioni desiderate sul proprio device è possibile anche effettuare gli aggiornamenti. In particolare, se si tratta di app trovate su AppGallery l’update è automatico, mentre per quelle installate da store alternativi, è necessario avere sul proprio dispositivo l’applicazione dello store di riferimento da cui sono state scaricate, Amazon Store o ApkPure. In questo caso gli utenti ricevono una notifica push dall’app dello store e, cliccando, accedono direttamente all’aggiornamento.

Tutte le applicazioni presenti su TrovApp sono state testate e verificate sui dispositivi Huawei dotati di HMS, sia per il download che per il funzionamento.

 

Agi