Finisce un’era per Amazon: Jeff Bezos non sarà più amministratore delegato

Jeff Bezos, fondatore e CEO di Amazon, ha annunciato che a partire dal terzo trimestre del 2021 non ricoprirà più il ruolo di amministratore delegato, che sarà invece assunto da Andy Jassy. Bezos resterà comunque in azienda, nel ruolo di Presidente del consiglio di amministrazione.

Fondato nel 1994 come “semplice” negozio di libri online, Amazon è diventato con il passare del tempo il più grande store virtuale di sempre; ma questa è solo la punta dell’iceberg.

Amazon eroga infatti servizi su internet, tanto che Amazon Web Services è ad oggi il più grande provider di servizi cloud al mondo, nonché fonte di guadagni ben superiori a quelli del più noto store.

Nella lettera agli impiegati (1,3 milioni – NdR) con cui Bezos ha annunciato le sue dimissioni, vengono ripercorse le tante “invenzioni” della storia di Amazon, con una chiosa a metà tra l’ironico ed il compiaciuto: “pochi anni dopo un’invenzione sorprendente, quella che era una novità diventa la norma. E la gente sbadiglia. E quello sbadiglio è il più grande complimento che un inventore possa ricevere.

Bezos non lascia comunque Amazon, non è “stanco”, vuole solo avere il tempo per dedicarsi anche ad altro, ma promette che ci sono cose in cantiere che continueranno a stupire; e noi siamo qui in attesa di meravigliarci.

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Finisce un’era per Amazon: Jeff Bezos non sarà più amministratore delegato

Xiaomi finisce sulla lista nera del governo Trump (aggiornato con ricorso)

Reuters e Financial Times confermano entrambi una mossa dell’ultima ora dell’amministrazione Trump, che ha aggiunto 9 aziende cinesi, tra le quali Xiaomi, ad una blacklist di compagnie con presunte connessioni con l’esercito cinese.

Non si tratta della stessa entity list in cui sono coinvolte Huawei e DJI, tra le altre, ma l’inserimento di Xiaomi in questa lista nera significa che gli investitori statunitensi non potranno acquistare i titoli Xiaomi e dovranno eventualmente cedere quelli già in loro possesso, entro l’11 novembre 2021. Al momento però non sembra essere a rischio la produzione di dispositivi Xiaomi, così come invece è stato per Huawei.

Come conseguenza di ciò, il titolo di Xiaomi ha perso 14 punti negli USA in seguito alla notizia che l’azienda era stata aggiunta alla lista del Pentagono delle società con presunti legami con l’esercito cinese. Se dovessero esserci degli sviluppi, ve lo faremo sapere.

Aggiornamento15/01/2021 ore 09:00

Xiaomi ha risposto (via CNBC) negando le accuse di collusione con l’esercito cinese, ribadendo che i suoi prodotti sono fatti da civili per civili.

The Company reiterates that it provides products and services for civilian and commercial use. The Company confirms that it is not owned, controlled or affiliated with the Chinese military, and is not a ‘Communist Chinese Military Company’ defined under the NDAA.

Aggiornamento15/01/2021 ore 10:30

Riceviamo e pubblichiamo la risposta in italiano fornita da Xiaomi, che non è altro che un’estensione di quella già citata qui sopra:

Xiaomi ha sempre rispettato la legge e agito in conformità con le disposizioni e i regolamenti delle giurisdizioni dei Paesi in cui svolge la propria attività. 

La Società ribadisce che fornisce prodotti e servizi per uso civile e commerciale. Conferma inoltre di non essere posseduta, controllata o affiliata all’esercito cinese e di non essere una “Società militare comunista cinese” come definita dal NDAA. 

Xiaomi intraprenderà azioni appropriate per proteggere gli interessi della Società e dei suoi azionisti e sta esaminando anche le potenziali conseguenze di questo atto per avere un quadro più completo del suo impatto sul Gruppo.

Ci saranno ulteriori annunci, se e quando Xiaomi lo riterrà opportuno.

Aggiornamento31/01/2021

Xiaomi ci fa sapere tramite un messaggio ufficiale di aver depositato un ricorso in cui si chiede ai tribunali di dichiarare illegale la decisione e di revocarla. Questo è stato fatto per proteggere gli interessi degli utenti, dei partner, dei dipendendi e degli azionisti globali della società. Xiaomi ritiene che la decisione di considerare la società con una “società militare cinese comunista” ai sensi del NDDA sia di fatto errata e abbia privato la società di un giusto processo.

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Xiaomi finisce sulla lista nera del governo Trump (aggiornato con ricorso)