Ombre sul futuro di LG negli smartphone: il suo Rollable potrebbe non arrivare mai

Non arrivano confortanti notizie sul futuro di LG nel settore smartphone, dopo le prime avvisaglie trapelate qualche settimana fa. Le ultime novità emerse in rete riguardano il dispositivo con schermo avvolgibile, l’LG Rollable che abbiamo visto al CES.

Sapevamo che LG Rollable non fosse altro che un concept del produttore sudcoreano, il quale sarebbe dovuto arrivare sul mercato nel breve termine. Stando a quanto emerso recentemente dalla Corea del Sud, LG avrebbe fermato lo sviluppo del suo Rollable, chiedendo ai suoi fornitori di mettere in pausa la produzione dei componenti di tale smartphone. Tra questi ci sarebbe anche il produttore di display BOE.

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La decisione di stoppare lo sviluppo di LG Rollable potrebbe essere correlata con le recenti voci relative a una probabile cessione della divisione smartphone da parte di LG, dopo gli ultimi anni non proprio brillanti dal punto di vista delle vendite. Quanto appena citato rimane un’ipotesi non confermata. Vi terremo aggiornati sui prossimi sviluppi.

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Ombre sul futuro di LG negli smartphone: il suo Rollable potrebbe non arrivare mai

Come saranno le tv del futuro, secondo Samsung

“Durante lo scorso anno, abbiamo assistito al ruolo fondamentale svolto dalla tecnologia nell’aiutarci a continuare la nostra vita e rimanere in contatto gli uni con gli altri. Il nostro impegno per un futuro inclusivo e sostenibile va di pari passo con la nostra incessante ricerca di innovazione per soddisfare le esigenze in continua evoluzione dei consumatori: dalla riduzione dell’impronta di carbonio dei nostri prodotti, alla fornitura di una suite di funzioni di accessibilità, all’offerta di un un’esperienza visiva senza precedenti che si adatta allo stile di vita di ogni utente”. Queste le parole con cui JH Han, President of Visual Display Business di Samsung, ha aperto il suo First Look 2021, appuntamento (per la prima volta virtuale) in cui la compagnia coreana ha presentato la nuova gamma di TV: Neo QLED e Lifestyle TV, annunciando inoltre che da quest’anno i televisori Samsung saranno dotati di un telecomando a energia solare che può essere ricaricato dalla luce del sole ma anche dalle luci di casa, o tramite usb.

Tutto questo a pochi giorni dal CES 2021 di Las Vegas, la più importante fiera del mondo dedicata all’elettronica di consumo. Di accessibilità, sostenibilità (miglioramento dell’efficienza energetica, impiego di materiali riciclati e riduzione al minimo del testo e delle grafiche sull’imballaggio ecologico) e innovazione ha parlato anche Bruno Marnati, Head of Audio Video di Samsung Italia. “Il nostro impegno nell’innovazione, nel DNA di Samsung da sempre, deve andare di pari passo con la costruzione di un futuro inclusivo e sostenibile”.

In particolare Samsung ha presentato una tecnologia display nuova, Neo QLED, nei suoi modelli di punta 8K (QN900A) e 4K (QN90A), portando la tecnologia QLED a un livello ulteriore grazie a una nuova sorgente luminosa, il Quantum Mini LED, controllata dalla tecnologia Quantum Matrix e dal processore Neo Quantum, un potente processore di immagini ottimizzato per Neo QLED. I modelli 2021 Neo QLED 8K e 4K di Samsung presentano poi funzionalità smart che arricchiscono il ruolo della TV, supportando le esigenze di fitness, intrattenimento e smart working dei consumatori.Samsung ha presentato anche la nuova gamma di Lifestyle TV. The Frame 2021 ha una dimensione della cornice dimezzata rispetto ai modelli precedenti. Le nuove cornici personalizzabili sono disponibili in cinque opzioni di colore e in due diversi stili personalizzabili.


Come saranno le tv del futuro, secondo Samsung

L’idea alla base di Xiaomi Mi MIX Alpha non è morta: cosa potremmo vedere in futuro (foto)

Tanti di voi si ricorderanno di Xiaomi Mi MIX Alpha, lo smartphone futuristico lanciato da Xiaomi quasi due anni fa e che non ha mai visto un risvolto consumer della sua commercializzazione. Nelle ultime ore sono trapelati online nuovi brevetti sulla stessa idea di smartphone.

I brevetti sono stati depositati sempre da Xiaomi presso il China National Intellectual Property Office a fine 2019 (la pubblicazione è invece avvenuta nei primi giorni del 2021) e grazie a LetsGoDigital possiamo dargli un’occhiata. La documentazione include due idee di smartphone, entrambe centrate sul concetto di display surround, ovvero un display che avvolge completamente il dispositivo, esattamente come Mi MIX Alpha.

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Le due idee di smartphone sono abbastanza simili, eccetto per il design del comparto fotografico: il primo prevede un sistema di fotocamere più numeroso mentre il secondo è più modesto. Un po’ come mostrato dai brevetti dei pieghevoli depositati da Xiaomi e discussi in questo articolo.

Al momento rimane ignoto se e come Xiaomi intenda usare i brevetti che abbiamo appena visto. Data la loro anzianità, presumiamo che il produttore cinese li abbia già sfruttati oppure accantonati. Torneremo ad aggiornarvi se dovessero emergere dettagli sugli smartphone con display surround.

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L’idea alla base di Xiaomi Mi MIX Alpha non è morta: cosa potremmo vedere in futuro (foto)

In Chromecast con Google TV manca un’importante funzione, che sarà però aggiunta in futuro

Lo scorso 30 settembre Google ha lanciato il suo nuovo Chromecast, che altro non è che un dongle con Android TV, ribattezzato Google TV, dotato di una nuova interfaccia utente che, come tale, per ora non dispone di tutte le funzionalità disponibili su altri dispositivi, come il supporto multi-utente.

Google ha recentemente commentato questo limite comunicando che, pur non essendo attualmente disponibile, è nei suoi prossimi programmi la sua implementazione. Gli sviluppatori dal loro canto non hanno reso nota alcuna informazione su una possibile roadmap, per questo avanzare possibili previsioni circa il suo arrivo sul dongle è prematuro e impossibile. Allo stesso tempo, hanno raccomandato gli utenti di rimanere sintonizzati per conoscere le eventuali novità.

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Ricordiamo che Chromecast con Google TV è ora disponibile all’acquisto presso lo store di Google (in tutte e tre le colorazioni: bianco ghiaccio, pesca ed azzurro cielo) e presso i rivenditori autorizzati (solo color bianco), come MediaWorld e Unieuro, al prezzo di 69,99€.

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Il futuro Samsung Galaxy Z Fold 3 potrebbe avere la cerniera più smart di sempre (foto)

Al momento il vero e proprio capolavoro dal punto di vista strutturale della linea dei pieghevoli di Samsung è la cerniera, in particolare quella del Galaxy Z Fold 2. Migliorato sotto moltissimi aspetti rispetto al modello precedente, il meccanismo pensato dal produttore coreano permette di mantenere aperto il dispositivo in pressoché qualsiasi angolazione entro i 180°.

Ma arrivati ad un punto in cui la cerniera potrebbe potenzialmente andare bene così com’è, Samsung si sta interrogando su come poter migliorare ulteriormente tale componente, e oggi finalmente ne abbiamo un esempio tangibile. Come dimostra infatti questo brevetto depositato lo scorso marzo 2019, la cerniera del prossimo Fold potrebbe ospitare una serie di indicatori luminosi (6 per la precisione) che permetterebbero all’utente di ricevere un feedback visivo anche a terminale chiuso (e schermo secondario spento). Insomma, una sorta di LED di notifica all’ennesima potenza.

Non si tratta di un vero e proprio display, in quanto sono solo 6 i moduli pensati, la cui luce verrebbe poi diffusa da delle lenti apposite per creare una sorta di effetto sfumatura lungo tutto il fianco del dispositivo. L’idea è senza dubbio interessante e gli utilizzi possibili molteplici; oltre alla funzione da enorme LED di notifica, si potrebbe pensare ad un indicatore di batteria “a spanne” (soluzione già adottata da alcuni laptop, vedi i Dell XPS).

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Cosa ne pensate? Potrebbe essere una soluzione intrigante e potenzialmente utile o siamo di fronte ad uno di quei brevetti che non vedranno mai la luce del giorno? diteci la vostra nei commenti.

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Il programma di Huawei per formare giovani talenti e costruire le reti del futuro

Una chiamata per giovani talenti dell’Information and Communications Technology con l’obiettivo di arricchire le loro competenze digitali e aprire nuove strade nello sviluppo delle reti del futuro e in particolar modo del 5G, delle tecnologie di Intelligenza Artificiale, del cloud computing e della cybersecurity. Questa in sintesi la missione di Seeds for the Future, il programma che Huawei dedica alle competenze delle giovani generazioni.

Per la settima edizione del programma italiano, che inevitabilmente risente delle restrizioni imposte dall’emergenza Coronavirus (negli anni scorsi gli studenti scelti avevano la possibilità di seguire i corsi in Cina, a Pechino e Shenzhen), le iscrizioni si sono appena aperte: c’è tempo fino a ottobre per rientrare nei 50 posti messi a disposizione dal bando. Obiettivo è fornire agli studenti skill molto specialistiche e avvicinare il mondo dell’università e quello dell’azienda (come si lavora in una compagnia? Che rapporti si hanno con i clienti? Che cosa sono i progetti).

I numeri di Seeds for the Future

Nato a livello globale nel 2008, sbarcato in Europa nel 2011 e in Italia dal 2013, l’iniziativa della compagnia di Shenzhen ha già coinvolto 126 Paesi, oltre 500 università e ha visto la partecipazione di 5.773 studenti.

Chi può partecipare

Possono accedere al programma di formazione di Huawei studenti universitari iscritti al terzo anno e laureandi in ingegneria delle telecomunicazioni, ingegneria elettronica e informatica. Si richiede la media del 27 e la conoscenza della lingua inglese: perché essere bilingue è necessario. In tema di soft skill ci vuole voglia di imparare e di comprendere i meccanismi e le opportunità delle nuove tecnologie applicate all’industria e una grande curiosità.

La formazione online

La prima parte del programma di formazione si svolgerà dal 2 al 6 novembre su una piattaforma online. Fra i temi dei corsi, 5G network architecture and key technologies,AI, machine learning and deep learning, Cloud Computing architecture and key technologies, Huawei Mobile Services ecosystem, Internet of Things, Cybersecurity. Gli studenti avranno anche occasione di conoscere il contesto in cui nasce Huawei attraverso tour virtuali del suo quartier generale di Shenzhen (dove lavorano 50 mila persone) e di alcuni dei principali luoghi della Cina antica e moderna.

Il training in presenza

La seconda parte del programma di formazione sarà invece riservata a 10 studenti selezionati tra i 50 che hanno partecipato alla prima parte e si svolgerà invece in presenza dal 9 al 13 novembre presso i centri di Huawei a Milano: i corsi verranno tenuti dagli esperti della compagnia. Durante questa fase i già trattati verranno calati nella realtà locale con approfondimenti e presentazioni di casi d’uso, a cui si aggiungeranno esercitazioni pratiche per stimolare negli studenti la proposta di soluzioni innovative. Prevista anche la partecipazione a una challenge. Gli studenti avranno inoltre la possibilità di visitare a Milano l’Innovation Experience and Competence Center, i centri di ricerca globali di Huawei e il flagship store dei device Huawei.

E dopo la formazione?

Il rapporto tra la compagnia e gli studenti non si interrompe dopo il percorso di formazione. Negli anni si è formata una community internazionale, alcuni degli studenti sono entrati in azienda, altri poi sono diventati dei testimonial. Fino agli anni scorsi poi gli studenti che hanno partecipato al programma si sono anche riuniti a Bruxelles, al Parlamento Europeo, in una giornata evento.

La formazione, non solo per i giovani

Il piano di formazione di competenze digitali di Huawei non vuole fermarsi ai giovani e agli studenti, ma coprire un po’ tutta la vita lavorativa. È in via di lancio un progetto di re-skilling, di ri-aggiornamento delle competenze dedicato ai più grandi. Seeds for the Future, in ogni caso, è un programma che si colloca all’interno dei piani di investimento in innovazione dell’azienda che destina tra il 12% e il 15% del proprio fatturato globale alla Ricerca e Sviluppo e in cui Il 45% degli impiegati (circa 180 mila in tutto il mondo) lavora proprio in questo settore.

Agi

L’effetto Covid sul digitale: cinque tendenze per il futuro

AGI – Quando si prova a ipotizzare quali siano le tendenze tecnologiche, l’orizzonte non è certo quello di un semestre. Questa volta ad Accenture è toccato fornire una seconda edizione delle sua Technology Vision 2020, riformulando le previsioni di gennaio. Già questo è un indice di quanto l’accelerazione digitale impressa dal coronavirus sia stata forte.

Tanto forte da creare uno “scontro”, ha spiegato Valerio Romano, intelligent cloud & engineering director di Accenture. Si è passati dal techlash (termine spuntato sull’Economist tre anni fa per indicare la disillusione nei confronti dell’entusiasmo digitale) al “tech-clash”: un “disallineamento” tra i valori delle persone e i modelli tecnologici. “Le aziende che non sapranno gestirlo si troveranno ad affrontare un clima di sfiducia e insoddisfazione crescente da parte dei consumatori”. Quelle che invece ambiscono a superarlo, dovrebbero cavalcare queste cinque tendenze.

I cinque trend tecnologici del 2020

Le aziende avranno bisogno di creare esperienze personalizzate, che diano agli individui maggior potere decisionale. “Questo modello trasforma spettatori passivi in attori attivi e partecipi”, afferma Accenture. Cinque imprese su sei ritengono che, per vincere la concorrenza nel prossimo decennio, le organizzazioni debbano trasformare il proprio rapporto con i clienti e renderli partner. È quello che il rapporto ha definito “The I in Experience”.

“AI and Me”: l’intelligenza artificiale potrebbe diventare lo strumento in grado di far emergere il pieno potenziale delle persone. Analizzando il quadro post Covid, sono emersi “i vantaggi della collaborazione tra uomo e AI”. Nel settore sanitario e non solo.

Sta cambiando “il concetto di proprietà di un prodotto”. Non è una questione politica ma economica e tecnologica: un prodotto connesso muta di continuo perché aggiornato di continuo. L’emergenza sanitaria sta aumentando notevolmente il bisogno di oggetti e servizi intelligenti. Il possibile squilibrio tra connettività e privacy è destinato a emergere con grande forza. “Le imprese devono pensare a come introdurre nuove funzionalità nei propri dispositivi senza oltrepassare i limiti”: è il “Dilemma delle Smart Things”.

I robot non operano più solo all’interno dei magazzini e il 5G sta per diventare quel grande acceleratore di cui si parla da tempo. È la tendenza definita “Robots in the Wild”. Con le persone costrette a casa (prima) e la nuova normalità del distanziamento sociale (adesso), i robot sono usciti dai confini tradizionali e sono stati impiegati più velocemente di quanto si sarebbe potuto immaginare. “Ogni azienda deve quindi ripensare il proprio futuro attraverso le lenti della robotica”.

Le imprese possono accedere a una quantità senza precedenti di tecnologie, che vanno dal quantum computing all’AI fino alla blockchain. Già prima del Covid, il 76% dei dirigenti intervistati evidenziava come, per innovarsi alla velocità richiesta dal mercato, le aziende dovessero adottare con urgenza nuove modalità di azione. Dovrebbero avere un “Innovation Dna”. L’accelerazione ha dato immediata concretezza a questa prospettiva.

Benasso (Accenture): “Paradigmi superati”

“Abbiamo toccato con mano che molte attività possono essere fatte con modalità diverse”, spiega Fabio Benasso, presidente e amministratore delegato di Accenture Italia. “Abbiamo capito che molti paradigmi possono essere superati”. È stato un momento di “forte discontinuità”, che ha rivelato il potenziale di settori e tecnologie, facendo emergere allo stesso tempo “alcune fragilità correlate alla parziale digitalizzazione del nostro ecosistema”. Concordano i rappresentanti di due settori molto diversi, collegati in videoconferenza alla presentazione delle Technology Vision 2020: Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, e Gabriele Tubertini, direttore sistemi informativi e organizzazione di Coop Italia.

Capasa (Camera della moda): “Il digitale resterà”

La crisi c’è e si sente tutta: secondo Capasa, la moda accuserà un calo dei profitti 2020 attorno al 30%. Ma il lockdown avrebbe anche innescato alcune tendenze di produzione e consumo positive. “Si tende a comprare prodotti più durevoli, con i brand di alta gamma che stanno recuperando più velocemente del fast fashion”. L’emergenza sanitaria ha poi insegnato a “combinare diversi strumenti tecnologici”. La prossima Milano Fashion Week sarà “digital”. Passerelle, collezioni ed eventi in videoconferenza e con il supporto della realtà virtuale. Alcune delle innovazioni emerse come necessità tenderanno a rimanere. A settembre, infatti, la settimana della moda sarà fisica ma, assicura Capasa, “conserverà una forte componente digitale”.

Tubertini (Coop): “E-commerce tendenza da confermare”

La grande distribuzione è tra i settori che ha risentito meno del lockdown. La spesa online, fino a qualche mese fa componente marginale, è diventata un’abitudine per molti utenti. Ma proprio chi osserva quel mercato dal vicino si dimostra cauto. “Esaurita l’onda, il volume di acquisti online è rimasto leggermente superiore” al periodo pre-lockdown, spiega Tubertini. Ma adesso c’è “una grande sfida” da affrontare nei prossimi mesi: “Se riusciremo a investire in maniera corretta, garantendo l’occupazione, certi comportamenti rimarranno”. Ma se economia e occupazione dovessero perdere ulteriore terreno, “i consumatori saranno più attenti alla convenienza che al servizio”.

Tradotto: se ci saranno pochi soldi in tasca, la priorità sarà risparmiare. Con o senza e-commerce. Il Covid, inoltre – sottolinea Tubertini – non ha spazzato via la singolarità del mercato italiano, fatto di tanti piccoli comuni e caratterizzato dalla frammentazione dei prodotti alimentari, che cambiano da regione a regione. “Nel food&grocery non bisogna commettere l’errore di focalizzarsi solo sulle performance che l’e-commerce ha avuto durante la pandemia. Il vero tema è la sostenibilità del canale”. Cioè non quanto incassa ma quanto guadagna: “Bisogna essere iper efficienti”.

Il futuro della gdo è nei dati

L’e-commerce è un argomento centrale. Ma per Tubertini, nella grande distribuzione il vero cambiamento è stato un altro, meno visibile ma più univoco. La tecnologia permette di sfruttare i dati con costi minori e anche su superfici ridotte. E “la pandemia ha spinto questo tipo di approccio”. “Abbiamo fatto dei test per misurare la densità e la distanza in alcuni reparti”, afferma il direttore sistemi informativi e organizzazione di Coop Italia. È stata un’esigenza di sicurezza, ma la stessa tecnologia “nei prossimi mesi prossimi sarà applicata per altri obiettivi”. Cioè per capire meglio il comportamento dei clienti, offrire servizi migliori e vendere. Tra le innovazioni destinate a rimanere c’è anche il sistema di prenotazioni, “particolarmente gradito” durante il lockdown. Serviranno investimenti. “Ma se le idee ci sono, si trovano”.

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The SmartWorld Show, oggi alle 16:00 – GTA V gratis: il futuro dei videogiochi è gratuito e free-to-play?

Oggi in diretta parliamo di come stiano cambiando i videogiochi (quelli “seri” e per PC/console) e di come titoli, non più nuovissimi ma ancora sulla cresta dell’onda, come GTA V siano stati distribuiti gratuitamente per un periodo di tempo non indifferente. Parliamo insieme di qual è il futuro che si prospetta per questi videogiochi e in generale di quali sono le novità più grandi che il mercato dei videogiochi ci prepara per i prossimi mesi.

Ne parleremo oggi alle ore 16:00 nel nostro appuntamento con The SmartWorld Show su YouTube e Facebook. Potete già lasciare le prime domande nei commenti dei post e domani le pescheremo assieme a quelle sul nostro profilo Instagram.

Quello che dovete fare quindi è sintonizzarvi alle 16:00 di venerdì 22 maggio 2020 sul nostro nuovo canale di YouTube unificato (o su Facebook) e interagire con noi in diretta. Se volete che le vostre domande siano le prime a essere lette potete farlo tramite le storie di Instagram.

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Ufficiale: Facebook scommette sul futuro delle GIF e acquisisce Giphy

Se avete usato una GIF almeno una volta all’interno delle vostre conversazioni, probabilmente conoscerete già Giphy, un sito web che rappresenta una delle librerie più estese del settore, con centinaia di migliaia di contenuti pubblicati direttamente dagli utenti.

E se lo avete fatto, è altrettanto probabile che vi ci siate imbattutti tramite un’applicazione dell’ecosistema Facebook, dato che Instagram, WhatsApp e Messenger sono tutte integrate con l’API della libreria Giphy e sono responsabili di circa il 50% del traffico che questo portale genera.

In ogni caso, da questo momento in poi la distinzione non si dovrà più fare, dato che Giphy è appena entrata a far parte ufficialmente della famiglia di Zuckerberg grazie ad un’operazione che, secondo le indiscrezioni, si aggirerebbe attorno ai 400 milioni di dollari, spicciolo più spicciolo meno.

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La notizia, anticipata da Axios, è stata poi confermata dallo stesso blog di Facebook, nel quale si chiarisce che dal punto di vista pratico non cambierà nulla nell’infrastruttura di Giphy: le API rimarranno attive, i partner continueranno ad usufruirne come in passato, e soprattutto la comunità potrà ancora esprimere tutta la propria fantasia.

Per quanto riguarda la sistemazione aziendale, Giphy entrerà a far parte del team Instagram. Ora rimane da vedere come reagiranno gli altri pezzi da novanta che facevano affidamento alla loro libreria, tra cui Twitter, Pinterest, Slack, Reddit TikTok. Decideranno di rimanere, favorendo un potenziale competitor, o se ne andranno?

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YouTube in futuro potrebbe farvi scegliere nelle impostazioni la qualità video che preferite

Lo sappiamo benissimo: quando avviamo un nuovo video su YouTube possiamo scegliere la qualità video che preferiamo (o la abbassa di proposito per ottime ragioni). Ma non sarebbe meglio avere una impostazione predefinita che ci permetta, magari, di puntare al massimo risparmio dei dati? In futuro potrebbe essere così.

XDA Developers ha infatti spulciato nel codice di YouTube 15.12.33 e ha beccato qualche nuova stringa che parla chiaramente di “Preferenze qualità video“, con alcune opzioni che parlano di “maggiore qualità” o “risparmio dati“, differenziando anche la qualità in base alla rete a cui si è collegati (Wi-Fi o rete mobile).

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Questi cambiamenti potrebbero arrivare in futuro, come potrebbero essere scartati: il fatto di aver trovato qualche riferimento all’interno del codice non ci assicura assolutamente che riceveremo ciò che è stato trovato. Certo è che potrebbe far comodo una voce del genere all’interno delle impostazioni. Voi la usereste?

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