Da Google un nuovo smartphone Pixel e nuovi auricolari

AGI – Un nuovo smartphone della gamma Pixel, nuovi auricolari e alcuni aggiornamenti che renderanno l’interazione con gli smart speaker e la pubblicità. Sono le principali novità del Google I/O, l’annuale conferenza con cui la società rivela alcuni dei prodotti e delle funzioni più rilevanti.

Pixel 6a

È arrivato, come da previsioni, il Google Pixel 6a, smartphone di fascia media che rappresenta un passo intermedio tra il Pixel 6, presentato lo scorso ottobre, e il 7, che arriverà il prossimo autunno. La gamma “a”, come d’abitudine, assorbe alcune caratteristiche dei dispositivi di fascia superiore, con un prezzo ridotto. Il 6a non è un’eccezione: sarà disponibile negli Stati Uniti a partire dal 21 luglio, a 449 dollari. Simile al 6, a partire dalla barra che delimita l’area della fotocamera, è il design. Più che sulle elevate prestazioni, si punta su un utilizzo molto pratico: il display è da 6,1 pollici e la batteria da 4.400 mAh, che promette di reggere “più di 24 ore”.

Hub Nest più interattivo

Google ha puntato da tempo su smart speaker e assistente digitale. Hanno raggiunto elevati livelli di comprensione, ma l’interazione è resa ancora poco naturale dal fatto di dover formulare un comando per attivare il dispositivo: “Hey, Google”. Per rendere la conversazione più scorrevole, la società ha sviluppato due nuove funzionalità. La prima si chiama “Look and talk”. Come dice il nome (guarda e parla), il Nest Hub Max (il dispositivo di punta della gamma) si attiva solo guardandolo, identificando la voce e riconoscendo il volto dell’utente. La seconda funzione si chiama “Quick Phrases”: una lista di semplici frasi predefinite permettono di interrogare l’assistente digitale senza un comando di attivazione.

Google Pixel Buds Pro

I Google Pixel Buds Pro sono gli auricolari wireless di fascia alta, disponibili a 199 dollari dal 21 luglio. Sono studiati per adattarsi ai Pixel e agli altri telefoni Android. Il sistema Silent Seal permette agli auricolari di adattarsi all’orecchio, limitando la dispersione del suono. I sensori integrati misurano la pressione nel condotto uditivo per assicurarti maggiore comfort anche in sessioni d’ascolto prolungato. Entro la fine dell’anno, supporteranno l’audio spaziale, concentrando nel padiglione auricolare un sistema audio immersivo.

La pubblicità si sceglie

Due nuove funzioni cambiano, almeno un po’, pubblicità e risultati di ricerca. My Ad Center, attivo verso la fine dell’anno, permette di avere un piccolo controllo sugli annunci, sia nelle ricerche di Google che su Youtube: l’utente potrà scegliere, da un apposito cruscotto, di vedere più spesso annunci di determinati marchi o specifici settori. Allo stesso tempo, sarà possibile indicare gli annunci che si preferirebbe evitare.

La funzione “Results about you in Search” semplifica la rimozione di risultati di ricerca che riguardano informazioni personali. In sostanza: se, cercando noi stessi su Google, ci imbattessimo nel nostro numero di telefono o nel nostro indirizzo mail, sarà più facile cancellarlo dalla lista dei link indicizzati.

Google Wallet

Google I/O è stato il teatro per presentare anche le novità più importanti del sistema operativo Android 13, già diffuso nelle scorse settimane tra gli sviluppatori. Ha catturato l’occhio Google Wallet, un portafogli digitali che mira a raccogliere nel proprio smartphone tutte le carte che sono nelle nostre tasche. Non solo sistemi di pagamento, ma – potenzialmente – ogni tessera, dalla chiave della camera d’hotel alla patente. Google ha infatti affermato di lavorare con le autorità americane per digitalizzare le licenze di guida e permettere così di memorizzarle sullo smartphone.


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Google Pixel Watch potrebbe adottare lo stesso chip del Galaxy Watch 2018

Mercoledì Google ha ufficialmente confermato di stare a lavoro sul Pixel Watch, il cui debutto sarebbe previsto tra qualche mese. Tuttavia, è emersa negli ultimi giorni una indiscrezione sul chip che sarebbe stato adottato sul primo smartwatch di Google.

Secondo qualcuno, infatti, Pixel Watch utilizzerebbe l’Exynos 9110, processore rilasciato nell’agosto del 2018, costruito su un processo a 10 nm con due core Cortex-A53. Non l’ultimo arrivato, dunque, come ad esempio l’Exynos W920, che debuttò insieme al Galaxy Watch 4. A riguardo, è probabile che Google abbia adottato un chip non recente poiché il progetto del Pixel Watch è iniziato già da qualche tempo.

In ogni caso, non c’è da disperarsi. Difatti, oltre al processore, sarà importante capire soprattutto come Google ottimizzerà il software basato su Wear OS 3. La batteria, invece, avrà una capacità da 300 mAh.

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Google Pixel Watch potrebbe adottare lo stesso chip del Galaxy Watch 2018

Health Connect è l’app universale di Google per la salute

Durante lo scorso Google I/O abbiamo visto diverse novità per il settore smartphone e indossabili, con Pixel 6aPixel 7 e Pixel Watch. Oltre a questo Google ha anche lanciato delle novità software, proprio come Health Connect.

Health Connect è un app interessante quanto ambiziosa, perché ha l’obiettivo di unificare la gestione dei dati relativi alla salute e alle attiviò fisiche svolte tramite i vari servizi per indossabili disponibili su Android. L’app è ufficialmente compatibile con Samsung Health, Leap Fitness, MyFitnessPal e Withings.

Health Connect è quindi in grado di sincronizzare in un unico posto i dati relativi a salute e attività fisiche svolte raccolti da dispositivi che si affidano a piattaforme non Google. Nello specifico, Health Connect offrirà la possibilità di monitorare:

  • Attività come correre, fare esercizio o dormire
  • Misurazioni sul corpo come peso e tasso metabolico
  • Monitoraggio del ciclo per cicli mestruali e test di ovulazione
  • Informazioni nutrizionali come l’assunzione di acqua e i dati sugli alimenti (calorie, zucchero, ecc.)
  • Dettagli sul sonno inclusi lunghezza e tipologia
  • Vitali come glicemia, temperatura corporea e livelli di ossigeno nel sangue

Con Health Connect, che da noi si chiama Connessione salute, come è possibile vedere anche dagli screenshot in galleria, Google pone da subito l’accento all’aspetto della privacy, visto che alcuni dei dati gestiti possono essere intesi come medici.

La nuova Health Connect è attualmente disponibile sul Play Store in versione di anteprima, che potrebbe includere qualche bug. L’abbiamo provata e al momento non sembrano esserci app compatibili con il suo servizio. Per questo potrebbe volerci del tempo. Nel frattempo potete provarla anche voi accedendo alla pagina dedicata sul Play Store, qui sotto trovate il collegamento diretto.

Scarica da Play Store

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Health Connect è l’app universale di Google per la salute

L’assistente Google sta per arrivare sul Galaxy Watch 4, parola di Samsung

Samsung Galaxy Watch 4 è uno degli smartwatch migliori attualmente sul mercato (qui potete leggere la nostra recensione). La novità più importante della serie è rappresentata dal passaggio da Tizen a Wear OS, ma purtroppo l’orologio non ha mai ricevuto il tanto atteso assistente Google.

Le cose però potrebbero presto cambiare. In un lungo post sul sito Samsung Newsroom, infatti, Patrick Chomet, EVP e Capo dell’Ufficio Customer Experience di Samsung, ha dichiarato che gli utenti di Galaxy Watch 4 riceveranno il tanto atteso aggiornamento per l’estate.

A un anno dall'inizio della collaborazione con Google, il manager ha voluto ribadire che la società è al lavoro per aprire ulteriormente l'ecosistema, in modo da portare nuove esperienze e vantaggi agli utenti. Se infatti per l'estate si potrà, per esempio, controllare Spotify con l'assistente Google, entro la fine dell'anno un numero ancora maggiore di app e servizi Google dovrebbero arrivare su Galaxy Watch. Speriamo sia la volta buona.

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L’assistente Google sta per arrivare sul Galaxy Watch 4, parola di Samsung

I nuovi Collectibles Android strizzano l’occhiolino alle prossime novità Google

Nel mondo Android una delle costanti presenti ormai da anni sono i Collectibles del robottino verde realizzati con licenza ufficiale da Dead Zebra. Nelle ultime ore sono trapelati online quelli che stanno per arrivare nel 2022.

Le immagini che trovate nella galleria in basso mostrano un’anteprima dei nuovi collezionabili Android realizzati da Dead Zebra. Il tema principale è @Work e alcuni di essi sono molto interessanti perché potrebbero includere delle allusioni alle prossime novità in casa Google: troviamo ad esempio l’esperto di cybersecurity che ha al polso uno smartwatch, che sia proprio il Pixel Watch?

Un secondo elemento invece tiene tra le mani un Pixelbook. Che entrambi siano segni di novità hardware in casa Google? Su Pixel Watch abbiamo ormai la quasi certezza, staremo a vedere se arriverà a breve anche un nuovo Pixelbook.

I nuovi collezionabili Android sono dunque tutti centrati su varie figure professionali. Al momento il set è stato pubblicato sullo store Dead Zebra ma non è ancora disponibile all’acquisto.

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I nuovi Collectibles Android strizzano l’occhiolino alle prossime novità Google

Un assaggio dal Google I/O 2022: ecco le novità principali

Manca davvero pochissimo al prossimo Google I/O, il classico keynote di casa Google che propone annualmente tutte le novità software e hardware che Google ha sviluppato per i suoi utenti. Queste riguardano tanto il mondo smartphone quanto quello della domotica e dell’informatica.

Nelle ultime ore Google ha lasciato trapelare su Twitter, tramite il profilo ufficiale di Android, quali saranno i macro-argomenti sui quali saranno centrate le novità più interessanti:

  • Aggiornamenti di sicurezza.
  • Aggiornamenti per le piattaforme di messaggistica.
  • Aggiornamenti cross-device.
  • Nuove partnership.

Le voci più intriganti sono sicuramente gli aggiornamenti cross-device e gli aggiornamenti per la messaggistica. Per il primo aspetto possiamo aspettarci un’estensione delle integrazioni tra Android, Chrome OS e Wear OS che sono già disponibili per gli utenti Google, mentre per il secondo possiamo aspettarci novità, e magari delle integrazioni smart, tra Google Messaggi, Duo e l’app Telefono. Non dimentichiamoci della messaggistica RCS.

In tema di design, aspettiamoci delle novità anche sotto questo punto di vista: il profilo del Material Design ha lasciato intendere che ci saranno delle novità per le interfacce grafiche. Sappiamo che tra queste ci sarà il nuovo font Roboto Flex.

Vi ricordiamo che il Google I/O 2022 si terrà dall’11 al 12 maggio, seguiteci con costanza per rimanere aggiornati su tutte le novità che ci svelerà Google.

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Un assaggio dal Google I/O 2022: ecco le novità principali

Da oggi è più semplice rimuovere i nostri dati personali da Google (no, non è il diritto all’oblio)

AGI – Ci sono dei casi in cui il nostro indirizzo mail, il numero di telefono, le credenziali di accesso, gli estremi di documenti, i dati medici (i nostri dati personali) possono finire in rete e venire indicizzati dai motori di ricerca (in pratica da Google) per dolo o per errore. Si tratta di dati sensibili, che se manipolati e nelle mani sbagliate possono avere conseguenze pesanti (pensiamo a pratiche come lo stalking o il furto d’identità). 

Stalking e dossieraggio

Dunque Google ha messo a disposizione dei propri utenti una funzionalità che amplia la possibilità di richiedere la deindicizzazione di questi dati. Amplia perché in realtà Mountain View già ha messo a disposizione degli utenti strumenti per limitare le informazioni che raccoglie come azienda o per consentire a bambini e giovani di richiedere la rimozione delle loro foto dai risultati di ricerca di immagini di Google.

In sintesi vuol dire che nessuno potrà trovare i dati in questione tramite ricerche mirate sul motore di ricerca. Nelle intenzioni di Google si vogliono aiutare le vittime del cosiddetto doxxing, quelle pratiche in cui le informazioni su una persona vengono pubblicate online senza il loro consenso, spesso con intenzioni dannose.

Da questa insieme sono esclusi i dati disponibili su siti istituzionali o fonti ufficiali, dove si presume che la pubblicazione possa avere una qualche legittimazione (diritto di cronaca).

Le notizie

“Quando riceviamo richieste di rimozione – si spiega – valuteremo tutti i contenuti della pagina web per assicurarci di non limitare la disponibilità di altre informazioni ampiamente utili, ad esempio negli articoli di notizie. Valuteremo anche se il contenuto appare come parte del record pubblico su siti di governo o fonti ufficiali. In questi casi, non effettueremo rimozioni».

Come richiedere la deindicizzazione

Per Google si tratta di uno sforzo a tutela della privacy degli utenti, ripulendo il proprio indice di informazioni da quei dettagli che possano rivelarsi deleteri per i singoli. Per le persone si tratta di uno strumento aggiuntivo di autotutela, da sfruttare per rendere la ricerca online meno pericolosa per sé e per la propria sicurezza (personale e online). Una apposita pagina di supporto è a disposizione per quanti possano aver necessità di portare avanti richieste di questo tipo.


Da oggi è più semplice rimuovere i nostri dati personali da Google (no, non è il diritto all’oblio)

Pixel Watch sarà davvero il nome del primo smartwatch di Google

In attesa del debutto ufficiale, arriva forse la prova più evidente su come si chiamerà il primo smartwatch di Google. Come scoperto da 9to5Google, l’azienda di Mountain View ha depositato, presso l’Ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti, una domanda per la registrazione dell’omonimo marchio.

La domanda di registrazione del nome “Pixel Watch”, senza grosse sorprese, riguarda proprio le categorie degli smartwatch e dei relativi accessori. Quasi scontato, dunque, che il primo dispositivo di Google basato su WearOS si chiamerà proprio Pixel Watch. In passato, invece, alcune indiscrezioni suggerirono “Rohan” come eventuale nome dello smartwatch.

Per quanto riguarda il debutto, ancora nessuna certezza. Le ultime indiscrezioni, però, rilanciano l’ipotesi di una presentazione durante il prossimo Google I/O, che si terrà l’11 maggio.

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Pixel Watch sarà davvero il nome del primo smartwatch di Google

Google Pay: aggiornamento per i Termini di servizio aggiuntivi

Google sta aggiornando i Termini di servizio aggiuntivi di Google Pay, il servizio di BigG per la gestione dei pagamenti dei servizi dell’azienda: questi cambiamenti, che entreranno in vigore dal prossimo 17 maggio, serviranno a “chiarire e aiutare a comprendere più facilmente cosa puoi aspettarti da noi quando usi il servizio di pagamento”.

Sono cinque i punti fondamentali che saranno toccati da queste modifiche:

  • Aggiornamenti generici per migliorare la leggibilità: essenzialmente è stato modificato il testo completo dei Termini di servizio, al fine di renderli di più facile comprensione.
  • Nome e indirizzo legali del fornitore del servizio: è stato inserito il nome e l’indirizzo fisico della persona giuridica che fornisce il servizio di pagamento.
  • Maggiore chiarezza sulle modalità di interruzione del servizio di pagamento: sono state aggiunte ulteriori informazioni sulle modalità con le quali è possibile terminare un servizio di pagamento.
  • Maggiore chiarezza sulla relazione tra questi Termini aggiuntivi e gli altri termini e le altre norme di Google: è stato chiarito come sono relazionati tra loro i Termini di servizio aggiuntivi di Google Pay/Google Payments, l’Informativa sulla privacy di Google Payments e i Termini di servizio di Google.
  • Archiviazione degli elementi: è stato chiarito che l’archiviazione degli elementi non correlati ai pagamenti, come le carte fedeltà, le tessere dei programmi a premi, i pass per il trasporto pubblico e le carte d’imbarco, è regolata dai Termini di servizio di Google e non dai Termini di servizio aggiuntivi di Google Pay/Google Payments.

Queste modifiche interesseranno ovviamente tutti gli utenti che utilizzano Google Pay o Google Payments. Google sta inviando una email che informa proprio dei cambiamenti appena descritti.

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Google Pay: aggiornamento per i Termini di servizio aggiuntivi

Google Assistant: finalmente si può cambiare nome a (quasi) tutte le Routine

Tramite l’app Google Assistant, è possibile creare diverse Routine: queste permettono di svolgere una serie di azioni in maniera automatica, dopo che è stata pronunciata una determinata frase all’assistente vocale. Con un nuovo aggiornamento di Assistant, è finalmente possibile cambiare nome alle Routine.

In precedenza infatti, il nome della Routine era identico alla frase d’attivazione della stessa su Google Assistant e non poteva in alcun modo essere cambiato: questo portava, nel caso di frasi d’attivazione molto lunghe, a nomi estremamente lunghi e non sempre chiarissimi. Adesso finalmente è stato aggiunto un tasto “modifica” accanto al nome della Routine, che permette ovviamente di cambiare il nome con uno più chiaro.

Possono essere rinominate tutte le Routine, ad eccezione di quelle standard di Google, quali Bedtime, Commuting home, Good morning. Questo cambiamento, scovato su Reddit, è in rollout per Android (tramite Assistant) e su iOS (tramite l’app Google Home).

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Google Assistant: finalmente si può cambiare nome a (quasi) tutte le Routine

Anche Google si allea con iFixit per le riparazioni fai da te dei Pixel

Le grandi aziende tech continuano ad impegnarsi per rendere più semplice ripapare i propri dispositivi: dopo Apple, che ha spianato la strada con il suo Self Service Repair, e Samsung, e la sua collaborazione con iFixit, è arrivato il momento di Google, che ha deciso di allearsi sempre con iFixit per rendere più semplice riparare i Pixel.

A partire dalla fine dell’anno, alcuni pezzi di ricambio per gli smartphone Pixel saranno acquistabili dal sito web di iFixit: in particolare, gli “smartphone compatibili” saranno da Pixel 2 fino a Pixel 6 Pro, e ovviamente tutti i successivi dispositivi di BigG. Sarà anche possibile acquistare un kit completo per alcune parti di ricambio come schermi, fotocamere e batteria che conterrà anche gli attrezzi del mestiere.

Tutto ciò sarà disponibile negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Canada, in Australia e nei paesi dell’UE in cui Pixel è disponibile. Google sta anche collaborando con diverse aziende del territorio, sia in Nord America che in Europa, per offrire riparazioni per i Pixel, anche fuori garanzia: maggiori informazioni arriveranno probabilmente nei prossimi mesi.

Per saperne di più circa l’impegno di Google nella riparabilità dei propri dispositivi, vi rimandiamo al post sul blog dell’azienda.

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Anche Google si allea con iFixit per le riparazioni fai da te dei Pixel

Preoccupati dei tracker? Google ne starebbe integrando il rilevamento direttamente in Android

Il mondo dei tracker sta cercando una propria identità in seguito al nascere di una serie di problemi per la sicurezza. Apple domina il mercato con i suoi AirTag e dopo una serie di critiche ha rilasciato da qualche mese un’app per Android, seguita a stretto giro da Tile, proprio per scoprire se nei paraggi dell’utente ci sono dei tracker non previsti e così accorgersi se si è “seguiti”.

Ora secondo i ragazzi di 9to5Google che hanno decompilato l’ultima versione (22.12.13) dei Play Services, Google sembra al lavoro a una funzione simile direttamente integrata in Android. 

I riferimenti si trovano in diverse linee di codice che nominano “Avvisi dispositivo sconosciuto” e “Notifica rilevata tag sconosciuto” per i tag Bluetooth Low Energy (BLE). Quest’ultimo è poi seguito da tre tag che fanno riferimento a un dispositivo “ATag”, probabilmente AirTag, seguito da due dispositivi sconosciuti denominati “Tag Finder” e “Tag Tile”.

Inoltre il codice rivela che una volta che un tag è stato identificato dal dispositivo Android, si può farlo suonare. Al momento non si sa dove potrebbe portare questo progetto. La cosa più utile sarebbe averlo in esecuzione in background, visto che le app di Apple e Tile devono essere avviate manualmente, ed essendo basate su Bluetooth non sono particolarmente precise, al contrario di iOS che si basa per il rilevamento sulla tecnologia Ultra Wideband (UWB).

 

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Google vuole usare le fotocamere degli smartphone per proteggere la nostra salute

Da sempre Google è stata in prima fila nel campo tecnologico anche per i suoi progetti innovativi, che spesso riguardano anche il settore della salute e della medicina.

Proprio in questo senso arrivano le ultime novità da parte della divisione Heatlh di Google, presentate durante l’evento The Check Up. Tra le novità presentate da Google troviamo il monitoraggio e la diagnosi precoce di malattie come il diabete tramite l’analisi delle immagini degli occhi degli utenti. Alcuni tipi di diabete infatti causano retinopatie, le quali possono portare alla cecità se non curate tempestivamente.

Sempre nello stesso contesto, Google ha presentato un ulteriore progetto che prevede l’utilizzo dei microfoni integrati negli smartphone per svolgere auscultazioni di cuore e polmoni. Questa pratica, relativamente semplice, può svolgere un ruolo fondamentale nella diagnosi di malattie cardiovascolari o respiratorie.

Infine, Google ha mostrato come, in collaborazione con la Northwestern Medicine, stia impiegando la sua intelligenza artificiale per la realizzazione di indagini a ultrasuoni usando soltanto i comuni dispositivi mobili nelle aree in cui macchinari medici per le indagini a ultrasuoni, come il classico ecografo, non sono disponibili o non sono accessibili.

Insomma, è chiaro che l’intento della divisione Google Health sia quello di rendere maggiormente accessibile la pratica medica anche nelle aree in cui le risorse scarseggiano. Tutto passa dall’utilizzo degli smartphone e dei dispositivi mobili, i quali integrano sensori che accoppiati al progresso software attuale posssono fare la differenza anche nel settore della salute.

Per maggiori dettagli sull’evento presentato da Google Health vi suggeriamo di approfondire con il video completo che trovate qui sotto.

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Google vuole usare le fotocamere degli smartphone per proteggere la nostra salute

Il prossimo Google Nest Hub sarà un “convertibile”

La linea Nest Hub di Google si prepara ad accogliere un nuovo dispositivo: BigG sta lavorando ad un nuovo interessante display smart che avrà la possibilità di “diventare un tablet”.

Lo schermo sarà infatti staccabile dalla base e sarà utilizzabile indipendentemente: si potrà navigare sul web e utilizzare delle semplici app (prime fra tutte, quelle di videoconferenza). Negli ultimi aggiornamenti di Nest Hub di seconda generazione e Nest Hub Max, Google ha infatti iniziato ad introdurre funzionalità come un dock o un drawer delle app, sicuramente più indicate per un tablet piuttosto che per uno smart display.

Purtroppo lo sviluppo di questo dispositivo è ancora agli inizi e ci sono ancora molti dubbi: primo fra tutti, quello riguardante il sistema operativo. Chrome OS sarebbe probabilmente troppo energivoro, così come Android: Fuchsia OS dunque sarebbe sicuramente la scelta più indicata, ma staremo a vedere cosa decidera Google in merito alla questione.

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Il prossimo Google Nest Hub sarà un “convertibile”