L’audio spaziale di Google sui Pixel: app e smartphone supportati

Giusto qualche ora fa Google ha rilasciato il nuovo aggiornamento Feature Drop di dicembre per i suoi Pixel supportati, il quale include diverse novità interessanti. Ne abbiamo parlato in questo articolo. Tra queste troviamo l’audio spaziale per i Pixel e Pixel Buds Pro.

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Per audio spaziale si intende un’esperienza audio immersiva, che si rivela molto coinvolgente soprattutto nell’ascolto di contenuti in cui sono presenti diverse fonti audio, come ad esempio accade nei film. La novità arriverà a gennaio, secondo quanto riferito da Google, su Pixel Buds Pro. Ora andiamo a vedere quali sono gli smartphone e le app con le quali sarà possibile godere dell’audio spaziale.

Modelli di smartphone supportati

  • Pixel 6
  • Pixel 6 Pro
  • Pixel 7
  • Pixel 7 Pro

App supportate

  • Netflix
  • YouTube
  • Google TV
  • HBOMax

L’audio spaziale sarà disponibile per coloro che accederanno a contenuti, con le app sopra elencate, compatibili con traccia audio 5.1 È importante chiarire che l’audio spaziale sarà disponibile sui modelli di smartphone elencati indipendentemente dall’utilizzo di Pixel Buds Pro, ovvero sarà disponibile con gli speaker audio degli smartphone. Per abilitarlo sarà necessaria la seguente procedura nelle impostazioni di Android (le voci ancora non risultano presenti perché la novità arriverà da gennaio):

  1. Aprire le Impostazioni.
  2. Tap su Suoni e vibrazione –> Spatial Audio.
  3. Attivare Spatial Audio

Parallelamente lo stesso audio spaziale sarà disponibile per coloro che usano Pixel Buds Pro con le app citate e con i modelli di Pixel elencati. Nello specifico sarà possibile accedere all’audio spaziale con tracking dei movimenti della testa, il che renderà l’esperienza ancora più immersiva. Per abilitarlo sarà necessario:

  1. Aprire le Impostazioni.
  2. Tap su Dispositivi connessi –> Pixel Buds Pro –> Impostazioni –> Head tracking.
  3. Attivare Head tracking

Ribadiamo che le novità appena descritte non sono ancora disponibili, ma dovrebbero esserlo a partire da gennaio. Non è chiaro se l’audio spaziale arriverà dopo l’aggiornamento con le patch di gennaio. Torneremo ad aggiornarvi non appena ne sapremo di più.

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L’audio spaziale di Google sui Pixel: app e smartphone supportati

Google rilascia il Feature Drop di dicembre: novità golose per i Pixel

Siamo ormai abituati agli aggiornamenti puntuali da parte di Google, quelli che mensilmente introducono le nuove patch di sicurezza sui Pixel. La cosa si fa ancora più interessante ogni 3 mesi, quando Google rilascia l’ormai consueto Feature Drop.

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Per Feature Drop si intende l’aggiornamento software trimestrale con il quale Google introduce nuove funzionalità per i suoi Pixel. Google ha appena rilasciato il Feature Drop di dicembre sui suoi Pixel. Anche in questo caso arrivano interessanti novità. Andiamo a vederle insieme:

VPN gratis per Pixel 7 e Pixel 7 Pro

Arriva una bella e gradita novità per tutti coloro che possiedono uno dei top di gamma di casa Google. La VPN, un servizio che solitamente è a pagamento, arriva gratuitamente e in modo illimitato su questi dispositivi. Per usarlo basta scaricare l’app Google One e attivare la VPN.

Impostazioni di privacy e sicurezza unificate

Google conferma di tenere particolarmente alla privacy e sicurezza dei suoi utenti e semplifica ulteriormente l’accesso a queste impostazioni su Android 13.

Clear Calling per Pixel 7 e Pixel 7 Pro

Quella che è stata presentata come una novità esclusiva del nuovo processore Tensor G2 arriva finalmente per tutti coloro che possiedono un Pixel 7 e Pixel 7 Pro.

Riconoscimento degli speaker con l’app Registratore

La trascrizione delle registrazioni audio con l’app Registratore di Google è sempre più smart. L’app ora è in grado di etichettare i vari speaker all’interno della stessa registrazione audio. Ne abbiamo parlato in questo articolo.

Nuovo profilo del sonno per Pixel Watch

Anche i possessori di Pixel Watch possono gioire di questo aggiornamento. Google introduce l’annunciato nuovo profilo del sonno con l’app Fitbit. Ne abbiamo parlato in questo articolo.

Nuovi sfondi per i Pixel

Sui Pixel arrivano nuove possibilità di personalizzazione con la nuova serie di sfondi denominata Curated Culture per celebrare la Giornata internazionale delle persone con disabilità.

Novità minori

  • Rilevamento della tosse e del russamento anche per Pixel 6 e Pixel 6 Pro.
  • Nuovi sfondi Live Bloom.
  • Spatial audio per Pixel Buds Pro (rilascio da gennaio 2023),
  • Voice Message Transcription per tutti i Pixel a partire da Pixel 4a.

L’aggiornamento appena descritto è attualmente in fase di distribuzione automatica via OTA per tutti i Pixel compatibili, a partire da Pixel 4a. Dalle nostre parti abbiamo già ricevuto la notifica di aggiornamento. Fateci sapere cosa ne pensate una volta installato.

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Google rilascia il Feature Drop di dicembre: novità golose per i Pixel

Google tira le somme: il passaggio a Rust rende Android più sicuro

Su queste pagine parliamo spesso dei problemi di sicurezza di Android e degli sforzi di Google per combatterli. I più comuni e più difficili da affrontare riguardano i bug di sicurezza della memoria causati da un linguaggio di sviluppo non sicuro, e infatti l’anno scorso la casa di Mountain View ha annunciato il supporto a Rust per l’Android Open Source Project (AOSP).

Ora è il momento di tirare le somme, e Google ha pubblicato una serie di dati in cui dimostra che il numero di vulnerabilità di sicurezza della memoria è diminuito notevolmente negli ultimi anni, o versioni, di Android, come si può vedere nel grafico sottostante.

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Ma cos’è la sicurezza della memoria e perché Rust è più sicuro? La sicurezza della memoria è lo stato di protezione da vari bug del software e vulnerabilità di sicurezza quando si ha a che fare con l’accesso alla memoria, e i bug di sicurezza della memoria in C e C++ continuano a essere la fonte di errore più difficile da affrontare.

Senza entrare troppo nel tecnico, Java e Kotlin, l’opzione migliore per lo sviluppo di app Android, rilevano gli errori di runtime mentre C e C++ no. Purtroppo però, mentre l’utilizzo di questi linguaggi da parte di Android protegge efficacemente ampie porzioni della piattaforma Android dai bug di memoria, per i livelli inferiori del sistema operativo non è possibile.

Per C e C++, lo sviluppatore è responsabile della gestione della durata della memoria, ma è facile commettere errori, mentre Rust fornisce garanzie di sicurezza della memoria utilizzando una combinazione di controlli in fase di compilazione e controlli di runtime per garantire che gli accessi alla memoria siano validi. Il tutto con prestazioni equivalenti a C e C++.

Come si vede dal grafico sopra, la riduzione di vulnerabilità di sicurezza della memoria sono passate da un numero annuale di 223 a 85, e ancora più importante è il fatto che queste non rappresentino più la maggioranza delle vulnerabilità di Android, passando dal 76% delle vulnerabilità totali al 35% di adesso. 

Per vulnerabilità si intende il totale delle vulnerabilità segnalate nel bollettino sulla sicurezza di Android, che include vulnerabilità critiche/di gravità elevata segnalate tramite il programma di premi per la vulnerabilità (VRP) e vulnerabilità segnalate internamente.

E con Android 13 le cose non possono che migliorare, in quanto l’ultima versione di Android è la prima in cui la maggior parte del nuovo codice aggiunto è in un linguaggio sicuro per la memoria.

Rust costituisce infatti il 21% del nuovo codice nativo in Android 13, inclusi lo stack Ultra-wideband (UWB), DNS-over-HTTP3, Keystore2, il framework di virtualizzazione di Android (AVF) e vari altri componenti e le loro dipendenze open source.

A supporto di quanto detto, Google rileva come finora siano state scoperte “zero vulnerabilità di sicurezza della memoria nel codice Rust di Android‘” su Android 12 e 13.

Certo, questa correlazione non implica necessariamente una casualità, ma la GrandeG osserva come la percentuale di vulnerabilità causate da problemi di sicurezza della memoria sembra correlare piuttosto strettamente con il linguaggio di sviluppo utilizzato per il nuovo codice.

A riprova di quanto questi sforzi siano importanti, Google rileva come le vulnerabilità legate alla sicurezza della memoria rappresentino quelle più critiche, e parla anche i suoi piani futuri. La casa di Mountain View ammette infatti come la  migrazione da C/C++ sia impegnativa, e bisogna arrivare a utilizzare Rust ovunque nella base del codice.

Questi i progetti in corso:

  • implementazione degli HAL dello spazio utente in Rust
  • aggiungere il supporto per Rust nelle applicazioni attendibili
  • migrazione del firmware della VM in Android Virtualization Framework a Rust
  • supporto per Rust in Linux 6.1, che porta la sicurezza della memoria nel kernel, a partire dai driver

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Google tira le somme: il passaggio a Rust rende Android più sicuro

La mia ottima esperienza con l’assistenza di Google

Ad ottobre 2021, preso dall’euforia delle promesse di Google, acquistai un Pixel 6 Pro al lancio del telefono, che come probabilmente saprete non avvenne in Italia. I due smartphone di Google sono infatti disponibili sul nostro mercato solo da febbraio 2022, ed infatti lo acquistai tramite Fnac Francia, che per fortuna prevedeva la spedizione in Italia.

Tutto bene per diversi mesi, almeno fino a quando uno degli angoli del display cessò di essere stondato: un problema a quanto pare non raro, del quale vi parlai in questo articolo. Complice quindi la successiva uscita di Pixel 7 Pro, nelle scorse settimane ho deciso di provare la via dell’assistenza di Google, per cercare di riparare lo schermo del Pixel 6 Pro, essendo il telefono ancora in garanzia, e questa è la (breve) storia di come sono andate le cose.

Andando nel centro riparazioni del Google Store la prima cosa che mi è stata chiesta è stato l’IMEI del mio smartphone. Niente scontrini, fatture, o altre prove d’acquisto. Tramite questo codice univoco infatti, Google saprà tutto ciò che deve sapere del vostro dispositivo, compreso il fatto se sia ancora o meno in garanzia.

È un ottimo punto di partenza, non perché non avessi la fattura di Fnac, ma perché l’IMEI è sempre reperibile sul telefono stesso, mentre uno scontrino può facilmente andare smarrito. Inoltre, anche nel caso in cui doveste ricevere lo smartphone come regalo, o se doveste comprarlo usato, non ci saranno problemi.

Dopo aver risposto ad alcune e molto generiche domande sul tipo di problema riscontrato (vedi screenshot sotto), Google mi ha posto davanti ad una scelta: spedire lo smartphone per conto mio, ricevendo una lettera di vettura pre-pagata, oppure farmi inviare una confezione ad-hoc, con tanto di spedizione assicurata. Ho scelto questa seconda strada, benché più lenta, proprio perché in questo modo non sarei stato responsabile dei danni durante il trasporto. (A seguire alcuni screenshot a conferma dell’intera procedura, fatta in pochi minuti da browser.)

Venerdì 18 novembre ho quindi inviato la richiesta per ricevere il pacco da Google, col quale rispedirgli a mia volta il Pixel 6 Pro, e prontamente ho ricevuto una email con anche il codice di tracciamento; pacco poi giunto a destinazione mercoledì 23 novembre. Ci sono voluti più giorni del previsto, ma ne è valsa la pena per la maggiore sicurezza. Ecco infatti una foto del mio Pixel 6 Pro inserito nella confezione “ammortizzata” fornita da Google.

Occorre a questo punto specificare che il dispositivo va mandato in assistenza resettato, per questioni di privacy, e non potendolo fare subito ho dovuto attendere fino alla settimana successiva.

Lunedì 28 novembre verso le ore 19:00 mi sono quindi recato in un punto di ritiro UPS (Google si avvale di questo corriere per la spedizione, anche se omette un link per trovare i punti di raccolta nelle mille email che vi manderà: eccolo qui!), e mercoledì 30 novembre alle ore 13:21 ho ricevuto conferma dell’arrivo del Pixel 6 Pro nel centro assistenza polacco di Google.

10 minuti dopo il telefono era già stato esaminato, e Google mi proponeva di sostituirlo direttamente con un modello ricondizionato, senza alcuna spesa. Ho accettato l’offerta, ed un’ora dopo il dispositivo sostitutivo era già stato spedito. Il giorno successivo, 1° dicembre, era già nelle mie mani, come potete vedere qui sotto: non un graffio né segno di usura, ed ovviamente perfettamente funzionante.

A scanso di equivoci la garanzia è ancora valida fino alla data di scadenza originale, l’ho verificato sul telefono sostitutivo inserendo l’IMEI nel sito di assistenza Google.

Una rondine non fa primavera. Ovvero, il fatto che io abbia avuto un’esperienza positiva non significa che l’assistenza di Google sia infallibile. Cercando opinioni online troverete sicuramente chi si è trovato malissimo, cosa che del resto vale praticamente per qualsiasi produttore; ed anche in quel caso è impossibile trarne una valore generale per tutti.

Ci sono però alcuni dati oggettivi che mi preme sottolineare.

  1. Il mio Pixel 6 Pro era stato acquistato in Francia, ma la richiesta di riparazione è stata fatta interamente sul Google Store italiano, senza alcun problema, completamente online, ed in pochi minuti. La garanzia insomma funziona benissimo.
  2. Google non ha centri assistenza sul territorio italiano, pertanto non potete portarlo voi di persona il telefono a riparare, ma deve essere spedito in Polonia (come vedremo a breve non è un problema).
  3. I tempi di UPS sono stati rapidissimi: di fatto un giorno lavorativo per andare dall’Italia alla Polonia, e viceversa. 
  4. Anche i tempi dell’intervento di Google sono stati eccezzionali, anche se nelle email ricevute l’azienda riportava che “in genere occorrono 2-3 giorni lavorativi“, a conferma del fatto che è impossibile dare indicazioni generali.
  5. La comunicazione a mezzo email da parte di Google è stata sempre rapida, puntuale e quasi del tutto impeccabile. Mancava appunto un link al punto di raccolta UPS per renderla perfetta.
  6. Il telefono non è stato riparato ma sostituito con uno ricondizionato. Non posso sapere il perché di questa scelta, né se sia una prassi comune o meno, ma ciò è sia un bene che un male. Da una parte ha senz’altro accorciato drasticamente i tempi dell’intervento, dall’altra non è più il telefono originale. Per me è stato però solo un bonus, perché il mio Pixel 6 Pro presentava non pochi graffi sul vetro frontale, mentre quello che mi è stato restituito è immacolato, esattamente come nuovo. Di contro ho perso la skin Dbrand applicata al vecchio telefono, ma direi che posso conviverci.
  7. Come già sottolineato, la durata della garanzia residua non è stata minimamente impattata da tutto ciò, ed è la stessa del telefono originario anche sul ricondizionato.

La mia esperienza è stata insomma ottima, al punto da portarmi a scrivere questo articolo, visto che ancora oggi Google non vende al day one tutti i suoi prodotti in Italia (vedi Pixel Watch) e sapere di poterli riparare con cotanta facilità se acquistati nel resto d’Europa è senz’altro un bonus importante. Per tutte le altre eventuali vostre considerazioni personali, c’è lo spazio dei commenti qui sotto.

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La mia ottima esperienza con l’assistenza di Google

Nuovo aggiornamento per Google Play System: interessanti novità in arrivo

Negli ultimi anni abbiamo visto Google introdurre una nuova forma di supporto software per i dispositivi Android corrispondente agli aggiornamenti Play System. Questi apportano novità a livello funzionale e sono indipendenti dai meno frequenti aggiornamenti di sistema Android.

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Con il mese di dicembre appena iniziato Google si prepara a rilasciare un nuovo update dei Play System. Questo aggiornamento introduce alcune novità interessanti e ne lascia intendere altre che arriveranno in futuro.

Con il nuovo aggiornamento apprendiamo che Google sta preparando il lancio della funzionalità per archiviare la patente di guida con Google Wallet. Questa funzionalità arriverà in beta. Attualmente è già disponibile per gli utenti residenti negli Stati Uniti e speriamo che con la nuova beta sarà disponibile anche in Italia.

Oltre a questo, il nuovo aggiornamento Play System include riferimento al Pixel Tablet che Google sta preparando per il lancio. Nello specifico, si parla della possibilità di trasmettere contenuti multimediali sul tablet con Google Cast, esattamente come già è possibile fare con dispositivi Chromecast o Nest Hub.

L’aggiornamento per i Play System di dicembre è attualmente in fase di distribuzione automatica via server a livello globale. La funzionalità relativa all’archiviazione della patente non è ancora disponibile. Torneremo ad aggiornarvi non appena ci saranno novità sul rilascio della beta.

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Nuovo aggiornamento per Google Play System: interessanti novità in arrivo

Migliori app e giochi Google Play del 2022: l’elenco ufficiale

Manca un mese alla fine del 2022 e, come ogni anno, per Google è arrivato il momento di dare uno sguardo alle migliori app e giochi che sono passati dal Play Store, il negozio digitale di BigG: ecco dunque le classifiche per quanto riguarda le app e i giochi migliori per il mercato italiano, ovviamente secondo Google.

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Migliori app del 2022

A differenza della classifica statunitense, Google non ha diviso le app per categorie, ma si è limitata a stilare una lista senza un ordine preciso.

Nella “classifica”, troviamo alcune interessanti applicazioni: Dream by WOMBO serve per generare disegni tramite intelligenza artificiale, Plant Parent promette di aiutare a riconoscere eventuali problemi delle piante utilizzando, ad esempio, la fotocamera dello smartphone, STIGMA è “un’app per la salute mentale che si pone l’obiettivo di normalizzare le conversazioni sulla salute mentale creando spazi sicuri in cui le persone possono parlare”.

Questa la lista completa:

Migliori giochi del 2022

Per quanto riguarda invece i giochi preferiti dagli italiani, Google ha deciso di dividere la classifica in diverse categoria, come il miglior titolo multiplayer o il titolo con la migliore storia.

Tra i giochi più interessanti troviamo sicuramente Apex Legends Mobile e Rocket League Sideswipe, entrambi versioni per smartphone delle controparti per PC e console, l’enorme Genshin Impact e Angry Birds Journey.

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Migliori app e giochi Google Play del 2022: l’elenco ufficiale

Google risolve un fastidioso bug di Android Auto, ma solo per i Pixel

Si tratta di un periodo molto intenso per Android Auto, il sistema di infotainment di casa Google che ha appena ricevuto un corposo rinnovamento grafico, disponibile solo in beta al momento.

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Nelle ultime ore Google ha fornito dei chiarimenti che riguardano Android Auto e un bug ben preciso che si verificava con le chiamate vocali.

Si tratta di un fastidioso bug che coinvolge la gestione delle chiamate quando lo smartphone è connesso all’auto attraverso Android Auto. Il bug infatti causa la trasmissione del suono in chiamata non dalle casse audio dell’auto ma dagli speaker dello smartphone.

Il problema sembra coinvolgere soltanto l’audio relativo alle chiamate, e non quello relativo ai contenuti multimediali ad esempio. Google ha chiarito che l’aggiornamento ad Android 13 per i Pixel, rilasciato da qualche mese ormai, dovrebbe aver risolto definitivamente l’inconveniente.

Per gli altri modelli di smartphone Android sarà invece necessario, molto probabilmente, un aggiornamento di Android Auto che ancora non è stato menzionato da Google.

Allo stesso tempo, Google ha riferito di essere a lavoro per capire come risolvere alcuni problemi di disconnessioni spontanee che si verificano con Android Auto per i possessori di Pixel 7 e Pixel 7 Pro. Anche in questo caso aspettiamoci un update che risolva il problema per le prossime settimane.

 

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Google risolve un fastidioso bug di Android Auto, ma solo per i Pixel

Le app continuano a crashare? La soluzione arriva direttamente da Google

Nonostante il costante impegno degli sviluppatori, è possibile che un’applicazione vada in crash in maniera continua su Android: spesso e volentieri, non c’è una soluzione a problemi di questo tipo e difficilmente si riesce a risolvere il tutto. Una nuova funzione di Google promette proprio di aiutare gli utenti a risolvere i continui crash delle app.

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Questa novità arriva con l’aggiornamento di novembre del Play Store System di Google. Ricordiamo che per Play Store System non si indica esclusivamente l’app Play Store che troviamo su tutti gli smartphone Android, ma anche i Google Play Services, ovvero quella serie di servizi che permettono alle app di integrarsi con l’ecosistema di Google, e altri servizi dell’azienda.

Nel changelog si parla in maniera generica di una funzione che “aiuterà gli utenti a risolvere gli arresti anomali delle app con nuove richieste di aggiornamento”, ma l’espero di Android Mishaal Rahman ha scoperto qualcosa in più scavando all’interno del codice: queste le stringhe trovate da Rahman che spiegano meglio il funzionamento:

Aggiorna l’app per correggere gli arresti anomali

L’app ha smesso di funzionare, ma l’ultimo aggiornamento dell’app potrebbe risolvere il problema. Installa l’aggiornamento e apri di nuovo l’app. Se vuoi aggiornare più tardi, vai a %1$ s in Google Play

Praticamente, nel caso in cui si verifichino dei continui crash di un’app, Google mostrerà un popup nel quale si dice che l’ultimo aggiornamento della suddetta app potrebbe risolvere il problema e che dunque sarebbe meglio aggiornare. Sul popup sarà inoltre presente un collegamento rapido al Play Store, per aggiornare subito l’applicazione.

Probabilmente gli sviluppatori dovranno lavorare un po’ per integrare le loro app con questa feature, che sarà disponibile nelle prossime settimane, ma si tratta sicuramente di una funzione che può tornare utile agli utenti meno avvezzi alla tecnologia, che magari non conoscono i passaggi da seguire per aggiornare manualmente un’applicazione. 

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Le app continuano a crashare? La soluzione arriva direttamente da Google

Now TV arriva ufficialmente su Android TV e Google TV

Arrivano delle interessanti novità per coloro che hanno un dispositivo Android TV o Google TV, il sistema operativo che Google ha creato per le smart TV, e che possiedono anche un abbonamento a Now TV.

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Nelle ultime ore infatti è arrivata l’app ufficiale per dispositivi Google TV e Android TV di Now TV, il servizio di streaming multimediale di Sky che è disponibile in Italia da ormai diversi anni.

L’app ufficiale di Now TV per le piattaforme di Google renderà possibile accedere ai contenuti di Now TV dal proprio dispositivo Android TV / Google TV tramite un’interfaccia grafica ottimizzata per smart TV. Questo in precedenza non era possibile, visto che l’app Now TV era disponibile ufficialmente sul Play Store per questa tipologia di dispositivi.

La novità è già in fase di distribuzione in Italia. La pagina di supporto ufficiale di Now TV specifica che per installare l’app su dispositivi Android TV / Google TV sarà necessario aver aggiornato il sistema operativo almeno ad Android TV 8.0. Qui sotto trovate il pulsante diretto per trovare l’app Now TV sul Play Store.

Scarica da Play Store

Riguardo invece l’abbonamento a Now TV per il mercato italiano, vi suggeriamo di far riferimento alla nostra guida dettagliata dove troverete tutte le informazioni in merito alle tariffe, ai contenuti e alla procedura per abbonarsi.

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Now TV arriva ufficialmente su Android TV e Google TV

Google Pixel 7a sarà il miglior best buy della serie

Il prossimo smartphone di Google, Pixel 7a, si preannuncia già come un aggiornamento significativo rispetto agli altri modelli della serie A. Difatti, il dispositivo dovrebbe avere fotocamere migliori, supporto alla ricarica wireless e tanto altro. Nello specifico, secondo alcune indiscrezioni, il nuovo modello dovrebbe essere lanciato nel 2023 e tra i punti di forza potrebbe avere un corpo in ceramica che gli conferirebbe un aspetto certamente premium. Per quanto riguarda il processore, dovrebbe essere equipaggiato con il chip Tensor G2, lo stesso della serie Pixel 7.

Un altro notevole cambiamento che sembra in arrivo per Pixel 7a è l’introduzione della ricarica wireless. Come notato per la prima volta dal ricercatore Android Kuba Wojciechowski, il Pixel 7a includerà il chip “P9222” per la ricarica wireless (che forse sarà in grado di ricaricare solo 5 W). Il “pezzo forte” dello smartphone, tuttavia, dovrebbe essere il modulo fotografico. A riguardo, è probabile che il sensore principale sarà il Samsung GN1 da 50 MP, lo stesso già visto sui Pixel 6. Gli altri due sensori, invece, saranno un Sony IMX787 da 64 MP per il teleobiettivo ed un Sony IMX72 da 13 MP per l’ultrawide (lo stesso sensore dovrebbe essere impiegato anche come fotocamera frontale).

Se tutte queste notizie venissero confermato si tratterebbe davvero di una rivoluzione importante rispetto ai precedenti modelli della serie A. Difatti, un corpo interamente in ceramica non si era mai visto su un Pixel di questa linea, così come anche il teleobiettivo, fino ad ora sempre un’esclusiva dei modelli “Pro”. Per le conferme ufficiali, tuttavia, occorrerà attendere comunicazioni da parte di Google, ma l’attesa da parte dei possibili acquirenti è già alta.

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Google Pixel 7a sarà il miglior best buy della serie

Recensione Google Pixel Watch: lo amo e lo odio

La confezione di questo smartwatch include all’interno il caricabatteria magnetico e un secondo cinturino in formato large, da usare in alternativa a quello small già presente sull’orologio. Un’ottima soluzione per non avere un unico cinturino con moltissimi fori per le varie misure. Il caricabatteria magnetico è discreto: permette di posizionare l’orologio in qualsiasi modo e anche se il magnete non è fortissimo è difficile sganciare l’orologio per errore.

Google Pixel Watch è disponibile nell’unico taglio da 41 millimetri. Per quanto questo mi faccia personalmente estremamente felice, è una soluzione forse un po’ miope, visto che taglia fuori tutto il pubblico che preferisce (per estetica o necessità) un quadrante più grande. L’orologio è moderno ed elegante, con il vetro curvo che si piega sui bordi nascondendo di fatto il display al suo interno. La forma circolare è molto pulita e l’aggancio a scorrimento dei cinturini fa si che non ci siano altri elementi che potrebbero sciupare questa pulizia. Sul lato destro (ma si può ribaltare invertendo il cinturino) è presente la corona circolare che funge anche da tasto fisico. Ha un buon feedback tattile, aiutata anche da una buona vibrazione. C’è poi un secondo tasto fisico, un po’ nascosto sul retro utile per impostare una scorciatoia predefinita e per le app recenti.

L’orologio è resistente ad acqua e polvere secondo lo standard IP68 e può quindi anche essere usato in acqua per brevi periodi. Difficile dire come sarà la resistenza del vetro frontale sui bordi nel lungo periodo, visto quanto è esposto ad eventuale urti.

Dal punto di vista hardware questo Pixel Watch ha tutto quello che serve: GPS per il posizionamento (fix rapido e preciso), NFC per i pagamenti, LTE/4G opzionale, Wi-Fi N, Bluetooth e 32 GB di memoria interna. Peccato per il processore che è il vecchio Exynos 9110. Non avrete problemi di prestazioni, ma un processore più recente probabilmente avrebbe migliorato la situazione dal punto di vista energetico.

Abbiamo poi anche speaker e microfono (discreti, niente di eccezionale) e sul lato inferiore un bel kit di sensoristica: è possibile registrare il battito cardiaco, l’ossigenazione del sangue e anche fare un ECG. Peccato solo che al momento la misurazione dell’SpO2 non sia attiva.

Lo schermo di questo Pixel Watch è circolare ed è da 1,2 pollici. È in tecnologia OLED e questo gli permette di “sparire” quando lo schermo è spento all’interno del design del prodotto. Lo schermo è anche molto luminoso ed è dotato anche di un sistema che aumenta oltre il limite manuale la luminosità nelle giornate più assolate. La critica che si può fare a questo bellissimo display è quella di essere di fatto troppo piccolo, quantomeno in rapporto alla superficie del display. È vero che l’interfaccia nera è pensata per celare questo difetto, ma più spazio di interazione non avrebbe certo guastato.

Google Pixel Watch è il primo smartwatch con WearOS 3.5 “puro”, ovvero non mascherato dalla One UI del Galaxy Watch 5. Il sistema è estremamente ben disegenato e si prende rapidamente la mano con il posizionamento degli elementi. I quadranti sono tanti e personalizzabili. Molto comodi i comandi rapidi accessibili dalla tendina in alto, fra cui troviamo anche la modalità riposo, che purtroppo non si attiva in automatico quando riconosce che ci siamo addormentati. Sempre qui abbiamo anche una prima versione di Home beta che permette di controllare la domotica nella propria casa grazie a Google Home.

Scorrendo lateralmente nella home troviamo poi i vari widget, che potrete scegliere a mano e che se selezionati aprono la rispettiva applicazione per darvi una più chiara visione delle informazioni. Infine trascinando verso l’alto abbiamo le ultime notifiche ricevute, perfettamente integrate con il proprio smartphone Android, mostrando anche emoji, il logo dell’app e segnalando la presenza di nuove notifiche non viste con un piccolo e discreto pallino sul quadrante. In basso e dove vengono mostrate anche indicazioni come la batteria in esaurimento, la modalità non disturbare e quella riposo. Potrete interagire con le notifiche andando anche a rispondere, ove possibile. Potrete farlo con la voce, con una emoji o digitando il testo. Non ci sono messaggi predefiniti.

È premendo la rotellina fisica che si accede alla lista delle applicazioni. Qui troviamo in bella vista le applicazioni di fitness e salute di Fitbit. Queste hanno completamente sostituito le app Google e per un’ottima ragione. Sono infatti le stesse app che trovereste su uno smartwatch Fitbit e questo è assolutamente un pregio. Potrete infatti impostare obiettivi e modificare i dati visti durante l’attività fisica. I dati registrati durante l’attività fisica sono molto precisi, così come quelli del GPS. Traccia bene anche il sonno e le notifiche di inattività sono puntuali.

Nella lista delle applicazioni spicca ovviamente il Play Store, lo store di Google che permette di scaricare altre applicazioni, direttamente al polso. Tre le funzioni di cui questo orologio si può fregiare non possiamo non citare l’NFC per Google Wallet e l’assistente vocale Google Assistant (anche se per un bug bisogna prima impostare la lingua in inglese e poi modificarla di nuovo in italiano).

Il sistema è generalmente fluido in praticamente ogni occasioni, con solo sporadici cali di frame-rate. Tra le cose che vorremmo veder migliorata di sicuro la gestione del non disturbare, non sincronizzata con lo smartphone, e un maggior controllo su alcune opzioni, come la frequenza del rilevamento del battito cardiaco.

Per gestire questo smartwatch ci vogliono due app: Pixel Watch per gestire la prima configurazione, le watchface e qualche altra opzione secondaria e Fitbit, ovvero l’unico software necessario per verificare la parte di fitness e salute. Per alcune opzioni non fondamentali (come un’analisi più approfondita del sonno) ci vorrà però Fitbit Premium. Il software Fitbit è comunque un enorme passo in avanti rispetto a Google Fit che di fatto diventa inutile. I dati sono proposti in maniera molto chiara e le sessioni di attività fisica hanno tantissimi dati a correlazione.

Google Pixel Watch ha una batteria da 294 mAh. Questa batteria permette, con un’utilizzo medio, di garantire circa 24h di autonomia. Poco. Potrete aumentare leggermente l’autonomia disattivando le notifiche più frequenti, ma all’opposto potreste abbassarla attivando la modalità del display sempre attivo, oppure sfruttando a lungo il GPS. La ricarica è mediamente rapida, in un’ora potrete ricaricare l’orologio di circa l’80%.

È risaputo che gli orologi con sistemi operativi fluidi e completi garantiscono autonomie ridotte, ma nel caso di Pixel Watch l’asticella è veramente bassa. È sì vero che non è possibile regolare o disattivare la frequenza di rilevamento del battito cardiaco, ma è anche vero che al momento il rilevamento dell’ossigenazione del sangue è completamente disattivata. Nelle 24h riportate sopra poi consideriamo anche circa 7 ore di sonno, dove la salute viene ancora tracciata ma dove lo smartphone non era connesso e quindi non c’erano consumi sul fronte del Bluetooth.

Speriamo che con futuri aggiornamenti Pixel Watch possa ottimizzare la sua autonomia, quanto basta per darvi qualche ora di comporto in più e non avere più l’ansia da ricarica puntuale ogni giornata.

Pixel Watch ha il prezzo di un top di gamma. In germania (in Italia non è venduto ufficialmente) costa 379€, mentre ci vogliono 429€ per la variante LTE. Sono prezzi alti, in linea con altri concorrenti premium (vedi Apple Watch) che però alle spalle hanno magari più esperienza.

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Recensione Google Pixel Watch: lo amo e lo odio

Google vuole investire 200 milioni nell’Intelligenza Artificiale di Cohere  

AGI – Alphabet, la società madre di Google, è in trattative per investire 200 milioni di dollari in Cohere, startup di Intelligenza Artificiale, che si occupa dello sviluppo di software di elaborazione del linguaggio naturale. Nella trattativa anche la società di produzione di chip Nvidia.

Fondata nel 2019, basata a Toronto, Cohere crea applicazioni di Machine Learning per le aziende, inclusi strumenti per chatbot e altre funzionalità in grado di comprendere il parlato e il testo umani. Lo scorso novembre, la società aveva stretto una partnership con Alphabet per fare in modo che la sua divisione cloud di Mountain View fornisse la potenza di calcolo necessaria a Cohere per istruire i suoi modelli software.

A febbraio Cohere ha raccolto 125 milioni di dollari in un round di finanziamento guidato da Tiger Global Management, portando la raccolta totale di investimenti a oltre 170 milioni di dollari.

Fin da quando ha assunto il ruolo di primo piano in Google nel 2015, il ceo Sundar Pichai ha sottolineato l’importanza dell’Intelligenza Artificiale per l’azienda, che già nel 2014 aveva acquisito DeepMind. La società vuole insegnare all’IA a controllare i computer, facendo in maniera che un’IA osservi i comandi della tastiera e del mouse delle persone che completano attività informatiche “seguendo le istruzioni”, come la prenotazione di un volo.

Google Brain, la divisione di ricerca di Google che si occupa del settore, è poi uno dei team di ricerca più autorevoli per lo sviluppo di modelli linguistici. Aidan Gomez, il ceo di Cohere, ci ha lavorato come studente-ricercatore. 

Anche altri giganti della tecnologia stanno cercando di scommettere sull’Intelligenza Artificiale e in particolar modo su chatbot e assistenti vocali in grado di rendere possibile e intuitiva l’interfaccia uomo-computer. Microsoft è in trattative avanzate per un nuovo round di finanziamento in OpenAI. La startup già utilizza già Azure, il servizio cloud di Microsoft, come partner esclusivo e ha accettato di dare la priorità a Microsoft quando porterà sul mercato la tecnologia che sta sviluppando. Microsoft ha già investito 1 miliardo di dollari in OpenAI nel 2019.

Ad aprile, Adept, una startup co-fondata da ex ingegneri e ricercatori di DeepMind, OpenAI e Google, ha reso noto che sta sviluppando tecnologie di Intelligenza Artificiale in grado di automatizzare qualsiasi processo software. Anthropic, poi, un’altra startup che sviluppa modelli di Intelligenza Artificiale, nel 2022 raccolto oltre mezzo miliardo di dollari per esplorare, come ha sottolineato il co-founder Dario Amodei, le proprietà di scalabilità dei sistemi di apprendimento automatico. 

Il fatto è che sviluppare tecnologie di Intelligenza Artificiale costa. A pesare è soprattutto il valore delle competenze. Rare quindi preziose. Nel 2018, il New York Times ha scovato la dichiarazione dei redditi di uno dei talenti dell’AI e ha rivelato che OpenAI (sono cifre che OpenAI è tenuta a rilasciare pubblicamente perché è un’organizzazione senza scopo di lucro) ha pagato nel 2016 il suo ricercatore di punta, Ilya Sutskever, più di 1,9 milioni di dollari, circa 1,8 milioni di euro.


Google vuole investire 200 milioni nell’Intelligenza Artificiale di Cohere