Le “bolle” flottanti di Android 11 stanno arrivando su Google Messaggi (foto)

Google ha scoperto pubblicamente le prime carte su Android 11 dopo aver rilasciato la prima beta un paio di giorni fa. Tra le novità sappiamo che arriverà la nuova interfaccia grafica per gestire le chat.

Si tratta di Bubbles, le “bolle” flottanti che dovrebbero caratterizzare le interfacce dei servizi di messaggistica a partire da Android 11. Tuttavia la novità non è ancora attiva nella prima beta di Android 11. Stando a quanto emerso da alcuni commenti su Reddit, la nuova interfaccia Bubbles dovrebbe essere abilitata per Google Messaggi a partire dal prossimo mese: chi ha installato la versione beta dovrebbe ricevere la novità a partire dalla prossima settimana.

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La nuova interfaccia è controllata dal lato delle app, dunque sarà disponibile per le app di messaggistica di terze parti non appena gli sviluppatori delle stesse app la attiveranno. La funzionalità sarà attivabile e disattivabile manualmente attraverso le impostazioni dell’app.

Ci aspettiamo che Google Messaggi sarà tra le prime app ad approfittare della novità. Questo è l’indirizzo per iscriversi al programma di beta testing ufficiale. Gli esempi che vedete nella galleria qui sotto mostrano un esempio di come dovrebbero presentarsi le Bubbles su Google Messaggi, estratti dal teardown dell’apk rilasciato per Android 10.

Aggiornamento02/07/2020

Come promesso, nell’ultima beta dell’app sono disponibili le “bolle”. Potete aderire tramite questa pagina e successivamente aggiornare l’app per ricevere i bubbles. Ovviamente avrete anche bisogno della beta di Android 11, o sarà tutto inutile.

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Google Foto è tutto nuovo: il focus è tutto sui ricordi (aggiornato)

Cinque anni fa Google ha progettato la sua app dedicata agli elementi multimediali, Google Foto, come raccolta per foto e video. Nel tempo, però, le persone hanno iniziato a guardare al passato in maniera nostalgica. Per questo, Google ha annunciato un completo aggiornamento di Google Foto per focalizzarsi più sui ricordi che sulle immagini in sé.

Il primo passo riguarda l’interfaccia principale: la nuova grafica porta una struttura dotata di 3 tab:

  • Foto, che contiene tutte le foto e i video, ma ora si è arricchita di anteprime più grandi e video in auto-riproduzione
  • Ricerca, per accedere rapidamente a persone, luoghi e oggetti che sono correlati alle foto scattate. Qui si trova anche una mappa interattiva
  • Libreria, ovvero il posto perfetto per gestire foto e video: qui trovate gli album, i preferiti, cestino e tanto altro

Abbiamo parlato di una mappa interattiva: nel tab ricerca troverete la mappa del mondo conosciuto e una serie di indicatori che mostrano dove sono state scattate le foto e registrati i video. Ovviamente tutto questo è possibile se si attiva la geolocalizzazione nell’app della fotocamera o se si aggiunge manualmente la posizione.

Google ha inoltre introdotto nuovi tipi di Memories, come le migliori foto scattate con la propria famiglia nel corso degli anni o i viaggi percorsi. Le creazioni automatiche di contenuti sono state spostate in questa sezione. sarà anche possibile nascondere determinate persone o archi di tempo.

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E, in tutto questo, Google ha deciso di aggiornare anche il logo: ora è più stilizzato, con meno ombre. Insomma, più moderno. Questo aggiornamento inizierà ad essere rilasciato durante la prossima settimana!

Aggiornamento

Annunciato 5 giorni fa, il nuovo design di Google Foto sembra già arrivato a moltissimi utenti. Se oggi non aveste ancora aperto l’app, provatela: molto probabilmente c’è una grafica tutta nuova ad attendervi. Ma non è che vi piaceva di più quella vecchia?

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7 mesi con Google Stadia: cosa funziona, e cosa no (video)

Sono ormai 7 mesi che sto utilizzando Stadia e nonostante un lancio tutt’altro che impeccabile, devo dire che con il passare del tempo ne sono successe di cose nel servizio di cloud gaming di Google. Ho quindi approfittato di un momento di buco in 7 giorni con, per realizzare una sorta di “7 mesi con”, nel quale ho provato a spiegarvi quelli che sono i nodi essenziali, a parer mio, di Stadia. Sì perché ancora oggi leggo e sento dire cose su questo servizio che non condivido, e se dovessi stilare una mia lista di pro e contro Google Stadia probabilmente sarebbe diversa da quella di molti colleghi.

Ecco quindi i punti sui quali mi sono voluto soffermare, riassunti molto brevemente qui sotto: per una trattazione più esaustiva e chiara dovete per forza guardare il video.

  • Requisiti di Rete: se c’è una cosa che Stadia ha evidenziato è che mediamente le nostre connessioni fanno acqua. È inutile lamentarsi che “Stadia non gira con una 30 Mbit”, quando poi quei 30 Mbit non sono affatto effettivi. Le connessioni fluttuano troppo, e Stadia, essendo un servizio in tempo reale, non se lo può permettere. Ma la colpa non è certo sua. Il rovescio della medaglia, è che senza una connessione di rete non potrete proprio giocare; e per adesso la rete mobile è ancora (per poco) fuori dai giochi.
  • Libertà di Giocare: i servizi di cloud gaming in generale permettono una libertà di gioco maggiore rispetto ai dispositivi fisici, e Stadia in questo non è secondo a nessuno. Ci sono buone probabilità che sui vostri PC abbiate già tutto ciò che occorre per giocare (un browser basato su Chromium). Su smartphone Android basta un’app, ed a breve dovrebbe arrivare l’agognato supporto ad Android TV, per giocare in salotto anche senza Chromecast. Non dover installare/aggiornare nulla, avere i giochi sempre sincronizzati su tutti i dispositivi, e non necessitare di cavi o altri vincoli, sono bonus aggiuntivi. Ed i tempi di avvio dei giochi di Stadia eclissano facilmente anche quelli di un potente PC.
  • Qualità Grafica: a dispetto del 4K, ma anche in full HD, la qualità grafica di stadia non sarà mai al pari di quella con un hardware dedicato. Non dimenticate che Stadia è e rimarrà sempre un servizio di streaming. Sarebbe come pretendere che il vostro video caricato su YouTube abbia la stessa qualità del file originale. Semplicemente non è (e non sarà mai) così. Ciò non vuol dire che “faccia schifo”, ma che mancherà sempre un po’ di nitidezza, che potrebbe esserci qualche artefatto, e che in generale, anche se il gioco restasse fluido, ogni tanto la qualità visiva potrebbe diminuire proprio per permettergli di restare giocabile.
  • Compatibilità: non tutti i giochi sono uguali su Stadia. Si tratta di un parere mio personale, difficile da dimostrare, ma ho giocato a diversi titoli nel corso di questi mesi ed ho avuto nettamente questa impressione più volte. Non stupitevi: del resto accade anche su PC. Red Dead Redemption 2 fu sommerso di polemiche all’epoca del suo lancio su PC, e Stadia bene o male è una macchina Linux molto potente (semplificando al massimo). Ovvero: alcuni giochi semplicemente girano meglio di altri. Doom Eternal è quasi perfetto, ad esempio. Ed ho giocato anche alla versione PC per confermalo. RDR2 non lo è. Shadow of the Tomb Raider invece gira molto bene: l’ho finito tutto in 4K, con praticamente nessun problema. Dragon Ball Xenoverse è invece una delle esperienze peggiori, con troppi scatti e non con la fluidità ideale. Moto GP 2020, PUBG, Assassin’s Creed Odyssey, The Division 2, Mortal Kombat 11: tutti godibilissimi. In generale, finché la connessione vi assiste, Stadia gira sempre bene. In rarissimi casi ho sperimentato degli scatti non dovuti (apparentemente) a cali della rete. Del resto, se avete esperienza di gioco su PC, saprete che possono comunque succedere, anche se con alcuni titoli è decisamente più frequente di altri.
  • Prezzo: Stadia Pro conviene più per i giochi inclusi e per gli sconti, che non per il 4K. Anzitutto non è detto che possiate sempre sfruttarlo (avete tutti dispositivi con display 4K?). Seconda di poi non tutti i giochi girano in 4K, e non c’è modo di saperlo se non giocandoci. Inoltre avrete bisogno di maggiore banda per giocare in 4K. Morale della favola: con il full HD di Stadia si vive comunque felici e si risparmi anche qualcosa, anche perché non stiamo parlando di una piattaforma per hardcore gamer (che per altro spesso giocano comunque proprio in full HD). Google ha voluto puntare subito sulla risoluzione per stupire, probabilmente, ma non è stata una mossa azzeccatissima, a mio modo di vedere. Tant’è che nessuno dei servizi concorrenti nemmeno ci prova ad arrivare in UHD.
  • Il Catalogo di Stadia: ad oggi è ancora il suo più grande punto debole. Il catalogo è piccolo, non c’è nemmeno una funzione di ricerca, e lo store stesso potrebbe essere organizzato meglio. Non c’è inoltre modo di provare i giochi prima di comprarli, e questo è un male, proprio alla luce di quanto vi dicevo al punto “compatibilità”, e perché comunque è utile testare un minimo la propria connessione per capire se sia in grado di reggere o meno il servizio. Ci sono insomma ampi margini di miglioramento in quest’area, ma Google sembra averlo capito. Speriamo anche che agisca.
  • Conclusioni: niente spoiler. Se volete saperle, non dovete fare altro che schiacciare play sul video qui sotto. E se non foste d’accordo, fatemi sapere come mai nello spazio dei commenti.

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Google, i dati saranno eliminati in automatico (ma non per tutti)

AGI – Dicembre 2018: Sundar Pichai si presenta davanti al Congresso, che (in modo non sempre competente) interroga il ceo di Google su privacy e censura.Pichai se la cava bene (salvo qualche balbettio sul progetto Dragonfly, il motore di ricerca a misura di Cina). Ma da quella tornata di audizioni, ha riservato maggiore attenzione alle impostazioni sulla privacy, rinnovandole a folate. Adesso ne è arrivata un’altra. Mountain View rende per la prima volta automatica la cancellazione dei dati, semplifica la navigazione in incognito e inserisce il controllo dell’account direttamente tra i risultati di ricerca (con l’obiettivo di renderlo più accessibile). Ecco quali sono le novità, annunciata dal ceo in un lungo post.

L’eliminazione programmata

Lo scorso anno, Google ha introdotto la possibilità di impostare l’eliminazione programmata di dati come la cronologia delle posizioni o le ricerche. Opzioni disponibili: 3 o 18 mesi. L’utente però doveva prendersi la briga di entrare nella gestione attività e spuntare manualmente la propria scelta. Adesso questa stessa funzione diventa predefinita. Quando si attiverà per la prima volta la Cronologia della posizioni (che di default è disattivata) l’eliminazione viene fissata a 18 mesi. Lo stesso vale per le Attività web e app (cioè le informazioni raccolte da posizione, ricerche, navigazione). Per YouTube, invece, i tempi si allungano: 36 mesi di base (che con un intervento manuale possono diventare 3 o 18). 

Attenzione: queste novità valgono solo per i nuovi account o per chi non avesse mai attivato la Cronologia delle posizioni (quindi comunque account molto recenti). In tutti gli altri casi non ci sarà alcun cambiamento e, a meno di un intervento dell’utente, i dati continueranno a essere nelle mani di Google fin quando vorrà Google. La società, però, invierà notifiche e mail per ricordare che è possibile impostare la cancellazione automatica. Mountain View lo dice da tempo e lo ripete: “Le vostre informazioni dovrebbero essere conservate in un prodotto solo per il tempo necessario a renderlo utile per voi”. Ma quanto tempo serva perché sia “utile per noi” lo decide ancora – in buona parte – Google.

Il controllo della privacy nel motore di ricerca

L’altro mantra di Google è “a voi il controllo”. Non è un controllo integrale, certo. Ma negli ultimi mesi la società ha reso gli strumenti per la gestione della privacy più accessibili. Niente più caccia al tesoro per trovare la sezione giusta: l’area riservata alla gestione dell’account è stata resa più essenziale e pulita, ma non sempre risulta facilmente rintracciabile per chi non ha idea di dove mettere le mani. Cosa si fa quando si vuole ottenere un’informazione? La si cerca su Google. Ecco, appunto: Pichai porta il controllo dell’account direttamente sul motore di ricerca. Quando si cercheranno chiavi come “Account Google” o risposte alla domanda “Il mio Account Google è sicuro?”, comparirà un riquadro che contiene le impostazioni di privacy e sicurezza.

Navigazione in incognito più intuitiva

Viene semplificata la navigazione in incognito. Adesso è necessario cliccare sui tre puntini che compaiono accanto alla barra degli indirizzi, far aprire una tendina e scegliere “nuova scheda in incognito” per navigare e fare ricerche in (relativa) ombra. Già adesso sull’app di Google per iOS e “a breve su Android e altre app”, basterà una pressione prolungata sull’immagine profilo per attivare la modalità incognito. Prossimamente, dovrebbe essere possibile mantenerla saltando da un’applicazione all’altra di Google (ad esempio da Maps a Youtube). Ma a questo la società sta ancora lavorando. Risponde all’esigenza di semplificare anche la modifica della sezione Controllo privacy. Avrà “raccomandazioni proattive, inclusa una serie di consigli per guidarvi attraverso le impostazioni”.

Controllo password con meno click

La sezione Controllo sicurezza è stata lanciata cinque anni fa. È uno strumento che, in modo immediato, permette di visualizzare eventuali rischi legati a visite indesiderate: indica infatti quali dispositivi hanno accesso all’account, quali sono le app di terze parti autorizzate, se è prevista una mail di ripristino. “Nelle prossime settimane”, scrive Pichai, il Controllo password (lo strumento che controlla quali sono quelle salvate nell’account e se sono state compromesse) diventerà “parte integrante del Controllo sicurezza”. Già oggi le due sezioni sono collegate. Ma con l’integrazione si risparmiano un paio di click e si offre una visibilità più immediata di eventuali rischi.  

Agi

Ecco Honor 9A, senza i servizi di Google, ma con una super batteria

Honor non molla il mercato italiano ed europeo e presenta il nuovo smartphone 9A, che sarà in vendita a partire da giugno. Orfana – come la compagnia madre Huwei – dei servizi Google, l’azienda puto sutto sulle performance, soprattuytto per quanto riguarda la batteria. Il 9A ne monta una da 5000mAh, nelle intenzioni del produttore sufficienti da nadare avanti per giorni senza ricvariche troppo frequenti. Per il resto la dotazione è quella standard degli entry level: fino a 64GB di memoria espandibile anche se il set fotografico è composto da una tripla fotocamera. Il prezzo è  competititivo: 150 euro che diventanio 130 se lo si acquista sul sito HiHonor.

Sulla carta la batteria garantisce fino a 33 ore di chiamate 4G e fino a 35 ore di riproduzione video e può facilmente essere utilizzato come caricabatterie per altri telefoni grazie alla comoda modalità ricarica inversa. Pensato per un pubblioco giovane, il 9A dedica particolare attenzione al comparto audiom, con il sistema Smart PA con uscita vocale fino a 88dB, Huawei Histen 6.0 e Party Mode.

Anche se monta Android 10, Honor 9A, come si è detto, è privo di Play Store  e monta di Huawei App Gallery, che offre un ecosistema di applicazioni e servizi configurati per i device della casa cinese

Agi

La connessione internet è causa di problemi su Android Auto? Google ha già un fix (aggiornato: finalmente rilasciato)

Android Auto ha da poco superato i 100 milioni di download. Un numero destinato a crescere (a meno che non venga integrato all’interno di Assistant) grazie alla futura partnership con BMW e Harley Davidson.

Rimangono però dei fastidiosi problemi, alle volte creati dalla stessa Google: quello a cui ci stiamo riferendo ora impedisce l’esecuzione di determinati comandi a causa di una “connessione internet non abbastanza forte“.

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La cosa curiosa è che questo si verifica anche quando ci sono tante tacche e quando altri comandi vengono eseguiti tranquillamente a distanza di pochi istanti.

Il forum di supporto di Google è stato tempestato, a partire da gennaio, di segnalazioni da parte degli utenti, che stanno riscontrando il bug sulle vetture e le versioni di sistema più disparate.

Finalmente, Google ha preso una posizione ed ha risposto facendo sapere alla comunità che è a conoscenza del problema e che è stato già elaborato un fix, che sarà incluso in uno dei prossimi aggiornamenti.

Aggiornamento23/06/2020

Sono serviti, tra tutto, più di 5 mesi a Google per rilasciare l’aggiornamento che contenesse il fix a questo noioso bug. Finalmente, con la versione 11.15.14 dell’applicazione Google (in roll-out graduale), gli sviluppatori hanno comunicato di aver risolto le problematiche che affliggevano vari dispositivi.

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La prima beta di Android 11 era così buggata che Google ha già rilasciato un nuovo aggiornamento

Arriva a sorprese la beta 1.5 di Android 11, che va a correggere alcuni bug riscontrati nella prima beta, della quali ci eravamo lamentati anche noi. In particolare le novità sono le seguenti.

  • Non ci sono più crash (reboot) utilizzando la navigazione a gesture  per passare ad app con diverso orientamento, ruotando il dispositivo al contempo.
  • Su Pixel 3 e 3a, durante il setup successivo ad un reset è possibile attivare un servizio pSim se il telefono sta attualmente utilizzando un eSIM.
  • Sistemati i problemi di Google Pay.
  • Il sistema non forza più permessi privilegiati per RemoveBond. Questo risolve eventuali problemi di affect pairing, unpairing e altro su dispositivi Bluetooth.

Rimangono ancora dei problemi con Android Auto ma per dirla tutta, nella nostra esperienza in questi giorni, abbiamo notato diversi fastidi con notifiche altalenanti, glitch della tastiera, animazioni sballate ed altri comportamenti anomali; insomma, abbiamo riscontrato diversi problemi in più di quelli elencati nel breve changelog qui sopra, problemi che ad un primo sguardo sembrano tutti presenti anche dopo l’update. L’aggiornamento del resto pesa meno di 10 MB, quindi non ci aspettiamo che abbia stravolto le cose, ma era da tanto tempo che una beta pubblica di Android non era così instabile. Speriamo quantomeno nelle prossime release. Per adesso, se foste già nella prima beta di Android 11, vi basterà cercare un aggiornamento per scaricarlo automaticamente.

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Con “TIM Voce Smart con Google” ora potete fare una telefonata con i dispositivi Nest anche se lo smartphone è spento!

Già è possibile fare una serie di cose, solamente usando i comandi vocali, che fino a qualche tempo fa sembravano impensabili. Per gestire la riproduzione musicale, impostare la sveglia, accendere/spegnere la luce, regolare la temperatura, ottenere le previsioni del tempo o l’andamento delle azioni basta chiedere al proprio dispositivo. Da oggi inoltre si può anche effettuare una telefonata.

Basta chiedere al proprio dispositivo Nest/Google Home “Ok Google, chiama…” e la telefonata si svolgerà tramite gli smart speaker presenti in casa. Allo stesso modo si potrà concludere dicendo “Ok Google, termina la chiamata”. La funzione è disponibile anche se il telefono abbinato dovesse essere scarico, spento o non raggiungibile.

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La novità è disponibile tramite TIM Voce Smart con Google, il nuovo servizio gratuito ed esclusivo per i clienti consumer dotati di linea fissa e tariffa mobile prepagata. Il servizio, una volta configurato, in pratica collega la rubrica personale presente sullo smartphone associato a Google Home con tutti i dispositivi Nest. Gli utenti che si trovano nella condizione descritta possono usarlo e vantarsi con tutti i proprio amici e vicini visto che TIM è il primo operatore a proporre la cosa in Europa.

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Google Duo ci riprova: segnali di risveglio per la funzione di condivisione dello schermo

Se c’è una certezza quando si parla di Google è che di certezze non ce ne sono. Sulle nostre pagine vi abbiamo riportato innumerevoli esempi dell’andamento ondivago di Big G, che ogni tanto dà, ogni tanto toglie. Ma qualche volta torna anche sui suoi passi, come sembra stia accadendo per una funzionalità di Duo.

Dobbiamo infatti tornare indietro nel tempo di ben due anni, quando Google introduceva in Duo la funzione di condivisione delle schermate del proprio dispositivo, oggi familiare ai più grazie all’ultimo periodo di smart working e didattica a distanza. Peccato però che quella funzione non ha mai funzionato a dovere, tanto da venire rimossa soltanto tre mesi dopo, destinandola all’oblio.

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Un oblio non definitivo evidentemente, perché nell’apk dell’ultima versione di Duo sono ricomparse tracce del suo sviluppo, che Google potrebbe aver deciso di riprendere in mano proprio perché in tanti hanno imparato ad apprezzarla in altri servizi di videochiamate, tra cui proprio Google Meet. Al momento è difficile dire se e quando la vedremo tornare davvero su Duo, ma si tratterebbe sicuramente di una funzione apprezzata.

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Interessante novità per Facebook: ecco come esportare immagini e video automaticamente su Google Foto (foto)

Facebook ha appena introdotto un’interessante novità per la sua piattaforma social che riguarda da vicino la gestione delle immagini e del trasferimento su altre piattaforme.

Il colosso dei social ha appena annunciato il tool ufficiale integrato per effettuare l’upload automatico delle immagini e dei video associate al proprio account Facebook su Google Foto. La novità è accessibile attraverso le impostazioni del proprio profilo, di seguito riportiamo i passaggi:

  1. Accedere alla sezione denominata Le tue informazioni su Facebook.
  2. Scegliere l’opzione Trasferisci una copia delle tue foto e dei tuoi video.
  3. Scegliere Google Foto dal menù a tendina, unica opzione al momento disponibile.
  4. Scegliere se effettuare il trasferimento di tutte le immagini o di tutti i video.
  5. Successivamente sarà necessario selezionare l’account Google Foto sul quale effettuare il trasferimento.

La novità proposta da Facebook si basa sul Data Transfer Project, un progetto open-source che ha l’obiettivo di incrementare la portabilità multimediale tra le varie piattaforme social. Al momento la novità sembra essere disponibile esclusivamente attraverso la versione desktop di Facebook.

La novità è attualmente in fase di distribuzione via server a livello globale, fateci sapere se l’avete ricevuta e se l’avete già provata.

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Google rilascia le patch di sicurezza di Giugno: ecco OTA e factory image dei Pixel (foto)

Nuovo mese, nuove patch di sicurezza. Google ha appena rilasciato il bollettino ufficiale dedicato alle patch di Giugno 2020, e con esso sono state lanciate anche le versioni OTA e le factory image per i Pixel supportati. Non solo: con questo aggiornamento è arrivato anche il Feature Drop trimestrale per i Pixel.

Troviamo 9 problematiche risolte nelle patch datate 2020-06-01 e 25 per quelle 2020-06-05. Si tratta di vulnerabilità con il grado che spazia da “alto” a “critico”, e dunque è altamente consigliato l’aggiornamento del dispositivo. Nel bollettino dei Pixel poi troviamo 118 miglioramenti  sicurezza e 22 nuove funzionalità (trovate la lista in galleria).

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Volete scaricare subito le factory image per il vostro Pixel? Vi lasciamo subito la lista qui sotto:

  • Pixel 4 XL: Android 10 — QQ3A.200605.001, QQ3A.200605.002.A1 (Telstra) — Factory Image (2) — OTA (2)
  • Pixel 4: Android 10 — QQ3A.200605.001, QQ3A.200605.002.A1 (Telstra) — Factory Image (2) — OTA (2)
  • Pixel 3a XL: Android 10 — QQ3A.200605.001, QQ3A.200605.002.A1 (Telstra) — Factory Image (2) — OTA (2)
  • Pixel 3a: Android 10 — QQ3A.200605.001, QQ3A.200605.002.A1 (Telstra) — Factory Image (2) — OTA (2)
  • Pixel 3 XL: Android 10 — QQ3A.200605.001, QQ3A.200605.002.A1 (Telstra) — Factory Image (2) — OTA (2)
  • Pixel 3: Android 10 — QQ3A.200605.001, QQ3A.200605.002.A1 (Telstra) — Factory Image (2) — OTA (2)
  • Pixel 2 XL: Android 10 — QQ3A.200605.001, QQ3A.200605.002.A1 (Telstra)  — Factory Image (2) — OTA (2)
  • Pixel 2: Android 10 — QQ3A.200605.001, QQ3A.200605.002.A1 (Telstra) — Factory Image (2) — OTA (2)

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Gameplay integrati all’interno del Play Store, ecco l’ultima novità a cui sta lavorando Google (foto)

L’integrazione dei risultati di ricerca di Google all’interno dell’applicazione di YouTube potrebbe essere stato solo l’inizio di un processo di “contaminazione controllata” tra i servizi proprietari dell’azienda di Mountain View.

Oggi vi parliamo infatti di un’ulteriore novità di questo genere, scovata all’interno del Play Store da parte di un lettore di AndroidPolice, ovvero la presenza di una nuova sezione, chiamata “Watch others play” (“Guarda gli altri giocare”), dove sono evidenziati alcuni gameplay del gioco in questione presi direttamente da YouTube.

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Al momento, la funzionalità sembra nelle prime fasi di test. Non è chiaro quanti utenti l’abbiano ricevuta né come funzioni nel dettaglio, ma sembra una gesto naturale per invogliare gli interessati a scaricare l’applicazione dando un’occhiata alle potenzialità del gioco.

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Ecco 18 alternative ridicole ma funzionanti al comando “Ok Google” (aggiornato)

Vi sarà senza dubbio capitato di attivare accidentalmente il vostro Assistente Google anche con parole diverse da “Ok Google”. Il primo pensiero che viene in mente è senza dubbio “avrò detto qualcosa di vagamente simile“, ed evidentemente i colleghi di 9to5Google hanno deciso di portare questo pensiero all’estremo, cercando di scoprire quanto si può effettivamente distorcere il comando vocale dell’assistente ottenendo tuttavia lo stesso risultato.

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Ecco dunque una lista di termini di attivazione riconosciuti da Google, alcuni simili, altri completamente diversi che per qualche motivo vengono comunque riconosciuti:

  • Okee Doodle
  • Ok Boo Boo
  • Hey Goo Goo
  • Cocaine Poodle
  • Ok Strudel 🇩🇪
  • Hey Noodle
  • Egg Noodle
  • Eggo Waffle (quando dicevo completamente diversi…)
  • Ok Hugo
  • Ok Dougal
  • Ok Frugal
  • Hey Googs
  • OKAY GURL
  • Ok Goku (probabilmente il comando che adotterò d’ora in avanti)
  • Hey Nurgle
  • Dis Google
  • Say Google
Aggiornamento

In questo elenco non poteva mancare il comando più importante di tutti, la risposta universale a tutte le seccature:

  • Ok Boomer

Ascolta “20/05 – Apple Glass, Ok Noodle e Facebok Shops” su Spreaker.

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