Arriva Xiaomi Mi Pai: una valida alternativa a Chromecast, e non ha neanche bisogno di internet

Si chiama Xiaomi Mi Pai e potrebbe essere una delle più valide alternative a Chromecast. Non tanto alla recente iterazione del dongle di Google, dotato adesso di Android TV, quanto più delle generazioni passate, che sostanzialmente servivano a proiettare (in gergo castare) i contenuti dello smartphone su grande schermo.

Xiaomi Mi Pai, a differenza di Chromecast, è però costituito da due dongle, uno HDMI da collegare al televisore, l’altro USB Type-C da collegare ad uno smartphone, ad un laptop o altri dispositivi simili. Si possono collegare anche più dongle USB Type-C ad un singolo dongle HDMI, variando la fonte di input con la pressione di un tasto.

Proprio per via della presenza dei due dongle, Mi Pai non necessita del collegamento ad una Wi-Fi. Sono i due dongle a comunicare direttamente tra di loro sfruttando il loro protocollo di trasmissione (Wi-Fi a 2,4 o 5 GHz). I sistemi operativi supportati sono Android (ovviamente), Windows 7 o superiori, macOS 10.10 e superiori. Il raggio di azione è pari a circa 10 metri.

E per quanto riguarda la qualità dell’immagine? Mi Pai trasmette in full HD a 60 Hz, non all’altezza quindi delle più costosi varianti di Chromecast, ma il prezzo previsto per la Cina è sufficientemente contenuto, 299 yuan (circa 37€). Un dispositivo, come testimoniano le immagini illustrative pubblicate da Xiaomi, che non serve solo per un uso domestico ma anche professionale. Non sappiamo però se e quando Xiaomi lancerà Mi Pai sul mercato occidentale, ma come al solito è molto probabile che si facile da reperire sui vari eshop cinesi.

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Vodafone: ritorna l’offerta Special Unlimited rivolta principalmente ai clienti TIM con i suoi minuti e sms illimitati e 50 Giga di Internet

A partire dal 16 ottobre fino al 19 all’interno dei punti vendita Vodafone aderenti sarà disponibile per i nuovi clienti l’attivazione dell’offerta ricaricabile operator attack Vodafone Special Unlimited.

Questa è caratterizzata da minuti illimitati verso tutti i numeri fissi e mobili nazionali, sms illimitati verso tutti i numeri nazionali e 50 Giga di traffico dati al costo di 9,99€ al mese. La possibilità di attivazione è estesa ai clienti che provengono da TIM, Tiscali e CoopVoce (ma non nella versione Full MVNO) ed è previsto un costo di attivazione pari a 5,01€.

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A differenza di coloro che sono passati dagli ultimi due operatori di cui sopra (già da mesi è disponibile una versione simile a 6,99€ mensili con costo di attivazione di 5,01€), quest’offerta presentata è specialmente rivolta per i clienti TIM che intendono passare a Vodafone.

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La connessione internet è causa di problemi su Android Auto? Google ha già un fix (aggiornato: finalmente rilasciato)

Android Auto ha da poco superato i 100 milioni di download. Un numero destinato a crescere (a meno che non venga integrato all’interno di Assistant) grazie alla futura partnership con BMW e Harley Davidson.

Rimangono però dei fastidiosi problemi, alle volte creati dalla stessa Google: quello a cui ci stiamo riferendo ora impedisce l’esecuzione di determinati comandi a causa di una “connessione internet non abbastanza forte“.

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La cosa curiosa è che questo si verifica anche quando ci sono tante tacche e quando altri comandi vengono eseguiti tranquillamente a distanza di pochi istanti.

Il forum di supporto di Google è stato tempestato, a partire da gennaio, di segnalazioni da parte degli utenti, che stanno riscontrando il bug sulle vetture e le versioni di sistema più disparate.

Finalmente, Google ha preso una posizione ed ha risposto facendo sapere alla comunità che è a conoscenza del problema e che è stato già elaborato un fix, che sarà incluso in uno dei prossimi aggiornamenti.

Aggiornamento23/06/2020

Sono serviti, tra tutto, più di 5 mesi a Google per rilasciare l’aggiornamento che contenesse il fix a questo noioso bug. Finalmente, con la versione 11.15.14 dell’applicazione Google (in roll-out graduale), gli sviluppatori hanno comunicato di aver risolto le problematiche che affliggevano vari dispositivi.

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Sony Xperia 1 II è praticamente una mirrorless Alpha con funzioni di telefonia e Internet (video e foto)

In attesa che Xperia 1 II arrivi sugli scaffali – ormai dovrebbe essere questione di settimane se non giorniSony ha rilasciato una serie di informazioni sul funzionamento del suo comparto fotografico. Non è un segreto che stavolta l’azienda nipponica ci abbia puntato davvero forte, ma non si può non rimanere stupiti di fronte ad alcuni dettagli, software e hardware, derivati direttamente dalla serie di fotocamere mirrorless Alpha.

Partendo dai sensori, il principale da 1/1,7″ mantiene la risoluzione a 12 MP, ma ha dei pixel più grandi (1,8 µm) dotati del 50% di sensibilità in più rispetto a Xperia 1. Questo risulta in una maggiore sensibilità alla luce che consente scatti nettamente migliorati in condizioni di scarsa luminosità (potete osservare il confronto in galleria). Grazie alla risoluzione contenuta, i dati vengono raccolti in circa 10 ms, mentre uno da 108 MP ne richiederebbe 32 ms per uno scatto a 12 MP e dieci volte tanto per una foto a risoluzione massima.

Questa velocità consente alla fotocamera di scattare fino a 20 fps con autofocus e autoesposizione attivi. Con il supporto del sensore ToF il processore riesce a ricalcolare AF e AE fino a 60 volte al secondo. In aggiunta al riconoscimento e tracciamento degli occhi per le persone, Xperia 1 II riuscirà a seguire anche lo sguardo degli animali (come si vede nel video qui sotto). Il sensore ToF offre 43.200 punti di messa a fuoco che il telefono combina con 247 punti di rilevamento sul sensore per tracciare in maniera più accurata possibile il movimento.

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Anche gli altri due sensori, grandangolare e teleobiettivo, possono scattare in AF/AE, ma sono limitati a “soli” 10 scatti al secondo con ricalcolo 30 volte al secondo. Per dare un’idea della potenza dello zoom digitale offerto dai tre tipi di sensori messi insieme, Sony li paragona agli obiettivi che un fotografo professionista si porterebbe dietro per un lavoro: il sensore principale copre il campo di un 24-70 mm, il grandangolare 16-35 mm e il teleobiettivo 70-200 mm.

Per gestire al meglio tutti gli aspetti dello scatto, Sony ha installato su Xperia 1 II l’app Photography Pro che permette di gestire manualmente i vari parametri come su una mirrorless. Anche le lenti fanno la loro parte e questo è infatti il primo telefono dell’azienda con vetri Zeiss. La cosa non è una novità nel mondo degli smartphone visto che Huawei li usa da tempo, ma è la prima volta che le lenti hanno la patina anti-riflesso T*, che riduce rumore e artefatti luminosi.

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Come è cambiato il traffico su Internet durante l’emergenza coronavirus

Con decine di Paesi in lockdown e milioni di persone che lavorano da casa, si è verificata una pressione significativa sulle infrastrutture di molte città in tutto il mondo. I sistemi sanitari, quelli scolastici e le imprese sono tutti sotto stress.

In questo momento, la connettività è fondamentale. Le reti di telecomunicazioni fisse e mobili sono diventate una parte ancora più importante dell’infrastruttura critica. Permettono a milioni di persone di continuare a lavorare, consentono alle famiglie di restare in contatto con i propri cari e agli amici di continuare a socializzare il venerdì sera, anche se comodamente dal loro salotto. Ma quali sono i maggiori cambiamenti che stanno avvenendo nel traffico dati?

I cambiamenti significativi del traffico di rete

Nelle ultime settimane i traffico dati si è spostato dal centro città alle aree suburbane e residenziali, in quanto i lockdown comportano una minore mobilità e circolazione all’interno delle città stesse.

Anche le reti a banda larga mobile hanno subíto questo cambiamento del modello, con una diminuzione del traffico dati nelle aree urbane e un aumento nelle aree suburbane e residenziali. Ma, dato che le persone si spostano di meno e lavorano di più da casa, la maggior parte degli aumenti di traffico viene assorbita dalla rete fissa fissa (WiFi, in sostanza), dove l’incremento è compreso tra il 20% e il 100% sulle reti a livello globale. Il WiFi all’interno delle case è ora al centro dell’azione.

L’utilizzo dei servizi di streaming sta registrando importanti aumenti, al punto che Netflix, Amazon Prime e YouTube hanno ridotto la qualità dei loro servizi streaming per evitare limitazioni di capacità.

Ci sono stati anche significativi aumenti dei dati nei servizi bidirezionali, come i software e le app per le videochiamate o le piattaforme per lavorare in smart working. Il servizio di videoconferenza Zoom ha registrato un aumento del 535% del traffico giornaliero nell’ultimo mese, poiché sempre più persone usano le videoconferenze per svolgere il lavoro quotidiano.

Questi particolari servizi sono sotto stress prevalentemente nella capacità di uplink, ovvero nel processo di caricamento dei contenuti dall’utente verso la rete. In Italia, ad esempio, dove è il lockdown è tra i più rigorosi, i dati relativi al traffico in upload sono cresciuti del 40% in alcune reti.

In tempi di crisi si riscopre il piacere di parlare, e il più grande cambiamento a cui stiamo assistendo è di gran lunga nei servizi voce. Ad esempio, i servizi di “voice-over WiFi” hanno registrato aumenti del 90% per alcuni operatori USA e un incredibile 180% è stato registrato nei Paesi Bassi. Più in generale, Spagna, Germania e Svizzera nelle ultime settimane hanno registrato un aumento significativo delle chiamate vocali da mobile, fino al 50%.

Siamo in una situazione eccezionale, ma ciò non significa che i consumatori siano pronti a ridurre le loro aspettative sulle prestazioni di applicazioni quali gaming, streaming o videoconferenze.

L’impatto e le azioni intraprese dagli operatori di telefonia

Fin dalle prime settimane gli operatori hanno reagito rapidamente per venire incontro a questa “nuova normalità”, adottando misure temporanee per aiutare i clienti e la società a rimanere in contatto in questi tempi difficili.

Ciò include sia l’aumento della quantità di Giga inclusa nel pacchetto dati, sia la possibilità di usufruire di dati illimitati per un breve periodo di tempo. Come conseguenza, diverse reti mobili stanno registrando un aumento del traffico dati. Ecco cosa è successo nei Paesi più colpiti nelle ultime settimane:

  • In Spagna hanno aumentato i pacchetti dati mobili fino a 60 GB senza aumentare i costi per gli utenti. Sono stati messi a disposizione anche abbonamenti gratuiti per alcuni determinati servizi.
  • In Italia, dove si è verificato un forte aumento del traffico voce, gli operatori hanno aumentato i pacchetti mensili fino a 30 GB, in modo gratuito. Per brevi periodi sono stati offerti anche pacchetti illimitati, senza costi aggiuntivi.
  • In Francia ora c’è libero accesso a diversi canali TV e molti operatori offrono 1 GB di dati anche a clienti con un piano tariffario di livello inferiore.

In generale, in merito all’impatto per gli operatori, secondo Ericsson finora le prestazioni di rete non sono state influenzate da questi cambiamenti nei flussi di traffico. In effetti, stiamo assistendo a un leggero miglioramento di alcuni indicatori di prestazione dovuto alla riduzione del numero di handover tra le celle – in quanto le persone si spostano di meno – e del maggior utilizzo del WiFi. Fin qui, tutto bene. Ma in questi tempi incerti, cosa possono fare gli operatori per gestire le loro reti e i continui cambiamenti nei modelli di traffico?

Consigli per gli operatori

Oggi più che mai, gli operatori devono considerare l’importanza di pianificare e ottimizzare le proprie reti. Secondo Ericsson:

  • È importante monitorare ogni cambiamento del traffico, soprattutto ora che gli utenti si spostano dalle aree urbane – dove ci sono stazioni radio base ben attrezzate per gestire una domanda di capacità elevata – verso aree più residenziali, in cui le infrastrutture installate potrebbero non essere allo stesso livello. Potrebbe essere necessario ottimizzare la rete per far fronte alla nuova situazione di traffico.
  • Riesaminare il modo in cui la rete gestisce situazioni di carico elevato nelle reti mobili a banda larga. 
  • Considerare la disattivazione del throttling, che ha un impatto negativo sul carico della rete (occorre, invece, servire gli utenti il ​​più velocemente possibile). In questo caso l’eccezione è la limitazione del servizio legale per i servizi di streaming, che può ridurre il carico.
  • Per gestire l’aumento della domanda di traffico, potrebbero essere necessarie espansioni radio e della banda.

Secondo Ericsson, in conclusione, la pianificazione e la prevenzione sono fondamentali per soddisfare le esigenze di prestazioni della rete, per fornire una user experience di qualità e, soprattutto, consentire alle persone di restare connesse in questo momento incerto.

Agi

Tanta pressione sulla rete Internet. E lo smart working non c’entra

Capita che gli adolescenti, nel giro di un anno, guadagnino dieci centimetri d’altezza e qualche misura di scarpe. Nuove taglie, nuovi vestiti. Ora immaginate se anziché impiegarci mesi, vostro figlio o vostro nipote crescesse così nel giro di una notte. Sarebbe un bel problema. È quello che si sono ritrovati ad affrontare gli operatori di tlc italiani. Complice la quarantena, martedì 10 marzo il traffico registrato da Fastweb è passato dai consueti 2,5 terabyte al secondo a 3,2 terabyte al secondo. Quasi il 30% in più, una “crescita che di solito si registra lungo un anno intero”, spiega il cto Andrea Lasagna.

I motivi del picco: giochi e streaming

“A partire da martedì – afferma Lasagna – abbiamo rilevato un aumento del traffico”. L’impennata di martedì è stata una combinazione di fattori. Da una parte la progressiva estensione della quarantena, dall’altra il rilascio di un titolo molto atteso dai videogiocatori, Call of Duty Warzone, che ha consumato parecchia banda. Ma non è stato un episodio. “Nei giorni e nelle ore successive, il traffico è calato ma resta molto sostenuto”, con picchi “attorno ai 3 terabyte al secondo”. Cioè con un incremento che resta oltre il 20% rispetto alle settimane precedenti. “È qualcosa di eccezionale”.

“Lo smart working non è un problema”

Fastweb ha osservato non solo un aumento del traffico, ma anche una modifica della sua composizione. E lo smart working non c’entra quasi nulla. Il lavoro da casa ha sì avuto un impatto, ma molto più gestibile: nelle ore lavorativa, spiega Fastweb, l’incremento è stato del 5-10%. E per di più non è un aumento circoscritto alla sola attività degli occupati. Con la chiusura di scuole e università, in quelle ore a casa ci sono anche i figli. Questo, afferma Lasagna, dimostra che “lo smart working non è un problema”. Almeno per le reti. “Anche se spesso si utilizzano video e streaming, gli strumenti per lo smart working hanno una codifica spinta e utilizzano poca banda”.

Il traffico osservato nelle ore lavorative “non è paragonabile con quello della sera”. Insomma: a mettere pressione non è l’ufficio in casa ma videogiochi e piattaforme di streaming. È un’ulteriore dimostrazione, afferma il cto di Fastweb, che “le persone stanno davvero in casa”. E dalle 18 in poi consumano più banda, guardano film e giocando online. “Avere un’infrastruttura che vale aiuta le persone a non uscire”.

Le contromisure

È chiaro quindi che la rete sia “sotto stress”. Ma “ha reagito bene”. Fastweb spiega di essersi mosso “già nei giorni prima del picco”, avviando “un ampliamento fisico della capacità della rete”, in modo da evitare rallentamenti anche in momenti di forte pressione. In pratica, la famiglia ha comprato magliette e scarpe per quell’adolescente cresciuto in fretta. L’operatore ha tenuto botta anche grazie alla “capacità residua” a disposizione (cioè le maglie avanzate del fratello più grande). Il piano di ampliamento della capacità sta proseguendo perché il traffico resta elevato e si attende prosegua a questi livelli anche nelle prossime settimane.

Coronavirus,​​ digital divide, lavoro

Quello di un lavoro da remoto efficace non è “un tema di reti quanto di strumenti adeguati e di organizzazione aziendale”. Almeno nelle zone coperte da infrastrutture più evolute. La rete che regge è una questione in parte distinta dal divario digitale, che nel Paese resta forte. Secondo gli ultimi dati dell’Agcom, il 5% delle famiglie non è raggiunta dalla banda larga di rete fissa e una su tre può ambire al massimo a una velocità in download di 30 Mbps. Per Lasagna, la clausura forzata comporterà “un’accelerazione”: “Ha fatto capire che le tlc non sono solo un cavo ma sono abilitatori della trasformazione digitale. E che non si può fare a meno di una connessione casalinga”. Per guardare, giocare, lavorare. Dopo l’emergenza, una parte degli italiani forse rivaluterà l’ufficio. Ma ci saranno anche aziende che capiranno come “si possano affrontare tipologie di lavoro in modo differente”.  

Blocchi e lavoro da casa: VPN raddoppiate

Che le persone siano in casa lo confermano anche i dati di Atlas VPN. Nella settimana tra il 9 e il 15 marzo, l’utilizzo di VPN (reti virtuali private) in Italia è più che raddoppiata (+112%). Perché l’incremento è legato alla quarantena? Le VPN servono per offrire una navigazione sicura o per aggirare i blocchi. Con la clausura, spiega Atlas, è probabile che gli utenti abbiano deciso di utilizzarle per entrambi gli scopi. Molti servizi di streaming (come Netflix) hanno restrizioni geografiche. Alcuni contenuti, ad esempio, sono visibili negli Stati Uniti ma non in Italia. È quindi probabile che la corsa alla VPN sia dovuta alla volontà di “mascherarsi” per eludere la localizzazione. L’altro carburante per l’accelerazione è arrivato dallo smart working. Se un dipendente o un collaboratore deve collegarsi da casa alla rete aziendale e trattare file sensibili, ha bisogno di una connessione più sicura. E quindi di una VPN.       

Agi