La pandemia ha rivoluzionato il mercato degli smartphone. La strategia di Oppo in Italia

Il 22 maggio Oppo lancia sul mercato la serie di smartphone Find X2 con cui punta a presidiare la fascia medio-alta e alta del mercato in un momento particolarmente difficile per la crisi innescata dalla pandemia e in un panorama in cui gli equilibri sono stati rivoluzionati dalla guerra commerciale tra Usa e Cina. Ne abbiamo parlato con Li Ming, ceo di Oppo Italia.

Qual è la strategia di vendita in Italia: rapporto con i negozi fisici, gli operatori di telefonia e le vendite online

Oppo ha da sempre un DNA legato all’esperienza d’acquisto in-store. In tutti i paesi in cui Oppo è presente il negozio fisico viene vissuto come un vero e proprio punto di informazione dove l’utente finale può toccare con mano il prodotto, può chiedere informazioni ed essere guidato nel suo processo d’acquisto grazie a personale altamente qualificato. Questa stessa esperienza è stata trasferita anche in un mercato come quello italiano in cui, compatibilmente con le riaperture dei negozi a seguito dell’attuale situazione, isole, shop-in-shop e promoter continueranno a supportare il consumatore. Per quanto riguarda l’esperienza di acquisito online, invece, abbiamo recentemente lanciato la brand page su amazon.it.  È un passo molto importante, perché non solo rappresenta un momento decisivo dell’espansione di Oppo nel mercato italiano, ma, soprattutto, testimonia il profondo interesse e lealtà che l’azienda nutre nei confronti dell’Italia. Infine, con gli operatori il rapporto è ottimo e collaboriamo su diversi fronti ed espanderemo la lista nel corso dei prossimi lanci prodotto.  Oppo continuerà a lavorare per garantire ai clienti e all’Italia servizi e soluzioni all’avanguardia, rinforzando la struttura di vendita e integrando l’esperienza d’acquisto negli store fisici e digitali.

In Italia un prodotto come il Find X2 può occupare lo spazio che inevitabilmente sarà lasciato vacante dai flagship di Huawei?

Find X2 Pro è un prodotto pensato per soddisfare le esigenze di una specifica fetta di mercato. L’obiettivo di Oppo non è quello di occupare spazi vacanti, ma quello di mettere l’esperienza del consumatore al centro, fornendogli un prodotto in cui hardware e software rappresentino una sintesi della tecnologia di cui hanno bisogno. Find X2 Pro, infatti, è uno smartphone che include tutte le ultime tecnologie in campo display, ricarica e performance ed è il compagno perfetto sia per chi vuole farne un uso business sia per chi predilige un utilizzo più ludico. Grazie al suo Ultra Vision display a 120Hz, la ricarica veloce Super VOOC 2.0, il processore Snapdragon 865+ e un sistema di fotocamere di ultima generazione rappresenta un prodotto di eccellenza in grado di rivaleggiare con tutti i top di gamma presenti sul mercato. È un telefono che nasce con la volontà di offrire un prodotto di grande qualità per tutti coloro che cercano l’ultima tecnologia senza compromessi.

Temete che la saturazione del mercato dei flagship possa essere anticipata dalla crisi economica innescata dalla pandemia?

Senza dubbio la situazione economica attuale sta avendo un impatto sulla propensione all’acquisto dei consumatori italiani e non solo. Questo è il motivo per cui la nostra serie flagship Find X2 posiziona smartphone a tutte le fasce di prezzo in grado di offrire prestazioni ottimali a ogni livello. Con Find X2 Pro copriamo la fascia alta grazie a performance e caratteristiche di eccellenza. Con Find X2 Neo, un vero e proprio top di gamma nel corpo di un medio di gamma, siamo in grado di raggiungere un’utenza che non vuole sacrificare le prestazioni a un prezzo contenuto. Infine, Find X2 Neo con un prezzo aggressivo e caratteristiche eccellenti rappresenta una solida scelta nel panorama degli android phone. Siamo convinti che questa diversificazione dell’offerta a livello di specifiche e prezzo sia una scelta pensata proprio per andare incontro alle necessità del pubblico.

A che punto è secondo voi lo sviluppo del 5G in Italia e cosa vi aspettate da questa tecnologia nel nostro Paese?

In Oppo abbiamo investito nella tecnologia 5G sin dall’inizio, sia creando molti degli standard di comunicazione necessari all’ implementazione della rete sui nostri dispositivi, sia collaborando con le differenti aziende del settore per supportare la sua diffusione. In Italia il 5G inizia a essere a un ottimo punto, la realizzazione delle infrastrutture necessarie e la diffusione della rete sta andando avanti grazie al supporto degli operatori. Proprio per questo, e non a caso, OPPO ha lanciato una linea – Find X2 – completamente compatibile con la rete 5G con il chiaro obiettivo di democratizzare questa tecnologia rendendola accessibile a tutti gli utenti e non solo a quelli premium. Crediamo fortemente nel 5G e siamo convinti che rappresenterà una risorsa importantissima che influenzerà e formerà la società del prossimo futuro.

Agi

Immuni è l’app per il contact tracing in Italia: ecco cosa sappiamo (Aggiornato)

Nella giornata di ieri, 16 aprile, il commissario straordinario per l’emergenza sanitaria, Domenico Arcuri, ha firmato l’ordinanza (riportata da Repubblica) da cui apprendiamo la scelta del governo in merito alla tanto discussa app di contact tracing: per il nostro paese, la scelta è ricaduta sull’app chiamata Immuni, sviluppata da Bending Spoons.

Partiamo con qualche notizia in merito alla società che si occuperà, a titolo gratuito, di realizzare il software e mantenerlo aggiornato nei prossimi mesi: Bending Spoons è un’azienda con sede a Milano specializzata nello sviluppo di app mobile (principalmente iOS, ma anche Android). Negli anni ha sviluppato diverse app di successo: in particolare, lo scorso anno si era fatta conoscere in tutta Italia per il successo di Live Quiz.

L’idea  su cui si baserà Immuni è la stessa del framework proposto da Apple e Google la scorsa settimana: ogni smartphone genera un ID temporaneo, che viene trasmesso in broadcast via Bluetooth Low Energy e registrato da tutti gli smartphone vicini. Questo ID viene rinnovato periodicamente (ogni quarto d’ora circa) e si basa su un sistema di chiavi che identificano lo smartphone: quando qualcuno risulta infetto, i suoi codici identificativi vengono caricati su un server e le persone che gli sono state vicine (e hanno salvato i relativi ID) vengono avvisati con una notifica.

Dal punto di vista della privacy, si tratta di una delle migliori infrastrutture possibili, perché non registra la localizzazione geografica, non usa GPS ma solo Bluetooth e, verosimilmente, esegue la maggior parte delle operazioni in locale, senza caricare alcun dato sui server: le uniche operazioni per cui lo smartphone comunica con il cloud sono per caricare e scaricare le chiavi delle persone infette.

L’app Immuni servirà per il contact tracing, ma avrà anche un’altra funzione importante: una sorta di diario clinico, in cui registrare tutte le informazioni relative alla salute dell’utente, come sesso, età, malattie pregresse, farmaci assunti e così via. L’idea è appunto quella di un diario, ossia di un registro da aggiornare quotidianamente.

L’app Immuni sarà disponibile per Android e iOS e verrà distribuita tramite i rispettivi store di applicazioni, Play Store e App Store.

A scanso di equivoci, l’installazione del software sarà su base volontaria. Tuttavia, secondo quanto ampiamente anticipato dagli studi effettuati su altri paesi, affinché il sistema di contact tracing risulti efficace, è necessario che l’app venga installata da almeno il 60% dei cittadini italiani.

Ci sono ancora diversi dubbi che riguardano l’app Immuni: ad esempio, quando sarà disponibile, implementerà il framework di Apple e Google per il contact tracing (vedi video qui sotto)? Chi gestirà i server su cui verranno caricati i dati degli infetti: sarà la stessa Bending Spoons o le istituzioni? Il codice sorgente sarà liberamente consultabile? Purtroppo non abbiamo ancora risposte in merito, ma seguiremo da vicino gli sviluppi del software.

Aggiornamento21/04/2020

Negli ultimi giorni si è parlato molto dell’app Immuni, anche in seguito ad informazioni erronee riportate da alcuni giornali nazionali che suggerivano possibili vincoli alla libertà di movimento per chi non avesse installato l’applicazione.

Dopo molto chiacchiericcio, il Governo ha fornito una serie di importanti delucidazioni, comunicate tramite un post sul portale del Ministero per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione.

La nota del Ministero evidenzia una serie di aspetti cruciali per il sistema di contact tracing che verrà adottato per l’Italia, che sarà conforme alle linee guida dalla Commissione Europea (Mobile applications to support contact tracing in the EU’s fight against COVID-19).

In primo luogo, l’utilizzo o meno dell’applicazione sarà su base assolutamente volontaria e, contrariamente a quanto ipotizzato nei giorni scorsi, non ci sarà alcuna limitazione di movimento per chi deciderà di non usarla. Lo aveva già annunciato poche ore fa il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ma adesso possiamo anche leggerlo nero su bianco sul post in questione.

L’applicazione non dovrà accedere alla rubrica dei contatti del proprio telefono, non chiederà nemmeno il numero e non manderà SMS per notificare chi è a rischio.

Inoltre sarà necessaria l’integrazione delle indicazioni e dei protocolli sanitari stabiliti dal Ministero della Salute e dalle autorità sanitarie. L’applicazione si baserà sull’installazione volontaria da parte degli utenti e il suo funzionamento potrà cessare non appena terminerà la fase di emergenza, con cancellazione di tutti i dati generati durante il suo funzionamento.

Inoltre, l’applicazione utilizzerà un sistema di tracciamento basato esclusivamente su Bluetooth Low Energy e non conserverà alcun dato relativo alla geolocalizzazione: contrariamente a quanto richiesto da alcuni esponenti politici, quindi, non ci sarà alcun utilizzo del GPS.

L’applicazione non conserverà i dati relativi alla geolocalizzazione degli utenti, ma registrerà esclusivamente i contatti pseudonimizzati di prossimità rilevati mediante la tecnologia bluetooth low energy.

Un’altra buona notizia è che l’applicazione sarà open source: il codice sarà liberamente visualizzabile da tutti.

Il codice sorgente del sistema di contact tracing sarà rilasciato con licenza Open Source MPL 2.0 e quindi come software libero e aperto.

Infine, nel documento si fa esplicito riferimento al sistema di contact tracing di Apple e Google, su cui eventualmente potrebbe appoggiarsi l’intera infrastrtuttura: attualmente non è c’è alcuna certezza in merito e, a giudicare da quanto scritto, sembra ci vorranno ancora un po’ di settimane prima di una decisione definitiva.

Aggiornamento23/04/2020

Nella giornata di ieri, sono arrivate importanti conferme relative al funzionamento di Immuni: in particolare, è stato confermato che i codice che identificano i dispositivi saranno generati dai dispositivi stessi, e non da un server centrale.

Per questo, si parla di un approccio decentralizzato: lo stesso seguito da Apple e Google, descritto dal protocollo DP-3T (Decentralized Privacy-Preserving Proximity Tracing), e che viene ritenuto il più sicuro per la privacy da tutti i maggiori esperti di sicurezza informatica.

La notizia è particolarmente rilevante, poiché nei giorni scorsi c’è stata molta confusione in merito al protocollo che sarebbe stato adottato.

In origine, infatti, si era parlato molto del protocollo PEPP-PT (Pan-European Privacy-Preserving Proximity Tracing), definito dall’omonimo consorzio di cui anche Bending Spoons fa parte, e che si riteneva che potesse la base per l’app italiana di contact tracing.

In origine, questo protocollo prevedeva che la generazione delle chiavi potesse avvenire lato server (approccio centralizzato) o lato client (approccio decentralizzato, cui aderisce anche DP3T): nei giorni scorsi, tuttavia, qualsiasi riferimento all’approccio decentralizzato è stato rimosso dalle specifiche, al punto che tra gli esperti di sicurezza informatica si è creata una vera e propria spaccatura.

L’approccio centralizzato, con le chiavi identificative generate dai server, è infatti considerato meno sicuro in termini di privacy: tra i tanti, un lungo elenco di professori, avvocati, giornalisti e professionisti in generale ha firmato una lettera aperta pubblicata suil sito del Centro Nexa del Politecnico di Torino.

Fortunatamente, le richieste di maggiore privacy e trasparenza sono state accolte: Immuni si baserà sul protocollo DP-3T, anche se non è ancora stato deciso se adotterà o meno il framework di Apple e Google quando sarà disponibile.

Aggiornamento23/04/2020

Abbiamo parlato della notizia anche nel nostro podcast, SmartWorld News

Ascolta “23/04 – Star Wars al femminile, una grave falla di iOS e novità sull’app Immuni” su Spreaker.

Aggiornamento28/04/2020

Nonostante Vittorio Colao, a capo della task force del governo, continui ad auspicare una rapida adozione dell’app di contact tracing (come riportato da Repubblica), ad oggi non ci sono nuove conferme sull’app Immuni.

Domenica 26 aprile il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato che il 4 maggio inzierà la cosiddetta Fase 2; tuttavia, durante la conferenza stampa non ha fatto alcun accenno a Immuni o al sistema di contact tracing.

Sembra quindi evidente che l’applicazione non sarà disponibile a breve: una delle possibili ipotesi è che, in seguito ai dubbi sollevati da esperti del settore e la scelta di adottare un approccio decentralizzato, il team di sviluppo stia aspettando di poter verificare come funzionerà il framework sviluppato da Google ed Apple, che potrebbe essere la base su cui costruire l’app Immuni.

A tal proposito, una prima versione delle API per il contact tracing per iOS e Android verrà rilasciata oggi, 28 aprile, come riferito da Tim Cook al Commissario Europeo Thierry Breton (via La Stampa).

Aggiornamento15/05/2020

Nella serata di ieri, 14 maggio, è stata pubblicata su GitHub la documentazione relativa all’app Immuni, che in larga parte conferma quanto sapevamo sull’app.

Come anticipato, l’applicazione utilizzerà il framework sviluppato da Apple e Google e non raccoglierà alcun dato relativo alla geolocalizzazione.

Immuni si baserà esclusivamente su Bluetooth Low Energy: quando due persone si trovano vicine, i dispositivi si scambiano codici generati randomicamente, che vengono salvati esclusivamente in locale (sul dispositivo). Quando una persona scopre di essere infetta, potrà scegliere di permettere all’app di caricare sul server i propri codici identificativi: in tal caso, le persone che sono state vicine (e che di conseguenza ne conservano i codici), riceveranno una notifica che li avvisa dell’esposizione.

In particolare, per ogni esposizione, Immuni registra:

  • il codice alfanumerico generato dal dispositivo;
  • la data dell’incontro;
  • la durata dell’esposizione (con un range variabile tra 5 e 30 minuti);
  • l’attenuazione del segnale, per stimare la distanza tra i due soggetti;

L’applicazione, quindi, non registra alcun dato personale, né tanto meno la posizione geografica. Inoltre, per preservare ulteriormente la privacy, il tempo di esposizione registrato non va mai oltre la mezz’ora: per questo motivo, anche nel caso in cui foste stati a contatto con un infetto per più tempo, l’applicazione vi segnalerà un’esposizione di mezz’ora.

La scelta di limitare il range temporale serve a tutelare l’identità degli infetti: infatti, indicare il tempo preciso dell’esposizione, potrebbe permettere a chi riceve la notifica di capire chi è la persona infetta di COVID-19 con cui è stato a contatto.

È importante ribadire che tutti questi dati vengono conservati esclusivamente in locale, sullo smartphone: nessuna di queste informazioni viene caricata su un server in cloud, quindi nessuno può accedere alla lista (seppur anonimizzata) delle persone incontrate. Questo approccio, definito decentralizzato, viene ritenuto il migliore dagli esperti di privacy e sicurezza informatica.

L’unico dato personale che sarà necessario indicare è la provincia di residenza: al momento della prima configuraizone, infatti, Immuni vi chiederà di scegliere la provincia dove vivete. Questa informazione, insieme ai tamponi registrati dagli ospedali, permetterà alle autorità sanitarie di mappare la diffusione dell’epidemia sul territoria nazionale.

Quando una persona scopre di essere infetta, potrà decidere di caricare sul server i propri codici personali: per farlo, sarà necessaria l’approvazione di un operatore sanitario, che dovrà quindi certificare l’effettriva positività al virus.

Periodicamente, Immuni scaricherà dai server tutte le chiavi delle persone infette e avviserà l’utente nel caso in cui sia stato a contatto con una persona malata. Inoltre, in questo caso, il sistema calcolerà anche una stima di quato potesse essere contagiosa la persona infetta nel giorno dell’incontro.

I codici delle persone infette saranno conservate su server pubblici gestiti da Sogei, società informatica controllata dal ministero dell’Economia e delle finanze. Tutti i dati verranno eliminati quando non più necessari (dopo due settimane circa) e, in ogni caso, tutti i dati conservati su smartphone e server verranno eliminati il 31 dicembre 2020.

Infine, Bending Spoons ha previsto una serie di interessanti procedure per evitare problemi con eventuali malintenzionati: l’app trasmetterà anche del dummy traffic, ossia dei dati fasulli (che verranno ignorati dal sistema) per confondere chi proverà a intercettare i dati.

Immuni sarà compatibile con tutti gli smartphone con Android 6 e superiori e con iPhone aggiornati ad iOS 13.5. Il codice sorgente verrà presto reso disponibile su GitHub: verrà pubblicato non appena finalizzato.

Secondo quanto riferito da Wired, l’applicazione sarà disponibile a fine mese (forse il 29 maggio) e attualmente l’Italia sta trattando con gli altri paesi dell’Unione Europea per rendere interoperabili le diverse applicazioni nazionali: in questo modo, sarà più facile riaprire le frontiere, poiché se un cittadino italiano si trova (ad esempio) in Francia, Immuni potrà comunicare anche con il software francese.

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L’editor video dei creatori di TikTok arriva in Italia (foto)

Il social basato su contenuti video è sicuramente ben rappresentato da TikTok, la piattaforma cinese che continua a macinare risultati sorprendenti in termini di apprezzamento da parte degli utenti a livello globale.

Nelle ultime ore è arrivata in Europa una nuova app dagli stessi creatori di TikTok, si chiama Viamaker e consiste in un editor video particolarmente votato alle piattaforme mobili e social: Viamaker offre la possibilità di aggiungere sottotitoli automatici ai video, personalizzarli con contenuti musicali tratti da librerie esclusive TikTok, e una vasta gamma di filtri ed effetti video.

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Viamaker era già disponibile in Cina, questa è la sua versione internazionale in lingua inglese. L’app è attualmente disponibile al download gratuito su Android e iOS. Qui sotto trovate i rispettivi badge per scaricarla e provarla subito.

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Le falle non rallentano Zoom. In Italia download milionari

Gli utenti se ne infischiano dei problemi alla privacy di Zoom. L’app per videoconferenze, usata anche da molte scuole, sta lavorando per tappare le sue falle. Ma nel frattempo non ha risentito dei propri guai. Lo testimoniano sia i numeri forniti dalla società che dagli analisti indipendenti.

Clausura batte privacy

In Italia, i download di marzo sono stati 2,5 milioni. È l’effetto clausura: gli utenti, secondo le stime di SensorTower, hanno scaricato l’app 29.000 volte a gennaio e 47.000 a febbraio. Tra scuole e gruppi di lavoro, c’è stata quindi la corsa al download, anche grazie alla semplicità di utilizzo di Zoom. Le crepe nella sicurezza sono diventate visibili tra la fine di marzo e nel corso di aprile. Ma sembrano aver avuto un impatto limitato. I download sono aumentati: sono stati 2,1 milioni nei primi venti giorni del mese. Con tutta probabilità, quindi, ad aprile si potrebbe arrivare attorno alla soglia dei 3 milioni.

I download in Europa

Gli italiani non sono i soli ad aver sorvolato sugli inghippi dell’app. La tendenza a ignorare i buchi è comune a tutta Europa. Anzi, di più. Se tra febbraio e marzo la crescita è stata più forte in Italia (5219% contro 3005%), ad aprile (cioè nel periodo in cui Zoom ha rivelato le proprie vulnerabilità), il progresso è stato più significativo nel continente. Probabile che questo scostamento sia dovuto ai tempi d’avvio dei lockdown, in Italia anticipati rispetto al resto d’Europa.

Ma, al di là dei motivi, i numeri confermano come il tema privacy sia stato marginale: 470.000 download a gennaio, 554.000 a febbraio e 17,2 milioni a marzo. Il record è già stato aggiornato nei primi venti giorni di aprile, con 21,4 milioni di download. Quota 30 milioni al mese è alla portata. Secondo quanto riferisce Bloomberg, nel corso di una conferenza online sulla cybersicurezza, il ceo Eric Yuan ha affermato che gli utenti globali attivi ogni giorno al 21 aprile erano 300 milioni, il 50% in più rispetto all’inizio del mese. Alla fine del 2019 erano appena dieci milioni.

Le falle di Zoom

Dall’inizio di aprile, nelle videoconferenze, sempre più utilizzate anche per creare classi virtuali, è emerso il fenomeno dello “zoombombing”: compaiono immagini, a volte goliardiche, altre pornografiche o razziste. In alcuni casi, l’intromissione ha diffusione video pedopornografici. Lo zoombombing è la prova che gli hacker sono riusciti a superare le barriere e a entrare nelle videoconferenze senza invito.

L’app ha anche rivelato che, a partire da febbraio, alcuni dati sono passati attraverso server cinesi. Il ceo della società si è scusato, ammettendo che l’app non era “pronta a gestire così tanto traffico in un lasso di tempo così breve”. È emerso anche che Zoom non utilizzasse la crittografia end-to-end (che permette di conoscere solo ai partecipanti il contenuto delle conversazioni) nonostante si vantasse di farlo. Nel frattempo, sono spuntate online le credenziali di 500.000 utenti ed è stato individuato un bug che permette di registrare le conferenze senza autorizzazione.

Cosa cambia con Zoom 5.0

Zoom ha provato a metterci una serie di pezze. Ha rafforzato il proprio “bug bounty program” (il programma che premia chi dimostri l’esistenza e segnali falle) e assunto un super-esperto, Alex Stamos. Oggi docente a Stanford, è stato il capo della Sicurezza di Facebook, lasciando Menlo Park in disaccordo con i vertici sulla gestione delle influenze russe.

Il 27 aprile è iniziato il rilascio di Zoom 5.0, la nuova versione dell’app che dovrebbe porre rimedio ai problemi emersi in queste settimane. Dal 30 marzo, senza l’aggiornamento non si potrà partecipare ai meeting. La novità più importante riguarda l’adozione della crittografia Gcm, più solida della precedente. Ci sono anche funzioni aggiuntive.

Gli ospiti di una conferenza possono segnalare un utente che non ha comportamenti appropriati e una squadra di revisori appurerà “ogni possibile abuso”. I “poteri” del gestore vengono ampliati. Avrà a disposizione una “sala d’attesa”, dove far accomodare gli utenti prima di consentire l’accesso alla conversazione. Potrà decidere la complessità delle password, “chiudere” l’accesso dopo l’inizio di una riunione, estromettere i partecipanti (che non potranno più rientrare) e chiedere una registrazione per verificare l’attendibilità degli utenti.  

Agi

Vodafone regala giga illimitati agli studenti di tutta Italia vista la situazione di emergenza

In questi ultimi minuti i primi clienti Vodafone stanno ricevendo un SMS che annuncia la possibilità di attivare Giga illimitati vista la situazione di emergenza derivante dal coronavirus.

L’SMS, ricevuto da un membro del nostro gruppo Facebook (iscrivetevi!) recita così:

Gentile cliente, abbiamo pensato che in questa situazione di emergenza, con scuole e università chiuse, fosse importante essere vicini ai nostri clienti consentendo loro di continuare a studiare. Per questo abbiamo deciso di offrirti Giga illimitati gratuiti per 1 mese. Per attivarli chiama il 42100. Dopo 1 mese si disattivano in automatico.

Il messaggio di Vodafone trova pieno riscontro sul sito del governo dedicato alla Solidarietà Digitale.

Consapevole della situazione di emergenza e per consentire ai propri clienti di continuare a studiare da casa, Vodafone ha deciso di offrire Giga illimitati gratis per un mese agli studenti tra i 14 e i 26 anni

Come aderire

Se siete studenti con un età compresa tra i 14 e i 26 anni è sufficiente chiamare il 42100. Non sappiamo però se si debba prima ricevere l’SMS o se sia possibile chiamare liberamente nel caso si rientri nei parametri imposti da Vodafone.

Ringraziamo Monica
per la segnalazione!

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AndroidWorld

​Almond’22 e Meantime firmano ‘GentianIpa’, la birra che unisce Italia e Gran Betagna

Meantime & Friends presenta il suo progetto in Italia: due birrifici che si confrontano e producono una birra limited edition insieme, incrociando i propri punti forti e creando un ponte fra il mondo delle craft beer e dei brand più established. Un nome che è un programma, o forse una vocazione per questa cotta speciale: “GentianIpa” sarà un prodotto che combinerà lo stile birrario così caro a Meantime – la sua notissima IPA – e la genziana, una delle radici che meglio caratterizzano l’Italia centrale e in particolare l’Abruzzo che è la regione in cui nasce Almond’22, il partner di questa originale avventura.

“Quando lo scorso anno è capitata l’occasione di conoscere il progetto di Meantime&Friends, di andare a visitare il loro birrificio e di poterli conoscere proprio a Greenwich, ho potuto assaggiare le loro birre direttamente in sede e così apprezzare il loro approccio canonico sul prodotto, sempre molto pulito – spiega Jurji Ferri, patron e mastro birraio di Almond’22, racconta così la nascita della collaborazione – L’ho trovato una felice contrapposizione al mio stile che è più basato sulla ricerca delle materie prime, sulla reinterpretazione degli stili e sul dare una nota di italianità al nostro pensiero sulla birra”.

“Quanto al progetto piloto mi è venuto subito in mente di usare la genziana, amatissima in Centro Italia e già base di molti distillati. Quale miglior occasione di questa, allora, per mettere insieme un prodotto italiano e uno inglese: da un lato le IPA, uno stile canonico, uno di quelli di maggior successo nel mondo della birra degli ultimi 10 anni e forse il più rappresentativo per Meantime, e dall’altro la nostra genziana”, prosegue Ferri. La prima cotta si svolgerà il 27 febbraio nel birrificio Almond’22 (Contrada Remartello, Remartello (PE) mentre l’appuntamento per il “primo sorso” è fissato il 6 aprile sempre nello stesso locale.

Il birrificio Meantime è stato tra i pionieri di un nuovo modo di produrre birra in Gran Bretagna, facendo crescere a Greenwich, Londra e partendo solo da un garage uno dei birrifici artigianali più interessanti, lavorando sugli stili della tradizione birraria inglese interpretandoli in chiave del tutto innovativa. La storia del il brewmaster, Alastair Hook, è andata ben Oltremanica affascinando anche il giovane movimento degli appassionati di birra artigianale italiani. Meantime, tra i pionieri di un nuovo modo di produrre birra in Gran Bretagna è da anni impegnato a creare sinergie con altre realtà, ma è la prima volta che questo progetto arriva in Italia: “Con Jurji condividiamo la passione per la qualità, la buona birra e l’amore per la creatività. Abbiamo scelto di fare un progetto insieme, ne nascerà sicuramente una grande birra legata al territorio, ma con inserimenti internazionali di qualità” afferma, Enrico Galasso, amministratore delegato di Birra Peroni.

Agi

AMBRA LEE AGNOLETTI E’ IL NUOVO DIRECTOR BUSINESS DEVELOPMENT ITALIA DI NH HOTEL GROUP.

Nel suo nuovo incarico diviene responsabile dell’intero Dipartimento Commerciale per tutte le 51 strutture italiane del Gruppo.

All’esperienza di Ambra Lee Agnoletti, che nel suo nuovo incarico risponde a Ruben Casas, Commercial Senior Director NH Hotel Group Southern Europe & US, è affidato un team di 20 persone.

 

Nel suo nuovo incarico Ambra diventa responsabile dell’intero Dipartimento Commerciale per tutte le 51 strutture italiane del Gruppo. In particolare, gestirà le attività dell’area Meeting & Events, Corporate Sales, Travel Industry, Airlines e, Customer Relation Management.

 

La nuova manager vanta un’ampia esperienza nel settore dell’hospitality e del turismo – con una particolare attenzione all’ambito commerciale – ottime doti di leadership e una grande abilità nel lavoro di squadra. Entra in NH Hotel Group come Global Account Manager nel 2007 e negli anni è cresciuta nella funzione Sales come Regional Sales Director fino a ricoprire il ruolo attuale di Director Business Development Italia.
Precedentemente aveva ricoperto il ruolo di Sales & Marketing Manager in altre realtà del settore dell’ospitalità.

 

Ambra Lee Agnoletti possiede un Master in Corporate Strategy presso l’Università Bocconi di Milano e una laurea in Pubbliche Relazioni presso l’Università IULM di Milano.

Master Viaggi News – Hotel e catene alberghiere (Ultime 10 News Inserite)

Forlì: una nuova struttura per Best Western Italia, Sure Hotel Collection San Giorgio, 4 stelle.

L’albergo è di proprietà della famiglia Baldisserri che rinnova la fiducia a Best Western con il quale, nel 2000, ha affiliato Best Western Hotel Globus City, struttura 4 stelle situata a breve distanza dal nuovo hotel.

Per Best Western un vero e proprio riconoscimento che conferma la forza di fidelizzare non solo i clienti ma anche i propri affiliati: “L’esperienza di affiliazione di quasi 20 anni con Best Western ci ha convinti a estendere all’hotel San Giorgio la soluzione Collection che, per questa struttura, rappresenta una modalità ideale di supporto – dichiarano Stefania e Pierpaolo Baldisserri, proprietari impegnati quotidianamente nelle due strutture – E inoltre, la prossimità che ci assicura Best Western rappresenta un’unicità in Italia nel nostro mercato”.

 

 

Tra i punti di forza dell’hotel, spicca la posizione funzionale e strategica: si trova infatti di fronte all’uscita dell’autostrada A14, a breve distanza dalla Fiera di Forlì e dal Palazzetto dello Sport.

 

L’hotel dispone di 57 camere, tra classic, superior, comfort e junior suite. Il recente restyling, anche nel segno della sostenibilità ambientale, ha dotato l’hotel di uno stile contemporaneo. Per tutti gli ospiti e ad uso gratuito, parcheggio, internet point, palestra, Sky Bar Sport calcio e Dazn nell’American bar.

 

Per il segmento meeting, l’hotel mette a disposizione 7 sale capaci di accogliere fino a 50 persone a platea. 

 

Master Viaggi News – Hotel e catene alberghiere (Ultime 10 News Inserite)

ciavatta Saturnia Hotel

Povera Italia .. Si fa sempre più strada la barbarie di far pagare l’utilizzo del bagno.

Possibile mai che per poter usufruire del bagno nei centri commerciali o nelle stazioni ferroviarie bisogna pagare un euro?

Possibile che non si riesca ad essere un Paese normale?

Possibile che quando non si riesce a gestire un servizio elementare, come quello di fornire a residenti e turisti un servizio decente l’unica soluzione sia quella di farlo pagare?

A Roma, presso la Galleria Alberto Sordi, Sordi (Piazza Colonna e altri due ingressi in pieno centro) centro commerciale con tanti negozi importanti anche considerato salotto cittadino, se vi scappa la pipì per usufruire del bagno dovrete pagare un euro.
A nostro avviso i proprietari della Galleria o la società che la gestisce, e quindi chi percepisce gli affitti pagati dai locatari dei tanti negozi, potrebbe anche fare lo sforzo di mettere a disposizione gratuitamente il bagno ai visitatori, clienti, turisti o semplici curiosi.

 

Per noi che scriviamo poter disporre gratuitamente di bagni in tanti punti della città, in particolare nei centri commerciali e nelle stazioni, lo consideriamo un atto di civiltà .. e nei confronti dei turisti, soprattutto in città come Roma, Venezia e tante altre che di turismo campano, rappresenterebbe anche un gesto di cortesia, di accoglienza.

 

Invece no; si paga e salato, un euro e, perdipiù, almeno a giudicare da quanto si può leggere su Tripadvisor a proposito dei bagni della Galleria Sordi e della Stazione Termini, per avere, a volte, servizi … da dimenticare.
Parliamo di Roma perchè ne abbiamo esperienza diretta ma che dire di Venezia dove il servizio arriva a costare ai turisti anche 1,50 e dove, udite udite, è stata addirittura istituita dal comune (sic) la WC card per consentire ai residenti di avere uno sconto; trascriviamo il testo integrale: "La WC Card è una tessera per l’utilizzo a pagamento dei servizi igienici pubblici a Venezia e nelle isole. E’ rilasciata da Veritas ai residenti nel Comune di Venezia. Con la WC card, i residenti possono ottenere sconti per l’ingresso nei bagni mentre gli ultrasessantenni e le persone con disabilità possono usufruire gratuitamente del servizio".

 

A nostro avviso si tratta di un autogol; far pagare l’utilizzo del bagno ai turisti (che lasciano diversi soldini nelle casse di negozi, alberghi e ristoranti) è un atto che rappresenta un modo di pensare che non può essere in alcun modo condiviso.

Ma poi, dopo aver pagato, gli utilizzatori usufruiscono di servizi accettabili? Ecco qui di seguito un paio di giudizi tratti da TripAdvisor e redatti da utenti verificati.

gingita, Roma, Italia, 
Galleria Sordi, Bagno…a pagamento!
Mi sono vergognata quando l’altro giorno, passeggiando per Roma con persone straniere, abbiamo dovuto pagare un euro per usufruire del bagno! Due bagni per le donne, senza possibilità di avere uno spazio dove cambiare un pannolino!

 

Ascolitano6969, Castelli Romani, Italia
Ah quei bagni
Arrivo spesso X lavoro a Termini. Sicuramente migliorata rispetto a qualche anno (…)
MA quello che mi ha colpito negativamente sono i bagni. Innanzitutto X utilizzare le toilette bisogna inserire una moneta da 1€ per avere ? Bagni sporchi e acqua…

 

Far pagare perl’utilizzo dell bagno e qualche volta farlo trovare pure poco pulito.
Ma nessuno prova mai un po’ di vergogna?

 

A Venezia invece i bagni-e meno male!-non si registrano recensioni negative ma va segnalato quanto riporta il Gazzettino di Venezia Mestre in un recente articolo dal titolo: la pipì dei turisti vale 3 milioni di euro.

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