Le app Android arrivano su Windows 11 in Italia!

Arrivano delle novità molto consistenti per gli utenti Android e Windows in Italia. Si tratta dell’espansione del cosiddetto Windows Subsystem for Android, il quale diventa ufficialmente disponibile anche in Italia.

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Con il supporto ufficiale al Windows Subsystem for Android da parte di Windows 11 in Italia, tutti gli utenti che hanno un PC aggiornato a Windows 11 potranno eseguire le app Android anche in ambiente Windows. Abbiamo provato questa funzionalità quando ancora non era disponibile ufficialmente nel nostro paese, e quando era un’esclusiva del programma Windows Insider.

Microsoft ha esplicitamente menzionato l’Italia tra i nuovi paesi in cui il Windows Subsystem for Android è disponibile su Windows 11 in via ufficiale. Pertanto possiamo aspettarci che la novità arrivi entro le prossime ore o al massimo entro i prossimi giorni tramite un aggiornamento del sistema operativo.

Vi ricordiamo che le app Android su Windows 11 potranno essere scaricate attraverso Amazon Appstore. Sarà quindi necessario installare prima lo store di Amazon tramite Microsoft Store.

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Le app Android arrivano su Windows 11 in Italia!

Vivo S15 e S15 Pro ufficiali: così promettenti da volerli vedere in Italia

Vivo si conferma molto attiva nel settore di mercato degli smartphone e lancia ufficialmente in Cina i nuovi Vivo S15 e S15 Pro. Si tratta di due device di gamma alta, con una scheda tecnica che punta molto sull’aspetto fotografico. Andiamo a vedere insieme le specifiche tecniche complete.

  • Display: 6,56″ (2.376 × 1.080 pixel) Full HD+ E5 AMOLED 19.8:9, HDR10+, 120Hz refresh rate, 300Hz touch sampling rate, fino a 1500 nits
  • Processore: MediaTek Dimensity 8100 5nm
  • GPU: Mali-G610 6-core 
  • RAM: 8GB / 12GB LPDDR5
  • Storage interno: 256GB (UFS 3.1) 
  • Sistema operativo: Android 12 con Origin OS Ocean
  • Reti: Dual SIM (nano + nano)
  • Fotocamera posteriore:
    • Principale: 50 megapixel con sensore IMX766V, f/1.88 aperture, OIS, LED flash
    • Grandangolo: 12 megapixel 119°, f/2.2 aperture con opzione macro a 2,5cm
    • B&W :2 megapixel. f/2.4 aperture
  • Fotocamera anteriore: 32’megapixel autofocus, f/2.45 aperture
  • Sicurezza:  sensore d’impronte digitali nel display 
  • Audio: USB Type-C audio, Stereo Speakers, Hi-Res audio
  • Dimensioni: 158,9 × 73,52 × 8,55mm
  • Peso: :188g
  • Connettività: 5G SA/NSA, Dual 4G VoLTE, Wi-Fi 6 802.11 ac (2.4GHz + 5GHz), Bluetooth 5.3,GPS (L1 + L5), USB Type-C, NFC
  • Batteria: 4.500mAh com ricarica rapida a 80W
  • Display: 6,62″ (2.400 × 1.080 pixel) Full HD+ E4 AMOLED 20:9, HDR10+, 120Hz refresh rate, 300Hz touch sampling rate, fino a 1300 nits
  • Processore: Octa Core (1 x 3.2GHz + 3 x 2.42GHz + 4 x 1.8GHz Hexa) Snapdragon 870 7nm
  • GPU: Adreno 650 
  • RAM: 8GB/ 12GB LPDDR4X
  • Storage interno: 128GB / 256GB (UFS 3.1)
  • Sistema operativo: Android 12 con Origin OS Ocean
  • Reti: Dual SIM (nano + nano)
  • Fotocamera posteriore:
    • Principale: 64 megapixel, f/1.89 aperture, OIS, LED flash
    • Grandangolo: 8 megapixel, f/2.2 aperture
    • Macro: 2 megapixel, f/2.4 aperture
  • Fotocamera anteriore: 32 megapixel, f/2.0 aperture
  • Sicurezza: sensore d’impronte digitali nel display 
  • Audio: USB Type-C audio, Stereo Speakers, Hi-Res audio
  • Dimensioni:161,09 × 74,31 × 8,08mm
  • Peso: 198g
  • Connettività: 5G SA/NSA, Dual 4G VoLTE, Wi-Fi 6 802.11 ac (2.4GHz + 5GHz), Bluetooth 5.2,GPS (L1 + L5), USB Type-C, NFC
  • Batteria: 4.500mAh con ricarica rapida a 66W

I due nuovi dispositivi di Vivo sono stati annunciati esclusivamente per il mercato cinese al momento. Vivo S15 Pro arriva nelle colorazioni Black e Blue ad un prezzo che parte dall’equivalente di circa 450€.

Vivo S15 arriva nelle colorazioni Black, Blue e Golden ad un prezzo che parte dall’equivalente di 290€. Speriamo di vederli presto anche in Italia.

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Vivo S15 e S15 Pro ufficiali: così promettenti da volerli vedere in Italia

Voglia di McDonald’s? Arriva in Italia il servizio Mobile Order and Pay

Arriva da oggi sul territorio italiano Mobile Order and Pay, il servizio di McDonald’s che velocizzerà il processo di ordine e pagamento per i clienti del fast food, in quanto per fare tutto ciò si avrà bisogno della sola app e del proprio smartphone. 

Una volta portata a termine la procedura è possibile infatti ritirare l’ordine al McDrive, all’interno del ristorante (con take away o servizio al tavolo) o presso i parcheggi dedicati.

Dario Baroni, Amministratore Delegato di McDonald’s Italia, ha dichiarato per l’occasione:

“La combinazione fra digitalizzazione e multicanalità sviluppata da McDonald’s ci ha permesso di gestire al meglio i cambiamenti legati a servizio e canali di consumo che abbiamo registrato negli ultimi anni.

Infatti, canali come McDrive, McDelivery, Take Away e App, al pari del ristorante, sono entrati nella quotidianità dei consumatori italiani, un trend che abbiamo immediatamente intercettato e in cui stiamo continuando a investire per rispondere al meglio alle necessità di ogni cliente.

L’introduzione del servizio Mobile Order and Pay ne è un esempio concreto.”

Questa ultima aggiunta fa parte del processo di digitalizzazione dell’azienda, che include anche l’installazione dei menuboard digitali, la centralità del CRM e l’utilizzo di sistemi predittivi sulle vendite oltre alla logistica integrata in grado di preparare in autonomia gli ordini sulla base delle tendenze.

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Voglia di McDonald’s? Arriva in Italia il servizio Mobile Order and Pay

Tim Cook alla serata degli Oscar, il film CODA tra i favoriti (e perché non è disponibile su Apple TV+ in Italia)

Con il film CODA tra i favoriti a vincere l’Oscar più ambito, Tim Cook sarà presente alla serata di gala.

Link all’articolo originale: Tim Cook alla serata degli Oscar, il film CODA tra i favoriti (e perché non è disponibile su Apple TV+ in Italia)


Tim Cook alla serata degli Oscar, il film CODA tra i favoriti (e perché non è disponibile su Apple TV+ in Italia)

Il boom delle bevande de-alcolate anche in Italia

AGI – Vanno forte, anzi fortissimo. Sono le bevande cosiddette de-alcolate, che si possono tranquillamente considerare come il fenomeno del momento tra i giovanissimi. E, secondo l’Iwsr, l’istituto londinese specializzato in analisi di mercato, le bevande de-alcolate, che vengono chiamate anche “no/low alcol”, hanno un valore pari al 3,5% dei volumi totali di bevande alcoliche che vengono consumate in mercati ritenuti top. Come quello francese, tedesco, spagnolo, inglese, americano, canadese, sudafricano, giapponese e australiano. L’anno scorso, 2021, l’incremento ha addirittura raggiunto il tetto del 6% mentre fino al 2025 si ipotizza per loro un tasso crescente dell’8% per ciascun anno.

Questo, forse, anche in forza ai molti provvedimenti comunali e cittadini che hanno limitato la vendita degli alcolici in certi luoghi e in certe fasce orarie della sera, in funzione squisitamente anti-movida: nei centri storici come nelle piazze delle città, grandi o piccole che siano. Tuttavia, si stima che il giro d’affari delle bevande de-alcolate sia oggi poco al di sotto dei 10 miliardi di dollari americani, rispetto ai 7,8 miliardi del 2018.

E non manca chi descrive un quadro in cui molti grandi brand e multinazionali di spirits, vino, birra si stanno riconvertendo e stanno investendo cospicue risorse e osservando con attenzione il trend per capire quale diffusione possa raggiungere in futuro. E, soprattutto, se il segmento potrà essere un complemento del brand principale oppure se sia meglio dare vita a marchi dedicati solo ai de-alcolati.

Studi di fattibilità commerciale. Tant’è che persino i vini senza alcol, secondo Wine Intelligence, saranno una delle tendenze sicure del prossimo futuro. In Spagna, ad esempio, il ministero della Salute ha deciso di finanziare la ricerca di questo specifico filone mentre l’Unione Europea propone di regolarizzarne la produzione. Si parla anche di vini senza alcol o a bassa gradazione alcolica.

Quanto al procedimento, la dealcolizzazione è un processo attraverso cui è possibile estrarre l’alcool dalle bevande alcoliche, vino incluso. Si può praticarlo per parziale evaporazione, distillazione o per osmosi, a condizioni di pressione e temperature molto delicate. L’unico vero rischio, semmai, è quello di far perdere al vino le sue naturali proprietà organolettiche. Tuttavia, nel corso del tempo tecniche e macchinari sono di gran lunga migliorati, consentendo di effettuare interventi meno duri e invasivi, che vanno a colpire solo l’etanolo, ma non i gusti e i profumi.

Lo scorso giugno, ad esempio, la Commissione Europea ha presentato la sua proposta di modifica del regolamento n. 1308/2013, che disciplina la Pac. All’articolo 193, fanno la loro comparsa proprio i termini “vino dealcolizzato” (con tasso alcolometrico non superiore a 0,5% vol.) e “vino parzialmente dealcolizzato” (con tasso alcolometrico compreso tra 0.5% e 9%). Un inizio, anche se a far riflettere è proprio la tendenza in sé e per sé, che vede un 43% di consumatori abituali sostituire progressivamente i prodotti alcolici con quelli privi di alcol o a basso contenuto alcolico in determinate occasioni.

E, tra quest’ultimi, meno di uno su cinque evita del tutto l’alcol sempre secondo i calcoli di Iwsr.


Il boom delle bevande de-alcolate anche in Italia

Facebook ha lanciato i “Reels” anche in Italia

AGI – Facebook ha lanciato il servizio di video ‘Reels’ in più di 150 Paesi, al fine di accelerare la crescita globale del servizio disponibile finora solo negli Usa, lo scorso settembre.

Oggi allarghiamo la disponibilità di Facebook Reels per iOS e Android a più di 150 paesi in tutto il mondo. Stiamo anche introducendo modalità migliori per aiutare i ‘creator’ (i creatori di contenuti originali, ndr) a guadagnare denaro, nuovi strumenti per la creazione dei video e più possibilità di guardatre e creare Facebook Reels”. Così Meta, la holding di Facebook, sul proprio blog ufficiale. Il servizio è stato lanciato anche in Italia, e da qualche minuto è disponibile sull’applicazione del social.

Stiamo creando diverse opportunità per i creatori di guadagnare denaro con i loro filmati. Il nostro programma bonus Reels Play, parte del nostro investimento di 1 miliardo di dollari per i creatori, paga i creatori fino a 35.000 dollari al mese in base alle visualizzazioni dei loro filmati qualificanti”, aggiunge Meta.

Reels è uno dei pilastri della nuova strategia di Meta, che dopo la pubblicazione dell’ultima trimestrale ha perso un terzo del proprio valore in Borsa. I Reels sono presenti su Instagram dal 2020 e su Facebook dall’anno successivo, come risposta all’esplosione della popolarità di TikTok, il social che di fatto ha lanciato il formato di video brevi per poi farne un marchio di fabbrica. TikTok è di proprietà del gigante tecnologico cinese ByteDance.


Facebook ha lanciato i “Reels” anche in Italia

I dieci anni del razzo Vega, il vettore europeo costruito in Italia

AGI – Il 13 febbraio 2012 il razzo Vega lasciava per la prima volta la rampa di lancio del Centro Spaziale della Guyana, con a bordo il satellite LARES dell’Agenzia Spaziale Italiana e altri payload scientifici. Sono passati dieci anni e il vettore europeo, a trazione fortemente italiana, è diventato un componente fondamentale della strategia per l’accesso allo spazio per l’Europa, oltre ad aver soddisfatto diversi altri clienti. Vega ha messo in orbita i satelliti Sentinel 2A e 2B del programma europeo Copernicus che continuano a dare un contributo fondamentale alla gestione delle risorse, al monitoraggio dei disastri naturali e altre importanti applicazioni.

Nel 2015, Vega ha compiuto il suo unico volo sub-orbitale per permettere all’Intermediate eXperimental Vehicle, prototipo del futuro veicolo spaziale europeo Space Rider, di effettuare il test di rientro atmosferico. Le missioni non si sono fermate all’orbita terrestre. Infatti, il razzo ha permesso al dimostratore tecnologico LISA Pathfinder di raggiungere il punto lagrangiano 1 del sistema Terra-Sole. Infine, Vega ha il record europeo di satelliti lanciati con un singolo volo, grazie alla missione VV16 che ha messo in orbita 53 satelliti grazie al nuovo adattatore del carico Small Spacecraft Mission Service (SSMS). Oltre al LARES, altre missioni italiane hanno volato sul Vega come OPSAT-3000, satellite multispettrale per l’osservazione della Terra e PRISMA, un dimostratore tecnologico dell’ASI a tecnologia iperspettrale.

“I dieci anni dal primo lancio del Vega segnano un punto importante per Avio e il settore europeo dei lanciatori. Nonostante alcune difficoltà, abbiamo lavorato senza sosta per rendere Vega sempre più affidabile e competitivo. Per questo, il mio ringraziamento va a tutta l’azienda, ai nostri partner e ai nostri clienti. Questi 10 anni del Vega hanno costituito un bagaglio di esperienza ineguagliabile su cui poggerà il successo del Vega C, che volerà per la prima volta quest’anno”-  ha commentato Giulio Ranzo, Amministratore Delegato di Avio.

Il Direttore per il Trasporto Spaziale dell’ESA Daniel Neuenschwander ha osservato: “Gli sviluppi dei nuovi programmi Ariane 6 e Vega C consentiranno all’Europa di mantenere l’accesso indipendente allo spazio, che rappresenta una priorità strategica in un mondo dove la tecnologia, il business e la politica cambiano molto velocemente. Dobbiamo continuare ad andare avanti per assicurarci che l’Europa sia pronta per il futuro”

La Città di Colleferro ha avuto un ruolo fondamentale nella storia del Vega. Qui, infatti, hanno sede gli stabilimenti di Avio dedicati alla fabbricazione del razzo e all’integrazione di diversi suoi componenti provenienti dai nostri partner. A sugellare questo importante legame quest’anno, Colleferro sarà Capitale Europea dello Spazio nell’ambito del consorzio Communauté des Villes Ariane.


I dieci anni del razzo Vega, il vettore europeo costruito in Italia

WindTre down, segnalazioni da tutta Italia, anche Iliad per alcuni è down

WindTre down oggi 7 febbraio 2022. Sono già diverse centinaia le segnalazioni di disservizi della rete WindTre da Downdetector. Il problema riguarda la rete mobile e fissa dell’operatore.

Disservizi che stanno colpendo anche la rete Iliad, che al momento si appoggia, in varie parti di Italia, proprio alle antenne di WindTre.

Buona parte delle segnalazioni arrivano dalla Sicilia (Palermo, Messina, Catania, Siracusa), ma dando un’occhiata alla cartina si notano disservizi anche a Milano, Roma e Perugia.

Tra gli utenti che stanno segnalando il down, ce ne sono alcuni che accusano totale blackout sia della telefonia mobile che della linea di casa (fibra). A quanto pare anche il 159 risulta irraggiungibile.

Al momento il numero di segnalazioni relative al down di WindTre supera di gran lunga quelle di Iliad. Come accennato, quest’ultimo dipende in alcuni punti di Italia dalle antenne WindTre, ecco spiegato il perché dei disservizi.

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WindTre down, segnalazioni da tutta Italia, anche Iliad per alcuni è down

Ancora più dettagli e colori in Google Maps: in Italia si inizia da Roma

Sono passati più di 10 anni da quando Google Maps è entrato nelle nostre vite e sono state moltissime le funzionalità che nel tempo sono state introdotte per rendere la sua esperienza quanto più completa e utile possibile. I miglioramenti visivi sono al centro delle novità dell’ultima ora, i quali mirano a rendere le mappe ancora più dettagliate, grazie alle sfumature di colore e forme che in maniera intuitiva ci fanno capire che cosa stiamo guardando. 

Ciò è stato reso possibile dall’ausilio dell’intelligenza e algoritmi che interpretano le immagini satellitari, e molte “cartine” di città del mondo sono state aggiornate con questa funzione più precisa, e una tra queste ci interessa in maniera particolare, perché è la nostra Capitale: Roma

Per merito di questo lavoro sarà quindi per noi più semplice capire dove sono i marciapiedi, le strisce pedonali e le isole pedonali, insieme alla forma e alla larghezza di una strada in pendenza. Informazioni queste utili se si vuole pianificare ad hoc il percorso più adatto da percorrere per arrivare in un determinato luogo. 

Anche la visualizzazione degli elementi naturali assume una visione differente, in quanti i colori e le loro diverse gradazioni ci permettono a colpo d’occhio di vedere quanto sia rigogliosa una zona verde e persino se sono cappe di neve sulle cime delle montagne.

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Ancora più dettagli e colori in Google Maps: in Italia si inizia da Roma

6G, grafene e droni intelligenti: il punto sulla ricerca di Ericsson in Italia

AGI – Tre centri di ricerca e sviluppo dove si fa sperimentazione sulle tecnologie legate al settore broadband, in cui si testano modalità di trasmissione dati che poggiano sui nuovi materiali e sulla fotonica. Dove soprattutto si lavora ai nuovi servizi legati al 5G, le reti superveloci di nuova generazione, e anche al 6G, “tecnologia che sarà in grado di abilitare il cosiddetto Internet dei sensi. Ogni volta che c’è una transizione tecnologica la domanda è sempre la stessa: che cosa ne faccio? Per questo è importante lavorare sui servizi che le nuove tecnologie possono offrire”. Parola di Alessandro Pane, Direttore Ricerca e Sviluppo di Ericsson in Italia.

Proprio della compagnia svedese stiamo parlando, che la scorsa settimana ha tenuto il suo annuale Ericsson R&D Day: 700 ricercatori per fare il punto sui risultati e gli sviluppi dei tre centri ricerca della compagnia: Genova, Pisa e Pagani (in provincia di Salerno).

“Si tratta di realtà vicine ai centri di ricerca e alle Università” ha detto sempre Pane. Che vuol dire dialogare con il territorio. E con le aziende. Perché fondamentale è “l’ancoraggio con il territorio e la collaborazione con startup e PMI innovative”. 

La trasmissione fotonica e l’uso del grafene 

Intanto, dall’incontro sono emersi anche alcuni dati, utili per capire su che settori sta investendo la compagnia svedese. Parliamo di “brevetti sull’uso di materiali nuovi come il grafene, che ha caratteristiche superiori al silicio e performance migliori anche in termini di sostenibilità”.

Parliamo di brevetti sulla “sicurezza. Il cloud è sì molto flessibile, ma aumenta la vulnerabilità della rete su attacchi hacker e malevoli” e di “brevetti con sistemi che includono Machine Learning e Artificial Intelligence per far sì che la macchina impari quali siano gli eventi considerati malevoli, filtri gli attacchi e collabori con gli umani”. Brevetti? Sì c’è anche un numero. 750 in vent’anni (1 ogni 10 giorni). 

Tecnologie per tutti

Parliamo di 5G e 6G, di tecnologie che sanno di futuro, che affascinano anche. Già ma quando saranno tra noi? Di sviluppo a ‘macchia di leopardo’ ha parlato Pane. Il gaming ad esempio è uno dei settori più avanzati in questo senso.

“Altri settori, come il medicale, avanzano. In pochi anni inizieremo a vedere un utilizzo del 5G importante”. Qualche esempio? Pane ha parlato di “ambulanze intelligenti. Già con una chiamata al 118 il paziente fornirà i suoi dati biometrici del momento prima di arrivare in ospedale, dando al medico suggerimenti utili. Spero – ha detto anche – che ci sia una spinta su digitalizzazione, industria, e sostenibilità. Non possiamo aspettare: sono progetti che, dato il PNRR, dobbiamo realizzare”.

Qui Genova, droni per il monitoraggio delle strade 

Nell’ambito del progetto “5G SmartG”, per infrastrutture stradali sicure a Genova, i ricercatori di Ericsson hanno equipaggiato con tecnologia 5G un drone per il monitoraggio da remoto di strade e ponti e la raccolta di informazioni.

Nello specifico si sfruttano le caratteristiche di bassa latenza ed elevata capacità di trasmissione di video HD di una rete 5G commerciale e avanzati algoritmi per l’Intelligenza Artificiale. E l’innovazione? Il drone ha modulato la capacità di trasmissione dati in base a quanto rilevato, «poi grazie alla blockchain abbiamo garantito che la trasmissione dei dati avvenisse in modo non hackerabile.

Qui Torino: l’orchestra allineata grazie al 5G

A Torino è andato in scena il primo concerto 5G itinerante al mondo. Musicisti e attori si sono esibiti da punti diversi della città di Torino, tra cui Palazzo Madama e Piazza Castello, dando vita ad un’esibizione artistica sincronizzata.

La rete 5G ha garantito in modo costante alte velocità e bassissime latenze, per assicurare una trasmissione contemporanea di diversi flussi video in alta definizione dalle videocamere alla regia centrale. La copertura 5G all’interno di Palazzo Madama è stata realizzata attraverso una progettazione personalizzata e con apparati non invasivi, coprendo tutta l’area senza alcun impatto estetico. 

Qui Ferrara: il servizio di lettura a distanza

Il progetto si chiama The Storytellers Project e ruota attorno ad uno strumento dedicato ‘ai bambini’. Di fatto si tratta di “raccontare una fiaba in modo innovativo grazie ad una sorta di ‘campana’ che genera una richiesta di informazione che viaggia sulla Rete in 5G, in sicurezza. Il bambino si collega con i volontari che raccontano la storia al bambino. La campana può accompagnare inoltre il bambino che può essere seguito nello studio e nei giochi”.

Come funziona? Il bambino prende in prestito dalla biblioteca la “campana”, il suo nome è Storybell, che potrà suonare quando desidera ascoltare una storia. In questo modo una telefonata viene indirizzata ai lettori disponibili, fino a quando il primo risponde e diventa lo “storyteller” di quel bambino, per quella lettura. Da quel momento le persone possono parlarsi in tempo reale attraverso la campana. Il progetto mira a supportare le relazioni intergenerazionali e ha ricevuto fondi dal progetto europeo Designscapes per lo sviluppo dell’idea e la prototipazione. 

Qui Castel Volturno: sport, inclusione e 5G 

Tam Tam Basketball è un’associazione no-profit, formata da figli di immigrati nati in Italia ma privi di cittadinanza. Lo scopo dell’associazione dilettantistica sportiva di Castel Volturno, gestita dall’ex cestista Massimo Antonelli, è generare un impatto positivo sulla vita dei ragazzi e delle ragazze, con una particolare attenzione all’inclusione sociale attraverso lo sport.

I ricercatori Ericsson di Genova e Pagani hanno messo in campo le loro competenze in ambito analytics e trasmissione dei dati su rete cellulare per rilevare i principali parametri fisiologici dei giocatori, così come i dati relativi ai movimenti, alla postura e ai tiri a canestro. I dati, rilevati tramite una pettorina dotata di sensori e videocamere HD, vengono trasmessi a un’infrastruttura edge cloud tramite rete 5G, quindi processati e visualizzati in una dashboard che permette ai giocatori di monitorare le proprie prestazioni e migliorarsi costantemente.

Qui Lioni (Avellino): il progetto borgo 4.0

Il progetto Borgo 4.0 è un progetto di Smart City in corso a Lioni, in provincia di Avellino, dove sorgerà un laboratorio di sperimentazione tecnologica per la smart mobility in ambiente reale. Qui parliamo di soluzioni, ha spiegato sempre Pane, “di industria 4.0 e anche di una area di ricerca civile: con sistemi di controllo del territorio, di sicurezza, prevenzione e monitoraggio utilizzando IoT. La sicurezza degli oggetti e delle persone è fondamentale per rendere questi progetti utilizzabili all’interno di una comunità – ha detto ancora il Direttore Ricerca e Sviluppo di Ericsson in Italia – è il nostro next to come”.


6G, grafene e droni intelligenti: il punto sulla ricerca di Ericsson in Italia

Viaggio in Italia in 20 formati di pasta (e qualche ricetta)

AGI – Ripiena, secca o fresca, fatta in casa o industriale: esistono tantissimi formati di pasta e ancora altri se ne continuano a inventare. In Italia mangia pasta il 98% della popolazione, se ne consumano circa 23 kg a testa l’anno e 6 italiani su 10 la mangiano tutti i giorni.

I consumi più elevati si registrano al Sud, dove si realizza un terzo del fatturato di settore. E per quanto questo alimento campeggi sulle tavole degli italiani con grande frequenza, aggiudicandosi il titolo di vero e proprio simbolo Made in Italy, la varietà e le tradizioni regionali italiane non hanno risparmiato alla pasta una certa diversità, almeno nei formati. E di conseguenza nei condimenti.

Ecco, dunque, il giro d’Italia in 20 formati di pasta, una piccola guida alle tradizioni locali per saper mangiare bene al prossimo viaggio nel Belpaese.

Le trofie

Pasta ligure per eccellenza, il loro nome significa gnocchi mentre la loro forma è data dal peculiare carattere arricciato come il truciolo da falegname. La tradizione le vuole accostate al pesto ligure (rigorosamente fatto in casa), patate e fagiolini.

I tajarin

Questo tipo di pasta lunga è piemontese e viene preparata con ben 30 tuorli per un chilo di farina che donano a essa quel famoso colore giallo. A dispetto di quello che può sembrare, i tajarin sono una pasta molto delicata, pensata appositamente in abbinamento con il tartufo bianco, tipico della zona.

Gli chnéffléne

Pasta tipica valdostana, sono piccoli gnocchi realizzati con farina e uova poi ‘grattugiati’ con un apposito strumento direttamente nell’acqua che bolle. Originariamente venivano conditi con burro fuso e cipolla brasata, ma oggi il condimento che va per la maggiore è quello con la fonduta.

I pizzoccheri

Tpici della Valtellina, questo formato di pasta lombardo si presenta come le tagliatelle, ma più spesse e più corte. Gli ingredienti sono farina di grano saraceno, altri tipi di farina e acqua. Si condiscono tradizionalmente con patate, verze, burro fuso e formaggio (Casera o Bitto), ma sono molte le varianti nate nel tempo.

I bigoli

Una sorta di spaghetto, ma più spesso, di grano tenero e acqua in grado di trattenere il condimento: questi sono i bigoli, pasta tipica veneta che può essere fatta con farina di grano saraceno o con l’uovo. In ogni caso, vanno serviti con ragù di anatra o di oca, oppure sugo di pomodoro, o, ancora, con le acciughe.

Gli cjarsons

È una pasta tipica friulana ripiena. La loro particolarità è quella di essere farcita con ripieno in cui il dolce e il salato sono accostati insieme: dentro possiamo infatti trovare uva passa, cioccolato fondente o cacao, cannella, spinaci, erba cipollina, ricotta, marmellata, rum, grappa, prezzemolo, biscotti secchi, uova, latte. Il condimento è bene sia soft: ricotta affumicata alla base e un po’ di cannella con burro chiarificato fuso e bollente sopra.

Gli spätzle

Originari della Germania meridionale, sono un piatto tipico anche del Trentino Alto Adige. Piccoli gnocchetti a base di farina di grano tenero, uova e acqua, possono essere fatti anche nella versione con spinaci, assumendo un bel colore verde. I condimenti più comuni sono quelli con i sughi di carne, ma vanno forte anche creme di formaggio o burro fuso e aromatizzato o, ancora, panna da cucina.

I tortellini 

Sono la pasta ripiena dell’Emilia Romagna per eccellenza e vanno rigorosamente mangiati in brodo. In realtà, si contendono il territorio con i cappelletti, altra pasta ripiena servita allo stesso modo. Le differenze? I primi sono della zona dell’Emilia, i secondi della Romagna, i primi sono piccoli e ripieni di carne con una ricetta rigida e depositata presso la Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Bologna dalla Confraternita del Tortellino e dall’Accademia italiana della cucina. Per i cappelletti, invece, la cosa è un po’ meno formale, ma tradizionalmente chi li fa li preferisce non usare la carne, ma solo formaggio. La cosa migliore è assaggiare entrambe le preparazioni, ma occhio a non confondervi quando li ordinate!

I pici

Formato di pasta lungo tradizionale toscano, è una pasta fresca preparata rigorosamente a mano a base di farina, acqua e sale. Si adattano bene a molti sughi, ma danno il meglio di loro con quello di carne tipico toscano.

I bucatini

Tra i più strani e famosi formati di pasta ci sono i bucatini, tipici spaghetti cavi, cult della tradizione laziale, famosi nella preparazione “all’amatriciana”.

Gli strangozzi

Altro tipo di pasta lunga, fatta solo di farina e acqua (ma si può aggiungere anche l’uovo), sono gli strangozzi, tipici dell’Italia centrale e in particolar modo dell’Umbria. Di origini povere, gli strangozzi sono nati nelle cucine delle massaie che ancora oggi stendono a mano la sfoglia fino a uno spessore di 2 mm per poi tagliarla in strisce di circa 3-4 mm lunghe 30 cm che ricordano le stringhe delle scarpe. Possono essere conditi con un sugo piccante o di carne, ma sono buoni anche accompagnati dal tartufo nero tipico di quelle zone.

I maccheroncini

Il nome completo è “maccheroncini di Campofilone” ed è una pasta lunga all’uovo tipica marchigiana. Ciò che distingue i maccheroncini dagli altri formati di pasta è la sottigliezza della sfoglia e un taglio finissimo che consente di cuocerli in acqua bollente in un minuto o direttamente nel condimento. Non solo: per prepararli viene impiegato più uovo di quanto non viene fatto in altri formati di pasta. Trattengono molto il condimento, di solito sugo di carne.

I maccheroni alla chitarra 

Tipici dell’Abruzzo, questo formato di pasta lungo viene fatto con un telaio di legno di faggio (o un altro legno neutro) sul quale sono tesi dei fili d’acciaio paralleli, la chitarra. Per realizzare i maccheroni, la sfoglia va adagiata sullo strumento e premuta con il mattarello sui fili: così si ottengono spaghetti a sezione quadrata, lunghi circa 30 centimetri. Possono essere conditi in tanti modi, ma anche in questo caso quello tradizionale resta il ragù. Qui di pecora, però.

Le sagne

Pasta tipica molisana, le sagne sono ricorrenti in tutta la cucina molisana e possono essere di diversi formati: romboidali nella loro versione classica, o a listarelle piatte, o, ancora, a piccoli quadrati o rettangoli. Di solito vengono mangiate con i legumi, in particolare con i fagioli.

Gli strascinati

Tipica della Basilicata, si tratta di una pasta corta molto diffusa anche nel resto del sud Italia, che viene preparata facendo strisciare dei tocchetti di pasta sulla spianatoia con un coltello o con le dita. Il condimento perfetto? Semplicemente un sugo, oppure un ragù. Ma, anche qui vince la fantasia.

Le orecchiette

Formato pugliese per eccellenza, possono essere fresche o secche e in Puglia tradizione vuole che vengano mangiate con le cime di rapa. In realtà, però, esse sono anche molto diffuse nell’abruzzese, dove si chiamano orecchie di prete. Ci sono poi piccole modifiche famose in altre province: in zona Taranto, si chiamano chiancaredde e sono orecchiette larghe 4 cm e leggermente più piatte che di solito si mangiano con cavolo e pancetta o con sughi di carne. Nel foggiano, invece, ci sono le pestazzulle: un’orecchietta meno incavata e più piatta.

I paccheri

Pasta corta tipica campana, se non addirittura napoletana, il nome deriva da pacca, che in napoletano vuol dire schiaffo, probabilmente per lo “sciàff” che emettono quando le tuffiamo nel sugo. Ma possono essere abbinati con moltissimi condimenti essendo molto porosi e quindi trattenendo bene i condimenti.

La fregola

Pasta tipica sarda, la fregola è costituita da piccole palline di grano duro e acqua, lavorate a mano e tostate nel forno, anche detta cous cous sardo. Si può condire in tanti modi, uno dei più tradizionali è quello con le arselle.

La stroncatura

Questo formato di pasta calabrese era in origine un prodotto di recupero e veniva fatta con le crusche dello scarto della molitura. Si racconta che la farina venisse letteralmente “spazzata” da terra, cosa che per ovvi motivi igienici è stata poi proibita. Oggi, questo formato di pasta è pressoché scomparso e solo poche botteghe la vendono ancora (con tutte le norme igieniche del caso). Si tratta di una pasta scura fatta di grano duro e farina integrale trafilata al bronzo, simile alle fettuccine, molto grosse con un sapore lievemente acidulo e ruvide. Si condisce in maniera altrettanto povera:  olio, aglio, peperoncino, sarde, olive, pomodori secchi e “mollica di pane” tostata.

Le busiate 

Sono un tipo di maccheroni arricciolati fatti a mano con semola e acqua, tipici della Sicilia. La tradizione le vuole con il pesto trapanese, essendo originarie di quelle zone, e cioè basilico, mandorle e pomodoro, ma possono essere molto versatili e sposarsi bene anche con altri sughi.


Viaggio in Italia in 20 formati di pasta (e qualche ricetta)

Utenti SPID raddoppiano in Italia ma l’utilizzo settimanale resta basso

Recenti statistiche hanno confermato che nell’arco di questo 2021 le identità SPID che sono state rilasciate alla popolazione italiane sono raddoppiate, arrivando così a toccare 26,1 milioni di utenze attive a fine ottobre, ossia il 43% degli italiani. 

Complici di questa crescita i recenti interventi normativi che hanno favorito lo switch-off della PA, dagli sforzi di Identity Provider (IdP) e Service Provider (SP), da iniziative come il Cashback e dalla necessità di accedere al Green Pass. Un’ulteriore spinta sarà poi data dalla possibilità di scaricare gratuitamente 14 certificati dall’Anagrafe. 

Al di là dello SPID, il 99% degli utenti Internet italiani ha almeno un profilo identificativo per l’accesso online e il 97% possiede almeno un’identità certificata (fra credenziali di home banking, SPID e carta d’identità elettronica 3.0 – la cosiddetta CIE). Tra i sistemi di identità digitale i più diffusi sono il social ID e l’home banking, mentre 24,7 milioni di italiani sono in possesso della CIE. 

Nonostante tale crescita però tali identità rimangono ancora sottoutilizzate. Ad esempio solo il 5% degli utenti usa la CIE più volte alla settimana e solo il 15% SPID. A giustificare tale circostanza è un portafoglio di servizi accessibili ancora limitato, con le PA che hanno appena concluso lo switch off delle credenziali proprietarie imposto dal DL Semplificazioni e le imprese private ancora più indietro.

Valeria Portale, Direttore dell’Osservatorio Digital Identity, che si è occupato della ricerca, ha spiegato:

“Le identità digitali in Italia mostrano ancora enormi potenzialità inespresse.

L’assenza di una pluralità di servizi a cui accedere tramite questi sistemi rischia di frenare lo slancio degli ultimi mesi. I servizi pubblici, da soli, non possono trainare la crescita necessaria per raggiungere nel 2026 il 70% della popolazione in possesso di identità digitale certificata, come previsto dal PNRR.

Come dimostrano i dati del contesto europeo, i sistemi con una diffusione ampia e un utilizzo strutturale nella quotidianità degli utenti sono caratterizzati da un ecosistema ricco di servizi, che ampliano le potenzialità di queste chiavi di accesso, ne incrementano il valore e ne sostengono la diffusione”.

Nel 2021 è cresciuta la diffusione di molti sistemi di identità digitale in Europa. Da una recente analisi, l’Italia si colloca al sesto posto fra i paesi analizzati, con il 43% di cittadini utenti SPID contro il 22% di un anno fa.

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Utenti SPID raddoppiano in Italia ma l’utilizzo settimanale resta basso

Benvenuto Crosscall ACTION-X5: lo smartphone con action cam arriva in Italia

Crosscall, l’azienda francese attiva nel mercato smartphone da ormai diversi anni e specializzata nella produzione di dispositivi pensati per le attività all’aperto, ha appena lanciato il suo nuovo ACTION-X5. Si tratta di uno smartphone che, sebbene l’azienda non lo definisca esplicitamente così, è un rugged-phone con action cam integrata. Andiamo a vedere insieme le specifiche tecniche.

Crosscall ACTION-X5: Caratteristiche Tecniche

  • Display: 5,45″ IPS 1.440 x 720 pixel (HD+) – Corning Gorilla Glass 5
  • Processore: Qualcomm Snapdragon 6115 octa-core
  • RAM: 4 GB
  • Storage interno: 64 GB espandibile fino a 512 GB tramite microSD
  • Fotocamera posteriore:
    • Principale: 48 megapixel, FOV 80°
    • Grandangolo: 13 megapixel, FOV 120°
  • Fotocamera anteriore: 13 megapixel, FOV 120°
  • Sistema operativo: Android
  • Certificazioni: IP68
  • Batteria: 3.850 mAh
  • Dimensioni: 161,5 x 77,8 x 13,35 mm
  • Peso: 235,5 grammi
  • Connettività: GPS, A-GPS, Glonass, Beidou, Galileo, Radio FM, Wi-Fi 2,4 GHz e 5 GHz, LTE, NFC
  • Porte: USB Type-C 2.0

Uscita e Prezzo

Il nuovo Crosscall ACTION-X5 è disponibile nel mercato italiano al prezzo di 549,90 euro. Lo trovate sullo store ufficiale dell’azienda.

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