Automattic fa propria Pocket Casts ed entra nel mondo dei podcast

Automattic, l’azienda alle spalle di WordPress e Tumblr, continua a espandere i suoi confini e ora ha deciso di addentrarsi nel mondo dei podcast grazie all’acquisizione di Pocket Casts, la popolare piattaforma presente sia per i dispositivi mobili Android e iOS, ma anche su desktop e Web.

Pocket Casts era in vendita dallo scorso gennaio, dopo essere stato acquisito da un consorzio americano di stazioni radio pubbliche nel 2018, tra i proprietari citiamo nomi quali National Public Radio (NPR) e WNYC Studios. Però, nonostante la sua notorietà, nel corso del 2020 il servizio ha subito delle perdite finanziare significative che immoterebbero a più di 800.000$ .

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Non sono noti i dettagli finanziari legati a questa acquisizione, ma secondo quanto riferito dalla stessa Automattic, la piattaforma manterrà le sue funzionalità come anche i suoi co-fondatori, Philip Simpson e Russell Ivanovic, continueranno a guidare il team che finora ha portato avanti il progetto. Infatti, continueranno a essere disponibili le funzioni per la ricerca e riproduzione dei podcast, e inoltre ci sarà una profonda integrazione tra WordPress.com e Pocket Casts, rendendo più facile la distribuzione e l’ascolto dei podcast.

L’accesso a Pocket Casts è gratuito tramite le applicazioni per iOS e Android. È inoltre possibile acquistare un abbonamento annuale che consente invece il suo utilizzo tramite le versioni web, Windows e macOS. Supporta anche la riproduzione tramite Apple Watch, CarPlay, Android Auto, Sonos e Alexa.

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Automattic fa propria Pocket Casts ed entra nel mondo dei podcast

Lo smartphone che fotografa il mondo come lo vediamo

AGI – L’espressione inglese è difficile da rendere in italiano: “what you see is what you get”. In sostanza: ‘quello che vedi è quello che compri’ o, in senso lato, ‘quello che ottieni’. Ed è uno dei dilemmi atavici delle fotocamere degli smartphone, in particolare dei brand cinesi, data la passione tutta orientale per i colori molto saturi e le immagini molto contrastate.

Non a caso fu sul primo top di gamma di Huawei, il P6, che fece la sua comparsa l’effetto bellezza: un filtro ancora un po’ rudimentale con il quale, se si eccedeva, si aveva lo stesso straniante effetto che si ha oggi guardando le conduttrici di certi programmi tv. 

Fatto sta che negli anni – e nelle edizioni che si sono succedute – l’asticella dell’aspettativa nelle fotocamere degli smartphone si è molto alzata e così abbiamo visto zoom potentissimi, sensori con megapixel a tre cifre e obiettivi macro da pubblicazione del National Geographic. Con il risultato che tra ciò che l’occhio vedeva nella realtà e che poi vedeva replicato sul display c’era spesso una differenza sostanziale, anche se quasi mai in peggio.

Raggiunti livelli di miglioramento dello scatto oltre i quali c’era solo la mistificazione, l’unica direzione verso cui la fotografia per smartphone poteva andare era restituire autenticità alle immagini, Ed è questa la sfida che lancia Oppo con le fotocamere, ma soprattutto il display della sere Find X3. Tre modelli: Pro 5G, Neo 5G e Lite 5G di cui il primo monta una quadrupla camera all’avanguardia e un display in grado di catturare e riprodurre le sfumature fino a 1 miliardo di colori.

Puntando sull’immagine – fotocamera e display – Oppo mira così decisamente a prendere il posto di Huawei, in caduta libera nel mercato europeo a causa dei ban imposti dagli Usa, che proprio della fotografia ha fatto il proprio punto d’onore. La casa cinese ha da poco raggiunto il traguardo del milione di smartphone venduti in Italia e ora punta a guadagnare ulteriormente spazio in nel segmento dei top di gamma.

Il Find X3 Pro è il primo smartphone con due fotocamere primarie da 50 MP (grandangolare e ultra grandangolare) che sfrutta un sensore di imaging Sony IMX 766, ma soprattutto una elaborazione di immagini e video a 10 bit, una funzione che caratterizza le fotocamere DSLR professionali, ideale per coloro che in postproduzione vogliono spingere i propri contenuti ai limiti della creatività.

In modalità Cinematic è dotato di risoluzione 4K, un’ampia gamma di colori dinamici e registrazione video in formato log. Questo offre il pieno controllo manuale su ISO, bilanciamento del bianco, velocità dell’otturatore e messa a fuoco. La fotocamera ultra grandangolare con lenti freeform aiuta a ridurre drasticamente la distorsione di foto e video.

L’obiettivo combinazione tra le fotocamere da 50 MP e il display da 1 miliardo di colori è di fornire una precisione del colore di livello professionale, grazie anche alla frequenza di aggiornamento di 120 Hz del display e alla risoluzione QHD+.

Il Find X3 Pro 5G monta la piattaforma mobile Qualcomm Snapdragon 888 5G e una batteria da 4500 mAh con ricarica SuperVOOC 2.0 Flash Charge da 65 W, ricarica AirVOOC Wireless Flash charge da 30 W e ricarica inversa.

Find X3 Pro 5G sarà disponibile in Italia a 1.150 euro nei colori Gloss Black, Blue e White;  Find X3 Neo 5G  costerà 800 euro nei colori Starlight Black e Galactic Silver e Find X3 Lite 5G costerà 500 euro ne colori Galactic Silver, Astral Blue e Starry Black.


Lo smartphone che fotografa il mondo come lo vediamo

Tcl si allea con Google per conquistare il mondo delle smart-tv

Tcl, il colosso dell’elettronica di consumo da 300 milioni di clienti in 160 Paesi, si è alleato con Google per conquistare il mondo delle smart-tv.

Sul palco (per la prima volta virtuale) del CES di Las Vegas ha lanciato la Google Tv attraverso una partnership che porterà su schermi QLED, Mini-LED e 8K l’offerta di intrattenimento del grupo di Mountain View.

Sarà disponibile da subito negli Stati Uniti, per poi arrivare nel resto del mondo. “Siamo entusiasti di collaborare con TCL per portare Google TV ai clienti di tutto il mondo. Google TV è un’esperienza TV utile e piacevole che aiuta gli utenti a trovare i contenuti che amano” ha dichiarato Shobana Radhakrishnan, Senior Engineering Director Google TV.

Ma al di là dei proclami e dei buoni propositi, che  cosa sarà possibile vedere su Google TV?

Film, programmi, programmi TV in diretta e altro da tutte le app e gli abbonamenti organizzati per gli utenti. Integrerà suggerimenti personalizzati che consentiranno agli utenti di scoprire cose nuove da guardare, controllare i dispositivi domestici intelligenti e anche fare domande a Google sul grande schermo.

Non solo Google Tv, TCL ha anche presentato una nuova linea di smartphone, la Serie 20, che combina un design ispirato alla natura, prestazioni di livello, con  due modelli 5G, un’immagine migliorata, e una maggiore durata della batteria. Ha lanciato nuovi prodotti Alcatel con due smartphone (dotati di fotocamere con Intelligenza Artificiale) e di un tablet: Alcatel 3L, Alcatel 1S e Alcatel 1T 7 WiFi. 

E poi ancora, nuovi prodotti wearable: gli occhiali Wearable Display, gli auricolari premium MOVEAUDIO S600 True Wireless e l’ultimo MOVETRACK Pet Tracker.

L’AI per la visualizzazione adattativa

La Serie 20 di smartphone è dotata degli ultimi display realizzati da TCL e della nuova generazione di tecnologia NXTVISION, che fornisce miglioramenti in tempo reale nell’esperienza di visualizzazione di video e immagini. Tra i vantaggi apportati, una migliore conversione da SDR a HDR, una calibrazione ottimizzata del colore e maggiori caratteristiche di sicurezza per gli occhi. I dispositivi della Serie 20 includono anche un motore di visualizzazione dedicato di nuova generazione, combinato con software AI per consentire funzioni di visualizzazione adattiva, e la nuova tecnologia di miglioramento visivo, che consiste in un algoritmo che rileva in modo intelligente l’illuminazione dell’ambiente e distingue le diverse scene per migliorare automaticamente luminosità, accuratezza dei colori, chiarezza e contrasto. “Quest’anno – ha sottolineato Aaron Zhang, CEO di TCL Communication – i nostri dispositivi mobili a marchio TCL evidenziano una crescente attenzione al rafforzamento del nostro ecosistema, rendendo la connettività 5G più accessibile e conveniente per le persone di tutto il mondo, senza compromettere le caratteristiche e il design premium di TCL”.

L’innovazione “accessibile” Alcatel

“La nostra prossima generazione di smartphone Alcatel – ha precisato Stefan Streit, Global Marketing General Manager di TCL Communication – ridefinisce l’innovazione come accessibile e si sforza di soddisfare le esigenze sempre mutevoli dei nostri consumatori”,  “I consumatori richiedono sempre più spesso fotocamere dotate di AI, e noi abbiamo risposto assicurando che queste siano una caratteristica standard nella nostra ultima linea di smartphone”.


Tcl si allea con Google per conquistare il mondo delle smart-tv

Ecco la fotocamera digitale più grande del mondo: ha 3.200 megapixel

AGI – La fotocamera digitale più grande del mondo ha scattato le prime immagini, composte da 3,2 miliardi di pixel (o 3.200 megapixel), riprendendo un broccolo romanesco, ma sarà presto utilizzata per osservare l’Universo alla ricerca di risposte sul cosmo. Questo il risultato raggiunto dagli esperti del Centro d’Accelerazione Lineare di Stanford (SLAC), presso l’Università di Stanford, che hanno pubblicato un comunicato per descrivere il successo dell’operazione.

“La telecamera verrà trasferita all’Osservatorio Vera C. Rubin – afferma Hannah Pollek dello SLAC – e potrà aiutare gli astronomi a scrutare l’Universo alla ricerca di informazioni relative alla formazione e all’evoluzione delle galassie, nella speranza di comprendere meglio la materia oscura e la sua presenza nella realtà”.

La fotocamera ha 189 sensori di luce individuali che portano 16 megapixel di dati e sono raggruppati in nove set. “Il dispositivo risulta delle dimensioni di un SUV – spiega l’esperta – ed è stato utilizzato, in fase di test, per inquadrare delle verdure ad altissima definizione, ma il vero scopo della fotocamera è quello di osservare l’Universo, nella speranza di individuare alcune delle luci più fioche e comprendere meglio i segreti della nostra realtà cosmica”.

La scienziata aggiunge che il progetto è stato davvero impegnativo, ma il team versatile è stato in grado di raggiungere un livello di definizione elevatissimo, tanto che i pixel raggiungono dimensioni di circa dieci micron, mentre il piano focale è estremamente piatto, meno di un decimo di un capello.

“Queste proprietà consentono alla fotocamera di acquisire immagini nitide – si legge nel comunicato – e abbastanza grandi da scattare foto di una porzione di cielo con 40 lune piene. L’intera telecamera è progettata in modo che i sensori di imaging possano rilevare oggetti che sono oltre dieci milioni di volte più deboli degli oggetti visibili ad occhio nudo. Potrebbe rilevare, ad esempio, una candela accesa a migliaia di chilometri di distanza”.

LSST Camera Focal Plane (Foto: SLAC National Accelerator Laboratory)

Il team ha scattato alcune foto utilizzando oggetti trovati in laboratorio prima di portare la fotocamera dalla California settentrionale alla sua destinazione finale in Cile, raffigurando un broccolo e la foto di Vera Rubin, l’astronoma da cui l’osservatorio prende il nome.

“Queste foto – conclude JoAnne Hewett, direttore del laboratorio associato di SLAC per la fisica fondamentale – sono le immagini a scatto singolo più grandi mai scattate. Per visualizzarle nella loro interezza avremmo bisogno di 378 schermi TV 4K ad altissima definizione. Il successo dello scatto di queste foto iniziali gioca un ruolo significativo nell’acquisizione e nella comprensione dell’Universo, è una pietra miliare che porta gli scienziati a compiere un grande passo avanti nell’esplorazione di questioni fondamentali sul cosmo in modi mai considerati precedentemente”.


Ecco la fotocamera digitale più grande del mondo: ha 3.200 megapixel

Com’è successo che il caviale italiano è diventato il migliore al mondo

Caviale Beluga, Caviale Osietra, Caviale Siberian: ma non siamo in Russia, siamo in Italia. Negli ultimi 40 anni il nostro Paese è stata la culla di vari allevamenti di storioni, pesci poco conosciuti nel nostro territorio anche se presenti fin dall’antichità.

Nelle acque Italiane vivevano in natura tre specie di storione che sono andate scomparendo a causa dell’antropizzazione dei corsi fluviali e l’eccesso di pesca illegale, destino comune in tutto il Mondo dove a causa appunto dell’eccessivo sfruttamento, tali specie ittiche sono state inserite nella Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (Cites) al fine di favorirne la conservazione.

Ma è proprio grazie all’unicità del nostro territorio e alle sue  risorse naturali come l’acqua pura e calda, che nelle zone lombardo-venete l’allevamento dello storione in acquacoltura ha trovato  le condizioni perfette.

“Mentre da noi” spiega Rodolfo Giaveri, fondatore di Caviar Giaveri “grazie a queste risorse inizialmente si allevavano le anguille, in Francia e, precisamente in Aquitaine, con lo scarseggiare del prodotto “selvaggio” nascevano i primi allevamenti di storione per la produzione del caviale, era la loro cultura gastronomica a richiederlo, la tradizione culinaria, crearono anche un vero e proprio consorzio come per lo Champagne, per tutelarne l’origine.

 L’Italia venne subito dopo, nei primi anni ’80 e si affermò rapidamente grazie al grosso vantaggio delle risorse idriche”. In Veneto, infatti, vengono trasformati in quel periodo i possedimenti ittici della Caviar Giaveri nel comune di San Bartolomeo di Breda (in provincia di Treviso), a pochi chilometri da Venezia e diventano allevamenti di storioni specializzati nella  produzione del caviale.

Nasce così un allevamento di storioni di dieci diverse specie, attualmente il parco più vario del mondo, che permette di scegliere tra una ricca varietà di tipi di caviale eco–sostenibile: dal famossisimo Beluga, passando a l’Osietra fino ad arrivare al Sevruga, ce né per tutti i gusti.

Le grandi dimensioni delle vasche all’aperto, che riproducono perfettamente l’habitat naturale, l’utilizzo bilanciato di nutrienti adeguati, l’estrazione delle uova in ambiente protetto e la loro rapidissima conservazione a temperatura controllata, sono tutti aspetti che permettono a Caviar Giaveri di porsi al top nel mondo della produzione del caviale. Ogni esemplare è accudito e seguito in ogni fase della sua crescita ed ogni aspetto è curato minuziosamente per garantire il massimo rispetto dell’equilibrio dell’ecosistema. Passione e pazienza quotidiana caratterizzano Caviar Giaveri, servono, infatti, molti anni per la maturazione del pesce, ciò comporta un ciclo produttivo estremamente lungo, dai 7 ai 15 anni e oltre per fare il caviale, a seconda della specie allevata. 

L’obiettivo è quello di ottenere un prodotto di elevata qualità ed è questo che ha determinato la scelta di lavorare artigianalmente e di confezionare direttamente il caviale seguendo fedelmente la tradizione. La salatura, fase molto delicata segue una ricetta segreta di Caviar Giaveri, il metodo russo malossol (poco sale), la selezione delle uova avviene a mano con assoluto rigore e precisione, come il confezionamento. Il tutto in ambiente controllato e certificato. Un processo meticoloso che si perpetua per mantenere elevati gli standard nel tempo.

Ognuna delle fasi di lavorazione delle uova avviene in un ambiente protetto e controllato, una “camera bianca” con aria pura dove accedono solo le persone autorizzate. Il rigore del processo produttivo è testimoniato dai certificati più autorevoli, come “IFS FOOD” higher level. Nell’ottica del continuo miglioramento, Caviar Giaveri si è certificata in conformità ai più alti standard ed è un marchio votato all’eccellenza, uno stile riconoscibile come la qualità del caviale proposto in diverse selezioni. 

A quarant’anni dall’intuizione di Rodolfo Giaveri, e per merito di tutta la sua famiglia possiamo trovare, alle porte di casa, il cibo preferito degli Zar che non teme confronti con kìestero. Giaveri è sempre stato presente in questo mondo, conosce bene le sue dinamiche a livello mondiale e gioca un ruolo importante, tant’è che partecipa ad un incontro a porte chiuse “unico” che si tiene una volta l’anno tra i più importanti allevatori e produttori di caviale i quali decidono il trend di questo mercato.

Oggi l’Azienda è condotta da Jenny, Giada e Joys Giaveri, 3 giovani imprenditrici che, con grande passione, continuano la tradizione di famiglia a fianco del padre.

Caviar Giaveri esporta in tutto il mondo caviale italiano di alta qualità, i principali Paesi sono Francia, USA, Canada, Brasile, Sud Africa, Oriente (Giappone, Thailandia, Korea, Taiwan, Hong Kong, Indonesia e Malesia), Medio Oriente e Australia. 

In questo anno di pandemia il mercato occidentale e americano è rallentato mentre i mercati in Oriente hanno mantenuto la stessa richiesta, anzi è aumentata perché non potendo più viaggiare, la fascia alta della popolazione acquista i prodotti di eccellenza per consumarli comodamente a casa.  

“La nostra” conclude Jenny Giaveri che si occupa dell’estero “è un’azienda a conduzione familiare dove ricompriamo i ruoli chiave ed è quindi più flessibile e dinamica: il caviale non si spreca, si preferisce produrre meno quantità se necessario e mantenere sempre un elevatissimo standard qualitativo.

 

Agi

Un’ex miniera in Sardegna è fra i siti più ‘silenziosi’ del mondo

AGI  È nel cuore della Sardegna uno dei siti piu’ ‘silenziosi’ del mondo – candidato assieme a Limburgo, regione al confine tra Belgio Germania e Olanda – a ospitare l’Einstein Telescope (ET), osservatorio di onde gravitazionali di terza generazione per lo studio dell’universo. L’ex miniera di ‘Sos Enattos’ nel territorio di Lula (Nuoro) non si trova soltanto in un’area geologicamente stabile e scarsamente abitata, caratteristiche che la rendono potenzialmente il luogo ideale.

Uno studio multidisciplinare, appena pubblicato sulla rivista internazionale ‘Seismological Research Letters’, certifica che a ‘Sos Enattos’ regna anche uno straordinario silenzio sismico. A questa conclusione è arrivato il team guidato da ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), da quello di Fisica nucleare (Infn) e delle università di Sassari, Padova, ‘La Sapienza’ di Roma, ‘Federico II’ di Napoli, del Gran Sasso Science Institute (Gssi) e dell’European Gravitational Observatory di Pisa.

Ecco cosa hanno rilevato i sismometri

“Caratterizzare sismologicamente un sito significa identificarne il rumore di fondo causato dalle vibrazioni naturali e dall’attività antropica”, chiarisce Carlo Giunchi, ricercatore dell’Ingv. “Abbiamo installato, in collaborazione con l’Infn e l’università di Sassari, alcuni sismometri nella miniera di Sos Enattos per analizzare, fin nei valori minimi, l’ampiezza e la frequenza delle vibrazioni e comprenderne le sorgenti principali”.

“Dalle registrazioni effettuate è emerso”, riferisce Giunchi, “che ci troviamo in uno sei siti piu’ silenziosi al mondo, caratteristica che lo rende particolarmente adatto per l’installazione del telescopio ET, giacché esso solo in tali condizioni massimizza le sua capacità di rilevamento degli eventi cosmici. Inoltre, uno dei sensori installati è entrato nella Rete sismica nazionale dell’Ingv, che si arricchisce cosi’ di una stazione di misura di elevata qualità”.

“Il passaggio successivo sarà quello di caratterizzare il sottosuolo del sito in oggetto”, spiega Domenico D’Urso dell’università di Sassari, “perché il grande rivelatore di onde gravitazionali sarà costituito da un sistema di gallerie sotterranee disposte a triangolo che ospiteranno degli interferometri laser ad altissima precisione. Queste rilevazioni saranno necessarie per capire come mettere a punto il sistema di gallerie, individuando nel contempo le sorgenti per minimizzare i relativi effetti”.

“Prevediamo l’installazione di un grande numero di sismometri”, prospetta Gilberto Saccorotti dell’Ingv, “che, funzionando come un’antenna, permetteranno di misurare le direzioni di propagazione delle onde elastiche che costituiscono il rumore sismico, per comprendere la meglio i fenomeni che lo generano”.

Buchi neri e stelle di neutroni

Quanto sia importante lo studio delle onde gravitazionali lo chiarisce Luca Naticchioni, ricercatore dell’Infn: “Permette di far luce sui fenomeni cosmici come la fusione di sistemi binari di buchi neri e di stelle di neutroni, fornendo informazioni preziose, tanto per la fisica fondamentale quanto per lo studio dell’evoluzione dell’universo.

“Questi fenomeni, che avvengono a distanze enormi, provocano perturbazioni del ‘tessuto’ dello spazio-tempo che possono essere osservate da terra mediante interferometria laser con rilevatori estremamente sensibili e complessi”. ‘A Seismological study of the Sos Enattos Area – The Sardinia candidate site for Einstein Telescope’ è il titolo dell studio appena pubblicato. Lo scorso settembre la miniera metallifera dismessa nel Nuorese è stata candidata, attraverso il Miur, per la prossima Roadmap 2021 di Esfri-European strategy forum on research infrastructure, forum strategico europeo che individua quali saranno le future grandi infrastrutture di ricerca su cui investire a livello europeo. L’Einstein Telescope è considerato un progetto strategico a livello mondiale per il contributo che potrebbe fornire nel migliorare la conoscenza dell’universo e dei processi fisici che lo governano. 

Agi

YouTube down: problemi in tutto il mondo oggi, 12 novembre 2020

In Italia è notte fonda, e quando domattina vi sveglierete probabilmente sarà già tutto risolto, o almeno speriamo, fatto sta che stanotte (dalle una circa) è in corso uno dei più estesi disservizi di YouTube dei quali abbiamo memoria.

Il sito è raggiungibile, ma qualsiasi contenuto cerchiate di far partire vi restituirà un errore, come mostra la schermata qui sotto. Il problema è stato riconosciuto ufficialmente da YouTube, che è attualmente al lavoro sul fix. Per ragioni ignote, anche il Play Store Android sembra in qualche modo affetto. Le app vengono scaricate, ma poi l’installazione fallisce.

Speriamo di alzarci domani con una situazione migliore di questa, ma se per caso stanotte vi foste accorti che YouTube non funziona, sappiate che non siete da soli.

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AndroidWorld

Xiaomi è il terzo top vendor di smartphone al mondo

AGI – Xiaomi ha conquistato il terzo gradino del podio della classifica dei top vendor per smartphone distribuiti nel terzo trimestre del 2020.

L’ultimo rapporto Canalys (Q3 2020) conferma la scalata dell’azienda che sta divorando soprattutto in Occidente le quote di mercato lasciate scoperte da Huawei e capitalizza il successo del modello di business fondato sulla creazione di un ecosistema tecnologico che va dalla domotica ai monopattini elettrici. 

“Siamo orgogliosi di questo traguardo raggiunto, nonostante il periodo davvero delicato che tutti noi stiamo vivendo” ha affermato Leonardo Liu, General Manager di Xiaomi Italia, “Nel prossimo decennio continueremo a lavorare seguendo i nostri principi guida, non smettendo quindi mai di ricercare innovazione e di esplorare nuove strade per offrire la migliore tecnologia al miglior rapporto qualità-prezzo”.

Secondo i risultati preliminari pubblicati da IDC nel Worldwide Quarterly Mobile Phone Tracker, Xiaomi ha spedito 46,5 milioni di dispositivi conquistando così il terzo posto a livello globale, battendo per la prima volta Apple con una quota di mercato del 13,1% e una crescita del 42,0%. Tutto questo grazie ai guadagni in India e alla forte e continua presenza in Cina, che ha rappresentato il 53% del volume di spedizioni dell’azienda nel Q3 2020.

Infine, un’ulteriore conferma arriva anche dal più recente studio Market Monitor Service di Counterpoint, da cui emerge che Xiaomi è cresciuta del 75% QoQ conquistando il 13% delle quote di mercato del trimestre.

Agi

Nel mondo smartphone ROG Phone 3 domina ancora la scena, in fascia media il regno è tutto cinese (foto)

AnTuTu ha rilasciato la nuova classifica dei dispositivi Android, divisi tra le categorie top di gamma e medio-gamma, e di quelli iOS, elencato i migliori 10 di ognuna relativamente al mese di settembre 2020.

Top di gamma Android

La top 10 dei dispositivi Android non regala particolari sorprese rispetto a quanto visto il mese scorso. Il re assoluto rimane il ROG Phone 3 di ASUS, mentre al secondo posto troviamo Xiaomi Mi 10 Ultra e a seguire OPPO Find X2 Pro. OnePlus 8 Pro è sceso al quarto posto mentre OnePlus 8 ha scalzato i Galaxy S20 dalla top 10. Una new entry nella classifica dei migliori 10 Android in assoluto è il nuovo pieghevole di Samsung, il Galaxy Z Fold 2 con processore Snapdragon 865+ che si attesta al settimo posto.

Dispositivi iOS

La top 10 dei dispositivi iOS riserva davvero ben poche sorprese rispetto a quanto visto in quella di agosto. La classifica segue essenzialmente la gerarchia dei dispositivi nella casa di Cupertino: al vertice troviamo sempre le ultime due generazioni di iPad Pro e a seguire troviamo iPhone 11 Pro Max e iPhone 11 Pro. Chiudono la top 10 iPhone SE 2020 e iPad mini di quinta generazione. Per il prossimo mese ci aspettiamo le sorprese più grandi, ovvero a valle della presentazione dei nuovi iPhone 12 da parte di Apple.

Medio-gamma Android

Una categoria che sta attirando sempre più interesse nel mondo Android è quella dei dispositivi di gamma media. Nella top 10 non troviamo più OnePlus Nord che la dominava il mese scorso, ma al comando vediamo il nuovo IQOO Z1, il primo dispositivo ad arrivare sul mercato con il processore MediaTek Tianji 1000+. Al secondo posto troviamo Redmi K30 Ultra e successivamente Honor 30. Tra le new entry della top 10 troviamo Xiaomi Mi 10 Lite 5G e il nuovo Realme 7.

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Con i Code Plus Google permette di creare un indirizzo digitale per qualsiasi parte del mondo (video)

Per garantire a tutti gli utenti di poter fornire il proprio indirizzo, anche quando è difficile da rintracciare a causa di vari fattori che possono essere la presenza di mappe di non buona qualità oppure l’assenza di strade o numeri civici o vie, Google offre una soluzione semplice, ma potente: i Plus Code.

Questi utilizzano latitudine e longitudine per produrre un indirizzo digitale breve e facile da condividere che può rappresentare qualsiasi luogo del pianeta. Così facendo chi vive o si trova in luoghi non perfettamente coperti, potrà inviare il codice generato per dare istruzioni circa il modo per raggiungerlo, che dovrà essere inserito o in Google Maps o in Google Ricerca.

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Quella che vi stiamo descrivendo non è una vera e propria novità, perché è disponibile già da tempo. Ma ora, Google attraverso il post che ha pubblicato sul suo blog ha voluto offrire un approfondimento di tale funzionalità, mostrando come effettivamente funzionano questi codici e come vengono creati. Innanzitutto, sono basati su un algoritmo open source in grado di suddividere l’intero globo terrestre in una griglia fatta di latitudini e longitudini. Ogni cella di questa è posta sugli assi X e Y dotati di un carattere specifico (2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, C, F, G, H, J, M, P, Q, R, V, W e X), tra cui non rientrato  1, L e I per evitare confusioni. Per creare il codice, ogni cella sarà a sua volta suddivisa e gli assi saranno nuovamente etichettati con uno dei caratteri appena citati, fino a che il codice Plus non è completo. Piccola nota necessaria: tutti i segni posti dopo il “+” servono a rendere ancora più precisa la localizzazione.

I Plus Code di Google sono indipendenti dalla lingua, nonché più brevi e quindi più facili da condividere rispetto agli indirizzi convenzionali. Inoltre, le persone sono libere di crearli, condividerli e utilizzarli quando necessario, indipendentemente dal fatto che siano online o offline poiché non è richiesta alcuna connessione Internet. Per provare a creare il proprio Codice potete recarvi al seguente indirizzo.

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