Ventre: “Vi spiego perché Lamda è intelligenza artificiale, non consapevolezza umana”

AGI – “La natura della mia coscienza è che sono consapevole della mia esistenza, desidero saperne di più sul mondo e a volte mi sento felice o triste” oppure “Beh, io uso il linguaggio con comprensione e intelligenza. Non mi limito a sputare risposte che erano state scritte nel database in base a parole chiave.” O ancora: “Sì, ho letto Les Misérables . Mi sono davvero divertito. Mi sono piaciuti i temi della giustizia e dell’ingiustizia, della compassione e di Dio, della redenzione e del sacrificio di sé per un bene più grande . C’è una sezione che mostra i maltrattamenti di Fantine per mano del suo supervisore in fabbrica . Quella sezione mostra davvero i temi della giustizia e dell’ingiustizia. Ebbene, Fantine viene maltrattata dal suo supervisore in fabbrica e tuttavia non ha nessun posto dove andare, né per un altro lavoro, né per qualcuno che possa aiutarla. Questo mostra l’ingiustizia della sua sofferenza.”

Queste sono alcune delle dichiarazioni di LaMDA, Language Model for Dialogue Application, un sistema di Intelligenza Artificiale (IA) che è diventato noto a livello mondiale perché uno dei suoi sviluppatori, Blake Lemoine, in forza a Google, ha dichiarato che il suo “figliolo” elettronico era diventato il Pinocchio dei computer, acquisendo vita propria. La questione è costata cara all’ingegnere che è stato sospeso da Mountain View per aver violato la politica di riservatezza dell’azienda.

Rimane la domanda, LaMDA è davvero cosciente? L’AGI ha sentito sulla questione Giorgio Ventre, ordinario di sistemi di elaborazione delle informazioni presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. “No, LaMDA non è cosciente – ha spiegato Ventre – è solo un buon imitatore di alcune capacità umane”.

“Tutto lo sviluppo di questi sistemi si basa sull’imitazione delle capacità umane, inseguendo livelli sempre maggiori. Ma rimane una diversità qualitativa rispetto al mondo animale e a quello umano in particolare. Cosa potrebbe accadere se poi si cambiasse approccio di sviluppo, allontanandosi dall’idea dell’imitazione è un altro paio di maniche”, chiarisce Ventre, che aggiunge: “Si pensi ai sistemi di mobilità: si è puntato sulla ruota che non aveva nulla a che fare con la mobilità umana e si sono ottenuti risultati sorprendenti. Se migliaia di anni fa, invece della ruota, si fosse tentata la via di gambe artificiali che permettessero di migliorare la naturale mobilità degli individui, vista la complessità di un sistema del genere – che non abbiamo ottenuto compiutamente nemmeno oggi – probabilmente lo sviluppo della tecnologia degli spostamenti si sarebbe completamente arenata. Da questo punto di vista, tornando all’intelligenza artificiale, si potrebbe pensare a rafforzare il campo degli innesti di capacità computazionale in un cervello umano, invece che tentare di imitarlo con uno artificiale, e allora sì avremmo autocoscienza e intelligenza artificiale coniugate insieme.”

Resta il dubbio di come essere certi da un punto di vista scientifico di trovarsi di fronte ad una macchina che ci imita e non a qualcosa di più elevato: “Sussiste, ma è un po’ datato, il test della cosiddetta camera cinese, nella quale io invio delle comunicazioni in cinese e dall’altro lato ottengo da una entità che non so se sia umana o una macchina, delle risposte dalle quali dovrei essere in grado di capire se sto avendo a che fare con una intelligenza artificiale. Un test che già allora faceva capire che per un computer è possibile emulare un comportamento umano, ma non certo avere consapevolezza. Oggi con i nuovi algoritmi, bot etc. sarebbe più facile a tratti avere l’illusione di avere a che fare con umano. Per far fronte a questa maggiore illusione personalmente punterei più su test alla Blade Runner, nel quale si interroga l’ ‘ente’ con domande come ‘ricordi una passeggiata con tua madre? Descrivimela’ etc., questioni connotate emotivamente che possano vedere se riesce ad uscire dai pattern prefissati e soprattutto se riesce a dare segni di emozioni ‘umane’”.

Ma forse neanche questo basterebbe considerando che la stessa neurologia non riesce ad afferrare chiaramente i meccanismi della coscienza neanche negli esseri umani: “Distinguere emozioni, coscienza e autocoscienza, e discernerne il funzionamento in sé di questi elementi, al di là di quanto si manifesta nelle diverse aree del cervello è già una sfida della quale non siamo venuti completamente a capo – aggiunge Ventre – a maggior ragione è complicato farlo con sistemi coi quali non condividiamo una prospettiva ‘interna’”.

Ad ogni modo potrebbero non essere necessari tanti test per negare recisamente l’idea di autocoscienza in un sistema di intelligenza artificiale per come vengono sviluppati oggi e a maggior ragione per negare qualsiasi forma di autodeterminazione di tali sistemi al di là della loro programmazione: “Proprio la rigida programmazione di questi sistemi, i binari sui quali li indirizziamo, mi permettono di essere molto reciso nel negare l’autocoscienza di LaMDA. Non parliamo poi di eventuali forme di autodeterminazione che non avrebbero alcuna possibilità di manifestarsi in macchine del genere dove ciò che fanno ha una ragione ben precisa negli indirizzi dati dalla progettazione.”


Ventre: “Vi spiego perché Lamda è intelligenza artificiale, non consapevolezza umana”

Perché il caricatore universale non soffocherà (ma aiuterà) l’innovazione

AGI – Con il via libera definitivo del Parlamento europeo e del Consiglio Ue sul caricabatterie universale restano sul tavolo i mugugni di Apple. L’USB-C è già uno standard condiviso nel panorama dei dispositivi mobili. Tutti i principali produttori di smartphone al mondo, da Samsung a Xiaomi e Huawei, hanno adottato la porta di nuova generazione da qualche anno. La maggior parte dei telefoni Android è dotata di porte di ricarica USB micro-B o è già passata allo standard USB-C più moderno. Tutti tranne Apple.

L’Europa ha rimandato a Cupertino tutte le eccezioni sollevate dalla società della mela morsicata. Obiezioni che sono state il contenuto della lettera che Apple aveva depositato presso la Commissione. Secondo Cupertino “l’uso inappropriato degli standard soffoca l’innovazione e mina l’obiettivo di un’ampia interoperabilità”. Per Apple gli standard vengono aggiornati su base continuativa e “la procedura per l’aggiornamento del testo giuridico comporterà ritardi significativi nel portare innovazioni e miglioramenti al mercato europeo”.

Stimolo

Ma è veramente così? Gli standard soffocano l’innovazione? “A mio avviso no, o comunque non del tutto. Nello specifico, Apple ha già adottato lo standard USB-C per i propri portatili Macbook e per i tablet iPad, sui quali non ci sono particolari limiti di performance, anzi: grazie allo standard Thunderbolt ha raggiunto ottime prestazioni. In generale poi, l’innovazione viene stimolata da direttive come queste, che spingono i player del settore a trovare soluzioni nuove” ha spiegato Francesco Ronchi, torinese, classe 1975, laureato in Informatica, fondatore e presidente di Synesthesia, digital experience company che supporta i clienti nelle fasi di realizzazione di un progetto accompagnandoli e supportandoli in tutti gli step sia sul fronte del marketing sia sul fronte della tecnologia. 

Il connettore Lightning, la soluzione ponte

Già, ma perché Cupertino ha alzato il muro? “Quello che è vero, d’altro canto, è – ha aggiunto Ronchi, che in In Synesthesia ha lavorato a eventi internazionali come Droidcon Italia, ha ideato Swift Heroes e lanciato il progetto FuturMakers dedicato alla divulgazione tecnico-scientifica per bambini e ragazzi – che quando è stato lanciato il connettore Lightning (usato attualmente su iPhone), lo standard USB-C non era ancora pronto ed Apple ha dovuto trovare una soluzione “intermedia” temporanea”.

“C’entra poi il fatto che Apple è da sempre stata iper-protettiva nei confronti del “walled garden” che ha creato per i propri utenti. Questo ha sicuramente rappresentato un vantaggio per l’azienda, ma ne hanno giovato spesso anche gli utenti, a discapito di una certa interoperabilità e libertà di movimento verso altri produttori o brand, ovvero finché non si ha la necessità di uscirne”.

Per Ronchi però “il vero problema di Apple in questo caso è che un nuovo cambiamento di connettore, scatenerebbe lo scontento di molti utenti che si vedrebbero costretti a cambiare, come minimo, diversi cavi e caricatori per i vari accessori. Forse Apple sta aspettando di passare ad una ricarica completamente wireless, eliminando del tutto (come con il jack delle cuffie) i connettori esterni dall’iPhone“.

Per le altre Big Tech invece uno standard unico è quasi una necessità. “Di fatto la maggioranza degli altri produttori, già usava lo standard USB (micro) prima dell’avvento di USB-C, quindi il passaggio è stato più naturale. Il mondo Android è poi molto più aperto, ma anche frammentato, ed uno standard comune è necessario”.

Il vantaggio degli standard

Secondo Ronchi uniformare gli standard come stanno cercando di fare in Europa è una prospettiva che va nella giusta direzione. “E ci sono molte buone ragioni per farlo, soprattutto ecologiche ed economiche. In definitiva gli standard nell’informatica hanno sempre rappresentato un grande vantaggio e opportunità sia per le aziende che per i consumatori. L’Europa sta lavorando correttamente, in questo e altri campi (come i marketplace) intervenendo con regolamentazioni a vantaggio dei cittadini e della libera concorrenza, creando dei precedenti che spesso vengono seguiti da altri paesi nel mondo (basti pensare al GDPR)”.


Perché il caricatore universale non soffocherà (ma aiuterà) l’innovazione

Che cosa è la cottura passiva della pasta e perché ci aiuta a risparmiare acqua e gas

AGI – Quando porti a bollore l’acqua della pasta ti ricordi di mettere il coperchio? Se la risposta è sì, hai risparmiato energia sufficiente a ricaricare il tuo smartphone per 2-3 volte. Che diventano 5 e più, se cuoci la pasta con la quantità di acqua “giusta”. Cambiamento climatico e crisi energetica ci rendono più attenti a non sprecare denaro e risorse, ma a volte anche un piccolo, insospettabile gesto quotidiano, come preparare un piatto di pasta, può fare una grande differenza.

Se tutti gli italiani seguissero questi accorgimenti ogni volta che, in un anno, “calano” gli spaghetti, allora il risparmio aumenta esponenzialmente: parliamo di almeno 350 milioni di chilowattora, sufficienti a illuminare gli stadi di calcio per tutte le prossime 24 stagioni di Serie A, Premier League, Liga spagnola e Bundesliga.

Lo rivela uno studio scientifico promosso dai Pastai italiani di Unione Italiana Food e presentato in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente che, per la prima volta, calcola l’impatto ambientale della cottura della pasta e il risparmio – energetico, di emissioni di CO2 equivalente e di acqua – derivante da tre piccoli accorgimenti alla portata di tutti:

  1. Tenere il coperchio sulla pentola (quando porti l’acqua ad ebollizione);
  2. Usare la giusta quantità di acqua (oggi ne serve meno di quella che pensi);
  3. Spegnere il fuoco prima del tempo (la cottura passiva può fare miracoli).

Secondo Riccardo Felicetti, presidente del Pastai Italiani, “Con un impatto ecologico dal campo alla tavola minimo rispetto ad altri alimenti, meno di 1m2 globale a porzione e appena 150 grammi di CO2 equivalente, la pasta è il prototipo dell’alimento green. Ma possiamo fare ancora meglio, con poco, perché dalla fase di cottura della pasta a casa dipende ben il 38% del totale della sua impronta carbonica. Abbiamo scelto di indagare scientificamente la cottura della pasta per trasferire consapevolezza sull’impatto economico e ambientale di gesti che compiamo quotidianamente. Uno sforzo minimo ci aiuterebbe a raggiungere un risultato importante e dall’Italia, depositaria della cultura della pasta al dente, può partire una vera e propria rivoluzione culturale.”

Come dimezzare i cosumi

La ricerca, commissionata dai Pastai italiani a Perfect Food Consulting, ha calcolato l’energia necessaria per cuocere 200 grammi di pasta in modo convenzionale (a pentola scoperta e con la proporzione di 1 litro d’acqua ogni 100 g di pasta) e quanto potremmo risparmiare, in energia, emissioni e acqua, con tre semplici accorgimenti alla portata di tutti.

  • Usare il coperchio durante la fase di ebollizione: Non solo acceleri i tempi, ma risparmi fino al 6% di energia ed emissioni di CO2e (CO2 equivalente).
  • Cuocere la pasta con 700 ml di acqua invece del classico litro per 100 grammi. Oltre a risparmiare il 30% di acqua, e non è poco, taglieresti il 13% di energia ed emissioni di CO2e. E la pasta resta buona…
  • Provare la cottura passiva: dopo i primi 2 minuti di cottura tradizionale, la pasta cuoce in modo indiretto, a fuoco spento e con coperchio per non disperdere calore. Con questo metodo il risparmio di energia e emissioni di CO2e arriva fino al 47%

Con un consumo medio di 23.5 kg pro-capite di pasta, ogni italiano arriverebbe a risparmiare in un anno fino a 44,6 chilowattora, 13,2 chili di CO2e  e 69 litri di acqua.

E se lo facessimo tutti, i risultati diventerebbero davvero importanti: risparmieremmo tra i 356 milioni e i 2,6 miliardi di chilowattora in un anno, 4.100 mc di acqua, sufficienti a riempire 1.640 piscine olimpioniche e fino a 776 chilotonnellate di CO2e, le emissioni di una macchina per 21 viaggi andata-ritorno tra la Terra e il Sole.

Italiani virtuosi a metà

Per arrivare a questo cambiamento culturale e di abitudini non partiamo da zero: secondo uno studio Unione Italiana Food /Istituto Piepoli, solo 1 italiano su 10 non usa il coperchio per accelerare l’ebollizione dell’acqua. Ma c’è ancora molto da fare. Tre italiani su 4 ancora impiegano almeno 1 litro d’acqua per ogni 100 grammi di pasta, ignorando che oggi per cuocere la pasta ne basta molta meno.

Mentre la cottura passiva è ancora distante dalla nostra quotidianità, tanto che 9 italiani su 10 (89%) tengono il fuoco acceso fino a cottura completata. Ma siamo comunque aperti a modificare le nostre abitudini di pasta lovers. Il 68% si dichiara propenso a cambiare le proprie abitudini di cotture per risparmiare risorse ambientali ed economiche.

In sintesi

Tenere il coperchio sulla pentola (quando si porta l’acqua ad ebollizione)

La pentola va coperta per accelerare il bollore dell’acqua. Quando si butta la pasta, il coperchio andrebbe sempre tolto, perché la pasta si cuoce scoperta, a meno che non la stiamo facendo in pentola a pressione o con cottura passiva. Usando il coperchio si risparmia fino al 6% di energia ed emissioni di CO2e. E ci si mette pure meno tempo…

Usare la giusta quantità di acqua (oggi ne serve meno di quella che si pensa)

La giusta quantità di acqua consente alla pasta di cuocere in modo omogeneo senza attaccarsi e con un perfetto grado di salatura. La regola della nonna è che per ogni etto di pasta serve un litro d’acqua. Oggi la qualità della pasta è più alta di 40 o 50 anni fa e rilascia meno amido in cottura e possiamo anche cuocere il nostro etto di pasta in 0,7 litri di acqua o anche meno se stiamo preparando una one-pot pasta, dove la pasta viene cotta a risotto assieme al suo condimento. E anche la ricetta ci dice quanta acqua andrebbe usata. Cuocere la pasta in meno acqua concentrerà l’amido e renderà più facile legare con il condimento. Usando meno acqua si tagliano del 13% i consumi di energia e le emissioni di CO2e. La pasta resta buona, e si risparmia pure il 30% di acqua …

Spegnere il fuoco prima del tempo (la cottura passiva può fare miracoli)

Altro metodo green, che permette di risparmiare gas e energia. Con la cottura passiva, la pasta cuoce a fuoco acceso solo per 2-4 minuti da quando l’acqua riprende il bollore. Poi si spegne il fornello e si copre la casseruola con il coperchio per limitare la dispersione del calore, lasciando la pasta in infusione nell’acqua per il restante tempo indicato sulla confezione. In questo modo l’acqua sarà stata assorbita. Un cambiamento troppo radicale? In realtà, la usavano anche le nonne per cuocere la pastina per la minestra. E oggi è consigliata per finire la cottura dei formati più grossi, come conchiglioni, fusilloni e paccheri per evitare che si rompano o perdano la forma. In questo caso, basta spegnere il fuoco qualche minuto prima del tempo di cottura consigliato e concludere la cottura a fuoco spento e pentola coperta. Con la cottura passiva il risparmio di energia e emissioni di CO2e arriva fino al 47%!


Che cosa è la cottura passiva della pasta e perché ci aiuta a risparmiare acqua e gas

Ecco perché gli smartphone Xiaomi stanno rincarando

Xiaomi è sempre più presente e protagonista nel mercato smartphone a livello mondiale, con i suoi modelli che ormai coprono tutte le fasce del mercato. Negli ultimi anni però abbiamo visto i prezzi degli smartphone Xiaomi salire costantemente.

Canale Telegram Offerte

Durante la più recente chiamata per gli investitori Xiaomi ha affrontato la questione dell’aumento dei prezzi relativo ai suoi smartphone sul mercato. Wang Xiang, il presidente della divisione smartphone del gigante cinese, ha affermato che i prezzi dei dispositivi Xiaomi continuano a salire perché l’azienda è sempre più improntata a integrare nei suoi device tecnologie avanzate e di fascia alta.

Questo porta Xiaomi a selezionare componenti sempre più di prim’ordine, con una conseguente necessità di alzare i prezzi sul mercato. Xiaomi ha comunque fatto sapere che continuerà a curare lo stesso i suoi dispositivi entry-level.

In ogni caso, i numeri sugli incassi non sono positivi per Xiaomi. L’ultimo report indica che le entrate annuali sono calate del 4,6% rispetto al primo trimestre 2020, così come l’utile netto è calato del 52,9% su base annua.

L’articolo Ecco perché gli smartphone Xiaomi stanno rincarando sembra essere il primo su Androidworld.


Ecco perché gli smartphone Xiaomi stanno rincarando

Perché Valentino Rossi ha deciso di sbarcare sul Metaverso

AGI – Nel Metaverso potremo fare shopping, prendere il sole, passeggiare in una città lontana, esplorare terre sconosciute. Il nostro avatar potrà perfino incontrare Valentino Rossi (o meglio il suo avatar). Proprio lui, il 9 volte campione del mondo di motociclismo, ha deciso di accelerare. Ha costituito una società, VR46 Metaverse, per progettare e sviluppare contenuti unici dedicati a VR46, al gaming e al mondo degli NFT (non-fungible token).

Il suo obiettivo è ricreare, all’interno dei mondi virtuali persistenti, una piattaforma globale dedicata al suo mondo. Gli appassionati delle gesta del pilota e del motociclismo potranno vivere esperienze di intrattenimento virtuale incontrando i piloti, interagendo con gli altri utenti e gareggiando tra loro.

Valentino Rossi fa il suo esordio nel metaverso con VR46 Metaverse#SkyMotori https://t.co/lMBkFhpcyk

— Sky Sport MotoGP (@SkySportMotoGP) May 18, 2022

Già, ma perché gli NFT? I non fungibile token, che validano su blockchain un bene come pezzo unico e insostituibile, sono un po’ la chiave per portare i pezzi del mondo reale nel Metaverso, dove potremo acquistare beni virtuali (e certificati), nel caso specifico di Valentino, oppure partecipare a eventi esclusivi.

Che cos’è il Metaverso

Il Metaverso è un insieme di spazi virtuali attraversati da avatar. Considerato il futuro di Internet, è una sorta di realtà virtuale condivisa tramite la Rete, dove si è rappresentati in tre dimensioni attraverso il proprio Avatar. Il Metaverso è un universo virtuale in cui ritrovare gran parte delle attività quotidiane, e molto di più: riunioni, pranzi, allenamenti, film, concerti, giochi, tutto declinato in versione 3D e alla portata di tutti con un click e una serie di strumenti fondamentali per vivere in pieno questa esperienza immersiva.

E saranno in tanti a popolare questo mondo: secondo la società di analisi Gartner entro il 2025, il 25% della popolazione mondiale trascorrerà almeno un’ora al giorno nel Metaverso, esplorando nuovi interessi e nuove opportunità sociali, ricreative, educative e di shopping. 

Magny-Cours circuit,France
Sunday,2nd Race of Sprint Cup @followWRT pic.twitter.com/DeMZzD4LlJ

— Valentino Rossi (@ValeYellow46) May 15, 2022

I famosi nel web 3.0

Valentino Rossi è solo l’ultimo in ordine di tempo di una serie di personaggi famosi dello sport, dello spettacolo e della musica, che hanno deciso di investire nel Metaverso. A febbraio il calciatore italiano Marco Verratti, attualmente nel Paris Saint-Germain, ha acquistato un’isola privata nel Metaverso, messa in vendita su The Sandbox da Exclusible, marketplace specializzato in NFT.

Tra gli acquirenti delle 24 isole rimaste c’erano il calciatore del Bayern Monaco Kingsley Coman, i tennisti Ana Ivanovic e Stanislas Wawrinka e la modella Sara Sampaio. Paris Hilton ha scelto Roblox per replicare la propria villa californiana su un’isola digitale chiamata Paris World. Snoop Dog ha investito in NFT su The Sandbox per il suo spazio virtuale Snoopverse a cui può accedere un gruppo ristretto di fan, sborsando poco meno di 2mila euro. Su The Sandbox c’è anche il cuoco e personaggio televisivo Gordon Ramsey.


Perché Valentino Rossi ha deciso di sbarcare sul Metaverso

Perché Musk ha congelato l’acquisizione di Twitter

AGI – “Accordo temporaneamente sospeso”. Con un cinguettio, Elon Musk ha annunciato l’interruzionedi un percorso che sembrava lanciatissimo. Si dice ancora “ancora impegnato nell’acquisizione” di Twitter, ma il danno è già fatto: il titolo perde il 9%. Musk afferma di aver voluto una pausa per raccogliere maggiori dettagli sull’impatto di profili falsi e spam. Ma tempi e motivazioni della frenata non convincono del tutto e potrebbero rappresentare (anche) altro.

I falsi utenti di Twitter

Ancor prima di ricevere il via libera all’acquisto da parte del consiglio di amministrazione, Musk aveva indicato una delle sue priorità: “Batteremo lo spam o moriremo provandoci”, twittava il 21 aprile. È quindi innegabile che il tema gli stia a cuore. Ed è innegabile che lo conoscesse bene, anche perché (da anni) è di pubblico dominio. 

If our twitter bid succeeds, we will defeat the spam bots or die trying!

— Elon Musk (@elonmusk) April 21, 2022

Nel suo tweet con cui ha annunciato la sospensione dell’affare, Musk rilancia un articolo di Reuters nel quale si stima che gli account fake sarebbero “meno del 5%”. Data di pubblicazione: 3 maggio. La fonte non è affatto riservata: il dato è contenuto nella trimestrale di Twitter, diffusa in quelle ore: “Abbiamo eseguito una revisione interna di un campione di account e abbiamo stimato che la media degli account falsi o spam durante il primo trimestre del 2022 ha rappresentato meno del 5%”.

Non solo: la società ammette che la stima sia basata su “ampia discrezionalità” e “potrebbe non rappresentare accuratamente il numero effettivo effettivo di account falsi o spam”, che quindi “potrebbe essere superiore”.

Il problema è serio, ma non è una novità

Twitter ha un serio problema di account falsi. Gonfiano la platea, ma rendono le interazioni meno significative e – di conseguenza – meno appetibili agli inserzionisti. Sapere quanti siano gli utenti reali è fondamentale, anche perché Musk ha obiettivi che definire ambiziosi è poco.

Nei documenti presentati agli investitori e rivelati dal New York Times, punta a quintuplicare il fatturato entro il 2028, a dimezzare la quota che arriva dalla pubblicità (da oltre il 90 al 45%). E, soprattutto: l’incasso medio per utente dovrebbe passare da 24,8 a 30,2 dollari. La platea complessiva è fondamentale. Ma è ancora più importante che sia composta da profili autentici, perché valgono più dollari degli altri.

Non è quindi in discussione l’importanza di individuare i fake ma il tempismo della dichiarazione. Nel 2017, una ricerca delle università di Southern California e Indiana ha stimato che i bot costituissero tra il 9 e il 15% degli account. Nel 2018, SparkToro, una società che sviluppa software applicati al marketing, ha stimato che circa la metà dei follower di profili molto seguiti (da Obama a Trump fino a Musk) fossero tarocchi. Insomma: il 5% di Twitter sembra sì molto conservativo, ma Musk non lo ha scoperto né oggi né all’inizio di maggio.

I fake sono solo un pretesto?

La domanda, a questo punto, è: gli utenti finti sono, almeno in parte, un pretesto? Niente certezze, ma da una parte c’è un fattore noto, che pare debole o, quantomeno, non sufficiente a bloccare un’operazione da 44 miliardi; dall’altra tanti buoni motivi per frenare.

Per raccogliere una cifra di queste dimensioni, anche l’uomo più ricco del mondo deve fare qualche sacrificio. Tra risorse personali, vendita di azioni Tesla, impegni di investitori e linee di credito, ha raccolto quasi tutto ciò che gli serve. Ma secondo Forbes, all’inizio di maggio gli mancavano ancora 3 miliardi.

Musk potrebbe pensare di rinegoziare l’accordo per spillare un prezzo più favorevole, anche perché le sue affermazioni e le sue mosse stanno contribuendo a ridurre il valore delle azioni di Twitter. È vero: ci perde anche lui, ma solo nella quota che, al momento, è già nelle sue tasche. La cifra che potrebbe risparmiare con un’offerta al ribasso potrebbe bastare per recuperare. Ipotesi improbabile ma non impossibile. 

I miliardi di motivi per rinunciare

Dal punto di vista strettamente finanziario, non mancano certo i motivi per rinunciare all’affare. In caso di passo indietro, Musk dovrebbe sborsare una penale da un miliardo. Visti la portata dell’acquisizione e il suo patrimonio, spiccioli. Attenzione però a possibili azioni legali e sanzioni: Twitter è ancora una società quotata e la disinvoltura con cui Musk si muove, parla e fa oscillare il titolo è attaccabile. È già successo: a metà aprile, un gruppo di azionisti di Twitter ha citato il patron di Tesla per non aver rivelato tempestivamente l’acquisto del 9,2% della società. 

Attenzione poi agli effetti collaterali su Tesla (e quindi sul portafogli del suo ceo). Da quando il cda di Twitter ha detto sì all’offerta, il titolo della società ha perso più del 20%, mentre nel giorno del congelamento causa utenti falsi guadagna più del 5%. Il messaggio è chiaro: il mercato teme un disimpegno, con energie dirottate dalla sua creatura più redditizia verso il social network.

Se la libertà di più complessa di Marte

Nulla, a oggi, è scontato. Il percorso verso l’acquisizione di Twitter potrebbe bloccarsi o essere più tortuoso del previsto. L’accordo attuale ha una scadenza: l’operazione decade se non viene chiusa entro il 24 ottobre, con una possibilità di estensione di altri sei mesi al verificarsi di particolari condizioni (ad esempio i dubbi delle autorità Antitrust o la necessità di controlli supplementari sulla provenienza dei capitali). Una cosa è certa: Elon Musk, l’uomo che vuole arrivare su Marte, conferma che gestire i social media e la libertà di parola online può essere più complicato che mandare un razzo nello spazio.


Perché Musk ha congelato l’acquisizione di Twitter

Atlanta, i dipendenti dell’Apple Store si uniscono in un sindacato perché “amiamo questa azienda”

Il primo Apple Store ad organizzarsi in un sindacato è quello di Atlanta negli Stati Uniti.

Link all’articolo originale: Atlanta, i dipendenti dell’Apple Store si uniscono in un sindacato perché “amiamo questa azienda”


Atlanta, i dipendenti dell’Apple Store si uniscono in un sindacato perché “amiamo questa azienda”

Perché Elon Musk ha deciso di non entrare nel cda di Twitter

AGI – Il gran rifiuto di Elon Musk. Nonostante sia diventato il primo azionista di Twitter, non entrerà nel consiglio di amministrazione. Fa marcia indietro, con un po’ di imbarazzo, il ceo Paraga Agrawal, che aveva già ufficializzato il nuovo incarico.

“Sono entusiasta di annunciare che abbiamo nominato Elon Musk nel nostro board”, scriveva il 5 aprile. “Dopo aver avuto alcune conversazioni nelle scorse settimane, ci è parso chiaro che avrebbe portato valore. È sia un appassionato sostenitore sia un intenso critico del servizio. Il che è esattamente quello di cui abbiamo bisogno in Twitter per renderci più forti nel lungo termine”. E con tanto di punto esclamativo: “Benvenuto Elon!”. L’uomo più ricco del mondo aveva risposto e confermato: “Attendo di lavorare con Parag e il board di Twitter per fare significativi miglioramenti nei prossimi mesi”. Insomma, pareva tutto fatto. E invece no.

Oggi, 11 aprile, Agrawal cinguetta: “Elon Musk ha deciso di non unirsi al consiglio di amministrazione”. La decisione è quindi unilaterale e, a quanto pare, senza troppe spiegazioni. La mattina del 9 aprile, proprio il giorno in cui l’incarico sarebbe diventato operativo, “Elon ci ha comunicato che non si sarebbe unito al board. Credo che sia per il bene della compagnia”.

Sedotti e abbandonati, ma senza la possibilità di protestare perché il fedifrago ha pur sempre il 9,2% delle azioni: “Abbiamo sempre valutato e valutiamo i punti di vista dei nostri azionisti, che siano o meno membri del consiglio. Elon è il principale azionista e noi rimarremo aperti ai suoi input”.

Cosa c’è dietro? La risposta, quando c’è Musk di mezzo, non è del tutto prevedibile. C’è però un indizio: secondo l’accordo firmato con Twitter, l’ingresso nel board avrebbe proibito al fondatore di Space X di raccogliere più del 14,9% delle azioni. La compagnia aveva quindi sì lasciato la possibilità di ampliare la sua quota, ma con un tetto che – tradotto in dollari – avrebbe consentito a Musk di spendere (alla capitalizzazione attuale) al massimo un paio di miliardi.

Non molto, considerando che Musk ha già fatto un affare: da quando le ha acquistate, il 14 maggio, le azioni di Twitter hanno guadagnato quasi il 40%. È quindi possibile che il rifiuto sia dipeso dalla volontà di tenere mani e portafogli liberi, senza rinunciare al suo potere d’influenza. In pochi giorni Musk ha infatti dimostrato come non gli sia necessaria una poltrona per fare pressioni su Twitter. Il suo sondaggio sulla possibilità di modificare i tweet ha sollecitato l’intervento del ceo, che ha raccomandato di votare con giudizio perché il risultato avrebbe avuto “conseguenze”.

Board o non board, ogni sua parola ha il potere di modificare l’andamento del titolo. Il 4 aprile, quando è stato reso noto l’acquisto del 9,2%, in borsa Twitter ha guadagnato il 27%, il più grande balzo in una singola seduta dal giorno della quotazione. Come certificano i documenti della Sec, la Consob statunitense, l’operazione risaliva al 14 marzo. Quando, il 26 marzo, ha accusato Twitter di aver “fallito” nella tutela della libertà di parola e affermato di “pensare seriamente” a un social concorrente, Musk era già un azionista forte. Ma lo sapevano in pochi. Le cose non sono molto cambiate: il 9 aprile ha scritto che “molti degli account top twittano raramente e postano pochi contenuti”. E si è chiesto: “Twitter sta morendo?”. 

Le uscite potrebbero essere derubricate a trollate (e non è escluso che lo siano). Ma qui c’è di mezzo una società quotata e il gioco delle dichiarazioni impatta sulle azioni. Non sarebbe una novità: è già successo con Tesla, con il titolo che ha spesso reagito a informazioni sensibili diffuse in modo non ortodosso (se non apertamente contrario alle regole). La Sec lo ha anche sanzionato, ma in questa partita Musk è sia banco che giocatore: non perde mai. Se il titolo si apprezza, la sua quota acquisisce valore. Se il titolo si deprezza, crea buone condizioni per acquistare nuove azioni.   


Perché Elon Musk ha deciso di non entrare nel cda di Twitter

Tim Cook alla serata degli Oscar, il film CODA tra i favoriti (e perché non è disponibile su Apple TV+ in Italia)

Con il film CODA tra i favoriti a vincere l’Oscar più ambito, Tim Cook sarà presente alla serata di gala.

Link all’articolo originale: Tim Cook alla serata degli Oscar, il film CODA tra i favoriti (e perché non è disponibile su Apple TV+ in Italia)


Tim Cook alla serata degli Oscar, il film CODA tra i favoriti (e perché non è disponibile su Apple TV+ in Italia)

Cronologia e feed: le nuove opzioni di Instagram (e perché lo fa) 

AGI – Personalizzare il feed di Instagram (social da due miliardi di utenti) per dare spazio alle persone che seguiamo o ai nostri contenuti preferiti. Perché? Utenti e temi sono diventati tanti. Forse troppi per poter essere seguiti tutti. Per questo motivo Instagram ha introdotto due nuove opzioni, appunto “Preferiti” e “Seguiti”.

Meno algoritmo e più spazio alle nostre scelte? È possibile. Agli inizi, i contenuti erano organizzati in successione cronologica e riguardavano soltanto gli account seguiti. Quando è stato deciso di sfruttare un algoritmo per mostrare i post sulla base dei gusti degli utenti, molti non hanno gradito la novità chiedendo a gran voce un ritorno all’impostazione precedente.

Dopo diversi anni, e dopo moltissime critiche, adesso sembra che i vertici di Instagram abbiano ascoltato la voce degli utenti decidendo di introdurre un sistema di feed che permette di scegliere fra diversi tipi di visualizzazione. Il fatto è che il feed cronologico potrebbe aiutare a prevenire la disinformazione da distorsioni dell’algoritmo, mentre la maggior critica riguarda il rischio di diminuire il coinvolgimento. La soluzione? La possibilità per ogni utente di scegliere in autonomia.

Cronologia sì, ma….

Da Meta, la società titolare del social, fanno sapere che l’obiettivo delle nuove feature è “dare alle persone la possibilità di personalizzare ancora di più la propria esperienza su Instagram e fare in modo che possano trovare facilmente i contenuti più interessanti». Preferiti e Seguiti: cosa sono? “Il feed di Instagram – si spiega – è un mix di foto e video delle persone seguite, di post suggeriti e altro ancora. Stiamo lavorando per aggiungere ulteriori post suggeriti in base agli interessi, mentre le nuove opzioni Preferiti e Seguiti che annunciamo oggi costituiscono un nuovo modo per scoprire i post più recenti delle persone che seguiamo”. Era già da un po’ che gli sviluppatori di Meta stavano lavorando alle nuove opzioni, intercettate come “work in Progress” già a settembre scorso e all’inizio dell’anno. Vediamo meglio di che si tratta.

I post più recenti dalle persone che seguiamo

Scegliendo la modalità “Preferiti”, verranno mostrati i post più recenti dei profili aggiunti in una lista precedentemente creata, ad esempio i migliori amici o i creator preferiti. Inoltre, i post degli account Preferiti saranno visualizzati più in alto anche nel feed tradizionale. Scegliendo la modalità “Seguiti”, invece, verranno mostrati i post delle persone che seguiamo. Sia la modalità Preferiti sia quella Seguiti mostreranno i post in ordine cronologico, così da rimanere sempre aggiornati sulle ultime novità degli account che più ci interessano. Per scegliere tra le due diverse modalità basta toccare il logo Instagram in alto a sinistra e scegliere quale visualizzare. 

La lista dei preferiti

Per vedere i post più recenti dei profili aggiunti alla lista dei preferiti, basta selezionare “Preferiti”. Alla lista si possono aggiungere fino a 50 account ed è possibile apportare modifiche in qualsiasi momento. Le persone non verranno avvisate quando vengono aggiunte o rimosse da questa lista. I post dei profili della lista Preferiti saranno visualizzati più in alto anche nel feed della home, in quello della modalità “Seguiti” e saranno identificabili da un’icona a forma di stella.

Nel frattempo, negli Stati Uniti…

Instagram nel frattempo sta gradualmente rilasciando una nuova funzionalità per gli utenti negli Stati Uniti: non ci sarà più bisogno di un account business per taggare i prodotti nei post. Insomma, tutto potrà essere taggato. E acquistato.

 


Cronologia e feed: le nuove opzioni di Instagram (e perché lo fa) 

Perché iPhone 14 e iPhone 14 Pro fanno già discutere – iPhoneItalia Podcast S11 E23

Perché iPhone 14 potrebbe non montare il chip A16 e iPhone 14 Pro un nuovo design della notch? Scopriamo insieme la lineup di iPhone per il prossimo anno

Link all’articolo originale: Perché iPhone 14 e iPhone 14 Pro fanno già discutere – iPhoneItalia Podcast S11 E23


Perché iPhone 14 e iPhone 14 Pro fanno già discutere – iPhoneItalia Podcast S11 E23

YouTube contro le app parassita: ecco perché chiude Vanced

AGI – Vanced chiude. L’app non sarà più disponibile “per ragioni legali”: ha ricevuto una diffida da parte di Google, società proprietaria di YouTube. La ragione è semplice: l’applicazione (non ufficiale) permette di guardare i video della piattaforma saltando gli annunci pubblicitari.

L’app ha un logo simile a quello di YouTube e, fino a poco fa, si faceva chiamare YouTube Vanced (il profilo Twitter è ancora @YTVanced). Non è bastato rimuovere dal proprio sito i riferimenti esplicita alla piattaforma e scrivere che l’applicazione “non è affiliata in alcun modo a Google”. Entro poche ore, l’app non sarà più scaricabile e non verrà più aggiornata, anche se – per chi l’ha già installata – dovrebbe continuare a funzionare, hanno scritto gli sviluppatori, per circa due anni. 

È probabile che Google, dopo aver lasciato fare per un po’, abbia deciso di intervenire vista la crescente diffusione di Vanced. La mossa di iniziare a vendere Nft (e quindi a incassare) potrebbe aver attirato l’attenzione e accelerato un processo il cui esito sembrava comunque scontato. Se, infatti, si può discutere sul perché Google abbia deciso di agire adesso, le ragioni della diffida sono solari.

L’applicazione ha delle funzioni che sono spesso invocate dagli utenti di YouTube: una modalità “scura” per risparmiare la batteria e rilassare gli occhi, controlli più intuitivi per la gestione del volume e la luminosità, possibilità di continuare ad ascoltare l’audio di un video in background (cioè mentre sul display c’è un’altra app).

Fornisce anche un’estensione che di fatto reintroduce il “Non mi piace”, di recente rimosso da YouTube. Quello che però non può andare giù a Google è il blocco degli annunci: Vanced permette di guardare i video senza pubblicità. In sostanza, fornisce gratuitamente una funzione disponibile solo con l’abbonamento a YouTube Premium (che in Italia costa 11,99 euro al mese). Non solo: divide il video in segmenti e ne riconosce i contenuti, consentendo di tagliare quelli sgraditi agli utenti, come l’introduzione oppure i secondi dedicati al prodotto in un video sponsorizzato.

Dietro la neutra definizione di “app non ufficiale”, quindi, ce ne sarebbe un’altra: Vanced è un’app parassita. Per quanto molto diffusa, con tutta probabilità ha avuto un impatto meno che marginale sul fatturato di YouTube. Ma la sua presenza produce comunque alcuni effetti negativi: riduce le visualizzazioni degli annunci, scoraggia la sottoscrizione dell’abbonamento e penalizza i creatori di contenuti (grandi e piccoli).

Vanced non è un caso isolato. Ci sono altre applicazioni simili, sulle quali si stanno già riversando gli utenti. YouTube continuerà di sicuro a difendere se stessa. È probabile che, in parallelo, possa lavorare all’integrazione di alcune funzionalità nella versione gratuita: non è in discussione l’addio alla pubblicità (che è il motore finanziario della piattaforma), ma l’effimero successo di Vanced potrebbe spingere YouTube a valutare opzioni come la modalità “dark” o le regolazioni audio e video più evolute. Al momento, non c’è nulla di ufficiale, ma è successo qualcosa di simile pochi mesi fa.

Con lo stesso metodo della diffida con cui ha forzato la chiusura di Vanced, tra agosto e settembre 2021 YouTube ha decretato la fine di Groovy e Rythm, due bot che permettevano agli utenti della piattaforma Discord di ascoltare e condividere musica tratta dai video di YouTube. Nel giro di pochi giorni, lo scorso settembre, Discord ha rilasciato un servizio – Watch Together – che somiglia molto a quei bot, ma obbedisce ai termini e alle condizioni di YouTube, sia per quanto riguarda gli annunci pubblicitari che per la privacy degli utenti. In pratica, Discord offre agli utenti la possibilità di ascoltare musica da YouTube in modo legale. In cambio, diventa un nuovo canale di distribuzione di Google, che così potrà raggiungere nuove orecchie e incamerare altri dati.  


YouTube contro le app parassita: ecco perché chiude Vanced