Google tira le somme: il passaggio a Rust rende Android più sicuro

Su queste pagine parliamo spesso dei problemi di sicurezza di Android e degli sforzi di Google per combatterli. I più comuni e più difficili da affrontare riguardano i bug di sicurezza della memoria causati da un linguaggio di sviluppo non sicuro, e infatti l’anno scorso la casa di Mountain View ha annunciato il supporto a Rust per l’Android Open Source Project (AOSP).

Ora è il momento di tirare le somme, e Google ha pubblicato una serie di dati in cui dimostra che il numero di vulnerabilità di sicurezza della memoria è diminuito notevolmente negli ultimi anni, o versioni, di Android, come si può vedere nel grafico sottostante.

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Ma cos’è la sicurezza della memoria e perché Rust è più sicuro? La sicurezza della memoria è lo stato di protezione da vari bug del software e vulnerabilità di sicurezza quando si ha a che fare con l’accesso alla memoria, e i bug di sicurezza della memoria in C e C++ continuano a essere la fonte di errore più difficile da affrontare.

Senza entrare troppo nel tecnico, Java e Kotlin, l’opzione migliore per lo sviluppo di app Android, rilevano gli errori di runtime mentre C e C++ no. Purtroppo però, mentre l’utilizzo di questi linguaggi da parte di Android protegge efficacemente ampie porzioni della piattaforma Android dai bug di memoria, per i livelli inferiori del sistema operativo non è possibile.

Per C e C++, lo sviluppatore è responsabile della gestione della durata della memoria, ma è facile commettere errori, mentre Rust fornisce garanzie di sicurezza della memoria utilizzando una combinazione di controlli in fase di compilazione e controlli di runtime per garantire che gli accessi alla memoria siano validi. Il tutto con prestazioni equivalenti a C e C++.

Come si vede dal grafico sopra, la riduzione di vulnerabilità di sicurezza della memoria sono passate da un numero annuale di 223 a 85, e ancora più importante è il fatto che queste non rappresentino più la maggioranza delle vulnerabilità di Android, passando dal 76% delle vulnerabilità totali al 35% di adesso. 

Per vulnerabilità si intende il totale delle vulnerabilità segnalate nel bollettino sulla sicurezza di Android, che include vulnerabilità critiche/di gravità elevata segnalate tramite il programma di premi per la vulnerabilità (VRP) e vulnerabilità segnalate internamente.

E con Android 13 le cose non possono che migliorare, in quanto l’ultima versione di Android è la prima in cui la maggior parte del nuovo codice aggiunto è in un linguaggio sicuro per la memoria.

Rust costituisce infatti il 21% del nuovo codice nativo in Android 13, inclusi lo stack Ultra-wideband (UWB), DNS-over-HTTP3, Keystore2, il framework di virtualizzazione di Android (AVF) e vari altri componenti e le loro dipendenze open source.

A supporto di quanto detto, Google rileva come finora siano state scoperte “zero vulnerabilità di sicurezza della memoria nel codice Rust di Android‘” su Android 12 e 13.

Certo, questa correlazione non implica necessariamente una casualità, ma la GrandeG osserva come la percentuale di vulnerabilità causate da problemi di sicurezza della memoria sembra correlare piuttosto strettamente con il linguaggio di sviluppo utilizzato per il nuovo codice.

A riprova di quanto questi sforzi siano importanti, Google rileva come le vulnerabilità legate alla sicurezza della memoria rappresentino quelle più critiche, e parla anche i suoi piani futuri. La casa di Mountain View ammette infatti come la  migrazione da C/C++ sia impegnativa, e bisogna arrivare a utilizzare Rust ovunque nella base del codice.

Questi i progetti in corso:

  • implementazione degli HAL dello spazio utente in Rust
  • aggiungere il supporto per Rust nelle applicazioni attendibili
  • migrazione del firmware della VM in Android Virtualization Framework a Rust
  • supporto per Rust in Linux 6.1, che porta la sicurezza della memoria nel kernel, a partire dai driver

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Chanel aprirà in Galleria a Milano, pagando più di 2,3 milioni di affitto

AGI – Chanel si aggiudica per un canone annuo di 2 milioni e 350mila euro la concessione di un negozio da 188 metri quadri in Galleria Vittorio Emanuele II. Lo spazio, ora ad insegna Tod’s, è stato oggetto di un’asta ad incanto che si è svolta oggi nella sede comunale di via Larga a Milano.

Sei i marchi del lusso che hanno partecipato al bando, pubblicato da Palazzo Marino a luglio e chiuso a settembre, e che oggi si sono contesi, con 31 rilanci non inferiori ai 50mila euro, lo spazio disposto su tre piani (terra, interrato e ammezzato) con ingresso, doppia vetrina e affaccio in Galleria.

Chanel, con la sua offerta finale, ha più che quadruplicato il valore di 545mila euro posto a base d’asta. Il nuovo negozio aprirà nella porzione maggiore dei locali attualmente occupati dal marchio di Diego Della Valle, in scadenza di contratto.

Per la nuova concessione d’uso, infatti, il Demanio ha diviso in due lotti l’ampio negozio di Tod’s fra l’Ottagono e via Silvio Pellico. La porzione minore, oggetto di un secondo bando con aggiudicazione all’offerta economicamente più vantaggiosa, è stata assegnata a Damiani, che per 126 metri quadri fra piano terra e interrato, con due vetrine in Galleria all’angolo con via Silvio Pellico, ha offerto 365mila euro.

“Il Comune di Milano – osserva l’assessore al Patrimonio Emmanuel Conte – ha cominciato a utilizzare lo strumento dell’asta all’incanto per i locali di pregio in Galleria nel 2019, primo fra gli enti pubblici in Italia, grazie al lavoro degli uffici della Direzione Demanio e del mio predecessore, Roberto Tasca. Dopo i successi degli inizi e due anni di pandemia, i rialzi di oggi confermano come nuove forme di valorizzazione del patrimonio possano portare benefici a tutta la città. La Galleria resta luogo unico e ricercato, capace di esprimere un valore di promozione commerciale che va oltre la pura redditivita’ e che cresce in prossimità dell’Ottagono. Senza rinunciare a tutelare la sua identità storica e culturale e la presenza delle botteghe storiche, la Galleria può continuare ad essere uno strumento finanziario per sostenere i servizi ai cittadini, soprattutto in un momento in cui i bisogni sono in significativa crescita”. 


Chanel aprirà in Galleria a Milano, pagando più di 2,3 milioni di affitto

Shazam ha un nuovo widget: riconoscere i brani è ancora più veloce

Tutti conoscono Shazam: si tratta di un’applicazione disponibile ormai da tantissimi su Play Store e App Store che riconosce i brani in riproduzione semplicemente ascoltandoli utilizzando il microfono dello smartphone. Per richiamare l’app, almeno su Android, è possibile utilizzare un widget posizionato sulla schermata home.

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Fino ad oggi, il widget di Shazam era semplicemente una scorciatoia all’app: cliccando su di esso, si apriva l’app e iniziava ad ascoltare il brano. Adesso però, gli sviluppatori di Shazam hanno rilasciato un nuovo aggiornamento (versione 13.7) che introduce un nuovissimo widget, finalmente più veloce da utilizzare e utile per davvero.

Il nuovo widget, che ha dimensione standard 5 x 1, è innanzitutto compatibile con i temi dinamici del Material You e di Android 12 e superiori: questo vuol dire che è colorato in base allo sfondo dello smartphone e dunque risulta decisamente più bello e integrato nella schermata home.

Il widget è formato da una piccola scritta (“Tap to Shazam”) e dal pulsante Shazam: cliccando su di esso, inizierà l’ascolto del brano senza aprire l’app Shazam e quindi senza lasciare la schermata home (semplicemente, la scritta diventerà “Listening for music”). Alla fine del riconoscimento, la parte sinistra del widget mostrerà copertina, titolo del brano e artista e sarà mostrata una notifica per aprire la pagina del brano sull’app Shazam.

Ovviamente, il widget può essere ridimensionato a proprio piacimento: ad esempio, il widget in dimensione 1 x 1 mostra semplicemente il logo si Shazam con i colori del tema impostato sullo smartphone, ma il funzionamento rimane lo stesso.

La versione 13.7 di Shazam è già disponibile sul Play Store e può essere raggiunta dal pulsante in basso.

Scarica da Play Store

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Shazam ha un nuovo widget: riconoscere i brani è ancora più veloce

Samsung pensa già ad Android 14 e a come aggiornare gli smartphone più rapidamente

Samsung è stato uno dei produttori più veloci a rilasciare una versione stabile di Android 13 per i propri dispositivi: l’azienda ha infatti sviluppato in tempo record la OneUI 5.0, basata proprio sull’ultima versione del sistema operativo Android, e questa è già disponibile per praticamente tutti gli smartphone top di gamma dell’azienda e su dispositivi più “vecchi” come Galaxy S21, Galaxy S20 e Galaxy Note 20.

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Samsung ha parlato proprio degli aggiornamenti dei propri smartphone in un nuovo post sul proprio blog in versione coreana. La società ha annunciato che altri dispositivi si aggiorneranno presto ad Android 13 con la OneUI 5.0: Galaxy Z Fold 4 e Flip 4 si sono aggiornati da pochissimo (almeno in Corea del Sud), mentre è già programmato per il prossimo mese l’update per Galaxy Tab S7, Tab S6 Lite, Galaxy A52s 5G e Galaxy A32.

Nel post, l’azienda ha fatto notare come sia stata estremamente celere nel rilasciare l’aggiornamento ad Android 13 dopo solo un paio di mesi rispetto a Google: si tratta sicuramente di ottime tempistiche (almeno per quanto riguarda i top di gamma), visto che è ovviamente impossibile competere con aziende come Apple o Google stessa. 

In ogni caso, Samsung pensa già al prossimo step: il prossimo anno infatti arriverà Android 14 e la società vuole farsi trovare pronta. Samsung ha dichiarato di star lavorando ancora più a stretto contatto con Google per rilasciare la OneUI 6.0 in tempi record e quasi in contemporanea con BigG.

L’azienda conclude poi il post parlando brevemente delle prestazioni della prossima release del software: Samsung vuole che la prossima release del sistema operativo sia migliore anche dal punto di vista delle performance. Ricordiamo che la prima beta di Android 14 sarà rilasciata a marzo 2023.

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Snapdragon 8 Gen 2: il processore più intelligente (e potente)

L’unica cosa che sapevamo è che il nuovo processore premium di Qualcomm sarebbe arrivato entro fine anno e che si sarebbe chiamato Snapdragon 8 Gen 2, seguendo la nuova nomenclatura inaugurata lo scorso anno.

Durante lo Snapdragon Summit 2022 (anticipato di qualche settimana rispetto al solito) Qualcomm ha svelato al mondo la sua nuova piattaforma mobile per smartphone, che troveremo a breve negli smartphone di Xiaomi, OPPO, Motorola, ASUS, HONOR e molti altri (qui la lista completa).

Snapdragon 8 Gen 2 promette grandi innovazioni soprattutto sul fronte dell’AI (con anche alcune interessanti applicazioni mostrate all’evento), nel campo fotografico e nella connettività. Ma non solo.

Come sappiamo nel mondo Snapdragon tutto ha un brand e nel caso dell’intelligenza artificiale questo brand è Snapdragon Smart. All’interno del SoC il processore dedicato all’AI è ancora una volta l’Hexagon che in questa iterazione garantisce un’elaborazione più rapida del linguaggio naturale, garantendo anche la traduzione multi-lingua e anche nuove funzionalità dedicate alla fotografia.

Dal punto di vista tecnologico il nuovo Hexagon offre una nuova architettura che include anche il micro file inferencing e un più grande acceleratore tensor, che insieme offrono fino a 4,35 volte le performance del modello precedente. Quando si parla di inferencing si parla della processo dell’AI che si occupa di “sfruttare” le competenze acquisite grazie all’apprendimento per svolgere il suo compito su nuovi dati in tempo reale. Questo è poi anche il primo Snapdragon a supportare il formato di precisione AI INT4, particolarmente adatto a dispositivi con limitate possibilità di consumo energetico, che può offrire fino al 60% di miglioramento per quanto riguarda il rapporto prestazioni/consumi durante operazioni di inferencing sostenute.

Fa parte dell’universo Snapdragon Smart anche il Sensing Hub, a nostro parere uno dei componenti più innovativi dei SoC di ultima generazione. Si tratta della parte di sensori stima che può funzionare indipendentemente dal resto della CPU, permettendo in sostanza di operare anche in standby e con consumi ridottissimi. In questa generazione il nuovo Sensing Hub supporta un nuovo doppio processore AI che supporta esperienze personalizzate come la possibilità di attivarmi con parole di attivazione personalizzate.

Altro ambito che ha ricevuto un corposo aggiornamento è quello della fotografia e dell’imaging. Il processore di immagine viene ora definito Cognitive ISP. Questo perché lo Snapdragon 8 Gen 2 permette di eseguire la segmentazione neurale delle immagini in tempo reale già prima dello scatto. Questo significa che uno smartphone dotato di questo SoC avrà la capacità di riconoscere volti, tratti facciali, capelli, vestiti, edifici, paesaggi, cieli e molto altro in tempo reale ancora prima dello scatto, permettendo quindi di ottimizzare ogni singolo scatto al meglio.

Qualcomm ha poi lavorato con Sony e Samsung, i maggiori produttori di sensori fotografici per offrire esperienze ottimizzate con Snapdragon 8 Gen 2. Il primo ha introdotto per la prima volta una tecnologia chiamata quad digital overlap HDR, mentre il secondo ha creato un sensore ottimizzato per Snapdragon 8 Gen 2: l’ISOCELL HP3 da 200 megapixel.

Sarà poi questo il primo Snapdragon a supportare il codec AV1 per riprodurre filmati in 8K a 60fps.

Nei SoC di Qualcomm quando parliamo di connettività parliamo di 5G e Wi-Fi. Nel primo caso abbiamo il modem Snapdragon X70 5G, che supporta ovviamente ottimizzazioni sulle velocità massime e sulla latenza, ma più di tutto è il primo a supportare nell’universo Snapdragon l’utilizzo Dual-SIM Dual-Active che permette di utilizzare due SIM 5G in contemporanea.

Il chip FastConnect 7800 invece è quello che permetterà allo Snapdragon 8 Gen 2 di essere il primo processore per mobile a supportare lo standard Wi-Fi 7. Questo standard permetterà di creare connessioni multi-link contemporanee per ottimizzare soprattutto gli utilizzi di grosse quantità di banda, per lo streaming, il gaming o… il gaming in streaming. Ricordiamo però che ad oggi lo standard Wi-Fi 7 non è ancora ufficiale e pertanto Qualcomm ha basato la sua tecnologia su standard pre-rilascio. Non è la prima volta che aziende rilasciano dispositivi con versioni Wi-Fi non ancora standard. In ogni caso il Wi-Fi 7 (anche in questa implementazione) garantirà velocità fino a 5,8 Gbps, più del doppio di Wi-Fi 6.

Qualcomm porta avanti il suo brand Elite Gaming, che racchiude tutte le tecnologie più moderne per il mobile gaming. Questo Snapdragon 8 Gen 2 è il primo SoC mobile a supportare il ray-tracing da accelerazione software, per offrire una gestione delle luci in tempo reale come ci stiamo abituando a vedere su molti titoli desktop e console. Il supporto a Unreal Engine 5 e a Metahuman abiliteranno gli sviluppatori alla creazione di personaggi umani fotorealistici.

La nuova GPU Adreno (il cui numero di versione al momento non è stato svelato) offrire prestazioni superiori del 25% con una migliore efficienza del 45%, mentre la CPU Kryo prestazioni superiori del 35% e un’efficienza energetica migliore del 40%. Una dovuta precisazione: questi dati di miglioramenti percentuali sono calcolati con lo Snapdragon 8 Gen 1 e non lo Snapdragon 8+ Gen 1.

Snapdragon 8 Gen 2 supporta l’ultima versione di Snapdragon Sound, che garantisce funzioni come il sistema sorround con tracciamento della testa il supporto per lo streaming di musica l’ossessione a 48kHz. La latenza, informazioni particolarmente preziosa per i mobile gamers, è stata abbassata fino a 48ms.

Trovate più specifiche tecniche sul nuovo Snapdragon 8 Gen 2 a questo link.

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Snapdragon 8 Gen 2: il processore più intelligente (e potente)

Gli italiani vogliono sempre più dispositivi smart per la loro casa

AGi – Otto italiani su 10 (77%) si dicono propensi all’acquisto di un dispositivo intelligente per casa entro i prossimi due anni. Mentre 2 su 3 (67%) hanno dichiarato di essere interessati a comprare almeno un oggetto smart personale nello stesso arco temporale. I lavoratori in smart working sono quelli che hanno mostrato una propensione maggiore all’acquisto di prodotti smart per la casa e personali.

Quali prodotti si vendono di più?

L’aumento dei costi dell’energia e la situazione di incertezza economica hanno spinto in alto l’acquisto di dispositivi smart per il controllo dei consumi e l’efficientamento energetico, mentre lo smart working ha accelerato l’acquisto di prodotti per l’entertainment e la gestione della casa.

È quanto emerge da “Smart home e dispositivi personali smart: il punto di vista dei consumatori italiani”, ricerca condotta da BVA Doxa per UL Solutions, società che si occupa di certificazioni di sicurezza dei prodotti. L’indagine è stata condotta nel secondo semestre del 2022 su un campione composto da 1.000 persone (50% uomini e 50% donne) tra i 18-64 anni, rappresentativo dell’universo di riferimento per le principali variabili socio-demografiche. 

L’indagine ha analizzato in particolare le tendenze, la propensione e le ragioni d’acquisto nei settori smart home e smart personal device, la facilità di installazione dei dispositivi e le aree di miglioramento attese dai consumatori. Tra i criteri di scelta dei prodotti smart, gli intervistati hanno indicato ai primi posti come “molto importante”: una comunicazione chiara e trasparente sui possibili rischi per la privacy o la salute (48%), una app di gestione del dispositivo con ottime recensioni (45%), la certificazione del prodotto da parte di un ente indipendente (43%).

#BVADoxa e #SmartHome: cosa cercano gli italiani nella casa connessa? A What’s Next, ciclo di incontri di @Samsung, Andrea Tozzi di BVA Doxa ha presentato i dati sul percepito della smart home tratti da #CasaDoxa 2022. Guarda il video dell’intervento https://t.co/ZQjqkRiVD6

— BVA Doxa (@doxa_research) May 31, 2022

Timori e diffidenze

A proposito dei fattori che invece frenano l’adozione emergono i timori legati alla sicurezza e ai rischi per la salute. Circa il 30% degli intervistati ha espresso una paura legata alla sicurezza degli oggetti smart. Tra quelli che si dichiarano “molto preoccupati”, 1 su 3 teme fortemente possibili attacchi informatici e conseguenti rischi per la privacy, 1 su 4 è spaventato dalla possibilità che il proprio dispositivo smart possa essere hackerato e quindi controllato da terzi, e 1 su 5 teme in modo particolare i possibili effetti nocivi sulla salute dovuti alle emissioni di onde radio derivanti dall’utilizzo quotidiano degli oggetti smart.

Oggetti ‘smart’ analizzati

Lo studio ha esaminato quattro categorie di prodotti per la smart home (gestione della casa ed entertainment, elettrodomestici, safety & security ed efficienza energetica) e quattro nell’ambito dei dispositivi personali smart (oggetti indossabili per il fitness, prodotti per il monitoraggio della salute in tempo reale, sistemi di monitoraggio dei bambini e device per l’assistenza e il controllo delle persone fragili).

Per quanto riguarda i prodotti per la casa intelligente, dallo studio è emerso che i lavoratori in smart working, in particolare quelli che hanno iniziato tra il 2020 e il 2021 sull’onda dell’emergenza pandemica, hanno mostrato una propensione all’acquisto di prodotti smart maggiore rispetto al totale degli intervistati.

Sono più frequentemente uomini (+8%), tendenzialmente più giovani, con una concentrazione (+7%) nella fascia di età media (35-54enni). Analizzando le tendenze d’acquisto, gli smart worker hanno comprato più dispositivi per la casa rispetto al totale del campione (+7%), in particolare più sistemi smart per l’efficientamento energetico (+ 9%), device per la domotica e l’entertainment (+8%), elettrodomestici (+8%). 

La tendenza ad acquistare più prodotti smart da parte di chi lavora in remoto rispetto al totale dei partecipanti al sondaggio è ancora più evidente se si analizza il possesso di smart device personali (+12% nel complesso), in particolare i prodotti per l’health monitor (+9% negli ultimi due anni) e gli oggetti smart indossabili (+7%). Positiva, ma meno evidente, la differenza rilevabile per i prodotti per il monitoraggio e l’assistenza alle persone fragili (+3%).

Secondo i risultati della ricerca, negli ultimi due anni gli acquisti di dispositivi per la smart home hanno riguardato principalmente (60%) la gestione della casa e l’entertainment. Elettrodomestici e dispositivi smart per la sicurezza rappresentano ciascuno una quota del 39% degli acquisti dichiarati dagli intervistati, seguono a ruota con il 34% i dispositivi per l’efficientamento energetico. 

Le principali ragioni d’acquisto

Riguardano principalmente la comodità, la capacità di gestire apparecchi ed elettrodomestici a distanza tramite app e, naturalmente, la possibilità di rendere più sicura la propria casa. Ma la propensione agli acquisti futuri vede in cima alla classifica dei device per la casa intelligente i dispositivi per il controllo dei consumi e il risparmio energetico. 

L’aumento dei costi dell’energia, che nell’attuale contesto economico rappresenta un grave problema per famiglie e aziende, sta infatti diventando il principale driver di adozione. Secondo l’indagine di UL Solutions, al primo posto tra i prodotti smart home da acquistare nei prossimi due anni figurano: termostati, climatizzatori, sistemi di controllo della temperatura e dei consumi elettrici, prese e lampadine. Il trend, già in corso da qualche tempo, è destinato a crescere nel breve e medio termine.      

Tra le categorie di dispositivi smart personali, gli oggetti indossabili connessi per il fitness e il tempo libero (smartwatch, braccialetti, anelli, collane, borse, occhiali, cappelli e indumenti) risultano essere i più acquistati negli ultimi 2-3 anni (31%).

Seguono i dispositivi di health monitoring scelti nel 20% dei casi, probabilmente anche a seguito delle esigenze emerse durante la situazione sanitaria post Covid. Solo l’8% di coloro che hanno comprato oggetti smart personali ha acquistato sistemi di monitoraggio dei bambini (es. bracciali connessi, baby monitor WiFi) o per l’assistenza delle persone fragili. 

Le preferenze d’acquisto rilevate dall’indagine si riflettono anche sulla propensione per il futuro. I device per il benessere e quelli per il controllo della salute attraggono entrambi il 35% degli intervistati, mentre le intenzioni d’acquisto di sistemi per l’assistenza alle persone fragili (19%) e dispositivi per il monitoraggio dei bambini (11%) risultano più marginali. 

Tra i motivi d’acquisto più citati spicca il tema trasversale del controllo in ogni sua declinazione: controllo della salute, del benessere, della sicurezza delle persone fragili e dei bambini. Una necessità che può trovare risposta solo nell’impegno e nella capacità dei produttori di garantire l’affidabilità e la sicurezza di tutti questi oggetti, la protezione della privacy, la conformità agli standard e alle norme che ne regolano il corretto funzionamento. Per questo, in particolare nel caso degli apparecchi di monitoraggio dei bambini, la certificazione del prodotto da parte di un ente indipendente è considerata un fattore importante per la scelta.

A #WeChangeIT di @datamanager_it la CEO di #BVADoxa ha parlato di propensione ai consumi, atteggiamento verso il futuro, percezione della sicurezza e reazioni di consumatori e imprese. Il pubblico in sala ha partecipato a un instant poll: ecco i risultati https://t.co/EOsuWWI4i3 pic.twitter.com/bmQ8QbLjZ3

— BVA Doxa (@doxa_research) October 14, 2022

Per tutte e quattro le tipologie dei prodotti oggetto dell’indagine, si evidenzia una richiesta di miglioramento delle funzionalità e una maggiore chiarezza nel comunicare i vantaggi offerti dall’utilizzo di questi prodotti rispetto a sistemi più tradizionali. Colpisce la necessità di maggiore protezione della privacy espressa da coloro che hanno acquistato dispositivi per il fitness (35% del campione, la quota più elevata), indice di timori per la sicurezza e la riservatezza dei propri dati. 

Il giudizio in merito alla facilità di installazione e configurazione varia a seconda della tipologia di prodotto. Circa 8 utenti su 10 si sono occupati personalmente dell’installazione dei dispositivi acquistati. Nel caso dei device per il fitness, 7 utenti su 10 considerano facile la configurazione. Per le altre categorie, la procedura di installazione appare più complicata, forse perché meno intuitiva per prodotti entrati da poco nell’uso quotidiano.

Per quanto riguarda le app di gestione degli smart device personali, si osserva un buon livello di soddisfazione soprattutto per i dispositivi di fitness, ma emergono ampi spazi di miglioramento per le altre categorie di prodotto analizzate. Lo sviluppo di interfacce semplici e user friendly, un aggiornamento costante e funzionalità utili per il monitoraggio dell’attività sportiva, della salute personale e delle persone fragili sono molto apprezzate dai consumatori.


Gli italiani vogliono sempre più dispositivi smart per la loro casa

Sempre più persone comprano console e videogiochi usati

AGI – Anche nel gaming cresce la voglia di usato. È quanto emerge dai numeri di Subito, piattaforma che mette in connessione chi vende e chi acquista materiale di seconda mano. In un’analisi compresa tra il 1° settembre e il 15 ottobre di quest’anno la società ha evidenziato una crescita del +29,6% del traffico nella categoria Console e Videogiochi. Una crescita che già era già stata certificata a marzo scorso dall’Osservatorio Second Hand Economy commissionato da Subito a BVA Doxa.

Per quanto riguarda le console, fra i prodotti più ricercati c’è la Playstation: ma non la PS5 (al secondo posto). La regina delle ricerche è la PS4. Nella classifica poi fa capolino la PS3, poco fuori la Top 10. Al terzo posto si piazza  la Nintendo Switch, mentre la Xbox di Microsoft compare al quinto posto.

La sorpresa è la presenza al quarto posto di Sega Game Gear, una console portatile prodotta negli anni Novanta. Fuori dalla top 10, spicca la presenza al 17° posto di Fanatec, marchio di accessori per gli amanti dei giochi di auto da corsa. Non molla la Wii (16°), che resta un must per le famiglie con bambini ancora piccoli.  

I really enjoy the Game Gear mod journals in @wireframemag, they’ve given me a newfound respect for Sega’s handheld… #Sega #GameGear #RetroGaming #Sonic pic.twitter.com/Z67lr1urny

— Forgotten Worlds (@american80s) October 27, 2022

In fatto di videogame, la ricerca ha messo in evidenza il successo di Fifa, arrivato alla versione 23. Nella Top 10 si evidenzia anche un altro “evergreen”, ovvero Pokémon: una parola richiesta da un pubblico che copre tutte le età, e che resta di attualità per chi utilizza console Nintendo. 

Così come di attualità restano i giochi Arcade, adatti ai nostalgici ma non solo: il flipper, seppur in formato digitale, è un successo un po’ analogico nelle ricerche effettuate su Subito. Così come, più in generale, basta la parola “arcade” per andare a caccia di titoli che non sono mai stati dimenticati da chi arriva dagli anni Novanta. Bene anche i dark fantasy come “Elder Ring” e il grande successo “The last of us”, non manca un classico titolo da corse come “Gran Turismo 7”.  


Sempre più persone comprano console e videogiochi usati

App e giochi in offerta sul Play Store: tra i titoli più interessanti c’è “Juicy Realm”

Così come accade spesso, è di nuovo tempo di sconti sul Play Store. Sullo store digitale di Google, infatti, anche in questo week-end non mancano applicazioni e giochi proposti ad un prezzo speciale. Dunque ecco la lista aggiornata ad oggi, 29 ottobre, dei contenuti scontati.

Tra le applicazioni o giochi in offerta, segnaliamo sicuramente Juicy Realm, Rush Rally 3 (un gioco incentrato sul Rally), Monopoly (il gioco da tavola per eccellenza), Clue, HOOK 1 e 2 (trattasi di puzzle game molto rilassanti), Forgotten Memories (un gioco horror in cui una donna è alla ricerca di una bambina scomparsa) e altro ancora. 

Tra i giochi più interessanti in offerta, rientra “Juicy Realm”: si tratta di un gioco piuttosto apprezzato dagli utenti. Questa la descrizione sul Play Store:

Solo quando le piante hanno iniziato a germogliare braccia e gambe e a sviluppare la consapevolezza di sé, l’umanità ha iniziato veramente a comprendere la minaccia rappresentata da queste creature un tempo dipendenti dalla fotosintesi. Nessuno poteva capire come le piante abbiano compiuto questo grande salto evolutivo in così poco tempo, qualcosa che ha richiesto milioni di anni alle loro controparti animali. Una cosa è certa, ora è il momento per l’umanità di prendere posizione per rimanere in cima alla catena alimentare”.

App e giochi in sconto

Inoltre, negli scorsi giorni altri applicazioni sono stati proposti in sconto sul Play Store. Di seguito l’elenco delle app e dei giochi che sono ancora disponibili ad un prezzo scontato. Tuttavia, non sappiamo quando termineranno queste offerte speciali.

Altre app o giochi in sconto

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App e giochi in offerta sul Play Store: tra i titoli più interessanti c’è “Juicy Realm”

BeReal su Android ora non fa più schifo

BeReal, il non-social network per eccellenza, aveva un problema nel mondo Android e chiunque l’avesse provata fino ad oggi se n’era sicuramente accorto. Faceva schifo. Non tanto il servizio di per sé, quanto proprio l’applicazione, mostrando un enorme divario fra la variante iOS e qualle per il robottino verde. Fino ad oggi.

Non stiamo ancora esultando perché i bug sono sempre dietro l’angolo, ma indubbiamente l’aggiornamento di oggi di BeReal per Android rende l’applicazione finalmente… funzionante. Non sappiamo se sono stati risolti i problemi di upload (o re-upload) che molti avevano, ma di sicuro è stata completamente ridisegnata l’app, rendendo di fatto la sezione di ricerca di contatti e amici all’altezza di un’app basata proprio sui rapporti con gli altri utenti.

Il menù degli amici è finalmente diviso in Suggeriti, Amici e Richieste. Sarà quindi possibile vedere le richieste di amicizia (sì, non c’era un modo per sapere chi vi aveva aggiunto), approvarle, rigettarle e controllare anche le vostr richieste di amicizia verso gli altri utenti. In sostanza BeReal per Android non fa più schifo.

Scarica da Play Store

BeReal è una delle applicazioni più chiaccherate del momento e benché ancora non sia chiaro come potrà sopravvivere sul lungo periodo è innegabile che il suo funzionamento in qualche modo innovativo (almeno nel concetto) ha riscosso molto successo soprattutto fra i più giovani. Tanto che TikTok la ha già copiata.

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BeReal su Android ora non fa più schifo

La modalità alla guida di Assistant è prossima al cimitero di Google: Android Auto per smartphone non ha più un successore

Si torna a parlare di Android Auto e modalità alla guida di Assistant. Due entità che sembravano indicare quasi la stessa cosa. Successivamente Google ci ha lasciato intendere che la modalità alla guida di Assistant avrebbe succeduto ad Android Auto. Ma lo sappiamo bene, a Google piace cambiare.

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Quella che infatti è nata come la nuova generazione di Android Auto, direttamente integrata in Assistant e senza richiedere la necessità di installare un’app a sé stante, sta per salutarci definitivamente.

Google ha infatti comunicato che dal prossimo 21 novembre la modalità alla guida di Assistant non sarà più disponibile. Al contrario, rimarrà disponibile la modalità Guida di Maps. Questa è abbastanza simile a quella di Assistant e, se vogliamo, è anche più semplice da avviare visto che basta aprire Maps quando ci si trova in auto.

La modalità alla guida di Assistant proponeva un’interfaccia ottimizzata per accedere alla navigazione e ai principali servizi Google e di streaming musicale che possono tornare utili durante la guida. La modalità Guida di Maps è davvero molto simile.

Possiamo quindi aspettarci che Google abbia fatto questa scelta per non tenere un quasi duplicato tra i servizi che offre ai suoi utenti in auto.

È importante però sottolineare come con questa scelta non c’è più un successore diretto di Android Auto per display su smartphone. Anche perché la modalità Guida di Maps non è altro che una sezione dell’app Google Maps.

Non conosciamo le motivazioni di Google alla base della scelta. In un certo senso sembra che Google stia “liberando” il suo Assistant da servizi che non sono strettamente relativi le potenzialità di un assistente vocale.

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La modalità alla guida di Assistant è prossima al cimitero di Google: Android Auto per smartphone non ha più un successore