Samsung Galaxy S7 e S7 Edge ai titoli di coda: non riceveranno più gli aggiornamenti di sicurezza

Anche le avventure più belle, prima o poi, giungono al termine. Come quella di Galaxy S7 e Galaxy S7 Edge, gli smartphone top di gamma di Samsung per la prima parte del 2016, che non riceveranno più aggiornamenti software.

I loro nomi sono infatti scomparsi dalla lista di dispositivi Samsung che ricevono aggiornamenti di sicurezza trimestrali, a seguito dell’update comprensivo delle patch di sicurezza di marzo 2020, rilasciato poche settimane fa. A meno di un inatteso dietrofront, si è dunque trattato del capitolo conclusivo della loro epopea.

LEGGI ANCHE: I prossimi bizzarri Galaxy Buds di Samsung

Usciti sul mercato con a bordo Android 6.0 Marshmallow, Samsung li ha aggiornati fino alla versione 8.0 Oreo, per poi proseguire soltanto con gli aggiornamenti di sicurezza, fino al mese scorso. Qualche lettore all’ascolto che possiede e utilizza ancora uno dei Galaxy S7?

L’articolo Samsung Galaxy S7 e S7 Edge ai titoli di coda: non riceveranno più gli aggiornamenti di sicurezza sembra essere il primo su AndroidWorld.

AndroidWorld

Siete in attesa della MIUI 12? Il lancio è più vicino del previsto, da aprile potrebbero partire le beta (foto)

Xiaomi ha ormai consolidato la sua interfaccia personalizzata basata su Android, la MIUI. L’ultima versione stabile del firmware corrisponde all’undicesima versione, e oggi sappiamo che la MIUI 12 è dietro l’angolo.

I nuovi dettagli a proposito della prossima MIUI 12 arrivano da un forum ufficiale Xiaomi, dove un utente categorizzato come Mi Influencer ha pubblicato la timeline che vedete nella galleria a fine articolo. Secondo il piano temporale che vedete, le prime beta pubbliche della MIUI 12 dovrebbero arrivare entro aprile 2020, mentre il rilascio delle versioni stabili potrebbe cadere tra i prossimi ottobre e dicembre 2020.

LEGGI ANCHE: Xiaomi Mi 9T Pro, la recensione

A tal proposito è importante considerare che la MIUI 12 sarà basata su Android 11 solo per alcuni dispositivi Xiaomi, mentre per altri sarà basata su Android 10 o Android Pie.

C’è anche da dire che la timeline non proviene da canali ufficiali Xiaomi, anche se la sua tempestiva rimozione dal forum incrementa le sue probabilità di rivelarsi reale. Vi terremo aggiornati sui prossimi eventuali sviluppi.

L’articolo Siete in attesa della MIUI 12? Il lancio è più vicino del previsto, da aprile potrebbero partire le beta (foto) sembra essere il primo su AndroidWorld.

AndroidWorld

Offerte eBay: con questo coupon si risparmia ancora di più sui prodotti già scontati

Mettetevi comodi, perché eBay ha preparato una nuova iniziativa piena di offerte, per mezzo della quale sarà possibile risparmiare sulla tecnologia. Questa volta però il merito è di uno speciale coupon applicabile su una marea di prodotti, molti dei quali già scontati.

Lo sconto si consuma nelle stesse modalità viste in altre occasioni, quindi con un codice che sblocca un ulteriore ribasso del 5% sull’importo di listino: il risparmio massimo, come al solito, è pari a 100€. Le categorie promozionate sono tutte a marchio tecnologico: smartphone, TV, informatica e videogiochi sono solo alcuni dei prodotti validi per il coupon, che vi riportiamo in basso:

PITMAR20

Per usufruire del codice sconto, basta inserirlo nel campo dedicato prima di effettuare il pagamento dell’articolo presente nel carrello. Il tutto terminerà il 31 marzo, mentre i prodotti sono ad esaurimento scorte, quindi vi consigliamo di procedere il prima possibile nel caso foste interessati a qualcosa in particolare.

LEGGI ANCHE: Tutto su Xbox Series X, finalmente!

Infine, allo scopo di aiutarvi nella lettura delle offerte, abbiamo stilato per voi una lista di alcune offerte più interessanti, ma potete sempre dare un’occhiata al catalogo completo, raggiungibile al link qui sotto, per farvi un’idea più completa a riguardo.

ALTRE OFFERTE SU AMAZON

I prezzi nella lista sono da scontare di un ulteriore 5%

Smartphone

Auricolari e Smartwatch

Apple

Console

TV

Tutti i prodotti descritti potrebbero subire variazioni di prezzo e disponibilità nel corso del tempo, dunque vi consigliamo sempre di verificare questi parametri prima dell’acquisto.

Offerte Tecnologia

L’articolo Offerte eBay: con questo coupon si risparmia ancora di più sui prodotti già scontati sembra essere il primo su AndroidWorld.

AndroidWorld

Il continente Africano è un terreno sempre più fertile per le versioni modificate di Whatsapp (foto)

Quella che per molto tempo da noi è stata una piazza florida e “famosa”, il panorama delle versioni moddate di Whatsapp (Whatsapp+ in primis) negli anni è andato via via scemando, complici le ondate di ban che hanno coinvolto gli utilizzatori. Tuttavia il sottobosco dei Whatsapp modificati esiste ancora, ed in alcuni mercati costituisce una fetta di download piuttosto massiccia.

Le possibilità offerte dalle versioni non ufficiali sono talmente tanto appetibili da rendere la controparte ufficiale molto meno ricercata (nonostante sia ancora in prima posizione in ambito di utilizzi effettivi). Un esempio è GBWhatsapp, la versione modificata estremamente popolare nel continente africano, che insieme a YoWhatsapp e FMWhatsapp occupa parte della classifica delle Top 10 app scaricate in Nigeria, Kenya e Sudafrica, e che non accenna a smettere di crescere.

LEGGI ANCHE: Tutta la serie Galaxy S10 si aggiorna in Italia

Dal momento che queste app non ufficiali fanno qualcosa che non dovrebbero essere autorizzate a fare (come gestire più account in contemporanea o non avere limiti di dimensione dell’upload dei file), è comprensibile il motivo per cui siano così richieste. Gli utenti, tuttavia, non sono solo esposti al rischio di essere bloccati da WhatsApp, ma vivono la concreta possibilità di infettare il proprio dispositivo con un malware, possibilità che ovviamente non sussiste con la versione ufficiale. Per voi il gioco vale la candela? Eravate (o siete) utilizzatori di Whatsapp modificato?

L’articolo Il continente Africano è un terreno sempre più fertile per le versioni modificate di Whatsapp (foto) sembra essere il primo su AndroidWorld.

AndroidWorld

Android nel 2019 è stato l’OS con più vulnerabilità, ma non è tutta colpa sua (foto)

Nel 2019 sono state scoperte 414 vulnerabilità di Android. Si tratta del numero più alto tra tutti i sistemi operativi, mobili e non: il secondo classificato, Debian Linux, si ferma a 360, mentre Windows 10 sta appena sotto con 357. Questi sono i dati forniti dal report di TheBestVPN con i dati del National Vulnerability Database del National Institute of Standards and Technology.

Dovremmo preoccuparci? Non troppo. Secondo il report, non sarebbe da puntare il dito contro Android stesso, ma (in parte) contro le applicazioni preinstallate, le quali hanno alti livelli di permessi e posso essere utilizzate per colpire il sistema operativo. Per di più, secondo Google questa statistica non è “imparziale”:

“Noi ci impegniamo ad essere trasparenti rilasciando pubblicamente i bullettin mensili di ciò che è stato sistemato in Android per migliorarne la sicurezza. Non siamo d’accordo con il concetto di utilizzate il numero di problemi sistemati come metro per indicare la sicurezza di una piattaforma. Questo è il risultato dell’apertura dell’ecosistema Android.”

“We’re committed to transparency and release public security bulletins monthly on issues that have been fixed in Android to harden the security of the ecosystem. We disagree with the notion that measuring the number of security issues fixed in an OS is any indication of the security of the platform. This is actually a result of the openness of the Android ecosystem working as intended.”

LEGGI ANCHE: Come funzionano le patch di sicurezza mensili di Android

Questi valori ci dovrebbero spaventare? Lo ribadiamo: no. Molte vulnerabilità solo relative alle piattaforme hardware, e con il tempo il numero di queste è diminuito drasticamente (per esempio, nel 2017 Android ne ha viste 843). Piuttosto, risulta importante, in questi casi, comprare dispositivi che ricevono rapidamente le patch mensili di sicurezza.

L’articolo Android nel 2019 è stato l’OS con più vulnerabilità, ma non è tutta colpa sua (foto) sembra essere il primo su AndroidWorld.

AndroidWorld

Il coronavirus è l’occasione per il più grande esperimento di corsi universitari online

Quando, a fine gennaio, hanno chiuso la porta delle loro stanze nei campus delle università internazionali fiorite negli ultimi anni in Cina, le migliaia di studenti che si sono messi in viaggio per il capodanno lunare pensavano di tornare dopo una settimana. Ora, un mese dopo l’esplosione della crisi del coronavirus, non hanno idea di quando potranno tornare. Tutte le loro cose sono chiuse negli alloggi di atenei prestigiosi come la Duke Kunshan University, alle porte di Shanghai, o la New York University e la Nottingham, nel cuore della metropoli cinese. Posti che raccolgono studenti da ogni parte del mondo e della elite cinese e che all’improvviso si sono trovati ad affrontare la più grave crisi immaginabile.

Una crisi ha sorpreso le università in pieno secondo semestre, quello che si apre dopo le vacanze di Natale e si chiude a inizio maggio e, non avendo alcuna prospettiva sui tempi per la ripresa della lezioni in aula, non hanno potuto far altro che precipitarsi a mettere a punto un piano B: i corsi online. 

Organizzarsi per tenere un corso online per la prima volta di solito richiede diversi mesi. Le università internazionali in Cina lo ha fatto in meno di tre settimane.

“È stato molto stressante, ma allo stesso tempo ci ha uniti”, ha detto a ‘Inside Higher Education’ Clay Shirky, vicepresidente per le tecnologie educative alla New York University, che ha aiutato i colleghi della New York Shanghai a lanciare i loro corsi online. “Ci è voluto del tempo per renderci conto che avevamo davvero bisogno di spostare il semestre online”, ha detto. “Guardando indietro, vorrei che avessimo telefonato un po ‘prima.”

Più rapida è stata la decisione presa dai vertici della Duke insieme con quelli della DKU. Non appena è stato chiaro che le lezioni nel campus ultramoderno di Kunshan non sarebbero riprese  il 3 febbraio, come previsto, Matthew Rascoff, responsabile dell’e-learning si è sentito dire che entro tre settimane doveva essere tutto pronto per passare alla modalità online. Un’impresa, con 579 studenti universitari e più di 100 docenti sparsi in ogni parte della Cina e del mondo, con  fusi orari diversi e con diversi livelli di accesso a Internet.

“La pressione era altissima”, ha detto Rascoff al giornale online dell’università. “Ma la Duke è attrezzata per farlo. Abbiamo impiegato anni a costruire le infrastrutture per rispondere a una crisi “. Sette anni, per l’esattezza, durante i quali i docenti hanno messo a punto oltre 60 corsi online, tenendo conto di come ogni materia segue diversi principi di apprendimento e sforzandosi di creare gruppi partecipativi e coinvolgenti.

Innanzitutto sono stati identificati gli obiettivi da raggiungere in termini di apprendimento e da lì si è partiti per mettere a punto i materiali dei corsi, gli esercizi, i compiti e gli esami. Il 24 febbraio sono andate online le prime lezioni e studenti da decine di Paesi – sei dal’Italia – si sono connessi per seguirle. “La tecnologia è un fattore abilitante, ma la chiave è l’interazione umana” ha detto Rascoff, “Faccia a faccia o online, stiamo cercando di far sì che la base sia sempre il bon insegnamento e apprendimento basato sull’esperienza”.

Il primo obiettivo era completare il corso di sette settimane interrotto dalle vacanze con lezioni in diretta sulla piattaforma di videoconferenza Zoom e il sistema di gestione dell’apprendimento Sakai per i materiali, gli esami e le discussioni in bacheca insieme con la piattaforma di apprendimento di Coursera.

Le biblioteche di Duke e Duke Kunshan concedono in licenza risorse elettroniche a studenti e docenti che non hanno accesso ai propri libri o biblioteche. La Duke ha portato a Durham, in North Carolina, molti insegnanti della Duke Kunshan che erano sparsi in tutto il mondo, per preparare le lezioni online.

Alla NYU Shanghai fino le cose stanno andando “sorprendentemente bene”, ha detto Jace Hargis, direttore del Centro di insegnamento e apprendimento della New York University. Ha seguito da vicino i progressi da quando sono iniziate le lezioni online, il 17 febbraio. “Il feedback iniziale degli studenti è stato buono, e i docenti riferiscono di sentirsi sempre più fiduciosi nella loro capacità di insegnare online anche se la stragrande maggioranza dei docenti – l’88% – non aveva avuto esperienze significative nell’insegnamento online in precedenza”.

Con docenti e studenti sparsi in tutto il mondo, lavorare in diversi fusi orari è stato impegnativo, ma non impossibile, ha affermato Hargis. “Dieci anni fa, non saremmo stati in grado di farlo: non c’era la  tecnologia”, ha detto. Internet ad alta velocità e progressi nella tecnologia di videoconferenza hanno reso la comunicazione molto più semplice. Attraverso webinar, risorse online appositamente create, consultazioni individuali, orari di apertura degli uffici online e molte, molte e-mail, un team internazionale ha lavorato con la facoltà di New York Shanghai per spostare quasi 500 lezioni online.

Le sessioni di formazione si sono concentrate sull’insegnamento ai docenti dell’uso delle due piattaforme di condivisione video, Zoom e VoiceThread, strumenti che consentono di insegnare in modo sincrono o asincrono. Per ridurre il carico di lavoro, la facoltà è stata incoraggiata a concentrarsi sulla preparazione delle prime due settimane del semestre di 14 settimane. Facoltà e studenti hanno accesso a un servizio di chat che funziona per 16 ore al giorno se hanno domande o hanno bisogno di aiuto.

Alla Fort Hays State University, che in Cina offre diversi corsi di laurea attraverso due istituzioni partner, si è lavorato per garantire che i contenuti online fossero accessibili a tutti gli studenti e su tutti i device. “Abbiamo dato priorità all’ottimizzazione per i dispositivi mobili: portatili, tablet e smartphone”, ha detto Andrew Feldstein, assistente preposto per l’insegnamento dell’innovazione e delle tecnologie di apprendimento all’università, “La prima cosa che ho pensato quando ho sentito che i campus erano chiusi era che questa poteva essere una vera opportunità”, ha detto Feldstein. “Spesso siamo rallentati da processi che non ci mettono nemmeno più in discussione. Questo ci ha permesso di guardare tutto sotto una nuova luce.”

 

Agi