Bitdefender punta il dito contro i dispositivi Android non aggiornati: sono una minaccia!

Il problema della frammentazione del sistema operativo Android è sempre più attuale: nonostante negli ultimi anni si siano fatti dei passi avanti (Samsung ad esempio rilascia tantissimi aggiornamenti, di sicurezza e non, per i propri smartphone), spesso accade che i dispositivi Android non vengano più supportati già dopo un paio d’anni dalla data d’uscita, esponendoli di fatti a diversi rischi per la sicurezza degli utenti.

Google infatti supporta ufficialmente l’ultima versione di Android solo per tre anni: una volta trascorso questo periodo di tempo, non sono più garantiti aggiornamenti di sicurezza ufficiali e dunque gli utenti devono sperare che il produttore continui a supportare il proprio dispositivo. Secondo quanto dichiarato da Bitdefender, a partire dal prossimo settembre quasi un terzo degli smartphone che eseguono l’app Bitdefender Mobile Security utilizzerà un versione del sistema operativo Android obsoleta.

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Secondo i dati in possesso di Bitdefender, quando a fine 2022 Android 10, una delle versioni del sistema operativo del robottino verde più utilizzate ancora oggi, smetterà di essere supportato ufficialmente da BigG (e sarà rilasciato Android 13), ben il 35% dei dispositivi Android con Bitdefender Mobile Security non disporrà più del supporto di Google.

Si tratta di un dato parecchio importante: i dispositivi obsoleti potrebbero infatti avere delle falle di sicurezza non corrette, che ovviamente fanno gola ad hacker e criminali informatici pronti a rubare dati personali o credenziali d’accesso ai siti web. In parole povere, un sistema operativo vecchio rende la vita estremamente più facile ai criminali informatici ed espone di conseguenza gli utilizzatori dello smartphone a seri rischi.

Il consiglio nostro e di Bitdefender è quello di installare le patch di sicurezza più recenti il prima possibile: questo genere di update risolve infatti le falle di sicurezza e, in generale, tutti i problemi legati alla sicurezza degli utenti, per cui è fondamentale installarli per ridurre al minimo il rischio di subire attacchi da criminali informatici.

Ovviamente, le patch di sicurezza non sono rilasciate “per sempre” e dunque, secondo Bitdefender, sarebbe il caso di sostituire lo smartphone alla fine del supporto ufficiale. Inoltre, la scelta di un nuovo dispositivo non dovrebbe basarsi solo sullo schermo, sulle prestazioni o sulla qualità della fotocamera, ma anche sulla qualità del supporto offerto dal produttore e sulla quantità di aggiornamenti rilasciati.

Samsung e Google sono sicuramente tra i produttori più attenti a questo aspetto: l’azienda coreana ha recentemente rilasciato la lista degli smartphone che continueranno a ricevere aggiornamenti di sicurezza, mentre Google non ha certamente bisogno di presentazioni (basta ricordare che Android 13 arriverà anche su Pixel 4, smartphone rilasciato quasi tre anni fa e che probabilmente continuerà a ricevere update di sicurezza per almeno altri due anni). 

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Spotify punta su podcast e audiolibri per diventare 10 volte più grande  

AGI – Conquistare 1 miliardo di utenti, 50 milioni di creator entro il 2030 e soprattutto raggiungere 100 miliardi di ricavi l’anno, con un margine lordo del 40%. Sono questi i piani di Spotify, piattaforma di streaming musicale quotata alla borsa di New York dal 2018, secondo l’amministratore delegato e co-founder Daniel Ek. Lo svedese ha messo uno accanto all’altro gli obiettivi della compagnia nel corso del secondo (il primo dalla quotazione) Investor Day, l’incontro con gli investitori, della società. A oggi Spotify conta 422 milioni di utenti, tra cui 182 milioni di abbonati a Spotify Premium, su 183 paesi.

Perché il piano di Ek si realizzi Spotify dovrebbe far crescere le sue entrate di quasi 10 volte rispetto ai ricavi del 2021 di 11,4 miliardi di dollari. “Stiamo accelerando il nostro percorso di crescita per diventare una piattaforma in grado di intrattenere, ispirare ed educare più di un miliardo di utenti in tutto il mondo e, proprio come piattaforma per creator, forniremo l’infrastruttura e le risorse che consentiranno a 50 milioni di artisti e creator di crescere e gestire al meglio le proprie attività e progetti, monetizzare il proprio lavoro e promuoverlo efficacemente” ha detto Ek. 

Podcast e audiolibri

Nonostante il cuore di Spotify batta per la musica, la piattaforma sta cercando di ampliare l’esperienza di ascolto degli utenti, lavorando allo sviluppo di podcasting e audiolibri. A  proposito dei podcast è emerso che un terzo degli ascoltatori di Spotify si sintonizza sui podcast (il 7% di tutte le ore di ascolto sulla piattaforma). Il chief content officer di Spotify, Dawn Ostroff, ha sottolineato che società ha impegnato più di 1 miliardo di dollari nel podcasting e che la compagnia è ancora in modalità di investimento.

Per Ostroff tuttavia il podcasting è un’opportunità da 20 miliardi di dollari. A proposito Ek ha sottolineato che questi investimenti (podcasting e audiolibri) stanno già andando “meglio di quanto probabilmente ti aspetti”, con margini lordi del 28,5%, sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo a lungo termine della società del 30%-35%. 

Ek ha aggiunto in particolare che l’attività di podcasting ha generato circa 200 milioni di euro l’anno scorso, con un aumento del 300% rispetto al 2020 e oltre 125 milioni di utenti hanno ascoltato un podcast nel primo trimestre. La società ha messo in evidenza la crescita numerica dei podcast sul suo servizio, rilevando che Spotify oggi ha oltre 4 milioni di podcast, rispetto ai 500mila del 2019.

Inoltre il suo strumento di creazione di podcast, Anchor, ha contribuito  a questa crescita: secondo la compagnia  l’app alimenta il 75% dei podcast su Spotify e ogni nuovo spettacolo creato su Anchor porta altri 2,5 milioni di utenti attivi mensili al servizio.

Ek si aspetta che il business dei podcast abbia il potenziale per generare margini compresi tra il 40% e il 50% e che anche gli audiolibri abbiano margini superiori al 40% (secondo Ek potrebbero portare 70 miliardi di dollari di entrate annuali). Non ha però specificato quanto tempo ci sarebbe voluto prima che l’azienda raggiungesse quei numeri.


Spotify punta su podcast e audiolibri per diventare 10 volte più grande  

Motorola punta ancora sui pieghevoli! Razr 3 avrà specifiche da vero top di gamma

Motorola è stata tra i primissimi produttori di smartphone a lanciarsi concretamente nel settore dei pieghevoli, pur non lanciando un numero particolarmente grande di prodotti. Dopo le prime due generazioni di Razr è in arrivo la terza.

Grazie alle fonti di XDA abbiamo modo di capire che moto Razr 3 sarà un top di gamma autentico, più di quanto non lo siano state le precedenti due generazioni del pieghevole Motorola. Il nuovo Razr 3 potrà infatti contare sul non plus ultra dei processori Qualcomm, lo Snapdragon 8 Gen 1. In questo modo si alzerà il livello rispetto ai predecessori che presentavano, rispettivamente, lo Snapdragon 710 e 765G.

Inoltre, a bordo del nuovo Razr 3 ci sarà anche il supporto alla connettività ultra-wideband (UWB), il quale aprirà le porte all’impiego del dispositivo come chiave digitale per le auto. Proprio come Google ha fatto per il suo Pixel 6 Pro.

Non mancherà un display AMOLED principale con refresh rate a 120 Hz, mentre quello secondario sarà di qualità più bassa e probabilmente utile a consultare solo le informazioni rapide. La RAM arriverà in tagli da 6, 8 e 12 GB mentre lo storage interno sarà pari a 128, 256 e 512 GB. Ci sarà il supporto NFC.

Data questa caratura da vero top di gamma, ci aspettiamo che Motorola lanci il nuovo Razr 3 a un prezzo più alto relativamente a quanto fatto vedere con le precedenti generazioni Razr. Al momento non è stata comunicata una data di lancio ufficiale, torneremo ad aggiornarvi non appena ne sapremo di più.

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Motorola punta ancora sui pieghevoli! Razr 3 avrà specifiche da vero top di gamma

OnePlus One punta all’eternità: più di 300 persone lo usano ancora (foto)

A poche ore dal nostro editoriale proprio sulla parabola di OnePlus, arrivato in seguito all’ufficalizzazione della più profonda integrazione dell’azienda con OPPO, arriva una notizia che farà sorridere gli appassionati OnePlus.

Stando a quanto riferito da Pete Lau, attuale CEO di OnePlus, ad oggi ci sarebbero più di 300 persone che usano giornalmente OnePlus One, il primo e inimitabile flagship killer. Un numero sicuramente ragguardevole, considerando che OnePlus One venne lanciato nel lontano 2014, 7 anni fa che risultano quasi un’era tecnologica per il settore smartphone.

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Il commento è arrivato in merito a un post in cui un utente cinese tesseva le lodi del suo OnePlus 5, affermando che lo usa ancora quotidianamente e che ne è ancora soddisfatto sotto tutti gli aspetti, in particolare in termini di fluidità.

Sospettiamo inoltre che i 300 utenti attivi con OnePlus One siano una sottostima, perché molti altri potrebbero ancora OnePlus One aggiornato con le varie custom ROM che attualmente supportano il dispositivo in maniera ufficiale e non. Fateci sapere se anche voi avete ancora tra le mani il vero flagship killer di OnePlus.

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OnePlus One punta all’eternità: più di 300 persone lo usano ancora (foto)

Xiaomi presenta Mi11 e punta tutto sulla fotocamera. Vi ricorda qualcuno?

AGI – “Mi 11 è stato creato per essere al centro del palco”. Con queste parole Shou Zi Chew, president of International & CFO di Xiaomi ha presentato il nuovo smartphone della compagnia di Pechino, il Mi11 5G. Chipset Qualcomm Snapdragon 888 per combinare Intelligenza Artificiale e connettività 5G, tripla fotocamera da 108 MP, schermo Amoled Samsung di 6,81 pollici a risoluzione 2K e 120Hz di refresh, batteria da 4.600 mAh con ricarica rapida a 55W le caratteristiche di punta.

Il nuovo smartphone di Xiaomi è stato presentato in Europa nel corso di un evento (in diretta dallo Xiaomi Technology Park) intitolato non a caso “Le luci della ribalta”. L’obiettivo della compagnia di Pechino (terzo produttore di smartphone al mondo) è portare strumenti di ripresa evoluti nelle mani di gli appassionati di foto e video alle prime armi. Mi11 5G sarà disponibile in Italia a partire da inizio marzo, al prezzo di 799,90 euro per la configurazione da 8GB+128GB e a 899,90 euro per la variante da 8GB+256GB. Inizialmente debutterà nelle colorazioni Horizon Blue e Midnight Grey, successivamente la gamma colori sarà ampliata con la versione Cloud White e la Lei Jun limited edition.

Il laboratorio più silenzioso del mondo

Shou Zi Chew, president of International & CFO di Xiaomi, nel corso della presentazione, ha messo anche in evidenza come Xiaomi sia al terzo posto come produttore di smartphone e il fatto che è la compagnia cresciuta di più tra i primi 5 marchi di smartphone. Non solo. Chew si è soffermato anche sui laboratori dei Xiaomi dedicati ai test per le telecamere, precisando che i migliaia di test che prima richiedevano tre giorni per essere eseguiti vengono ora portati a termine in un solo giorno, definendo poi il laboratorio audio “il posto più silenzioso del mondo”. A proposito di 5G ha sottolineato il lavoro per migliorare le antenne.

La fotocamera

Equipaggiato con un sensore da 108 MP, con la più alta risoluzione al mondo per la fotocamera principale, Mi 11 5G monta anche una fotocamera ultra-grandangolare da 13MP e un obiettivo tele macro da 5MP. Sulla parte anteriore, una fotocamera da 20MP riduce al minimo le cornici sulla schermata home, garantendo agli utenti di apparire al meglio quando scattano un selfie o fanno una video chat con gli amici.

I video

Fra le funzionalità di Mi11 5G nel campo della fotografia e dei video c’è la modalità notturna, in grado di ridurre il rumore per riprese più luminose. Nel menu, a disposizione sei funzionalità speciali. Tra cui Parallel World, che duplica e inverte la scena per dare l’impressione di un mondo specchiato, Freeze Frame Video, freeza e clona i fotogrammi video per creare l’illusione che parti del video siano sospese nel tempo.

La modalità Magic Zoom, capace di creare la sensazione della videocamera che ingrandisce e rimpicciolisce simultaneamente la scena. Time-lapse Pro poi permette di regolare la velocità dell’otturatore, ISO, apertura e EV per gestire anche le situazioni di illuminazione più difficili. Il controllo professionale si estende anche all’editing con funzioni AI avanzate, tra cui AI Erase 2.0 che consente agli utenti di rimuovere oggetti o linee indesiderate dalle immagini.


Xiaomi presenta Mi11 e punta tutto sulla fotocamera. Vi ricorda qualcuno?

Sony acquisisce Crunchyroll e punta sugli anime

Il colosso giapponese Sony è molto attivo nel mondo dell’intrattenimento: attraverso Sony Pictures Entertainment controlla vari studi e case di produzione tra i più importanti al mondo, come Columbia Pictures, Screen Gems e TriStar Pictures.

Alcuni giorni fa Sony, tramite la sua controllata Funimation, azienda che produce e distribuisce animazione giapponese ed attiva soprattutto sul mercato nordamericano, ha acquisito Crunchyroll dai precedenti proprietari AT&T e WarnerMedia, per una cifra stimata attorno ai 1,175 miliardi di dollari.

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Crunchyroll, fondata nel 2006 da alcuni studenti dell’università di Berkley, è diventata velocemente la piattaforma di riferimento per quanto riguarda lo streaming di anime e animazione giapponese, arrivando oggi a contare 3 milioni di abbonati e oltre 90 milioni di utenti registrati.

I precedenti proprietari avevano acquisito il popolare servizio nel 2018 per circa 1 miliardo di dollari da Otter Media. Ora AT&T potrà focalizzarsi sulla produzione di contenti per il suo neonato HBO Max, servizio di streaming non ancora disponibile in Italia.

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Sony acquisisce Crunchyroll e punta sugli anime

Oppo punta alla fascia medio-alta con Reno4 Pro. Pensato per i video

AGI – La battaglia d’autunno degli smartphone è cominciata da un po’: si è visto cosa hanno sfornato OnePlus e realme e come si è presentata per la prima volta sul mercato europeo la nuova scommessa di questa stagione: vivo. Ma una delle mosse più attese era quella di un’altra cinese, Oppo, anche lei parte della galassia Bkk che ha generato OnePlue e realme e che in primavera aveva sparigliato le carte con un flagship sorprendente come il Find X2. Questo autunno ha rilanciato la scommessa con una nuova edizione della serie Reno: Reno4 Pro, Reno4 e Reno4 Z.

Nel terzo trimestre del 2020 il mercato degli smartphone ha dato segnali importanti, che fanno sperare in una ripresa del mercato anche se lo spettro dei nuovi lockdown potrebbe abbbattersi su una fetta importante come la fascia medio-alta. La stessa fascia in cui si inserisce questa serie 4 che si presenta sul mercato con un prezzo ‘importante’: quasi 800 euro.

Un’impegno giustificato dal fatto che Oppo è ormai saldo in quinta posizione tra i principali venditori sia in Europa che in Italia con un porzione del 6% del mercato, ma con ina crescita che sfuioira il 1000%

Se con il Find X2 l’obiettivo era quello di piazzare una bandierina nella fascia premium appannaggio di Samsung e Huawei, è chiaro che questo Reno4 Pro è pensato per quella medio-alta che pure è la più vulnerabile di fronte alle oscillazioni di mercato. Lasciato allo spin-off realme il compito di presidiare l’area economica (e lo fa benissimo con la serie 7), Oppo sembra lanciarsi in quel complicato segmento in cui si danno battaglia Xiaomi, Samsung e OnePlus.

Oppo ha sempre rivendicato il video come  principale punto di forza tecnico. Come marchio di telefonia 5G specializzato nelle riprese video, ha completamente aggiornato le funzionalità video di Reno4 e Reno4 Pro, con diverse tipologie di scene.  In particolare, per risolvere le problematiche legate alla sfocatura delle immagini e migliorare la nitidezza degli scatti notturni, il Reno4 Pro ha implementato la funzione “Ultra Night Video”.

Per quanto riguarda l’hardware, l’OPPO Reno4 Pro è dotato di un obiettivo video grandangolare ultra-night IMX708 di Sony, che offre un campo visivo di  ampiezza pari a 120 gradi, un sensore da 1/2,43” con una dimensione di un singolo pixel fino a 1,4μm. Infine, è in grado di supportare anche quattro pixel in uno, operando a una maggiore esposizione con una più elevata sensibilità alle condizioni di scarsa luminosità.

Un algoritmo sviluppato dalla casa e chiamato “Moonlight Video” aumenta la luminosità dello schermo durante le riprese notturne e la nitidezza dell’immagine  rispettivamente del 74,4% e del 33,7%.

Sul fronte delle vubrazioni, è equipaggiato con l’ultimo Ultra Steady Video 3.0. Quando si combina un obiettivo video ultra-grandangolare, la stabilizzazione dell’immagine super steady e l’algoritmo sviluppato da OPPO, la capacità anti-shake del video rear-facing viene migliorata, con il risultato di un effetto più stabilizzato.

Per quanto riguarda, invece, l’attività di montaggio video, l’applicazione di editing video intelligente Soloop, presenta 10 tra i più popolari filtri per film, e un generatore video intelligente è in grado di identificare i momenti principali all’interno di tutte le riprese e di modificarli automaticamente in un filmato unico.

La fotocamera posteriore dell’OPPO Reno4 Pro è una combinazione “3+1” composta da una fotocamera principale ad alta definizione da 48MP, un obiettivo ultra-grandangolare da 12MP, un teleobiettivo da 13MP e un obiettivo con autofocus a rilevamento laser. Tra questi, la telecamera principale è un sensore Sony IMX586, che supporta una funzione OIS ottica anti-shake.

Ma il vero punto di forza è la velocità di ricarica: sia  Reno4 che Reno4 Pro sono dotati di del sistema di ricarica rapida SuperVOOC 2.0 da 65W che detiene il record di capacità di ricarica commerciale più veloce del settore: ci vogliono solo circa 36 minuti per caricare completamente la batteria da 4000 mAh.

Inoltre, OPPO Reno4 Pro ottimizza il risparmio energetico attraverso la sua funzionalità Smart Power Saver. In aggiunta, con l’algoritmo OFusion, il consumo energetico è ottimizzato del 40% durante le riprese video. Infine, analizzando la routine di sonno di un utente, Reno4 Pro ottimizza il consumo energetico durante la notte fino al 10% entrando in modalità standby.

Una tecnologia infgomrante che però non influisce nè suylle dimensioni – il Pro è spesso 7,6mm – né sul peso: 172 grammi. Lo schermo è il solito Amoled curvo 3D da 6,5” che supporta una frequenza d’aggiornamento di 90Hz e una frequenza di campionamento di 180Hz..

Sia OPPO Reno4 che Reno4 Pro sono configurati con un chip Qualcomm Snapdragon 765G integrato 5G e supportano la rete dual-mode SA/NSA. Grazie all’antenna surround 2.0 a 360°, la velocità di upload e download 5G è aumentata del 20% in un ambiente con segnale debole e del 30% in un ambiente con Wi-Fi. L’accelerazione a doppio canale 5G+Wi-Fi fornisce un’esperienza più veloce.

Il prezzo, si è detto, è da fascia medio-alta: il Reno4 Pro con 12GB di RAM e 256GB di ROM, è disponibile a 799 euro.

Agi

LG Q52 è ufficiale in Corea del Sud: il medio gamma che punta quasi tutto sulla resistenza (foto)

LG ha appena svelato un nuovo dispositivo medio gamma nel mercato di casa, ovvero in quello sudcoreano. Il nuovo smartphone si chiama LG Q52 e arriva con una scheda tecnica che ha il sapore di già vista.

LG Q52: Caratteristiche Tecniche

  • Schermo: 6,6″ HD+ 20:9, FullVision
  • CPU: MediaTek Helio P35 (MT6765) 12nm octa-core da 2,3 GHz
  • GPU: IMG PowerVR GE8320
  • RAM: 4 GB
  • Memoria interna: 64 GB espandibile (con microSD fino a 2 TB)
  • Fotocamera posteriore:
    • Principale: 48 megapixel
    • Grandangolo: 5 megapixel, FOV 115°
    • Macro: 2 megapixel,
    • Profondità: 2 megapixel
  • Fotocamera frontale: 13 megapixel
  • Connettività: 4G VoLTE, Wi-Fi 802.11 ac (2.4GHz + 5GHz), Bluetooth 5.0, GPS / GLONASS, USB Type-C (USB 3.1 Gen 1 Compatible), NFC
  • Dimensioni: 165,0 x 76,7 x 8,4 mm
  • Peso: 186 g (circa)
  • Batteria: 4.000 mAh
  • OS: Android 10
  • Altro: jack audio, LG 3D Sound Engine, MIL-STD 810G Compliance

Uscita e Prezzo

Il nuovo LG Q52 è stato annunciato per il mercato sudcoreano nella colorazione Silky White, ad un prezzo equivalente a circa 270€. Non sappiamo se LG prevede di commercializzarlo in futuro anche in Europa, torneremo ad aggiornarvi se dovessero emergere novità in questo senso.

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Instagram punta su Reels e lo sposta in primo piano nella sua app (foto)

Dopo averlo lanciato qualche giorno fa, Instagram dimostra di puntare parecchio su Reels, la sua sezione di social network che sfida apertamente il dominio di TikTok.

Infatti nelle ultime ore diversi utenti del noto social network fotografico hanno segnalato una novità nell’interfaccia dell’app: il collegamento diretto a Reels è stato portato in primo piano, proprio nella barra inferiore di navigazione dell’app, come potete vedere dallo screenshot presente nella galleria in basso. Il collegamento a Reels ha preso il posto del collegamento alla sezione di Ricerca, spostato nella barra superiore.

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La novità al momento sembra essere limitata esclusivamente agli utenti indiani di Instagram. Staremo a vedere se nelle prossime settimane verrà estesa anche agli utenti europei e a noi in Italia.

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Ecco Mi 10 Ultra, lo smartphone per il 10° anniversario di Xiaomi che punta a essere memorabile (foto)

A pensarci oggi sembra assurdo che un nome di rilievo come Xiaomi esista da solo dieci anni, eppure è così. Il 6 aprile del 2010 Lei Jun, Lin Bin e altre sei persone fondarono un’azienda che nel giro di pochissimo tempo ha saputo imporsi come un vero e proprio colosso, con attività che spaziano in tutti i campi anche al di fuori dell’hi-tech.

Rimanendo nel reame degli smartphone – probabilmente il settore in cui almeno in Occidente è più conosciuta – Xiaomi ha voluto celebrare il primo decennio di attività con il lancio di un dispositivo memorabile: Xiaomi Mi 10 Ultra. Questa speciale “commemorative edition” – come era nota in un primo momentopunta al top, al non plus ultra, e si presenta quindi con un equipaggiamento di altissimo livello.

  • Schermo: AMOLED curvo da 6,67″ Full HD+ (2.400 x 1.080 pixel) in 20:9, 394 PPI, 120 Hz (touch a 240 Hz), HDR10+
  • CPU e GPU: octa-core Qualcomm Snapdragon 865 da 2,84 GHz con GPU Qualcomm Adreno 650
  • RAM e archiviazione: 8/12/16 GB di RAM LPDDR5 e 128/256/512 GB di memoria UFS 3.1 (non espandibile)
  • Fotocamera posteriore: sensore principale da 48 MP f/1.8 + teleobiettivo 2x da 48 MP f/4.1 + teleobiettivo 5x da 12 MP f/2.0 + grandangolare a 128° da 20 MP f/2.2; autofocus PDAF/Dual Pixel, OIS
  • Fotocamera frontale: 20 MP
  • Connettività: dual SIM 5G/4G, Wi-Fi 6, Bluetooth 5.1, NFC, Dual-frequency GPS/A-GPS/GLONASS/BeiDou/Galileo, USB-C e sensore IR
  • Batteria: 4.500 mAh con ricarica rapida 120 W, ricarica wireless a 55 W ed inversa a 10 W
  • OS: Android 10 con MIUI 12
  • Dimensioni e peso: 162,38 x 75,04 x 9,45 mm e 221,8 g
  • Altro: lettore d’impronte integrato nel display, riconoscimento facciale, speaker dual-stereo, raffreddamento a liquido LiquidCool 2.0

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Mi 10 Ultra è il primo smartphone Xiaomi con refresh rate superiore a 90 Hz e il primo a supportare livelli di potenza elettrica per la ricarica impressionanti: 120 W con cavo che scendono a 55 W in wireless. Permettendo così di passare da 0% a 100% in soli 23 minuti (40 in wireless) e di caricare altri dispositivi tramite la ricarica inversa a 10 W.

Per quanto riguarda il comparto fotografico il telefono ha già fatto in tempo a impressionare i recensori di DxOMark che lo hanno incoronato il miglior smartphone per scattare fotografie e registrare video (qui potete leggere il nostro articolo). Anche a livello di potenza di calcolo Xiaomi Mi 10 Ultra non lascia niente al caso e grazie all’adozione di copiose quantità di RAM LPDDR5 e memorie UFS 3.1 è riuscito a raggiungere su AnTuTu il punteggio di 680.000.

Trattandosi di un modello speciale il telefono è disponibile in particolari colorazioni “di lusso”: Obsidian Black, Mercury Silver o Transparent Edition. I prezzi variano in base al taglio di memoria, per cui abbiamo (al cambio attuale con lo yuan): circa 650€ per 8/128 GB, circa 685€ per 8/256 GB, circa 735€ per 12/256 GB e infine circa 855€ per 16/512 GB.

“Guardando ai dieci anni passati, cosa ci ha reso orgogliosi? Abbiamo reso gli smartphone accessibili a tutti e accelerato lo sviluppo dell’Internet mobile, abbiamo collaborato con gli imprenditori che la pensano come noi e insieme abbiamo cambiato molti settori industriali, infine abbiamo aiutato molte persone a migliorare la qualità della propria vita, ad acquisire competenze, a ricevere una formazione sul lavoro, ad ampliare i propri punti di vista e le proprie possibilità, e a donare loro speranza.” ha dichiarato il CEO Lei Jun.

Chiudiamo con una nota curiosa: a quanto pare la mamma di un noto blogger orientale ha pubblicato per errore in anteprima il video hands-on del telefono, bucando l’embargo che di solito viene imposto dalle aziende in questi casi. La storia è diventata virale, al di là del contenuto stesso, e ora il blogger potrebbe trovarsi a dover rispondere pagando una penale che in questo caso arriva fino a un milione di dollari.

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Eolo chiude l’anno fiscale in forte crescita: si punta a diminuire il Digital Divide

Tempo di vacche grasse per Eolo. Il fornitore di servizi ha infatti comunicato i risultati dell’anno fiscale, caratterizzati da una crescita sostanziosa dei ricavi e dei nuovi clienti. Nell’ultimo esercizio in questione, chiuso lo scorso 31 marzo 2020, Eolo ha realizzato ricavi pari a 157 milioni di euro, registrando dunque una crescita del 24% rispetto al precedente periodo, suddivisi tra mercato Consumer (107 milioni) e mercato Business (50 milioni).

Nel corso dell’esercizio l’azienda ha totalizzato ben 98 milioni di euro in investimenti, supportati anche da un accordo di finanziamento risalente lo scorso dicembre per un ammontare complessivo di oltre 155 milioni di euro, cifra fornita da un pool di sei istituti di credito internazionali e domestici. Un ulteriore piano di investimenti da 150 milioni è stato annunciato lo scorso 12 maggio con l’obiettivo di azzerare il cosiddetto Digital Divide nelle aree del territorio italiano non ancora coperte da connessione ultraveloce.

Lo scopo, nello specifico, è quello di estendere la rete a banda ultra-larga FWA ad altri 1.500 comuni in Italia entro la fine del prossimo anno. In questo modo l’azienda andrà ad integrare ancor di più i 6000 comuni già coperti dal servizio, che da sole costituiscono il 78% delle unità abitative collocate nelle cosiddette “zone bianche”.

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Dal punto di vista del settore Business invece, Eolo ha continuato lo sviluppo dei suoi servizi dedicati, arrivando a connettere circa 70 mila unità tra imprese ed enti di pubblica amministrazione.

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Con Poco Xiaomi punta ad allargare il mercato. Dopo 2 anni ecco l’F2 Pro

Il nome, oggettivamente, non è il massimo, specie per il mercato italiano. Il brand ‘Poco’ dice, per l’appunto, poco o quasi nulla al grande pubblico italiano e sicuramente di primo acchito fa storcere il naso, ma basta pensare a chi c’è dietro – il colosso cinese Xiaomi – e a cosa ha già prodotto (uno smartphone, l’F1 che all’epoca della sua uscita, nell’estate del 2018 fu definito un ‘miglior acquisto’ per il rapporto qualità/prezzo) e già il discorso di fa più interessante.

Per Poco vale quanto già abbiamo visto con Honor e Realme: nati come spin-off di brand più noti come Huawei e Oppo per la vendita di smartphone a basso prezzo e poi diventati indipendenti con top di gamma che se non si avvicinano ai mille euro, comunque si discostano e parecchio dall’idea di low cost che aveva accompagnato la loro nascita. Con Poco Xiaomi vuole continuare a conquistare fette di mercato diversificando il portafoglio prodotti e allargando la fascia di clienti alla quale rivolgersi.

E l’ultimo uscito, l’F2 Pro, va proprio in questa direzione. Creato per gli appassionati di tecnologia, punta tutto sulle performance, ma a un prezzo più accessibile rispetto a quello di un tradizionale flagship.

La piattaforma è l’ormai collaudatissimo Snapdragon 865 con connettività 5G abbinato a un processore chip Kryo 585 octa-core e alla GPU Adreno 650. La Ram è diversificata in base alle due configurazioni: 6 giga con uno storage a 128 e 8 giga con uno storage da 256. Il prezzo è di 499 euro per la prima da 6GB+128GB e 599 euro per la seconda.

Pensato per il gaming, usa la tecnologia LiquidCool 2.0 con la più grande camera di vapore disponibile sul mercato, insieme a più lotti di grafite e grafene, per mantenere il dispositivo fresco.

Il display è un amoled da 6,67” a tutto schermo, grazie alla pop-up camera, una soluzione che altri produttori hanno abbandonato perché non garantisce la resistenza all’acqua e alla polvere e soprattutto non ha le stesse prestazioni in termini di velocità di sblocco con il riconoscimento facciale.

Il comparto fotografico è costituito da una quad camera posteriore da 64MP e la pop-up camera da 20MP con sensore Sony IMX686. L’obiettivo ultra grandangolare da 13MP è a 123 gradi, il sensore macro è da 5MP e un quello di profondità da 2MP. La registrazione video può essere a 8K e 4K.

La batteria è da 4.700 mAh con carica rapida da 30W, che può ricaricare il dispositivo al 64% in 30 minuti e al 100% in 63 minuti.

Agi

Xiaomi punta a mantenere anche nel 2020 il record per il camera-phone con più MP

La rincorsa all’aumento dei Mega Pixel nelle fotocamere degli smartphone non accenna a rallentare. Giusto un paio di giorni fa parlavamo del progetto di un nuovo fantasmagorico sensore fotografico da 600 MP, in via di sviluppo da parte di Samsung. Tuttavia questa tecnologia – in grado di vedere meglio dell’occhio umano – non sarebbe pensata per l’utilizzo sui telefoni (non in prima battuta almeno), quanto per usi in ambito medico o automotive.

“Verso l’infinito e oltre!” (cit.) Il record di MP su smartphone per il 2019 è detenuto da Xiaomi, che ha commercializzato per prima su Mi Note 10 (anche noto come Mi CC9 Pro) il sensore ISOCELL Bright HMX da 108 MP realizzato proprio da Samsung. Entro quest’anno, comunque, l’azienda coreana avrebbe in programma di lanciare un nuovo dispositivo dotato di un sensore ancora più capiente, da 150 MP.

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Ancora non ci sono ipotesi su quale modello potrebbe essere equipaggiato con questa tecnologia, ma le voci che circolano parlano di un lancio entro la fine dell’anno. Anche stavolta però Samsung potrebbe essere battuta, proprio da Xiaomi. Stando a quanto pubblicato su Weibo dal solitamente affidabile leaker Ice Universe, la società cinese sarebbe pronta a inserire il nuovo sensore sull’erede di Xiaomi Mi Note 10, previsto per gli ultimi mesi del 2020.

La corsa è comunque affollata, partecipano infatti anche Oppo e Vivo, che però non sarebbero pronti ad abbracciare la nuova tecnologia prima del 2021. Dopo la moltiplicazione del numero dei sensori, ora la moda sembra essere focalizzata sulla quantità di MP, per cui non vi stupite se vi salutiamo riportando le ultime voci in materia: Samsung potrebbe essere già al lavoro per un sensore per smartphone da 250 MP.

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