WhatsApp fa il punto sulle note vocali: ecco tutto quello che è cambiato (e cosa cambierà)

Tra le funzioni di WhatsApp più utilizzate e apprezzate dagli utenti troviamo sicuramente i messaggi vocali: nel corso degli ultimi mesi, gli sviluppatori hanno aggiunto diverse funzionalità tramite i tanti aggiornamenti in beta, e ora è arrivato il momento di fare il punto della situazione.

In un post ufficiale, WhatsApp ha dunque parlato di tutte le funzionalità che hanno arricchito le note vocali:

  • Riproduzione a 1,5x e 2x: questa è praticamente disponibile per tutti, ma WhatsApp ha comunque dichiarato che ora il rollout sarò esteso proprio a tutti gli utenti della versione stabile dell’app.
  • Riproduzione in background: di questo ne abbiamo parlato recentemente. Il player è già disponibile sulla versione stabile per iOS, ma presto arriverà anche su quella per Android.
  • Visualizzazione della forma d’onda: cambiamento estetico che era già disponibile su desktop. Anche in questo caso il rollout sarà esteso a tutti gli utenti.
  • Continua riproduzione, ovvero riprendere la riproduzione dal punto in cui ci si era fermati. Questa funzione è disponibile solo in beta ma presto arriverà per tutti gli utenti della build stabile.
  • Anteprima delle note vocali: permette di ascoltare le note vocali prima di inviarle e eventualmente di riprendere la registrazione con la funzione citata dopo.
  • Mettere in pausa e riprendere la registrazione: già disponibile per i beta tester e presto per tutti.

L’azienda ha poi parlato di quanto i messaggi vocali siano apprezzati dagli utenti:

Quando abbiamo lanciato i messaggi vocali nel 2013, sapevamo che avrebbero rivoluzionato le abitudini comunicative degli utenti. Grazie al design intuitivo, abbiamo infatti reso la registrazione e l’invio dei messaggi vocali semplice come scrivere messaggi di testo. Ogni giorno, i nostri utenti inviano in media 7 miliardi di messaggi vocali su WhatsApp, ognuno dei quali è protetto da crittografia end-to-end per la massima privacy e sicurezza.

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WhatsApp fa il punto sulle note vocali: ecco tutto quello che è cambiato (e cosa cambierà)

6G, grafene e droni intelligenti: il punto sulla ricerca di Ericsson in Italia

AGI – Tre centri di ricerca e sviluppo dove si fa sperimentazione sulle tecnologie legate al settore broadband, in cui si testano modalità di trasmissione dati che poggiano sui nuovi materiali e sulla fotonica. Dove soprattutto si lavora ai nuovi servizi legati al 5G, le reti superveloci di nuova generazione, e anche al 6G, “tecnologia che sarà in grado di abilitare il cosiddetto Internet dei sensi. Ogni volta che c’è una transizione tecnologica la domanda è sempre la stessa: che cosa ne faccio? Per questo è importante lavorare sui servizi che le nuove tecnologie possono offrire”. Parola di Alessandro Pane, Direttore Ricerca e Sviluppo di Ericsson in Italia.

Proprio della compagnia svedese stiamo parlando, che la scorsa settimana ha tenuto il suo annuale Ericsson R&D Day: 700 ricercatori per fare il punto sui risultati e gli sviluppi dei tre centri ricerca della compagnia: Genova, Pisa e Pagani (in provincia di Salerno).

“Si tratta di realtà vicine ai centri di ricerca e alle Università” ha detto sempre Pane. Che vuol dire dialogare con il territorio. E con le aziende. Perché fondamentale è “l’ancoraggio con il territorio e la collaborazione con startup e PMI innovative”. 

La trasmissione fotonica e l’uso del grafene 

Intanto, dall’incontro sono emersi anche alcuni dati, utili per capire su che settori sta investendo la compagnia svedese. Parliamo di “brevetti sull’uso di materiali nuovi come il grafene, che ha caratteristiche superiori al silicio e performance migliori anche in termini di sostenibilità”.

Parliamo di brevetti sulla “sicurezza. Il cloud è sì molto flessibile, ma aumenta la vulnerabilità della rete su attacchi hacker e malevoli” e di “brevetti con sistemi che includono Machine Learning e Artificial Intelligence per far sì che la macchina impari quali siano gli eventi considerati malevoli, filtri gli attacchi e collabori con gli umani”. Brevetti? Sì c’è anche un numero. 750 in vent’anni (1 ogni 10 giorni). 

Tecnologie per tutti

Parliamo di 5G e 6G, di tecnologie che sanno di futuro, che affascinano anche. Già ma quando saranno tra noi? Di sviluppo a ‘macchia di leopardo’ ha parlato Pane. Il gaming ad esempio è uno dei settori più avanzati in questo senso.

“Altri settori, come il medicale, avanzano. In pochi anni inizieremo a vedere un utilizzo del 5G importante”. Qualche esempio? Pane ha parlato di “ambulanze intelligenti. Già con una chiamata al 118 il paziente fornirà i suoi dati biometrici del momento prima di arrivare in ospedale, dando al medico suggerimenti utili. Spero – ha detto anche – che ci sia una spinta su digitalizzazione, industria, e sostenibilità. Non possiamo aspettare: sono progetti che, dato il PNRR, dobbiamo realizzare”.

Qui Genova, droni per il monitoraggio delle strade 

Nell’ambito del progetto “5G SmartG”, per infrastrutture stradali sicure a Genova, i ricercatori di Ericsson hanno equipaggiato con tecnologia 5G un drone per il monitoraggio da remoto di strade e ponti e la raccolta di informazioni.

Nello specifico si sfruttano le caratteristiche di bassa latenza ed elevata capacità di trasmissione di video HD di una rete 5G commerciale e avanzati algoritmi per l’Intelligenza Artificiale. E l’innovazione? Il drone ha modulato la capacità di trasmissione dati in base a quanto rilevato, «poi grazie alla blockchain abbiamo garantito che la trasmissione dei dati avvenisse in modo non hackerabile.

Qui Torino: l’orchestra allineata grazie al 5G

A Torino è andato in scena il primo concerto 5G itinerante al mondo. Musicisti e attori si sono esibiti da punti diversi della città di Torino, tra cui Palazzo Madama e Piazza Castello, dando vita ad un’esibizione artistica sincronizzata.

La rete 5G ha garantito in modo costante alte velocità e bassissime latenze, per assicurare una trasmissione contemporanea di diversi flussi video in alta definizione dalle videocamere alla regia centrale. La copertura 5G all’interno di Palazzo Madama è stata realizzata attraverso una progettazione personalizzata e con apparati non invasivi, coprendo tutta l’area senza alcun impatto estetico. 

Qui Ferrara: il servizio di lettura a distanza

Il progetto si chiama The Storytellers Project e ruota attorno ad uno strumento dedicato ‘ai bambini’. Di fatto si tratta di “raccontare una fiaba in modo innovativo grazie ad una sorta di ‘campana’ che genera una richiesta di informazione che viaggia sulla Rete in 5G, in sicurezza. Il bambino si collega con i volontari che raccontano la storia al bambino. La campana può accompagnare inoltre il bambino che può essere seguito nello studio e nei giochi”.

Come funziona? Il bambino prende in prestito dalla biblioteca la “campana”, il suo nome è Storybell, che potrà suonare quando desidera ascoltare una storia. In questo modo una telefonata viene indirizzata ai lettori disponibili, fino a quando il primo risponde e diventa lo “storyteller” di quel bambino, per quella lettura. Da quel momento le persone possono parlarsi in tempo reale attraverso la campana. Il progetto mira a supportare le relazioni intergenerazionali e ha ricevuto fondi dal progetto europeo Designscapes per lo sviluppo dell’idea e la prototipazione. 

Qui Castel Volturno: sport, inclusione e 5G 

Tam Tam Basketball è un’associazione no-profit, formata da figli di immigrati nati in Italia ma privi di cittadinanza. Lo scopo dell’associazione dilettantistica sportiva di Castel Volturno, gestita dall’ex cestista Massimo Antonelli, è generare un impatto positivo sulla vita dei ragazzi e delle ragazze, con una particolare attenzione all’inclusione sociale attraverso lo sport.

I ricercatori Ericsson di Genova e Pagani hanno messo in campo le loro competenze in ambito analytics e trasmissione dei dati su rete cellulare per rilevare i principali parametri fisiologici dei giocatori, così come i dati relativi ai movimenti, alla postura e ai tiri a canestro. I dati, rilevati tramite una pettorina dotata di sensori e videocamere HD, vengono trasmessi a un’infrastruttura edge cloud tramite rete 5G, quindi processati e visualizzati in una dashboard che permette ai giocatori di monitorare le proprie prestazioni e migliorarsi costantemente.

Qui Lioni (Avellino): il progetto borgo 4.0

Il progetto Borgo 4.0 è un progetto di Smart City in corso a Lioni, in provincia di Avellino, dove sorgerà un laboratorio di sperimentazione tecnologica per la smart mobility in ambiente reale. Qui parliamo di soluzioni, ha spiegato sempre Pane, “di industria 4.0 e anche di una area di ricerca civile: con sistemi di controllo del territorio, di sicurezza, prevenzione e monitoraggio utilizzando IoT. La sicurezza degli oggetti e delle persone è fondamentale per rendere questi progetti utilizzabili all’interno di una comunità – ha detto ancora il Direttore Ricerca e Sviluppo di Ericsson in Italia – è il nostro next to come”.


6G, grafene e droni intelligenti: il punto sulla ricerca di Ericsson in Italia

Facciamo il punto della situazione: ecco cosa è successo a novembre su Stadia

Un altro mese è passato e come di consueto ci ritroviamo qui per riportarvi quelle che sono state le novità che Google ha introdotto nel suo servizio di cloud gaming Stadia durante tutto il suo corso. 

A novembre la libreria Stadia Pro ha raggiunto i 40 giochi: un mix di titoli open world, giochi sportivi, avventure attraverso nuovi mondi e molto altro, a cui tutti gli abbonati possono giocare, compresi i titoli appena aggiunti come Saints Row IV: Re-Elected, Hundred Days – Winemaking Simulator e Wavetale.

Tra gli altri nuovi titoli inseriti nello store servizio citiamo anche Just Dance 2022, Rayman LegendsFarming Simulator 22.

Inoltre, quello appena passato è stato il mese che ha segnato un importante traguardo: i due anni di Stadia. Le vendite di Stadia Premiere Edition hanno aiutato i giocatori a estendere il gameplay ai loro televisori e le offerte del negozio Stadia hanno offerto successi come Far Cry 6 o FIFA 22 a un prezzo inferiore.

Dallo scorso anno sono stati inseriti nel negozio oltre 120 giochi, tra cui:

  • 10 giochi, prove e demo gratuiti per qualsiasi giocatore Stadia, come Immortals Fenyx Rising, Riders Republic e Crayta;
  • 19 titoli, tra cui HITMAN 3 e HUMANKIND, che hanno aggiunto funzionalità come State Share o Stream Connect
  • Altri prodotti esclusivamente giocabili su Stadia, come Wavetale, Hello Engineer, Outcaster e PixelJunk Raiders.

A ciò bisogna anche aggiungere l’arrivo di una nuova funzionalità. Ora infatti gli utenti possono condividere le proprie acquisizioni e stati di gioco con altri e vedere altri contenuti della community per i titoli a cui giocano.

Sintetizzando, i nuovi contenuti lanciati su Stadia a novembre sono stati:

  • Farming Simulator 22
  • Hunting Simulator 2
  • Just Dance 2022
  • Rayman Legends
  • Saints Row IV: Re-Elected
  • The Jackbox Party Pack 8
  • Wavetale

 

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Facciamo il punto della situazione: ecco cosa è successo a novembre su Stadia

A che punto è il 5G: nessuno dice sì a Huawei, tutti dicono no a Trump

Trump non è ancora riuscito a convincere nessuno. Nel giro di due giorni, il presidente degli Stati Uniti ha incassato due sberle sul 5G. Non che i sospetti si siano dissolti ma Gran Bretagna prima e Unione europea poi, pur introducendo alcune limitazioni e raccomodando controlli stringenti, lo hanno detto con chiarezza: non c’è un bando di Huawei. A oggi, quindi, solo due Stati hanno escluso il gruppo cinese: Stati Uniti e Australia.

Il rapporto tra Ue e singoli Stati

Le raccomandazioni Ue non risolvono di colpo il puzzle europeo. Come spiega la Commissione, sono “gli attori del mercato” a essere “in gran parte responsabili dell’implementazione sicura del 5G”. E sono sempre gli Stati membri i “responsabili della sicurezza nazionale”. Tuttavia, si rende necessaria una maggiore armonizzazione, perché lo sviluppo delle nuove reti “è una questione di importanza strategica per l’intero mercato unico e la sovranità tecnologica dell’Unione”. Nelle 45 pagine del documento, Huawei viene citata solo in una nota a margine. Così come non si scrive mai “Cina”.

Nelle Faq che accompagnano la pubblicazione, però, la posizione viene condensata in poche righe. Domanda: l’Ue “affronta il rischio di interferenza da un Paese terzo?”. Risposta: sì, “affronta tutti i rischi identificati, compresi quelli relativi all’interferenza di un Paese terzo attraverso la catena di approvvigionamento del 5G”. Ma “non si rivolge a nessun fornitore o Stato in particolare”. Non sono escluse “restrizioni rilevanti per i fornitori considerati ad alto rischio”, ma devono arrivare dopo “una valutare del profilo di rischio” basato su “criteri stabiliti” e “coordinati” a livello europeo. Tradotto: questo documento non blocca Huawei e Zte. E se qualcuno vorrà bandire le compagnie dovrebbe farlo in base a prove chiare (che al momento – e questo è sempre stato un punto cavalcato da Shenzhen – neppure Trump ha ancora fornito).

Gran Bretagna, il gran rifiuto di Johnson

Neppure la Gran Bretagna ha detto sì a Huawei. Come l’Europa, al momento, non lo ha escluso. Londra, però, ha già definito dei limiti più chiari: il gruppo cinese è riconosciuto come “fornitore ad alto rischio”. Uno status che non gli consente di costruire elementi nel cuore della rete britannica e proibisce che superi una quota del 35% nella fornitura di quelli periferici (come le antenne).

La posizione di Londra è il risultato di un lungo processo d’indagine. Lo scorso giugno, il direttore tecnico del National Cyber Security Center di Londra aveva definito “scadente” la sicurezza di Huawei. Alto rischio sì, quindi, ma niente bando integrale, nonostante alcuni funzionari del governo statunitense avessero premuto fino all’ultimo (con tanto di volo a Londra) per convincere Boris Johnson.

Italia: la linea Patuanelli

Il governo italiano ha detto e ripetuto di essere certo dell’impianto normativo costruito in questi mesi. Huawei e Zte non si toccano. La costituzione del Centro di valutazione e certificazione nazionale e l’istituzione del Golden Power sarebbero sufficienti. Intervistato da La Stampa poco prima di Natale, il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli aveva spiegato che Huawei offre “soluzioni migliori ai prezzi migliori”. E che “con le giuste garanzie, la possibilità d’accesso non si discute”.

Parole che avevano fatto parecchio discutere perché snobbavano il parere del Copasir (il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), che pochi giorni prima aveva raccomandato di “considerare molto seriamente” l’esclusione delle aziende cinesi dalla fornitura di reti 5G perché riteneva “fondate” le preoccupazioni sulla sicurezza nazionale. Patuanelli ha confermato la propria posizione il 28 gennaio, in un’audizione alla Commissione lavori pubblici.

Per il ministro, la normativa italiana sarebbe “un riferimento” in Europa. “Riteniamo che si possa tenere assieme l’esigenza di tutelare al massimo la sicurezza nazionale e dall’altro garantire agli operatori privati di poter avere accesso a tutte le forniture anche dai Paese extra Ue”. Cioè Huawei e Zte.

Germania e Francia

Angela Merkel si trova all’incrocio di diverse spinte contrapposte, sia politiche (interne e internazionali) che economiche. Bandire Huawei comporterebbe un irrigidimento dei rapporti con Pechino, ma Trump spinge per il divieto. Merkel si è sempre mostrata scettica nei confronti del bando, ma la frangia conservatrice della coalizione di governo la pensa diversamente.

Deutche Telekom e diverse case automobilistiche hanno ripetuto che vietare le forniture cinesi vorrebbe dire ritardare lo sviluppo del 5G in Germania. Ma la Bdi (la Confindustria tedesca) non si è detta contraria perché la priorità è evitare “interferenze” da parte della Cina. La discussione è aperta.

La Francia ha detto chiaramente di non voler seguire la posizione di Trump. Si è detta “vigile” sulla sicurezza, senza però bandire Huawei e Zte. Il governo conserva però il potere di veto sui progetti 5G proposti dagli operatori. Al momento, Orange (leader del mercato e partecipato dallo Stato) non usa Huawei in Francia ma sfrutta la fornitura cinese in Spagna e Polonia. Altri operatori francesi sono invece clienti del gruppo di Shenzhen.

Gli altri Paesi europei

Belgio. Un’inchiesta belga compiuta all’inizio del 2019 non aveva trovato prove sufficienti per escludere gli operatori cinesi dalla rete 5G. Pochi giorni fa, però, il ministro delle Telecomunicazioni Philippe De Backer ha riferito in Parlamento a proposito di una nuova raccomandazione dei servizi di sicurezza: dovrebbe essere “limitato” l’acquisto di componenti da “fornitori inaffidabili”.

Norvegia. A settembre la Norvegia ha dichiarato di non voler escludere Huawei. Il primo ministro, Nikolai Astrup, ha spiegato a Reuters di avere “un dialogo positivo con le compagnie”. “Nessuno verrà bandito dalla Norvegia”, ma “spetta agli operatori scegliere i loro fornitori”. Telenor, controllata dallo Stato, ha scelto la svedese Ericsson per lo sviluppo delle nuove reti. È reduce da una collaborazione decennale con Huawei sul 4G.

Olanda. Il governo ha varato una task force (che comprendeva anche gli operatori Tlc) per capire quanto i rischi fossero fondati. Risultato dell’indagine: i dubbi ci sono, ma il Paese sarebbe in grado di offrire “sufficienti risposte alle minacce”. Saranno pretesi “standard elevati” nella catena di fornitura. Ma niente bando.

Polonia. La Polonia sta studiando una nuova regolamentazione sulla sicurezza nazionale. Secondo i programmi, dovrebbe essere pronta a febbraio. Stando alle dichiarazioni del governo, non dovrebbe esserci alcun divieto nei confronti dei gruppi cinesi, ma norme più o meno rigide a seconda che si tratti di infrastrutture strategiche e periferiche.

Portogallo. A dicembre il governo ha fatto sapere al segretario di Stato Usa Mike Pompeo che non avrebbe bandito Huawei, preferendo la via della vigilanza nazionale e dell’obbedienza alle direttive europee. Il principale operatore del Paese, Altice Portugal, collabora con Huawei.

Spagna. In Spagna non c’è una forte spinta all’esclusione dei gruppi cinesi. Il gruppo Telefonica ha però annunciato a dicembre che ridurrà (ma non azzererà) gli acquisti da Huawei per lo sviluppo delle parti più sensibili della propria rete. La compagnia ha spiegato però che si tratterebbe di una scelta “esclusivamente tecnica”. Quindi non originata da ragioni di sicurezza: la fornitura verrà diversificata per evitare che un solo partner abbia troppo peso (che poi è un’altra delle raccomandazioni europee).

Ungheria. Per l’Ungheria “non ci sono prove” dei rischi legati a Huawei. A novembre il ministro degli Esteri Peter Szijjarto ha approfittato di un evento in Cina per annunciare che Huawei sarà coinvolto nello sviluppo delle rete 5G.  

Agi