La famiglia Vivo X60 detiene un primato assoluto in tema fotografico, ecco quale (foto)

Vivo è una delle azienda cinese produttrici di smartphone che più è attiva nell’ultimo periodo, e sta preparando il lancio della sua nuova serie di top di gamma, la famiglia Vivo X60.

Alla fine dello scorso anno Vivo si è lanciata ufficialmente nel mercato italiano, pertanto i dispositivi che sta preparando ci interessano da vicino. Nelle ultime ore sono trapelati interessanti novità sulla serie Vivo X60, che includerà un modello standard, Vivo X60 Pro e X60 Pro+, che già conosciamo dopo il lancio avvenuto per il mercato cinese. Tra pochi giorni tali dispositivi debutteranno a livello globale e arriveranno con una novità assoluta per il settore smartphone, che riguarda il comparto fotografico.

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La novità consisterà nell’implementazione della tecnica chiamata pixel shift per il comparto fotografico. Questo algoritmo è già usato in macchine fotografiche DSLR ma finora non è mai stato implementato su smartphone. Le immagini che vedete in galleria mostrano brevemente in cosa consiste e perché sarebbe migliore delle attuali tecniche impiegate dagli altri smartphone: finora infatti le fotocamere degli smartphone si sono basate sul pattern Bayer, per il quale ogni pixel include una matrice di sotto pixel in grado di essere sensibili a un solo colore, non equamente ripartiti tra verde, blu e rosso (perché l’occhio umano è più sensibile al verde), una procedura che implica delle imperfezioni perché per colmare i gap che vedete tra sotto pixel è necessaria un’interpolazione software.

Pertanto, quanto scattato dalle attuali fotocamere degli smartphone è frutto anche di interpolazione, non per forza sempre corrispondente all’immagine reale. La serie Vivo X60 invece potrà contare sul pixel shift: questo implica appunto uno shift, sia in senso verticale che in senso orizzontale, della matrice di sotto pixel in modo da non dover ricorrere all’interpolazione per realizzare digitalmente l’immagine che “vede” il sensore. Per farlo è necessario che lo smartphone scatti più foto della stessa scena, rapidamente in modo che l’utente non avverta tale procedura.

Vivo ancora non ha condiviso i dettagli sulla nuova tecnica che ha implementato sui suoi X60, ma i risultati dovrebbero corrispondere a degli scatti con maggiori dettagli e tonalità maggiormente fedeli. Qui sotto trovate un esempio della resa del pixel shift sulla Alpha 7R IV di Sony.

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La famiglia Vivo X60 detiene un primato assoluto in tema fotografico, ecco quale (foto)

Samsung e l’anello dal quale non vorrete separarvi: sarete letteralmente voi a ricaricare lo smartphone (foto)

Sul fronte dei brevetti tecnologici spesso vediamo delle idee particolarmente innovative ma forse quello che state per leggere non l’avete ancora immaginato. La novità arriva da Samsung e riguarda il settore della ricarica wireless.

Quello che vedete nelle immagini in galleria è un anello che dovrebbe essere in grado di ricaricare in modalità wireless il vostro smartphone. L’idea di Samsung è stata brevettata recentemente e il suo aspetto più interessante riguarda la fonte della ricarica: l’anello infatti sarebbe in grado di immagazzinare energia proveniente dal corpo dell’utente che lo indossa, ad esempio attraverso il suo movimento, attraverso il calore generato dal suo corpo e dalle sollecitazioni meccaniche che imprime all’anello.

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Le bobine che vediamo implementate all’interno della struttura dell’anello servirebbero alla trasmissione dell’energia per la ricarica in modalità wireless. L’idea di Samsung non si limita alla struttura dell’anello: il produttore sudcoreano azzarda che questa tipologia di ricarica potrebbe essere implementata in oggetti quotidiani più grandi, come bracciali e occhiali.

Chiaramente si prospettano diversi limiti tecnici per l’idea di Samsung: il brevetto non affronta la questione della capacità implementata nell’anello, date le sue ridotte dimensioni. Al momento non è noto se Samsung prevede la sua produzione in vista di un’eventuale commercializzazione. Vi terremo aggiornati sui prossimi sviluppi.

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Samsung e l’anello dal quale non vorrete separarvi: sarete letteralmente voi a ricaricare lo smartphone (foto)

Samsung Galaxy Note 20 vs Note 20 Ultra vs Note 10+: quale scegliere? (foto e video)

Dopo aver recensito Samsung Galaxy Note 20 abbiamo deciso di realizzare anche un video dove raccontiamo tutte le differenze fra questo modello e Galaxy Note 20 Ultra 5G. Ci siamo però rapidamente resi conto che in questo 2020 il secondo modello sarebbe risultato decisamente più appetibile, quasi senza appello, nonostante il prezzo decisamente superiore. Abbiamo quindi scelto di aggiungere un terzo “concorrente” al confronto: Samsung Galaxy Note 10+ del 2019.

Quello che dimostreremo è come Galaxy Note 20 non sia un acquisto particolarmente sensato, al netto di qualche ottima offerta. Rispetto a Galaxy Note 20 Ultra sono troppe le differenze e il prezzo è comunque troppo alto per il prodotto proposto. Al tempo stesso però chi volesse risparmiare qualcosa potrà ancora optare per Galaxy Note 10+ che batte il modello del 2020 su alcuni fattori, come RAM, memoria espandibile e qualità costruttiva (in buona parte i motivi per cui gli abbiamo preferito Note 20 Ultra 5G). Il tutto spendendo meno. Se però gli schermi curvi non fanno per voi potrete anche pensare ad un Note 10 Lite.

SCHEDE TECNICHE: Note 20 vs Note 20 Ultra 5G

Vi lasciamo quindi al nostro confronto video dove facciamo una più completa disamina dei prodotti e capiamo i punti forti dei vari modelli.

Video

Foto

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Dropbox introduce il suo Password Manager che ha una marcia in più rispetto agli altri, ecco quale

Dropbox ha appena compiuto un importante ma silente passo lanciando un nuovo Password Manager per iOS e Android, sebbene per entrambe le piattaforme l’accesso è attualmente ristretto.

Il nuovo Password Manager di Dropbox fa tutto quello che ci si aspetta da un gestore delle password, offrendo la possibilità all’utente di memorizzare tutte le credenziali di accesso ai vari siti dove è registrato. Il tutto è ovviamente condito dall’implementazione della crittografia end-to-end, la quale non permette nemmeno agli stessi server di Dropbox di accedere alle password memorizzate. Questo scongiura il pericolo di violazione delle password anche nel caso in cui i server venissero violati.

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Ma Dropbox ha voluto fare di più e ha implementato il livello di sicurezza a conoscenza zero, cosa significa? Nella pratica, nessuna terza persona può visualizzare la password di login al servizio di gestione password, nemmeno Dropbox stessa. In tal caso, l’ipotetica violazione dei server dell’azienda non metterebbe a rischio nemmeno la password di login. Come è possibile realizzare qualcosa del genere? Sfruttando il principio di dimostrazione a conoscenza zero.

Per avere un esempio pratico: si immagini una persona che distingue i colori e una persona daltonica per cui il rosso e il verde sono indistinguibili. Per convincere la persona daltonica che due palline, delle quali una è rossa e l’altra è verde, sono diverse si lascia questa persona nascondere le palline dietro la schiena e successivamente proporne solo una all’altra persona che distingue i due colori: effettuando diverse prove e chiedendo se la pallina è stata scambiata o meno, la persona daltonica si convincerà che le palline sono diverse perché sarebbe impossibile per l’altro rispondere sempre correttamente affidandosi al caso (che corrisponde al 50% di probabilità di successo).

Il nuovo Password Manager di Dropbox è attualmente disponibile solo su invito per gli utenti Android e iOS. Secondo alcune indiscrezioni trapelate online la sua versione pubblica dovrebbe arrivare esclusivamente per chi possiede un piano di archiviazione a pagamento. Staremo a vedere.

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