Secondo voi quali sono i 10 film originali Netflix più popolari?

Netflix ha molti film nel proprio catalogo, tanto che spesso è difficile scegliere cosa guardare (ma presto potrebbe arrivare un aiuto molto particolare). Ci sono però delle produzioni che dopo il lancio diventano molto popolari, calamitando maggiormente l’interesse del pubblico. Tra questi, alcuni prodotti originali Netflix hanno attirato l’attenzione.

Ma quali sono stati i migliori? È la stessa Netflix a dircelo (grazie ad un report di Bloomberg), pubblicando una Top 10 dei film originali Netflix più visti durante le prime 4 settimane dopo il lancio. Non vogliamo farvi alcuno spoiler, quindi vi lasceremo direttamente la lista qui sotto: quali di questi avete visto?

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  1. Extraction: 99 milioni
  2. Bird Box: 89 milioni
  3. Spenser Confidential: 85 milioni
  4. 6 Underground: 83 milioni
  5. Murder Mystery: 73 milioni
  6. The Irishman: 64,2 milioni
  7. Triple Frontier: 63 milioni
  8. The Wrong Missy: 59 milioni
  9. The Platform: 56,2 milioni
  10. The Perfect Date: 48 milioni

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Brava Motorola, Edge+ scatta meglio di Pixel 4 secondo DxOMark (video e foto)

DxOMark è l’azienda francese che da diverso tempo testa i comparti fotografici, e non solo, dei principali smartphone Android e iOS in commercio fornendo dei giudizi spesso presi come riferimento dai produttori di dispositivi e dagli utenti. Anche per l’attuale top di gamma Motorola, l’Edge+, è giunto il momento di passare sotto la lente d’ingrandimento di DxOMark e il risultato è sicuramente soddisfacente: Edge+ ha conseguito una valutazione finale pari a 113 punti, leggermente sopra il punteggio conferito al Pixel 4 di Google ma comunque abbastanza lontano dalla vetta della classifica dominata da P40 Pro+.

Il comparto fotografico di Motorola Edge+ ha ricevuto una valutazione parziale pari a 119 punti. Tra gli aspetti positivi sono stati elencati il livello di dettaglio, il controllo del rumore, l’accuratezza nella gestione dell’esposizione e nel bilanciamento del bianco e le ottime performance del sensore grandangolare. Tra quelli negativi sono stati annotati le non ottime performance in fase di zoom, la non perfetta stima della profondità e il range dinamico che potrebbe essere più ampio.

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Il comparto video di Motorola Edge+ ha ricevuto una valutazione parziale di 101 punti. Note positive sono state spese per l’accuratezza dell’esposizione, l’alto livello di dettaglio in tutte le condizioni di registrazione, il controllo del rumore e per l’efficacia dell’autofocus sui soggetti in movimento. Peccato per alcuni artefatti visivi in condizioni di registrazione al chiuso e per l’inefficacia della stabilizzazione durante la camminata.

Per ulteriori informazioni sui test condotti vi suggeriamo di leggere il report completo disponibile sul sito ufficiale di DxOMark, dove troverete anche diversi esempi e confronti condotti su iPhone 11 Pro Max, Xiaomi Mi 10 Pro e Galaxy Note 10+. Qui sotto invece trovate un riepilogo grafico dei test effettuati su Motorola Edge+.

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Gli smartphone top tra i top secondo DxOMark: dominio totale di Android, in veste molto asiatica

DxOMark è l’azienda francese specializzata nel campo della fotografia che nel tempo è diventata un’autorevole voce nell’ambito del testing dei dispositivi mobili in termini di comparto fotografico e audio. Nell’ultimo anno l’azienda, oltre a testare le fotocamere posteriori di tantissimi smartphone Android e Apple, ha messo in campo altrettanto approfonditi test per le fotocamere anteriori e per i comparti audio degli smartphone.

Questa è la parte dell’anno in cui DxOMark tira le somme, incoronando i dispositivi che si sono distinti maggiormente tra i migliori che sono stati testati. Andiamo a vedere insieme quali sono stati.

Comparto fotografico

Migliori per fotografia

VincitoreSecondi classificati
Huawei P40 Pro Honor 30 Pro Plus

Huawei Mate 30 Pro 5G

 

Migliori per video

VincitoreSecondi classificati
Huawei P40 Pro Honor 30 Pro Plus

Xiaomi Mi 10 Pro

 

Miglior grandangolo

VincitoreSecondi classificati
Samsung Galaxy S20 Ultra Samsung Galaxy S20 Plus

Samsung Galaxy Note 10 Plus

 

Migliore per scatto notturno

VincitoreSecondi classificati
Huawei P40 Pro Honor V30 Pro

Honor 30 Pro Plus

 

Migliore per lo zoom

VincitoreSecondi classificati
Huawei P40 ProXiaomi Mi 10 Pro

 

Migliore per bokeh

VincitoreSecondi classificati
Samsung Galaxy Note 10+ 5G Honor V30 Pro

Samsung Galaxy S20 Ultra

Comparto fotografico anteriore

Migliore per fotografia

VincitoreSecondi classificati
Huawei P40 ProHuawei Nova 6 5G

Samsung Galaxy S20 Ultra

 

Migliore per video

VincitoreSecondi classificati
Huawei P40 Pro Samsung Galaxy S20 Ultra

Samsung Galaxy Note 10+ 5G

Comparto audio

Migliore in riproduzione

VincitoreSecondi classificati
Xiaomi Mi 10 Pro Huawei Mate 20 X

OPPO Find X2 Pro

 

Migliore in registrazione

VincitoreSecondi classificati
Honor V30 Pro Huawei Mate 30 Pro 4G / 5G

Xiaomi Mi 10 Pro

Come avrete intuito dai diversi podi evidenziati da DxOMark, il dominio dei dispositivi Android è praticamente totale secondo i test effettuati dal team francese. In particolare, produttori come Huawei, Honor, Xiaomi e Samsung dominano la scena: d’altronde sono gli stessi produttori che investono maggiormente nel campo fotografico.

Per ulteriori dettagli e informazioni sui test effettuati da DxOMark, con relativi approfondimenti sui punteggi assegnati a ogni comparto, vi rimandiamo ai link alla fonte.

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La relazione tra uomo e robot, secondo Civiltà cattolica

Gunther Anders, discepolo di Heidegger, definiva l’uomo antiquato, obsoleto, perché l’avvento della tecnica ha permesso di svolgere ogni compito molto meglio di quanto lo facesse un umano. Con il digitale si ripropone un interrogativo vecchio con risvolti inediti. Fino a che punto il transumanesimo o postumanesimo permette alla tecnica di modificare la natura dell’uomo? Quali i punti di forza e quali ‘controindicazioni’, se lo chiede in un articolo intitolato “Uomo e macchina: una relazione inedita” che verrà pubblicato a breve su La Civiltà Cattolica, Giovanni Cucci, gesuita, docente di filosofia e psicologia all’Università Gregoriana di Roma e scrittore.

“La polarità che aveva caratterizzato l’era industriale – homo sapiens/homo faber – sarebbe sostituita da una più radicale polarità, tra homo e cyber. Uomo e macchina giungono ad avvicinarsi sempre più, fino a fondersi in un essere ibrido o a porre in atto nuovi tipi di unioni, capaci di superare i limiti posti dall’altro/a”, scrive Cucci.

Fra le molteplici opportunità offerte dalla rivoluzione digitale, si prospetta che le macchine “possano offrire anche un supporto terapeutico, venendo in aiuto alle ataviche difficoltà di comunicazione e relazione dell’essere umano. La consapevolezza di avere a che fare con una macchina priva di emozioni può costituire un vantaggio non secondario, capace di vincere possibili resistenze e chiusure. È il motivo alla base del successo di molte proposte di programmi di psicoterapia informatica”.

L’assenza di giudizio consente di rivelare anche gli aspetti più dolorosi e negativi di sé. E’ questo ad esempio il caso dei pazienti di un centro per alcolisti che intervistati tramite un computer tendevano a riferire un consumo di alcool del 30% superiore a quello riferito dai pazienti intervistati vis-à-vis. Anche i problemi sessuali sono più facili da raccontare a un computer piuttosto che a uno psichiatra. Negli Usa e in Giappone hanno già fatto la loro comparsa i domestici elettronici che forniscono l’opportunità di tenere compagnia agli anziani (e non solo) provvedendo a ogni loro necessità, di giorno e di notte. “Essi sono sempre disponibili ed efficienti, non conoscono le instabilità di umore e i capricci degli umani, sanno essere fedeli, sono obbedienti e non invecchiano; mantengono inalterati canoni di bellezza e armonia tecnicamente perfetti, che invece uomini e donne vedono inesorabilmente sfuggire”.

Alcuni, osserva Cucci, “ipotizzano che ben presto i robot potranno essere un aiuto importante per sopperire alle insoddisfazioni affettive e sessuali di uomini e donne frustrati a motivo della solitudine, delle inibizioni o delle troppe delusioni”.

Delegare a un robot l’ambito delle relazioni “può tuttavia risultare molto rischioso, anzitutto per chi, come i bambini, necessita della dimensione calda dell’attaccamento, propria della corporeità”. La psicologa Sherry Turkle, studiando l’interazione con gli ultimi ritrovati tecnologici, invita a un bilancio critico, rispettoso della complessità, capace soprattutto di ricomprendere possibili vantaggi e costi di tali innovazioni, specie per i più piccoli: “L’attaccamento dei bambini fa capire non solo ciò che offrono i robot, ma anche ciò che manca ai bambini. In questo studio sembra che a molti manchi ciò di cui più hanno bisogno: genitori che si occupino di loro, e la sensazione di essere importanti. I bambini immaginano macchine sociali come supplementi di coloro che mancano nella loro vita; a volte quando le macchine falliscono, è il momento di riconsiderare le perdite passate. Ciò che chiediamo ai robot ci indica ciò di cui abbiamo bisogno”.

Ma qual è il prezzo da pagare? Per la Turkle il rischio è quello di rinunciare alla complessità, un aspetto essenziale della vita, espressione della dimensione più vera e profonda di sé. “Per non soffrire, ci si imprigiona in una tranquillità artificiale, senza mai mettersi in discussione. Sentirsi bene non è la misura di tutte le cose: ci si può sentire bene per motivi sbagliati. E se un compagno robot ci facesse sentire bene, ma togliendoci qualcosa?”. E ancora: “Quale tipo di relazione con le macchine è possibile, auspicabile o etico? Avere una relazione d’amore significa assaporare le sorprese e le difficoltà nel guardare il mondo dalla prospettiva di un’altra persona, plasmata da storia, biologia, traumi e gioie. I computer e i robot non hanno queste esperienze da condividere”.

Agi