L’audio spaziale di Google sui Pixel: app e smartphone supportati

Giusto qualche ora fa Google ha rilasciato il nuovo aggiornamento Feature Drop di dicembre per i suoi Pixel supportati, il quale include diverse novità interessanti. Ne abbiamo parlato in questo articolo. Tra queste troviamo l’audio spaziale per i Pixel e Pixel Buds Pro.

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Per audio spaziale si intende un’esperienza audio immersiva, che si rivela molto coinvolgente soprattutto nell’ascolto di contenuti in cui sono presenti diverse fonti audio, come ad esempio accade nei film. La novità arriverà a gennaio, secondo quanto riferito da Google, su Pixel Buds Pro. Ora andiamo a vedere quali sono gli smartphone e le app con le quali sarà possibile godere dell’audio spaziale.

Modelli di smartphone supportati

  • Pixel 6
  • Pixel 6 Pro
  • Pixel 7
  • Pixel 7 Pro

App supportate

  • Netflix
  • YouTube
  • Google TV
  • HBOMax

L’audio spaziale sarà disponibile per coloro che accederanno a contenuti, con le app sopra elencate, compatibili con traccia audio 5.1 È importante chiarire che l’audio spaziale sarà disponibile sui modelli di smartphone elencati indipendentemente dall’utilizzo di Pixel Buds Pro, ovvero sarà disponibile con gli speaker audio degli smartphone. Per abilitarlo sarà necessaria la seguente procedura nelle impostazioni di Android (le voci ancora non risultano presenti perché la novità arriverà da gennaio):

  1. Aprire le Impostazioni.
  2. Tap su Suoni e vibrazione –> Spatial Audio.
  3. Attivare Spatial Audio

Parallelamente lo stesso audio spaziale sarà disponibile per coloro che usano Pixel Buds Pro con le app citate e con i modelli di Pixel elencati. Nello specifico sarà possibile accedere all’audio spaziale con tracking dei movimenti della testa, il che renderà l’esperienza ancora più immersiva. Per abilitarlo sarà necessario:

  1. Aprire le Impostazioni.
  2. Tap su Dispositivi connessi –> Pixel Buds Pro –> Impostazioni –> Head tracking.
  3. Attivare Head tracking

Ribadiamo che le novità appena descritte non sono ancora disponibili, ma dovrebbero esserlo a partire da gennaio. Non è chiaro se l’audio spaziale arriverà dopo l’aggiornamento con le patch di gennaio. Torneremo ad aggiornarvi non appena ne sapremo di più.

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L’audio spaziale di Google sui Pixel: app e smartphone supportati

C’è un chihuahua nascosto in tutti gli smartphone Samsung Galaxy

È una funzionalità nascosta ma non per questo segreta, visto che un chihuahua è nascosto all’interno dei menù di tutti gli smartphone Galaxy da… prima che esistessero. Andiamo con ordine: il “trucco” di cui parliamo è nascosto all’interno di un menù per sviluppatori e utile ai tecnici Samsung per verificare il corretto funzionamento dello smartphone.

Si tratta di un menù che si attiva con i codici *#0*# ed è a sua volta nascosto fra la miriade di test che è possibile eseguire. Questo chihuahua è presente da “sempre”, almeno da quando questa tipologia di menù è presente, ancor prima quindi dell’esistenza della famiglia Galaxy e di Android.

Qualche sviluppatore ha quindi voluto simpaticamente consegnare all’immortalità il suo cane includendolo in un test di riproduzione di immagine. Trovate i passi completi per verificarlo all’interno del video TikTok a seguire.

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C’è un chihuahua nascosto in tutti gli smartphone Samsung Galaxy

Samsung al lavoro su un’app per aiutare nelle riparazioni fai da te degli smartphone

Nell’ultimo periodo, abbiamo visto come tantissimi produttori di smartphone si siano aperti di più alle riparazioni fai da te degli utenti: persino Apple, notoriamente contraria a questo tipo di pratiche, ha lanciato da ormai un anno il programma Self Repair, che permette agli utenti di acquistare parti di ricambio e strumenti per riparare gli iPhone in autonomia.

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Lato Android, il produttore più attento a questo aspetto è stato sicuramente Samsung: l’azienda coreana, a marzo di quest’anno, ha annunciato la collaborazione con iFixit, grazie alla quale gli utenti possono acquistare parti di ricambio per i propri smartphone direttamente dal sito, con quest’ultimo che ospita anche le guide e i tutorial per effettuare le riparazioni in tutta sicurezza.

Samsung però vuole fare di più: è stato scoperto un recente brevetto della società, depositato il 26 novembre di quest’anno, riguardante una misteriosa app chiamata Self Repair Assistant. Nel brevetto trova posto il logo dell’app (una chiave inglese blu all’interno di un ingranaggio bianco, il tutto all’interno di un quadrato blu con angoli arrotondati) e una breve descrizione.

In parole povere, l’app dovrebbe consentire agli utenti di consultare guide, video e altre informazioni circa la riparazione fai da te di smartphone, smartwatch, tablet e auricolari: anziché recarsi su iFixit, gli utenti potranno aprire l’app e ottenere tutti i dettagli circa l’intervento di riparazione che si vuole svolgere sul proprio dispositivo.

Purtroppo questo è tutto quello che sappiamo, ma probabilmente ne sapremo di più nel giro delle prossime settimane. Ricordiamo che il programma Self-Repair di Samsung è disponibile solo negli Stati Uniti e permette di riparare esclusivamente la serie Galaxy S20, la serie Galaxy S21 e il tablet Galaxy Tab S7+.

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Samsung al lavoro su un’app per aiutare nelle riparazioni fai da te degli smartphone

Samsung pensa già ad Android 14 e a come aggiornare gli smartphone più rapidamente

Samsung è stato uno dei produttori più veloci a rilasciare una versione stabile di Android 13 per i propri dispositivi: l’azienda ha infatti sviluppato in tempo record la OneUI 5.0, basata proprio sull’ultima versione del sistema operativo Android, e questa è già disponibile per praticamente tutti gli smartphone top di gamma dell’azienda e su dispositivi più “vecchi” come Galaxy S21, Galaxy S20 e Galaxy Note 20.

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Samsung ha parlato proprio degli aggiornamenti dei propri smartphone in un nuovo post sul proprio blog in versione coreana. La società ha annunciato che altri dispositivi si aggiorneranno presto ad Android 13 con la OneUI 5.0: Galaxy Z Fold 4 e Flip 4 si sono aggiornati da pochissimo (almeno in Corea del Sud), mentre è già programmato per il prossimo mese l’update per Galaxy Tab S7, Tab S6 Lite, Galaxy A52s 5G e Galaxy A32.

Nel post, l’azienda ha fatto notare come sia stata estremamente celere nel rilasciare l’aggiornamento ad Android 13 dopo solo un paio di mesi rispetto a Google: si tratta sicuramente di ottime tempistiche (almeno per quanto riguarda i top di gamma), visto che è ovviamente impossibile competere con aziende come Apple o Google stessa. 

In ogni caso, Samsung pensa già al prossimo step: il prossimo anno infatti arriverà Android 14 e la società vuole farsi trovare pronta. Samsung ha dichiarato di star lavorando ancora più a stretto contatto con Google per rilasciare la OneUI 6.0 in tempi record e quasi in contemporanea con BigG.

L’azienda conclude poi il post parlando brevemente delle prestazioni della prossima release del software: Samsung vuole che la prossima release del sistema operativo sia migliore anche dal punto di vista delle performance. Ricordiamo che la prima beta di Android 14 sarà rilasciata a marzo 2023.

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Samsung pensa già ad Android 14 e a come aggiornare gli smartphone più rapidamente

Crosscall CORE-Z5, lo smartphone Android con ben 5 anni di garanzia

Crosscall, produttore francese di smartphone e tablet rugged, ha da poco lanciato un nuovo dispositivo che offre una garanzia completa di ben 5 anni: stiamo parlando di CORE Z5, smartphone ultra resistente e impermeabile che supporta anche la connettività 5G e promette funzionalità davvero interessanti.

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Questo nuovo Core Z5 è lo smartphone più potente di Crosscall: monta un processore octa-core Qualcomm QCM6490 ed è certificato AER (Android Enterprise Recommended), ovvero soddisfa i requisiti di sicurezza e aggiornamento di questa certificazione, oltre a semplificare l’implementazione e la gestione delle flotte mobili all’interno delle aziende.

Come detto, il focus di questo smartphone non sono sicuramente le prestazioni, ma la robustezza: CORE Z5 soddisfa lo standard militare MIL-STD-810H, che prevede ripetuti test alle sollecitazioni meccaniche in condizioni climatiche estreme (da -25° a +60°), nonché cadute da oltre 2 metri su superfici dure. È garantita anche l’impermeabilità per diverse tipologie di liquidi, come acqua, olio di scarico o prodotti chimici altamente corrosivi.

CORE Z5 monta una batteria da ben 4.950 mAh, che garantisce fino a 44 ore di autonomia in conversazione e che supporta la ricarica rapida (bastano 42 minuti sotto carica per ottenere il 50% della capacità della batteria). Lo smartphone può inoltre diventare un vero e proprio powerbank e ricaricare altri dispositivi grazie al doppio cavo USB-C incluso in confezione.

CORE Z5 dispone di una fotocamera da 48 MP con tecnologia Fusion4 e di una fotocamera 4K, che permette di ottenere scatti di buona qualità anche in condizioni di scarsa illuminazione. Lo smartphone è dotato poi di quattro pulsanti programmabili, è compatibile con la tecnologia Push-to-Talk e monta un altoparlante da 2 W, 100 dB, tre volte più potente della media.

CORE-Z5 copre numerose bande di rete private: n28, n38, n40, n77, n78 in 5G e bande 28, 38, 40 e 68 sulla rete 4G. Il CORE-Z5 è inoltre il primo smartphone al mondo ad essere compatibile con la banda 68 (700 MHz) che, nella maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea, appartiene agli enti statali ed è dedicata alla pubblica sicurezza.

Crosscall CORE-Z5 sarà presto disponibile sul sito athena.eu e presso i punti vendita ad un prezzo al pubblico consigliato di € 899,90.

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Crosscall CORE-Z5, lo smartphone Android con ben 5 anni di garanzia

Come sta andando il mercato degli smartphone pieghevoli?

AGI – Se ne vedono ancora pochi in giro, ma gli smartphone pieghevoli se la passano meglio di quelli tradizionali, almeno a guardare i numeri.

Se il dato tendenziale del settore è in netto calo, la porzione relativa ai ‘foldable’ è in crescita. Certo stiamo parlando solo dell’1,1% del totale (dati International Data Corporation – Idc), ma le spedizioni in tutto il mondo raggiungeranno i 13,5 milioni di unità nel 2022, con un aumento del 66,6% rispetto agli 8,1 milioni del 2021. La previsione è che nel 2026 siano tre volte tanto – circa 41,5 milioni – con un tasso di crescita annuale di quasi il 70% anno su anno.

In Samsung, il maggiore produttore di pieghevoli, sono convinti che il formato foldable “sia qui per restare” e a ulteriore riprova sono sempre di più le case produttrici che si cimentano. Archiviata – almeno sul mercato occidentale – la sfida tra la coreana Samsung e la cinese Huawei, restano comunque in campo in Europa player come Honor e Motorola.

La casa cinese presenterà il suo pieghevole in patria il 22 novembre e il presidente George Zhao aveva annunciato a settembre che la strategia europea dell’azienda sarà quella di avere due flagship, tra cui un pieghevole.

Motorola, da parte sua, ha appena presentato il nuovo Razr, un flip-phone che, chiuso, presenta un display interattivo da 2,7 pollici con cui di possono leggere, visualizzare notifiche e inviare messaggi, scattare foto, effettuare pagamenti e, aperto, ha un display P-OLED da 6,72 pollici con refresh rate fino a 144 Hz con funzionalità split screen su cui lavorare con più app aperte.

Protagonista del mercato resta comunque Samsung, la prima casa a presentare un flip e un fold (il primo si piega dimezzando le dimensioni di un normale smartphone ‘candy bar’ e il secondo si apre longitudinalmente raddoppiando la grandezza del display). Con Nicolò Bellorini, head of business della mobile eXperience division, abbiamo parlato dello stato del mercato degli smartphone pieghevoli e delle sue prospettive.

Dopo 4 anni qual è la reazione del mercato agli smartphone pieghevoli?

È un tipo di device che è venuto per restare e che è destinato a una crescita esponenziale, un trend che del resto è già attivo. È sicuramente una innovazione che il mercato apprezza e che probabilmente stava anche aspettando. Forse l’industria aveva bisogno di qualcosa che non fosse solo marginalmente innovativo e che rivoluzionasse l’utilizzo dello smartphone.

Un settore in cui la competizione con gli altri produttori resta serrata…

So che anche la concorrenza ha dei device simili, ma noi siamo alla quarta generazione. È una tecnologia estremamente complessa e non è facile arrivare al mercato e creare una customer base come abbiamo fatto noi. È un processo lungo e molto complesso: un conto sono gli annunci e i prototipi, un altro è avere una tecnologia solida da mettere nelle mani del consumatore.

I pieghevoli non rischiano di cannibalizzare il mercato dei talblet?

Il mercato dei tablet dopo la pandemia ha vissuto una seconda vita per via dello smart working e dell’e-learning e ha fatto scoprire agli utenti il beneficio di avere uno schermo grande con grande capacità di calcolo al quale eventualmente attaccare un mouse, uno schermo e una tastiera per usarlo come un pc. Tutte funzionalità che, forse anche per colpa dell’industria, prima non erano state comprese in maniera chiara. Di questo noi abbiamo fatto tesoro e oggi abbiamo una linea di tablet sviluppati in questa logica. Dei tablet non si sente molto parlare, ma è un prodotto che vende moltissimo ancora oggi. Nel fold l’integrazione tra smartphone e tablet è diretta: uno strumento che coniuga un grande schermo con una grande capacità di calcolo.

Il futuro del pieghevole è Flip o Fold?

La tecnologia degli schermi flessibili dà l’opportunità di raddoppiare lo schermo normale o di dimezzarne le dimensioni di ingombro. E in questi anni in cui abbiamo offerto questi prodotti abbiamo visto che i due form factor coprono bene quasi completamente le esigenze di esperienza d’uso. Il flip è un prodotto bilanciato femminile/maschile ed è percepito come più giovane, mentre il fold è più maschile. Andranno avanti entrambi: chi prova il foldable non torna indietro. Non avrebbe senso dire che tutto il mondo degli smartphone in futuro sarà pieghevole, ma chi cerca un form factor di questi tipo poi è difficile che torni a quello candy bar: sono percentuali ridicole.

Chi è l’utilizzatore tipo dell’uno e dell’altro modello?

Se è vero che c’è qualcuno che ne fa un uso estremamente dedicato alla produttività, è altrettanto vero che quella persona, in una altro momento della giornata, lo userà per l’intrattenimento. Non c’è un uso esclusivo: tutti i professionisti hanno anche una vita privata. La forza del foldable è proprio questa: garantisce molte più funzioni senza bisogno di separare la vita privata da quella professionale. Non c’è una vera ragione per cui le due funzioni debbano essere su due device diversi.

Perché si dovrebbe comprare un pieghevole: al di là dell’appeal visivo, quali sono i reali vantaggi per chi deve lavorarci?

Se serve usare applicazioni, leggere file excel o word e anche aggiornarli, editarli, ecc. è evidente che su uno schermo grande tutto ciò è molto più agevole. Inoltre le partnership con le maggiori software house fanno sì che le integrazioni con le applicazioni siano molto più facili che su un formato candybar. Posso fare una video call e nel frattempo usare un foglio di calcolo. La barra delle applicazioni aiuta a passare da un’app all’altra, si può splittare il multitasking e addirittura fare il copia e incolla trascinando da una all’altra.

I foldable sono molto costosi: comunque sopra i mille euro. Scenderanno mai di prezzo?

Aumenterà il loro valore percepito, poi il prezzo sarà un tema di domanda e offerta. Siamo nel business per sviluppare tecnologia per i consumatori e la tecnologia costa cara.

All’Ifa di Berlino Samsung ha mostrato di continuare a tutto vapore sulla strada dell’IoT e dell’integrazione tra mobile ed elettrodomestici. È possibile immaginare il pieghevole come un hub per la casa connessa oltre che come strumento di lavoro e intrattenimento?

Quello del family hub è un concetto legato alla condivisione all’interno della famiglia. La interazione tra bianco e mobile permette agli elettrodomestici di andare al di là del loro scopo funzionale e usare la tecnologia per delle comunicazioni che servono a tutta la famiglia, ma lo smartphone tendenzialmente è un device individuale e personale e resterà tale.


Come sta andando il mercato degli smartphone pieghevoli?

La modalità alla guida di Assistant è prossima al cimitero di Google: Android Auto per smartphone non ha più un successore

Si torna a parlare di Android Auto e modalità alla guida di Assistant. Due entità che sembravano indicare quasi la stessa cosa. Successivamente Google ci ha lasciato intendere che la modalità alla guida di Assistant avrebbe succeduto ad Android Auto. Ma lo sappiamo bene, a Google piace cambiare.

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Quella che infatti è nata come la nuova generazione di Android Auto, direttamente integrata in Assistant e senza richiedere la necessità di installare un’app a sé stante, sta per salutarci definitivamente.

Google ha infatti comunicato che dal prossimo 21 novembre la modalità alla guida di Assistant non sarà più disponibile. Al contrario, rimarrà disponibile la modalità Guida di Maps. Questa è abbastanza simile a quella di Assistant e, se vogliamo, è anche più semplice da avviare visto che basta aprire Maps quando ci si trova in auto.

La modalità alla guida di Assistant proponeva un’interfaccia ottimizzata per accedere alla navigazione e ai principali servizi Google e di streaming musicale che possono tornare utili durante la guida. La modalità Guida di Maps è davvero molto simile.

Possiamo quindi aspettarci che Google abbia fatto questa scelta per non tenere un quasi duplicato tra i servizi che offre ai suoi utenti in auto.

È importante però sottolineare come con questa scelta non c’è più un successore diretto di Android Auto per display su smartphone. Anche perché la modalità Guida di Maps non è altro che una sezione dell’app Google Maps.

Non conosciamo le motivazioni di Google alla base della scelta. In un certo senso sembra che Google stia “liberando” il suo Assistant da servizi che non sono strettamente relativi le potenzialità di un assistente vocale.

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Android 14 sarà esigente: nuovi requisiti da far rispettare agli smartphone

Nel mondo degli smartphone, e in particolare in quello degli smartphone Android, attualmente ci troviamo nella situazione in cui Android 13 è uscito da quasi due mesi e soltanto i Pixel e pochi altri modelli possono davvero godersi una sua versione stabile.

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Questo però non significa che sia troppo presto per parlare di Android 14. La nuova generazione del robottino verde non verrà lanciata prima della metà del prossimo anno, quando Google rilascerà le prime beta.

Nelle ultime ore sono trapelati interessanti dettagli su cosa aspettarci da Android 14. Grazie al noto Mishaal Rahman abbiamo modo di vedere due nuovi requisiti che verranno richiesti agli smartphone con l’aggiornamento ad Android 14.

Il primo dei due riguarda il supporto ai contenuti video. Sarà infatti reso obbligatorio il supporto allo standard video AV1. Questo è menzionato nell’Android Compatibility Definition Document, al quale Google sta lavorando da tempo. La necessità del supporto AV1 su tutti i dispositivi con Android 14 potrebbe richiedere una larghezza di banda maggiore, soprattutto sulle applicazioni web che prevedono contenuti video. Speriamo che i produttori e i provider di rete si faranno trovare pronti.

Un’altra novità dovrebbe arrivare sul fronte delle app. Secondo quanto scoperto da Rahman nell’Android Compatibility Definition Document, Android 14 potrebbe supportare esclusivamente le app a 64 bit. Questo significherebbe che i processori di questi dispositivi dovranno essere compatibili con l’architettura Armv9. In questo senso sappiamo che processori come lo Snapdragon 8 Gen 1 o il Tensor di Google supportano già questo standard.

Questo ci fa capire che Google è intenzionata a muoversi con decisione sulla questione dell’abbandono delle app a 32 bit. Inoltre, sappiamo che ormai il 99% delle app presenti sul Play Store sono aggiornate secondo lo standard a 64 bit.

Ovviamente è ancora prematuro per dare per assodate tutte le cose appena trapelate sul conto di Android 14, semplicemente perché le tempistiche potrebbero cambiare e potremmo non vedere queste novità sin dalla prima beta o prima stabile di Android 14.

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Android 14 sarà esigente: nuovi requisiti da far rispettare agli smartphone

Pc e smartphone aziendali inquinano il doppio dei data center

AGI – La tecnologia adottata dalle aziende, tra pc, smartphone, data center e cloud, è responsabile dell’emissione di circa 350-400 Mt CO2e (megatoni di gas equivalenti a CO2). Tanto o poco? Secondo il report “The green IT revolution: A blueprint for CIOs to combat climate change”, a cura di McKinsey & Company, “le emissioni generate dalla componente tecnologica delle aziende sono molto più consistenti di quanto comunemente si creda”.

Equivalgono infatti a circa l’1% delle emissioni globali di gas serra, più o meno quanto il carbonio emesso dall’intero Regno Unito. In altri termini: l’IT pesa circa la metà di settori particolarmente inquinanti come l’aviazione o il trasporto marittimo.

Il report sottolinea che le emissioni arrivano da fonti “inattese”. I dispositivi degli utenti finali (come pc, smartphone, tablet e stampanti) “generano a livello globale 1,5- 2 volte più emissioni di carbonio rispetto ai data center”. Cioè fino al doppio rispetto ai data center on-premise (ossia quelli locali).

I motivi – spiegano i ricercatori di McKinsey – sono due. Primo: i server sono pochi rispetto all’enorme quantità di dispositivi. Presi uno per uno, laptop e telefoni consumano poco. Ma, cumulati, generano – dalla produzione allo smaltimento – un volume di emissioni notevole. Secondo: i dispositivi hanno un ciclo di vita più breve. Gli smartphone vengono cambiati in media ogni due anni, i laptop ogni quattro. La vita media di un server è invece di cinque anni. E si sta allungando.

Da qui al 2027, le emissioni prodotte da smartphone aziendali e compagnia sono destinate ad aumentare del 12,8% all’anno. Sottovalutare il loro impatto ritarda il cambiamento. Il report sottolinea, infatti, quante e quali azioni concrete possono adottare i chief information officer per ridurre emissioni e tagliare i costi energetici.

Le aziende possono ottimizzare sia il numero che l’utilizzo dei dispositivi, selezionare quelli più ecologici, allungare il loro ciclo di vita (anche attraverso riparazione e riuso), impegnarsi di più nel riciclo (l’89% delle organizzazioni ricicla meno del 10% del proprio hardware). Risultato: le emissioni dei dispositivi aziendali potrebbero dimezzarsi.

In parallelo, si può migliorare anche la sostenibilità dei propri server: “Con una migrazione ponderata e un utilizzo ottimizzato del cloud – affermano i ricercatori – le aziende potrebbero ridurre le emissioni di anidride carbonica dei propri data center di oltre il 55% o di circa 40 megatoni di CO2e a livello mondiale, l’equivalente delle emissioni di anidride carbonica della Svizzera”.


Pc e smartphone aziendali inquinano il doppio dei data center

Il Pixel 6a è la prova che Google con gli smartphone fa sul serio

AGI – Mettiamola giù semplice: chi, meglio di Google, può creare un telefono che sfrutti al massimo le funzionalità di Google se non Google? Sembra un gioco di parole, ma con l’arrivo sul mercato del nuovo Pixel 6a – lanciato il 21 luglio ma in distribuzione da un paio di settimane – la casa di Mountain View ha dimostrato di voler puntare sulla diffusione dei suoi smartphone più di quanto non abbia fatto con i fratelli maggiori 6 e 6 Pro, ottime macchine arrivate in Italia senza troppa spinta.

E senza perdersi troppo in orpelli pleonastici, il 6a è il telefono giusto per chi non vuole spendere un patrimonio, avere uno smartphone con ottime prestazioni e quell’attenzione in più alla sicurezza su cui non tutti si impegnano.

Non a caso il Pixel 6a monta il processore proprietario Tensor, lo stesso del Pixel 6 Pro, che garantisce fluidità e temperatura di esercizio ottimali e, lasciando la parte la potenza fine a se stessa, sfrutta il machine learning e quindi la capacità di calcolo dell’Intelligenza artificiale, in tutti quegli aspetti che servono nell’uso quotidiano come l’ottimizzazione della parte fotografica e soprattutto la gestione dell’energia. Il risultato è che, per esempio, nel tempo l’autonomia invece di peggiorare migliora.

Sempre in tema di energia, la batteria da 4410 mAh è ottimizzata dal processore al punto da durare senza problemi un’intera giornata, mentre la ricarica non va oltre i 18 Watt e per giunta solo con il cavo perché manca la ricarica wireless.

Come era già successo con i primi modelli e come è tornato a essere con il 6 e il 6 Pro, il comparto fotografico è di livello, grazie al software che fa miracoli e compensa i limiti di un hardware che in parte ricalca quello di tre modelli precedenti. La doppia fotocamera posteriore ha un obiettivo ultra-wide, con la ‘Gomma magica’ si possono rimuovere dallo sfondo persone o oggetti indesiderati e ‘Viso nitido’ aumenta la nitidezza dei volti in movimento.

Unica la funzione ‘traduzione dal vivo’ che, essendo residente nello smartphone, non ha bisogno di ricezione per fare traduzioni simultanee ovunque ci si trovi.

Possono lasciare perplessi il taglio di memoria – appena 128 giga di storage – e il display da 60 Hz laddove tutti gli smartphone di quella fascia arrivano a 90 Hz e alcuni si spingono a 120. Ma per quanto riguarda la memoria bisogna tenere conto che il Pixel fa affidamento in toto sull’ecosistema e quindi parte dall’assunto che chi ha a disposizione il cloud di Google non dovrebbe avere ragione di riempire il telefono di immagini e video.

Ma torniamo al punto di partenza: la sicurezza. Sul 6a è presente il chip Titan M2 che garantisce la la conservazione dei dati personali e aiuta a proteggere telefono, account e password conservando in un solo posto tutte le impostazioni di sicurezza. Un elemento che, insieme a un pacchetto di servizi che include il rilevamento incidenti, può fare la differenza.

Il design è quello, ormai riconoscibilissimo, degli altri Pixel, con la camera bar che ne è il tratto distintivo. Il prezzo è ragionevole ma non economico: 459 euro, che non sono pochi se si pensa alla versione ‘lite’ della serie, ma è il giusto costo per chi è alla ricerca di uno smartphone con prestazioni da impiego ‘serio’ e non di un giocattolino pieno di amenità da usare una volta sola nella vita.


Il Pixel 6a è la prova che Google con gli smartphone fa sul serio

Lo smartphone che volle farsi reflex

AGI – Alla fine ognuno trova il proprio spazio. Quando vivo è sbarcata in Europa sembrava avesse le idee poco chiare su cosa diventare da grande. Nei pochi mesi che sono passati, la casa cinese ha trovato una sua identità, soprattutto quando si parla di flagship, e ha deciso di puntare pesante su un settore in cui la concorrenza è particolarmente dura: il comparto fotografico degli smartphone.

Ad aprile con il V23, vivo aveva dimostrato di poter mettere a disposizione dei clienti una fotocamera di alta qualità a un prezzo più che accessibile. Ora, con l’ultimo nato della serie X – i top di gamma dell’azienda – si spinge oltre e innova sul fronte delle prestazioni che più premono all’utente: la velocità di accesso, quella di ricarica e la capacità di mantenere bassa la temperatura dello smartphone in momenti di utilizzo estremo.

Ma, soprattutto, consolida la collaborazione con Zeiss, andando più in profondità nel solco tracciato da altri colossi della telefonia e marchi storici della fotografia (Huawei con Leica, OnePlus e poi Oppo con Hasselblad). Abbiamo parlato dei piani di vivo con Lindoro Ettore Patriarca direttore marketing e retail dell’azienda.

Concentrarsi sul comparto fotografico è una costante dei marchi cinesi. Perché non si cercano altri spazi di innovazione?

La fotocamera rimane per vivo un elemento importante nello sviluppo degli smartphone. In base a un’analisi Canalys, la domanda globale per una configurazione della fotocamera avanzata è in aumento nel 2022 rispetto al 2020. Soprattutto in Europa, nel 2022 la domanda di smartphone con quattro fotocamere è circa il 20% maggiore rispetto al 2020. Questo dato rappresenta una chiara indicazione di quanto in Europa sia importante nella scelta dello smartphone un comparto fotografico avanzato.

Tuttavia, oltre al comparto fotografico, vivo X80 Pro integra importanti innovazioni, alcune uniche sul mercato, che non riguardano solo il comparto fotografico ma che agevolano l’esperienza utente.

Ad esempio il lettore di impronte digitali ultrasonico 3D è il più ampio lettore di impronte digitali con tecnologica a ultrasuoni integrato in uno smartphone che garantisce un processo di registrazione delle impronte incredibilmente veloce. In generale, la tradizionale scansione ottica delle impronte digitali a punto singolo in-display richiede 15-20 tocchi. Una volta registrata l’impronta digitale, vivo X80 Pro offre uno degli sblocchi più veloci nel settore mobile, in soli 0,2 secondi. Grazie all’area di riconoscimento 11,1 volte più grande rispetto ai tradizionali lettori di impronte digitali in-display, l’esperienza complessiva di sblocco risulta notevolmente migliorata.

Il sistema di raffreddamento a camera a vapore copre un’area estesa così da mantenere inalterate le funzionalità quando si utilizzano giochi o si registrano video. Il sistema di Flashcharge da 80W per caricare fino al 60% in 15 minuti e in Wireless 50W fino al 50% in 23 min.

La collaborazione con Zeiss per la prima volta non riguarda solo il software, ma l’hardware. In cosa consiste?

Le innovazioni progettate dal vivo ZEISS Imaging Lab sono il risultato dell’esperienza ZEISS nel campo dell’ottica e dell’optoelettronica e dalla conoscenza di vivo dei sistemi di ingegnerizzazione, smartphone computing e intelligenza artificiale.

Il lavoro degli ingegneri all’interno del vivo ZEISS Imaging Lab è quotidiano e continuo. ZEISS supporta vivo nella ricerca della migliore qualità fotografica dei prodotti della serie X co-ingegnerizzati con ZEISS. La collaborazione vivo ZEISS non riguarda solo la “certificazione/controllo” da parte di ZEISS delle tecnologie progettate da vivo ma parte già dalla fase di sviluppo. Ad ogni sviluppo di prodotto vengono stabiliti fin dall’inizio nuovi standard: vivo e ZEISS decidono insieme gli obiettivi di qualità e definiscono il progetto ottico attraverso complessi processi di simulazione con l’obiettivo comune di garantire sempre prestazioni eccezionali.

E in sostanza?

La valutazione delle prestazioni delle lenti include anche le misurazioni MTF per ridurre la distorsione, l’ombreggiatura e le aberrazioni cromatiche. Il processo comprende anche rigorosi test condotti all’interno dello ZEISS Imaging Lab per soddisfare i rigorosi standard stabiliti da entrambe le aziende e per garantire risultati sempre eccezionali, ogni nuovo smartphone vivo deve eccellere in più di 20 diversi parametri di Imaging Quality: vengono infatti testati più di 150 moduli differenti di fotocamere e vengono effettuati oltre 5.000 scatti di test.

L’impareggiabile reputazione delle lenti ZEISS si fonda su oltre un secolo di innovazioni nell’ambito dell’ottica, progettate per gestire al meglio sfide come bagliori, riflessi, aberrazioni cromatiche e distorsioni del colore. Grazie a questa partnership, queste tecniche avanzate vengono oggi utilizzate per lo sviluppo delle fotocamere dei dispositivi della serie X di vivo. Questo comporta, ad esempio, l’utilizzo del “digital twin” – una tecnica sviluppata da ZEISS per progettare obiettivi fotografici e cinematografici di fascia alta – per la creazione e la prototipazione di nuove lenti. La progettazione delle nuove lenti avviene infatti attraverso la creazione di un modello virtuale sul quale si possono simulare e testare con precisione le prestazioni delle lenti, garantendo così che il sistema di fotocamere possa passare rapidamente alla fase di prototipazione e a quelle di perfezionamento. Il risultato sono immagini con migliore risoluzione, contrasto e meno riflessi e artefatti, il tutto scattato con lo smartphone. 

Quanto c’è di hardware in questa collaborazione?

Abbiamo integrato le tecnologie professionali nelle fotocamere dello smartphone. Per realizzare scatti di alta qualità anche i fattori microscopici possono fare una grande differenza. Ne è un esempio il T*Coating certificato ZEISS: una soluzione avanzata con una nanostruttura più di cento volte più piccola di un granello di sabbia che rende la superficie vetrata delle lenti praticamente invisibile e viene normalmente utilizzata sugli obiettivi professionali per ridurre i riflessi e ottenere maggiore nitidezza, contrasto e qualità. Ad oggi, vivo, dopo aver ottenuto la certificazione ZEISS, è riuscita a integrare il T*Coating nelle fotocamere dei propri smartphone di fascia alta.

Tra gli obiettivi della collaborazione vivo ZEISS c’è anche quello di portare la fotografia classica sullo smartphone. vivo e ZEISS hanno lavorato insieme per portare il tratto inconfondibile dei classici obiettivi ZEISS nello smartphone e creare – attraverso tecniche computazionali avanzate – i caratteristici effetti “bokeh” a profondità di campo ridotta degli obiettivi professionali. Abbiamo messo insieme l’esperienza degli ingegneri vivo e il know-how ottico di ZEISS per individuare le modalità per replicare con precisione l’aspetto dei leggendari obiettivi per ritratti ZEISS sui migliori dispositivi vivo.

Ha senso spingere così tanto sul comparto fotografico se la maggior parte degli utenti poi usa le immagini su social che ne comprimono la qualità? Sembra quasi che vivo cerchi di costruire un segmento di clienti più interessato alla fotografia che a qualunque altro aspetto, ma esiste davvero questo pubblico?

Negli ultimi anni le abitudini degli utenti di smartphone sono cambiate e in generale è sempre più evidente che le persone utilizzano la fotocamera dello smartphone non solo per scattare foto ma sempre più per video e immagini animate. Basti pensare dal 2018 al 2021 il numero degli utenti di TikTok è passato da 21M nel 2018 a 158M nel 2021. In quanto produttori di smartphone, non possiamo ignorare nuovi trend ma quello che possiamo fare è sicuramente migliorare la resa e introdurre sempre nuove modalità di scatto, di registrazione video e non solo.

La line up vivo in Italia è però composta da 3 segmenti principali: la serie X ha come focus principale il comparto fotografico posteriore, la serie V il comparto fotografico frontale mentre la serie Y è composta da diversi smartphone pensati per chi cerca il miglior equilibrio tra prezzo-prestazioni e che utilizza lo smartphone soprattutto nella modalità “entertainment” per giocare, vedere film o video. Quindi è vero che c’è un importante focus sulle fotocamere ma a livello di segmenti siamo in grado di rispondere a tutte le tipologie di utenti e alle diverse esigenze.

Vivo è uno dei pochissimi marchi che non ha ancora creato un ecosistema: è uno dei prossimi passi in programma?

Considerato che siamo un nuovo brand in Europa al momento focalizziamo il nostro business in Europa sugli smartphone. Stiamo lavorando sulla brand awareness e su una acquisizione sempre maggiore della fiducia dei nostri clienti. Una volta consolidati questi aspetti valuteremo di introdurre nuovi device parte dell’ecosistema. La filosofia di vivo si basa su una crescita sana e sostenibile e questo approccio viene utilizzato anche nella scelta dei prodotti da lanciare nel mercato europeo. Il nostro obiettivo non è quello di portare in Europa continuamente nuovi prodotti ma lanciare quelli che davvero integrano un’innovazione significativa che l’utente riesce a percepire e comprendere. Non è una questione di numeriche ma più di portare valore e innovazione in un mercato già affollato.

Al di là del comparto fotografico, nell’esperienza mobile cosa deve essere generalmente migliorato?

Sicuramente le performance, la user-experience e il design. L’utilizzo dello smartphone sempre più diversificato da parte degli utenti che passano da videochiamate e pagamenti online all’utilizzo di piattaforme di streaming per vedere film o giocare online mette lo smartphone “sotto stress”. La sfida è proprio quella di lavorare sulle performance attraverso l’ottimizzazione della batteria, del processore e del software per garantire un utilizzo dello smartphone continuativo viste le diverse necessità.

Il design del prodotto è un’altra area di innovazione alla quale vivo, ma anche altri brand di smartphone, stanno continuando a lavorare e a migliorarsi. Ad aprile in Cina vivo ha lanciato il primo pieghevole del brand X Fold che integra molte innovazioni che poi state mutuate anche in X80 Pro, presentato a giugno, e che rappresenta già un grande passo in avanti per il segmento degli smartphone pieghevoli.

La sfida più grande è poi quella di integrare “fisicamente” tutte queste nuove tecnologie e innovazioni mantenendo lo smartphone leggero, performante e maneggevole per facilitare l’esperienza utente sempre più informato e attento in fase di scelta del device.

Come sta andando il marchio in Italia e in Europa? Avete fatto ‘aggiustamenti’ in termini di target?

Come anticipato, vivo è un’azienda in Europa vuole crescere in maniera costante ma in modo sano per essere sostenibile nel tempo e siamo contenti che i nostri prodotti, anche in Europa, stiano incontrando l’interesse e l’apprezzamento degli utenti. Proprio a giugno 2022, abbiamo annunciato l’apertura di 11 nuovi mercati europei nel 2022: negli ultimi sei mesi abbiamo ampliato la nostra presenza in Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Grecia, Montenegro, Macedonia del Nord, Portogallo, Slovacchia e Slovenia ed entro fine anno si aggiungeranno anche i Paesi Bassi. In totale, vivo arriverà quindi a operare in 21 paesi in Europa. Questi ultimi si vanno infatti ad aggiungere ai 10 mercati già attivi con l’Italia che è stata tra i paesi apripista ad ottobre 2020. X80 Pro è stato proprio il primo lancio di prodotto che ha visto coinvolti anche tutti i nuovi mercati, a dimostrazione di quanto l’Europa sia un paese fondamentale per lo sviluppo del brand nel mondo.

Per quanto riguarda il target, il cliente di X80 Pro ma anche di vivo in generale è una persona informata che è alla ricerca di uno smartphone altamente performante ma che integra delle innovazioni. È l’appassionato di fotografia che all’occorrenza si vuole cimentare nelle numerose opzioni e modalità video e foto di X80 Pro e che riconosce la straordinaria qualità e l’esperienza ZEISS.

Se vogliamo prendere ad esempio il settore dell’auto, non solo i piloti comprano macchine performanti ma anche gli appassionati che, all’occorrenza, possono divertirsi e sfruttarne le performance.

In generale, il cliente vivo non è colui che è alla ricerca del primo prezzo ma è più una persona che se prima acquistava un prodotto sotto i 200 euro, riconoscendo il valore costruttivo, di prestazioni e qualitativo dei prodotti vivo, decide di passare a una fascia più alta.


Lo smartphone che volle farsi reflex

Miglior smartphone Sony – Agosto 2022

La nostra lista dei migliori smartphone Sony aggiornata ad agosto 2022. Se foste alla ricerca di consigli più generali, vi rimandiamo alla guida miglior smartphone.

Sony è da sempre uno dei marchi più importanti del settore telefonico. Dopo aver abbracciato Android, ha sfornato diversi modelli di grande impatto, dotati spesso di tecnologie all’avanguardia nel settore. Da qualche anno a questa parte, la sua gamma smartphone si è leggermente ridotta a livello di numeri, ma contiene sempre ottimi prodotti per ogni esigenza in tutte le fasce di prezzo. Ad ogni modo, se foste alla ricerca di qualcosa di più generico, possiamo suggerirvi la nostra guida miglior smartphone Android, dove troverete una maggiore differenziazione a livello di prodotti.

Abbiamo diviso i migliori smartphone Sony in varie categorie, per rendere più agevole la ricerca. Nella lista a seguire trovate le varie sezioni in cui si divide la guida:

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