Xiaomi Mi 10T e Mi 10T Pro sono molto invitanti: ecco le schede tecniche complete (foto)

A pochi giorni dal lancio, che dovrebbe avvenire il prossimo 30 settembre, torniamo a parlare di Xiaomi Mi 10T e Mi 10T Pro, i nuovi top di gamma del produttore cinese che promettono di stupire in positivo.

Nelle ultime ore infatti sono trapelate online quelle che possiamo prendere come le schede tecniche ufficiose dei due dispositivi. Andiamo a vederle insieme:

Xiaomi Mi 10T 5G

  • Schermo: IPS LCD da 6,67″, 20:9, refresh rate da 144 Hz, DCI-P3 color gamut, Gorilla Glass 5
  • CPU: Qualcomm Snapdragon 865 octa-core
  • GPU: Adreno 650
  • RAM: 8 GB LPDDR5
  • Memoria interna: 128 GB UFS 3.1
  • Fotocamera posteriore:
    • Principale: 64 megapixel
    • Grandangolo: 13 megapixel
    • Macro: 5 megapixel
  • Fotocamera frontale: 20 megapixel
  • Connettività: 5G, Wi-Fi ac (2,4/5 GHz), Bluetooth 5.1, GPS, USB Type-C, IR blaster, NFC
  • Audio: speaker dual stereo, High Resolution Audio
  • Batteria: 5.000 mAh con ricarica rapida a 33W
  • Dimensioni: 165,1 x 76,4 x 9,3 mm
  • Peso: 218 grammi
  • Sistema operativo: Android 10 con MIUI 12
  • Colorazioni: Black, Silver
  • Altro: sensore d’impronte laterale, Face Unlock

Xiaomi Mi 10T Pro 5G

  • Schermo: IPS LCD da 6,67″, 20:9, refresh rate da 144 Hz, DCI-P3 color gamut, Gorilla Glass 5
  • CPU: Qualcomm Snapdragon 865 octa-core
  • GPU: Adreno 650
  • RAM: 8 GB LPDDR5
  • Memoria interna: 128 / 256 GB UFS 3.1
  • Fotocamera posteriore:
    • Principale: 108 megapixel con stabilizzatore ottico dell’immagine
    • Grandangolo: 13 megapixel
    • Macro: 5 megapixel
  • Fotocamera frontale: 20 megapixel
  • Connettività: 5G, Wi-Fi ac (2,4/5 GHz), Bluetooth 5.1, GPS, USB Type-C, IR blaster, NFC
  • Audio: speaker dual stereo, High Resolution Audio
  • Batteria: 5.000 mAh con ricarica rapida a 33W
  • Dimensioni: 165,1 x 76,4 x 9,3 mm
  • Peso: 218 grammi
  • Sistema operativo: Android 10 con MIUI 12
  • Colorazioni: Black, Blue, Silver
  • Altro: sensore d’impronte laterale, Face Unlock

Se fossero confermate queste schede tecniche, non ci sarebbero particolari differenze tra i due dispositivi, se non nel comparto fotografico. Staremo a vedere se l’evento di Xiaomi previsto per mercoledì 30 settembre ce lo confermerà. Intanto potete godervi dei nuovi render dei due smartphone attraverso le immagini presenti qui sotto.

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Quali sono i migliori auricolari per gli smartphone?

La leggenda racconta che sia stato il signor Bose in persona, esasperato per il rumore di fondo a bordo di un aereo di linea, a lanciarsi per primo nella corsa allo sviluppo e che il suo brevetto sia arrivato quasi in contemporanea a quello della tedesca di Sennheiser: la cancellazione del rumore, Stiamo parlando della seconda metà degli anni ’80, quando i cd portavano nelle case un suono cristallino come non si era mai sentito, le musicassette si preparavano alla pensione e il walkman si apprestava a essere rimpiazzato dai lettori portatili di minidisk.

Cos’altro mancava a questo mondo perfetto? L’isolamento. Uscire nel traffico, scendere nella metropolitana, attraversare un terminal affollato, volare su un aereo rumoroso o viaggiare su un treno pieno di pendolari continua a significare dover affrontare una serie di ambienti e una miriade di sollecitazioni sonore che si insinuano nel padiglione auditivo, per quanto protetto dagli ovattati cuscini delle cuffie. 

La cancellazione del rumore è venuta a risolvere la faccenda, con un sistema semplice a dirsi: mandare nelle orecchie un segnale uguale e contrario a quello riscontrato nell’ambiente. Così, mentre si ascolta ‘The great gig in the sky’ dei Pink Floyd, all’udito arriva solo quella e non ciò che ci circonda.

Eppure mancava ancora qualcosa, perché ciò ci circonda cambia velocemente: dal traffico alla metro, dal terminal al vagone pieno di pendolari e non era detto che un sistema di cancellazione del rumore funzionasse altrettanto bene in ognuno di questi ambienti e per questo con Jabra nel 2019 è stata la prima a introdurre l’intelligenza artificiale: la stessa che è capace di capire se una fotocamera sta inquadrando un piatto di frutta o un gatto, può essere educata a riconoscere tra migliaia di suoni che non c’entrano con quello che vogliamo ascoltare e a tenerli lontani dalle nostre orecchie, sia che siamo impegnati in una conversazione telefonica o nell’ascolto di una sinfonia. 

L’ultimo anno è stato una gara tra i produttori di tecnologia – anche quelli non specificatamente dediti al suono – per mettere a punto gli auricolari più performanti. Attenzione: non bisogna confondere gli auricolari con le cuffie. Le cuffie sono molto molto più ingombranti, generalmente parecchio più costose, ma offrono prestazioni migliori soprattutto perché sono dotate di un cuscino che circonda e isola il padiglione auricolare (around ear) o vi si sovrappone (over ear). La scelta con il miglior rapporto qualità prezzo, nel primo caso, sono le Jabra Elite 85h con due modalità di cancellazione del rumore che si possono trovare a meno di 200 euro. 

Ma torniamo agli auricolari, che bisogna distinguere in due categiorie: i wireless e i true wireless. I primi sono scollegati fisicamente dal telefono, ma collegati tra di loro da un cavetto che in genere si tiene dietro al collo. Offrono una maggiore stabilità, più autonomia e più facilità nei controlli, ma soprattutto sono più difficili da perdere dei true wireless, che invece sono completamente privi di fili e possono essere così leggeri che, se non sono in funzione, non ci si accorge nemmeno di non averli più.

Non a caso proprio un anno fa lungo le linee della metropolitana di New York gli AirPods, gli auricolari bluetooth della Apple erano diventati l’oggetto più smarrito in assoluto, strappando il primato ai ciucci per bambini. E ponendo problemi di sicurezza per la quantità di gente che si calava sui binari per recuperarli. Tanto che nella loro versione più recente – gli AirPods Pro, Apple ha inserito il gommino che migliora la vestibilità e la cancellazione del rumore, oltre ai comandi lungo lo stelo che, come un cotton fioc spezzato, esce dall’orecchio. Ottima la resa sonora, decisamente migliorabile l’autonomia – che non è mai stata il massimo per nessun device Apple – al di sotto delle cinque ore. Il costo è da Apple: intorno ai 200 euro.

Sullo stesso stile se la battono 3 new entry legate al mondo degli smartphone più che a quello dell’audio puro: OnePlus, Honor e Huawei. 

Con le Buds OnePlus ha fatto un passo avanti rispetto ai già ottimi wireless Bullet: anche se l’assenza di gommino e la incredibile leggerezza (37 grammi) danno un’impressione di instabilità, restano salde nell’orecchio anche quando si fanno movimenti bruschi. Godono della certificazione IPX4 contro polvere e umidità, ma essendo in plastica liscia, il sudore potrebbe renderle scivolose durante lo sport. Anche se non c’è la cancellazione del rumore – limitata alle chiamate – la resa sonora va ben oltre gli 89 euro che costano, ma hanno un forte limite: per personalizzare i comandi bisogna accoppiarle a un telefono OnePlus. Scelta perfetta, quindi, solo per chi ne ha uno.

Se è vero il detto che si dà il meglio di sé sotto pressione, allora Huawei l’ha preso alla lettera, perché le Freebuds Pro che ha presentato per questa stagione sono la prova che la casa cinese continua a sfornare tecnologia di altissimo livello. Questi auricolari in-ear il cui design e le cui funzioni ricordano in effetti quelli di Apple hanno un livello di cancellazione del rumore (Anc) praticamente imbattibile e che non è paragonabile a quello delle cuffie solo per l’ovvia assenza del padiglione sovraurale. L’Anc su quattro livelli si appoggia a una app – AI Life – e riconosce l’ambiente circostante cambiando di conseguenza la potenza della cancellazione del rumore. Le modalità vanno da ‘aware’ che permette di sentire i rumori esterni pur continuando a godere della musica, a ‘ultra’ che isola quasi completamente. In conversazione danno il meglio di sé; durante l’ascolto della musica il suono è pieno e rotondo, anche se con una lieve tendenza a privilegiare i bassi: la possibilità di regolare l’equalizzatore attraverso la app non sarebbe stata male. Il costo – 179 euro – è ampiamente giustificato dalla qualità dei materiali e dall’autonomia che, grazie alla custodia, può arrivare a 20 ore senza mai attaccarsi alla presa: una prova che supera qualunque volo intercontinentale.

Nella stessa famiglia – e stiamo parlando di Honor – troviamo gli auricolari prodotti dalla Moecen: true wireless dal prezzo assolutamente competitivo – circa 30 euro – che ne fanno un’ottima scelta per chi cerca discreta qualità del suono – soprattutto grazie alla cancellazione del rumore in chiamata – un’ottima batteria che garantisce 6 ore di musica e 4 di telefonate, un’autonomia di 24 ore grazie alla custodia e controlli touch semplici ed efficaci.

Lasciando la Cina e soprattutto tornando all’ampia gamma di prodotti realizzati da case che si occupano quasi esclusivamente di qualità del suono, gli ultimi arrivati sono gli in-ear (cioè non hanno il bastoncino) della svedese Jabra che ha deciso di portare sulle Elite 85t le caratteristiche delle cuffie 85h. A 229 euro offrono sei microfoni per l’ascolto dei rumori esterni e altoparlanti da 12 mm con bassi potenti, migliorando al tempo stesso il comfort e alleviando la pressione sull’orecchio grazie al design semi-aperto. C’è soprattutto la possibilità di gestire manualmente la cancellazione del rumore con una tecnologia che sfrutta un doppio chipset per regolare l’intensità dell’isolamento con un cursore. Il passaggio dalla cancellazione totale a HearThrough, per sentire i rumori ambientali, può così essere graduale, con l’opzione di selezionare anche un livello intermedio. Notevole, poi, l’autonomia: fino a 5,5 ore di ascolto con la tecnologia ANC attiva, che si estende a 25 ore con la custodia di ricarica (con ANC accesa) e a 31 ore (con ANC disattivata).

Tra gli altri marchi sono da segnalare le WF-1000XM3 di Sony, considerate universalmente tra le migliori wireless in-ear per l’ascolto della musica e dei contenuti multimediali, ma con due limiti evidenti nell’impossibilità di regolare il volume dagli auricolari e nel prezzo sensibilmente più alto. 

Le Sennheiser Momentum True, grazie alla tecnologia di uno dei marchi più affidabili nel settore audio, portano con sé una qualità indiscutibile, ma anche una custodia un po’ troppo ingombrante, dimensioni degli auricolari ‘importanti’ e un prezzo decisamente – ma giustificatamente – più elevato. 

Ancora più alto il prezzo delle Beoplay E8 2.0 di Bang & Olufsen che anche senza avere la cancellazione del rumore offrono un sound cristallino con bassi potenti e definiti. Ma qui si va su portafogli (e orecchie) decisamente di un’altra categoria. 

Agi

Cambiamenti in arrivo in DxOMARK, e i protagonisti sono i loro test!

DxOMark è senza dubbio il punto di riferimento quando si parla del comparto fotografico e audio di un dispositivo, messi alla prova in maniera affidabile grazie a tutta una serie di test effettuati. Ma qualcosa nel futuro cambierà.

A dirlo è la società stessa tramite un suo post pubblicato su Twitter che vi riportiamo di seguito e che ci annuncia un interessante aggiornamento. Sembrerebbe che sia nel pieno di un momento di cambiamenti che riguardano proprio i protocolli di test e per questo motivo molte delle recensioni in programma sono state posticipate.

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La curiosità è ovviamente salita alle stelle, perché domande come “quali saranno queste modifiche?” e “quando potremo nuovamente leggere una loro recensione?”, sono d’obbligo. Per fortuna il post non lascia spazio almeno all’ultimo interrogativo, in quanto dichiara che le novità arriveranno a fine ottobre, raccomandando inoltre gli utenti appassionati a rimanere sintonizzati per avere maggiori informazioni.

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Amazon lancia i nuovi Echo e Echo Dot: ora sono a forma di “palla”! (foto)

Amazon ha appena rinnovato la sua linea di dispositivi Echo, vale a dire gli smart speaker con supporto ai comandi vocali di Alexa. Il design dei nuovi Echo ed Echo Dot è stato completamente rinnovato: ora sono tutti a forma di “palla”! Andiamo dunque a vedere da vicino quali sono i cambiamenti di questa 4ª generazione e scopriamo tutte le varianti disponibili sul mercato e i prezzi per l’Italia.

Amazon Echo di 4ª generazione

Partiamo dal capofamiglia, il nuovo Echo di 4ª generazione. Come potete vedere dalle immagini a seguire, la classica estetica a forma di cilindro schiacciato è stata sostituita da una sfera con la base piatta. Proprio sulla base è inserito un anello LED, che permette di verificare accensione e funzionamento. Buona parte della superficie è rivestita dalla finitura in tessuto, realizzata in colorazione abbinata al resto della scocca.

Le novità non finiscono però con l’estetica. Anche la parte hardware è stata rinnovata in profondità: all’interno della scocca ci sono ora un woofer da 75 mm e due tweeter da 20 mm, per un suono stereo Dolby che promette di essere molto più pulito e dinamico rispetto alla scorsa generazione. È previsto anche il riconoscimento automatico dell’acustica della stanza, in modo da ottimizzare il suono a seconda della posizione in cui si trova, ed è stata aggiunta la funzione per spegnere la sveglia con un tocco sulla parte alta di Echo.

Nei nuovi Echo è presente un modulo dedicato al riconoscimento della voce, chiamato AZ1 Neural Edge. Si tratta di un’aggiunta importante, perché questo chip permette di processare direttamente in locale – tramite algoritmi di machine learning – il suono ripreso dai microfoni, dunque i comandi vocali saranno riconosciuti in modo più veloce e preciso, migliorando l’interazione con Alexa.

Sono stati aggiunti il supporto al Bluetooth LE e la compatibilità col protocollo Zigbee, che ora si integra nel nuovo hub per la smart home a fianco di Amazon Sidewalk, il protocollo proprietario di Amazon.

La pagina d’acquisto per il nuovo Echo di nuova generazione si trova a questo indirizzo o cliccando sul pulsante in basso.

Echo 4ª gen – Immagini

Amazon Echo Dot di 4ª generazione

Anche la linea Echo Dot ha subito uno stravolgimento completo. Così come il fratello maggiore, i Dot sono ora a forma di “palla” e presentano un’estetica praticamente identica: l’unica vera differenza sta nelle dimensioni e nella potenza dello speaker, che sono entrambe inferiori rispetto ad Echo standard. L’altoparlante di Echo Dot misura 41 mm per la precisione.

I nuovi Echo Dot hanno lo stesso hardware interno di Echo, incluso il nuovo modulo per il riconoscimento della voce. Sono però disponibili in diverse varianti: oltre al Dot base – in colorazione antracite o ceruleo – ci sono anche Echo Dot con orologio e due Kids Edition, che presentano dei simpatici motivi a forma di panda e di tigre impressi sul tessuto di copertura dello speaker.

Attenzione perché la Kids Edition sarà disponibile solo per il mercato americano. Questa particolare versione integra una funzionalità che riconosce in automatico la voce dei bambini e attiva la modalità bambino di Alexa.

Potete acquistare il nuovo Echo Dot su Amazon a questo indirizzo o dai pulsanti a seguire.

Echo Dot 4ª gen – Immagini

Echo Dot 4ª gen con orologio – Immagini

Uscita e prezzi

I nuovi Amazon Echo e Echo Dot di 4ª generazione sono già disponibili in preordine per l’Italia a partire da oggi. Per le spedizioni la data indicata da Amazon è il 22 ottobre 2020. Le colorazioni disponibili sono bianco ghiaccio, antracite, ceruleo. Attenzione perché il Dot con orologio non ha la colorazione antracite.

Il costo delle tante varianti di Echo e Echo Dot per il mercato italiano è il seguente:

  • Echo 4ª gen: 99,99€
  • Echo Dot 4ª gen: 59,99€
  • Echo Dot 4ª gen con orologio digitale: 69,99€

Trovate a seguire i link per l’acquisto su Amazon Italia, con tutti i modelli citati e i prezzi aggiornati. Vi segnaliamo che Amazon Echo di 4ª generazione è già in offerta combinata: potete acquistarlo al prezzo di listino di 99,99€ ma riceverete in regalo anche una lampadina Philips Hue.

Acquista Echo 4ª gen

Acquista Echo Dot 4ª gen

Acquista Echo Dot 4ª gen con orologio digitale

Offerte Tecnologia

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Trapelano tutti i dettagli di Pixel 4a 5G e Pixel 5, le differenze sono davvero poche!

Se stavate pensando di acquistare uno dei prossimi Pixel, ma non avevate ancora scelto quale, la notizia appena trapelata potrebbe avere tutto quello che serve per aiutarvi a prendere una decisione. Il sito tedesco WinFuture infatti è riuscito ad ottenere tutte le specifiche dei due modelli che Google lancerà a breve: Pixel 4a 5G e Pixel 5.

Scopriamo così che i due condividono davvero tantissimi aspetti a livello hardware e che le differenze sono minime, anche se non trascurabili. Prima di tutto Pixel 4a 5G ha uno schermo leggermente più grande, 6,2″ contro i 6″ di Pixel 5. La risoluzione è la stessa (2.340 x 1.080), ma ovviamente cambia la densità dei pixel. Più importante invece la frequenza di aggiornamento che sul modello più caro arriva a 90 Hz mentre su Pixel 4a 5G si ferma ai 60 Hz standard.

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Anche il vetro a protezione del display è diverso: Gorilla Glass 6 per Pixel 5 e solo Gorilla Glass 3 per Pixel 4a 5G. Questi dettagli fanno sì che Pixel 4a 5G sia quindi un poco più grande e pesante (17 g in più), nonostante la scocca in plastica al posto dell’alluminio (riciclato al 100%) usato per Pixel 5. Da notare anche l’assenza della certificazione IP68 su Pixel 4a 5G, che però può vantare in esclusiva il jack da 3,5 mm. Infine Pixel 5 ha una batteria leggermente più capiente (4.000 mAh) e il supporto alla ricarica wireless e inversa.

Per il resto i due sono identici: stesso processore e GPU, fotocamere posteriori e frontale, assortimento di sensori, connettività e memoria. Diversa solo la RAM: 8 GB su Pixel 5, due in più di Pixel 4a 5G. Ad ogni modo per facilitarvi il confronto abbiamo riportato tutti i dati nella seguente tabella.

Pixel 5Pixel 4a 5G
OSAndroid 11
Display6”, OLED, 2.340 x 1.080 pixel, 432 ppi, Always-on Display, HDR, Corning Gorilla Glass 6, 90 Hz6,2”, OLED, 2.340 x 1.080 pixels, 413 ppi, Always-on Display, HDR, Corning Gorilla Glass 3
Memoria8 GB LPDDR4 RAM, 128 GB archiviazione6 GB LPDDR4 RAM, 128 GB archiviazione
CPUQualcomm Snapdragon 765G, chip di sicurezza Titan M
GraficaAdreno 620
Fotocamera posteriore12,2 MP dual pixel, f/1.7, 1,4 μm, autofocus a due fasi, OIS, EIS, 77°; grandangolare da 16 MP, f/2.2, 1,0 μm, 107°
Fotocamera frontale8 MP, f/2.0, 1,12 μm, 83°
Video fotocamera posteriore1080p @30 fps, 60 fps, 120 fps, 240 fps; 4K @30 fps, 60 fps
Video fotocamera frontale1080p @30 fps
SensoriProssimità / luce ambientale, accelerometro / giroscopio, magnetometro, lettore di impronte, barometro, spectral and flicker sensor
Connettività2G, 3G, 4G, 5G, USB-C 3.1 (1st gen), Wi-Fi 802.11 ac, Bluetooth 5.0 + LE, A2DP, NFC, Google Cast
SIMNano SIM, eSIM
GeolocalizzazioneGPS, GLONASS, Galileo, QZSS, BeiDou
AudioSpeaker stereo, 3 microfoni, USB-C, cancellazione del rumoreSpeaker stereo, 2 microfoni, jack da 3,5 mm jack, cancellazione del rumore
Materiali100% alluminio riciclato, IP68Policarbonato
Batteria4.000 mAh (4.080 mAh), ricarica rapida a 18 W, ricarica wireless e ricarica inversa3.800 mAh (3.885 mAh), ricarica rapida a 18 W
Dimensioni144,7 x 70,4 x 8,0 mm153,9 x 74,0 x 8,2 mm
Peso151 g168 g

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È vero che Android 11 e Android Auto sono un disastro insieme?

Android 11 è appena arrivato in versione stabile per i Pixel e una manciata di altri smartphone ma non sembra aver portato solo gradite novità: in rete sono emersi diversi problemi di compatibilità con Android Auto.

Android Police ha raccolto una serie di problemi segnalati da utenti Android che hanno aggiornato lo smartphone all’ultima release del robottino verde. Tra le criticità emerse troviamo difficoltà nella riproduzione multimediale, errori nella gestione delle chiamate in arrivo, la mancanza dell’app Calendario e instabilità nella connessione. Quello forse più eclatante, segnalato da un paio di utenti, è stato il soft brick dello smartphone connesso ad Android Auto, risolto con un reset dello smartphone stesso.

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In rete sarebbe emersa anche una soluzione temporanea, consistente nella disabilitazione dello scanning continuo dei dispositivi Bluetooth attraverso le impostazioni dello smartphone. Al momento Google non si è pronunciata ufficialmente sulle segnalazioni.

Dobbiamo dire però che personalmente non abbiamo riscontrato nessun tipo di problema usando Android Auto con smartphone aggiornati ad Android 11, sin dai tempi delle prime Beta. Fateci sapere se invece anche voi fate parte della sfortunata cerchia di utenti che li ha riscontrati.

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Secondo voi quali sono i 10 film originali Netflix più popolari?

Netflix ha molti film nel proprio catalogo, tanto che spesso è difficile scegliere cosa guardare (ma presto potrebbe arrivare un aiuto molto particolare). Ci sono però delle produzioni che dopo il lancio diventano molto popolari, calamitando maggiormente l’interesse del pubblico. Tra questi, alcuni prodotti originali Netflix hanno attirato l’attenzione.

Ma quali sono stati i migliori? È la stessa Netflix a dircelo (grazie ad un report di Bloomberg), pubblicando una Top 10 dei film originali Netflix più visti durante le prime 4 settimane dopo il lancio. Non vogliamo farvi alcuno spoiler, quindi vi lasceremo direttamente la lista qui sotto: quali di questi avete visto?

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  1. Extraction: 99 milioni
  2. Bird Box: 89 milioni
  3. Spenser Confidential: 85 milioni
  4. 6 Underground: 83 milioni
  5. Murder Mystery: 73 milioni
  6. The Irishman: 64,2 milioni
  7. Triple Frontier: 63 milioni
  8. The Wrong Missy: 59 milioni
  9. The Platform: 56,2 milioni
  10. The Perfect Date: 48 milioni

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Kaspersky avverte: ci sono troppi malware/adware nella partizione di sistema degli smartphone Android (foto)

Secondo quanto emerso dalle ricerche di Kaspersky sugli attacchi rivolti ai dispositivi mobili, il 14,8% degli utenti colpiti da un malware o un adware nel 2019 è stata vittima di una infezione della partizione di sistema. Questo comporta un alto livello di rischio dal momento che le soluzioni di sicurezza non possono accedere alle directory di sistema e quindi non possono rimuovere i file dannosi.

La cosa potrebbe sembrare una questione marginale, invece secondo i ricercatori questo tipo di infezione sta diventando uno dei metodi più diffusi per installare adware (software creato per visualizzare pubblicità invasiva). L’infezione può avvenire in due modi: attraverso l’ottenimento dei permessi di root (per installare poi l’adware nella partizione di sistema) oppure se il codice che permette di visualizzare gli annunci pubblicitari è già presente nel firmware del dispositivo prima ancora che venga acquistato dall’utente.

Tra le minacce scoperte nelle directory di sistema, Kaspersky ha individuato una serie di programmi dannosi: dai trojan – che possono installare ed eseguire applicazioni a insaputa dell’utente – fino alla pubblicità invasiva, meno pericolosa ma comunque fastidiosa.

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Alcuni vendor dichiarano apertamente di incorporare adware nei propri smartphone. Mentre però qualcuno permette di disabilitarli, altri non concedono questa opzione lasciando gli utenti con una specie di “cartello pubblicitario tascabile”. Integrare strumenti di advertising permette ad alcuni produttori di massimizzare i profitti, e l’utente, non sospettando il rischio per la sicurezza e l’usabilità, è invitato dal prezzo inferiore verso il dispositivo con pubblicità.

Questo tipo di pratica non è molto presente nei nostri mercati, ma interessa maggiormente altre regioni del mondo, come si può vedere dalla mappa riportata qui sotto. Ad ogni modo vi invitiamo sempre a porre attenzione nella scelta del dispositivo da acquistare non sottovalutando questi rischi quando vi trovate davanti un dispositivo più economico con annunci pubblicitari. Per maggiori dettagli sui risultati della ricerca e su malware e adware rinvenuti e analizzati, vi rimandiamo al report ufficiale sul sito Secure List.

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I cioccolatini sono razzisti? Via i Moretti dai supermercati svizzeri

AGI – È razzista chiamare moretto un dolce al cioccolato che peraltro nasconde il candore di un’anima di panna? Sì, per i supermercati della Migros, nota catena svizzera, che hanno stabilito, dopo anni di polemiche e petizioni, di ritirare dagli scaffali la golosità prodotta dal 1946 dalla Dubler, azienda del Cantone dell’Argovia, nel nord del Paese, dove sono conosciuti come Mohrenkopf,  ‘teste di moro’.

La decisione ha un impatto anche sulle rimembranze proustiane di tanti ex bambini italiani di confine che alla domenica andavano in Svizzera con mamma e papà a fare il pieno, quando ancora i prezzi erano più convenienti di quelli nostrani, e coglievano l’occasione per farsi regalare una scatola di moretti.

Che cosa sono i Moretti

Avvolti in una carta dorata, che merita più attenzione della frenesia con cui viene scartata,  nascondono sotto una sottile scorza di cioccolato un tripudio di crema appoggiato alla base di wafer.

L”eliminazione’ del moretto  è arrivata nelle scorse ore con un tweet in risposta all’ennesima protesta di un utente che definiva “estremamente razzista” il nome della delizia.

“Abbiamo deciso di rimuovere il prodotto dalla gamma – ha twittato Migros – L’attuale dibattito qui ci ha spinto a rivalutare la situazione. Siamo consapevoli che questa decisione porterà anche a discussioni.

Ma i Moretti spariranno?

Questo non significa che la squisitezza sparirà perché, ha precisato la catena, la decisione riguarda solo la Dobler, l’unica azienda che si ostina a chiamare i dolci col suo nome originale, mentre gli altri li hanno ribattezzati da tempo con un più universale kiss.  

In effetti, gli animi su Twitter si sono scaldati, come previsto, e in perfetto multilinguismo elevetico. C’è chi parla di “nuova, dilagante e subdola dittatura del politicamente corretto”, chi, volando più basso, sente spegnersi l’aroma dell’infanzia (“sono un ricordo legato alla mia amata zia che non c’è più e abitava a Ginevra, andare con lei alla Migros a mangiarli era una festa”, dice Chiara).

Si è indignato anche un uomo di fede, o almeno così si presenta: ”Oggi Migros non chiama più così i moretti per rispetto, ma di cosa? E io che sono un sacerdote potrò esigere che Migros dia un nome nuovo agli ‘strozzapreti’?”.

Chi esulta per la cacciata dei Moretti

Esultano invece i promotori di una petizione affiliati al Comitato contro i dolci razzisti che nel 2017 chiedevano di abolire il nome “palesemente razzista”.

A sostenere la loro tesi c’era anche una ricercatrice dell’Università di Basilea che sulle pagine della  NZZ Franziska Schutz si espresse per “decolonizzare la nostra lingua per evitare un futuro di nuovi drammi legati alla migrazione”.

Al momento, per i nostalgici dell’ultima ora, sul sito della Migros è ancora  presente la sezione dedicata all’acquisto dei moretti, li chiamano ancora così, poi saranno solo kiss.

Agi

Samsung rilascia le patch di sicurezza di maggio: ecco su quali smartphone sono già disponibili (aggiornato: A50s)

Dopo aver atteso forse più del dovuto l’aggiornamento ad Android 10, ora Galaxy Fold vuole precorrere i tempi. Samsung ha infatti iniziato a rilasciare un nuovo update, che porta in dote le patch di sicurezza di maggio 2020, oltre a diverse novità per il comparto fotografico.

Il nuovo firmware è contraddistinto dal numero di versione F900FXXU3BTDD ed introduce molte funzionalità fotografiche già viste al momento del lancio della nuova famiglia Galaxy S20. Si tratta di Single TakeNight Hyperlapse, la modalità Pro per i video, filtri personalizzati e la possibilità di registrare video in 4K a 60 fps anche tramite la fotocamera frontale.

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Per il momento, l’aggiornamento è indirizzato alla variante LTE di Galaxy Fold, venduta sul mercato francese ad esempio, ma presto dovrebbe essere esteso anche alla variante 5G venduta in Italia.

Aggiornamento30/04/2020

Dalla rete giungono segnalazioni di un nuovo aggiornamento anche per le serie Galaxy S20 e Note 1o, con in dote le patch di sicurezza di maggio 2020. Il nuovo firmware per i Galaxy S20 ha il numero di versione G98xxXXS2ATD5, mentre per Galaxy Note 10 e Note 10+ è N97xFXXS4CTD1. Entrambi verranno distribuiti gradualmente su tutti i dispositivi nell’arco dei prossimi giorni.

Aggiornamento04/05/2020

Giungono da Belgio e Paesi Bassi le segnalazioni circa il rilascio delle patch di sicurezza di maggio 2020 anche per Galaxy S10, Galaxy S10+ e Galaxy S10e. Il nuovo firmware ha il numero di versione G97xFXXS5CTD1 e presto dovrebbe toccare anche gli altri Paesi europei.

Lo stesso vale per l’altro pieghevole di casa Samsung, ovvero Galaxy Z Flip (numero versione F700FXXS1ATD9), e per l’unico smartphone di fascia media per ora raggiunto da questa tornata di aggiornamenti, ovvero Galaxy A50 (numero versione A505FNXXS4BTCA).

Aggiornamento06/05/2020

Dopo averle distribuite già sui diversi modelli, Samsung ha spiegato più nel dettaglio il contenuto delle ultime patch di sicurezza. Oltre ai fix apportati da Google, il produttore coreano ha ulteriormente sistemato 19 vulnerabilità scoperte nelle ultime settimane nei firmware Samsung.

Aggiornamento08/05/2020

Continuano a diffondersi sugli smartphone targati Samsung le patch di sicurezza di maggio 2020. Oggi tocca a Galaxy A5 (2017) e a Galaxy A8 (2018), con numero versione dei nuovi firmware rispettivamente A520FXXSECTD7 e A530FXXSCCTE1.

Aggiornamento13/05/2020

Anche Galaxy S9, Galaxy S9+ e Galaxy Note 9 si aggiungono alla lista di smartphone Samsung aggiornati con le patch di sicurezza di maggio 2020. Per i primi due, il nuovo firmware è il numero di versione G96xFXXS9DTD7, per Note 9 è invece N960FXXS5DTE2. Gli aggiornamenti vanno a risolvere anche una falla di lunga data, scoperta solo di recente.

Aggiornamento20/05/2020

Samsung ha iniziato a rilasciare le ultime patch di sicurezza anche per Galaxy Note 8 e Galaxy A5 (2017). Rispettivamente, i nuovi firmware hanno numero di versione N950FXXSBDTE6A520FXXUECTDA.

Aggiornamento22/05/2020

Arriva il secondo aggiornamento mensile per la serie Galaxy S20. Il firmware è il numero G98xxXXU2ATE6 e, oltre alle patch di sicurezza, che sono sempre quelle di maggio 2020, porta in dote anche miglioramenti per il comparto fotografico. In particolare, gli scatti ottenuti tramite la modalità notte sono di migliore qualità e il sistema di autofocus è stato ulteriormente sistemato.

Aggiornamento22/05/2020

Giungono segnalazioni da diversi Paesi europei relative al rilascio delle patch di sicurezza di maggio 2020 per Galaxy S10 Lite, Galaxy A30 e Galaxy J8. I nuovi firmware hanno rispettivamente il numero di versione G770FXXS2BTE2, A305FDDS5BTE3 e J810FJXU4BTE2.

Aggiornamento27/05/2020

Grazie ad una segnalazione sul nostro gruppo ufficiale Facebook (iscrivetevi, se ancora non l’avete fatto), possiamo darvi la notizia del rilascio delle patch di sicurezza di maggio 2020 per Galaxy A40. Il nuovo firmware è il numero di versione A405FNXXU3BTD4 / A405FNOXM3BTD3 / A405FNXXU3BTD2 e il peso dell’OTA è di 432,3 MB.

Ringraziamo Massimo per la segnalazione

Aggiornamento28/05/2020

Altri tre dispositivi Samsung stanno ricevendo in queste ore le patch di sicurezza di maggio 2020. Si tratta degli smartphone top di gamma 2017, Galaxy S8 e Galaxy S8+, il cui nuovo firmware ha numero di versione G95xFXXS9DTEA, e del tablet di fascia media Galaxy Tab A 2019, con firmware numero di versione T510XXS3ATE3/ T510OXM3ATD1.

Ringraziamo Massimo per la segnalazione relativa a Galaxy Tab A

Aggiornamento30/05/2020

Anche Galaxy A50s sta iniziando a ricevere le patch di sicurezza di maggio 2020. Il nuovo firmware è il numero A507FNXXU4BTD3 ed è stato avvistato in India, ma presto verrà distribuito anche su altri mercati.

L’articolo Samsung rilascia le patch di sicurezza di maggio: ecco su quali smartphone sono già disponibili (aggiornato: A50s) sembra essere il primo su AndroidWorld.

AndroidWorld

Sono stati pubblicati i codici sorgente della app Immuni

Il ministero dell’Innovazione ha pubblicato i codici dell’app Immuni. Nella notte su Github, la piattaforma dove gli sviluppatori da ogni parte del mondo possono confrontarsi su progetti specifici, sono stati caricati i documenti sul funzionamento del software dell’app per il contact tracing scelta dal governo. Il codice sorgente dell’applicazione era l’ultima parte ancora non pubblicata di Immuni.

Lo scorso 16 maggio uno dei fondatori di Bending Spoons, Luca Ferrari, sempre su Github aveva pubblicato una serie di specifiche tecniche sul funzionamento dell’app, dove si descriveva il funzionamento. Il 20 maggio invece Google e Apple hanno rilasciato l’aggiornamento del loro software per facilitare la comunicazione tra dispositivi Android e iOS tramite Bluethoot, dando di fatto il via libera allo sviluppo delle applicazioni nazionali autorizzate dai sistemi sanitari di ogni Paese.

Immuni, si conferma in questa nuova serie di documenti pubblicati, seguirà il modello decentralizzato di Google e Apple, il che vuol dire che i dati raccolti saranno conservati sui singoli device e non su un server centrale; non traccerà gli spostamenti, ma solo alcuni i contatti tra smartphone; non sarà obbligatorio scaricarla, né usarla; i dati raccolti potranno essere condivisi solo previa autorizzazione del possessore dello smartphone; tutti i dati raccolti e condivisi con il server centrale (gestito da Sogei), dovranno essere cancellati entro dicembre 2020. 

Agi

Nel decreto sulla riapertura si sono dimenticati dei toelettatori per cani

Nella lista delle riaperture manca una categoria che serve milioni di clienti: i toelettatori per animali. Secondo gli ultimi dati Censis risalenti al dicembre del 2019, all’anagrafe canina in Italia sono registrati oltre 27 milioni di cani, molti dei quali, lo sappiamo, vivono nelle nostre case.

Le uniche regioni al momento che hanno considerato il servizio toelettatura come un’attività primaria da far riaprire subito sono state Liguria, Friuli ed Emilia-Romagna; nel resto d’Italia la situazione è ancora  incerta.

Il 1 giugno potremo tornare a sederci da barbieri e parrucchieri, ma per molti amici a quattro zampe l’attesa potrebbe essere più lunga. “Stiamo cercando in tutti i modi di diffondere la verità sul lavoro del toelettatore, perché purtroppo in tantissimi anni non è mai stata riconosciuta come una categoria indispensabile. Molti non capiscono che si tratta di una sorta di anello mancante tra il veterinario e il proprietario, non è semplicemente un ‘lavacani’, è chi ti aiuta anche a capire se ci sono delle patologie o meno” dice Eufemia Bartolotta che con la figlia Irene Tolomeo alleva barboni toy e nani.

La signora Bartolotta ha preso a cuore la battaglia che riguarda tra le 7 e le 9 mila attività in tutta Italia, con relative famiglie, e un considerevole numero di clienti che senza il servizio a loro dedicato rischiano parecchio.

Per farlo ha lanciato una petizione che in una settimana ha raccolto 15 mila firme e una pagina Facebook chiamata “Forza toelettatori Italia per riaprire a maggio” dove allevatori, padroni di cani e toelettatori stessi si riuniscono per aggiornarsi su tutte le novità riguardo l’eventuale riapertura.

Al momento quello che si intuisce è che le saracinesche torneranno ad alzarsi dal primo di giugno, che il servizio è stato equiparato a quello del taglio dei capelli per gli esseri umani e che le Regioni con un’ordinanza potrebbero permettere di riavviare queste attività che già prima dell’emergenza venivano svolte su appuntamento e non prevedevano alcun assembramento.

Qual è il rischio che corre un cane che non va per troppo tempo dal toelettatore?

“Ce ne sono parecchi, già in questi due mesi abbiamo ricevuto lamentele di molti proprietari che hanno i cani in condizioni pessime. Esistono cani con il pelo a crescita continua, come i nostri capelli, e poi ci sono i cani cosiddetti da “stripping”, come i cocker, che hanno bisogno di una manutenzione particolare, il pelo in pratica va “strippato”, una tecnica che alleggerisce molto il cane e non crea questo stato di polvere e di sporcizia che poi a contatto con la cute può creare dermatiti. Poi ci sono le unghie che si allungano e si ritorcono su se stesse fino a conficcarsi nei polpastrelli, quindi vanno tagliate e non può farlo una persona inesperta perché rischia di tagliare la vena e creare un’emorragia. Poi c’è il problema delle ghiandole perianali, il toelettatore quando fa il bagnetto svuota queste ghiandole che si riempiono quando il cane evacua, se non vengono svuotate si possono formare degli ascessi che poi si devono curare. Anche le orecchie, ci sono dei cani che hanno il pelo che esce dentro le orecchie e se non viene “strippato” lì ristagnano i batteri e possono venire le otiti, e ci sono dei cocker che muoiono di otite. Tutto si può prevenire facendo fare ai toelettatori il loro mestiere”.

Cosa sente lei dai toelettatori?

“Ci sono famiglie intere che si reggono su una attività, stanno facendo la fame, è giusto che si dica, non possiamo girarci attorno, hanno attinto ai risparmi e non hanno più dove attingere; poi lo fanno anche per passione, perché un lavoro come questo non si può fare senza passione, in questo momento soffrono anche perché non vedono i loro clienti a quattro zampe”

Com’è possibile che un servizio così popolare sia stato ignorato?

“Perché si pensa sempre che avere un animale sia un lusso, è un capriccio, si pensa che il toelettatore sia quello che fa il bagnetto, mette i fiocchetti e basta. C’è una toelettatrice che sta chiedendo disperatamente aiuto perché ha un cliente di 73 anni, vedovo, che l’unico compagno di vita che ha è un cocker maschio, ed è un cane che è il più terribile per quanto riguarda la sporcizia. Puzza, le frange si sporcano di urina, il pelo è da “strippare”. Come si fa a convivere tre mesi con un cocker maschio da solo? E parliamo di igiene, proprio in tempi in cui si parla solo di igiene”.

Cosa può fare in questo momento un padrone per sopperire in qualche modo alla chiusura del toelettatore?

“Moltissimi toelettatori hanno organizzato delle dirette live su Facebook dove hanno spiegato ai propri clienti come averne cura, sono stati veramente eccezionali, non sono stati con le mani in mano”.

È vero però che alcune Regioni hanno deciso di aprire, per saperne di più abbiamo deciso di sentire anche Sabrina Gnani, presidente dell’Associazione Professionisti Toelettatori, per avere una spiegazione più tecnica di ciò che sta accadendo alla categoria.

“Se useranno lo stesso criterio utilizzato per la chiusura, il settore subirà fortissime perdite economiche. Noi chiediamo di poter ripartire in quanto il nostro codice Ateco ci identifica come “servizio alla persona e cura e benessere animale”, mentre noi non lavoriamo sulle persone, lavoriamo sugli animali. Ci sono situazioni drammatiche, noi tutti i giorni veniamo sollecitati sia da i clienti sia dai veterinari per tornare nei nostri saloni perché la toelettatura non è soltanto estetica ma risolve delle situazioni veterinarie”

Qual è la risposta da parte delle regioni che ancora non hanno firmato le ordinanze per riaprire?

“Ci sono evidentemente dei Presidenti di Regione che hanno preso in mano la situazione e qualcuno che evidentemente non vuole o non può assumersi questo tipo di responsabilità”

In un momento in cui si discute così frequentemente delle modalità di ripartenza, questo appare un problema di facilissima risoluzione…

“Noi tra l’altro lavoravamo su appuntamento e con guanti e mascherina anche prima di questa pandemia, per poterci dedicare agli animali nel miglior modo possibile. Noi riceviamo costantemente richieste dai nostri associati perché non si capisce più nulla: in una regione si lavora, in un’altra no. E tutti questi sono imprenditori che lavorano per portare a casa la pagnotta e questa situazione è veramente drammatica e insostenibile. Bisogna ripartire e ripartire anche in fretta, se si considera che la nostra stagione va mediamente da marzo a luglio, un 50% l’abbiamo già perso”

Qual è il prossimo passo?

“Abbiamo unito le forze con le altre associazioni di categoria e abbiamo cominciato a martellare le istituzioni a tutti i livelli, dal sindaco alla Regione, fino ad arrivare a Roma. Noi siamo andati alla Camera dei Deputati con un dossier di richiesta, appoggiati da un onorevole e un europarlamentare, ma loro stessi ci hanno riferito che Roma sembra non essere interessata all’economia, Roma sembra essere interessata a tutelarsi da un punto di vista legale. Qualora un domani il governo centrale fosse accusato di pandemia colposa o qualcosa del genere loro hanno preso tutte le precauzioni del caso, senza considerare che le partite Iva non moriranno di Covid ma di fame”

Queste sono le risposte che avete avuto dalla politica?

“Abbiamo mandato delle mail comuni in cui comparivano le sigle di tutte le associazioni e abbiamo preso contatti anche singolarmente, ognuno con la propria influenza, e abbiamo ricevuto pochissime risposte. Tantissimi hanno preso iniziative private, hanno provato a fare video, interviste a quotidiani locali, ma la risposta della politica è stata praticamente nulla”.

La riapertura è comunque prevista dall’1 giugno

“Molti consegneranno le chiavi ai vari presidenti delle regioni prima, perché non ci si arriva al primo di giugno”

Quale potrebbe essere la conseguenza se davvero si arriverà al primo giugno?

“Molti colleghi hanno già messo in vendita la loro toelettatura, io personalmente ho pagato l’affitto di marzo e quello di aprile, quello di maggio non so se riuscirò”.

A fianco dei toelettatori, oltre a molti veterinari, anche la LAV, la più importante associazione animalista italiana, che con AGI commenta: “LAV è favorevole alla riapertura dei tolettatori poiché il loro intervento è indispensabile a prevenire o lenire eventuali problemi dermatologici o patologie cutanee, non per l’aspetto estetico. Speriamo che il positivo esempio di tre Regioni sia seguito dalle altre, poiché nel nuovo Dpcm non è stato inserito il codice Ateco 960904 che regola proprio questa attività, così come quella dei dog sitter, importanti per le famiglie che non possono far da sole. Auspichiamo anche una chiara riapertura di tutte le attività collegate alle adozioni, per contrastare il collasso delle strutture come canili e rifugi”. 

 

Agi