Le prime beta di HarmonyOS rilasciate da Huawei sono basate su Android (foto)

Nelle ultime settimane abbiamo visto un progressivo incremento delle beta di HarmonyOS, il nuovo sistema operativo per dispositivi mobili che Huawei ha lanciato per marcare la sua indipendenza da Android. Un sistema operativo che sarà fondamentale alla luce del ban inflitto dal governo statunitense.

Tuttavia le prime beta di HarmonyOS non sembrano così indipendenti Android, almeno stando alle prime analisi trapelate in rete. XDA mostra il lavoro di uno sviluppatore che ha creato una semplice app destinata a una versione obsoleta di Android per poi eseguirla virtualmente sia su Android che su HarmonyOS: come vedete dagli esempi qui in basso, il messaggio di errore che restituisce il sistema è molto simile rispetto a quello restituito da Android.

Ma non finisce qui, un membro di XDA ha provato a installare l’app Superuser su HarmonyOS 2.0 e ha ottenuto un messaggio di errore estremamente simile a quello che avrebbe ottenuto su Android, con la differenza che il termine “Android” è stato sostituito con “HarmonyOS“.

Ancora più interessante è quanto scovato da un terzo sviluppatore, il quale ha estratto gran parte della partizione di sistema di HarmonyOS 2.0 beta e ha scoperto che è basata essenzialmente sul framework Android.

Tutto ciò cosa vuol dire? Sicuramente Huawei si sta appoggiando ad Android e al AOSP per le prime versioni di HarmonyOS. Per quanto possa sembrare strano, e non esplicitamente dichiarato al momento del lancio delle prime beta, è comprensibile che il produttore cinese si serva del codice AOSP per passare alla completa indipendenza di HarmonyOS. Inoltre, la stessa Huawei aveva esternato la volontà di usare il codice AOSP durante la transizione da Android ad HarmonyOS.

Dunque, se le attuali beta di HarmonyOS non vi sembrano altro che un rebrand di Android, possiamo aspettarci una maggiore indipendenza del sistema operativo e dei Huawei Mobile Services con le prossime versioni che arriveranno.

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Le prime beta di HarmonyOS rilasciate da Huawei sono basate su Android (foto)

Il down di Google è durato un’ora. Gmail, YouTube e Classroom sono tornati online

AGI – I servizi di Google sono rimasti bloccati per circa un’ora in numerose nazioni, tra cui Italia, Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia. La homepage del motore di ricerca e alcune funzioni di ricerca non erano disponibili ma YouTube, Gmail, Google Docs, Google Calendar, Google Home, Nest, Google Classroom e praticamente ogni altro servizio del colosso di Mountain View risultavano non funzionanti. I disservizi sono stati rilevati alle 12,55 ora italiana e sono stati risolti alle 13,52. 

“Il problema riscontrato dovrebbe essere stato risolto per la stragrande maggioranza degli utenti interessati” scrive Google, “Continueremo a lavorare al ripristino del servizio per gli utenti che continuano a riscontrare il problema. Garantiamo che l’affidabilità del sistema è una priorità di Google e stiamo apportando continui miglioramenti per rendere migliore il nostro sistema”.

“Oggi alle 3:47 am PT [12:47 ora italiana] Google ha riscontrato una interruzione del sistema di autenticazione per circa 45 minuti, dovuta ad un problema interno con la quota storage. I servizi che necessitano che gli utenti siano loggati hanno riscontrato una elevata percentuale di errore durante quel periodo. Il problema con il sistema di autenticazione è stato risolto alle 4:32 AM PT [13:32 ora italiana]. Tutti i servizi sono ora ripristinati. Ci scusiamo con tutti coloro che sono stati impattati e condurremo un approfondito esame per per garantire che questo problema non possa ripetersi in futuro.”


Il down di Google è durato un’ora. Gmail, YouTube e Classroom sono tornati online

WhatsApp annuncia i messaggi effimeri: cosa sono e come funzionano

WhatsApp ha appena pubblicato una nuova FAQ riguardo una funzione non ancora disponibile ma che a questo punto dovrebbe arrivare a breve: i messaggi effimeri. Di cosa si tratta? In pratica di messaggi con l’autodistruzione incorporata: dopo 7 giorni non saranno più visibili; ma attenzione perché possono esserci delle eccezioni.

Se ad esempio doveste rispondere ad un messaggio effimero citandolo, il messaggio originale scomparirà dopo 7 giorni, ma quello citato potrebbe rimanere visibile anche a tempo scaduto (ad esempio se il destinatario del messaggio non avesse l’opzione attiva, perché di fatto il messaggio citato è un suo messaggio, anche se contiene testo inviato dal mittente). Stesso discorso vale se un messaggio effimero venisse inoltrato ad un’altra chat senza l’opzione dei messaggi effimeri di WhatsApp attiva.

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Ci possono poi essere altri casi limite. Ad esempio, se un vostro contatto non aprisse WhatsApp per 7 giorni la notifica di un messaggio effimero potrebbe ancora essere visibile, nonostante il messaggio stesso sia ormai scomparso. Tenete poi conto che è sempre possibile effettuare screenshot, copiare il contenuto del messaggio o immortalarlo con una foto, prima che questo scompaia. E per quanto riguarda il backup, se questo viene eseguito quando il messaggio effimero è ancora visibile, tale messaggio sarà incluso nel backup, ma scomparirà poi al momento del ripristino se i 7 giorni saranno trascorsi.

Infine, per quanto riguarda i file multimediali, anche questi sono inclusi nei messaggi effimeri, e scompariranno automaticamente; ma se aveste attive le opzioni di download automatico il file sarà salvato comunque nella galleria. Potete disattivare questa funzione in Impostazioni di WhatsApp -> Spazio e dati, e cambiando le opzioni di download automatico dei media.

I messaggi effimeri vanno attivati per ogni singola chat nella quale li vorrete usare, sia questa una conversazione individuale oppure di gruppo. Basta aprire la conversazione per la quale volete attivare i messaggi effimeri, cliccare in alto sul nome del contatto/gruppo ed attivare l’opzione “messaggi effimeri”. In questo modo tutti i messaggi che manderete in quella chat scompariranno dopo 7 giorni. Disattivando l’opzione, questa rimarrà valida per i messaggi inviati quando era attiva, ma non lo sarà più per quelli successivi. Purtroppo non sembra esserci un modo rapido per rendere effimero un solo, singolo messaggio, se non quello di attivare la funzione prima di inviarlo, e disattivarla subito dopo. Allo stesso modo non è possibile impostare un tempo diverso da una settimana.

Ribadiamo che al momento questa voce non è ancora presente, ma lo sarà a breve su tutte le piattaforme supportate: Android, iOS, KaiOS, WhatsApp Web e le app Desktop. Il sempre vigile WhatsAppbetainfo ha pubblicato un paio di screenshot che illustrano come dovrebbero essere le impostazioni su iOS, che bene o male saranno rispecchiate dagli altri sistemi operativi. Non appena i messaggi effimeri di WhatsApp saranno disponibili ve lo faremo sapere.

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Nuovo aggiornamento per Galaxy S20 FE: sono risolti i problemi al touchscreen? (foto) (aggiornato: il fix arriverà)

Samsung ha appena rilasciato un nuovo aggiornamento software per il suo Galaxy S20 FE, uno dei più recenti a essere stato lanciato sul mercato. L’aggiornamento arriva a distanza di pochi giorni dalle nuove patch di ottobre.

L’aggiornamento in fase di distribuzione consiste nella build G78xxXXU1ATJ5 e ha un peso di circa 170 MB. Il changelog associato è davvero molto vago, riporta esclusivamente il miglioramento della stabilità di sistema generale, e non è chiaro se risolva o meno i problemi al touchscreen rilevati nelle settimane scorse da diversi utenti su Galaxy S20 FE.

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L’update è in fase di distribuzione via OTA in diversi paesi europei. Fateci sapere se l’avete ricevuto e se sul vostro device persistono i problemi al touchscreen.

Aggiornamento22/10/2020 ore 23:30

Il problema al touchscreen per Galaxy S20 FE non è stato ancora risolto: la conferma arriva indirettamente da Samsung. Il produttore sudcoreano ha infatti riferito di essere a conoscenza dei problemi segnalati dagli utenti con Galaxy S20 FE e ha comunicato di essere a lavoro sul fix.

Come facilmente prevedibile, il fix sarà di natura software e arriverà sotto forma di aggiornamento del firmware. Tale aggiornamento ancora non è stato rilasciato, torneremo ad aggiornarvi sui prossimi sviluppi.

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I numeri di Immuni adesso sono pubblici: download, notifiche ed utenti positivi

Immuni, l’app ufficiale per il contact tracing in Italia, ha reso pubblici i numeri che la riguardano, ovvero download, notifiche inviate ed utenti positivi rilevati. I dati, forniti dal Ministero della Salute e non direttamente dagli sviluppatori, sono disponibili sul sito stesso dell’applicazione, ed alla data del 1° ottobre 2020 riportano 6.679.118 di download, 5.329 notifiche inviate a persone venute a contatto con utenti positivi, ed infine 338 utenti positivi segnalati. Questo è il massimo che possiamo sapere di Immuni, visto che nomi e altri dati personali non sono proprio accessibili all’app e non vengono memorizzati.

Come riportato giusto ieri, Immuni è in circa il 17% degli smartphone attivi in Italia (esclusi gli under 14), un dato superiore alla media europea del 10%, ma che non deve farci gongolare. Più persone scaricano l’app, più questa sarà efficace, perché senza una sua adozione a tappeto tanti potenziali contatti rischiano di passare sotto silenzio.

Come ha recentemente sottolineato anche il Presidente del Consiglio, scaricare Immuni è un imperativo morale. La vostra privacy non sarà in alcun modo violata, la vostra posizione non sarà in alcun modo tracciata, ed il Bluetooth non fa precipitare l’autonomia del vostro smartphone.

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Xiaomi Mi 10T e Mi 10T Pro sono molto invitanti: ecco le schede tecniche complete (foto)

A pochi giorni dal lancio, che dovrebbe avvenire il prossimo 30 settembre, torniamo a parlare di Xiaomi Mi 10T e Mi 10T Pro, i nuovi top di gamma del produttore cinese che promettono di stupire in positivo.

Nelle ultime ore infatti sono trapelate online quelle che possiamo prendere come le schede tecniche ufficiose dei due dispositivi. Andiamo a vederle insieme:

Xiaomi Mi 10T 5G

  • Schermo: IPS LCD da 6,67″, 20:9, refresh rate da 144 Hz, DCI-P3 color gamut, Gorilla Glass 5
  • CPU: Qualcomm Snapdragon 865 octa-core
  • GPU: Adreno 650
  • RAM: 8 GB LPDDR5
  • Memoria interna: 128 GB UFS 3.1
  • Fotocamera posteriore:
    • Principale: 64 megapixel
    • Grandangolo: 13 megapixel
    • Macro: 5 megapixel
  • Fotocamera frontale: 20 megapixel
  • Connettività: 5G, Wi-Fi ac (2,4/5 GHz), Bluetooth 5.1, GPS, USB Type-C, IR blaster, NFC
  • Audio: speaker dual stereo, High Resolution Audio
  • Batteria: 5.000 mAh con ricarica rapida a 33W
  • Dimensioni: 165,1 x 76,4 x 9,3 mm
  • Peso: 218 grammi
  • Sistema operativo: Android 10 con MIUI 12
  • Colorazioni: Black, Silver
  • Altro: sensore d’impronte laterale, Face Unlock

Xiaomi Mi 10T Pro 5G

  • Schermo: IPS LCD da 6,67″, 20:9, refresh rate da 144 Hz, DCI-P3 color gamut, Gorilla Glass 5
  • CPU: Qualcomm Snapdragon 865 octa-core
  • GPU: Adreno 650
  • RAM: 8 GB LPDDR5
  • Memoria interna: 128 / 256 GB UFS 3.1
  • Fotocamera posteriore:
    • Principale: 108 megapixel con stabilizzatore ottico dell’immagine
    • Grandangolo: 13 megapixel
    • Macro: 5 megapixel
  • Fotocamera frontale: 20 megapixel
  • Connettività: 5G, Wi-Fi ac (2,4/5 GHz), Bluetooth 5.1, GPS, USB Type-C, IR blaster, NFC
  • Audio: speaker dual stereo, High Resolution Audio
  • Batteria: 5.000 mAh con ricarica rapida a 33W
  • Dimensioni: 165,1 x 76,4 x 9,3 mm
  • Peso: 218 grammi
  • Sistema operativo: Android 10 con MIUI 12
  • Colorazioni: Black, Blue, Silver
  • Altro: sensore d’impronte laterale, Face Unlock

Se fossero confermate queste schede tecniche, non ci sarebbero particolari differenze tra i due dispositivi, se non nel comparto fotografico. Staremo a vedere se l’evento di Xiaomi previsto per mercoledì 30 settembre ce lo confermerà. Intanto potete godervi dei nuovi render dei due smartphone attraverso le immagini presenti qui sotto.

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Quali sono i migliori auricolari per gli smartphone?

La leggenda racconta che sia stato il signor Bose in persona, esasperato per il rumore di fondo a bordo di un aereo di linea, a lanciarsi per primo nella corsa allo sviluppo e che il suo brevetto sia arrivato quasi in contemporanea a quello della tedesca di Sennheiser: la cancellazione del rumore, Stiamo parlando della seconda metà degli anni ’80, quando i cd portavano nelle case un suono cristallino come non si era mai sentito, le musicassette si preparavano alla pensione e il walkman si apprestava a essere rimpiazzato dai lettori portatili di minidisk.

Cos’altro mancava a questo mondo perfetto? L’isolamento. Uscire nel traffico, scendere nella metropolitana, attraversare un terminal affollato, volare su un aereo rumoroso o viaggiare su un treno pieno di pendolari continua a significare dover affrontare una serie di ambienti e una miriade di sollecitazioni sonore che si insinuano nel padiglione auditivo, per quanto protetto dagli ovattati cuscini delle cuffie. 

La cancellazione del rumore è venuta a risolvere la faccenda, con un sistema semplice a dirsi: mandare nelle orecchie un segnale uguale e contrario a quello riscontrato nell’ambiente. Così, mentre si ascolta ‘The great gig in the sky’ dei Pink Floyd, all’udito arriva solo quella e non ciò che ci circonda.

Eppure mancava ancora qualcosa, perché ciò ci circonda cambia velocemente: dal traffico alla metro, dal terminal al vagone pieno di pendolari e non era detto che un sistema di cancellazione del rumore funzionasse altrettanto bene in ognuno di questi ambienti e per questo con Jabra nel 2019 è stata la prima a introdurre l’intelligenza artificiale: la stessa che è capace di capire se una fotocamera sta inquadrando un piatto di frutta o un gatto, può essere educata a riconoscere tra migliaia di suoni che non c’entrano con quello che vogliamo ascoltare e a tenerli lontani dalle nostre orecchie, sia che siamo impegnati in una conversazione telefonica o nell’ascolto di una sinfonia. 

L’ultimo anno è stato una gara tra i produttori di tecnologia – anche quelli non specificatamente dediti al suono – per mettere a punto gli auricolari più performanti. Attenzione: non bisogna confondere gli auricolari con le cuffie. Le cuffie sono molto molto più ingombranti, generalmente parecchio più costose, ma offrono prestazioni migliori soprattutto perché sono dotate di un cuscino che circonda e isola il padiglione auricolare (around ear) o vi si sovrappone (over ear). La scelta con il miglior rapporto qualità prezzo, nel primo caso, sono le Jabra Elite 85h con due modalità di cancellazione del rumore che si possono trovare a meno di 200 euro. 

Ma torniamo agli auricolari, che bisogna distinguere in due categiorie: i wireless e i true wireless. I primi sono scollegati fisicamente dal telefono, ma collegati tra di loro da un cavetto che in genere si tiene dietro al collo. Offrono una maggiore stabilità, più autonomia e più facilità nei controlli, ma soprattutto sono più difficili da perdere dei true wireless, che invece sono completamente privi di fili e possono essere così leggeri che, se non sono in funzione, non ci si accorge nemmeno di non averli più.

Non a caso proprio un anno fa lungo le linee della metropolitana di New York gli AirPods, gli auricolari bluetooth della Apple erano diventati l’oggetto più smarrito in assoluto, strappando il primato ai ciucci per bambini. E ponendo problemi di sicurezza per la quantità di gente che si calava sui binari per recuperarli. Tanto che nella loro versione più recente – gli AirPods Pro, Apple ha inserito il gommino che migliora la vestibilità e la cancellazione del rumore, oltre ai comandi lungo lo stelo che, come un cotton fioc spezzato, esce dall’orecchio. Ottima la resa sonora, decisamente migliorabile l’autonomia – che non è mai stata il massimo per nessun device Apple – al di sotto delle cinque ore. Il costo è da Apple: intorno ai 200 euro.

Sullo stesso stile se la battono 3 new entry legate al mondo degli smartphone più che a quello dell’audio puro: OnePlus, Honor e Huawei. 

Con le Buds OnePlus ha fatto un passo avanti rispetto ai già ottimi wireless Bullet: anche se l’assenza di gommino e la incredibile leggerezza (37 grammi) danno un’impressione di instabilità, restano salde nell’orecchio anche quando si fanno movimenti bruschi. Godono della certificazione IPX4 contro polvere e umidità, ma essendo in plastica liscia, il sudore potrebbe renderle scivolose durante lo sport. Anche se non c’è la cancellazione del rumore – limitata alle chiamate – la resa sonora va ben oltre gli 89 euro che costano, ma hanno un forte limite: per personalizzare i comandi bisogna accoppiarle a un telefono OnePlus. Scelta perfetta, quindi, solo per chi ne ha uno.

Se è vero il detto che si dà il meglio di sé sotto pressione, allora Huawei l’ha preso alla lettera, perché le Freebuds Pro che ha presentato per questa stagione sono la prova che la casa cinese continua a sfornare tecnologia di altissimo livello. Questi auricolari in-ear il cui design e le cui funzioni ricordano in effetti quelli di Apple hanno un livello di cancellazione del rumore (Anc) praticamente imbattibile e che non è paragonabile a quello delle cuffie solo per l’ovvia assenza del padiglione sovraurale. L’Anc su quattro livelli si appoggia a una app – AI Life – e riconosce l’ambiente circostante cambiando di conseguenza la potenza della cancellazione del rumore. Le modalità vanno da ‘aware’ che permette di sentire i rumori esterni pur continuando a godere della musica, a ‘ultra’ che isola quasi completamente. In conversazione danno il meglio di sé; durante l’ascolto della musica il suono è pieno e rotondo, anche se con una lieve tendenza a privilegiare i bassi: la possibilità di regolare l’equalizzatore attraverso la app non sarebbe stata male. Il costo – 179 euro – è ampiamente giustificato dalla qualità dei materiali e dall’autonomia che, grazie alla custodia, può arrivare a 20 ore senza mai attaccarsi alla presa: una prova che supera qualunque volo intercontinentale.

Nella stessa famiglia – e stiamo parlando di Honor – troviamo gli auricolari prodotti dalla Moecen: true wireless dal prezzo assolutamente competitivo – circa 30 euro – che ne fanno un’ottima scelta per chi cerca discreta qualità del suono – soprattutto grazie alla cancellazione del rumore in chiamata – un’ottima batteria che garantisce 6 ore di musica e 4 di telefonate, un’autonomia di 24 ore grazie alla custodia e controlli touch semplici ed efficaci.

Lasciando la Cina e soprattutto tornando all’ampia gamma di prodotti realizzati da case che si occupano quasi esclusivamente di qualità del suono, gli ultimi arrivati sono gli in-ear (cioè non hanno il bastoncino) della svedese Jabra che ha deciso di portare sulle Elite 85t le caratteristiche delle cuffie 85h. A 229 euro offrono sei microfoni per l’ascolto dei rumori esterni e altoparlanti da 12 mm con bassi potenti, migliorando al tempo stesso il comfort e alleviando la pressione sull’orecchio grazie al design semi-aperto. C’è soprattutto la possibilità di gestire manualmente la cancellazione del rumore con una tecnologia che sfrutta un doppio chipset per regolare l’intensità dell’isolamento con un cursore. Il passaggio dalla cancellazione totale a HearThrough, per sentire i rumori ambientali, può così essere graduale, con l’opzione di selezionare anche un livello intermedio. Notevole, poi, l’autonomia: fino a 5,5 ore di ascolto con la tecnologia ANC attiva, che si estende a 25 ore con la custodia di ricarica (con ANC accesa) e a 31 ore (con ANC disattivata).

Tra gli altri marchi sono da segnalare le WF-1000XM3 di Sony, considerate universalmente tra le migliori wireless in-ear per l’ascolto della musica e dei contenuti multimediali, ma con due limiti evidenti nell’impossibilità di regolare il volume dagli auricolari e nel prezzo sensibilmente più alto. 

Le Sennheiser Momentum True, grazie alla tecnologia di uno dei marchi più affidabili nel settore audio, portano con sé una qualità indiscutibile, ma anche una custodia un po’ troppo ingombrante, dimensioni degli auricolari ‘importanti’ e un prezzo decisamente – ma giustificatamente – più elevato. 

Ancora più alto il prezzo delle Beoplay E8 2.0 di Bang & Olufsen che anche senza avere la cancellazione del rumore offrono un sound cristallino con bassi potenti e definiti. Ma qui si va su portafogli (e orecchie) decisamente di un’altra categoria. 

Agi

Cambiamenti in arrivo in DxOMARK, e i protagonisti sono i loro test!

DxOMark è senza dubbio il punto di riferimento quando si parla del comparto fotografico e audio di un dispositivo, messi alla prova in maniera affidabile grazie a tutta una serie di test effettuati. Ma qualcosa nel futuro cambierà.

A dirlo è la società stessa tramite un suo post pubblicato su Twitter che vi riportiamo di seguito e che ci annuncia un interessante aggiornamento. Sembrerebbe che sia nel pieno di un momento di cambiamenti che riguardano proprio i protocolli di test e per questo motivo molte delle recensioni in programma sono state posticipate.

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La curiosità è ovviamente salita alle stelle, perché domande come “quali saranno queste modifiche?” e “quando potremo nuovamente leggere una loro recensione?”, sono d’obbligo. Per fortuna il post non lascia spazio almeno all’ultimo interrogativo, in quanto dichiara che le novità arriveranno a fine ottobre, raccomandando inoltre gli utenti appassionati a rimanere sintonizzati per avere maggiori informazioni.

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Amazon lancia i nuovi Echo e Echo Dot: ora sono a forma di “palla”! (foto)

Amazon ha appena rinnovato la sua linea di dispositivi Echo, vale a dire gli smart speaker con supporto ai comandi vocali di Alexa. Il design dei nuovi Echo ed Echo Dot è stato completamente rinnovato: ora sono tutti a forma di “palla”! Andiamo dunque a vedere da vicino quali sono i cambiamenti di questa 4ª generazione e scopriamo tutte le varianti disponibili sul mercato e i prezzi per l’Italia.

Amazon Echo di 4ª generazione

Partiamo dal capofamiglia, il nuovo Echo di 4ª generazione. Come potete vedere dalle immagini a seguire, la classica estetica a forma di cilindro schiacciato è stata sostituita da una sfera con la base piatta. Proprio sulla base è inserito un anello LED, che permette di verificare accensione e funzionamento. Buona parte della superficie è rivestita dalla finitura in tessuto, realizzata in colorazione abbinata al resto della scocca.

Le novità non finiscono però con l’estetica. Anche la parte hardware è stata rinnovata in profondità: all’interno della scocca ci sono ora un woofer da 75 mm e due tweeter da 20 mm, per un suono stereo Dolby che promette di essere molto più pulito e dinamico rispetto alla scorsa generazione. È previsto anche il riconoscimento automatico dell’acustica della stanza, in modo da ottimizzare il suono a seconda della posizione in cui si trova, ed è stata aggiunta la funzione per spegnere la sveglia con un tocco sulla parte alta di Echo.

Nei nuovi Echo è presente un modulo dedicato al riconoscimento della voce, chiamato AZ1 Neural Edge. Si tratta di un’aggiunta importante, perché questo chip permette di processare direttamente in locale – tramite algoritmi di machine learning – il suono ripreso dai microfoni, dunque i comandi vocali saranno riconosciuti in modo più veloce e preciso, migliorando l’interazione con Alexa.

Sono stati aggiunti il supporto al Bluetooth LE e la compatibilità col protocollo Zigbee, che ora si integra nel nuovo hub per la smart home a fianco di Amazon Sidewalk, il protocollo proprietario di Amazon.

La pagina d’acquisto per il nuovo Echo di nuova generazione si trova a questo indirizzo o cliccando sul pulsante in basso.

Echo 4ª gen – Immagini

Amazon Echo Dot di 4ª generazione

Anche la linea Echo Dot ha subito uno stravolgimento completo. Così come il fratello maggiore, i Dot sono ora a forma di “palla” e presentano un’estetica praticamente identica: l’unica vera differenza sta nelle dimensioni e nella potenza dello speaker, che sono entrambe inferiori rispetto ad Echo standard. L’altoparlante di Echo Dot misura 41 mm per la precisione.

I nuovi Echo Dot hanno lo stesso hardware interno di Echo, incluso il nuovo modulo per il riconoscimento della voce. Sono però disponibili in diverse varianti: oltre al Dot base – in colorazione antracite o ceruleo – ci sono anche Echo Dot con orologio e due Kids Edition, che presentano dei simpatici motivi a forma di panda e di tigre impressi sul tessuto di copertura dello speaker.

Attenzione perché la Kids Edition sarà disponibile solo per il mercato americano. Questa particolare versione integra una funzionalità che riconosce in automatico la voce dei bambini e attiva la modalità bambino di Alexa.

Potete acquistare il nuovo Echo Dot su Amazon a questo indirizzo o dai pulsanti a seguire.

Echo Dot 4ª gen – Immagini

Echo Dot 4ª gen con orologio – Immagini

Uscita e prezzi

I nuovi Amazon Echo e Echo Dot di 4ª generazione sono già disponibili in preordine per l’Italia a partire da oggi. Per le spedizioni la data indicata da Amazon è il 22 ottobre 2020. Le colorazioni disponibili sono bianco ghiaccio, antracite, ceruleo. Attenzione perché il Dot con orologio non ha la colorazione antracite.

Il costo delle tante varianti di Echo e Echo Dot per il mercato italiano è il seguente:

  • Echo 4ª gen: 99,99€
  • Echo Dot 4ª gen: 59,99€
  • Echo Dot 4ª gen con orologio digitale: 69,99€

Trovate a seguire i link per l’acquisto su Amazon Italia, con tutti i modelli citati e i prezzi aggiornati. Vi segnaliamo che Amazon Echo di 4ª generazione è già in offerta combinata: potete acquistarlo al prezzo di listino di 99,99€ ma riceverete in regalo anche una lampadina Philips Hue.

Acquista Echo 4ª gen

Acquista Echo Dot 4ª gen

Acquista Echo Dot 4ª gen con orologio digitale

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Trapelano tutti i dettagli di Pixel 4a 5G e Pixel 5, le differenze sono davvero poche!

Se stavate pensando di acquistare uno dei prossimi Pixel, ma non avevate ancora scelto quale, la notizia appena trapelata potrebbe avere tutto quello che serve per aiutarvi a prendere una decisione. Il sito tedesco WinFuture infatti è riuscito ad ottenere tutte le specifiche dei due modelli che Google lancerà a breve: Pixel 4a 5G e Pixel 5.

Scopriamo così che i due condividono davvero tantissimi aspetti a livello hardware e che le differenze sono minime, anche se non trascurabili. Prima di tutto Pixel 4a 5G ha uno schermo leggermente più grande, 6,2″ contro i 6″ di Pixel 5. La risoluzione è la stessa (2.340 x 1.080), ma ovviamente cambia la densità dei pixel. Più importante invece la frequenza di aggiornamento che sul modello più caro arriva a 90 Hz mentre su Pixel 4a 5G si ferma ai 60 Hz standard.

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Anche il vetro a protezione del display è diverso: Gorilla Glass 6 per Pixel 5 e solo Gorilla Glass 3 per Pixel 4a 5G. Questi dettagli fanno sì che Pixel 4a 5G sia quindi un poco più grande e pesante (17 g in più), nonostante la scocca in plastica al posto dell’alluminio (riciclato al 100%) usato per Pixel 5. Da notare anche l’assenza della certificazione IP68 su Pixel 4a 5G, che però può vantare in esclusiva il jack da 3,5 mm. Infine Pixel 5 ha una batteria leggermente più capiente (4.000 mAh) e il supporto alla ricarica wireless e inversa.

Per il resto i due sono identici: stesso processore e GPU, fotocamere posteriori e frontale, assortimento di sensori, connettività e memoria. Diversa solo la RAM: 8 GB su Pixel 5, due in più di Pixel 4a 5G. Ad ogni modo per facilitarvi il confronto abbiamo riportato tutti i dati nella seguente tabella.

Pixel 5Pixel 4a 5G
OSAndroid 11
Display6”, OLED, 2.340 x 1.080 pixel, 432 ppi, Always-on Display, HDR, Corning Gorilla Glass 6, 90 Hz6,2”, OLED, 2.340 x 1.080 pixels, 413 ppi, Always-on Display, HDR, Corning Gorilla Glass 3
Memoria8 GB LPDDR4 RAM, 128 GB archiviazione6 GB LPDDR4 RAM, 128 GB archiviazione
CPUQualcomm Snapdragon 765G, chip di sicurezza Titan M
GraficaAdreno 620
Fotocamera posteriore12,2 MP dual pixel, f/1.7, 1,4 μm, autofocus a due fasi, OIS, EIS, 77°; grandangolare da 16 MP, f/2.2, 1,0 μm, 107°
Fotocamera frontale8 MP, f/2.0, 1,12 μm, 83°
Video fotocamera posteriore1080p @30 fps, 60 fps, 120 fps, 240 fps; 4K @30 fps, 60 fps
Video fotocamera frontale1080p @30 fps
SensoriProssimità / luce ambientale, accelerometro / giroscopio, magnetometro, lettore di impronte, barometro, spectral and flicker sensor
Connettività2G, 3G, 4G, 5G, USB-C 3.1 (1st gen), Wi-Fi 802.11 ac, Bluetooth 5.0 + LE, A2DP, NFC, Google Cast
SIMNano SIM, eSIM
GeolocalizzazioneGPS, GLONASS, Galileo, QZSS, BeiDou
AudioSpeaker stereo, 3 microfoni, USB-C, cancellazione del rumoreSpeaker stereo, 2 microfoni, jack da 3,5 mm jack, cancellazione del rumore
Materiali100% alluminio riciclato, IP68Policarbonato
Batteria4.000 mAh (4.080 mAh), ricarica rapida a 18 W, ricarica wireless e ricarica inversa3.800 mAh (3.885 mAh), ricarica rapida a 18 W
Dimensioni144,7 x 70,4 x 8,0 mm153,9 x 74,0 x 8,2 mm
Peso151 g168 g

GRUPPO FACEBOOK DI SMARTWORLD

CANALE TELEGRAM OFFERTE

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È vero che Android 11 e Android Auto sono un disastro insieme?

Android 11 è appena arrivato in versione stabile per i Pixel e una manciata di altri smartphone ma non sembra aver portato solo gradite novità: in rete sono emersi diversi problemi di compatibilità con Android Auto.

Android Police ha raccolto una serie di problemi segnalati da utenti Android che hanno aggiornato lo smartphone all’ultima release del robottino verde. Tra le criticità emerse troviamo difficoltà nella riproduzione multimediale, errori nella gestione delle chiamate in arrivo, la mancanza dell’app Calendario e instabilità nella connessione. Quello forse più eclatante, segnalato da un paio di utenti, è stato il soft brick dello smartphone connesso ad Android Auto, risolto con un reset dello smartphone stesso.

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In rete sarebbe emersa anche una soluzione temporanea, consistente nella disabilitazione dello scanning continuo dei dispositivi Bluetooth attraverso le impostazioni dello smartphone. Al momento Google non si è pronunciata ufficialmente sulle segnalazioni.

Dobbiamo dire però che personalmente non abbiamo riscontrato nessun tipo di problema usando Android Auto con smartphone aggiornati ad Android 11, sin dai tempi delle prime Beta. Fateci sapere se invece anche voi fate parte della sfortunata cerchia di utenti che li ha riscontrati.

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