Generazione boomerang: chi e quanti sono i ragazzi che “ritornano”

AGI – Sono stati chiamati la “generazione Erasmus”. Fatta di quei ragazzi che, grazie agli accordi di interscambio d’istruzione, hanno potuto girare e vedere il mondo. Una generazione che s’è potuta affrancare presto dalle famiglie, spesso incoraggiata e sospinta a trovare l’autonomia e crescere proprio da loro stesse. Che ha studiato all’estero in lungo e in largo e che poi ha fatto ricerca di soluzioni occupazionali buttandosi sui dottorati di ricerca triennali per continuare a studiare e poter allungare il proprio curriculum con l’idea di approfondire e specializzarsi, aspirando al meglio per sé.

Dottorati che, nelle più diverse discipline, possono garantire un sufficiente zoccolo duro per affermare la propria autonomia individuale e economica, sostenuta e corroborata magari anche da qualche altro lavoretto in abbinamentto ed extra: come il fare traduzioni, dare ripetizioni, avviare collaborazioni di tipo editoriale o facendo le guide turistiche o, alla peggio, il babysitteraggio. Per ragazze e ragazzi indistintamente.

Oggi, invece, a causa alla crisi finanziaria post 2008 prima – conosciuta anche come la ‘Grande recessione’, ovvero la peggiore crisi dal 1929 –, al biennio del Covid-19 poi e alla guerra adesso, oltre alla crisi economica che non smette ma galoppa, ragazze e ragazze sono diventati una “generazione di ritorno”. Ma dove? A casa, con i propri genitori. Un fenomeno ribattezzato come “generazione boomerang”. Così, dopo un periodo di vita autonoma sono dovuti ritornare sui propri passi tra le mura domestiche.

Quanti sono

Nel 2014 la “generazione boomerang” era stimata nell’ordine dei 500 mila casi mentre adesso si può tranquillamente affermare che circa il 70% dei trentenni sono costretti a ripiegare sull’assistenza all’interno dell’economia familiare, una forma di welfare non certo “comodo” e virtuoso, ma pur sempre necessario. Un ripiego. Una sorta di ultima spiaggia sulla quale approdare, con il rischio però di arenarsi definitivamente. Fenomeno che ha avuto un’impennata nel corso del lungo lockdown a cui siamo spati sottoposti tutti dalla fine del febbraio 2020 ad oggi.

Solo che se alcuni tra gli adulti hanno potuto nel caso migliore “sfangarla” con lo smart working, per i trentenni non c’è stata via di scampo. Molte famiglie sono state letteralmente travolte dalla crisi, cosicché i figli dei “boomers” in crisi che si sono trovati a diventare “boomerang” sono spesso quelli dei licenziati, dei cassaintegrati oppure dei separati o sfrattati. Oppure sfrattati essi stessi per mancanza di alternative sufficienti a potersi garantire l’autosufficienza e pagare affitti di città sempre più elevati.

Ancora nel 2013, secondo i dati allora diffusi dall’ufficio nazionale di statistiche, oltre 3,3 milioni di giovani tra i 20 e i 34 anni viveva dai genitori, ovvero il 26% sul totale di quella fascia di età, con un aumento del 25% rispetto al 1996, quando si calcolava che a rimanere nella casa dei genitori erano solo 660mila giovani.

E questo, nonostante da allora la fetta di popolazione che rientra in quella fascia d’età sia rimasta pressoché immutata. Un dato che si è via via ampliato negli anni recenti. Infatti, secondo una delle ultime indagini realizzata a maggio dell’anno scorso dal Consiglio nazionale dei giovani, in collaborazione con Eures, sulle condizioni e prospettive occupazionali, retributive e contributive degli under-35, il percorso verso l’autonomia resta, per molti, ancora un sogno ben chiuso nel cassetto: il 50,3% degli under-35 vive infatti sempre con i propri genitori, mentre circa quattro giovani su dieci (37,9%) vivono da soli o con il proprio partner.

Senza figli, né casa

Tra coloro che possono contare su un lavoro stabile, poi, il 56,3% ha creato un proprio nucleo familiare, rispetto al 33,5% dei coetanei che non è  ancora riuscito a farlo.

Tant’è che l’assoluta mancanza di certezze occupazionali finisce anche per condizionare le scelte procreative, legate a una più ampia gamma di fattori: solo il 6,5% dei giovani tra i 18 e i 35 anni dice di avere figli (8,8% tra i lavoratori stabili), mentre un terzo (33%) dichiara di non averne e di non volerne neanche negli anni a venire.

Quel che mancano, più spesso, sono proprio le condizioni di base per poter mettere su famiglia senza troppi rischi: solamente il 12% degli under 35 è per esempio proprietario della casa in cui abita. Uno su 10 (l’11% per l’esattezza) ha provato ad acquistare un appartamento e il 7,8% è riuscito ad ottenere un mutuo. Il 40% dei giovani non prova nemmeno a chiederlo perché consapevole della mancanza di requisiti. Tutto questo nonostante accordi, agevolazioni e incentivi appositamente sottoscritti direttamente con gli istituti di credito per venire incontro alle esigenze degli under-30.

Il risultato è che all’età di circa trent’anni molti giovani guadagnano meno di mille euro al mese nonostante lavorino 40 ore alla settimana e, talvolta, persino di più. Così la stragrande maggioranza di loro non è in grado di adattarsi alla nuova realtà sociale e continua a cercare il modo con cui raggiungere lo stesso stile di vita dei propri genitori, ma seguendo un piano che ormai non funziona più.

Un boomerang non solo per loro ma per l’intera società.

 


Generazione boomerang: chi e quanti sono i ragazzi che “ritornano”

Mobvoi pubblica nuove watch face per i TicWatch, ma non sono gratis…

Mobvoi è l’azienda che si trova alle spalle dell’apprezzata serie TicWatch, la serie di smartwatch basati su Wear OS che da diversi anni gioca un ruolo da protagonista nel mercato indossabili.

Nelle ultime ore Mobvoi ha rilasciato due nuove watchface ufficiali per i suoi modelli sul mercato. Si tratta delle watchface denominate Spring Sports e Dynamic Composition. La prima è una watchface dedicata al contesto sportivo, e che pertanto propone diverse informazioni sulle attività sportive svolte, mentre la seconda è più classica e presenta un design a tasselli di colore diverso.

La sorpresa amara è che entrambe le watchface sono a pagamento. Quella sportiva ha un prezzo di 1,79€ mentre l’altra costa 1,29€. I modelli compatibili dovrebbero essere TicWatch Pro 3/Ultra e TicWatch E3, anche se la pagina del Play Store indica la compatibilità anche con i dispositivi Samsung e Fossil con Wear OS.

Se foste interessati alle nuove watchface di Mobvoi, potete acquistarle e installarle attraverso i badge che trovate qui sotto.

Scarica da Play Store

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Queste sono le 20 password più comuni: ci sono anche le vostre?

Siamo di nuovo in quell’occasione in cui si parla delle password più banali e comuni, quelle situazioni in cui, inevitabilmente, ci si chiede se anche la nostra password si trova nella lista.

Il team di ricerca sulla sicurezza informatica Lookout ha appena condiviso un interessante report che ha raccolto le password maggiormente usate dagli utenti in tutto il mondo. Il risultato è una lista di 20 password estremamente comuni e banali, il contrario di ciò che dovrebbe essere una password. Andiamo a vederle insieme:

  1. 123456
  2. 123456789
  3. Qwerty
  4. Password
  5. 12345
  6. 12345678
  7. 111111
  8. 1234567
  9. 123123
  10. Qwerty123
  11. 1q2w3e
  12. 1234567890
  13. DEFAULT
  14. 0
  15. Abc123
  16. 654321
  17. 123321
  18. Qwertyuiop
  19. Iloveyou
  20. 666666

È facile intuire come le password sopra elencate siano estremamente vulnerabili, in quanto gli attuali sistemi di decrittazione impiegherebbero pochi secondi a individuarle. Il report è da considerarsi anche allarmante per questo motivo: ancora oggi la maggioranza degli utenti online sceglie delle password troppo banali quando è chiamato a farlo.

Il tutto va inquadrato in una cornice in cui i cyberattacchi, negli USA come in tutto il mondo, sono in costante aumento. Questo non riguarda solo le organizzazioni pubbliche ma anche utenti privati: Lookout ha stimato che l’80% degli utenti online ha subito delle violazioni ai propri account email.

Dunque, nel caso una delle password in elenco corrispondesse alla vostra, ma anche nel caso in cui le somiglia concettualmente, vi suggeriamo caldamente di cambiarla. Ad oggi sono disponibili migliaia di generatori casuali di password e tantissimi gestori automatici delle password, ne abbiamo parlato in questo articolo.

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Queste sono le 20 password più comuni: ci sono anche le vostre?

Honor torna nei negozi italiani, e ci sono subito offerte

Dopo un periodo di silenzio relativamente lungo, dovuto anche al ban statunitense che aveva coinvolto Huawei, Honor torna ufficialmente nei rivenditori italiani.

L’azienda cinese è ormai indipendente da Huawei e pertanto non deve più sottostare alle limitazioni commerciali infltte dal ban USA. Pertanto, Honor è felice di annunciare ufficialmente il ritorno dei suoi prodotti nei negozi italiani, in particolare Euronics, MediaWorld e Unieuro. Il ritorno è contrassegnato da interessanti offerte:

  • Honor 50 in offerta a €499,90 nei rivenditori: Euronics, MediaWorld e Unieuro.
  • Honor 50 Lite in offerta a €249,90 nei rivenditori: Euronics, MediaWorld e Unieuro.

Inoltre, Honor ha annunciato che altre interessanti novità arriveranno nell’ambito del Mobile World Congress 2022 di Barcellona, dove sicuramente vedremo i nuovi Honor Magic 4 e Magic 4 Pro. Continuate a seguirci per rimanere aggiornati su tutte le prossime novità in casa Honor.

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Honor torna nei negozi italiani, e ci sono subito offerte

Ora è più facile controllare se ci sono aggiornamenti del Play Store: ecco come

Google ha appena introdotto un’interessante novità sul fronte del Play Store, il suo popolare store delle app, centrata sul tema degli aggiornamenti.

Stavolta la novità non riguarda gli aggiornamenti dei milioni di app che troviamo sul Play Store ma gli aggiornamenti del Play Store stesso. Sappiamo che questi solitamente vengono introdotti via server, ma con la nuova opzione che ha integrato Google nelle impostazioni dello store sarà più semplice verificarli. La nuova opzione per verificare se ci sono aggiornamenti del Play Store sarà nella sezione Informazioni delle impostazioni dell’app.

Lo screenshot che vedete in galleria riassume esattamente la nuova opzione implementata da Google nelle impostazioni del Play Store.

La novità è stata avvistata da qualche possessore di Pixel 6, ma anche da altri che hanno un dispositivo con Android 10. Come al solito, ci aspettiamo che il rollout stia avvenendo via server. Fateci sapere se avete già ricevuto la novità sul vostro Play Store.

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Ci sono 36 nuove stelle Michelin in Italia 

AGI – La sempre emozionante cerimonia per la presentazione della 67a edizione della Guida Michelin ha visto l’assegnazione di 36 nuove stelle a 35 ristoranti, con la sorpresa del ristorante Tre Olivi di Paestum, passato da zero a due stelle

Tra le 35 novità stellate che hanno delineato un nuovo firmamento in quattordici regioni della penisola, la Campania si è distinta sia per il numero di riconoscimenti complessivi (8 nuove stelle), che per la presenza dei due nuovi ristoranti due stelle, inseriti nella selezione italiana. Nella Guida figurano dunque 2 new entry con due stelle e 33 novità con una stella, per un totale di 378 ristoranti. Confermati tutti gli 11 con tre stelle

L’evento, trasmesso in streaming, è stato condotto da Fjona Cakalli con la partecipazione di Federica Pellegrini che, in veste di Ambassador Michelin, ha annunciato i 17 ristoranti ai quali gli ispettori hanno assegnato la Stella Verde,  il totale dei ristoranti con stella verde sale così a 30.

Il panorama stellato 2022:

  • Una stella: 329 ristoranti (33 novità)
  • Due stelle: 38 ristoranti (2 novità)
  • Tre stelle: 11 ristoranti

Per un totale di 378 ristoranti stellati.

La classifica regionale 

Nella classifica delle stelle per regioni, la Lombardia mantiene la leadership grazie ai 56 ristoranti (3 con tre stelle, 5 con due,  48 con una) ed ai 4 nuovi stellati. La Campania si aggiudica invece il record annuale di novità (ben 7) issandosi al secondo posto con 48 ristoranti, (8 con due stelle e 40 con una). Di conseguenza il Piemonte, 1 novità e 45 ristoranti (1 con tre stelle, 4 con due, 40 con una), scende sul gradino più basso del podio mentre con una new-entry e 41 ristoranti (1 con tre stelle, 5 con due, 35 con uno), la Toscana scala in quarta posizione davanti al Veneto che a fronte del totale di 36, è la seconda regione più premiata del 2022 grazie a 5 nuovi ristoranti stellati (1 con tre stelle,4 con due, 31 con una) presenti in guida.

Tra le province, Napoli si conferma prima per distacco con 30 ristoranti (6 con due stelle e 24 con una) seguita da Roma in seconda posizione con 20 (1 con tre stelle, 1 con due, 18 con una ) e quindi da Bolzano; terza a quota 19 ristoranti (1 con tre stelle,  3 con due, 15 con una) davanti a Cuneo con 18 (1 con tre stelle, 2 con due, 15 con una). Milano scivola in quinta posizione con 16 ristoranti stellati (1 con tre stelle, 3 con due, 12 con una).

Confermati gli 11 con tre stelle che “valgono il viaggio”

Nel linguaggio della guida, le insegne con tre macaron propongono una cucina che “vale il viaggio”, ed i ristoranti  selezionati sono:

  • Piazza Duomo ad Alba (CN), 
  • Da Vittorio a Brusaporto (BG), 
  • St. Hubertus, a San Cassiano (BZ), 
  • Le Calandre a Rubano (PD), 
  • Dal Pescatore a Canneto Sull’Oglio (MN), 
  • Osteria Francescana a Modena, 
  • Enoteca Pinchiorri a Firenze, 
  • La Pergola a Roma, 
  • Reale a Castel di Sangro (AQ), 
  • Mauro Uliassi a Senigallia (AN) 
  • Enrico Bartolini al MUDEC a Milano

Le stelle verdi 

La Stella Verde è un simbolo che contraddistingue i ristoratori in prima linea sul fronte della sostenibilità e può essere attribuito a qualsiasi ristorante, non solo ai ristoranti stellati o ai Bib Gourmand. Nell’assegnare il riconoscimento, gli ispettori prendono in considerazione molteplici fattori: la produzione delle materie prime, il rispetto del lavoro e il supporto dei produttori locali, la riduzione degli sprechi, la gestione dei rifiuti, le azioni mirate a minimizzare l’utilizzo delle risorse energetiche e l’impatto della struttura sull’ambiente, la formazione sostenibile dei giovani, sono solo alcuni dei temi. Sono 30 in totale i ristoranti con stella verde, 17 le novità. 

I premi speciali

I premi speciali conferiti sono stati quattro e sono: 

  • Premio michelin giovane chef 2022 by Lavazza, assegnato a Solaika Marrocco, Primo Ristorante, Lecce;
  • Premio michelin servizio di sala 2022 by Intrecci – Alta Formazione di Sala, assegnato a Matteo Zappile del ristorante il Pagliaccio, Roma;
  • Premio michelin chef mentore 2022 by Blancpain, assegnato a Nadia Santini, ristorante dal Pescatore, Canneto sull’Oglio (Mn)
  • Premio michelin sommelier 2022 by Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, assegnato a Sonia Egger, ristorante Kupperlain, Castelbello (BZ).

La Guida oltre le stelle

nella guida sono presenti complessivamente 1.900 ristoranti. La presenza di un ristorante è un attestato di qualità e, nell’ottica di una selezione più diretta, immediata e leggibile, Michelin ha scelto di ritirare il simbolo del Piatto. La faccia sorridente dell’omino Michelin che si lecca i baffi, indica un ristorante capace di proporre una piacevole esperienza gastronomica, con un menu completo a meno di 35 euro.Sono presenti  255 Bib Gourmand di cui 20 novità, 575 posti in cui la carta dei vini è particolarmente interessante e 798 esercizi ameni. 

La app, il sito della Guida e la novità hotel

La Guida Michelin non è solo cartacea. Tutti i ristoranti si trovano anche nella app Michelin Ristoranti, scaricabile gratuitamente per iOS e Android.Il sito www.guide.michelin.com/it è ricco d’informazioni, funziona come motore di ricerca e permette di scegliere facilmente il ristorante secondo gusti, occasioni, budget.

Ad ogni ristorante corrisponde una descrizione dettagliata ed il sito contiene inoltre una sezione editoriale in cui si trovano ristoranti, novità in anteprima e suggestivi itinerari segnalati dagli ispettori. Da quest’anno, la selezione dedicata agli hotel sarà disponibile in formato digitale, sul sito e sull’App. Una selezione che verrà costantemente aggiornata e potrà essere consultata, prenotata e condivisa su entrambe le piattaforme digitali.

Gli hotel raccomandati sulle piattaforme digitali sono selezionati con i medesimi elevati standard dei ristoranti, al fine di mantenere la stessa promessa: ambire all’eccellenza e promuovere l’unicità. Tuttavia, sebbene le selezion dedicate ad hotel e ristoranti condividano gli stessi esatti valori, i ristoranti sono selezionati da anonimi ispettori, mentre la selezione è creata dal team di Tablet Hotels – esperti di hotellerie – e dalla sua comunità di viaggiatori.

La selezione è un’impresa collaborativa alla quale partecipa tutta la community, composta da ospiti verificati che hanno prenotato il soggiorno attraverso Tablet. Essi possono validare gli indirizzi e condividere le proprie impressioni. Qualunque hotel con valutazione inferiore al soddisfacente, sarà ulteriormente esaminato in modo d’assicurare che le raccomandazioni delle Guide siano sempre degne di fiducia. La selezione digitale degli hotel permette ai viaggiatori di beneficiare della migliore piattaforma di prenotazioni sviluppata da Tablet.

Storia della Guida 

La Guida Michelin nasce in Francia nel 1900. Era una piccola guida che avevano voluto i fratelli Édouard e André Michelin, i fondatori della Michelin, per aiutare le poche migliaia di automobilisti francesi alle prese con un viaggio che, allora, era spesso avventuroso. Conteneva informazioni pratiche (dove fare rifornimento, dove trovare un’officina, dove cambiare i pneumatici) e indicazioni su dove mangiare e dormire. In Italia, la prima Guida Michelin è del 1956. Nasce quindi come aiuto per chi viaggia, come ogni prodotto (pneumatici, carte e guide) Michelin, e continua ad esserlo.

I rigorosi criteri di selezione, applicati in modo omogeneo in 30 Paesi, la rendono un riferimento nel campo della ristorazione. Gli ispettori operano in modo anonimo seguendo una consolidata metodologia in tutto il mondo e pagano il conto al ristorante, valutando esclusivamente la qualità della cucina in base a cinque criteri definiti da Michelin: qualità dei prodotti, gusto e abilità nella preparazione dei piatti e nella combinazione dei sapori, cucina rivelatrice della personalità dello chef, rapporto qualità/prezzo e continuità nel tempo e nel menu. Questi criteri sono rispettati dagli ispettori Michelin in Italia, come in Giappone o in Cina e negli Stati Uniti. Ne consegue che la qualità di un ristorante tre stelle è la stessa a Firenze e a New York, così come dev’essere equiparabile la qualità di un ristorante una stella a Napoli e a Londra.


Ci sono 36 nuove stelle Michelin in Italia 

Tre anni fa gli italiani si sono messi in casa Alexa per la prima volta

AGI – Tre anni fa – con un ritardo di quattro anni rispetto al debutto negli Stati Uniti – il primo dispositivo Alexa entrava nelle case degli italiani. E sembra che tre anni di polemiche sulla privacy e sull’accesso ai dati personali che gli assistenti vocali (non solo quello di Amazon) consentono a chi li controlla, sembra che non abbiano scoraggiato chi ormai interagisce sempre di più con loro.

“Nei primi tre anni dall’arrivo in Italia, gli utenti attivi che utilizzano Alexa sono cresciuti in maniera rilevante, oltre l’80% anno su anno” afferma Gianmaria Visconti, Country Manager di Amazon Alexa “e nel solo 2021 si contano oltre 5 miliardi di interazioni tra gli utenti in Italia e Alexa. Alcune di queste dimostrano come Alexa sia entrata nelle nostre case come un vero e proprio membro aggiuntivo della famiglia: basti pensare che oltre 7 milioni di volte, solamente nell’ultimo anno, gli utenti le hanno detto “ti voglio bene”.

Una delle funzioni (o skill, come si chiamano in gergo alexiano) più apprezzato fin da subito è stata la possibilit di ripriodurre musica in streaming. Un fenomeno in costante crescita in Italia: sono state infatti oltre 280 milioni le ore di streaming fruite nel corso degli ultimi 12 mesi. Tra i brani più richiesti troviamo Malibù di sangiovanni, Baby Shark e Musica leggerissima di Colapesce e Dimartino.

Alexa è stata protagonista anche nelle cucine degli utenti italiani anche attraverso la skill di GialloZafferano, il food media brand più diffuso in Italia, grazie anche alla possibilità di impostare timer e sveglie – circa 500 milioni solo nell’ultimo anno in Italia – controllare le preparazioni da seguire, aggiungere ingredienti alla lista della spesa e consultarla una volta arrivati al supermercato. Nel 2021, cucinare è stato per molti una grande distrazione e fonte di piacere, e sono state oltre 5 milioni le ricette consultate. Le preferite dagli utenti? Spaghetti alla carbonara, Tiramisù e Pancake allo sciroppo d’acero.

Quest’anno Alexa si è inventata anche sommelier, consigliando i vini dalle cantine italiane con cui accompagnare pranzi, cene e momenti conviviali. 

La diffusione degli assistenti vocali va di pari passo con l’evoluzione delle smart home e dei prodotti sviluppati da aziende come BTicino, Fastweb e Philips Hue. Sono oltre 140.000 in tutto il mondo i dispositivi per la casa intelligente compatibili con Alexa – tra cui luci, prese, citofoni, Internet box per gestire le connessioni ultraveloci dei dispositivi alla rete domestica e robot per le pulizie – e oltre 200 milioni quelli già connessi all’assistente vocale di Amazon. In Italia contiamo oltre 4.500 skill disponibili, di cui 544 dedicate proprio alla casa intelligente, messe a punto da Amazon insieme a sviluppatori di terze parti. Solo nel 2021, in Italia, sono state oltre 1.2 miliardi le interazioni tra i dispositivi intelligenti e Alexa, con oltre 100.000 comandi al giorno impartiti vocalmente per far funzionare la casa smart con BTicino. Nell’ultimo anno si contano inoltre circa 1 miliardo di interazioni tra Alexa e i principali sistemi di illuminazione, tra cui quelli offerti da Philips Hue.

Gli utenti in Italia chiedono anche tante curiosità, domande ad Alexa. Le più gettonate dell’ultimo anno? “Cosa c’è stasera in tv?”, “Quanti giorni mancano a Natale?”, “Che Santo è oggi?”.

Ma la casa non è l’unico spazio in cui ricevere il supporto di Alexa. Anche all’interno di alcune vetture, come ad esempio Maserati, è possibile riprodurre musica, effettuare chiamate, ascoltare audiolibri e notizie, consultare il meteo, controllare i dispositivi smart di casa compatibili, ottenere indicazioni stradali, trovare parcheggio.

“Non avremmo ottenuto questi risultati senza la combinazione di più fattori. In primis il lavoro svolto dal team italiano: 50 colleghi, tra Language Engineer e Data Scientist, del nostro centro di Ricerca e Sviluppo a Torino, che in questi anni hanno migliorato la comprensione linguistica di Alexa del 70% circa. Oltre a tutti gli altri membri del team Alexa che ogni giorno lavorano per rendere Alexa l’assistente vocale ideale: cordiale, talentuosa e divertente. E ovviamente non possiamo dimenticare il grande contributo delle aziende con cui collaboriamo e quello degli sviluppatori”, conclude Visconti.

Le funzionalità di Alexa in Italia sono frutto del lavoro di una community di sviluppatori, composta oggi da oltre 54.000 membri.


Tre anni fa gli italiani si sono messi in casa Alexa per la prima volta