Offerta LAMPO Amazon! Cuffie Huawei FreeBuds Studio al miglior prezzo

Huawei FreeBuds Studio sono disponibili solo per oggi in offerta lampo su Amazon al prezzo di 229€: potete dunque risparmiare ben 70€ sull’importo di listino di queste cuffie wireless di fascia alta, disponibili in due colorazioni differenti, oro e nero. Entrambi i modelli sono venduti e spediti da Amazon!

Trattasi di cuffie a padiglione caratterizzate da audio ad alta fedeltà e cancellazione attiva del rumore avanzata, che varia automaticamente a seconda delle condizioni esterne e arriva a ridurre i rumori fino a 40 dB. Huawei aggiunge poi dei padiglioni rivestiti in finta pelle dalle dimensioni davvero generose, che avvolgono completamente le orecchie e contribuiscono all’isolamento acustico.

Sul fronte dell’audio, inoltre, troviamo un driver da 40 mm, con risposta in frequenza 4 Hz – 48 kHz; grazie al codec proprietario sviluppato da Huawei (chiamato L2HC), le FreeBuds Studio arrivano ad un bitrate di 960 kbps. Grazie alla doppia antenna, vi è una maggiore stabilità del segnale; non manca neanche il multipoint, ossia la possibilità di collegare le cuffie a due dispositivi contemporaneamente. Tutto questo con una batteria che promette fino a 20 ore di autonomia con ANC attivo (che arrivano a 24 con ANC disattivato).

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Nel caso foste interessati alle cuffie wireless Huawei FreeBuds Studio, potete procedere all’acquisto cliccando su questo indirizzo oppure sui link a seguire. Attenzione perché la promozione sarà valida solo per oggi fino a mezzanotte!

Tutti i prodotti descritti potrebbero subire variazioni di prezzo e disponibilità nel corso del tempo, dunque vi consigliamo sempre di verificare questi parametri prima dell’acquisto.

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Google chiude lo studio di sviluppo giochi per Stadia: è il primo chiodo sulla bara?

Google ha annunciato la chiusura di Stadia Games and Entertainment, lo studio di sviluppo in-house che doveva portare contenuti originali sulla piattaforma di giochi in streaming dell’azienda. La motivazione addotta da Google è molto semplice, tanto che la riporteremo testualmente: “Creare giochi che siano i migliori del loro genere, a partire da zero, richiede molti anni e investimenti significativi, e il costo sale esponenzialmente“.

Detta altrimenti: Google non è una software house, non ha le competenze, e gli investimenti necessari sarebbero enormi, al punto da non essere vantaggiosi. È molto più facile affidarsi a partner di terze parti, ed infatti, nel corso del 2021, Google promette di aumentare gli sforzi per aiutare sviluppatori e publisher a sfruttare a pieno la tecnologia di Stadia, in modo che siano loro a portare nuovi contenuti ai giocatori.

In molti hanno interpretato questa mossa di Google come un primo chiodo sulla bara di Stadia, ma chi vi scrive non è d’accordo. Se rileggete bene i due paragrafi precedenti, e dimenticate per un momento che parliamo di Google, il discorso in effetti fila.

Non ha senso improvvisarsi sviluppatori di videogiochi in un mondo già saturo di software house ed in un settore già saturo di difficoltà (l’esempio di Cyberpunk 2077 è emblematico, e forse non è nemmeno un caso che la decisione di Google arrivi proprio adesso).

Anche perché, o confezioni dei titoli originali che siano davvero AAA, in grado di competere con i Red Dead, Cyberpunk, ed Assassin’s Creed di turno (tanto per citarne tre a caso), ma ci vuole appunto un enorme investimento per arrivare a questi livelli da zero (ed il successo non è garantito), o tanto vale che ti affidi a chi il mestiere già lo conosce. E se invece i titoli originali dovessero essere “giochini qualunque”, di certo non servirebbero ad attirare nuovi utenti su Stadia.

La mossa di Google potrebbe insomma essere finalmente segno di una maturità raggiunta, di una visione chiara sul futuro di Stadia come piattaforma, che viene anche ribadito più volte: “trasmettere giochi in streaming su qualsiasi schermo è il futuro, e continueremo a investire in Stadia e nella sua piattaforma per fornire la migliore esperienza di cloud gaming per i nostri partner e la comunità di giocatori. Questa è stata la visione di Stadia fin dall’inizio.”

Se ci pensate bene, in passato, Google ha più volte cercato di essere ciò che non era, con risultati spesso fallimentari. Con Motorola ha provato a produrre smartphone, e pochi anni dopo ha dovuto dare via l’azienda intera, con Google+ ha provato a fare il social network, e poi ha dovuto chiudere baracca; e gli esempi più o meno severi potrebbero andare avanti.

Questa volta invece Google si è fermato in tempo. Ha stoppato una “emorragia” prima che diventasse tale; prima che potesse davvero nuocere al futuro di Stadia. Oppure ha iniziato ora a piantare il primo chiodo sulla sua bara. Ai posteri l’ardua sentenza.

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Google chiude lo studio di sviluppo giochi per Stadia: è il primo chiodo sulla bara?

Cosa mettiamo nel carrello della spesa? Uno studio sulle etichette

AGI – Nel 2019 c’è stato un boom del consumo di proteine, anche se quello di fibre è in crescita (+6,3%) mentre continua l’attenzione del consumatore verso la riduzione degli zuccheri.

Sono alcune delle tendenze nutrizionali più diffuse, certificate dalla ricerca curata dall”Osservatorio Immagino” di Nielsen Gs1 Italy 2020, che ha redatto il rapporto “Le etichette dei prodotti raccontano i consumi degli italiani”.

Nel documento vengono incrociate tutte le informazioni riportate sulle confezioni dei circa 112 mila prodotti digitalizzati a dicembre dell’anno scorso.

Dalla reclame alla scelta consapevole

Perché il prodotto – è ormai chiaro –  lo fa soprattutto l’etichetta. È sempre stato così e così continuerà ad essere, come ha ben spiegato Vance Packard, professore alla New York University, nel suo “I Persuasori occulti”, fondamentale saggio apparso nelle librerie nel 1957 aprendo gli occhi sulla dinamica, soprattutto psicologica, delle reclame nell’influenzare i nostri consumi quotidiani. Dal cibo all’abbigliamento passando per la tecnologia. 

Tuttavia, le etichetta negli anni si sono modificate e anche aggiornate, a seconda delle esigenze, passando da quelle che reclamizzano azienda e logo, a quelle più di sostanza che interessano più direttamente i consumatori. In particolare nel comparto alimentare. Si tratta delle indicazioni contenute sul retro delle confezioni, quali ingredienti, proprietà nutrizionali, con o senza grassi, zuccheri, conservanti, con o senza olio di palma, poche calorie, senza sale, senza conservanti, non fritto, senza lievito, senza glutammato, senza Ogm, coloranti, antibiotici o additivi vari, eccetera. Tutte notizie che arricchiscono di nuovi contenuti i processi di scelta del consumatore che vuole sapere sempre più cose su ciò che acquista. Così il 2019, per esempio, è stato – appunto – l’anno del “boom delle proteine”.

Così, come la generazione dei nostri nonni comprava i prodotti in base alla loro “disponibilità” sul mercato e nei negozi – perché a quei tempi, durante la guerra,  si poteva acquistare solo quel che c’era –  quella dei nostri genitori ha affidato le proprie scelte soprattutto alla “marca”, vera e propria bussola dei consumi condensati in un logo d’azienda (valori, fiducia, qualità), l’etichetta appunto. Oggi, invece, per le nuove generazioni – millennials, nativi digitali e X, Y e Z generation – l’imperativo categorico sono le “informazioni”.

A ogni stle di vita la sua etichetta

Ciò che fa anche capire come è composto e come cambia il carrello della nostra spesa, con prodotti divisi per tipologia e diversi lifestyle: biologico, vegan o halal, per la cura della casa “green”, rich in, legati ai temi della social responsability, “free form” per chi soffre di intolleranze oppure caratterizzati e comprovanti “l’italianità”.

Una serie di prodotti, dunque, che nel 2019 hanno sviluppato 36 miliardi di euro di vendite, pari all’82% dei canali distributivi come iper e supermercati. E che tracciano la radiografia dei cambiamenti dei consumi.
Tanto più rilevante nell’anno del Covid-19, il virus che sta sconvolgendo le dinamiche quotidiane del Pianeta. I

l “boom delle proteine” si accompagna perciò “alla positiva continuazione della dinamica delle fibre e dei grassi, al proseguimento del calo dei carboidrati e degli zuccheri, in particolare, e alla sostanziale stabilità del valore energetico medio dei prodotti alimentari” finiti nel carrello. 

Risultato? Calcolando la media ponderata dei contenuti dei nutrienti indicati sulle etichette nutrizionali di 67.660 prodotti tra quelli appartenenti principalmente alla catena delle bevande, della drogheria alimentare, del fresco e del freddo, il prodotto statistico disegnato dall’”Osservatorio Immagino” è così composto: “al 20,2% dai carboidrati, di cui l’8% è fatto di zuccheri, all’8.7 da grassi (per il 2,9 si tratta di grassi saturi), al 6,4% dalle proteine e al 2% dalle fibre, per un apporto energetico di 180,8 calorie” per 100g/100 di calorie. 

Largo al made in Italy

Ma se gli ingredienti contano nella loro composizione, anche “l’italianità” del prodotto ha un certo peso. Si legge nella ricerca dell’Osservatorio Immagino” Nielsen Gsl Italy 2020 che “sono state analizzate le caratteristiche rilevate in etichetta e sul packaging di 79.838 prodotti del mondo food e sono stati selezionati quei prodotti che riportano i claim ‘prodotto in Italia’ che comprende anche ‘made in Italy’, ‘product in Italy’, ‘solo ingredienti italiani’, ‘100% italiano’ e le indicazioni geografiche ufficiali della Ue come Igp, Dop, Doc e Docg, la ‘bandiera italiana’ e il nome della regione di riferimento”.  Il risultato, dunque, è che sono state 20 mila le referenze di prodotti che nel 2019 riportavano sull’etichetta un’indicazione riferita alla loro italianità, per una percentuale che supera “il 25% del totale food”. 

Interessante anche la performance dei prodotti Dop, che fa registrare un +7,1%, con un contributo particolare del formaggio grana nell’incremento. Da segnalare, in questo contesto, che tra le regioni con il maggior numero di prodotti che richiamano la “regionalità” troviamo Piemonte, Toscana, Emilia. Positivo, per il 2019, anche l’andamento dei prodotti che hanno evidenziato sul pack la presenza o l’aggiunta di un nutriente come vitamine, calcio, fibre, Omega3, ferro, fermenti lattici (+3,8%), proteine, potassio oppure etichettati come integrali. Performance: +2.4%. E +2,6% anche le vendite di prodotti legati alle intolleranze, fenomeno sempre più in crescita negli individui e argomento sempre più sentito e molto discusso tra le persone.

Più celiaci che vegani

Sono stati analizzati 71.723 prodotti, 9.431 quelli da poter scegliere come tali (pari al 13,1%) per un totale di vendite di 3.738 milioni di vendite (14,5%).  Tanto che i prodotti gluten free oggi superano ormai il 14% del totale delle vendite food mentre il peso in valore dei prodotti vegani è pari al 5,3%.

Nel rapporto dell’”Osservatorio Immagino” Nielsen Gs1 Italy 2020 non manca il focus sui 26 ingredienti benefici e “positivi” come mandorla, mirtillo, aveva, o la categoria spezie e semi, per esempio, in tutto 5.688 prodotti, pari al 7,9% del mercato per un giro di vendite che nel 2019 ha toccato i 1.301 milioni di euro (5,1%) con ottime performance per thé matcha e avocado.

Tuttavia, se nel corso del 2019 le icone, i bollini e i marchi che forniscono informazioni e garanzie sui prodotti hanno continuato a guadagnare spazio sulle etichette dei prodotti di largo consumo presenti negli ipermercati e nei supermercati italiani, confermandosi un elemento distintivo dell’acquisto – anche perché offrono ai consumatori precise garanzie sulle materie prime e sui processi produttivi utilizzati – nel rapporto dell’“Osservatorio Immagino” si può leggere che è “la bandiera del paese d’origine” che offre l’immagine “più rassicurante” sul pack con un’incidenza sul giro d’affari dei prodotti etichettati del 14,6$ del totale. Insomma, il logo conta, ma anche la nazionalità dei prodotti ha il suo peso. 

Agi

Ecco Android Studio 4.0: nuovi strumenti per il design delle app e una marea di altre novità (video)

Se il 2020 fosse stato un anno normale, Google avrebbe tenuto il suo solito I/O durante il quale sarebbe stata presentata la nuova versione di Android Studio. Dal momento che invece quest’anno può essere definito in molti modi, ma nessuno di questi è “normale”, il Google I/O non si è tenuto, ma il nuovo Android Studio 4.0 era comunque pronto per il suo debutto, quindi, senza tante fanfare, è stato pubblicato.

Rispetto alle poche novità del 2019, questa nuova versione mette molta carne sul fuoco e presenta parecchie nuove funzionalità, da cui l’avanzamento di versione alla 4.0. I cambiamenti più grandi riguardano il design: ora ci sono strumenti tutti nuovi per poter gestire grafica, animazioni, transizioni, diversi layout, ecc. Mentre finora tutto richiedeva la modifica manuale del codice XML, adesso c’è un’interfaccia grafica che consente di fare direttamente click-e-drag.

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Allo stesso tempo sono stati implementati nuovi strumenti come Layout Inspector, che consente di creare un’anteprima del design dell’app in 3D, o Layout Validation, con cui validare le impostazioni per schermi di diverse forme e dimensioni.

Android Studio 4.0 presenta anche un CPU Profiler con una grafica tutta nuova e la possibilità di ottenere suggerimenti per il completamento del codice nelle regole di rimpicciolimento dei file. Di seguito abbiamo riportato il changelog completo e il video di presentazione ufficiale. Oppure potete consultare la pagina su Android Developers dove sono illustrate tutte le novità. Da qui invece potete scaricare l’ultima versione stabile di Android Studio per Windows, Mac, Linux e ChromeOS

Design

  • Motion Editor: a simple interface for creating, editing, and previewing MotionLayout animations
  • Upgraded Layout Inspector: a real-time & more intuitive debugging experience
  • Layout Validation: compare your UI across multiple screen dimensions

Develop & Profile

  • CPU Profiler update: improvements to make the UI more intuitive to navigate and the data easier to understand
  • R8 rules update: smart editor features for your code shrinker rules, such as syntax highlighting, completion, and error checking
  • IntelliJ IDEA 2019.3 platform update with performance and quality improvements
  • Live Template update: Android-specific live templates for your Kotlin code
  • Clangd support: Clangd and Clang-Tidy turned on by default

Build

  • Build Analyzer: understand and address bottlenecks in your build
  • Java 8 language support update: APIs you can use regardless of your app’s minimum API level
  • Feature-on-feature dependencies: define dependencies between Dynamic Feature modules
  • buildFeatures DSL: enable or disable discrete build features, such as Data Binding
  • Kotlin DSL: essential support for Kotlin DSL script files

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