L’Intelligenza artificiale governerà gli elettrodomestici e ci farà risparmiare sulla bolletta

AGI – Le tecnologie di Intelligenza Artificiale applicate alla casa possono essere la chiave per un approccio più sostenibile e meno dispendioso con i consumi. Sullo sfondo l’aumento del prezzo dell’energia, quasi decuplicato nel 2022 rispetto a gennaio 2021. Che fare? Connettere gli elettrodomestici, creare un ecosistema casalingo (e anche più esteso), che ci permetta di scegliere come e quando utilizzare in modo più ragionato, economico e sostenibile una lavatrice, una lavastoviglie, una pompa di calore. 

Una lavatrice in classe A odierna, rispetto ad una vecchia classe A consente di risparmiare fino a 130 euro all’anno e fino a 200 euro rispetto alle classi D che sono ancora largamente installate in Italia. Questi dati si riferiscono a costi energetici normali ormai superati, considerando i costi attuali il risparmio è quasi duplicato.

Valutando le lavastoviglie il risparmio supera il 75 % mettendo a confronto un’odierna classe A con una classe D, anche in questo caso la più diffusa nel mercato nazionale. Un esempio ancora più concreto? Una famiglia tipo che effettua 6-7 cicli a settimana può arrivare a risparmiare fino a 250 euro all’anno”. 

Ne abbiamo parlato con Gianpiero Morbello, Head of Brand & IOT di Haier Europe, divisione europea della multinazionale cinese degli elettrodomestici: tra i marchi del gruppo Candy, Haier e Hoover (10% di quota di mercato in Europa). La società, che dichiara 5 milioni di elettrodomestici connessi, ha appena stretto accordi con Hive Power e Edison Energia. Obiettivo, “fornire contratti elettrici ottimizzati per i clienti in grado di far risparmiare in bolletta”.

Parliamo di efficientamento dei consumi energetici. In che modo e perché si punta in questa direzione?
“Le analisi evidenziano che il consumo energetico nelle case per circa il 60% è legato agli elettrodomestici. Con le pompe di calore questa percentuale sale ulteriormente. Anche prima della crisi russo-ucraina si adombrava un problema futuro nella gestione dei carichi dell’energia elettrica. Ora quella previsione è diventata realtà. Come azienda siamo molto focalizzati sul consumo energetico e investiamo perché i nostri prodotti consumino di meno attraverso una serie di innovazioni”.

Perché dovrebbe convenire scegliere un sistema di elettrodomestici connessi?
“La possibilità di connettere gli elettrodomestici in IoT, attraverso un’app e una piattaforma cloud, permette di controllarli e decidere quando accenderli e spegnerli, che programmi e che temperature utilizzare. Questi parametri vanno affiancati con quelli di chi fornisce energia, soggetti che sanno quando è più conveniente utilizzare l’energia elettrica. È un valore per il consumatore. Secondo i nostri calcoli, l’utilizzo combinato di questo sistema con i pannelli fotovoltaici fa sì che l’utente in un anno e mezzo rientri del costo di una lavatrice nuova. Con le smart grid la valutazione è più difficile, dato il costo altalenante dell’energia. La stima è comunque intorno al 20% di risparmio”.

Parliamo del ruolo dell’Intelligenza Artificiale in questo ecosistema.
“È fondamentale. Suggerisce da un lato il modo in cui utilizzare un elettrodomestico e dall’altro massimizza l’efficienza dell’intero sistema anche in relazione alle abitudini della persona”.


L’Intelligenza artificiale governerà gli elettrodomestici e ci farà risparmiare sulla bolletta

Artemis punta a una base sulla Luna “con vista” su Marte

AGI – Veicoli spaziali, moduli abitativi, robot e sistemi di connessione consentiranno di vivere lo spazio in modo sostenibile. Tappa successiva: Marte. Il meglio dell’industria spaziale è concentrato sulle prossime missioni lunari. Si sta concretizzando un piano ambizioso, sviluppato dalla NASA con la collaborazione dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che a distanza di 50 anni dall’ultima camminata lunare di Eugene Cernan, riporterà l’umanità a mettere piede sul nostro satellite. A partire da un’astronauta donna.

Non a caso, il nome scelto dall’agenzia spaziale americana per questo programma è “Artemis”, dea della mitologia greca e sorella gemella di quell’Apollo che a sua volta aveva ispirato il nome delle prime missioni statunitensi verso la Luna. Obiettivo di Artemis è tornare sul nostro satellite per restarci. La Luna non sarà solo un punto di arrivo, ma di partenza. Perchè il passo successivo sarà quello di testare le tecnologie necessarie ad effettuare missioni umane su Marte.

La presenza sul suolo lunare sarà sostenibile anche da un punto di vista ambientale e consentirà di fare ricerca per acquisire conoscenze utili anche alla vita sulla Terra. A tale scopo sono necessarie una serie di tecnologie innovative che la collaborazione tra la NASA e l’ESA può mettere in campo attraverso i rispettivi sistemi industriali. Per Giovanni Fuggetta, SVP Divisional Space Business di Leonardo “segnerà la storia dell’esplorazione spaziale”.

Il lancio vede riconosciuto lo sforzo di circa 50 ingegneri e tecnici di Leonardo che hanno realizzato ‘ali’ e unità elettroniche per l’alimentazione del modulo di servizio europeo di Orion. Sono diversi gli elementi che compongono l’ambizioso programma Artemis, tra cui: un sistema di lancio (Space Launch System o SLS), il veicolo spaziale Orion che trasporterà gli astronauti, un Lunar Gateway, ovvero la casa orbitante degli astronauti intorno alla Luna, e un sistema di atterraggio lunare.

Le tappe previste dal programma sono tre. Prima Artemis I, cioè il test dello Space Launch System con il volo di prova senza equipaggio di Orion intorno alla Luna e ritorno. Il razzo che porta in orbita il veicolo spaziale Orion, che trascorrerà fino a sei settimane nello spazio. Girerà intorno alla Luna e rientrerà sulla Terra con atterraggio al largo della costa di San Diego. Artemis II, invece, effettuerà il primo test di volo attorno alla Luna con a bordo l’equipaggio. 

Questa seconda missione servirà a dimostrare che i sistemi di Orion sono pronti a sostenere gli astronauti in missioni di lunga durata e permetterà all’equipaggio di esercitarsi in operazioni essenziali per il successo della missione successiva. Artemis III infine rappresenterà il ritorno dell’umanità sulla superficie della Luna, facendovi atterrare la prima donna e il prossimo uomo.

L’Italia, con il contributo dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), gioca un ruolo di primaria importanza nel programma Artemis, nei suoi sviluppi per la permanenza dell’uomo sulla Luna e nel suo prossimo viaggio verso Marte. A livello industriale, grazie a Leonardo e alle joint venture Thales Alenia Space (67% Thales, 33% Leonardo) e Telespazio (67% Leonardo, 33% Thales), vengono messe a disposizione una serie di competenze distintive nel campo delle infrastrutture, della robotica, dell’intelligenza artificiale e della connettività, oltre a servizi e operazioni che saranno di rilevanza strategica per Artemis.

Un contributo che si distribuisce tra i diversi elementi del programma. Orion, il veicolo spaziale, oltre alla capsula che ospiterà gli astronauti durante il viaggio, è dotato dello European Service Module (ESM) dell’ESA, il modulo che fornisce elettricità, propulsione, controllo termico, aria e acqua ai viaggiatori. Leonardo, presso lo stabilimento di Nerviano (Milano), realizza i pannelli fotovoltaici (PVA) che compongono le quattro “aIi” del modulo di servizio: queste misurano sette metri ciascuna e sono in grado di erogare circa 11kW complessivi per l’alimentazione dell’elettronica di bordo. Sempre in Lombardia vengono prodotte le unità elettroniche (PCDU) che servono per il controllo e la distribuzione di energia al veicolo spaziale.

Thales Alenia Space ha invece curato la realizzazione della struttura del modulo ESM e dei sottosistemi critici – compreso il sistema per la protezione dai micrometeoriti e il controllo termico. Lunar Gateway, la stazione spaziale che orbiterà intorno alla Luna e che offrirà un punto di appoggio importante per i nuovi esploratori. Il Gateway sarà composto da diversi moduli pressurizzati, dove gli astronauti potranno vivere e condurre le loro attività. Thales Alenia Space a Torino realizza: I-HAB, modulo abitativo internazionale; ESPRIT, modulo per le comunicazioni e il rifornimento; e infine la struttura primaria di HALO, il modulo abitativo e logistico. Fin qui gli elementi già realizzati o in fase di sviluppo per Artemis.

Ci sono poi una serie di ulteriori elementi e progetti richiesti dalle agenzie spaziali per la creazione di un villaggio (“base camp”) che fornirà infrastrutture e servizi agli abitanti lunari. Obiettivo: creare le migliori condizioni di vita per chi viaggerà sulla Luna per lavoro o svago, e chi invece da qui dovrà partire verso nuove missioni, come ad esempio Marte. La robotica sarà una tecnologia centrale per fornire supporto alla realizzazione del villaggio. Bracci e trivelle robotiche lavoreranno grazie ad algoritmi e intelligenza artificiale per aiutare l’uomo a scavare e costruire strutture, coltivare piante, estrarre e trasformare le sostanze in acqua e ossigeno o in propellente per lanci dal suolo lunare.

Leonardo ricopre un ruolo di leadership nella robotica spaziale, avendo già sviluppato trivelle per missioni di esplorazione di una cometa, di Marte e della Luna stessa, e avendo progettato un complesso braccio robotico per il programma Mars Sample Return. Thales Alenia Space sta invece studiando un “lunar shelter”, il primo avamposto pressurizzato che ospiterà gli astronauti sulla superficie, ma anche moduli per il trasporto e la logistica: una struttura pressurizzata polivalente, flessibile ed evolvibile per uno studio ASI (modulo multi-purpose – MMP).

Oltre al rifugio, sono in fase di studio il veicolo di trasferimento cislunare (CLTV) e lo European Lunar Lander (EL3), entrambi progetti ESA che potranno offrire supporto alle missioni Artemis con, ad esempio, la fornitura di merci e servizi. Per effettuare tutte queste attività, sarà inoltre indispensabile creare una rete di servizi di telecomunicazioni e navigazione che garantisca il costante contatto degli astronauti e dei sistemi robotici tra di loro o con i centri di controllo, oltre che a fornire un preciso posizionamento sulla superficie lunare.

In questo ambito Telespazio, alla guida di un consorzio internazionale, è stata selezionata dall’ESA per lo studio di un’infrastruttura per le telecomunicazioni e navigazione lunare. Il progetto rientra nell’iniziativa Lunar Communications and Navigation Services (LCNS) del programma Moonlight e, tra i requisiti, analizzerà la possibilità di rendere il sistema interoperabile con LUNANET, l’infrastruttura che la NASA sta sviluppando per supportare il programma Artemis. Infrastrutture, servizi e strumenti per una presenza stabile sulla Luna stanno dando il via alla “Lunar Economy”, una sfida che Leonardo, con Thales Alenia Space e Telespazio, è pronta a cogliere e supportare con le sue tecnologie e consolidata esperienza al servizio di agenzie spaziali di tutto il mondo. 


Artemis punta a una base sulla Luna “con vista” su Marte

Spotify testa l’acquisto dei biglietti sulla sua piattaforma

AGI – Acquistare i biglietti dei concerti direttamente sulla piattaforma. È la nuova funzione in fase di test che sta sperimentando Spotify, la compagnia svedese di streaming musicale (ma anche di podcast e audiolibri). L’operazione della società di Daniel Ek, segnalata dalla compagnia come “un test” relativamente al quale, al momento, “non ci sono ulteriori notizie da condividere”, offre sul sitotickets.spotify.com una serie di prevendite riguardanti gli spettacoli in programma negli Stati Uniti di una ristretta gamma di artisti, a dire la verità, poco noti (Limbeck, Annie DiRusso, Dirty Honey, Crows, Tokimonsta, Four Year Strong e Osees). Gli utenti devono avere un account Spotify per acquistare i biglietti, però. 

In Spotify, testiamo regolarmente nuovi prodotti e idee per migliorare la nostra esperienza utente. Alcuni di questi finiscono per aprire la strada alla nostra più ampia esperienza utente e altri servono solo come apprendimenti importanti. Tickets.spotify.com è il nostro ultimo test. Non abbiamo ulteriori notizie da condividere sui piani futuri in questo momento”, ha dichiarato la società in una nota al sito TechCrunch.

Il lancio della piattaforma di ticketing di Spotify arriva pochi giorni dopo che TikTok ha annunciato la collaborazione con Ticketmaster per consentire agli utenti di scoprire concerti e altri eventi dal vivo. TikTok starebbe anche lavorando ad un’app di streaming musicale che potrebbe competere con Spotify e Apple Music (a maggio ha depositato un marchio TikTok Music). A febbraio scorso, Snap ha stretto una partnership simile con la piattaforma di prenotazione dei biglietti per promuovere la scoperta di eventi tramite Snap Minis.


Spotify testa l’acquisto dei biglietti sulla sua piattaforma

Le conseguenze della guerra sulla ricerca scientifica

AGI .- La guerra russo-ucraina sta trasformando gli equilibri mondiali e sta producendo effetti negativi per le vite umane e le economie già riconoscibili e quantificabili. Di tutta una serie di fattori capaci di scavare ferite profonde, però, non riusciamo ancora a misurare l’ordine di grandezza. Tra questi, c’è anche l’impatto sulla ricerca scientifica mondiale.

In ogni caso, benché non sia ancora possibile individuare e analizzare fino in fondo tutti gli effetti del conflitto sulla produzione accademica, è possibile cominciare a circoscrivere uno dei principali punti d’impatto a partire dalla stima del valore e dell’importanza della collaborazione tra gli atenei e i centri di ricerca europei, ucraini e russi, grazie ai dati disponibili sullo stato delle attività accademiche pre-belliche.

Non c’è ricerca senza cooperazione

In pochi campi come in quello della ricerca la collaborazione tra soggetti diversi assume tanta rilevanza rispetto alla qualità dei risultati. Lo spiega Claudio Colaiacomo, Vice President Global Academic Relations di Elsevier, uno dei più importanti editori scientifici del mondo, con all’attivo oltre tremila riviste accademiche in ogni ambito. “Il mondo della ricerca scientifica non è competitivo ma collaborativo: nessun Paese potrebbe produrre ricerca scientifica di alto livello senza collaborare con l’estero. E l’importanza di un approccio collaborativo aumenta proporzionalmente agli avanzamenti della ricerca. Non è un caso che Paesi chiusi come Russia e Cina – quest’ultima sta mostrando aperture soltanto nell’ultimo decennio circa – hanno sempre prodotto ricerca di scarso livello. È la collaborazione che ci permette di affrontare le grandi sfide della scienza: lo abbiamo visto con il covid, gli avanzamenti rispetto al quale sono stati tutti l’esito di collaborazioni. E dove non lo sono stati, come per lo Sputnik, i risultati sono stati insoddisfacenti”. Questo significa che con ogni probabilità, con il venir meno dei rapporti internazionali di università e istituti di ricerca, la qualità di quest’ultima ne risentirà in maniera importante.

Il caso dell’Ucraina è esemplificativo: l’intreccio dei rapporti scientifici che il conflitto ha messo a repentaglio è fitta e preziosa e i dati raccolti da Elsevier permettono di descrivere accuratamente l’attività di ricerca accademica in Ucraina e le collaborazioni con Paesi partner che in questo momento rischiano di essere compromesse.

A questo scopo, Elsevier ha analizzato la produzione accademica del Paese tra il 2016 e il 2021 mettendola a confronto con il resto d’Europa. Il quadro che emerge è quello di un paese vitale, con più di 95 mila paper prodotti negli ultimi 6 anni.

Le collaborazioni

Il 34% della produzione accademica dell’Ucraina, circa 35mila pubblicazioni dal 2016 a oggi, è frutto di collaborazioni internazionali. Possiamo quindi affermare che in larga misura il Paese collabora con l’Europa (56%) e, a seguire, con Asia (15%), Nord America (13%), Medio Oriente (7%), Sud America (5%) e Africa (4%).

Fra le collaborazioni più assidue con i Paesi del continente europeo è interessante notare che, se in testa troviamo la Polonia con novemila pubblicazioni in co-autorato, al secondo posto si posiziona la Russia e al terzo la Germania, rispettivamente con ottomila e seimila paper. Francia, UK e Italia seguono con circa 3500-4000 pubblicazioni condivise con l’Ucraina.

Ucraina e Russia

Sono quasi ottomila gli output di ricerca scientifica sviluppati nel periodo 2016-2021 con co-autorato russo-ucraino che hanno un indice di impatto (FWCI) del 2,38, ben al di sopra del valore medio: dati che testimoniano l’impatto positivo che le collaborazioni fra i due Paesi hanno nell’ambito della ricerca. Due le principali aree di ricerca: Fisica (47,8%) e Ingegneria e Tecnologia (24,6%); seguono al terzo posto le Scienze Umane, che contano l’8,1% delle pubblicazioni complessive.

Russia ed Europa

Guardando invece alle collaborazioni accademiche della Russia con il resto del mondo, poco più del 22% della sua produzione accademica è frutto di partnership internazionali. In particolare, i co-autorati della Russia con l’Ucraina toccano l’1% della produzione, quelli con l’Italia superano appena il 2%, mentre la percentuale sale al 4% quando si tratta della Germania. 

Da notare, inoltre, che per l’Italia la collaborazione con la Russia è al 17esimo posto, mentre per la Russia la collaborazione con l’Italia sale al sesto posto, e questo potrebbe suggerire una certa vulnerabilità della Russia nel caso l’Italia decida di cessare i rapporti di collaborazione nell’ambito della ricerca.

Ucraina e Italia

Dal 2016 a oggi ci sono state quasi 3.500 collaborazioni di ricerca che hanno coinvolto simultaneamente ricercatori ucraini e ricercatori italiani. È interessante notare come l’impatto di questo rapporto di ricerca collaborativa (FWCI 4.51) sia ben più alto dell’impatto generale della ricerca sia ucraina (FWCI 0.94) che italiana (FWCI 1.46): questo senza dubbio suggerisce l’importanza per entrambi i paesi di proseguire con la collaborazione.

In questo senso è particolarmente interessante, inoltre, notare come, nonostante l’Ucraina abbia collaborazioni più intense con altri Paesi (come ad esempio la Polonia, la Russia e la Germania), l’impatto della ricerca ucraina in collaborazione con l’Italia sia di gran lunga più alto, rispetto a quello in collaborazione con paesi rinomati per la qualità del loro lavoro, come USA, Regno Unito, Francia e Germania.

Le citazioni

Nonostante in generale la ricerca dell’Ucraina sia meno citata della media europea (EU28), se guardiamo l’evoluzione degli ultimi 6 anni vediamo che la porzione di pubblicazioni ucraine ben citate (top 10% al mondo) è andata gradualmente salendo dal 6% del 2016 al 9,5% del 2021 e questo indica una decisa evoluzione in termini di qualità.

Proprio le citazioni, infatti, sono uno dei principali indicatori utilizzati per esaminare la qualità della produzione scientifica di un Paese: “un indicatore ampiamente utilizzato è il ‘Field-Weighted Citation Impact’, che misura la qualità delle citazioni. Per esempio, le pubblicazioni russe ricevono in media citazioni con una qualità di circa il 25% inferiore della media mondiale, e possiamo attribuire questo dato alla chiusura che caratterizza il Paese.

Prendiamo ad esempio anche l’Italia: le pubblicazioni italiane sono in media superiori del 45% alla media mondiale. Se anche la Russia è un gigante dal punto di vista geografico, non lo è sul piano accademico. Negli ultimi 5 anni in Russia ci sono state circa mezzo milione di pubblicazioni, mentre in Italia, nello stesso periodo e con la metà delle università, ne abbiamo avute quasi 700 mila.

E se la Russia, nella stessa finestra di tempo, ha ricevuto 2,3 milioni di citazioni, l’Italia può vantarsi di aver superato ampiamente i 7 milioni. E tutto questo ha a che vedere con la disponibilità alla cooperazione nella ricerca. Infatti, “l’Ucraina è sempre stata consapevole dell’importanza di collaborare con altri Paesi. E i risultati sono evidenti: la qualità dei lavori co-prodotti da Ucraina e Russia supera anche di 3 o 4 volte quella che ciascuno dei due paesi riesce a raggiungere autonomamente. Non solo, se la qualità delle pubblicazioni ucraine è pressappoco in linea con la media mondiale, quando Italia e Ucraina collaborano vedono la qualità delle loro citazioni diventare addirittura del 450% superiore alla media mondiale. La collaborazione tra Italia e Ucraina funziona evidentemente come un enorme moltiplicatore. Perdere questo rapporto, insieme al proficuo scambio di ricercatori e alla possibilità di utilizzare i loro laboratori, è veramente un grave danno anche per il mondo scientifico italiano”.

Gli ambiti di ricerca

La direzione e l’intensità delle collaborazioni prese in esame nella ricerca di Elsevier non sono dati neutrali: riflettono piuttosto, da una parte, dinamiche geo-politiche, rapporti di forza e struttura delle relazioni internazionali, diventando a loro volta un indicatore degli equilibri mondiali, e, dall’altra, eventuali convergenze di interessi tra Paesi nell’ambito della ricerca accademica, contribuendo a valorizzare le affinità tra le diverse comunità scientifiche.

Commenta in proposito Colaiacomo: “L’Ucraina è un paese estremamente attivo nella ricerca, in particolare nel campo della fisica nucleare. Molti dei laboratori di maggiore livello dell’Unione sovietica, che purtroppo adesso sono inutilizzabili per via della guerra, si trovavano proprio in Ucraina. Per questo il Paese è uno dei partner più interessanti per le collaborazioni nel campo delle scienze fisiche. Buona parte delle sue collaborazioni – circa il 60% – avvengono con i paesi europei, ma non solo. L’intensità del rapporto che l’Ucraina intrattiene con la Cina, per esempio, è abbastanza equivalente a quella che ha con l’Italia. A ogni modo, le principali aree di ricerca sono physical science – fisica, fisica delle alte energie, fisica nucleare – e computer science. La forza dell’Ucraina in queste aree la porta a collaborare con paesi che hanno la stessa propensione di ricerca e, tra questi, va contata sicuramente l’Europa”.

I finanziamenti

Secondo i dati Elsevier, che riguardano un campione sicuramente rappresentativo, anche se comunque parziale, negli ultimi 10 anni l’Ucraina ha partecipato a quasi 400 progetti di ricerca finanziati a livello internazionale. “La leadership ucraina nel mondo accademico si riflette anche nella capacità del Paese di attrarre fondi esteri, in particolare negli ultimi 3 o 4 anni. I fondi internazionali venivano principalmente da Europa e Stati Uniti, grandi founder da cui arrivavano in media 5 milioni di euro all’anno”.

Molti dei fondi a sostegno della ricerca sono arrivati quindi da organizzazioni governative di vari paesi europei e non, ma il dato forse più significativo è quello che riguarda l’elevato numero e il valore dei finanziamenti ottenuti da parte proprio dell’Unione Europea (circa 150 finanziamenti, ciascuno del valore di diversi milioni di dollari), mentre durante lo stesso periodo notiamo soltanto 17 finanziamenti provenienti dalla Russian Science Foundation (purtroppo non sono disponibili dati sull’ammontare medio di questi ultimi).

Il valore della collaborazione e la collaborazione come valore

In sintesi, dall’analisi di Elsevier emerge che “innanzitutto non esiste progresso scientifico se non c’è collaborazione, e questo comporta, nel settore della ricerca, che sia pubblica o privata, un senso di responsabilità che porta a evitare il boicottaggio anche verso Paesi considerabili politicamente ostili. Non è un mistero che i grandi centri di ricerca, le riviste, le università non abbiano escluso la Russia dai progetti di ricerca: la natura collaborativa del settore è un valore da preservare e con il quale confrontarsi”.

Rispetto al ruolo dell’Ucraina, Colaiacomo conclude: “Dai dati si evince non solo come l’Ucraina fosse un partner importante per l’Italia (e anche per la Russia), nella fisica soprattutto, ma quanto il Paese, proprio nelle collaborazioni, fosse un ‘moltiplicatore’ d’impatto, capace di aumentare anche di molto l’importanza di una ricerca, e proprio rinunciare a questo valore aggiunto sarà uno dei primi effetti tangibili del conflitto sul nostro settore”.


Le conseguenze della guerra sulla ricerca scientifica

Samsung Galaxy Z Fold 4 punterà tutto sulla potenza: ecco la presunta scheda tecnica. Aggiornato: spunta un altro leak

Nel corso dell’ultimo mese abbiamo parlato più volte dell’atteso Samsung Galaxy Z Fold 4, mostrandovi render e anticipazioni su alcune caratteristiche tecniche. Ora il leaker Yogesh Brar ha pubblicato la presunta scheda tecnica completa del nuovo pieghevole (qui trovate una nostra selezione dei migliori in commercio) del gigante sudcoreano.

Come si può vedere dal Tweet, Yogesh Brar, che ha una reputazione di leaker fidato, prevede l’ultimo nato in casa Qualcomm per il pieghevole di Samsung e fino a ben 16 GB di RAM (rispetto ai 12 del Galaxy Z Fold 3). Per il resto, le specifiche sono in linea con quelle già trapelate nei giorni scorsi, con un blocco fotocamere che riprende quello dei Galaxy S22 e S22 Plus. Ricapitoliamole:

  • Schermi:
    • pieghevole QXGA + da 120 Hz da 7,6 pollici
    • esterno HD + da 120 Hz da 6,2 pollici
  • Processore: Snapdragon 8+ Gen 1
  • RAM: 12/16 GB
  • Archiviazione: 256/512 GB
  • Fotocamere:
    • principale da 50 MP
    • ultrawide da 12 MP 
    • teleobiettivo 3x da 12 MP
  • Fotocamera anteriore: 10 MP
  • Fotocamera selfie schermo pieghevole: in-display da 16 MP
  • Batteria: 4.400 mAh con ricarica da 25 W (come Z Fold 3)

Al Tweet di Yogesh Brar è da poco seguito quello dell’arcinoto Ice Universe, che riporta le specifiche del Galaxy Z Fold 4 come 100% accurate con alcune differenze rispetto a quelle da noi annunciate stamattina. 

  • la fotocamera selfie interna sarà sempre under-display (UDC), ma da 4 MP e non da 16 MP. Quindi in sostanza rimarrebbe invariata rispetto al Galaxy Fold 3
  • la RAM sarebbe di 12 GB (quindi come il predecessore)
  • la fotocamera zoom sarà da 10 MP (e non da 12)

Per il resto i due leaker concordano per processore, schermi (entrambi AMOLED), batteria e altre fotocamere. La lotta è aperta, chi avrà ragione? 

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Tutto quello che c’è da sapere sulla missione di Samantha Cristoforetti sulla Iss

AGI – Alle 9.52 di questa mattina la navicella spaziale Crew Dragon Freedom, con il vettore Falcon 9, di SpaceX, è decollata dalla piattaforma di lancio 39 A del Kennedy Space Center, in Florida, dando il via all’Expedition 68 e alla missione Minerva.

Scopo della spedizione, quello di portare quattro astronauti, tra cui l’italiana Samantha Cristoforetti, sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). L’astronauta, classe ’77, nata a Milano, è stata la prima donna italiana negli equipaggi ESA, e compie oggi il secondo volo verso l’ISS.

La precedente esperienza risale al 2014, quando a bordo della navicella russa Soyuz aveva raggiunto la stazione orbitante, soggiornandovi per ben 199 giorni, 16 ore e 42 minuti. L’equipaggio dell’Expedition 68 è formato dal comandante di veicolo Kjell N. Lindgren, dal pilota Robert Hines e dalle specialiste di missione Samantha Cristoforetti e Jessica Watkins.

Dopo una serie di rinvii, dovuti alla necessità di eseguire degli accertamenti e alle condizioni meteo sfavorevoli, gli astronauti sono entrati nella navicella spaziale con le futuristiche tute spaziali progettate da SpaceX e hanno effettuato le procedure di decollo. Saranno ora necessarie circa 30 ore per raggiungere l’ISS, dove gli astronauti si uniranno ai colleghi già presenti sulla stazione.

Nel corso della missione, che si prevede durerà circa sei mesi, gli astronauti dovranno compiere circa 150 esperimenti. Ben sei di questi test sono stati progettati da scienziati e ricercatori italiani, affiliati all’Istituto Italiano di Tecnologia, all’Università La Sapienza di Roma, al Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea), all’Università di Tor Vergata, del Consiglio nazionale delle ricerche, all’Università di Trieste e all’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn).

Alcuni esperimenti sono stati ideati per studiare gli effetti dell’assenza di gravità su tessuti umani, sull’apparato riproduttivo e sul sistema uditivo. Altri rientrano nel campo della biologia e della scienza dei materiali. Obiettivo a lungo termine della ricerca è quello di comprendere più approfonditamente le conseguenze della permanenza nello spazio sull’organismo, in vista di viaggi più lunghi e duraturi verso Marte.

Nei prossimi sei mesi, l’equipaggio dovrà quindi svolgere una serie di attività, e per AstroSamantha, il nome della Cristoforetti sui social, non è esclusa la possibilità di passeggiate spaziali, o EVA. Uno dei compiti degli astronauti sarà infatti quello di completare l’installazione dello European Robotic Arm, il nuovo braccio robotico della Stazione Spaziale.

Molto attiva sui social, Samantha Cristoforetti ha spiegato di aver portato con sé degli oggetti speciali per realizzare video destinati all’intrattenimento dei più giovani. A poche ore dal lift-off, AstroSamantha ha festeggiato il suo 45esimo compleanno, e ha scritto sui suoi profili di aver ricevuto “la migliore candelina di sempre”. 

Long birthday this year! We started last night with the “ultimate dinner” meal (it was already the 26th in Europe!) & many treats from the fantastic team here in quarantine. More cakes today & more birthday wishes, including some fantastic ones from my launch guest friends and…

— Samantha Cristoforetti (@AstroSamantha) April 26, 2022

 


Tutto quello che c’è da sapere sulla missione di Samantha Cristoforetti sulla Iss

Il tweet di Jack Dorsey sulla scarsa libertà su Internet e il miraggio del Web 3.0

AGI – Il fondatore di Twitter, Jack Dorsey, ha dichiarato in un tweet di essere in parte responsabile per la centralizzazione e la scarsa libertà su Internet e se ne è rammaricato. “L’attenzione alla scoperta e all’identita’ nelle grandi corporazioni ha davvero danneggiato Internet. Mi rendo conto di essere in parte responsabile, e mi dispiace per questo”, ha scritto in un tweet.

the days of usenet, irc, the web…even email (w PGP)…were amazing. centralizing discovery and identity into corporations really damaged the internet.

I realize I’m partially to blame, and regret it.

— jack⚡️ (@jack) April 2, 2022

Dorsey ha rievocato con nostalgia i primi sistemi di comunicazione online come Usernet, Inter Relay Chat e le stessa posta elettronica. In passato il fondatore di Twitter ha lamentato che neppure il Web 3.0, la nuova fase di Internet salutata dai sostenitori come una versione decentralizzata di Internet basata sulla blockchain, sia in grado di sottrarsi al controllo dei colossi della rete come Amazon, Apple, Alphabet e Meta.

Dopo che Twitter bandì l’ex presidente Usa, Donald Trump, per violazione delle regole della piattaforma, Dorsey parlò di “un precedente pericoloso”, riferendosi al “potere che un individuo o una società ha su una parte della conversazione pubblica globale”. Quando era ancora Ceo di Twitter, Dorsey ha fondato Bluesky, un sistema di social media decentralizzato, che secondo lui che richiederà anni per essere sviluppato e ha lo scopo di rimettere il potere nelle mani degli utenti e consentire la creazione di molti social network. 

Il dibattito sul web 3.0

Nel Web 2.0 proliferano i giganti di Internet, le grandi della tecnologia come Twitter, Facebook, Google, Apple, Microsoft e Amazon che monitorano e controllano la maggior parte delle attività. Queste piattaforme hanno effettivamente la capacità di controllare la libertà di espressione su Internet, come denunciato da Jack Dorsey nel tweet postato oggi. Al contrario, il Web 3.0 è stato presentato come una possibilità di affrancarsi dal controllo dei grandi sui servizi Web 2.0 esistenti.

Utilizzando la blockchain, il Web 3.0 promette di essere più trasparente, sicuro, scalabile e, soprattutto, libero dal controllo si società ‘monstre’ come Alphabet, Apple, Amazon, Meta e Microsoft.
Tuttavia, il Web 3.0 è veramente decentralizzato? Con il tweet postato oggi il cofondatore ed ex CEO di Twitter dice di no, facendo in qualche modo eco alle parole del fondatore e CEO di Tesla Elon Musk, che si era addirittura schierato contro il Web 3.0 chiedendo se “qualcuno lo avesse davvero visto in giro”.

Poi, qualche giorno fa, Musk aveva addirittura messo in discussione lo stesso Twitter, domandando retoricamnete se non fosse venuto il momento di pensare a un nuovo social network e raccogliendo la immediata disponibilità di Kim Dotcom a lavorare su un prototipo messo a punto dal fondatore di Megaupload.

Ma il dibattito su cosa sia il Web 3.0 e quali siano le sue potenzialità va avanti da tempo e tra i primi a entrarvi è stato l’ex CTO di Coinbase Balaji Srinivasanres, che ha risposto a Dorsey stigmatizzando la censura cui Twitter ha ceduto (ad esempio mettendo al bando Donald Trump) a causa dei legami con quelli che i cospirazionisti chiamerebbero ‘poteri forti’ e in particolare i venture capitalist. Ma anche sostenendo che il Web 3.0 “offre la possibilità, non la garanzia, di qualcosa di meglio”.

Un dibattito che arriva in un momento in cui la piattaforma della criptovaluta Ethereum, Polygon, si è unita alla VC Seven Seven Six per lanciare un’iniziativa da 200 milioni di dollari per i social media Web 3.0 e le startup di videogiochi.

È interessante notare che Jack Dorsey ed Elon Musk sono stati grandi sostenitori di criptovalute, bitcoin e dogecoin. E se il vero potenziale del Web 3.0 può essere realizzato solo tra una decina d’anni, le critiche che gli sono state mosse hanno sicuramente messo la comunità e gli sviluppatori in guardia su come raccogliere i finanziamenti, per non finire preda dei venture capitalist esattamente come successo al Web 2.0.


Il tweet di Jack Dorsey sulla scarsa libertà su Internet e il miraggio del Web 3.0

6G, grafene e droni intelligenti: il punto sulla ricerca di Ericsson in Italia

AGI – Tre centri di ricerca e sviluppo dove si fa sperimentazione sulle tecnologie legate al settore broadband, in cui si testano modalità di trasmissione dati che poggiano sui nuovi materiali e sulla fotonica. Dove soprattutto si lavora ai nuovi servizi legati al 5G, le reti superveloci di nuova generazione, e anche al 6G, “tecnologia che sarà in grado di abilitare il cosiddetto Internet dei sensi. Ogni volta che c’è una transizione tecnologica la domanda è sempre la stessa: che cosa ne faccio? Per questo è importante lavorare sui servizi che le nuove tecnologie possono offrire”. Parola di Alessandro Pane, Direttore Ricerca e Sviluppo di Ericsson in Italia.

Proprio della compagnia svedese stiamo parlando, che la scorsa settimana ha tenuto il suo annuale Ericsson R&D Day: 700 ricercatori per fare il punto sui risultati e gli sviluppi dei tre centri ricerca della compagnia: Genova, Pisa e Pagani (in provincia di Salerno).

“Si tratta di realtà vicine ai centri di ricerca e alle Università” ha detto sempre Pane. Che vuol dire dialogare con il territorio. E con le aziende. Perché fondamentale è “l’ancoraggio con il territorio e la collaborazione con startup e PMI innovative”. 

La trasmissione fotonica e l’uso del grafene 

Intanto, dall’incontro sono emersi anche alcuni dati, utili per capire su che settori sta investendo la compagnia svedese. Parliamo di “brevetti sull’uso di materiali nuovi come il grafene, che ha caratteristiche superiori al silicio e performance migliori anche in termini di sostenibilità”.

Parliamo di brevetti sulla “sicurezza. Il cloud è sì molto flessibile, ma aumenta la vulnerabilità della rete su attacchi hacker e malevoli” e di “brevetti con sistemi che includono Machine Learning e Artificial Intelligence per far sì che la macchina impari quali siano gli eventi considerati malevoli, filtri gli attacchi e collabori con gli umani”. Brevetti? Sì c’è anche un numero. 750 in vent’anni (1 ogni 10 giorni). 

Tecnologie per tutti

Parliamo di 5G e 6G, di tecnologie che sanno di futuro, che affascinano anche. Già ma quando saranno tra noi? Di sviluppo a ‘macchia di leopardo’ ha parlato Pane. Il gaming ad esempio è uno dei settori più avanzati in questo senso.

“Altri settori, come il medicale, avanzano. In pochi anni inizieremo a vedere un utilizzo del 5G importante”. Qualche esempio? Pane ha parlato di “ambulanze intelligenti. Già con una chiamata al 118 il paziente fornirà i suoi dati biometrici del momento prima di arrivare in ospedale, dando al medico suggerimenti utili. Spero – ha detto anche – che ci sia una spinta su digitalizzazione, industria, e sostenibilità. Non possiamo aspettare: sono progetti che, dato il PNRR, dobbiamo realizzare”.

Qui Genova, droni per il monitoraggio delle strade 

Nell’ambito del progetto “5G SmartG”, per infrastrutture stradali sicure a Genova, i ricercatori di Ericsson hanno equipaggiato con tecnologia 5G un drone per il monitoraggio da remoto di strade e ponti e la raccolta di informazioni.

Nello specifico si sfruttano le caratteristiche di bassa latenza ed elevata capacità di trasmissione di video HD di una rete 5G commerciale e avanzati algoritmi per l’Intelligenza Artificiale. E l’innovazione? Il drone ha modulato la capacità di trasmissione dati in base a quanto rilevato, «poi grazie alla blockchain abbiamo garantito che la trasmissione dei dati avvenisse in modo non hackerabile.

Qui Torino: l’orchestra allineata grazie al 5G

A Torino è andato in scena il primo concerto 5G itinerante al mondo. Musicisti e attori si sono esibiti da punti diversi della città di Torino, tra cui Palazzo Madama e Piazza Castello, dando vita ad un’esibizione artistica sincronizzata.

La rete 5G ha garantito in modo costante alte velocità e bassissime latenze, per assicurare una trasmissione contemporanea di diversi flussi video in alta definizione dalle videocamere alla regia centrale. La copertura 5G all’interno di Palazzo Madama è stata realizzata attraverso una progettazione personalizzata e con apparati non invasivi, coprendo tutta l’area senza alcun impatto estetico. 

Qui Ferrara: il servizio di lettura a distanza

Il progetto si chiama The Storytellers Project e ruota attorno ad uno strumento dedicato ‘ai bambini’. Di fatto si tratta di “raccontare una fiaba in modo innovativo grazie ad una sorta di ‘campana’ che genera una richiesta di informazione che viaggia sulla Rete in 5G, in sicurezza. Il bambino si collega con i volontari che raccontano la storia al bambino. La campana può accompagnare inoltre il bambino che può essere seguito nello studio e nei giochi”.

Come funziona? Il bambino prende in prestito dalla biblioteca la “campana”, il suo nome è Storybell, che potrà suonare quando desidera ascoltare una storia. In questo modo una telefonata viene indirizzata ai lettori disponibili, fino a quando il primo risponde e diventa lo “storyteller” di quel bambino, per quella lettura. Da quel momento le persone possono parlarsi in tempo reale attraverso la campana. Il progetto mira a supportare le relazioni intergenerazionali e ha ricevuto fondi dal progetto europeo Designscapes per lo sviluppo dell’idea e la prototipazione. 

Qui Castel Volturno: sport, inclusione e 5G 

Tam Tam Basketball è un’associazione no-profit, formata da figli di immigrati nati in Italia ma privi di cittadinanza. Lo scopo dell’associazione dilettantistica sportiva di Castel Volturno, gestita dall’ex cestista Massimo Antonelli, è generare un impatto positivo sulla vita dei ragazzi e delle ragazze, con una particolare attenzione all’inclusione sociale attraverso lo sport.

I ricercatori Ericsson di Genova e Pagani hanno messo in campo le loro competenze in ambito analytics e trasmissione dei dati su rete cellulare per rilevare i principali parametri fisiologici dei giocatori, così come i dati relativi ai movimenti, alla postura e ai tiri a canestro. I dati, rilevati tramite una pettorina dotata di sensori e videocamere HD, vengono trasmessi a un’infrastruttura edge cloud tramite rete 5G, quindi processati e visualizzati in una dashboard che permette ai giocatori di monitorare le proprie prestazioni e migliorarsi costantemente.

Qui Lioni (Avellino): il progetto borgo 4.0

Il progetto Borgo 4.0 è un progetto di Smart City in corso a Lioni, in provincia di Avellino, dove sorgerà un laboratorio di sperimentazione tecnologica per la smart mobility in ambiente reale. Qui parliamo di soluzioni, ha spiegato sempre Pane, “di industria 4.0 e anche di una area di ricerca civile: con sistemi di controllo del territorio, di sicurezza, prevenzione e monitoraggio utilizzando IoT. La sicurezza degli oggetti e delle persone è fondamentale per rendere questi progetti utilizzabili all’interno di una comunità – ha detto ancora il Direttore Ricerca e Sviluppo di Ericsson in Italia – è il nostro next to come”.


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Xiaomi (Mi) 12 Ultra potrebbe continuare sulla strada del doppio schermo, ecco i primi render

Le indiscrezioni sull’aspetto del prossimo top di gamma a marchio Xiaomi si stanno rincorrendo, e i render di certo non mancano. Ora, anche il designer HoiINDI ha deciso di pubblicare in rete i suoi rendering raffiguranti lo Xiaomi 12 in versione Ultra. L’anteprima 3D del dispositivo è visibile tramite il video a fondo articolo.

Il video mostra così la presenza di nuove e potenti specifiche tecniche: una nuova fotocamera da 200 megapixel e il SoC più recente di Qualcomm, ovvero lo Snapdragon 898. Il vero pezzo forte è però rappresentato da un’altra caratteristica, lo schermo aggiuntivo presente sul pannello posteriore, che sembra addirittura più grande di quello presente sul suo predecessore.

Xiaomi 12 nelle sue diverse varianti dovrebbe arrivare sul mercato con tecnologie avanzate per la ricarica ultra-veloce. Un sistema cablato HyperCharge che fornisce 200 watt di potenza e permette di caricare completamente la batteria da 4000 mAh in soli otto minuti.

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Xiaomi (Mi) 12 Ultra potrebbe continuare sulla strada del doppio schermo, ecco i primi render

Bloomberg sulla carenza di dispositivi: “Sarebbero stati tre mesi da record per Apple”

Gli ultimi tre mesi dell’anno avrebbero rappresentato un nuovo record per Apple senza i problemi di fornitura?

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Bloomberg sulla carenza di dispositivi: “Sarebbero stati tre mesi da record per Apple”