Google rilascia la versione beta di Android Auto 10.5: non è tempo di novità

Google ha provveduto a rilasciare la versione beta di Android Auto 10.5. Si tratta di un processo, da parte del colosso di Mountain View, già visto in passato. Difatti, l’azienda lancia queste versioni beta per consentire agli utenti di testare il pacchetto prima che inizi l’implementazione su tutti i dispositivi. A riguardo, il programma beta di Android Auto è stato ampliato lo scorso anno e da allora Google ha notevolmente accelerato il ritmo di rilascio sia nel canale di test che in quello stabile.

Come accennato all’inizio, il programma beta consente ai più esperti di testare le nuove build di Android Auto prima di chiunque altro. Questi utenti dovrebbero inviare feedback e segnalazioni di bug, fornendo a Google maggiori informazioni su cosa correggere prima che inizi il rilascio per tutti gli altri. Ritornando ad Android Auto 10.5 beta, è stato rilasciato sprovvisto del registro delle modifiche. Nello specifico, sembrerebbe che questa versione non contenga grosse novità, anzi quasi certamente gli sviluppatori hanno lavorato maggiormente sulla correzione di bug.

In ogni caso, è sconsigliato agli utenti meno esperti di scaricare queste versioni beta di Android Auto poiché è più probabile che contengano qualche bug in più. Su questo punto, però, alcuni potrebbero aggiungere che anche le versioni definitive, purtroppo, a volte contengono delle criticità. In particolare, Android Auto soffre di qualche incertezza che causano l’interruzione di varie funzionalità, a partire dai comandi vocali.

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Google rilascia la versione beta di Android Auto 10.5: non è tempo di novità

Con Getir la spesa è a portata di app: come risparmiare tempo e denaro

Al giorno d’oggi i nostri telefoni e tutte le app che li popolano ci aiutano in tantissime attività quotidiane. E tra queste troviamo anche le varie app e servizi che offrono di aiutarvi con la spesa.

Fare la spesa è un’operazione che sicuramente porta via tempo, un tempo che può essere ottimizzato con i giusti accorgimenti. L’app Getir si offre proprio di fare questo. Andiamo a vedere perché può permettervi di risparmiare tempo e denaro.

Spesso abbiamo parlato di app che vi aiutano con la spesa, come ad esempio il servizio dedicato di Amazon. L’app Getir è un servizio analogo che però presenta delle peculiarità interessanti. La particolarità di Getir per alcuni potrebbe anche essere il suo difetto più grande: il servizio ancora non è particolarmente diffuso, però proprio per questo offre interessanti promozioni anche a chi presenta nuovi amici.

Getir attualmente risulta operativo a Roma, Milano e Torino. L’abbiamo provato a Roma centro e la disponibilità è davvero ampia. Il servizio di Getir si basa sul reperire prodotti da vari rivenditori e supermercati. In questo modo gli utenti potranno attingere dagli scaffali virtuali di Getir come se fossero all’interno di un unico enorme supermercato.

Non vi sono limitazioni in termini di prodotti: troviamo prodotti secchi, freschi, frutta e verdura, pesce e carne. Troviamo anche prodotti da panetterie freschi, grazie alla collaborazione di Getir con realtà locali come piccoli panifici. L’interfaccia di ricerca è suddivisa in tante categorie, per le quali è difficile sbagliarsi, così come offre uno strumento di ricerca per trovare rapidamente un prodotto specifico.

Alcuni dei prodotti presenti su Getir presentano poi delle promozioni disponibili solo all’interno dell’app. Queste variano in base alla giornata e spesso sono dedicate ai prodotti acquistati in box.

Tra i punti a favore e peculiari di Getir troviamo delle iniziative promozionali presenti all’interno dell’app particolarmente convenienti: si possono ricevere infatti 10€ per ogni amico invitato su Getir che piazza il suo primo ordine, così come è possibile partecipare all’assegnazione di ticket di importo variabile in base al numero di ordini effettuati.

Per quanto riguarda l’usabilità e la logistica, Getir offre la possibilità di impostare diversi indirizzi per la consegna della spesa. La consegna risulta gratuita nella maggior parte dei casi per ordini di importo superiore ai 10€. Insomma, attualmente Getir rappresenta un’alternativa molto conveniente all’interno dell’universo di tutte le app per fare la spesa smart, merita una chance se vivete in una delle zone servite.

Getir è chiaramente disponibile al download gratuito sul Play Store e l’App Store di Apple. L’iscrizione al servizio risulta anch’essa gratuita e al momento non sono previsti abbonamenti per benefici sulle consegne. Ribadiamo che per ogni amico presentato e che piazza il suo primo ordine potrete ricevere 10€ di buono spesa.

Qui sotto trovate i pulsanti diretta per scaricarla e provarla sul vostro dispositivo Android o iPhone.

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EasyPark: la soluzione per risparmiare tempo e denaro sui parcheggi

Spesso parliamo di come la tecnologia ormai ci supporta in tantissime attività quotidiane. Lo sappiamo bene grazie ai nostri smartphone, i quali hanno a disposizione app e servizi spesso molto utili anche nel quotidiano.

E quante volte ci ritroviamo a dover pagare un parcheggio per il nostro mezzo privato e andiamo alla ricerca delle famose colonnine? Bene, per i nostri telefoni esistono diverse app che permettono di fare questo in maniera smart e più rapida. Negli ultimi anni ho usato Easypark e vi racconto per quali motivi è una delle migliori del settore.

Uno degli aspetti che mi ha da subito convinto di EasyPark è la versatilità. L’app si presenta con un’interfaccia aggiornata, pulita e facile da navigare. Difficilmente risulterà complicato accedere ad alcune o completare specifiche procedure.

L’app ha l’obiettivo principale di permettervi di pagare il parcheggio per la vostra auto o moto. Il servizio è molto potente perché è presente praticamente su tutto il territorio nazionale. Per esperienza personale, risulta presente da Nord a Sud, anche nelle cittadine di medie o piccole dimensioni. Ovviamente non aspettatevi di trovarla davvero in ogni angolo di Italia, capiterà che non è possibile pagare un parcheggio con EasyPark in qualche paesino o località particolare.

Il servizio è potente anche perché permette di localizzare con accuratezza tutti i parcheggi in cui è presente. Quindi vediamo quali sono i passaggi da seguire per usarla:

  1. Al primo avvio l’app vi chiederà ovviamente di inserire almeno una targa di auto o moto. È possibile inserire anche più di un veicolo. In questa fase è possibile attivare l’opzione per il riconoscimento automatico della targa nei parcheggi dotati di sensori per il pagamento automatico della sosta.
  2. Impostare una modalità di pagamento. Viene accettato PayPal, carte di credito o di debito.
  3. Parcheggiare, aprire di nuovo l’app e confermare la posizione.
  4. Scegliere la tariffa. Alcuni parcheggi permettono di scegliere tariffe agevolate per residenti o lunghe soste.
  5. Scegliere il tempo di sosta. Si vedrà l’ammontare da pagare in alto a destra. Questo tempo è solo indicativo. Sarà sempre possibile prolungare o accorciare il tempo di sosta.
  6. Confermare. Verrà avviato il pagamento. Il conto personale verrà caricato dell’ammontare necessario per raggiungere quello preventivato dalla sosta appena iniziato. Se si accorcia la sosta allora la rimanenza rimarrà sul conto personale, pronto per essere usato la volta successiva. Se si prolunga la sosta, il conto verrà ulteriormente ricaricato per raggiungere il nuovo ammontare.

Insomma, avrete già intuito il doppio vantaggio rispetto ai classici ticket da acquistare alle colonnine: avete la comodità di usare l’app dal vostro sedile per pagare il parcheggio, e inoltre potete prolungare il parcheggio senza muovervi, basta riaprire l’app. Il secondo vantaggio è che se accorciate la sosta, la parte rimanente della sosta vi viene restituita.

Un altro grande vantaggio di EasyPark è la sua disponibilità su Android Auto. L’app si apre infatti anche dallo schermo dell’auto, permettendo di pagare il parcheggio in maniera ancora più immediata.

Rischi di multe? Assolutamente no. EasyPark offre una sezione che raccoglie tutte le soste effettuate. In caso di multa basta toccare la relativa opzione per dimostrare il corretto pagamento della sosta. In circa 5 anni di utilizzo, non ho mai ricevuto una multa per sosta pagata con EasyPark.

Arriviamo a un altro aspetto molto positivo di EasyPark. L’app è totalmente gratuita e non prevede delle commissioni sui pagamenti. Soltanto l’invio della conferma di pagamento della sosta via email ha un costo di 0,20€.

Qui sotto trovate il pulsante diretto per scaricarla dal Play Store e dall’App Store per iPhone.

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Finalmente YouTube Music ottiene i testi in tempo reale

Fino ad ora YouTube Music consentiva di visualizzare i testi delle canzoni in forma statica dopo aver effettuato l’accesso alla scheda centrale, ubicata nella parte inferiore della schermata di riproduzione. Ora, invece, gli sviluppatori stanno iniziando ad implementare la funzione che mostra i testi in tempo reale su Android.

Nello specifico, rispetto al passato le dimensioni del testo sono molto più grandi mentre la riga di testo corrente è evidenziata in bianco, con tutto il contenuto che, poi, scorre automaticamente. Tutto il resto, invece, appare più scuro. Dunque, questa funzionalità – che Google annunciò ad ottobre, quando fu avviata la collaborazione con MusixMatch – è molto simile a ciò che già offrono gli altri servizi di streaming.

Per quanto riguarda le tempistiche di rilascio, i testi in tempo reale sono visibili, almeno per il momento, da alcuni utenti dell’applicazione YouTube Music. Si confida, però, nel fatto che la funzione venga resa disponibile anche per dispositivi come Nest Hub e Smart Display, proprio come il precedente servizio offerto da Google Play Music.

Infine, qualche tempo fa YouTube Music ottenne un’altra funzione piuttosto utile. Si trattava della possibilità di scaricare automaticamente i brani recenti, in particolare gli ultimi 200 brani ascoltati dall’utente con l’applicazione di Google. Una funzionalità utile, quindi, soprattutto quando il segnale della rete risulta precario.

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Finalmente YouTube Music ottiene i testi in tempo reale

Tempo di offerte sul Play Store: ecco app e giochi gratuiti o scontati

Come nostro solito, pubblichiamo oggi la lista delle migliori offerte del Play Store per app e giochi in sconto o gratuiti da installare sul proprio smartphone o tablet, ricordandovi che in caso non siate soddisfatti potete sempre farvi rimborsare (qui trovate la nostra guida).

Oggi a risaltare tra le proposte abbiamo Neoteria, Gunslugs 3, Heroes of Loot 2, Groundskeeper 2, INC:The Beginning, ma anche molto altro. Continuate a leggere per scoprirle tutte.

Canale Telegram Offerte

Ecco la lista delle nuove offerte, se volete approfittarne affrettatevi perché alcuni di questi sconti durano solo pochi giorni!

Qui invece vi proponiamo alcune app ancora in sconto, in caso ve le siate perse. 

 

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Tempo di offerte sul Play Store: ecco app e giochi gratuiti o scontati

Gli italiani vogliono passare meno tempo online

AGI – Il 41% degli italiani è pronto a ridurre il tempo trascorso online. Un’esigenza più pronunciata rispetto alla media globale (33%). Eppure aumentano la domanda di connettività, di contenuti tv e streaming e la curiosità nei confronti dei nuovi servizi digitali: il 47% degli intervistati vorrebbe sperimentare nuove soluzioni e il 30% è interessato a esperienze immersive come il metaverso.

È il ritratto degli italiani che emerge dall’EY Decoding the digital home study, ricerca condotta su 2.500 famiglie in Italia e più di 20.000 a livello globale: “Il tempo trascorso online si sta stabilizzando se non addirittura riducendo, a fronte di un aumento degli standard qualitativi richiesti dagli utenti in termini di servizi e contenuti”, commenta Irene Pipola, Italy TMT Leader di EY.

Occhio al portafoglio

La tradizionale attenzione al portafogli degli italiani si sta consolidando in questi mesi di incertezza. Il 63% (tre punti percentuali in più dello scorso anno) teme un aumento dei prezzi degli abbonamenti mensili ai servizi di connettività e il 44% delle famiglie teme di pagare troppo per contenuti che non guarda.

Per sei italiani su dieci, il prezzo è il fattore primario nella scelta di un servizio in streaming. Seguono la specificità del contenuto (41%) e l’ampiezza dell’offerta (38%). Il 54% ritiene che le piattaforme on demand abbiano un buon rapporto qualità-prezzo. Visti gli aumenti, Netflix e compagnia dovranno quindi aumentare la qualità: “È destinata ad acquisire importanza in quanto driver di scelta”, spiega Pipola.

Cosa chiedono i consumatori

In attesa di questa maturazione qualitativa, a oggi il prezzo resta l’elemento chiave. E per battere la concorrenza, il trend è chiaro: si applicano sconti e si accorpano i servizi in pacchetti. La propensione all’acquisto dei cosiddetti bundle sta crescendo in Italia a un ritmo più sostenuto rispetto al 2021 (87% contro il 74%).

L’attenzione alla convenienza è una costante (il 53% delle famiglie è interessato agli sconti) ma stanno cambiando le esigenze: circa la metà degli intervistati sarebbe interessata ad acquistare, assieme alla rete fissa, servizi tv o servizi di sicurezza online e tutela della privacy. La telefonia mobile comincia ad essere percepita come un valido sostituto della rete domestica dal 39% dei consumatori. Anche i prodotti per la smart home stanno assumendo rilevanza: c’è almeno un assistente digitale in una casa su quattro.

Confusione e alta infedeltà

Ancora oggi molte famiglie faticano però a comprendere il contenuto delle offerte e le differenze tra i servizi proposti dagli operatori. Sorprende che questo fenomeno riguardi soprattutto i più giovani, con il 35% degli utenti tra i 18 e i 24 anni che ritiene le offerte dei servizi di telecomunicazione difficili da comprendere. Una conferma della mancanza di chiarezza arriva anche dall’analisi delle offerte per i nuovi clienti: uno su due reputa difficile comprendere quale sia il pacchetto migliore. Per chiarire i dubbi, quasi la metà degli italiani preferisce ancora visitare i punti vendita per acquistare un servizio di rete fissa o un dispositivo mobile. Una necessità di contatto che continua anche nel post-vendita, con il call center preferito a siti e chatbot. 

La confusione si traduce anche in scarsa fedeltà: circa un quarto dei clienti prevede di cambiare il proprio fornitore di servizi (per internet fisso, linea mobile o servizi video streaming e pay tv) nei prossimi 12 mesi.

Privacy, benessere e sostenibilità

Anche EY conferma quanto la pandemia abbia rappresentato “un importante acceleratore del processo di digitalizzazione delle famiglie italiane”. Restano però alcune preoccupazioni, in primo luogo per quanto riguarda la privacy. Il 63% degli italiani afferma di essere estremamente prudente nel condividere informazioni personali online.

Gli utenti si dicono preoccupati anche per l’intreccio tra tecnologie e benessere: uno su tre pensa spesso all’impatto negativo di internet sul proprio benessere psicofisico, percentuale che sale al 41% tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni. Emergono forti preoccupazioni per i contenuti illeciti: il 61% delle famiglie ritiene che i governi e le autorità di regolamentazione non stiano facendo abbastanza per contrastare la diffusione di contenuti dannosi online.

La platea digitale italiana si dimostra (almeno in potenza) attenta alla sostenibilità: il 38% delle famiglie è disposto a pagare di più per prodotti sostenibili, ma il 43% degli intervistati ritiene che gli operatori non stiano facendo abbastanza per l’ambiente. 

 


Gli italiani vogliono passare meno tempo online

L’e-commerce in diretta è il futuro dei social (ma serve tempo)

AGI – È passato già un po’ di tempo da quando le grandi piattaforme si sono convinte che il social commerce fosse il futuro. Facebook, Instagram e TikTok sembrano però andare più lentamente del previsto: il matrimonio tra e-commerce e social network si sta rivelando meno spontaneo di quanto sperato. 

TikTok, l’espansione può attendere

L’ultimo ad andarci cauto è stato TikTok. La sperimentazione di Shop, una funzionalità che permette di acquistare cliccando su un’icona direttamente nei video o nelle dirette, non avrebbe centrato gli obiettivi che si era prefissata in Gran Bretagna, il primo mercato testato fuori dall’Asia, dove Shop procede spedito.

Secondo il Financial Times, l’inciampo britannico avrebbe convinto la società a rimandare il lancio in Germania, Francia, Spagna e Italia, previsto per il primo semestre 2022. Fonti interne all’azienda riferiscono all’Agi di non aver “messo in pausa o ritardato il lancio di TikTok Shop in altri mercati europei”.

Confermano che si è “discusso in astratto o come obiettivi di lungo termine” di una futura espansione internazionale di TikTok Shop, ma “non ci sono mai stati piani concreti per il lancio in Europa nel primo semestre di quest’anno”.

“Al momento – fa sapere un portavoce della compagnia – la nostra attenzione per TikTok Shop è rivolta al Sud-Est asiatico e al Regno Unito. Siamo sempre guidati dalla domanda e stiamo valutando diverse opzioni per migliorare l’esperienza della nostra community”. In altre parole: TikTok preferisce consolidare e capire cosa va (e cosa non va) prima di espandersi, ma non sta mollando il social commerce.

Le mosse (e le difficoltà) dei grandi

Il piatto è ricco. Secondo dati raccolti da Statista, il giro d’affari del social commerce sarà di 958 miliardi di dollari nel 2022 e sfiorerà i 3.400 miliardi nel 2028. Una crescita notevole, davanti alla quale tutte le grandi piattaforme stanno cercando di prendere posizione.

L’apripista è stata Pinterest, che ha introdotto alcuni “Pin” acquistabili già nel 2015. La sua platea, però, non è paragonabile con quella dei giganti. Tra il 2020 e il 2021, su Facebook e Instagram sono arrivati gli Shop (cioè spazi commerciali delle aziende) e soluzioni come Instagram Shopping, per acquistare prodotti visti nei post e nelle storie.

TikTok ha accelerato lo scorso 28 settembre, parlando di un “all-in” sull’e-commerce. Lo ha fatto da un palcoscenico non banale, quello del primo evento globale del social, e presentando un pacchetto di soluzioni (TikTok Shopping, in parte già attivo) che includeva Shop.

Tutti hanno una cosa in comune: l’esperienza di acquisto inizia e si esaurisce sulla stessa piattaforma. Vedo qualcosa che mi piace in diretta, in un post o in un video, ci clicco su, compro. I creator ci guadagnano perché pagati dalle aziende per promuovere i prodotti, i marchi hanno un nuovo canale di vendita e le piattaforme incassano una tariffa. Sembra l’incastro perfetto. Eppure, si procede al rallentatore rispetto alle iperboliche premesse.

Se il FT racconta il caso di TikTok, a maggio il Wall Street Journal ha parlato delle difficoltà di Meta. A due anni dal lancio, la divisione e-commerce sarebbe ancora un cantiere. Alcuni rivenditori avrebbero ottenuto buoni risultati, ma molti sarebbero stati “frustrati” da alcuni limiti tecnici, a tal punto da abbandonare il progetto.

Perché il social commerce è così importante

Il social commerce non è solo un settore promettente: è una delle soluzioni che le grandi piattaforme hanno individuato per avere una sostenibilità futura. Oggi tutte campano di pubblicità e hanno quindi bisogno di diversificare, cercando di produrre fatturato altrove: servizi, hardware, abbonamenti.

C’è poi una questione di saturazione, che è già evidente in piattaforme più anziane come Facebook. È fisiologico che la crescita della platea rallenti. L’attenzione slitta allora dal numero degli utenti attivi alla loro monetizzazione: serve che ogni singolo iscritto frutti più soldi possibile.

Oltre ad incassare in modo nuovo (attraverso le tariffe sulle vendite), il social commerce ha anche un altro pregio: protegge la pubblicità, oggi esposta alle normative sulla privacy e alle scelte dei grandi sviluppatori di browser e sistemi operativi: le restrizioni introdotte da Apple sull’ultimo iOS, ad esempio, hanno limitato l’abilità di Meta di generare pubblicità mirata.

Portare dalla visualizzazione all’acquisto in pochi clic, senza mai lasciare il social, permette di smarcarsi da decisioni esterne e di misurare in modo più immediato l’efficacia di una campagna. In sostanza, Instagram, Facebook e TikTok possono dire agli inserzionisti, con certezza, quante vendite sono direttamente legate agli investimenti in pubblicità, incoraggiando così nuova spesa. In una parola: il social commerce vorrebbe dire indipendenza.

Cosa spinge e cose respinge

Secondo il Social Commerce Report 2022 di Latana, le potenzialità ci sono tutte. Il 65% degli intervistati ha acquistato o acquisterebbe qualcosa su Facebook, il 40% su Instagram, il 18% su TikTok e Pinterest. Le preferenze cambiano con l’età. La generazione Z sceglie Instagram (69%) e TikTok (42%). I millennial preferiscono Facebook (79%) e Instagram (53%). I dati sono relativi al Regno Unito, Paese molto maturo dal punto di vista digitale. Le percentuali sarebbero più contenute in Italia e quasi ovunque in Europa, ma rappresentano comunque un’indicazione.

I tre fattori che spingono all’acquisto social sono le recensioni degli utenti (per il 44% degli intervistati), la segnalazione di un prodotto d’interesse (cioè una pubblicità mirata, 42%) e la presenza di sconti esclusivi (40%). Per i millennial conta molto la facilità di utilizzo (43%). La generazione Z è attenta ai consigli di un influencer (25% contro una media del 12%).

I freni principali all’acquisto sono invece le recensioni negative, la mancanza di fiducia nei confronti del brand e le precedenti esperienze negative. Un terzo degli intervistati indica anche un tema di privacy: non si sente a suo agio nel condividere informazioni.

Il successo del social commerce dipende quindi da fattori che vanno ben oltre l’efficacia di una soluzione. Per vedere in diretta-cliccare-comprare, offerte, annunci mirati e un’esperienza d’acquisto fluida sono fondamentali ma non sono tutto. Il pubblico deve fidarsi (molto) della piattaforma social, dell’azienda e di chi la promuove. Pare che per raggiungere questi obiettivi sia necessario più tempo del previsto. Per una semplice ragione: il social commerce non è una somma aritmetica ma qualcosa di nuovo. Miscelare due cose che da sole funzionano bene non è garanzia di successo immediato.  


L’e-commerce in diretta è il futuro dei social (ma serve tempo)