Sono stati venduti 500.000 wearable nello scorso anno (foto)

La curva di vendita dei dispositivi indossabili ha cominciato un’impennata che non sembra intenzionata a fermarsi. Ve ne abbiamo parlato in quest’articolo, ma quello che ancora non era stato comunicato era il numero esatto di unità vendute: per la prima volta dalla loro nascita, sono stati venduti ben 500.000 wearable nel corso del 2020.

La crescita è stata trainata da Apple e Xiaomi e i dispositivi da polso, smart band e watch, assieme alle cuffie auricolari TWS Bluetooth hanno conseguito il 98% delle vendite totali e sono in continuo aumento. Seguendo questo andamento, si prevede che prima della fine dell’attuale decade siano venduti ben 2 miliardi di dispositivi, superando numericamente gli smartphone.

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D’altra parte i wearable possono essere indossati su qualsiasi parte del corpo: pensiamo agli occhiali smart per la realtà aumentata, agli anelli dotati di biosensori, o alle scarpe che diventano controller o che siano capaci di rilevare il livello d’inquinamento e chissà quanto altro vedremo nel prossimo futuro.

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Sono stati venduti 500.000 wearable nello scorso anno (foto)

Gli smartphone più venduti in Italia e in Europa

AGI – Quasi due telefoni su 5 venduti in Italia sono Samsung. Il doppio di Xiaomi e quasi quattro volte Apple. È quanto si evince dai dati sulle vendite di smartphone nel nostro Paese realizzato da Canalys. L’indagine mostra alcuni elementi interessanti anche se non sorprendenti: il crollo della quota di mercato di Huawei, innanzitutto, che pur restando al terzo posto registra una perdita del 33%, e la crescita esponenziale di un altro colosso cinese, Xiaomi, che ha guadagnato il 122% e si piazza in seconda posizione con il 19% della quota mercato.

In sensibile calo anche Apple, che perde il 28% e scala in quarta posizione con il 10% della quota mercato. Alle sue spalle, stabile in quinta posizione, Oppo, che registra una crescita stellare dell’880% pur avendo solo il 6% della quota mercato.

Il dato su Apple (che cresce in Europa occidentale nonostante il calo italiano) è la prova di quanto il mercato italiano risponda a un unico fattore: i prezzi. Gli smartphone, indipendentemente da quel che fanno, devono costare poco e questo spiega il successo di Xiaomi che, con prodotti di buona qualità a prezzi molto competitivi, conquista una fascia sempre più ampia.

Ma qual è la strategia di Xiaomi, con un margine così ristretto? Prima e più di altri il colosso cinese ha puntato sulla creazione di un ecosistema in cui lo smartphone è solo l’hub per una serie di prodotti che vanno dagli elettrodomestici alla domotica fino ai monopattini elettrici. Avere uno strumento che può comandare tutto – dalle luci di casa al tostapane – significa fidelizzare il cliente.

Secondo i dati di Canalys nel terzo trimestre del 2020, le spedizioni di smartphone in tutto il mondo hanno raggiunto 348,0 milioni di unità, con un calo dell’1% anno su anno. Ma sono aumentati del 22% rispetto al trimestre precedente. Samsung ha riguadagnato il comando globale, con un aumento del 2% a 80,2 milioni di unità. Huawei è scivolata al secondo posto con un calo del 23% a 51,7 milioni di unità.

Xiaomi si è classificata per la prima volta al terzo posto, raggiungendo 47,1 milioni di unità con una crescita del 45%. Apple, che non ha avuto il lancio di iPhone di punta a settembre, ha venduto 43,2 milioni, in calo dell’1%, mentre vivo è quinta con 31,8 milioni di unità.

Oppo è  sesto, con 31,1 milioni di unità, mentre il suo marchio gemello Realme è passato al settimo, la sua posizione più alta di sempre, con 15,1 milioni di unità. Lenovo ha riportato 10,2 milioni di unità, poichè alla fine ha raggiunto gli ordini ritardati a causa di interruzioni nella sua fabbrica di Wuhan e Transsion ha spedito 8,4 milioni di unit grazie alla ripresa nei suoi principali mercati africani.

“Xiaomi ha agito con aggressività sul mercato per divorare le quote di Huawei”, spiega Mo Jia, analista di Canalys. Una simmetria dimostrata dalla crescita di 14,5 milioni di unità da parte di Xiaomi e dalla perdita di Huawei di 15,1 milioni di pezzi. In Europa, un campo di battaglia chiave, le spedizioni di Huawei sono diminuite del 25%, mentre quelle di Xiaomi sono cresciute dell’88%. Xiaomi aveva fissato obiettivi di produzione elevati, un rischio che ha pagato quando nel terzo trimestre ha riempito i canali di vendita con modelli come la serie Redmi 9. Xiaomi deve affrontare la concorrenza di Oppo e vivo – questo mese sbarcata anche in Europa – che sono cresciuti fino a coprire una vasta gamma di fasce di prezzo nel sud-est asiatico e in Europa si stanno posizionando come opzioni più premium e rischiano di confinare Xiaomi nella fascia bassa.

I risultati di questo trimestre, avverte Canalys, sono un gradito sollievo per i produttori, ma rischiano di essere una chimera. “La fornitura limitata di chipset 4G causerà colli di bottiglia nella catena di approvvigionamento e aumenterà i costi di produzione” ha detto Ben Stanton, analista della società, “Inoltre seconda ondata di contagi causera’ fallimenti diffusi e perdita di posti di lavoro nelle aree colpite. Sfortunatamente, il sollievo del terzo trimestre sembra destinato ad essere di breve durata”. 

Agi

Prime Day 2020: i 5 prodotti più venduti alla partenza (1 già terminato)

Saranno due giorni molto caldi e ricchi di offerte quelli del Prime Day 2020. Se volete rimanere aggiornati in tempo reale potete seguirci su Telegram, mentre a questo link abbiamo creato un indice di tutte le migliori offerte selezionate dal nostro team.

Ma cosa sta andando a ruba su Amazon in questi primi momenti iniziali? Ecco quali sono i cinque prodotti che gli acquirenti, almeno nel mondo della tecnologia, hanno puntato con più interesse in questi primi minuti. Le offerte saranno attive per tutti e due i giorni delle offerte, ma le scorte potrebbero anche terminare prima.

In questa selezione troviamo un TV OLED da 55 pollici, un TV Samsung da 43 pollici, un robot aspirapolvere a meno di 120€ (che non abbiamo provato e di cui non sappiamo dirvi molto), lo smartphone economico Xiaomi Mi 10T Lite e 16 GB RAM Crucial Ballistix.

Purtroppo le RAM erano in offerta lampo e sono già terminate. Tenete d’occhio il nostro canale Telegram per non perdervi le prossime offerte lampo.

Offerte Tecnologia

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La quarantena e l’impennata del mercato tech: ecco i prodotti più venduti (foto)

Le ultime settimane sono state caratterizzate dalla permanenza forzata tra le mura di casa, isolati dai contesti sociali ai quali eravamo abituati e, prevedibilmente, i dispositivi tecnologici sono diventati ancora più importanti per la nostra quotidianità.

A spingere questo settore di mercato sono state le esigenze lavorative, le quali hanno spinto gli utenti europei ad acquistare nuovi dispositivi per organizzare al meglio il lavoro da casa. Un’interessante ricerca di GfK ha tracciato l’impennata del mercato tech, analizzando le abitudini di acquisto di cittadini europei, tra i quali anche gli italiani, nel periodo tra il 9 marzo e il 5 aprile. I dispositivi hanno registrato l’incremento più importante, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, sono stati monitor (+120% a unità), stampanti (+68%), notebook (+62%) e tastiere (+61%). Le webcam hanno registrato il picco più alto (+297%).

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La necessità di stare a casa ha impattato anche le abitudini di spesa nel settore alimentare, il quale ha fatto registrare un incremento generalizzato in tutti i paesi europei considerati. Chiaramente anche i dispositivi per l’intrattenimento in casa hanno fatto registrare incrementi: parliamo dei media stick e dei box Android per la TV, in Italia la vendita di console è cresciuta del 65%, mentre i PC portatili per gaming del 92%.

Sembra però che, almeno stando ai dati rilevati tra il 30 marzo e il 5 aprile, l’incremento dell’e-commerce non sia riuscito a compensare la contrazione delle vendite nei negozi fisici: nel complesso si è registrato un decremento del 14% per il settore tech rispetto allo stesso periodo del 2019.

Secondo le considerazioni di GfK, il ritorno alla normalità in termini di vendite per questo settore di mercato è ancora abbastanza lontano: basti pensare che in Cina a 10 settimane dalle prime misure di distanziamento sociale i numeri non si sono ancora allineati a quelli dello scorso anno.

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