Novità in vista per Zoom: arriva Zoom Events e il supporto ad app di terze parti

Con la pandemia, sempre più persone si sono ritrovate a dover lavorare da casa: per questo motivo, hanno visto un enorme successo le app di videochiamata e, su tutte, Zoom è sicuramente tra le più utilizzate.

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L’azienda ha da poco annunciato due novità per il suo software: Zoom Events è la piattaforma pensata per aiutare le aziende (ma non solo) ad organizzare eventi di medie-grandi dimensioni. Si potranno infatti implementare funzioni quali la vendita di biglietti in maniera automatica o una chat che fornisca aiuto alle persone che vogliono partecipare agli eventi.

Seconda importante novità riguarda il supporto alle app di terze parti: dal tab Apps del software, si potranno scaricare tantissimi plugin per aggiungere funzioni alle videochiamate. Tra i contenuti già presenti sullo store troviamo Asana, gli sfondi di Pexels o anche il minigioco Heads Up. Per scaricare questi programmi aggiuntivi è necessaria l’ultima versione del client desktop.

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Novità in vista per Zoom: arriva Zoom Events e il supporto ad app di terze parti

La prossima video chiamata di gruppo la farete su Telegram, altro che Zoom, Meet o Skype!

Pavel Durov ha dato una succosa anticipazione su una funzione in arrivo a breve su Telegram: le video chiamate di gruppo, in pieno stile Zoom e soci, per capirsi.

La “dimensione video”, come lui stesso l’ha definita, arriverà nelle chat vocali in un momento non precisato di maggio, quindi comunque a stretto giro, e sarà accompagnata da tante funzioni utili: screen sharing, riduzione del rumore, supporto desktop e tablet ed ovviamente crittografia. Insomma, il pacchetto completo della videoconferenza, incluso nella grafica di Telegram e nella sua velocità.

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Al momento Durov non ha anticipato nulla di più, se non un breve filmato, che vi riproponiamo qui sotto, che lascia davvero ben sperare. Pronti ad abbandonare la vostra attuale app di riferimento per passare a Telegram anche per le video chiamate?

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La prossima video chiamata di gruppo la farete su Telegram, altro che Zoom, Meet o Skype!

L’attesa per Xiaomi Mi 10 Lite Zoom sta per finire: approdo in Europa entro maggio

Ad arricchire la famiglia Mi 10 di Xiaomi c’è anche la variante Mi 10 Lite Zoom, un dispositivo equilibrato e molto simile a Mi 10 Lite 5G che è stato ufficializzato un paio di mesi fa dal produttore cinese.

Stando a quanto trapelato nelle ultime ore in Cina, il debutto ufficiale nei mercati europei di Xiaomi Mi 10 Lite Zoom sarebbe molto vicino: entro fine maggio dovremmo vedere il dispositivo ufficialmente commercializzato in Europa, con il probabile coinvolgimento anche del mercato italiano. Lo smartphone arriverebbe con il supporto 5G.

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Al momento non sono noti dettagli su disponibilità e prezzo di lancio ufficiali di Mi 10 Lite Zoom per il mercato italiano. Secondo Gizmochina, in Europa potrebbe arrivare a un prezzo di 399€. Vi terremo aggiornati sui prossimi sviluppi.

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Le falle non rallentano Zoom. In Italia download milionari

Gli utenti se ne infischiano dei problemi alla privacy di Zoom. L’app per videoconferenze, usata anche da molte scuole, sta lavorando per tappare le sue falle. Ma nel frattempo non ha risentito dei propri guai. Lo testimoniano sia i numeri forniti dalla società che dagli analisti indipendenti.

Clausura batte privacy

In Italia, i download di marzo sono stati 2,5 milioni. È l’effetto clausura: gli utenti, secondo le stime di SensorTower, hanno scaricato l’app 29.000 volte a gennaio e 47.000 a febbraio. Tra scuole e gruppi di lavoro, c’è stata quindi la corsa al download, anche grazie alla semplicità di utilizzo di Zoom. Le crepe nella sicurezza sono diventate visibili tra la fine di marzo e nel corso di aprile. Ma sembrano aver avuto un impatto limitato. I download sono aumentati: sono stati 2,1 milioni nei primi venti giorni del mese. Con tutta probabilità, quindi, ad aprile si potrebbe arrivare attorno alla soglia dei 3 milioni.

I download in Europa

Gli italiani non sono i soli ad aver sorvolato sugli inghippi dell’app. La tendenza a ignorare i buchi è comune a tutta Europa. Anzi, di più. Se tra febbraio e marzo la crescita è stata più forte in Italia (5219% contro 3005%), ad aprile (cioè nel periodo in cui Zoom ha rivelato le proprie vulnerabilità), il progresso è stato più significativo nel continente. Probabile che questo scostamento sia dovuto ai tempi d’avvio dei lockdown, in Italia anticipati rispetto al resto d’Europa.

Ma, al di là dei motivi, i numeri confermano come il tema privacy sia stato marginale: 470.000 download a gennaio, 554.000 a febbraio e 17,2 milioni a marzo. Il record è già stato aggiornato nei primi venti giorni di aprile, con 21,4 milioni di download. Quota 30 milioni al mese è alla portata. Secondo quanto riferisce Bloomberg, nel corso di una conferenza online sulla cybersicurezza, il ceo Eric Yuan ha affermato che gli utenti globali attivi ogni giorno al 21 aprile erano 300 milioni, il 50% in più rispetto all’inizio del mese. Alla fine del 2019 erano appena dieci milioni.

Le falle di Zoom

Dall’inizio di aprile, nelle videoconferenze, sempre più utilizzate anche per creare classi virtuali, è emerso il fenomeno dello “zoombombing”: compaiono immagini, a volte goliardiche, altre pornografiche o razziste. In alcuni casi, l’intromissione ha diffusione video pedopornografici. Lo zoombombing è la prova che gli hacker sono riusciti a superare le barriere e a entrare nelle videoconferenze senza invito.

L’app ha anche rivelato che, a partire da febbraio, alcuni dati sono passati attraverso server cinesi. Il ceo della società si è scusato, ammettendo che l’app non era “pronta a gestire così tanto traffico in un lasso di tempo così breve”. È emerso anche che Zoom non utilizzasse la crittografia end-to-end (che permette di conoscere solo ai partecipanti il contenuto delle conversazioni) nonostante si vantasse di farlo. Nel frattempo, sono spuntate online le credenziali di 500.000 utenti ed è stato individuato un bug che permette di registrare le conferenze senza autorizzazione.

Cosa cambia con Zoom 5.0

Zoom ha provato a metterci una serie di pezze. Ha rafforzato il proprio “bug bounty program” (il programma che premia chi dimostri l’esistenza e segnali falle) e assunto un super-esperto, Alex Stamos. Oggi docente a Stanford, è stato il capo della Sicurezza di Facebook, lasciando Menlo Park in disaccordo con i vertici sulla gestione delle influenze russe.

Il 27 aprile è iniziato il rilascio di Zoom 5.0, la nuova versione dell’app che dovrebbe porre rimedio ai problemi emersi in queste settimane. Dal 30 marzo, senza l’aggiornamento non si potrà partecipare ai meeting. La novità più importante riguarda l’adozione della crittografia Gcm, più solida della precedente. Ci sono anche funzioni aggiuntive.

Gli ospiti di una conferenza possono segnalare un utente che non ha comportamenti appropriati e una squadra di revisori appurerà “ogni possibile abuso”. I “poteri” del gestore vengono ampliati. Avrà a disposizione una “sala d’attesa”, dove far accomodare gli utenti prima di consentire l’accesso alla conversazione. Potrà decidere la complessità delle password, “chiudere” l’accesso dopo l’inizio di una riunione, estromettere i partecipanti (che non potranno più rientrare) e chiedere una registrazione per verificare l’attendibilità degli utenti.  

Agi

Motorola pubblica i sorgenti del kernel per One Zoom e Moto G7 Plus

Motorola ha deciso di pubblicare – non proprio tempestivamente – i sorgenti del kernel di un paio di suoi modelli di smartphone. Si tratta di One Zoom e Moto G7 Plus.

Quest’ultimo ha iniziato ad aggiornarsi ad Android 10 sul finire del mese di gennaio e ora, a due mesi di distanza, arriva finalmente il rilascio del codice sorgente del kernel relativo al nuovo firmware.

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Ancora peggiore è la situazione di One Zoom, annunciato circa 6 mesi fa con a bordo Android 9 Pie. Non soltanto il dispositivo risulta ancora non aggiornato alla più recente versione del robottino verde, ma appunto i sorgenti del kernel relativi ad Android Pie arrivano in colpevole ritardo.

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